mercoledì 15 ottobre 2014

NEWS - Tutto torna, anche i morti! Da stasera su Sky Atlantic la serie francese "Les Revenants", sorta di "j'adore dell'aldilà"
(ANSA) - ROMA - Un universo fatto di suspense, di fiction, di fantasia. Che parla di amore e di morte. Che si interroga sul concetto di comunita' e sul destino del mondo. Sulle esperienze piu' intime. E' cinema di genere rivisitato da un autore. In un paese di montagna nel cuore delle alpi Francesi, dominato da una diga gigantesca, lo stesso giorno, svariate persone di eta' e status differenti, visibilmente disorientate, cercano di tornare nelle proprie case. Non sanno che sono morte gia' da qualche anno, che non sono invecchiate e che nessuno le aspetta. Da stasera arriva in esclusiva alle 21.10 su Sky Atlantic HD Les Revenants, la serie tv francese acclamata in tutto il mondo e vincitrice di numerosi premi nazionali e agli Emmy Awards 2013 come Miglior serie tv drammatica. Ideata da Fabrice Gobert, e' un adattamento dell'omonimo film Quelli che ritornano di Robin Campillo del 2004 (ha richiesto cinque anni di realizzazione, ottenendo l'interesse delle grandi case di distribuzione internazionali). Dopo il successo internazionale della serie, e' ora in lavorazione il remake americano: a curare il rifacimento saranno Carlton Cuse (Bates Motel) e Raelle Tucker (True Blood). Tra i protagonisti di Les Revenants, Camille, un'adolescente morta in un incidente d'autobus durante una gita scolastica; Simon, un giovane deceduto il giorno del suo matrimonio; Victor, un bambino che non parla con un passato oscuro e tanti altri parteciperanno a questa misteriosa riapparizione. Determinate a riprendersi un posto che non esiste piu', le persone che erano scomparse scoprono a poco a poco di non essere gli unici redivivi e che il loro ritorno si accompagna a strani eventi sempre piu' frequenti. Forse e' l'inizio di uno sconvolgimento ancora piu' importante. Nelle note di produzione Caroline Benjo e Jimmy Desmarais spiegano: "Les Revenants era un progetto di un'altra ampiezza, ma i produttori avevano ben compreso che Fabrice (Gobert) avrebbe saputo dare una grande originalita' a delle situazioni quotidiane. La parola "realismo" tornava spesso nel corso delle discussioni e, riferita a un mondo in cui i morti non sono definitivamente tali, poteva sembrare paradossale. Questa parola traduceva le preoccupazioni di Fabrice e dei produttori di rendere il mondo della serie sufficientemente credibile, per quanto possibile che noi, spettatori, credessimo al ritorno in vita di Camille, Victor, Simon. La scommessa e' stata vinta: superato questo punto di partenza, sono stati sviluppati gli intrighi attorno ai personaggi principali. Fabrice ci ha sorpresi, episodio dopo episodio, per la ricchezza di situazioni che ha saputo esplorare, dal respiro che ha dato quel carattere alla serie e quel ritmo con cui essa si avvia verso l'ultimo episodio. Le sorelle gemelle di nuovo riunite, la giovane fidanzata tornata dall'oltretomba, il bambino che non parla piu', il prete che ha abbandonato l'abito talare, l'uomo innamorato e inquieto, l'assassino, quel paesino isolato tra le montagne, quel lago, quella foresta, e altrettanti personaggi, ambientazioni e  tematiche che fanno la ricchezza dell'universo di Les Revenants". "Fabrice Gobert e Fre'de'ric Mermoud - concludono - hanno messo in scena brillantemente gli 8 episodi della prima stagione, creando con Patrick Blossier un universo visivo forte e sorprendente, completato dalla magnifica colonna sonora originale firmata da Mogwai". 

martedì 14 ottobre 2014

TELEFILM ART - Foto, grafica e visioni al confine con la Pop Art
 

NEWS - Saviano fa sul serial! Dopo la serie di "Gomorra", anche l'ultimo libro diventerà telefilm
(ANSA) - ROMA, 14 OTT - Zerozerozero, l'ultimo libro di Roberto Saviano sul mondo della cocaina, diventa serie tv. L'annuncio internazionale arriva da Cattleya e dalla divisione Cre'ation Originale di Canal+. Saranno 8 puntate da 50 minuti. La serie, creata da Saviano, sara' prodotta da Cattleya e diretta da Stefano Sollima

lunedì 13 ottobre 2014

GOSSIP - Alzatevi e camminate! Torna da stasera su Fox "The Walking Dead" e Lauren Cohan si concede per il nuovo "GQ" (Usa) un reportage da far camminare i defunti
Lauren Cohan models a sexy swimsuit for the November 2014 issue of GQ magazine.
Here’s what the 32-year-old The Walking Dead actress had to share with the mag:
On playing Maggie on The Walking Dead: “I’d always fantasized about playing a southern role. I definitely had this idea she’d be soooo southern. I had to dial that in slightly.”
On growing up all over the world: “You could spin the flipping globe and put me anywhere on it and I’d be happy.”
On cursing: “I never realized how much I actually curse until I read a couple of interviews, and I was like: You need to find a different word.”
For more from Lauren, visit GQ.com.

 All pictures at
 www.telefilmcult.tumblr.com
NEWS - Anteprima! Le primi immagini (comic e in carne ed ossa) di "Daredevil" by Netflix!
SGUARDO FETISH - Torna "Twin Peaks" e gli stilisti s'affollano per ricucire il trendy-look della serie di Lynch dal passato al 2016

Articolo di Eric Wilson per "In Style"

The news this week that Twin Peaks, the cult television phenomenon from 25 years ago, will be returning with a nine-episode series on Showtime in 2016, got me thinking about its long and mysterious legacy, especially as it relates to fashion. When it first aired, the show happened to capture the essence of American style as it transitioned from preppy mall clothes and twinsets of the 1980s to more regional grunge and disaffected posing of the Pacific Northwest of the 1990s, just as major changes in technology and communication were beginning to take shape.
For designers, Twin Peaks represented a lost moment. I would not call it a moment of innocence, given the bizarre and sometimes terrifying subject matter of the series, but one before things became so complicated by business demands, information overload and the conquest of instantaneity over suspense. Besides, David Lynch’s vision for the show was so visually arresting that it remains a fashion touchstone, one that has made countless reappearances in collections as sometimes shockingly literal inspiration.
In 2005, more than a decade after the show’s original two-season run and a subsequent movie, Veronique Branquinho, now one of the major stars of Belgian fashion, made one of her first presentations at the Pitti Immagine fashion fair in Florence, Italy, in a set that was inspired by the creepy “red room” from the show. The men’s wear collection, shown on everyday men rather than models, nodded to lumberjacks and hunters, along with duffels and brown and burgundy tuxedos that recreated looks and characters from the memorable dream sequences, a show dug up from the archives this week by the deep memory of the British journalist Charlie Porter.
“I thought the atmosphere in Twin Peaks was the right mood to have in the performance,” Branquinho said at the time in a video interview. “It’s the perfect match for what I wanted to do.”
I’ve seen characters from Twin Peaks on so many designer mood boards and in magazine editorials over the years that it’s hard to remember them all. Camilla Staerk, a Danish designer who came to New York in 2006, showed a first collection here that was inspired by Laura Palmer and Donna Hayward. Odilon, a collection designed by Stacey Clark, had a hit in 2012 with sweaters that carried a message from the show: “The owls are not what they seem” (pictured, above left). And the Kenzo designers, in their fall collection this year, collaborated with David Lynch on their show, prompting numerous references to his work, such as Twin Peaks ponytails on the models, created by the hairstylist Anthony Turner.
There have also been more literal translations of fashion from the series, particularly in Europe, where the Spanish label TitisClothing that dedicated its fall collection to the quirkier aspects of the show (including a model carrying a log, after the “log lady”), and, naturally, in Japan, where the label Black Weirdos is selling a “Killer Bob” parka. You can have a field day looking over the references at the fan site welcometotwinpeaks.com. And as they say in Twin Peaks, it is happening again.

domenica 12 ottobre 2014

GOSSIP - Ashley Benson di "PLL" senza veli! Ecco come farvela (una bella nuotata in piscina con lei...che credevate?)

venerdì 10 ottobre 2014


NEWS - Quando Batman portava i pantaloni corti...Al via da domenica l'atteso "Gotham", in volo cross-casting da Italia 1 a Premium Action con una Bat-fune!
Anche Batman è stato ragazzo. Ha vissuto un’adolescenza fortunata, racchiusa nelle pareti dorate della famiglia Wayne. Fino al giorno in cui i genitori sono stati uccisi e il suo destino è diventato quello di battersi per la giustizia nei panni del Cavaliere Oscuro. Arriva finalmente in Italia la serie più attesa dell’anno, capostipite di una “new wave” di serie tv ispirate ai fumetti che invaderanno il piccolo schermo nella nuova stagione. “Gotham”, il serial che racconta le origini dell’Uomo Pipistrello, parte su Italia 1 domenica 12 ottobre in prima serata con i primi due episodi in anteprima, per poi passare su Premium Action dal 20 ottobre, ogni lunedì sempre in prima serata. E’ la prima volta che una serie tv viene trasmessa in “cross-casting” da un canale free a uno pay. In coincidenza con i 75 anni di “Batman”, “Gothamè la pù grande scommessa televisiva d’Oltreoceano degli ultimi anni. Per diversi motivi. 
Travalica il fumetto della DC Comics apparso per la prima volta nel 1939 squarciando le tenebre della metropoli del titolo - la più famosa dell’immaginario a strisce - che hanno avvolto le origini dei personaggi.
Manda in soffitta la storica serie tv del 1966 dove, come scrisse “Tv Guide”, “il super-eroe protagonista e i suoi antagonisti sfoggiano tutine talmente variopinte che le scorgeresti in una notte di nebbia fitta senza luna”. 
Prende il testimone dalla recente saga cinematografica di successo di Christopher Nolan, adottando effetti molto speciali e portando alla ribalta la figura secondaria, nei fumetti, del detective James Gordon, interpretato su grande schermo da Gary Oldman nella sua fase adulta. 
Non per niente è stata definita dalla prestigiosa Television Critics Associationthe most promising new series of the upcoming season” e dal prestigioso “Hollywood Reporter” quale “the highly anticipated tv show of the season”. Tanto per dire, ancor prima di partire in America, il telefilm si è aggiudicato l’influente Critics Choice Television Award quale “most exciting new series”.  
A Gotham City il giovane detective James Gordon (Ben McKenzie) viene incaricato dell’omicidio più sconvolgente avvenuto nella metropoli, ovvero l’assassinio di Thomas e Martha Wayne sotto gli occhi del figlio Bruce (David Mazouz). E’ con quest’ultimo che Gordon intreccia un legame che condurrà alla scoperta del killer, non prima di venire in contatto con il sottobosco in fermento della città dalle lunghe ombre: la boss Fish Mooney (Jada Pinkett Smith); Oswald Cobblepot, futuro “Pinguino” (Robin Lord Taylor); Selina Kyle, destinata a diventare “Catwoman” (Camren Bicondova); il giovane Enigmista, alias dottor Edward Nygma (Cory Michael Smith); la futura Poison Ivy ancora sotto le spoglie di Ivy Pepper (Clare Foley). Non mancheranno le prime malefatte di Joker (il personaggio più avvolto nel mistero dalla produzione con l’intento di creare l’attesa) e la presenza del maggiordomo Alfred (Sean Pertwee), colui alla quale viene affidata la tutela del giovane orfano Bruce Wayne, prossimo Cavaliere Oscuro. Completano il quadro, il capitano della polizia Sarah Essen (Zabryna Guevara) e il detective Harvey Bullock (Donal Logue), partner d’indagini di Gordon. 
La serie verrà trasmessa su Premium Action in accoppiata, dal 20 ottobre, con un altro titolo cult dei fumetti quale “Arrow”, giunto alla 3° stagione inedita e ad oggi il telefilm più visto in Italia negli ultimi anni (al suo passaggio su Italia 1 ha superato quota 3 milioni e mezzo di spettatori). Sempre Premium Action farà tris nel marzo 2015 con l’arrivo di “The Flash” (anch’esso tratto da un fumetto della DC Comics), atteso spin-off di “Arrow” con al centro il super-eroe più veloce dell’universo. 
La serie firmata da Bruno Heller, ideatore di “The Mentalist”, è stata lanciata con il claim ad effetto “The Good. The Evil. The Beginning”. Il protagonista di “Gotham”, è rimasto ferito sul set. Benjamin McKenzie, già front-man del cult generazionale “The OC”, si è ferito sulla fronte nel corso delle riprese durante le quali, lo stesso McKenzie, ha rifiutato la controfigura. Le immagini della ferita e del ricovero le ha postate lo stesso attore su Instagram. McKenzie ha commentato con la seguente didascalia le foto: “Una sequenza di combattimento andata male! Un cavolo di muro troppo vero, Batman!”. Il caso vuole che l’incidente sia avvenuto il giorno del compleanno dell’interprete messosi in evidenza anche nella serie poliziesca “Southland”.

giovedì 9 ottobre 2014

NEWS - Diavolo d'un Netflix! Il prossimo weekend s'alza il sipario (rosso) su "Daredevil". E intanto beccatevi il nuovo logo (per niente "super"...)

News tratta da SlashFilm.com
Next weekend, the cast and crew of Daredevil are taking over New York Comic-Con. It’ll be the first time they face the public and answer questions about the highly anticipated show, which will hit Netflix in 2015. To commemmorate the occasion, Marvel revealed a bunch of information about the appearance, along with the show’s official logo. It’s a little more sleek and modernized from the one you’re used to. Check it out below.
Here’s the new Netflix Daredevil logo:

And here’s the full press release about the appearance and show:
Marvel and Netflix are proud to announce an exclusive “Marvel’s Daredevil” signing event at New York Comic Con on Saturday, October 11 from 3:45-4:45 p.m. ET at the Marvel Booth (#1354)
For the first time, Charlie Cox (Matt Murdock), Deborah Ann Woll (Karen Page), Elden Henson (Foggy Nelson), and Vincent D’Onofrio (Wilson Fisk) will meet with fans.

All fans who participate in this signing will also receive an exclusive “Marvel’s Daredevil” production concept art poster, drawn by Marvel Chief Creative Officer and legendary artist Joe Quesada.
Please note: this is a ticketed event. Interested fans should arrive at the Marvel Booth when the doors open at 10:00 a.m. ET on the day of the signing to participate in a random drawing for the opportunity to get one (1) item signed by the cast.
“Marvel’s Daredevil” follows the journey of Matt Murdock, who was blinded as a young boy but imbued with extraordinary senses, now fighting against injustice by day as a lawyer, and by night as the super hero Daredevil in modern day Hell’s Kitchen, New York City.
Marvel’s first original series on Netflix is Executive Produced by series Showrunner Steven S. DeKnight (“Spartacus,” “Buffy: The Vampire Slayer,” “Angel”) and Drew Goddard (“Cabin in the Woods,” “Lost,” “Buffy The Vampire Slayer,” in addition to writing the first two episodes of “Marvel’s Daredevil”), along with Marvel TV’s Jeph Loeb (“Marvel’s Agents of S.H.I.E.L.D.,” “Smallville,” “Heroes”).
"Marvel’s Daredevil” is produced by Marvel Television in association with ABC Studios for Netflix
For more information on “Marvel’s Daredevil,” and the other exciting new Marvel Television series coming to Netflix, stay tuned to Marvel.com
TWITTER-JAM - Speciale "Twin Peaks"


mercoledì 8 ottobre 2014

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"True Detective": oltre la serie, un evento mentale
"«It's not TV, it's HBO». Ancora una volta il marchio della più conosciuta tv via cavo non tradisce e «True Detective» ha tutti i caratteri di ciò che si manifesta innanzitutto come evento mentale, non importa se libro o film o serie tv. Di solito, il crime tenta di spingere lo spettatore in un mondo snebbiato in cui gli accertamenti diventano, insieme, prove inconfutabili e riparazioni; qui succede il contrario. I delitti del temibile serial killer sono secondari di fronte a un'altra indagine introspettiva ben più profonda: i due detective si interrogano a vicenda, lottando contro i loro demoni. Alla fine il mistero non riguarda l'assassino ma chi gli dà la caccia (Sky Atlantic, venerdì, 21.10). I due detective Rust Cohle (Matthew McConaughey) e Martin Hart (Woody Harrelson) vengono richiamati dalla squadra omicidi della Louisiana nel 2012 per un caso che avevano affrontato nel 1995: si tratta di dare la caccia a un killer seriale che uccide giovani donne con rituali satanici. Questo sbalzo temporale imprime un formidabile andamento narrativo che ci permette di entrare nella vita dei due poliziotti attraverso lo schema classico della costruzione in abisso; l'uno, Martin, più pragmatico (ma anche lui ha i suoi bei fantasmi, a cominciare dal bere) e l'altro, Rust, un pessimista cosmico che «poteva litigare con il cielo se non gli piaceva il tono di blu». La serie è stata scritta da Nic Pizzolato, che ha curato scene e dialoghi; non di rado nella sceneggiatura c'è compiacimento letterario e pretenziosità. La regia dei primi otto episodi è di Cary Fukunaga. In America si lavora già alla seconda stagione. Al posto di Fukunaga ci sarà Justin Lin mentre i due detective saranno interpretati da Vince Vaughn e Colin Farrell". (Aldo Grasso, 04.10.2014)

lunedì 6 ottobre 2014

NEWS - Clamoroso al Cibali! Torna "Twin Peaks" (ma in realtà non se n'è mai andato!). L'occhio di Lynch (e Frost) si riapre sulla cittadina televisiva più inquietante di sempre: il countdown è fissato per il 2016, ma l'attesa (e il battage) comincia ORA
Articolo tratto da "Variety"

Twin Peaks,” the ABC series that was a forerunner of today’s offbeat serialized cable dramas, is coming back to life with nine new episodes to air on Showtime in 2016.
Series creators David Lynch and Mark Frost are working away on the scripts, with Lynch planning to direct all nine episodes. The episodes are expected to bow in early 2016, which would coincide with the 25th anniversary of the show’s demise after two seasons on ABC in 1990 and 1991.
The new segs will be set in the present day and continue storylines established in the second season. Frost emphasized that the new episodes will not be a remake or reboot but will reflect the passage of time since viewers last checked in with key characters. As part of the deal, Showtime will rerun episodes from the original series’ first two seasons leading up to the 2016 premiere.
Frost would not elaborate on plot details or even the characters that will come into play. But the story threads that will picked up were “baked in to the last episode,” Frost told Variety. He called it “the next chapter of the story” and said that the passage of 25 years will be an important element in the plot.
“For those followers of the show who felt bereft when the show ended where it did all those years ago are going to like where it goes from here,” Frost assured. “And we hope that a lot of people who haven’t been to Twin Peaks yet are going to be equally interested in where the story goes from where we left off.”
Twin Peaks” was ahead of its time in its unusual, often surreal approach to telling the yarn of a murder mystery in a fictional small town in Washington state. The show bowed with a ton of buzz — Lynch was red-hot as a feature helmer at the time — but it had little in the way of a sustained audience by broadcast TV standards of the day.
The series has remained a cult favorite over the years and thus was a ripe candidate for revival amid the general mania in the TV biz for reinventing vintage film and TV titles.
Lynch and Frost have retained ownership of Twin Peaks” all these years. CBS has distribution rights to the show through the deficit-financing pact that Lynch/Frost Prods. set back in the day with Aaron Spelling’s Worldvision distribution arm, which CBS now controls.
Another key connection that helped the new-model “Twin Peaks” land at Showtime is the pay cabler’s Gary Levine, exec VP of original programming, who was the ABC exec who developed and championed the show during its original run.

Lynch and Frost have talked about taking another run at the Twin Peaks world over the years, but the effort got serious about three years ago when the two had one of their semi-regular lunches at Hollywood’s Musso and Frank Grill. It was not lost on either of them that “Twin Peaks” had proved to be a TV pioneer in many respects. Aspects of the show that were seen as a handicap in the ABC days are now pillars of the contempo generation of edgy cable and pay cable series.
“I always felt that in ‘Twin Peaks’ we were more or less filming a novel — drilling down to a level of detail you weren’t used to seeing in network storytelling,” Frost said. “Over the years a lot of people have credited us with inspiring them to think differently in how to tell stories. Now that we’re doing (the show) again, I’m happy to come back and get in on the action.”
Lynch and Frost didn’t shop the series around. Showtime was a natural home because of the latitude offered by pay cable, plus the comfort level offered by the connection with Levine.
“Showtime was the place we felt most comfortable going to after meeting with Gary and (Showtime prexy) David Nevins and seeing their passion for the show,” Frost said. “Gary we consider a good friend and David I’ve known for quite a while.”
There’s no word yet about casting. In the original series, Kyle MacLachlan played the pivotal role of the Agent Dale Cooper, the FBI agent who comes to the small town to investigate the murder of homecoming queen Laura Palmer.
After that mystery was solved, the show explored even more seamy goings-on and oddball characters in the town. The pilot for the original series was shot on location in Washington state, but subsequent episodes were primarily lensed on stages in the San Fernando Valley. There’s no decision yet on a shooting location for the new segs.
Frost said it was still to be determined whether the revival will be a one-time limited series or an ongoing effort.
“The proof will be in the pudding. If we have a great time doing it and everybody loves it and they decide there’s room for more, I could see it going that way,” he said. The original “Twin Peaks” premiered on April 8, 1990, and had its last original telecast in June 1991. A prequel story, “Twin Peaks: Fire Walk With Me,” was released as a feature by New Line in 1992.
The TV series has endured for a new generation of fans through periodic homevid releases and more recently, a streaming pact with Netflix. The AFI hosted a tribute to the show in Los Angeles in July in connection with the Blu-ray/DVD release “Twin Peaks: The Entire Mystery.”
Given the show’s legacy and the rabid fandom it has inspired, Frost admitted that he and Lynch feel the pressure to make the new episodes worthy additions to the canon.
“We can’t rest on our laurels,” he said, which is a key reason why Lynch has committed to directing all nine hours.
“This show is a kind of thanks to all of the incredibly passionate fans we’ve had over the years that have kept the show alive and passed it down to the next generation,” Frost said. “We’ve been lucky enough to have one of the coolest, most intelligent, most inquisitive group of people attracted to our show. We’re happy for them that the show is coming back.”
In a statement issued by Showtime, Lynch and Frost quipped: “The mysterious and special world of Twin Peaks is pulling us back. We’re very excited. May the forest be with you.”
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Clamoroso al CiBa-ywatch! Tenetevi stretti ai salvagente: si farà il film della mitica serie dei salvataggi "on the beach". Protagonista quel muscolo monoespressivo di Dwayne Johnson! Pronti al Bay-cottaggio se non ci saranno Pam-Pam Anderson e David Hasselhoff

News tratta da Uproxx
SOME PEEEEOPLE STAAAND IN THE DARKNESS…. AFRAAAID TO STEP INTOOOO THE LIGHT… AND SOME PEOPLE NEED… TO HELP SOME BODY… HURREVA SURRENNGA TA FLIGGH (??)
What, you don’t know the Baywatch theme song by heart? Well, I guess you weren’t a masturbatory adolescent boy in the days before the internet. And now Paramount is trying to capitalize on the fact that idiots like me remember the Baywatch theme like it was our college fight song by making a feature adaptation. Oh, and it’s going to star Dwayne The Rock Johnson.
Paramount is moving forward with its big-screen adaptation of Baywatch and has loosely attached Dwayne Johnson for beach patrol duties. The studio also has hired Justin Malen to rewrite and has attached the hot comedy writing team of Sean Anders and John Morris (We’re the Millers, Horrible Bosses 2) to direct.
Johnson has long been rumored to head up a Baywatch movie, and the oft-shirtless star would seem a perfect fit for the action film that takes place along the perilous shores of Santa Monica.
Oh, like all it takes to be in Baywatch is the ability to look good shirtless? How DARE you. Somewhere David Hasselhoff is drunkenly eating a hamburger off the floor. The Hollywood Reporter actually got through this entire article without mentioning Hasselhoff once, which has to be a real kick to the groin for the guy who once tore down the Berlin Wall.

At one point the action was set to revolve around a series of shark attacks that led the Baywatch team to investigate a drug-smuggling operation. It is unclear what Malen’s take will be for the latest version.
Malen has become an in-demand writer after his 2011 Blacklist script Bastards became a hot comedy property. Montecito  will produce that film, and Alcon will finance. Malen also wrote the sequel to Bad Teacher for Sony, with Cameron Diaz attached to star. [HollywoodReporter]
Anyway, it’s hard to know what “loosely attached” means at this stage, or whether The Rock would be playing Mitch Buchanan or someone else. All I know is that if they need a Hobie, I’ve got two words for them: Miles. Teller.
I’LL BE READY (I’LL BE READY)
NEVER YOU FEAR (NO DON’T YOU FEAR)
I’LL BE READY
FOREVER AND ALWAYS… I’M ALWAAAAAYS HEAAAAAAARE
They damn well better do the crocodile episode.

domenica 5 ottobre 2014

GOSSIP - Ancora single? Se avete fatto cilecca con Natalie Dormer settimana scorsa, provateci con Kate Mara di "House of Cards"...(ve lo dice lei come fare!)

sabato 4 ottobre 2014

NEWS - Lucy LiuuuuuuuH! La nostra attrice dagli occhi a mandorla preferita rivela: "essere asiatica è stato un impedimento..."
Lucy Liu rocks a dramatic look for the fall cover story for the London based Schon! magazine.
Here’s what the 45-year-old Elementary actress had to share with the mag:
On starting out as an Asian actress in Hollywood: “It was not easy at all. It was a long journey…I did a bunch of regional theatre and odd jobs, just trying to get my foot in the door. For me, it’s the issue about being Asian in the business. It’s a much more narrow line to cross.
On getting cast in Ally McBeal: “[It] really launched me. It’s all about visibility when you’re on a show that popular. It created a very nice résumé that I could play off.”
On television vs. movies: “There’s an immediacy to television which I really love. You do it and you film it and it actually airs. The dynamic of movies now has changed because of the landscape of television and how accessible it is.”
For more from Lucy, visit SchonMagazine.com.

venerdì 3 ottobre 2014

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media nazionali e stranieri

RIVISTA STUDIO
E se le serie tv fossero un tantino sopravvalutate?
"Non parlare mai di sesso, politica e religione.
Non parlare mai di sesso, politica, religione e serie tv.
È il nuovo galateo, e non vale solo con gli sconosciuti.
L’altra sera a cena da amici ho osato dire che True Detective (comincia da noi su Sky Atlantic questo venerdì, dopo dieci mesi di torrent e streaming selvaggi) è un thriller un po’ convenzionale: il padrone di casa non voleva servirmi il dolce. Un passo indietro. Mi dicono da anni: tu sei tipo da cinema, non da serie Tv. Sarà. Ma True Detective è un film o un telefilm? E Top of the Lake? The Honourable Woman? Pure la serialità lunga: House of Cards non è un film? E Orange Is the New Black? E [piazzate un titolo qualsiasi, andrà bene in ogni caso]. Insomma, c’è differenza, oggi, tra cinema e televisione?
Parlerò da profano, da autarchico, da spettatore che – tra una nuova serie forse figa o forse no (ci vogliono almeno tre-quattro puntate per capirlo) e l’ennesima boiata cinematografica (per così dire) con Cameron Diaz – sceglierà ancora di buttare un occhio alla seconda, in streaming nella finestra accanto al suo documento Word. Non sempre, non più.
«Adesso però non cominciare a parlar male di Hbo o Netflix, non è proprio il caso», mi dice un’amica invitata come me a quella cena in cui non volevano servirmi il dolce. Non era (non è) mia intenzione, anche se nessuno mi credeva. È che oggi dire che la vecchia Hbo, quella che s’è inventata tutto, quella dei Soprano e di Sex and the City, mi sembra lontana; dire che l’autoconvincimento collettivo generato dal benedetto hype è il dato a cui gran parte del pubblico si ferma prima ancora della fruizione del prodotto stesso; dire che in giro si vedono troppe cose spacciate per stratosfericissime e in realtà pretestuose (The Leftovers: il pacco di Justin Theroux con la serie attorno); ecco, oggi dire tutto questo è diventato decisamente impopolare.

Come in quello sketch del Saturday Night Live con Andrew Garfield che lascia intendere “Beyoncé non mi fa impazzire” e gli ufficiali della Beygency, Nuova Inquisizione col compito di epurare i non adepti al culto collettivo della popstar, vanno a prelevarlo direttamente a casa.
«I toni drammatici che stanno accompagnando la pre-produzione della seconda stagione di True Detective hanno raggiunto livelli impensabili pure per gli standard di Hbo», ha scritto qualche giorno fa Variety all’annuncio dei nuovi protagonisti (Colin Farrell e Vince Vaughn, per i tre che ancora non lo sanno). La parte femminile principale è stata per settimane la più contesa a Hollywood (sempre per quei tre che ancora non lo sanno: l’ha spuntata Rachel McAdams). Per quanto mi riguarda, per True Detective 2 avrebbero potuto pure scritturare Martufello e Er Patata (che comunque, buttali via): in quella frase c’era comunque tutto.
Il benchmark ineguagliabile – e infatti ineguagliato – diventato da anni egemonia culturale. Hbo ha dettato la linea, gli altri seguono più o meno pedissequamente. Quel che conta è essere nel flusso inarrestabile dell’hype, appunto.
C’è una data a cui in molti fanno risalire la definitiva supremazia della televisione sul cinema. Era il maggio del 2012 quando James Wolcott di Vanity Fair scrisse (queste le parole con cui lo riprende oggi): «La Tv – inizialmente derisa come una scatola idiota – […] è creativamente maturata e si è fatta le ossa, mettendo il cinema al tappeto della cultura popolare. [Il cinema vede] i franchise dei blockbuster estivi farsi avanti in legioni da Comic-Con, mentre i più piccoli, coraggiosi e depressi titoli indie […] tengono accese le candele nelle sparute parrocchie della cinefilia. [Le serie Tv], amplificate da Twitter e Facebook, hanno trasfigurato gli spettatori e trasformato i critici in evangelici. Per profondità e dinamiche psicologiche dei personaggi, svolte narrative ingegnose, sequenze che lasciano a bocca aperta, […] la Tv ha superato i film, lasciandoli a giocare coi loro robottoni». Quest’anno, Wolcott è tornato sul luogo del delitto, chiedendosi: «Potrei forse essermi sbagliato?». La sua posizione cambia, pur restando gattopardescamente identica: «[La Tv corre] il rischio di diventare troppo consapevole delle sue possibilità di produrre “arte”. […] Se i principali show-runner si arrendono a illusioni di grandeur ancora più radicali, il mezzo potrebbe iniziare a pietrificarsi per eccessiva pretenziosità: […] è la sindrome di Terrence Malick».
Chissà se a lui glielo avranno servito, il dolce. Poi, lo so, io sono da anni il primo a contraddire se stesso. All’ultima Mostra del Cinema (ripeto: del Cinema) di Venezia s’è visto Olive Kitteridge (a novembre su Hbo, sul nostro Sky Atlantic a gennaio 2015), miniserie in quattro puntate tratta dal capolavoro di Elizabeth Strout, diretta dalla Lisa Cholodenko di I ragazzi stanno bene, protagonisti i favolosi Frances McDormand, Richard Jenkins e Bill Murray. Era meglio del 90% di cinema (così come siamo abituati a definirlo) visto al Lido in dieci giorni. Era Cinema a tutti gli effetti, difatti, ma presentato fuori concorso, perché di Televisione si trattava e la cosa deve aver mandato in tilt i selezionatori – italiani: l’anno scorso al Festival di Cannes c’era in concorso il bellissimo Behind the Candelabra, Tv-movie sulla vita di Liberace diretto da Steven Soderbergh e prodotto e trasmesso da Hbo; del resto già undici anni fa, sempre a Cannes, persino La meglio gioventù, che non era esattamente roba Hbo, vinse la sezione Un certain regard. I precedenti ci sono, basta saper cogliere la contemporaneità, bella o brutta che sia. Un passo avanti.
La speranza, da spettatore italiano che vede gli sceneggiatori del momento (risate del pubblico) firmare serie anacronistiche come Un’altra vita con Vanessa Incontrada e Loretta Goggi, in onda in queste settimane su RaiUno, è che la nostra Sky attuale faccia da noi quello che Hbo ha fatto negli Stati Uniti negli anni ’90. Forse ce la facciamo, a cambiare due-cose-due del linguaggio cinematografico.
Oggi da noi soltanto in televisione si ricomincia a scommettere sul cinema di genere di alta qualità (Gomorra – La serie) e su film drammatici che cercano di sganciarsi dalle solite due camere e tinello (In Treatment di Saverio Costanzo, per quanto sia un format già esistente e il suo regista Saverio Costanzo resti ancora uno dei pochi più bravi a esprimersi nel classico formato cinema). Tra poco si vedrà il grande romanzo popolare su Tangentopoli 1992, diretto da Giuseppe Gagliardi, l’anno prossimo arriverà The Young Pope di Paolo Sorrentino, che sulla carta pare decisamente più interessante dei fenicotteri sulla terrazza di Jep Gambardella. Proviamoci. Io ci credo, l’ho detto. E non solo perché sogno cene future in cui nessuno vorrà negarmi il tiramisù". (Mattia Carzaniga)
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

giovedì 2 ottobre 2014

NEWS - "Il 3D? Troppo di nicchia. Il futuro è dell'8k e dei film/telefilm in originale rallentati...". Il vicedirettore del Centro Ricerche Rai dixit
(ANSA) - TORINO - La transizione all'HD, le prospettive del 3D, della tecnologia 4K e del futuro 8K, il possibile sviluppo delle trasmissioni e degli apparati in modo compatibile con le risorse frequenziali disponibili. E poi novita' in arrivo nel breve termine, come film in lingua originale rallentati per facilitare la comprensione, e una super interattivita' grazie agli smartphone usati al posto del telecomando. Se ne e' parlato al convegno "Sorprendenti tecnologie televisive all'orizzonte 2020", che esperti italiani e stranieri hanno tenuto nell'ambito del Prix Italia a Torino. "In futuro serviranno sempre meno frequenze per la trasmissione con i nuovi sistemi di compressione, ma il problema e' la migrazione - ha spiegato Gino Alberico, vicedirettore del Centro Ricerche della Rai -. Non potendo fare un altro switch off, come avvenuto per il digitale, ci deve essere un lungo periodo in cui vengono mantenuti i canali trasmessi oggi, trasmettendone qualcuno in HD. Se il legislatore avesse previsto il passaggio all'Hevc, sistema che consente un notevole risparmio frequenziale, avrebbe facilitato questa transizione". Alberico ha quindi ricordato che il Centro Ricerche Rai lavora anche per lo sviluppo dell'HD. "Attualmente Rai1 viene trasmessa anche in HD su satellite e digitale terrestre, mentre Rai2 e Rai3 sono trasmesse in HD quasi solamente sul satellite -ha spiegato -. Per incrementare le trasmissioni in alta definizione e' necessario attendere l'aggiornamento di tutta la filiera della messa in onda, cosa che si sta realizzando. E' chiaro che l'aumento dei canali in HD si scontra con le risorse frequenziali disponibili e con la necessita' di trasmettere in standard definition fino a quando i televisori nelle case degli italiani non saranno tutti in grado di ricevere in HD". Quanto al 3D, secondo Alberico "si tratta di una tecnologia che non ha avuto lo sviluppo che qualcuno auspicava ed e' rimasta un po' di nicchia. L'industria manifatturiera ha avuto un crollo nelle vendite dopo il passaggio al digitale terrestre e si e' tentato con il 3D e 4K di riportare in auge le vendite, ma acquistare questi televisori in assenza di trasmissioni con quelle caratteristiche si e' rivelato inutile. Riguardo al 4K si sono fatte solo sperimentazioni e ora in Giappone gia' si lavora all'8K in vista del 2020, ma non per uso domestico". Piu' vicino e' invece l'arrivo, ad esempio sui canali Rai Replay, di film e programmi (telefilm) in lingua originale leggermente rallentati per facilitare la comprensione. Cosi' come appare alle porte un salto di qualita'  nell'interattivita' con l'utente. "Ci scontriamo con i limiti del telecomando e una navigazione piuttosto farraginosa - ha sottolineato Alberico -. Con gli smartphone al posto del vecchio telecomando, potremo garantire tutto un altro tipo di navigazione e applicazioni molto piu' ricche. Si potra' sviluppare il concetto di doppio schermo e la condivisione dei contenuti in maniera molto piu' accessibile rispetto a oggi. Questo e' un obiettivo abbastanza vicino nel tempo".

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

Lick it or Leave it!