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mercoledì 5 ottobre 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
Con "Westworld" la tecnologia si ribella all'uomo creatore
"Per onestà dichiaro che la fantascienza non è un santo del mio paradiso televisivo e cinematografico e che non ho visto Westworld (Il mondo dei robot), il film del 1972 scritto e diretto da Michael Crichton da cui è tratta la serie omonima HBO. Per questo, forse, ho faticato a entrare dentro i meccanismi narrativi del primo episodio firmato da Jonathan Nolan e prodotto da J.J. Abrams (Sky Atlantic, lunedì, 21.15). Descritta come «un'oscura odissea sull'alba della coscienza artificiale e sul futuro del peccato» (che il peccato abbia un futuro è abbastanza scontato), Westworld racconta di un parco a tema abitato da robot: in alto ci sono ricchi clienti desiderosi di giocare con il futuro (un futuro che indossa abiti del passato), in basso invece agiscono robot progettati per interpretare una parte in una sorta di film western ambientato nella Monument Valley, lo scenario ideale dei film di John Ford. L'aspetto più interessante della serie è la sua struttura circolare, dove gli eventi si ripetono cambiando ogni volta trama quasi a sottolineare la ribellione della tecnologia nei confronti dell'uomo creatore. Nelle intenzioni dei burattinai (tra cui un bravissimo Anthony Hopkins), i burattini del western (ricordiamo i due protagonisti: Evan Rachel Wood e James Marsden) sono creature sottratte al gioco dell'evoluzionismo. Solo alcuni bug impediscono loro la perfezione. II tema «filosofico» di fondo risiede proprio nel contrasto tra i gestori di questo strano parco divertimenti: da una parte, quelli che pensano solo al successo economico, a incrementare il «gioco», dall'altra quelli che sono stati presi dal desiderio folle della perfezione e sognano una nuova razza «umana» slegata dai meccanismi degli stadi evolutivi, della selezione naturale (una specie di creazionismo scientifico, di disegno intelligente). Ancora una volta, dietro un impianto razionalistico si cela un'inquietudine di natura religiosa". (Aldo Grasso, 05.10.2016)
LA REPUBBLICA
"Westworld", il fascino del non capirci nulla
"Stanchi del GFVip? La soluzione è Westworld, la cosa più ardita in tv, la nuova serie Hbo che Sky Atlantic manda in contemporanea con gli Usa ( il lunedì sera gli episodi con sottotitoli, una settimana dopo quelli doppiati). Siamo all'incrocio tra Blade Runner, Truman Show e Jurassic Park — sono tempi di nuove serie che citano a mani basse il passato. Gruppo di autori efferati e tecnici di prim'ordine (il capo è Anthony Hopkins) allestiscono un parco a tema ambientato nel West. Ci vanno tipi molto solventi a cercare avventure: nel parco i cowboy e gli altri sono robot, continuamente riprogrammati per le esigenze. Succede di tutto, non si capisce nulla — o quasi. Ma è di fascino assurdo, con nomi come JJ Abrams e Jonathan Nolan in costruzione e, va da sé, Michael Crichton autore in origine. O è una cosa di assoluto futuro e niente sarà più come prima, oppure andrà in un altro modo, ma sarà stato eccitante lo stesso". (Antonio Dipollina, 05.10.2016)

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