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giovedì 20 ottobre 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
Con "I Medici" sfida al mercato internazionale
"Firenze, 1429. Giovanni de' Medici, grazie all'accordo stipulato con il papato, ha trasformato la sua banca di famiglia in una potenza economica senza eguali, nonostante le ricorrenti accuse di usura. Quando Giovanni viene assassinato, i suoi figli, Cosimo e Lorenzo, sono costretti ad affrontare numerosi nemici che complottano contro il potere dei Medici. Non c'è dubbio circa l'ambizione di questo progetto. Gli attori (Dustin Hoffman e Richard Madden su tutti), il periodo storico (il Rinascimento a Firenze, il rifiorire delle lettere, delle arti e delle scienze), il respiro internazionale, il sapore della saga: quella dei Medici è intricata, appassionante, misteriosa. I Medici si alternano per molto tempo nelle stanze più influenti del potere ecclesiastico e secolare, partecipando alle vicende storiche e spesso cambiandone il corso. «I Medici», ideato da Nicholas Meyer e Frank Spotnitz, diretto da Sergio Mimica Gezzan, non si confronta con la fiction italiana ma con quella internazionale (Raiuno, martedì, 21.30). Basti pensare ai «Borgia» con Jeremy Irons. L'intento, spesso raggiunto, è quello di rendere avvincente una storia che può godere di uno degli scenari più belli del mondo. Ogni tanto, però, si cade nel didascalico e l'uso eccessivo del flashback a volte rompe la linearità della storia, a volte rompe, e basta. Ai tempi, non si andava tanto per il sottile per la conquista del potere e anche la Roma papalina non era da meno: per questo assistiamo in Vaticano a scene di sesso, sodomia e corruzione davvero inusuali per gli standard narrativi della Lux Vide, la casa di produzione fondata da Ettore Bernabei. Ovviamente i titoli di coda ci rassicurano che la storia è «frutto di fantasia» e nel corso delle prime puntate ci viene ripetuto quello che potrebbe essere il motto dei Medici: «Fare qualcosa di male per raggiungere il bene». Che è anche un po' lo scopo della fiction italiana". (Aldo Grasso, 20.10.2016)

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