lunedì 2 gennaio 2012

GOSSIP - Clamoroso al Cibali! Zachari Levy fa il bagno nudo in una spiaggia di naturisti...!

Via twitter, retweettato da @TelefilmCult

Zachary Levi
I went swimming naked at a nude beach today. It was highly liberating. And highly bat-shit weird.
Questo riepilogo non è disponibile. Fai clic qui per visualizzare il post.

sabato 31 dicembre 2011

Stracult e Stracotti …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!

Il 2011 è giunto alla fine, tra poche ore stapperemo bottiglie in onore del nuovo anno che è alle porte: oggi più mai è tempo di fare bilanci, stilare classifiche e liste infarcite di buoni propositi. E allora eccoci qua, a decidere quale serie Stracotta buttar dalla finestra con le cose vecchie, e quale invece, Stracult, conservare gelosamente in questo 2012! Io vi dico la mia e aspetto di sapere la vostra!


In un anno come il 2011 in cui le principali novità sembrano aver completamente fallito il loro obiettivo, da Terra Nova a Revenge, passando per Ringer, è American Horror Story a rivelarsi il miglior telefilm di nuova generazione. Prodotta da Ryan Murphy e Brad Falchuk, creatori di Glee, questa “storia dell’orrore americana” si è guadagnata da subito un riscontro di pubblico e critica notevole. Partendo da uno spunto che non brilla certo per l’originalità, una famiglia si trasferisce (da Boston a Los Angeles) in una casa in cui molti anni prima una coppia omosessuale venne ritrovata senza vita. È facile intuire come in America questa serie abbia avuto tanto impatto: gli Harmon, la famiglia protagonista, sono in tutto e per tutto la classica famiglia media americana. Ma se all’apparenza risultano “normali”, nel loro profondo nascondono invece antichi rancori, tradimenti, bugie, devianze sessuali e mentali e risentimenti. I rapporti interpersonali tra Ben (Dylan McDermott), il capofamiglia, Vivien (Connie Britton), sua moglie e la loro figlia adolescente Violet (Taissa Farmiga) s’intrecciano in maniera drammatica e violenta. Il “compito” di tirar fuori tutto il marcio delle loro vite è affidato alle presenze che infestano la casa: una galleria di personaggi psicotici, inquietanti e invadenti in grado di mettere a disagio gli spettatori. Ad aumentare il senso di ansia e claustrofobia ci pensano una regia e un montaggio rapidi, che strozzano il respiro e tagliano ogni via di fuga e impreziosiscono infine le interpretazioni, su tutte quella di Ben, psichiatra dai problemi forse addirittura più gravi di quelli dei suoi pazienti. Le vicende degli Harmon, finiscono (forse) con questa prima stagione, cosa ci riserverà la seconda è ancora un mistero. Un mistero bellissimo e spaventoso.

La partenza di Nathan, alla fine dei conti, si è rivelato il minore dei mali per Misfits: Robert Sheehan è stato egregiamente sostituito da un ottimo Joe Gilgun, convincente e credibile nel ruolo, esilarante soprattutto nell’interpretare il “gemello” buono del suo personaggio. I problemi riguardo questa serie sono indubbiamente altri, e a terza stagione conclusa, possiamo finalmente tirare le somme e le sottrazioni. Alla radice, un’enorme crepa venutasi a formare nella sceneggiatura, lontanissima dai fasti delle stagioni precedenti, meno brillante e incisiva, decisamente sottotono. Errore madornale degli autori, quello di adagiarsi sugli allori, forti del successo riscosso lo scorso anno, e ingenuamente convinti che la sola caratterizzazione dei personaggi bastasse a tenere in piedi la baracca. Non basta il passato per mantenere alto il livello di una serie, occorre che quegli stessi personaggi, capaci sin dall’inizio di coinvolgere e conquistare giorno dopo giorno lo spettatore, continuino ad aver qualcosa da dire e raccontare, e che il plot fornisca loro spunti di crescita. La sceneggiatura flebile e a tratti priva di contenuti, va a intaccare così non solo l’evolvere della storyline principale (assente per oltre metà stagione) ma anche il plot di quelle secondarie: eccezion fatta per Kelly, l’unico personaggio che hanno cercato di approfondire in qualche modo, gli altri rimangono nell’ombra, specie nel caso di Rudy, che come new entry, avrebbe invece avuto moltissimo da raccontare. Si riconfermano ancora una volta impeccabili (oltre che invidiabili) fotografia, regia e colonna sonora, su questo nulla da dire se non “chapeau”, ma sono elementi che ahimè, seppur eccellenti, non possono bastare.

venerdì 30 dicembre 2011


L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Desperate Housewives", un addio tra melodramma e letteratura
"Cosa ha rappresentato «Desperate Housewives»? Intanto non dimentichiamo che la gloriosa serie inizia con la morte di Mary Alice Young. Da quella sua stranita voce fuori campo (la voce della morta!) prende le mosse il vivido e ironico racconto della vita nei sobborghi residenziali, nelle linde città «satellite» dove l' apparenza gioca un ruolo non solo scenografico. La morte di Mary Alice porta a galla i segreti mai confessati dagli abitanti del quartiere, e quelli delle sue quattro amiche-nemiche: Susan, Lynette, Gabrielle e Bree. Ed è la stessa voce della morta a fare da guida allo spettatore, con una serie di meditati e ironici aforismi. «Desperate Housewives» racconta lo smarrimento di chi sospira al ricordo delle proprie ambizioni, delle proprie infatuazioni, della velenosa quiete cui non voleva credere e che, invece, l' avvolge. I destini incrociati delle protagoniste sono tenuti insieme da una cura esasperata dei particolari, da un montaggio analogico di rara efficacia (gli stacchi sono sempre legati da un oggetto, da un gesto, da una combinazione), da citazioni colte, da una scrittura apparentemente popolare, piana ma riscattata continuamente dal talento di Marc Cherry. Il telefilm è anche un riuscito mix di genere, dal melodramma alla soap, dal mistery alla commedia. In «Desperate Housewives», ogni personaggio ha almeno una doppia personalità, se non una doppia vita, per raccontare la quale si attinge a piene mani dalla grande letteratura, dal grande cinema, dal teatro. Se su uno zerbino appare la scritta «Bless this happy home» si può stare sicuri che quella è tutto fuorché una casa felice; se una madre dialoga con una figlia è certo che i ruoli sono invertiti, che le figlie fanno da madre e le madri si comportano da figlia; se Bree è perfetta, è perfetta in quello che non ci aspettiamo. Grazie alla tragedia della quotidianità, ben mascherata dal lindore di Wisteria Lane, le nostre splendide disperate (Bree su tutte) diventano portatrici di tormenti e di dubbi di per sé incompatibili con la loro quieta natura di casalinghe. Tutto è diverso da come appare e chi vuol determinare il corso degli eventi (con uno stratagemma femminile, per troppo amore o per troppo calcolo) si trova sempre prigioniero dei medesimi, suo malgrado"
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(Aldo Grasso, 28.12.2011)

giovedì 29 dicembre 2011

NEWS - "Addio Gabrielle, ora punto all'Oscar!": Eva Longoria dice addio (senza rimpianti) alle "Desperate Housewives"
«Non sono addolorata da questo addio», esordisce Eva Jacqueline Longoria, l'ormai leggendaria star di «Casalinghe Disperate», passando dall'inglese allo spagnolo all'inglese, «perché dovrei esserlo? La serie viene trasmessa in 208 Paesi e ogni giorno un nuovo pubblico la scopre e se ne innamora». L'ottava e ultima stagione della famosa serie tv va in onda il mercoledì alle 21.55 su Foxlife. In Usa ha registrato un considerevole calo di ascolti, passando dai 24 milioni di spettatori della prima ai 12 milioni della penultima (Nielsen). Non c' è da stupirsi, dunque, se la puntata preferita della Longoria è la prima. «Adoro l'episodio pilota - racconta -. Anche per il resto del cast fu quasi uno shock: essere protagonisti della nascita di un programma di successo è un evento eccezionale. Questo show per me è stato una benedizione, come vincere alla lotteria». Sette anni dopo il debutto di «Casalinghe Disperate», l'ex modella di origine messicana nata il 15 marzo 1975 a Corpus Christi, in Texas, è, secondo Forbes , l'attrice tv più pagata di Hollywood, con 13 milioni di dollari guadagnati solo nell'ultimo anno. Per viaggiare, oggi la Longoria usa guardie del corpo. «Dopo l' America - spiega - il Paese più innamorato dello show è la Gran Bretagna, dove mi sento una rock star». E l'Italia? «L'ho visitata un paio di volte ma purtroppo non vi ho trascorso abbastanza tempo come a Londra. Però la maggior parte delle mie campagne pubblicitarie, dai gelati ai gioielli, sono made in Italy». Le uniche a non entusiasmarsi sono le femministe. «"Desperate Housewives" ci riporta indietro, a un tempo in cui l' identità delle donne era determinata dall' uomo che sposavano», teorizza Ms. Magazine , Bibbia delle femministe Usa, secondo cui lo show «rinforza cinicamente stereotipi sessuali e di classe». «La serie è vincente proprio perché le quattro casalinghe non rispecchiano alcuno stereotipo», ribatte la Longoria, «ma, al contrario, portano in scena le nuove donne contemporanee. Che divorziano, lavorano, crescono i figli, non cucinano, sono single e amano far casino». «Personalmente io non mi considero femminista - tiene a precisare - ma se essere femminista significa avere la schiena dritta e non offrirsi mai come zerbino da calpestare, allora sì, sono femminista. Così come lo è Gabrielle Solis, che non vuole essere giudicata in base al quartiere dove vive, agli amici e al marito». Nella sua biografia ufficiale anche lei non menziona i tanti flirt che la vedono eterna protagonista dei tabloid e concede questa intervista a una condizione: «Nessuna domanda sulla vita privata», quasi fosse un incubo da dimenticare o una parola sporca. Persino i suoi matrimoni sono off limit. A partire dal primo, (con Tyler Christopher, protagonista di «General Hospital»), durato dal 2002 al 2004, al secondo, (col giocatore francese di basket, stella della Nba, Tony Parker, sette anni più giovane di lei) finito dopo tre anni, nel 2010, per l'infedeltà di lui che la tradì con la moglie di un suo compagno di squadra dei San Antonio Spurs. Dopo il divorzio da Parker, le sono stati attributi altri fidanzati, tra cui l'attore Gerard Butler (ex di Cameron Diaz e Jennifer Aniston) ed Eduard Cruz, fratello più giovane dell' attrice spagnola Penélope Cruz, col quale, forse, sperava di «chiudere il cerchio». Per prendere le distanze dai messicani che ogni giorno oltrepassano illegalmente il confine, la Longoria avrebbe scoperto le radici «nobili» del suo pedigree europeo. Secondo le ricerche condotte per lei dal luminare afroamericano di Harvard, Henry Louis Gates Jr., la star sarebbe al 70% di sangue europeo (27% indigena e 3% africana), discendente dello spagnolo Lorenzo Suarez de Longoria, emigrato dalle Asturie nell'attuale Messico nel 1603. E tra i suoi «parenti» genetici ci sarebbe addirittura il famoso violoncellista Yo-Yo Ma. Non contenta dei riconoscimenti ricevuti finora, tra cui «donna più sexy del pianeta» e «50 más bellos», è decisa ad imporsi come attrice seria. «Ho in cantiere una dozzina di film per il grande schermo, tutti ruoli impegnativi», incalza. Tra questi: The Truth, con Andy Garcia e Forest Whitaker, sulla privatizzazione dell'acqua in Sud America, Long Time Gone, dove vestirà i panni dell'amante che alla fine riesce a portar via il marito alla moglie fedele, Who Gets the Dog (di cui è anche produttrice) che racconta la battaglia di una coppia di divorziati per l'affidamento del loro cane e Without Men dove sarà la leader di un villaggio sudamericano rimasto senza uomini dopo il loro reclutamento forzato da parte della guerriglia. Anche se non lo dice, tutti a Hollywood sospettano che punti all'Oscar.
(Articolo e intervista di Alessandra Farkas per il "Corriere della Sera")

mercoledì 28 dicembre 2011

NEWS - Cento di queste puntate! "The Big Bang Theory" spegne 100 candeline e guarda al futuro...
Al California Science Center di Los Angeles si è svolto il party per celebrare la 100esima puntata di "The Big Bang Theory" davanti ad una maxi-torta riproducente il logo e il numero epocale. Tra un'esibizone live della band Barenaked Ladies - che ha eseguito il tema musicale della sit-com - e una fettona di torta che al confronto il panettone è una pietanza da dieta mediterranea, il co-ideatore Bill Prady ha chiosato: "cerchiamo di fare in modo che ogni puntata sia eccelsa, e per questo motivo quasi non ci crediamo di essere arrivati a quota 100". Giro di boa o mani avanti per un possibile sipario?

martedì 27 dicembre 2011

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Cruise Impossible! Esce tra un mese esatto "M:I - Protocollo Fantasma" (nel cast, Josh Holloway di "Lost"), ma il 2012 del Tom-Tom salta-divani sarà anche rock e a fumetti...
(di Francesca Pierleoni) (ANSA) - ROMA - Star a tutto tondo, icona per due generazioni discussa come poche altre, soprattutto per la sua fede in Scientology, e gli amori, da Nicole Kidman a Katie Holmes, Tom Cruise, a pochi mesi dai 50 anni, che compira' a luglio, torna dopo qualche anno opaco fra i protagonisti della stagione cinematografica, con Mission:Impossible -Protocollo Fantasma di Brad Bird e il musical Rock of Ages di Adam Shankman, nella prima parte del 2012 e la detective story One shot di Cristopher McQuarrie, entro la fine dell'anno. Nel 2013 invece diventera' eroe da fumetto con due film tratti da famose graphic novel ambientate nel futuro: Horizons di Joseph Kosinski e We Mortals are di Doug Liman. Si parla poi di un sequel per il cult Top Gun (1986), che Cruise vorrebbe girare con il regista del primo, Tony Scott. ''Spero il progetto vada in porto'' ha detto l'attore a Mtv. Intanto pero' si parte con Mission:Impossible - Protocollo Fantasma di Brad Bird, quarto capitolo di avventure per la superspia Ethan Hunt, che con i precedenti tre film ha incassato nel mondo quasi 2 miliardi di dollari. 'Protocollo fantasma' costato 125 milioni di dollari, ha debuttato questo weekend negli Usa in un'uscita anticipata limitata a 425 copie, pensata per le sale con schermo Imax, arrivera' in migliaia di cinema americani da mercoledi' e uscira' in Italia il 27 gennaio, distribuito da Universal. Stavolta Hunt e' isolato, senza risorse e in fuga, dopo che il suo gruppo, la Impossibile Mission Force (IMF) viene accusato di un attentato al Cremlino. Tocchera' pero' a Ethan cercare di sventare una terribile minaccia nucleare. Nel cast, fra gli altri, Jeremy Renner, Simon Pegg, Paula Patton, Josh Holloway e Lea Seydoux. Per il film, che ha ricevuto le migliori recensioni di tutta la serie, Cruise ha voluto come regista Brad Bird, autore di capolavori d'animazione come Gli Incredibili e Ratatouille: ''Brad sa bene come generare tensione e suspense nelle sue storie'' ha spiegato nelle interviste Tom Cruise. Secondo l'attore ''e' sempre importante lavorare con i talenti migliori. In un film non mi concentro su di me, ma sulla storia migliore da realizzare. Se non c'e' quella tutto il resto cade''. L'attore sara' poi nei cinema Usa, anche in versione canterina, il 1 giugno con l'adattamento cinematografico del musical Rock of ages di Adam Shankman, ispirato alla scena pop-rock degli anni '80. Cruise e' la rockstar Stacee Jaxx, in quella che viene descritta dal regista come una via di mezzo fra Axl Rose, Keith Richards e Jim Morrison. ''Per prepararmi ho dedicato per sei mesi cinque ore al giorno al canto e cinque al ballo. Adam mi ha detto che ci saremmo divertiti, e cosi' e' stato''. Inoltre Tom e' sul set del noir One shot di Christopher Mc Quarrie, in sala probabilmente a fine anno, tratto dalla serie di 15 romanzi gialli di Lee Child che ha per protagonista Jack Reacher, un ex ufficiale della Polizia militare diventato investigatore. ''Reacher e' un grande personaggio - ha spiegato l'attore -. Non ha un cellulare, ne' l'email. E' fuori dagli schemi. Spesso agisce come vorremmo tutti''. Infine, la star si prepara a dare il volto a ben due eroi da fumetto. Sara' Jak, ex soldato e riparatore di droni contro una letale specie aliena in Horizons di Joseph Kosinski (Tron Legacy) che porta al cinema la sua graphic novel Oblivion. E una sfida con gli alieni e' al centro anche di We Mortals are (il titolo e' provvisorio) di Doug Liman, basato su All you need is kill, il manga di Hiroshi Sakurazaka, su un soldato morto in battaglia contro gli extraterrestri che nell'aldila' deve rivivere il suo ultimo giorno di vita all'infinito.

lunedì 26 dicembre 2011

GOSSIP/PICCOLO GRANDE SCHERMO - Rosso di sera, bel Natale si spara! Gillian Anderson riappare in scena in splendida forma all'anteprima di "M:I - Protocollo Fantasma"
Rossa natalizia e in splendida forma, camicetta ultrasexy slacciata ad arte, Gillian Anderson ("X-Files") è stata la più fotografata qualche giorno fa a Londra per l'anteprima di "Missione Impossibile - Protocollo Fantasma". L'attrice inglese, recentemente riapparsa al cinema in "Johnny English - La rinascita", ha ultimamente preso parte alla serie inglese "Great Expectations", mentre nel 2012 la vedremo su grande schermo nel thriller "Shadow Dancer" (accanto a Clive Owen), nel drammatico francese "L'enfant d'en l'haut" (con Lea Seydoux), nella commedia franco-tedesca "Mr. Morgan's Last Love" (con Michael Caine), nel drammatico "Sold" (con David Arquette) e nel divertente "The Curse of the Buxom Strumpet". Insomma, sarà praticamente (missione) impossibile non imbattersi nella Anderson nel 2012...bentornata agente Scully! Buon anno!

sabato 24 dicembre 2011

Stracult e Stracotti …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù.Parola di Stargirl!

A Natale
si sa, siamo tutti più buoni, e anche Stargirl non poteva esimersi e per una volta, chiuderò un occhio e per questa
settimana (ma non fateci l’abitudine) metterò da parte le serie Stracotte, e mi concentrerò sugli episodi Stracult a tema natalizio.

Un salto nel passato fa sempre piacere, no? Passando per il più attuale Natale in casa Glee, o quello tra le corsie d’ospedale di Grey’s Anatomy o House MD, o quello estremamente chic di Gossip Girl, infatti, uno sguardo indietro per riportare alla memoria episodi indimenticabili del piccolo schermo trasmessi ormai qualche anno fa.

Nel lontano dicembre 1991, in Beverly Hills 90210, si svolse un memorabile Natale in casa Walsh, nell’episodio Una vigilia particolare (2x18). Il gruppo di teenager più famosi della tv, nel primo vero teendrama che si ricordi, si riunirono infatti intorno al tavolo di Jim e Cindy per festeggiare insieme e brindare calorosamente, sotto i fiocchi di una finta neve che papa Walsh sparò dal tetto per ricreare l’atmosfera del Minnesota che per anni aveva contraddistinto il loro Natale. In un trionfo di emozioni e buoni sentimenti, questo fu il primo di numerosi episodi a carattere natalizio che popolarono il mondo delle serie tv, dalla seconda golden age a oggi.

Qualche anno più tardi, nel 1995 per la precisione, ci ritrovammo a ridere a crepapelle in un’esilarante puntata della sitcom più famoso degli ultimi anni,
Friends. Un caldo Natale, episodio 2x09, vede i protagonisti della comedy stretti intorno all’albero di Monica, nello storico appartamento a Manhattan, in canottiera e shorts visto il clima hot totalmente inaspettato, dovuto a un guasto irreparabile nei caloriferi aggravato dall’intervento di Joey. Tra regali bizzarri, come dimenticare la spada laser acquistata dall’irresistibile personaggio interpretato da Matt LeBlanc, e padre ritrovati, in questo caso quello di Phoebe, la puntata si conclude come d’abitudine in un suono di fragorose risate.

Più recente (2003) e senza dubbio originale, l’invenzione in The O.C. di Seth Cohen del Chrismukkah nell’episodio La festa di tutti (1x13), in cui il ragazzo descrive all’amico Ryan la sua brillante idea di unire la tradizione cristiana del Natale a quella ebraica dell’Hannukkah, per far sì che tutti possano festeggiare insieme senza barriere legate a religione e cultura.
E voi? A quale episodio natalizio siete più legati? Quale serie tv associate maggiormente al giorno di Natale?

venerdì 23 dicembre 2011

NEWS -A Natale siamo tutti più buoni (sconto). E allora seguite l'esempio di "Glee" per fare del bene al prossimo...
Articolo tratto da "The Hollywood Reporter"
When Fox announced this month that 100 percent of the net proceeds from Glee’s cover of 1984’s “Do They Know It’s Christmas” would go to The Band Aid Trust and support the same organization the track benefited more than 20 years ago, it was just the latest positive note in the show’s history. In its three years, Glee – and its growing cast – has supported a plethora of charities, most recently providing $1 million in donations to support music education through its Glee Give A Note campaign, which saw schools in Ohio, New York and Alabama each receive $50,000 in grand prize cash. Created by the network, Glee co-creator Ryan Murphy and the National Association of Music Education, the Give A Note campaign uses funds raised through the show’s DVD and Blu-ray sales to support struggling arts education programs across the country and, through its Web site, encourages fans of the series to do the same.
“Many of the actors on the show are the direct result of arts education programs, and speaking for myself, I would not be where I am today without these programs,” says Matthew Morrison, who plays New Directions coach Will Schuester.
In addition to the show’s efforts, several of its cast members have devoted time and energy to charities outside of the show – including Morrison, who’s involved with the Grammy Foundation, which works to promote the importance and impact of music and arts education and music preservation.
“The Grammy Foundation’s programs in schools across the country are so important because with budget cuts these days, arts programs are often the first ones to be axed,” he says. “These programs are critical for children’s education and development, and that’s one of the reasons I’m so passionate about this charity”.
Glee’s massive online popularity -- the show has more than 17 million Facebook fans and nearly 1.1 million Twitter followers, not to mention the hundreds of thousands the cast have – also has a ripple affect on the various charities the cast backs.
Jenna Ushkowitz (Tina Cohen-Chang) and Harry Shum Jr. (Mike Chang), back causes that strike a particular chord for them.
Ushkowitz, who grew up wanting to be a marine biologist, is a big supporter of Oceana, an international group working to protect the world’s oceans and says the show’s massive fan base helps to spread the word about the various organizations.
“I can thank social media – Twitter – and all our fans and followers for spreading the word and making people aware,” she says. “Our dedicated fans are our future so it’s incredibly important that they are the ones informing one another and doing anything to make a difference.”
Best known for his dancing, Shum is involved with three charities: Drea’s Dream, Invisible Children and Do Something, which help children with cancer and special needs through the power of dance; ending the use of child soldiers in Northern Uganda; and an online group looking to mobilize teens.
“We have some of the best fans, they’re so supportive of not only the show but charities we are involved with,” he says. “It means a lot to me because through social media I am able to raise awareness and introduce to people in a way they can be involved”.
For Mike O’Malley, who plays Burt Hummel -- aka the world’s most perfect father -- supporting his hometown plays a big role in his charitable considerations. He's donated large sums of his own money to a score of charities in his hometown of Nashua, N.H., including Marguerite’s Place and the Nashua Children’s Home, in addition to setting up two scholarships for his former theater professors at the University of New Hampshire, and a pair of foundations through Major League Baseball’s Boston Red Sox.
“I give to my hometown charities because I feel strongly that my town and the people there had a lot to do with who I am,” says the actor, who has donated more than $100,000 to the Adult Learning Center where his mother worked. “I want to give back to the place where I was raised even though I don’t get back there as much as I can”.
Mark Salling (Noah Puckerman) backs a pair of organizations: the Wildlife Care of Ventura County, a nonprofit volunteer group that rehabilitates native wildlife; and Child Hunger Ends Here, which turns UPC codes from ConAgra Foods products into meals for the more than 17 million kids who don’t get a proper meal every day.
“It’s the holiday season and a time for giving and it’s a really easy way for people to help out with a domestic issue like child hunger,” Salling says.
Cory Monteith (Finn Hudson) serves as an ambassador for Virgin Unite, a nonprofit that helps connect people with the right ideas for social change with others with greater resources in order to foster change.
A PETA spokeswoman, Lea Michele (Rachel Berry) is one of the many cast members active with gay-rights groups, as is Kevin McHale (Artie Abrams), who works with the Trevor Project’s Talk to Me campaign, which aims to prevent suicide among LGBT youth.
Max Adler, who plays Kurt’s reformed bully Dave Karofsky, is active with City Hearts’ Anti-Bullying initiative, most recently helping sixth graders in Los Angeles stage an anti-bullying play.
Jane Lynch has been a longtime supporter of the Los Angeles Gay & Lesbian Center, recently earning the facility’s Rand Schrader Distinguished Achievement Award for her contributions.
And there are others. The cast -- which includes Chris Colfer (Kurt), Amber Riley (Mercedes), Naya Rivera (Santana), Heather Morris (Brittany), Dianna Agron (Quinn), Jayma Mays (Emma Pillsbury) and Darren Criss (Blaine) – are regulars at fundraisers, lending their time for projects including Education Through Music, the Alzheimer’s Association’s The Elephant Project and The Trevor Project, among countless others.
And while the show’s fandom has helped support the individual charities the cast holds dear, it’s the show’s arts education message that ultimately benefits the most.
Glee has brought a renewed focus on music education in the schools and overall arts education,” Morrison says. “Glee clubs have literally sprouted up across the country, and as parents and communities have seen the joy it brings to students, this has encouraged support for these programs and helped prevent funding cuts”.

giovedì 22 dicembre 2011

NEWS - Skyahi-ahi-ahi! Fox si dimentica di annunciare la pausa di "American Horror Story" (ma allora non è solo la tv generalista a toppare nella considerazione del pubblico...!)
La questione è vitale. Da sempre è leggenda acquisita che la tv generalista - in special modo quella commerciale - consideri con sufficienza il suo pubblico, oltretutto fruitore di programmi tv gratuitamente e perciò passibile di spostamenti, cancellazioni, mancanza di comunicazioni in merito...Si tira in ballo, molte volte a ragione, il cosiddetto "rispetto" negato. Il che fa il paio con l'altra leggenda dichiarata del satellite che, al contrario (essendo a pagamento), rispetta la filologia dei telefilm, comunica per tempo (e soprattutto: quello che annuncia, trasmette). Fatto sta che, caso più unico che raro, l'altra sera (martedì), molti si sono assiepati davanti alle tv per seguire il settimo episodio di "American Horror Story"...che però non è stato trasmesso. Aldilà delle cause e dei motivi (legittimi) della sospensione per una settimana, al momento ancora sconosciuti però, nessuna comunicazione è stata postata sul sito della Fox, nessuno spot ad hoc, nessun comunicato stampa...Solo la voce dello speaker al termine della puntata scorsa, ai più sfuggita o qualche risposta sul forum. Nessuna comunicazione in bell'evidenza, insomma. Come abbiamo appreso dall'attenta e puntuale Chiara Poli sulla pagina dell'Accademia dei Telefilm (http://www.facebook.com/groups/180864228656010/), la settima puntata di "AHS" andrà regolarmente in onda martedì prossimo (27 dicembre). Sì, però occhio Fox, che l'Uomo di Lattice vi guarda!
NEWS - Più web series per tutti! Anche GAY.tv si lancia sui telefilm on line con un tris di titoli gayfriendly
Dalla comicità di Super G al drama di Anyone But Me fino alla lotta per i diritti gay di Ask a Family Gay, tre generi diversi per l’intrattenimento seriale di GAY.tv che dal lunedì al mercoledì propone dalle ore 17.00 le web series gayfriendly del momento arricchendo così la sezione video del magazine.
Il lunedì si ride con le avventure di Super Cane e Super Cicala ovvero i protagonisti di Super G, la web series prodotta da FlopTV, la web tv comedy di Fox Channels Italy. Francesco Montanari (Super Cane) e Riccardo De Filippis (Super Cicala) sono i Super G, una bizzarra coppia di supereroi divertenti e rigorosamente omosessuali con la missione di sconfiggere le forze del male grazie ai loro superpoteri. In ogni episodio i due improbabili personaggi devono destreggiarsi tra dubbi amletici e colleghi incompetenti. Scavalcando grattacieli in fiamme, disinnescando esplosioni galattiche e sconfiggendo pericolosi delinquenti, i Super G conquisteranno i cuori del pubblico di GAY.tv!
Martedì è, invece, il giorno della prima stagione del web drama Anyone But me, che ha già raggiunto 11 milioni di visualizzazioni in tutto il mondo. La serie racconta la storia di Vivian McMillan (Rachael Hip-Flores), una giovanissima sedicenne omosessuale, che è costretta a trasferirsi a Westchester nella casa della zia materna a causa della malattia del padre. Vivian tenta tra mille difficoltà di mantenere vivo il suo rapporto con la fidanzata Aster Gaston (Nicole Pacent) e nello stesso tempo cerca però di crearsi una nuova vita in un ambiente diverso da quello della città in cui era nata e cresciuta.
Mercoledì è la volta del factual Ask a Family Gay. Jay e Bryan sono una coppia gay che vive nel nord della California. Insieme ai loro due figli, Daniel e Selena, hanno deciso di mostrarsi su YouTube per raccontare la loro storia e lottare contro gli stereotipi e la discriminazione. Il loro obiettivo è quello di dimostrare, giorno per giorno, che una famiglia di genitori omosessuali non ha niente di meno rispetto ad una definita "tradizionale". Per far questo hanno deciso di mettere la propria everyday life in piazza anzi in Rete, e di far parlare le immagini, i figli e la loro quotidianità.
GAY.tv, proprietà di Xat Production, è passata da ottobre 2011 completamente sotto la gestione di YAM112003 (an Endemol Company). La raccolta pubblicitaria è invece affidata alla concessionaria tgadv.

mercoledì 21 dicembre 2011

NEWS - Katherine Heigl: "non sono antipatica, è solo che non accetto le critiche (come tutte le donne)"! Sfogo-intervista dell'attrice di "Grey's Anatomy" su "Elle"

Articolo tratto dall'"Huffington Post"

Just give Katherine Heigl a chance. She promises you'll like her. The Emmy-winning actress and public vitriol dartboard features on the cover of this month's Elle Magazine, and in her interview, tries to clear up some of the negative feelings that seem to jump to mind when her name is mentioned. Gone are the speechwriters to help write answers for interviews, explanations, false sentiment in magazine profiles and all the other preparations (which culminated in this EW cover story) that caused her "months and months of self-hatred."
"I think it's a female thing," she tells the magazine. "I'm just that asshole who really wants everyone to like me, and it's a ridiculous goal and it's an impossible goal. But I think if I just keep pushing forward and showing myself through and through, they will see me again for what I really am and not what has been sort of spun about me."
That being said, Heigl admits that "I look at some of what I had to say, and I'm like, Oh my God, I would tell myself to shut up, too."
The things she had to say, in fact, were largely limited to a few public pronouncements that were critical of those writing her scripts. In 2009, she told Vanity Fair that she had a problem with the way her character, a sensitive and sometimes shrill entertainment reporter who gets pregnant with Seth Rogen's child, was portrayed. It was, "a little sexist," she said. "It paints the women as shrews, as humorless and uptight, and it paints the men as lovable, goofy, fun-loving guys. It exaggerated the characters, and I had a hard time with it, on some days. I'm playing such a bitch; why is she being such a killjoy? Why is this how you're portraying women? Ninety-eight percent of the time it was an amazing experience, but it was hard for me to love the movie."
Rogen was upset at the time, but recently told Shortlist.com that he had let it go. "I think that at the time I was offended about it, but since then... I mean, you do so much press that, odds are, you're going to say something f*cking stupid every once in a while," he said. "Of the million things I say every day, 400 of them are stupid as hell [laughs]. And any one of them might wind up in a newspaper or a magazine at any given time. So at this point I'm much more forgiving of that kind of thing."
Heigl also received criticism for her perceived slam at her show "Grey's Anatomy," when she said that she did not submit for an Emmy because she didn't think any of her character's episodes were worthy of the award -- a year after she had won it.
By late 2010, Heigl was defending what she had said.
"I've been told I'm too forthright with opinions," Heigl told the New York Times. "Well do they want a fierce woman or milquetoast? Should I be me, or should I pretend to be something I think people want? Pretending seems pretty ridiculous to me...I didn't think that what I was was so bad that I needed to hide it."
With a new movie coming out, Heigl's hoping that she can win over audiences once again -- or she's in big trouble. She'll feature as a big screen adaptation of Janet Evanovich's serial novel character Stephanie Plum, a caustic New Jersey girl.
"I tend to sensationalize. I overdramatize. And I think everything is at stake -- my life, my career, my family, everything is at stake if this movie doesn't do well."
For more, click over to Elle.

lunedì 19 dicembre 2011

QUIZ - La Miss Natalizia era...
Era Katherine Heigl ("Grey's Anatomy") la Miss Natalizia al centro del Quiz di lunedì scorso che scarpinava felicemente con borsa-valigia al seguito e tutina aderente...Complimenti agli indoviantori piviere e GianLuca. Vista da davanti Kat sorprende per gli occhialoni al plasma che la fanno tanto sembrare Raffaella Carrà, complice un ciuffo a schiaffo che ucciderebbe il più distratto dei passanti...(in effetti Kat ha già messo mani al portafogli per un eventuale rimborso ospedaliero...)

NEWS - Tg Telefilm: la crisi economica non frena la voglia di ridere degli studenti della Bocconi. La web-serie “18 e lode”, interpretata e scritta dagli universitari del celebre ateneo, è girata per i corridoi della Bocconi
Cucadores, squinzie, problemi di studio, nonnismi al gusto fashion. Questi gli ingredienti di 18 e Lode, la web series made in Bocconi al centro dell’ultima puntata di Tg Telefilm di Bonsai TV (WWW.YOUTUBE.COM/BONSAITV) che chiude questo 2011 con una sola speranza: che la nuova generazione di economisti chiamata a salvare il Paese non sia quella rappresentata dalla serie…
Stelle e serialità: Alanis Morissette che, dopo l’esperienza in "Nip/Tuck" e nella nerissima "Weeds", apparirà nel cast di "Up All Night" e Uma Thurman pronta al debutto nella spielberghiana "Smash", serie liberamente ispirata alla vita di Marilyn Monroe.
Top&Flop di Natale con i ragazzi di Subsfactory in vena di essere buoni: promozione a pieni voti per "Once Upon a Time" favolosa per idee e cast…e solo un semplice richiamo per "I hate my teenage daughter", dove le numerose scene esilaranti sono rovinate da un retrogusto di già visto.
Tg Telefilm, condotto da Manuel Masi, giunge così all’ultimo appuntamento della sua seconda stagione, chiudendo un anno ricco di news, curiosità, classifiche, segreti e retroscena delle serie tv più attese.

sabato 17 dicembre 2011

Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!

Stracult della settimana? Homeland, il nuovo drama-thriller targato Showtime, che si fa carico di raccogliere l’eredità (e i fan) di 24. E non è un caso che lo show, ispirato alla seri e israeliana Hatufim, vanti alla produzione Howard Gordon e Alex Gansa, sceneggiatori e produttori proprio della serie con Kiefer Sutherland. Stavolta però, non c’è nessun Jack Bauer a salvare il mondo, ma un personaggio che è quasi il suo opposto: Carrie Mathison (Claire Danes), una donna profondamente insicura ed emotivamente instabile. La sua storia inizia in Iraq, in seguito a un’operazione non autorizzata che la porta a scoprire che un soldato americano milita fra le fila di Al-Qaeda: qualche mese dopo, durante un raid della Delta Force, viene ritrovato in un bunker Nicholas Brody (Damian Lewis, Life), sergente dei marines, prigioniero dei terroristi dal 2003. Possibile che sia lui la talpa di cui era venuta a conoscenza Carrie? Insieme al suo mentore, Saul Berenson (Mandy Patinkin), la donna comincerà una lunga battaglia per scoprire quali e quanti segreti nasconda il sergente Brody e sventare un presunto attacco terroristico sul suolo americano. Grazie a una regia adrenalinica quanto basta, una caratterizzazione dei personaggi azzeccata e una sceneggiatura senza sbavature, la tv sembra finalmente aver trovato un “nuovo” 24: slegato dai vincoli temporali di Jack Bauer e soci, Homeland può permettersi infatti di giocare con gli spettatori regalando colpi di scena e cambi di prospettiva tanto avvincenti quanto credibili.

Stracotto definitivamente, senza riserve né speranze, e soprattutto senza ombra di dubbio, Gossip Girl: lo show della CW, giunto a metà della quinta stagione, dimostra col passare del tempo, di essere arrivato definitivamente al capolinea. Non c’è capo né coda nella serie: ogni storyline risulta ormai slegata dalle altre, senza un filo logico che crei continuità e con un plot spesso assurdo.Situazioni paradossali e surreali, ai limiti del ridicolo, riempiono puntate noiose e interminabili, totalmente prive senso e ragion d’essere. Le storie d’amore frivole e superficiali di Serena (Blake Lively) esasperano lo spettatore, le sue moine irritanti da gatta morta danno il colpo di grazia; i capricci di Blair (Leighton Meester) e la sua infinita e tediosa relazione con Chuck (Ed Westwick) non divertono né emozionano più, e anche i pettegolezzi della blogger che dà il nome alla serie, sono privi di ogni logica. Non c’è più nulla da raccontare, niente con cui sorprendere o coinvolgere il pubblico: Gossip Girl segue il triste esempio di altri teen-drama, su tutti One Tree Hill, che all’ennesima stagione priva di contenuti, farebbero meglio a chiudere i battenti anziché trascinarsi avanti miseramente cancellando ciò che di buono avevano costruito nel corso degli anni.

venerdì 16 dicembre 2011

NEWS - Golden Globes, le nomination e le scelte di Telefilm Cult (in rosso)
Sulle esclusioni eccellenti, date un occhio alla pagina Facebook dell'Accademia dei Telefilm qui: http://www.facebook.com/home.php#!/groups/180864228656010/

Best Television Series - Drama
American Horror Story

Boardwalk Empire
Boss
Game Of Thrones
Homeland

Best Performance by an Actress In A Television Series - Drama
Claire Danes – Homeland
Mireille Enos – The Killing
Julianna Margulies – Ther Good Wife
Madeleine Stowe – Revenge
Callie Thorne – Necessary Roughness

Best Performance by an Actor In A Television Series - Drama
Steve Buscemi – Boardwalk Empire
Bryan Cranston – Breaking Bad
Kelsey Grammer – Boss
Jeremy Irons – The Borgias
Damian Lewis – Homeland

Best Television Series - Comedy Or Musical
Enlightened
Episodes
Glee
Modern Family
New Girl

Best Performance by an Actress In A Television Series - Comedy Or Musical
Laura Dern – Enlightened
Zooey Deschanel – New Girl
Tina Fey – 30 Rock
Laura Linney – The Big C
Amy Poehler – Parks And Recreation

Best Performance by an Actor In A Television Series - Comedy Or Musical
Alec Baldwin – 30 Rock

David Duchovny – Californication
Johnny Galecki – The Big Bang Theory
Thomas Jane – Hung
Matt LeBlanc – Episodes

giovedì 15 dicembre 2011

NEWS - Happy Glee-x-max! Esce la cover della mitica "Do they know it's Christmas?", il ricavato ai poveri e agli affamati (ma la versione del 1984 è un'altra roba...!). Negli anni'80 quella canzone segnò la fine di un'epoca: la musica che sposava l'impegno perse la sua forza propulsiva e innovativa...Sarà così anche per "Glee"? (toccatevi gli zebedei!)
La buona azione di Natale può essere quella di regalare/comprare la versione della mitica "Do they know it's Christmas?" realizzata dal cast di "Glee" il cui ricavato andrà al 100% per la battaglia contro la fame e la povertà nel mondo. Un'iniziativa da plauso senz'altro, anche se la versione e il mood dell'iniziativa del 1984 era un'altra cosa...! Vuoi mettere Tony Hadley, Simon Le Bon, George Michael, Bono, Sting, Boy George, Paul Young, Paul Weller...pure le Bananarama! Di fatto, la canzone scritta da Midge Ure e Bob Geldof, che diede poi vita al Live Aid, segnò la fine di un'epoca (almeno musicale e creativa). Quando quella musica così innovativa d'inizio '80 (fosse essa synth-pop, new romantic, post-punk, chi più ne ha più ne metta...) venne a patti con l'impegno, la sua forza propulsiva scomparve. Basta guardare Bono nelle vesti di "santone", per capire la fine, o come Bob Geldof lodi l'iniziativa di "Glee" pur sottolineando "quanto quella canzone fosse efficace e riuscita"...Si spera che non avvenga tal fine ingloriosa anche per "Glee", che non affoghi nel buonismo, per quella legge di Murphy (Ryan) che sembra riversare tutta la sua fervida anima dark in altri territori ("American Horror Story").

NEWS - Auditel: "si può barare". Clamoroso al Cibali! Tv Blog intervista una ex famiglia che aveva la macchinetta rileva-ascolti in casa. "Si può alzare o abbassare il numero di spettatori per simpatia..."

Articolo tratto da Tv Blog.it

Di Auditel in questi giorni si fa un gran parlare. Dalle polemiche per i ritardi del venerdì causa dato di Santoro, alla pubblicazione dei dati sul target commerciale, alla stangata da parte dell’Antitrust per abuso di posizione dominante. TvBlog, che si occupa di dati Auditel dall’ottobre 2006 attraverso un post preso ad esempio un po’ ovunque nella rete, è riuscita ad intervistare in esclusiva una ex famiglia Auditel, proprio una persona che fino a circa due anni fa era in possesso della scatoletta, il cosiddetto meter, per rilevare l’ascolto di ogni singola trasmissione. Ne è uscita un’intervista chiarificatrice che vi proponiamo in due parti, mantenendo l’assoluto anonimato della persona da noi contattata (M.F.) pur avendo la prova confutata (le foto sono state fornite da lui) del suo operato.

Come è entrato a far parte del panel delle famiglie Auditel?
“Nel gennaio 2008 la nostra famiglia venne contattata telefonicamente e mia madre mi chiese, dopo aver parlato con questa signora, se volessimo accettare. Essendo io un appassionato di televisione, piuttosto di sentire una cosa raccontata o viverla su un libro, ho accettato di buon grado. La telefonata da parte di Auditel fu casuale, non avevamo partecipato a nessun tipo di concorso, ammesso ci fossero, nè tantomeno avevamo chiesto di entrare nel panel. Per me è stato un fulmine a ciel sereno, addirittura ero pure dubbioso che esistessero queste fantomatiche famiglie Auditel e ho accettato per pura curiosità”.

Per quanto tempo è durato il vostro utilizzo del meter?
“Due anni pieni, dal 2008 al 2010″.

Dal momento in cui avete accettato, qual è stata la procedura che è stata attuata per installare la macchinetta infernale sui vostri televisori?
“E’ venuto un tecnico della zona per effettuare il lavoro e ci ha installato il famigerato meter”.

Solo su un televisore come si è letto da qualche parte o su tutti i televisori della casa?
“Questa è una panzana scritta dalla Gisotti nel suo libro. I meter vengono installati su tutti i televisori esistenti nella casa e non solo su uno. Aggiungo inoltre che noi avevamo un televisore di scorta che tenevamo in mansarda e che usavamo per il balcone quando ci capitava di mangiare fuori che non avevamo segnalato, altrimenti ci avrebbero meterizzato pure quello. Sarebbe stato per noi un peso chiamare il tecnico per un televisore che utilizzavamo solo d’estate, far installare il meter e poi disinstallarlo in inverno quando lo riportavamo in mansarda”.

Ma se è così però vuole dirmi che quel dato qualora guardaste la tv non era rilevato. Non è la dimostrazione che la rilevazione Auditel fosse in un certo monca e falsata?
“In effetti così potrebbe sembrare anche se, dopo un tot. di tempo in cui per esempio mio padre non veniva rilevato dal sistema perchè lui stesso non si registrava attraverso il telecomando e guardava la tv su quell’apparecchio temporaneo, Auditel ci contattava per capire cosa stesse succedendo. Una cosa che dimostra quanto stessero attenti a che tutto venisse fatto nei minimi termini, ma che ritengo sbagliata obbligandoci di fatto a cambiare il nostro stile di vita in base a questa macchinetta”.

Ci spiega esattamente come funzionava una giornata tipo dal momento in cui accendeva il televisore in relazione a quanto doveva fare per far rilevare dal meter il dato?
“Il meter, una volta che accendevi la tv si attivava e quindi automaticamente rilevava il canale che stavamo guardando. A quel punto sull’apparecchio compariva una scritta scorrevole dove si chiedeva ‘Chi è presente?‘, che rimaneva tale fino a quando non ti registravi come persona. Siccome l’Auditel è nato principalmente per gli investitori pubblicitari e per dire chi guarda quel determinato programma, era obbligatorio registrarsi”.

In che modo avveniva la registrazione?
“Quando veniva portato a casa l’accessorio dal tecnico, veniva anche chiesto quanti fossero i componenti della famiglia, nel mio caso 4. A quel punto, veniva personalizzato il telecomando in A, B, C e D dove A è il capofamiglia, B il coniuge, C il primogenito e D il secondo figlio. Gli ospiti da questo computo erano tenuti fuori e venivano inseriti di volta in volta selezionando sul telecomando se si trattasse di M (maschio) o F (femmina) e quanti ce ne fossero davanti al televisore in quel momento. Tutto questo veniva memorizzato per una giornata intera, salvo che non si spegnesse il televisore, in qual caso tutto veniva azzerato”.

In sostanza mi sta confermando quello che era stato già rilevato nell’intervista di Alessandra Comazzi un anno fa ad un’altra famiglia Auditel secondo la quale, sugli ospiti si poteva barare perchè di fatto non c’è nessun controllo. E’ così?
E’ possibile barare, perchè se sei da solo e vuoi segnalare che in realtà ci sono 5 persone nessuno ti vieta di farlo. Certo, considerato che questa va vissuta come un’indagine statistica, sarebbe opportuno essere corretti affinchè sia il più possibile veritiera. Se per esempio uno adora Santoro e vuole alzargli l’ascolto, può tranquillamente dire di avere più ospiti rispetto a quelli che effettivamente ci sono in casa, questo sì. Se ieri avessi avuto ancora il meter, avrei forse alzato l’ascolto della trasmissione di Nuzzi, Gli Intoccabili che ho trovato meravigliosa”.

A lei è mai capitato di barare?
“Essendo come le dicevo un appassionato e uno che ogni giorno consultava alle 10.00 di mattina anche su TvBlog i dati Auditel, ho cercato di essere il più possibile corretto e così ho chiesto di fare a tutti i componenti della mia famiglia. Se posso essere sincero, non amando particolarmente la Buona Domenica di Paola Perego, spesso mi capitava di registrare meno persone di quante ce ne fossero. Non mi è mai capitato invece di aumentare a dismisura gli ospiti in base alle mie simpatie. Certo che, essendo 5.200 famiglie, se bara solo una, il dato non cambia poi di molto”.

Fino a quanti ospiti si potevano aggiungere in una singola trasmissione?
“Non c’era un vero e proprio limite, forse fino a 10 ma volendo uno poteva anche dire di aver creato un proprio gruppo di ascolto per quel determinato programma. Era indispensabile non metterne meno di 1, però non c’era limite a quante persone potessero essere davanti alla televisione in quel momento. Ovviamente, nel mio caso essendo uno dei primi critici di Auditel, cercavo di essere corretto, cosa che non posso dire con certezza delle altre famiglie che possiedono il meter e magari guardano la televisione avendo convinzioni ideologiche e/o politiche che possono far falsare il dato”.

Di fatto però tutto questo per voi era un lavoraccio. Ogni volta dovevate segnalare chi fosse davanti alla tv, ogni volta che andavate per esempio in bagno dovevate registrarlo. Non avete mai pensato di mollare?
“Preciso sin da subito che siamo stati noi a chiedere ad Auditel dopo 2 anni che ci togliessero dal panel. Abbiamo fatto tutto in maniera regolare per oltre un anno e mezzo, rilevando anche quando per esempio mia madre guardava un programma su un televisore in un’altra stanza e poi entrava in un’altra guardando lo stesso programma insieme a mio padre, togliendosi quindi dal precedente. Io stesso segnalavo anche quando andavo in bagno, solo che ad un certo punto, diventato il tutto troppo pesante, abbiamo chiesto di toglierci”.

Avete mai subito pressioni durante il periodo in cui siete stati famiglia Auditel?
“Nessuna pressione, nè da pubblicitari, nè tantomeno in cambio di un ritorno economico. Spesso capitava che Auditel ci chiamasse ma solo per controllare che tutto venisse fatto nell’assoluta regolarità, nessuno ci ha mai detto cosa dovessimo guardare e con quante persone”.

Sono cambiate le vostre abitudini da quando siete diventati famiglia Auditel? Il meter ha condizionato la vostra vita anche dopo, del tipo che accendete più a lungo la televisione, state più attenti ecc.?
“Direi di no. Succedeva che la mattina accendessi la televisione solo come audio per esempio su Omnibus e alcune volte non mi registrassi per pigrizia. Anche dopo l’utilizzo comunque non è nè diminuto nè aumentato il nostro utilizzo dell’apparecchio televisivo”.

Tutto questo lavoro per Auditel cosa comportava per voi in termini economici? Si è parlato di leggende secondo cui venivano offerte forniture annuali, regali costosissimi e altro…
“C’era un regalo di benvenuto del valore economico di 20 euro che credo di non aver mai preso. C’era un catalogo dal quale scegliere dei premi, ma cose tipo aspirabriciole, utensili di cucina e altro. Dopo ogni anno di uso del meter, si poteva chiedere un premio che in base al tempo, aumentava di valore. Si andava all’Ipod alla radiosveglia. Niente di costoso, era un modo per ringraziarci del disturbo e anche del consumo elettrico del meter”.

Qui il link all'articolo di Michele Biondi: http://www.tvblog.it/post/30665/intervista-famiglia-auditel-meter-dati-auditel-polemiche. Prossimamente la seconda parte dell'intervista-shock.

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