sabato 13 ottobre 2018
GOSSIP - Shonda su onda. La Rhimes si arrampica sui vetri su "Elle" sul motivo per il quale è passata a Netflix a suon di dollari: "ho avuto una visione e loro l'hanno accolta" (aka: non per soldi ma per denaro, poche balle...)
Shonda Rhimes looks radiant on the cover of one of Elle‘s eight Women in Hollywood covers, on newsstands October 23. Here is what the television producer – who is behind shows like Grey’s Anatomy and Scandal – had to share with the mag:
On her deal with Netflix: “I keep hearing about how I got lured away, as if somebody wagged a piece of candy in front of me. But really, it was me deciding I had a vision, and [Netflix’s chief content officer] Ted Sarandos shared that vision. I wanted to be able to decide what kind of shows we were going to make and how we were going to make them. So to have that kind of power has been an amazing experience so far. It’s also a little bit like Christmas because there’s a very ‘Yes, we can’ attitude. Almost so much that we have to be careful what we ask for, like, ‘Don’t ask for the moon, because they will build you the moon.’”.
venerdì 12 ottobre 2018
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Romolo+Giuly", inno alla Roma Decadence
"Non essendo romano, fino a poco tempo fa non conoscevo il Pigneto, meglio non conoscevo la «filosofia» del Pigneto. Poi mi hanno spiegato che una volta il Pigneto era una zona non tanto bella di Roma che comprendeva la «Casilina», la «Prenestina», la «Tangenziale». Poi, come ha scritto Andrea Minuz, «una borgata romana si è trasformata in una periferia industriale, poi in quartiere multietnico, poi in zona bohémien, poi in luogo di tendenza e infine in esercizio letterario nazionale su cui, prima o poi, si buttano tutti, anche se ci avvertono che "è impossibile cogliere l'essenza del Pigneto"». Questa premessa era necessaria per capire Romolo+Giuly, la miniserie in 8 episodi da 30 minuti l'uno prodotta da Fox Italia e Wildside, in onda su Fox (canale 112 di Sky). In apparenza l'eterno scontro fra Montecchi e Capuleti altro non è che lo scontro fra Roma nord (il fighettismo de' noantri del Pigneto) e Roma sud (il coattismo storico della periferia borgatara). Al posto di Romeo c'è l'insicuro Romolo Montacchi, interpretato da Alessandro D'Ambrosi (anche coautore con il regista Michele Bertini Malgarini e Giulio Carrieri), e di Giulietta, la sensibile Giuly Copulati (Beatrice Arnera). Lo spirito è quello di Boris, unico grimaldello per superare i confini territoriali del Sacro Gra (il Grande Raccordo Anulare); così sono stati ingaggiati Giorgio Mastrota, che interpreta il capo di una setta massonica il cui scopo è realizzare una Roma milanese senza romani («il milanese è perfetto per eliminare i terroni») e Fortunato Cerlino, il grande Don Pietro Savastano di Gomorra. Difficile che i mondi di Romolo e Giuly possano integrarsi, specie se lui deve farle l'esegesi di 'sti cazzi. L'unico in grado di riunire le due anime di Roma è il fantasma di Antonello Venditti con la sua poetica amorosa, risospinta da una profonda romanità! Un inno alla Roma Decadence". (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
"Romolo+Giuly", inno alla Roma Decadence
"Non essendo romano, fino a poco tempo fa non conoscevo il Pigneto, meglio non conoscevo la «filosofia» del Pigneto. Poi mi hanno spiegato che una volta il Pigneto era una zona non tanto bella di Roma che comprendeva la «Casilina», la «Prenestina», la «Tangenziale». Poi, come ha scritto Andrea Minuz, «una borgata romana si è trasformata in una periferia industriale, poi in quartiere multietnico, poi in zona bohémien, poi in luogo di tendenza e infine in esercizio letterario nazionale su cui, prima o poi, si buttano tutti, anche se ci avvertono che "è impossibile cogliere l'essenza del Pigneto"». Questa premessa era necessaria per capire Romolo+Giuly, la miniserie in 8 episodi da 30 minuti l'uno prodotta da Fox Italia e Wildside, in onda su Fox (canale 112 di Sky). In apparenza l'eterno scontro fra Montecchi e Capuleti altro non è che lo scontro fra Roma nord (il fighettismo de' noantri del Pigneto) e Roma sud (il coattismo storico della periferia borgatara). Al posto di Romeo c'è l'insicuro Romolo Montacchi, interpretato da Alessandro D'Ambrosi (anche coautore con il regista Michele Bertini Malgarini e Giulio Carrieri), e di Giulietta, la sensibile Giuly Copulati (Beatrice Arnera). Lo spirito è quello di Boris, unico grimaldello per superare i confini territoriali del Sacro Gra (il Grande Raccordo Anulare); così sono stati ingaggiati Giorgio Mastrota, che interpreta il capo di una setta massonica il cui scopo è realizzare una Roma milanese senza romani («il milanese è perfetto per eliminare i terroni») e Fortunato Cerlino, il grande Don Pietro Savastano di Gomorra. Difficile che i mondi di Romolo e Giuly possano integrarsi, specie se lui deve farle l'esegesi di 'sti cazzi. L'unico in grado di riunire le due anime di Roma è il fantasma di Antonello Venditti con la sua poetica amorosa, risospinta da una profonda romanità! Un inno alla Roma Decadence". (Aldo Grasso)
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giovedì 11 ottobre 2018
NEWS - Occhio alle serie tv di DPlay in "Walter Presents", sorta di Netflix free e full con titoli europei non privi di curiosità
Articolo di Antonio Dipollina su "La Repubblica"
La febbre da serie tv non ha limiti, parliamo dell'offerta. Per esempio all'insegna del gratuito, per differenziarsi dai servizi streamig in pay, quelli di Discovery Channel si sono inventati Walter Presents. O meglio lo ha inventato Walter Iuzzolino. Viene da Genova, ma da tempo staziona in Inghilterra, per esempio a Channel Four, creando format assai pop e immergendosi nelle acque della fiction Internazionale. Con ordine: bisogna partire dal sito Dplay, gratuito, che ospita la produzione dei van canali Discovery, da Crozza in giù. Nella sezione Walter Presents sono già a disposizione alcune serie, soprattutto francesi, quasi sempre in originale con sottotitoli italiani. Si tratta di fiction di successo trasmesse dalla tv in chiaro dei vari Paesi. L'operazione è libera, con fruizione full, ovvero tutti gli episodi a disposizione, e senza spendere nulla si vive una sensazione alla Netflix o Amazon Video, e si può andare di maratona. A patto di essere interessati al genere e soprattutto di credere alle fiction europee, popolai nei rispettivi Paesi, come se fossero qualcosa anche di casa nostra. Vedi il caso francese. Due esempi su tutti. In primo è Spin. Gli uomini dell'ombra, thriller politico in onda su France 2, ambizioso tentativo di andare in scia a House of Cards, ma con avvio shock - kamikaze uccide il presidente francese - salvo scoprire che il terrorismo c'entra almeno quanto c'entrano micidiali trame di potere, tra ricatti incrociati e scheletri, neppure troppo metaforici, nell'armadio. L'altro esempio è Spiral, proposta anche in chiaro sul Canale 9. Si va indietro nel tempo: la fiction è partita nel 2005. E un noir che inizia con il delitto di una ragazza dell'Est Europa Anche qui, trame e intrecci giudiziario-politici. Dplay, forse per vezzo, forse per parodia o chissà, imita nella grafica del sito quella di Netflix: l'intenzione di farne una versione free, quasi rugged e comunque insolita, diventa, a quel punto, plateale.
Articolo di Antonio Dipollina su "La Repubblica"
La febbre da serie tv non ha limiti, parliamo dell'offerta. Per esempio all'insegna del gratuito, per differenziarsi dai servizi streamig in pay, quelli di Discovery Channel si sono inventati Walter Presents. O meglio lo ha inventato Walter Iuzzolino. Viene da Genova, ma da tempo staziona in Inghilterra, per esempio a Channel Four, creando format assai pop e immergendosi nelle acque della fiction Internazionale. Con ordine: bisogna partire dal sito Dplay, gratuito, che ospita la produzione dei van canali Discovery, da Crozza in giù. Nella sezione Walter Presents sono già a disposizione alcune serie, soprattutto francesi, quasi sempre in originale con sottotitoli italiani. Si tratta di fiction di successo trasmesse dalla tv in chiaro dei vari Paesi. L'operazione è libera, con fruizione full, ovvero tutti gli episodi a disposizione, e senza spendere nulla si vive una sensazione alla Netflix o Amazon Video, e si può andare di maratona. A patto di essere interessati al genere e soprattutto di credere alle fiction europee, popolai nei rispettivi Paesi, come se fossero qualcosa anche di casa nostra. Vedi il caso francese. Due esempi su tutti. In primo è Spin. Gli uomini dell'ombra, thriller politico in onda su France 2, ambizioso tentativo di andare in scia a House of Cards, ma con avvio shock - kamikaze uccide il presidente francese - salvo scoprire che il terrorismo c'entra almeno quanto c'entrano micidiali trame di potere, tra ricatti incrociati e scheletri, neppure troppo metaforici, nell'armadio. L'altro esempio è Spiral, proposta anche in chiaro sul Canale 9. Si va indietro nel tempo: la fiction è partita nel 2005. E un noir che inizia con il delitto di una ragazza dell'Est Europa Anche qui, trame e intrecci giudiziario-politici. Dplay, forse per vezzo, forse per parodia o chissà, imita nella grafica del sito quella di Netflix: l'intenzione di farne una versione free, quasi rugged e comunque insolita, diventa, a quel punto, plateale.
mercoledì 10 ottobre 2018
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Ma che, davero? Anche Carlo Verdone si dà alle serie tv! "Almeno una la dovrò fare..."
News tratta da "Il Giornale"
News tratta da "Il Giornale"
Carlo Verdone si dedicherà a una serie tv. Anche se non ha intenzione di trascurare il cinema. «Ho scritto cinque soggetti, ma dobbiamo essere d'accordo anche con il produttore. Il momento per il cinema italiano è talmente difficile che bisogna stare molto attenti, i risultati di questo inizio di stagione per il nostro cinema sono stati terribili». Così Carlo Verdone ieri a I lunatici su Radio2. «E cambiato tutto - ha aggiuntoma senza la sala cinematografica si perde molta poesia. Sta cambiando la fruizione del prodotto, io lavorerò ancora un po'... Probabilmente farò una incursione con una serie televisiva. Almeno una la dovrò fare. Me lo chiede il produttore e mi rendo conto anche io che con i tempi che corrono bisogna mettersi in gioco anche con cose del genere».
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martedì 9 ottobre 2018
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL FOGLIO
"Romolo+Giuly" fa ripiombare le serie tv italiane nel campanilismo con citazioni forzate
"Siamo moderni, giriamo le serie, ma ricaschiamo sempre nell'Italia dei campanili. Mezzo campanile: Roma nord schierata contro Roma sud (vale anche il contrario). Trascinando nella mischia William Shakespeare e soprattutto Baz Luhrmann, che nel 1996 aveva ambientato nella californiana Verona Beach il suo "Romeo+Giulietta" con Leonardo DiCaprio e Claire Danes. Gli innamorati divisi dalla rivalità familiare sono romanamente ribattezzati "Romolo+Giuly". Lui un Montacchi, ha per genitore il re della monnezza. Lei una Copulati, erede dei palazzinari che allignano al nord. La seconda metà del titolo, che allude a una guerra mondiale italiana, svela che nella vicenda entrano anche Milano e Napoli: altrettanto caricaturali, fungono da esca per gli spettatori non romani. "Romolo+Giuly" è prodotta da Fox (e su Fox va in onda, otto puntate). Con l'intenzione di ripetere il successo di `Boris", la serie che sfotteva i prodotti audiovisivi italiani scritti male e recitati peggio (la parola "fiction" andrebbe risparmiata, in questi casi: meglio il giro di parole). Ma "Boris" era a suo modo universale, le brutte sceneggiature, gli attori mediocri, i registi incapaci, le troupe svogliate si trovano dappertutto, anche dove il cinema e la tv sono migliori dei corrispettivi nostrani. Roma nord contro Roma sud resta una nicchia, di recente invenzione comica. Complice un video virale su YouTube, e un episodio pilota premiato nel 2016 al Roma Web Fest. Giocavano in casa, con spettatori che alle frasi "La breccia di Corso Francia" o "le sirene di Ponte Milvio" o "le miniere di cocaina di Vigna Clara" già ridono (chi a suo tempo spiegò che il tragico è universale, mentre il comico è geolocalizzato aveva in mente cose così). La busta con la nebbia padana potrebbe essere Totò - e già un po' allarghiamo l'orizzonte. Il regista Paolo Sorrentino, odiato a Napoli perché "La grande bellezza" l'ha girato a Roma, è tormentone cinefilo, e un po' generazionale. Totalmente generazionale è il pupazzo T'ciù, che conosce in carcere il televenditore Giorgio Mastrota (nella parte di se stesso): se non eravate davanti alla tv quando andava in onda "Bim Bum Bam", e quindi niente sapete del pupazzo Uan, lasciate ogni speranza. Si inoltrano nelle campagne padane per avere alleati, ma rifiutano di dare la caccia ai "negher" - finché pietoso non arriva il traduttore simultaneo: "Caccia ai terroni" (un avvocato di Crotone con toga e valigetta scappa inseguito dai forconi). Togli di qui e leva di là, resta la guerra tra i coatti che se vogliono andare dallo psicoanalista devono spacciarlo per personal trainer (la professione lì è fuorilegge) e i fighetti che trattano le filippine come animali domestici ("ti ho regalato un cucciolo", dice la mamma di Giuly alla figlia che va sposa, dopo aver firmato gli accordi prematrimoniali). Come da copione, tre Montacchi travestiti si infiltrano a Roma nord, dopo aver superato con l'inganno il check-point. Sullo sfondo, il Ponte della Musica, o Ponte Veltroni (di nuovo, ridono solo i romani). A una festa - nel castello dei Copulati che sopra lo stemma di famiglia ha il cartiglio "Coca Progresso Figa" - Romolo incontra Giuly, e si innamorano. Lo spettatore un po' si diverte e un po' si annoia. La trama la sappiamo - anche se qui la fanno partire dai Garibaldini. Citazioni e rimandi alla lunga sono forzati: Leonardo DiCaprio e Claire Danes amoreggiavano in piscina; Romolo sbaciucchia Giuly dietro la boccia del pesce rosso di Boris". (Mariarosa Mancuso)
IL FOGLIO
"Romolo+Giuly" fa ripiombare le serie tv italiane nel campanilismo con citazioni forzate
"Siamo moderni, giriamo le serie, ma ricaschiamo sempre nell'Italia dei campanili. Mezzo campanile: Roma nord schierata contro Roma sud (vale anche il contrario). Trascinando nella mischia William Shakespeare e soprattutto Baz Luhrmann, che nel 1996 aveva ambientato nella californiana Verona Beach il suo "Romeo+Giulietta" con Leonardo DiCaprio e Claire Danes. Gli innamorati divisi dalla rivalità familiare sono romanamente ribattezzati "Romolo+Giuly". Lui un Montacchi, ha per genitore il re della monnezza. Lei una Copulati, erede dei palazzinari che allignano al nord. La seconda metà del titolo, che allude a una guerra mondiale italiana, svela che nella vicenda entrano anche Milano e Napoli: altrettanto caricaturali, fungono da esca per gli spettatori non romani. "Romolo+Giuly" è prodotta da Fox (e su Fox va in onda, otto puntate). Con l'intenzione di ripetere il successo di `Boris", la serie che sfotteva i prodotti audiovisivi italiani scritti male e recitati peggio (la parola "fiction" andrebbe risparmiata, in questi casi: meglio il giro di parole). Ma "Boris" era a suo modo universale, le brutte sceneggiature, gli attori mediocri, i registi incapaci, le troupe svogliate si trovano dappertutto, anche dove il cinema e la tv sono migliori dei corrispettivi nostrani. Roma nord contro Roma sud resta una nicchia, di recente invenzione comica. Complice un video virale su YouTube, e un episodio pilota premiato nel 2016 al Roma Web Fest. Giocavano in casa, con spettatori che alle frasi "La breccia di Corso Francia" o "le sirene di Ponte Milvio" o "le miniere di cocaina di Vigna Clara" già ridono (chi a suo tempo spiegò che il tragico è universale, mentre il comico è geolocalizzato aveva in mente cose così). La busta con la nebbia padana potrebbe essere Totò - e già un po' allarghiamo l'orizzonte. Il regista Paolo Sorrentino, odiato a Napoli perché "La grande bellezza" l'ha girato a Roma, è tormentone cinefilo, e un po' generazionale. Totalmente generazionale è il pupazzo T'ciù, che conosce in carcere il televenditore Giorgio Mastrota (nella parte di se stesso): se non eravate davanti alla tv quando andava in onda "Bim Bum Bam", e quindi niente sapete del pupazzo Uan, lasciate ogni speranza. Si inoltrano nelle campagne padane per avere alleati, ma rifiutano di dare la caccia ai "negher" - finché pietoso non arriva il traduttore simultaneo: "Caccia ai terroni" (un avvocato di Crotone con toga e valigetta scappa inseguito dai forconi). Togli di qui e leva di là, resta la guerra tra i coatti che se vogliono andare dallo psicoanalista devono spacciarlo per personal trainer (la professione lì è fuorilegge) e i fighetti che trattano le filippine come animali domestici ("ti ho regalato un cucciolo", dice la mamma di Giuly alla figlia che va sposa, dopo aver firmato gli accordi prematrimoniali). Come da copione, tre Montacchi travestiti si infiltrano a Roma nord, dopo aver superato con l'inganno il check-point. Sullo sfondo, il Ponte della Musica, o Ponte Veltroni (di nuovo, ridono solo i romani). A una festa - nel castello dei Copulati che sopra lo stemma di famiglia ha il cartiglio "Coca Progresso Figa" - Romolo incontra Giuly, e si innamorano. Lo spettatore un po' si diverte e un po' si annoia. La trama la sappiamo - anche se qui la fanno partire dai Garibaldini. Citazioni e rimandi alla lunga sono forzati: Leonardo DiCaprio e Claire Danes amoreggiavano in piscina; Romolo sbaciucchia Giuly dietro la boccia del pesce rosso di Boris". (Mariarosa Mancuso)
lunedì 8 ottobre 2018
GOSSIP - Tremate, tremate, le Streghe svalvolate son tornate! Dopo i deliri di Rose McGowan anche Alyssa Milano si reinventa come paladina rivoluzionaria (a tavola)
Alyssa Milano is speaking out for change. The 45-year-old actress and activist attended and spoke at the inaugural year of the Actions For Change Food & Music Festival on Sunday (September 30) in Parkland, Fla. The event was founded to help soothe and heal the community of Parkland and its residents, following the horrific mass shooting at Marjory Stoneman Douglas High School in February. The festival included appearances from entertainers, artists, chefs, restaurateurs and mixologists from around the country. It’s also the culmination and grand finale of a week-long series of over 80 concerts across America to end gun violence. “I had the honor of attending the #ActionsForChange festival in Parkland. I love this community. I love these people. I’ve seen the future in these young leaders. It’s all going to be ok. #MSDStrong,” Alyssa wrote on Instagram.
domenica 7 ottobre 2018
Con #RomoloGiuly l'epitaffio di #Boris è tratto. Un bukkake di rimandi, un citarsi addosso col rischio di diventare ciechi. Non fa ridere manco con la barba di Ciavarro sotto i piedi. Fortunato Cerlino alle prese con "Ce ripigliam tutt' chell che è o nuost" (geniale!). Voto: 2⃣
— Leo Damerini (@LeoDamerini) 1 ottobre 2018
sabato 6 ottobre 2018
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venerdì 5 ottobre 2018
NEWS - Ultima ora! Amazon debutterà nel 2019 con una serie tv italiana autoprodotta (dagli autori di "Gomorra")
News tratta da "La Stampa"
A breve Amazon Prime lavorerà anche in Italia. «Stiamo creando un trama originale, di cui potremo dire di più solo l'anno prossimo, con due scrittori di incredibile talento, tra i migliori in Italia, Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli, autori di Gomorra, con cui abbiamo lavorato già in ZeroZeroZero», serie basata sul libro di Roberto Saviano e co-prodotta con Sky, Canal+. «Ci è piaciuto molto lavorare con loro e lo show che stiamo mettendo a punto è il prossimo passo della nostra relazione».
News tratta da "La Stampa"
A breve Amazon Prime lavorerà anche in Italia. «Stiamo creando un trama originale, di cui potremo dire di più solo l'anno prossimo, con due scrittori di incredibile talento, tra i migliori in Italia, Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli, autori di Gomorra, con cui abbiamo lavorato già in ZeroZeroZero», serie basata sul libro di Roberto Saviano e co-prodotta con Sky, Canal+. «Ci è piaciuto molto lavorare con loro e lo show che stiamo mettendo a punto è il prossimo passo della nostra relazione».
giovedì 4 ottobre 2018
NEWS - Anteprima! La prima immagine di Helen Mirren in "Catherine the Great" (3° partnership tra Sky e HBO)
Ecco la prima immagine di Helen Mirren nelle vesti di una delle figure femminili più potenti di tutti i tempi nella produzione originale Sky e HBO, Catherine the Great, ambientata nella sfarzosa ma politicamente spietata corte russa del 18° secolo. In una corte scintillante e assetata di potere, accanto alla vincitrice del premio Oscar®, vedremo Jason Clarke (Zero Dark Thirty) nel ruolo di Potemkin, lo statista preferito di Caterina oltreché comandante militare e amante, la vincitrice del BAFTA Gina McKee (Bodyguard), che interpreta la Contessa Bruce, amica e confidente di tutta una vita, e Rory Kinnear (The Imitation Game) nei panni del ministro Panin, abile uomo politico, consigliere del figlio ed erede di Caterina, Paolo I (Joseph Quinn). Anche Richard Roxburgh (Moulin Rouge) si unisce al cast nella parte di Grigory Orlov, uno degli ex amanti di Caterina che, con suo fratello Alexei Orlov (interpretato da Kevin R McNally, Unforgotten), ha orchestrato il colpo di stato che ha portato Caterina al potere. La serie, in quattro parti, che attualmente viene girata in palazzi e set in Russia, Lettonia e Lituania, racconta gli ultimi anni del lungo regno di Caterina, durato 34 anni, durante i quali l’imperatrice ha costruito la reputazione della Russia come una delle grandi potenze dell'Europa. Questa primissima immagine mostra Helen Mirren nei panni dell'imperatrice Caterina nei suoi alloggi privati ricostruiti sulla base dei palazzi russi originali e circondata da copie, create per l’occasione, dei quadri presenti all'Ermitage. Il cast al completo include Clive Russell (Il Trono di Spade) nel ruolo di The Fool, Sam Palladio (Nashville) che interpreta il giovane amante di Caterina Alexander Vasilichikov, Lucas Englander (Genius) nel ruolo del luogotenente Mirovich, Antonia Clarke (Les Misérables) nei panni della Principessa Sofia, Paul Ritter (Friday Night Dinner) nel ruolo del generale Suvorov, Paul Kaye nei panni di Pugachev, Thomas Doherty come Peter Zavadovsky, Raphael Acloque che interpreta Platon Zubov, James Northcote come Alexander Bezborodko ed Andrew Rothney come Alexander Dmitriev-Mamonov. Scritta da Nigel Williams (Elizabeth I) e diretta dal regista vincitore di BAFTA ed Emmy Philip Martin (The Crown), Catherine the Great è prodotta da Origin Pictures e New Pictures. È il terzo progetto frutto della partnership tra Sky e HBO per lo sviluppo di produzioni globali di alto livello. La serie verrà trasmessa nel 2019 su Sky Atlantic in Italia, ma anche nel Regno Unito, Irlanda, Germania, Austria e Spagna. Sky Vision gestirà la vendita e la distribuzione internazionale.
mercoledì 3 ottobre 2018
NEWS - A(m)maz(z)on, che palinsesto! Presentato a Londra il carnet seriale deluxe di Prime Video: da "Homecoming" di Sam Esmail a "The Romanoffs" di Matthew Weiner e "Good Omens" di Terry Pratchett. Julia Roberts, esordiente seriale come Orlando Bloom e Cara Delevingne, non ha dubbi: "qui si respira arte e libertà!"
Articolo tratto da "Il Messaggero"
Per rischiare tutto, a cinquant'anni, ci vuole coraggio. Specialmente se il proprio lavoro è a Hollywood, e se a quell'età si dispone ancora di un piccolo capitale di successo, potere e bellezza. Julia Roberts, però, non è donna da facili conformismi. E così, compiuto mezzo secolo d'età, il Premio Oscar si è regalata un esordio assoluto in una serie tv. «Non è stato poi cosi diverso dal fare un film, a parte il fatto che la gente vive nel terrore dagli spoiler e che ogni tanto serviva che qualcuno mi ricordasse a che punto della storia fossimo arrivati», ha detto ieri l'attrice, ospite a sorpresa del meeting organizzato da Amazon a Londra per presentare alla stampa le novità della piattaforma Prime Video.
Protagonista della serie Homecoming, in Italia dal 2 novembre, diretta dal papà di Mr Robot Sam Esmail e già rinnovata per una seconda stagione, Roberts interpreta il ruolo di una psicologa, Heidi Bergman, che assiste i militari appena rientrati dal fronte. Ma l'azienda per cui lavora non è cosi onesta come sembra: «E un thriller in cui mi hanno affidato un doppio personaggio, vulnerabile e autoritario. Sono orgogliosa di Homecoming, è un prodotto artistico». «Arte» e «libertà» sono termini che ricorrono in più di un'occasione: li usa anche il fumettista e scrittore Neil Gaiman, presentando le prime immagini dell'attesa serie Good Omens, tratta dal romanzo, scritto a quattro mani con il genio del fantasy comico Terry Pratchett, Buona Apocalisse a tutti!. «Ricordo di aver sprecato anni a proporre a chiunque il progetto di American Gods: tutti mi dicevano che era troppo strano, troppo inconsueto. Amazon, appena l'ha letto, l'ha voluto immediatamente. È gente che ha rispetto per la libertà degli autori». E cosi Gaiman, dopo aver firmato un contratto in esclusiva per la piattaforma, e lavorato alla seconda stagione di American Gods, è riuscito a rendere reale anche «l'ultimo desiderio di Pratchett, cioè quello di trasformare Buona Apocalisse a tutti! in una serie tv. Terry Gilliam voleva farne un film, ma non ci è riuscito. L'ho scritta in 18 mesi, ci sono 10 milioni di fan in tutto il mondo pronti a linciarmi, se dovessi sbagliare». Ma dalle prime immagini mostrate ieri - uno spassoso dialogo tra candido angelo Michael Sheen e il diavolo dagli occhi di serpente David Tennant, e una sequenza con Jon Hamm nei panni (sempre elegantissimi) dell'Arcangelo Gabriele - Good Omens, «la prima commedia mai girata sull'Apocalisse», ha le carte in regola per diventare uno dei cult del 2019.
Farà parlare di sé anche The Romanoffs, la prima delle novità Prime Video a trovare la via dello streaming il 16 ottobre, che ieri a Londra ha festeggiato la sua première: nata dalla penna di Matthew Weiner, tomato a scrivere per la tv a 11 anni da Mad Men, The Romanoffs è una serie in otto puntate, autonome l'una dall'altra, ambientate ai giorni nostri e accomunate da uno spunto, cioè l'appartenenza di alcuni dei protagonisti alla stirpe degli zar di Russia. Colonna sonora rock (Cake, Lou Reed nei primi due episodi), pochi nomi celebri nel cast (Aaron Eckhart, Isabelle Huppert) e molti volti che Weiner spera di lanciare, «come fu con Mad Men. Ho voluto mantenere lo stesso staff, lo stesso approccio cinematografico alle inquadrature e un certo senso dello humor». Che ne I Romanoffs ha una qualità nera, quasi sovversiva, come si intuisce già dall'intrigante sigla inziale: «Non mi interessa raccontare storie in cui non ci sia umorismo, anche se si tratta di melodrammi».
Tra gli altri titoli presentati ieri, molta Germania con le nuove stagioni della serie Deutschland, 86 e 89 (tutta sulla caduta del Muro), il thriller Beat, ambientato nei club della Berlino techno tra dj set e traffico di organi, e la coproduzione franco-tedesca Deutsch-les-Landes, sorta di Benvenuti al Sud in cui un paesino francese in bancarotta viene ripopolato da ricchi tedeschi.
Confermato anche il ritorno di Jack Ryan, in una seconda stagione in cui a John Krasinski si affiancherà Noomi Rapace, «nei panni di una donna tostissima - ha detto l'attore - ma poco amichevole», e l'arrivo nel corso del 2019 del misterioso Carnival Row, fantasy-steampunk con Orlando Bloom detective e Cara Delevingne fata ribelle. «Non sarà un fantasy come tutti gli altri - ha detto la modella e attrice - tratterà temi importanti e politici, come l'immigrazione, il classismo e il razzismo". Una serie che segna un altro esordio in tv, quello di Orlando Bloom: "È un film epico, ambientato in un mondo quasi vittoriano. Non potevo tirarmi indietro di fronte a un progetto così particolare. Cosi artistico".
Protagonista della serie Homecoming, in Italia dal 2 novembre, diretta dal papà di Mr Robot Sam Esmail e già rinnovata per una seconda stagione, Roberts interpreta il ruolo di una psicologa, Heidi Bergman, che assiste i militari appena rientrati dal fronte. Ma l'azienda per cui lavora non è cosi onesta come sembra: «E un thriller in cui mi hanno affidato un doppio personaggio, vulnerabile e autoritario. Sono orgogliosa di Homecoming, è un prodotto artistico». «Arte» e «libertà» sono termini che ricorrono in più di un'occasione: li usa anche il fumettista e scrittore Neil Gaiman, presentando le prime immagini dell'attesa serie Good Omens, tratta dal romanzo, scritto a quattro mani con il genio del fantasy comico Terry Pratchett, Buona Apocalisse a tutti!. «Ricordo di aver sprecato anni a proporre a chiunque il progetto di American Gods: tutti mi dicevano che era troppo strano, troppo inconsueto. Amazon, appena l'ha letto, l'ha voluto immediatamente. È gente che ha rispetto per la libertà degli autori». E cosi Gaiman, dopo aver firmato un contratto in esclusiva per la piattaforma, e lavorato alla seconda stagione di American Gods, è riuscito a rendere reale anche «l'ultimo desiderio di Pratchett, cioè quello di trasformare Buona Apocalisse a tutti! in una serie tv. Terry Gilliam voleva farne un film, ma non ci è riuscito. L'ho scritta in 18 mesi, ci sono 10 milioni di fan in tutto il mondo pronti a linciarmi, se dovessi sbagliare». Ma dalle prime immagini mostrate ieri - uno spassoso dialogo tra candido angelo Michael Sheen e il diavolo dagli occhi di serpente David Tennant, e una sequenza con Jon Hamm nei panni (sempre elegantissimi) dell'Arcangelo Gabriele - Good Omens, «la prima commedia mai girata sull'Apocalisse», ha le carte in regola per diventare uno dei cult del 2019.
Farà parlare di sé anche The Romanoffs, la prima delle novità Prime Video a trovare la via dello streaming il 16 ottobre, che ieri a Londra ha festeggiato la sua première: nata dalla penna di Matthew Weiner, tomato a scrivere per la tv a 11 anni da Mad Men, The Romanoffs è una serie in otto puntate, autonome l'una dall'altra, ambientate ai giorni nostri e accomunate da uno spunto, cioè l'appartenenza di alcuni dei protagonisti alla stirpe degli zar di Russia. Colonna sonora rock (Cake, Lou Reed nei primi due episodi), pochi nomi celebri nel cast (Aaron Eckhart, Isabelle Huppert) e molti volti che Weiner spera di lanciare, «come fu con Mad Men. Ho voluto mantenere lo stesso staff, lo stesso approccio cinematografico alle inquadrature e un certo senso dello humor». Che ne I Romanoffs ha una qualità nera, quasi sovversiva, come si intuisce già dall'intrigante sigla inziale: «Non mi interessa raccontare storie in cui non ci sia umorismo, anche se si tratta di melodrammi».
Tra gli altri titoli presentati ieri, molta Germania con le nuove stagioni della serie Deutschland, 86 e 89 (tutta sulla caduta del Muro), il thriller Beat, ambientato nei club della Berlino techno tra dj set e traffico di organi, e la coproduzione franco-tedesca Deutsch-les-Landes, sorta di Benvenuti al Sud in cui un paesino francese in bancarotta viene ripopolato da ricchi tedeschi.
Confermato anche il ritorno di Jack Ryan, in una seconda stagione in cui a John Krasinski si affiancherà Noomi Rapace, «nei panni di una donna tostissima - ha detto l'attore - ma poco amichevole», e l'arrivo nel corso del 2019 del misterioso Carnival Row, fantasy-steampunk con Orlando Bloom detective e Cara Delevingne fata ribelle. «Non sarà un fantasy come tutti gli altri - ha detto la modella e attrice - tratterà temi importanti e politici, come l'immigrazione, il classismo e il razzismo". Una serie che segna un altro esordio in tv, quello di Orlando Bloom: "È un film epico, ambientato in un mondo quasi vittoriano. Non potevo tirarmi indietro di fronte a un progetto così particolare. Cosi artistico".
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martedì 2 ottobre 2018
NEWS - Clamoroso al Cibali! Netflix produrrà serie tv dove gli spettatori potranno scegliere i finali (a cominciare da "Black Mirror")
News tratta da "Deadline"
In an effort to find yet another way to make its service sticky, Netflix is planning to roll out interactive features on shows including Black Mirror that will enable viewers to choose their own endings, according to a report by Bloomberg. Citing unnamed sources, the report said projects will be released before the end of the year that follow the model of some kids shows already on Netflix, such as Puss in Book. The technology follows the pattern of videogames, and Netflix has videogame-based shows in the works, including a take on Minecraft due by the end of 2018. HBO has already dipped a toe into interactive waters this year with Mosaic. The six-part Steven Soderbergh-directed mystery thriller aired on the linear network but was accompanied by an app featuring a range of different story threads that viewers could customize. Critics generally praised Soderbergh’s narrative architecture and the experience of the show. Black Mirror is a prominent, Emmy-winning series for Netflix, whose themes lend themselves to high-tech experimentation. The fifth season of the Charlie Brooker-created show is expected to premiere in December. In addition to Black Mirror, Netflix has closed a deal for one other live-action series and is in the final stages of other deals, according to Bloomberg. While plenty of reality series have incorporated interactive elements for years now, the scripted realm faces hurdles to wider deployment of choose-your-own-ending storytelling. In addition to the technology requirements, it requires more extensive scripts and produced scenes. That can present budget and labor challenges for producers.
News tratta da "Deadline"
In an effort to find yet another way to make its service sticky, Netflix is planning to roll out interactive features on shows including Black Mirror that will enable viewers to choose their own endings, according to a report by Bloomberg. Citing unnamed sources, the report said projects will be released before the end of the year that follow the model of some kids shows already on Netflix, such as Puss in Book. The technology follows the pattern of videogames, and Netflix has videogame-based shows in the works, including a take on Minecraft due by the end of 2018. HBO has already dipped a toe into interactive waters this year with Mosaic. The six-part Steven Soderbergh-directed mystery thriller aired on the linear network but was accompanied by an app featuring a range of different story threads that viewers could customize. Critics generally praised Soderbergh’s narrative architecture and the experience of the show. Black Mirror is a prominent, Emmy-winning series for Netflix, whose themes lend themselves to high-tech experimentation. The fifth season of the Charlie Brooker-created show is expected to premiere in December. In addition to Black Mirror, Netflix has closed a deal for one other live-action series and is in the final stages of other deals, according to Bloomberg. While plenty of reality series have incorporated interactive elements for years now, the scripted realm faces hurdles to wider deployment of choose-your-own-ending storytelling. In addition to the technology requirements, it requires more extensive scripts and produced scenes. That can present budget and labor challenges for producers.
lunedì 1 ottobre 2018
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
In "Ozark" una discesa nell'abisso come "Breaking Bad", ma meno tragica
"Grana, contante, capitale, gruzzolo, pecunia, cocuzze, verdoni denaro... Quello che separa 'i ricchi dai poveri. Ma cos'è il denaro? E' tutto se non ne hai, giusto? Metà degli adulti americani ha più debiti della carta di credito che risparmi'. E con quest'amara considerazione che si apre Ozark, una delle più belle serie targate Netflix, di cui è appena stata rilasciata l'attesissima seconda stagione. Marty Byrde (Jason Bateman) fa il revisore contabile, ha una bella famiglia e una vita regolare, da media borghesia democratica che ha raggiunto un buono status sociale ma deve lottare per mantenerlo senza restare indietro nella corsa al benessere. E un tipo pragmatico, metodico, portatore di una discreta dose d'infelicità, concentrato nello sforzo di provvedere alla moglie Wendy (Laura Linney) e dei due figli. Ma basta una fatalità, un semplice scarto nella linearità dei binari del destino, per convincere Marty che si merita di più. L'incontro casuale con un narcotrafficante diventa un'opportunità da cogliere e lo trasforma nel più abile riciclatore di denaro del Cartel. Inizia così un viaggio grottesco, carico di violenza: le cose cominciano presto ad andare male e la compromissione con la criminalità non è priva di sanguinose conseguenze, per lui e per chi lo circonda. Nello sperduto lago Ozark, un bacino artificiale, patria di quelli che in Usa chiamano «redneck», bifolchi, Marty vede un'occasione per i suoi traffici, vi trasferisce la famiglia non immaginando di inserirsi in un ecosistema umano già corrotto, in cui trascina anche la moglie e i figli, in un crescendo drammatico. Sulle loro tracce, arriva presto anche l'Fbi. Guardando Ozark, è difficile non pensare a Breaking Bad. La discesa nell'abisso del male è simile ma meno tragica, come se Marty fosse un «antieroe minore». Non reagisce a un destino avverso, ma cerca con pochi scrupoli di riprendersi ciò che ritiene gli spetti di diritto". (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
In "Ozark" una discesa nell'abisso come "Breaking Bad", ma meno tragica
"Grana, contante, capitale, gruzzolo, pecunia, cocuzze, verdoni denaro... Quello che separa 'i ricchi dai poveri. Ma cos'è il denaro? E' tutto se non ne hai, giusto? Metà degli adulti americani ha più debiti della carta di credito che risparmi'. E con quest'amara considerazione che si apre Ozark, una delle più belle serie targate Netflix, di cui è appena stata rilasciata l'attesissima seconda stagione. Marty Byrde (Jason Bateman) fa il revisore contabile, ha una bella famiglia e una vita regolare, da media borghesia democratica che ha raggiunto un buono status sociale ma deve lottare per mantenerlo senza restare indietro nella corsa al benessere. E un tipo pragmatico, metodico, portatore di una discreta dose d'infelicità, concentrato nello sforzo di provvedere alla moglie Wendy (Laura Linney) e dei due figli. Ma basta una fatalità, un semplice scarto nella linearità dei binari del destino, per convincere Marty che si merita di più. L'incontro casuale con un narcotrafficante diventa un'opportunità da cogliere e lo trasforma nel più abile riciclatore di denaro del Cartel. Inizia così un viaggio grottesco, carico di violenza: le cose cominciano presto ad andare male e la compromissione con la criminalità non è priva di sanguinose conseguenze, per lui e per chi lo circonda. Nello sperduto lago Ozark, un bacino artificiale, patria di quelli che in Usa chiamano «redneck», bifolchi, Marty vede un'occasione per i suoi traffici, vi trasferisce la famiglia non immaginando di inserirsi in un ecosistema umano già corrotto, in cui trascina anche la moglie e i figli, in un crescendo drammatico. Sulle loro tracce, arriva presto anche l'Fbi. Guardando Ozark, è difficile non pensare a Breaking Bad. La discesa nell'abisso del male è simile ma meno tragica, come se Marty fosse un «antieroe minore». Non reagisce a un destino avverso, ma cerca con pochi scrupoli di riprendersi ciò che ritiene gli spetti di diritto". (Aldo Grasso)
sabato 29 settembre 2018
venerdì 28 settembre 2018
NEWS - TimVision, con "L'amica geniale" apre alle serie tv autoprodotte dopo gli acquisti deluxe di "The Handmaid's Tale" e "Killing Eve"
Articolo tratto da "Affari&Finanza"
TIMVISION è una delle principali piattaforme di streaming del panorama italiano e offre serie tv in anteprima esclusiva, grandi successi cinematografici, film inediti, cartoni animati, grandi eventi sportivi, documentari, programmi di intrattenimento e news anche grazie ad importanti accordi siglati, tra i più recenti quelli con Vision Distribution, Mediaset, Warner Bros. e Eurosport. Punta a dare la migliore user experience con la migliore offerta di connettività fissa e mobile: l'obiettivo è quello di unire con una unica soluzione connettività e contenuti. Oggi alla base di qualsiasi servizio, in mobilità o a casa, è la disponibilità di una connessione veloce e stabile. E Tim punta a offrire qualità di infrastruttura sempre più orientata alla fruizione dei servizi, un percorso che registra oggi oltre 1,6 milioni di clienti Timvision e che consente alla piattaforma on demand di posizionarsi al centro della rivoluzione digitale promessa al mercato dal piano strategico DigiTIM. Inoltre, per vivere un'esperienza ancora più completa, con il decoder TIM Box e le sue funzionalità rinnovate è possibile l'accesso rapido ai canali, riprendere la visione dall'inizio del programma o rivederlo quando si vuole. Per quanto riguarda lo sport, comprende i grandi appuntamenti sportivi grazie alla partnership con Eurosport per seguire i principal' eventi italiani e internazionali. Dopo gli US Open dello scorso agosto, si prosegue in ottobre con il campionato Serie A di basket, la Coppa del Mondo di sci alpino a Sölden e le classiche di fine stagione del ciclismo. Anche il grande caldo della Serie A TIM è protagonista: per i clienti è infatti disponibile direttamente sul decoder l'app Dazn. Da più di un anno, inoltre, Timvision è impegnata nella realizzazione di progetti di produzione e coproduzione di film e serie TV, in collaborazione con i principali player del mercato nazionale ed internazionale e la stagione autunnale si avvia con molti titoli attesi che rafforzano l'offerta streaming. In questo percorso di crescita si è inserita a 'Venezia 75' con "L'amica geniale", uno dei progetti più attesi della prossima stagione televisiva, tratto dal primo libro della quadrilogia di Elena Ferrante, best seller nel mondo ed edito in Italia da Edizioni E/O. Sono state presentate al festival le prime due puntate della serie diretta da Saverio Costanzo. La serie andrà in onda in autunno nello stesso giorno e nella stessa fascia oraria su Timvision e Rai 1. Timvision punta alla pluralità dei modi di fruizione e nella differenziazione dei pubblici a cui si rivolge con stone sempre diverse ma ognuna con una sua natura innovativa, confermando il proprio impegno produttivo nel valorizzare la creatività italiana e i giovani talenti ma con attenzione anche ai grandi successi internazionali. Ne sono un esempio le esclusive in Italia di "The Handmaid's Tale", "Killing Eve" e "The Good Fight", le serie tv più importanti nel panorama mondiale. A questi titoli si affiancano produzioni di grande successo come "SKAM Italia", coprodotto con Cross Productions perla regia di Ludovico Bessegato. La prima stagione ha raccolto un incredibile successo di pubblico e critica in tutto il mondo, fino a trasformarsi in un vero e proprio fenomeno internazionale testimoniato dalle oltre 8 milioni di views sui social e da un pubblico estremamente giovane - il 65% dell'audience ha meno di 20 anni. Sempre per il pubblico dei giovanissimi ha prodotto la docuserie "Dark Polo Gang - La serie", sul gruppo musicale omonimo, una band che è un vero e proprio fenomeno di popolarità tra i teen, coprodotta con Oplon Film in associazione con Ring Film, e diretta da Tommaso Bertani e Carlo Salsa. "TIM prosegue con determinazione nel percorso di arricchimento dell'offerta di Timvision, puntando su prodotti esclusivi che derivano dalle nostre produzioni o da accordi con i più importanti player del mercato. La nostra offerta è già apprezzata da oltre 1,6 milioni di clienti e stiamo puntando molto sulle nuove produzioni e acquisizioni nazionali ed internazionali. II decoder TIM Box è una finestra aperta che propone le offerte di più player anziché un unico pacchetto di un solo broadcaster" sottolinea Daniela Biscarini, Responsabile Multimedia Entertainment e Consumer Digital Services di TIM.
Articolo tratto da "Affari&Finanza"
TIMVISION è una delle principali piattaforme di streaming del panorama italiano e offre serie tv in anteprima esclusiva, grandi successi cinematografici, film inediti, cartoni animati, grandi eventi sportivi, documentari, programmi di intrattenimento e news anche grazie ad importanti accordi siglati, tra i più recenti quelli con Vision Distribution, Mediaset, Warner Bros. e Eurosport. Punta a dare la migliore user experience con la migliore offerta di connettività fissa e mobile: l'obiettivo è quello di unire con una unica soluzione connettività e contenuti. Oggi alla base di qualsiasi servizio, in mobilità o a casa, è la disponibilità di una connessione veloce e stabile. E Tim punta a offrire qualità di infrastruttura sempre più orientata alla fruizione dei servizi, un percorso che registra oggi oltre 1,6 milioni di clienti Timvision e che consente alla piattaforma on demand di posizionarsi al centro della rivoluzione digitale promessa al mercato dal piano strategico DigiTIM. Inoltre, per vivere un'esperienza ancora più completa, con il decoder TIM Box e le sue funzionalità rinnovate è possibile l'accesso rapido ai canali, riprendere la visione dall'inizio del programma o rivederlo quando si vuole. Per quanto riguarda lo sport, comprende i grandi appuntamenti sportivi grazie alla partnership con Eurosport per seguire i principal' eventi italiani e internazionali. Dopo gli US Open dello scorso agosto, si prosegue in ottobre con il campionato Serie A di basket, la Coppa del Mondo di sci alpino a Sölden e le classiche di fine stagione del ciclismo. Anche il grande caldo della Serie A TIM è protagonista: per i clienti è infatti disponibile direttamente sul decoder l'app Dazn. Da più di un anno, inoltre, Timvision è impegnata nella realizzazione di progetti di produzione e coproduzione di film e serie TV, in collaborazione con i principali player del mercato nazionale ed internazionale e la stagione autunnale si avvia con molti titoli attesi che rafforzano l'offerta streaming. In questo percorso di crescita si è inserita a 'Venezia 75' con "L'amica geniale", uno dei progetti più attesi della prossima stagione televisiva, tratto dal primo libro della quadrilogia di Elena Ferrante, best seller nel mondo ed edito in Italia da Edizioni E/O. Sono state presentate al festival le prime due puntate della serie diretta da Saverio Costanzo. La serie andrà in onda in autunno nello stesso giorno e nella stessa fascia oraria su Timvision e Rai 1. Timvision punta alla pluralità dei modi di fruizione e nella differenziazione dei pubblici a cui si rivolge con stone sempre diverse ma ognuna con una sua natura innovativa, confermando il proprio impegno produttivo nel valorizzare la creatività italiana e i giovani talenti ma con attenzione anche ai grandi successi internazionali. Ne sono un esempio le esclusive in Italia di "The Handmaid's Tale", "Killing Eve" e "The Good Fight", le serie tv più importanti nel panorama mondiale. A questi titoli si affiancano produzioni di grande successo come "SKAM Italia", coprodotto con Cross Productions perla regia di Ludovico Bessegato. La prima stagione ha raccolto un incredibile successo di pubblico e critica in tutto il mondo, fino a trasformarsi in un vero e proprio fenomeno internazionale testimoniato dalle oltre 8 milioni di views sui social e da un pubblico estremamente giovane - il 65% dell'audience ha meno di 20 anni. Sempre per il pubblico dei giovanissimi ha prodotto la docuserie "Dark Polo Gang - La serie", sul gruppo musicale omonimo, una band che è un vero e proprio fenomeno di popolarità tra i teen, coprodotta con Oplon Film in associazione con Ring Film, e diretta da Tommaso Bertani e Carlo Salsa. "TIM prosegue con determinazione nel percorso di arricchimento dell'offerta di Timvision, puntando su prodotti esclusivi che derivano dalle nostre produzioni o da accordi con i più importanti player del mercato. La nostra offerta è già apprezzata da oltre 1,6 milioni di clienti e stiamo puntando molto sulle nuove produzioni e acquisizioni nazionali ed internazionali. II decoder TIM Box è una finestra aperta che propone le offerte di più player anziché un unico pacchetto di un solo broadcaster" sottolinea Daniela Biscarini, Responsabile Multimedia Entertainment e Consumer Digital Services di TIM.
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giovedì 27 settembre 2018
NEWS - Ultima ora! Mussolini sul serial: "M. Il figlio del secolo" di Scurati diventerà una serie tv per Wildside ("The Young Pope", "Il Miracolo")
News tratta da LaStampa.it
Wildside ha acquisito i diritti del romanzo «M. Il figlio del secolo» di Antonio Scurati (edito da Bompiani), attualmente ai vertici delle classifiche dei libri più venduti in Italia. La casa di produzione di Lorenzo Mieli e Mario Gianani (In Treatment, 1992, 1993, La Mafia uccide solo d’estate, The Young Pope, Il Miracolo, L’amica geniale) trasformerà il libro - che racconta il fascismo come un romanzo, dall’interno, senza filtro politico e ideologico - in una serie televisiva. Si tratta di «un romanzo, sì, ma un romanzo in cui d’inventato non c’è nulla. Al contrario, ogni singolo accadimento, personaggio, dialogo o discorso è storicamente documentato o autorevolmente testimoniato da più di una fonte. È la storia dell’Italia tra il 1919 e il 1925, dalla fondazione dei Fasci italiani di combattimento al delitto Matteotti, la storia di un Paese che si consegna alla dittatura, la storia di un uomo che rinasce molte volte dalle proprie ceneri. La storia della Storia che ci ha resi quello che siamo».
News tratta da LaStampa.it
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mercoledì 26 settembre 2018
NEWS - Clamoroso al Cibali! Apple farà concorrenza a Netflix e compagnia streaming senza serie tv con scene di sesso, violenza e politica
Articolo tratto da "Il Giornale"
Ecco la prima mossa per sparigliare le carte in vista dell'ingresso nel mondo di Netflix. Come si sa, Apple sta per iscriversi alla grande corsa dei contenuti in streaming originali: film programmi televisivi, serie tv. Però, ed è la strategia, decide di farlo senza far violenze, scene di sesso e prese di posizione politiche. Mica poco in un mercato che spesso vive di questi contenuti, spesso firmati Netflix come House of Cards e Orange is the New Black, Game of Thrones, Breaking Bad, Dexter fino a Homeland e Walking Dead. Una politica molto restrittiva che potrebbe complicare i programmi della Mela, decisa a investire in contenuti originali 4,2 miliardi di dollari entro il 2022. Il primo veto - afferma il Wall Street Journal che ha lanciato la notizia - sarebbe arrivato dall'amministratore delegato di Tim Cook su Vital Signs, serie tv ispirata alla biografia piuttosto sopra le righe del rapper Dr Dre, uno dei mammasantissima della scena musicale americana. Motivo: una scena che ritraeva un'orgia. Non è bastato un taglio ma c'è voluto lo stop, visto che Cook avrebbe deciso di cassare l'intera produzione. E non sembra essere, sostiene il Wall Street Journal, una scelta isolata ma una vera e propria linea editoriale: la Mela vuole qualità, grandi firme e stelle del cinema, ma non accetterà contenuti che possano urtare la suscettibilità di alcuni spettatori. E una strategia che può invertire la linea e dare una nuova tendenza allo streaming dei prossimi anni. Però, nel frattempo, la decisione potrebbe spaventare alcuni sceneggiatori e registi. Perché? Perché, nonostante i golosissimi cachet elargiti da Cupertino, potrebbero evitare di incorrere in lacci troppo stretti e preferire contenuti più oscuri ma di maggiore appeal e (forse) successo. Bisognerà infatti capire se, al netto della suscettibilità, gli spettatori gradiranno serie così politicamente corrette. Di certo, oggi le tendenze social non sembrano così tolleranti. Il segnale comunque è importante. Dietro la scelta di Cook ci sono un timore e un pericolo. Il problema, reale, è legato al fatto che Apple non è un editore «puro». Netflix misura il proprio successo dalle serie. E, in caso di contenuti non graditi, la ripercussione peggiore potrebbe verificarsi con una flessione degli abbonamenti. Per la Mela è diverso: soprattutto in un mercato americano molto vigile, eventuali critiche su contenuti violenti o sessualmente espliciti potrebbero ripercuotersi sulle vendite di iPhone. Improbabile ma possibile. Cook preferisce non rischiare. Il pericolo deriva dalla concorrenza. Non solo da quella «generalista» di Netflix e Amazon. Se le indicazioni pubblicate dal Wall Street Journal fossero confermate, Apple sarebbe una sorta di Disney dello streaming: contenuti a prova di famiglie. Ecco l'altro concorrente. Proprio la casa produttrice di Topolino sta preparando il proprio servizio streaming. Una delle sue caratteristiche sarà l'assenza di contenuti che richiedono ai minori la presenza di un adulto.
Articolo tratto da "Il Giornale"
Ecco la prima mossa per sparigliare le carte in vista dell'ingresso nel mondo di Netflix. Come si sa, Apple sta per iscriversi alla grande corsa dei contenuti in streaming originali: film programmi televisivi, serie tv. Però, ed è la strategia, decide di farlo senza far violenze, scene di sesso e prese di posizione politiche. Mica poco in un mercato che spesso vive di questi contenuti, spesso firmati Netflix come House of Cards e Orange is the New Black, Game of Thrones, Breaking Bad, Dexter fino a Homeland e Walking Dead. Una politica molto restrittiva che potrebbe complicare i programmi della Mela, decisa a investire in contenuti originali 4,2 miliardi di dollari entro il 2022. Il primo veto - afferma il Wall Street Journal che ha lanciato la notizia - sarebbe arrivato dall'amministratore delegato di Tim Cook su Vital Signs, serie tv ispirata alla biografia piuttosto sopra le righe del rapper Dr Dre, uno dei mammasantissima della scena musicale americana. Motivo: una scena che ritraeva un'orgia. Non è bastato un taglio ma c'è voluto lo stop, visto che Cook avrebbe deciso di cassare l'intera produzione. E non sembra essere, sostiene il Wall Street Journal, una scelta isolata ma una vera e propria linea editoriale: la Mela vuole qualità, grandi firme e stelle del cinema, ma non accetterà contenuti che possano urtare la suscettibilità di alcuni spettatori. E una strategia che può invertire la linea e dare una nuova tendenza allo streaming dei prossimi anni. Però, nel frattempo, la decisione potrebbe spaventare alcuni sceneggiatori e registi. Perché? Perché, nonostante i golosissimi cachet elargiti da Cupertino, potrebbero evitare di incorrere in lacci troppo stretti e preferire contenuti più oscuri ma di maggiore appeal e (forse) successo. Bisognerà infatti capire se, al netto della suscettibilità, gli spettatori gradiranno serie così politicamente corrette. Di certo, oggi le tendenze social non sembrano così tolleranti. Il segnale comunque è importante. Dietro la scelta di Cook ci sono un timore e un pericolo. Il problema, reale, è legato al fatto che Apple non è un editore «puro». Netflix misura il proprio successo dalle serie. E, in caso di contenuti non graditi, la ripercussione peggiore potrebbe verificarsi con una flessione degli abbonamenti. Per la Mela è diverso: soprattutto in un mercato americano molto vigile, eventuali critiche su contenuti violenti o sessualmente espliciti potrebbero ripercuotersi sulle vendite di iPhone. Improbabile ma possibile. Cook preferisce non rischiare. Il pericolo deriva dalla concorrenza. Non solo da quella «generalista» di Netflix e Amazon. Se le indicazioni pubblicate dal Wall Street Journal fossero confermate, Apple sarebbe una sorta di Disney dello streaming: contenuti a prova di famiglie. Ecco l'altro concorrente. Proprio la casa produttrice di Topolino sta preparando il proprio servizio streaming. Una delle sue caratteristiche sarà l'assenza di contenuti che richiedono ai minori la presenza di un adulto.
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martedì 25 settembre 2018
NEWS - Achtung, compagni! Dal 30 novembre al 2 dicembre a Milano c'è "Fox Circus", 52 ore non-stop per interagire con le serie tv Fox
Dal 30 novembre al 2 dicembre a Milano arriva il FOX Circus, il grande evento organizzato da Fox Networks Group Italy che per tre giorni regalerà ai suoi fan l’esperienza di vivere e toccare con mano il mondo delle grandi serie tv di Fox, in onda sulla piattaforma Sky. Esperienze immersive e interattive, incontri, panel a tema con ospiti italiani e internazionali, première e maratone delle serie tv più amate, ma anche concerti e dj set, senza dimenticare le attività pensate per i più piccini. L’evento si svolgerà presso lo spazio The Base di Milano, Via Bergognone 34, che per l’occasione sarà trasformato in un vero e proprio “circo” con 52 ore di intrattenimento non-stop: un percorso esperienziale di oltre 3500 metri quadri aperto 24 ore su 24 che farà vivere al pubblico in modo totalmente inedito alcune delle serie più amate come The Walking Dead e Grey’s Anatomy, passando – tra le altre - per American Horror Story e naturalmente I Simpson. Esperienze interattive che permetteranno ai fan di immergersi totalmente negli universi immaginari delle serie in onda sui canali FOX, interpretando i personaggi che più amano o trovandosi nel bel mezzo di un attacco zombie, nell'ospedale psichiatrico di AHS Asylum o nella sala operatoria di Meredith Grey. Sarà lo spettacolo delle Serie TVcome non l'avete mai visto. L’ingresso al FOX Circus è gratuito e libero fino ad esaurimento posti.
lunedì 24 settembre 2018
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
IL FOGLIO
La signora Maisel regina degli Emmy Awards
"'La fantastica signora Maisel" dimostra che se una serie funziona, i premi arrivano. Basta con i lamenti, signore e signorine. Quando una serie funziona i premi arrivano, anche se l'ha scritta e diretta una femmina, e ha una femmina per protagonista. "La fantastica signora Maisel" ha vinto un Emmy come miglior serie comica. Più altri quattro: uno all'attrice protagonista Rachel Brosnahan, splendida in rosso con spalla scesa; due alla sceneggiatrice - nonché regista del primo episodio - Amy Sherman-Palladino (minigonna, tacchi alti, giacca da frac e cappello da strega), uno all'attrice non protagonista Alex Borstein (abito non classificato). Sì, commentiamo il guardaroba, oltre al cervello: avranno impiegato ore a prepararsi, il cinema è glamour e pure la tv. Nessuno agli Emmy 2018 è riuscito a fare meglio, neanche "Game ofThrones" che ha vinto nella categoria "migliore serie drammatica". Siccome gli attori hanno girato quest'estate l'ottava e ultima stagione, sul palco era tutta una lacrimuccia: "Siamo una famiglia, ci siamo voluti tanto bene". Tutto il contrario della serie, che quanto a trame, tradimenti e sanguinarie battaglie non è seconda a nessuno. Presentata come "fantasy", genere che sta in fondo alle nostre preferenze, somigliava di più ai drammi di William Shakespeare. Ma quella tensione non può durare a lungo - "se durasse un atto in più, comincerebbero a morire gli spettatori delle prime file", disse un critico spiritoso a proposito di "Tito Andronico". Confessiamo che da un po' abbiamo perso interesse per la saga (ormai bisogna vederla prendendo appunti, pietà). Rachel Brosnahan, che nella serie è la "fantastica signora Maisel", ha avuto parole meno zuccherose: "Va bene trovare la propria voce, ma va meglio andare a votare: registratevi e portate un'amica ai seggi". Mrs Maisel invece va al Gaslight Café - ci andrà a cantare anche Bob Dylan, e fa da sfondo al film dei fratelli Coen "A proposito di Davis"-dopo che il marito le ha detto "Ti lascio per la segretaria" (una che, scopriamo, ha difficoltà nell'uso del temperamatite). Racconta la seratina, esibisce le tette, si ritrova in galera per oltraggio al pudore (l'anno è il 1958, per andare al Greenwich lei si toglie i vestiti eleganti e i tacchi da "unica casalinga non disperata dell'Upper East Side", indossa pantaloni a sigaretta e ballerine). La mattina dopo incontra Lenny Bruce, anche lui rilasciato su cauzione. "Mrs Maisel" è targato Amazon (produttore che bisognerebbe boicottare, ahimè, perché ha bloccato l'ultimo film di Woody Allen): se abbonati a Amazon Prime potete vederla anche stasera, garantito che vale. Gli altri premi se li sono spartiti Hbo - che da una ventina d'anni domina la serata degli Emmy, aveva cominciato con "I Soprano" - e la new entry Netflix, che ha cominciato a produrre serie nel 2013, con "House of Cards" (prima, non era neanche immaginabile la pratica del binge watching, tutte le puntate una dopo l'altra). 23 statuette alla Hbo, e 23 statuette a Netflix (intanto dobbiamo mettere a verbale che, nel paese dei non vaccinati e delle coccole ai pensionati, Andrea Occhipinti si è dimesso da presidente dei distributori Anica: la scelta di far uscire "Sulla mia pelle" in sala e in streaming lo stesso giorno non ha riscosso molti consensi). Tra i nuovi partecipanti al Grande Gioco (ormai ci si vergogna a dire "televisione") Hulu aveva già vinto l'anno scorso con "II racconto dell'ancella": secondo i maestri di cerimonie, "sta alle donne bianche come `Radici' stava agli uomini neri". Per le miniserie, ha vinto "The Assassination of Gianni Versace", seconda stagione della serie antologica "American Crime Story". Trascurata in Italia, se non per rimproverare allo showrunner Ryan Murphy la mancanza di rispetto verso lo stilista". (Mariarosa Mancuso)
IL FOGLIO
La signora Maisel regina degli Emmy Awards
"'La fantastica signora Maisel" dimostra che se una serie funziona, i premi arrivano. Basta con i lamenti, signore e signorine. Quando una serie funziona i premi arrivano, anche se l'ha scritta e diretta una femmina, e ha una femmina per protagonista. "La fantastica signora Maisel" ha vinto un Emmy come miglior serie comica. Più altri quattro: uno all'attrice protagonista Rachel Brosnahan, splendida in rosso con spalla scesa; due alla sceneggiatrice - nonché regista del primo episodio - Amy Sherman-Palladino (minigonna, tacchi alti, giacca da frac e cappello da strega), uno all'attrice non protagonista Alex Borstein (abito non classificato). Sì, commentiamo il guardaroba, oltre al cervello: avranno impiegato ore a prepararsi, il cinema è glamour e pure la tv. Nessuno agli Emmy 2018 è riuscito a fare meglio, neanche "Game ofThrones" che ha vinto nella categoria "migliore serie drammatica". Siccome gli attori hanno girato quest'estate l'ottava e ultima stagione, sul palco era tutta una lacrimuccia: "Siamo una famiglia, ci siamo voluti tanto bene". Tutto il contrario della serie, che quanto a trame, tradimenti e sanguinarie battaglie non è seconda a nessuno. Presentata come "fantasy", genere che sta in fondo alle nostre preferenze, somigliava di più ai drammi di William Shakespeare. Ma quella tensione non può durare a lungo - "se durasse un atto in più, comincerebbero a morire gli spettatori delle prime file", disse un critico spiritoso a proposito di "Tito Andronico". Confessiamo che da un po' abbiamo perso interesse per la saga (ormai bisogna vederla prendendo appunti, pietà). Rachel Brosnahan, che nella serie è la "fantastica signora Maisel", ha avuto parole meno zuccherose: "Va bene trovare la propria voce, ma va meglio andare a votare: registratevi e portate un'amica ai seggi". Mrs Maisel invece va al Gaslight Café - ci andrà a cantare anche Bob Dylan, e fa da sfondo al film dei fratelli Coen "A proposito di Davis"-dopo che il marito le ha detto "Ti lascio per la segretaria" (una che, scopriamo, ha difficoltà nell'uso del temperamatite). Racconta la seratina, esibisce le tette, si ritrova in galera per oltraggio al pudore (l'anno è il 1958, per andare al Greenwich lei si toglie i vestiti eleganti e i tacchi da "unica casalinga non disperata dell'Upper East Side", indossa pantaloni a sigaretta e ballerine). La mattina dopo incontra Lenny Bruce, anche lui rilasciato su cauzione. "Mrs Maisel" è targato Amazon (produttore che bisognerebbe boicottare, ahimè, perché ha bloccato l'ultimo film di Woody Allen): se abbonati a Amazon Prime potete vederla anche stasera, garantito che vale. Gli altri premi se li sono spartiti Hbo - che da una ventina d'anni domina la serata degli Emmy, aveva cominciato con "I Soprano" - e la new entry Netflix, che ha cominciato a produrre serie nel 2013, con "House of Cards" (prima, non era neanche immaginabile la pratica del binge watching, tutte le puntate una dopo l'altra). 23 statuette alla Hbo, e 23 statuette a Netflix (intanto dobbiamo mettere a verbale che, nel paese dei non vaccinati e delle coccole ai pensionati, Andrea Occhipinti si è dimesso da presidente dei distributori Anica: la scelta di far uscire "Sulla mia pelle" in sala e in streaming lo stesso giorno non ha riscosso molti consensi). Tra i nuovi partecipanti al Grande Gioco (ormai ci si vergogna a dire "televisione") Hulu aveva già vinto l'anno scorso con "II racconto dell'ancella": secondo i maestri di cerimonie, "sta alle donne bianche come `Radici' stava agli uomini neri". Per le miniserie, ha vinto "The Assassination of Gianni Versace", seconda stagione della serie antologica "American Crime Story". Trascurata in Italia, se non per rimproverare allo showrunner Ryan Murphy la mancanza di rispetto verso lo stilista". (Mariarosa Mancuso)
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domenica 23 settembre 2018
In #ComeQuandoFuoriPiove riusciti 2 personaggi e mezzo su 4. Su tutte Gregoria. Anche Saveria, in parte GiorgiaMaura, meno Susanna. Si punta tutto sull'interpretazione di @VirgiRaffaele e si tralascia la sceneggiatura, mentre regia/montaggio sono basic. Voto: 7⃣
— Leo Damerini (@LeoDamerini) 17 settembre 2018
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