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martedì 31 marzo 2015

NEWS - Netflix? NIETflix! L'Antitrust mette i bastoni tra le ruote all'egemonia di Telecom: "per la banda larga non un solo soggetto, meglio una joint venture"
Articolo tratto da "La Repubblica"
Meglio saperlo prima. Anche per evitare di incorre poi in una controversia con l'Unione Europea, perdendo così ulteriore tempoe aumentando lo svantaggio competitivo nei confronti degli altri paesi. Nella realizzazione di una nuova rete per la banda larga sarebbe preferibile che la società di gestione dell'infrastruttura non fosse collegata ad aziende che forniscono servizi alla clientela finale. Ma se proprio non si riuscisse ad affidarsi a «un operatore puro» e si arrivasse a una joint venture tra più soggetti, la cosa importante è che nessuno possa vantare «posizioni di controllo». In estrema sintesi, è quanto afferma l'Antitrust in un parere al Governo che lo ha chiesto proprio per evitare di incorrere nelle sanzioni di Bruxelles. E che, di fatto, conferma, quanto già scritto in un breve passaggio della Strategia per la banda larga, approvato da Palazzo Chigi il 3 marzo scorso: non ci dovrà essere un operatore dominante nella realizzazione della nuova rete.
"Posizione di controllo": si giocherà attorno a quest'ultima definizione la partita per dotare anche il nostro paese di una rete di telecomunicazione ultra-veloce, nel tentativo di mettere d'accordo i vari attori in campo. A cominciare dal Governo, disponibile a investire fino a 6 miliardi (con la speranza che altrettanti arrivino dagli operatori privati) per arrivare all'Unione Europea che spinge perché ci sia separazione tra chi gestisce i servizi e chi vende accesso sulla rete (così come è avvenuto anche per il gas e l'elettricità). Ma, soprattutto, per trovare la mediazione tra Telecom, che chiede un ruolo "privilegiato" e gli altri operatori, da Vodafone a Wind al fondo F2i (partecipato da Cassa Depositi Prestiti) i quali vorrebbero una società in cui nessuno abbia poteri di veto o superiori agli altri e che potrebbe ruotare attornoa Metroweb, la società che ha cablato MIlano.
Il parere dell'Antitrust, reso noto ieri, sembra andare proprio in questa direzione. Per realizzare gli investimenti in banda larga quello preferibile è «il modello di un operatore di rete wholesale puro, non integrato verticalmente nella fornitura di servizi alla clientela finale che cede agli operatori di telecomunicazione servizi di accesso all'ingrosso in modo neutrale». Ma visto che non sarà facile arrivare al cosiddetto unbundling, la separazione netta tra rete e fornitori di servizi, l'Antitrust suggerisce anche una seconda soluzione: «I limiti previsti nella richiesta di parere appaiono compatibili anche con l'ipotesi di una società assegnataria dei contributi alla quale partecipino, in posizioni non di controllo, una pluralità di operatori attivi nella fornitura di servizi agli utenti finali». Non solo. L'assegnazione dei contributi «a società separate da quelle che erogano servizi di connettività agli utenti finali, dunque, consentirebbe di migliorare l'efficienza dell'attività di monitoraggio dell'uso dei contributi pubblici e delle agevolazioni fiscali previsti dalla Strategia», si legge nel parere dell'Antitrust. Nella sua indagine conoscitiva l'Autorità aveva già indicato «il modello di un operatore di rete wholesale puro, non integrato verticalmente nella fornitura di servizi alla clientela finale» come la soluzione miglioree «la separazione proprietaria tra rete essenziale e servizi presenta evidenti pregi sotto il profilo concorrenziale».
L'Antitrust non si esprime, invece, su un ultimo punto: «Valuti il Governo, infine, se le limitazioni previste debbano riguardare le sole procedure competitive per l'assegnazione di risorse pubbliche per la realizzazione delle reti a banda ultralargao debbano riguardare anche la concessione di agevolazioni fiscali» conclude nel suo parere l'Authority.

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