News: #AndiMack Character To Come Out As Gay, A #Disney Channel First. https://t.co/OZdGqyLKby via @deadline
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 27 ottobre 2017
venerdì 27 ottobre 2017
giovedì 26 ottobre 2017
News: #FX’s #Pose, Ryan Murphy Sets Largest #Transgender Cast Ever For Scripted Series. https://t.co/x3cTYaSwhk via @deadline
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 26 ottobre 2017
News: #TheWalkingDead Ratings Down From 2016 Series High In Season 8 Debut. https://t.co/OWIL6cr6th via @deadline
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 25 ottobre 2017
mercoledì 25 ottobre 2017
News tratta dal "Quotidiano Nazionale"
"Non più sondaggi e analisi degli ascolti: dopo i social network, per capire e soddisfare l'audience televisiva scende in campo l'intelligenza artificiale. A cavalcare la nuova frontiera tecnologica è la BBC, decana del mondo tv, che ha lanciato un progetto di ricerca volto a sfruttare algoritmi avanzati per sondare i gusti del pubblico e sviluppare contenuti su misura. Puntando a non perdere terreno sul fronte dell'innovazione, l'emittente pubblica britannica si è alleata con otto atenei e diversi partner tecnologici per sfruttare a pieno tutte le potenzialità dei nuovi strumenti informatici. L'obiettivo è creare una BBC più personale", con forme di intrattenimento innovative. Per questo ricercatori ed esperti analizzeranno i dati dell'audience con algoritmi avanzati: verrà sfruttato l'apprendimento automatico per capire le abitudini e le preferenze degli spettatori e, in futuro, per anticiparle.
lunedì 23 ottobre 2017
sabato 21 ottobre 2017
martedì 17 ottobre 2017
lunedì 16 ottobre 2017
"Rivista Studio"
Perché "Suburra" non piace a tutti?
"In poco più di una settimana, Netflix ha sconquassato il mondo della serialità italiana, dico serialità perché lì la parola fiction è vietata. Fino ad ora. Adesso ci si trova Don Matteo e altra roba di produzione Rai, e sui social è venuto giù un pieno: non paghiamo 9,99 euro al mese (la tariffa aumenterà) per vedere Terence Hill in HD! È il grande equivoco di una piattaforma digitale nata a fortissima caratterizzazione social: per molti utenti non dev’essere un network che offre contenuti a una platea sempre più vasta (se no uno il network cosa lo apre a fare), ma un luogo di riconoscibilità individuale, dove ognuno deve trovare ciò che parla solo a lui. Da qui viene anche la frase che ultimamente si sente ripetere più spesso: «Su Netflix non c’è niente». Esaurite in poche sere le due-tre cose che interessano a te, il resto è come se non esistesse. Ma si aprirebbe un discorso troppo lungo. Torniamo alla settimana decisiva di cui sopra. È appena esplosa la bomba Don Matteo ed ecco che arriva Suburra, la prima serie italiana che Netflix ha proprio deciso di produrre, pensa te. All’ultima Mostra di Venezia, dove sono stati presentati i primi due episodi, si è assistito al primo caso di oggetto non identificato, fatto da cinematografari romani ma pensato per un bacino che si spinge ben oltre Roma Nord: i numeri di Netflix dicono più di 100 milioni di abbonati nel mondo. Faceva un certo effetto ricevere comunicati stampa dove leggevi nomi come Claudia Gerini e Michele Placido da parte di grossi PR internazionali. I giornalisti italiani in cerca dei soliti amici da buffet ci sono rimasti malissimo: e mo come facciamo? Con chi parliamo? La serie è piaciuta. Agli italiani, che sentivano l’attenzione della stampa internazionale, non si può vivere del resto di solo Sorrentino. E pure agli stranieri, che hanno ritrovato nel nuovo prodotto l’unico cinema (e Tv) ultimamente esportato oltre confine: Romanzo criminale, Gomorra e, sì, Sorrentino. Ora che Suburra è a disposizione di tutti, a certi critici incrociati alla festa veneziana non piace più (l’open bar gentilmente offerto da Netflix è ormai un lontano ricordo), la stampa storce un po’ il naso, sul pubblico non esistono dati di share, si intuiscono reazioni opposte ma è giusto così, il tempo di guardarla in pochi giorni e poi il solito ritornello: «Su Netflix non c’è niente». Il dato interessante è un altro. Per la sua prima produzione italiana, Netflix ha puntato sul nuovo immaginario che ormai riconosciamo (e in cui ci riconosciamo) anche noialtri: Suburra sembra Romanzo criminale, sì; sembra Gomorra, sì. E grazie al cazzo (scusate). Stavolta Stefano Sollima non figura tra i registi, stava girando il sequel di Sicario di Denis Villeneuve, a sua volta impegnato con quel piccolo film che è Blade Runner 2049: non mi sembra una cattiva promozione per nessuno dei due. Ma è proprio con Sollima, autore principale delle versioni televisive di Romanzo criminale e Gomorra, che è partita questa idea di nuovo racconto popolare, pop e paraculo, locale e globale, con «dramatic instinct and visual verve» (dalla recensione di Screen a Suburra il film). Poi è venuto l’imprescindibile innesto sorrentiniano, nella prima sequenza della serie c’è ovviamente un prete, non ce ne libereremo mai, ma ormai siamo persino disposti ad accettarlo. Racconto popolare, dicevo. I miei amici di Facebook si lamentano delle didascalie “Roma centro” sopra le inquadrature del cupolone di San Pietro: certo, c’avete ragione, ma forse non sono messe a caso. Né sono messi a caso gli spiegoni di Mafia Capitale for dummies, i siparietti coatti a Ostia Lido per chi Ostia Lido non sa cosa sia, le coincidenze forzate tra ammore e malavita, tra borgatari e vescovi, tra consiglieri comunali e tesorieri vaticani. Non sono un fan né di Suburra né di House of Cards, per dire, ma di quest’ultima siete arrivati alla quinta stagione senza lamentarvi troppo, e dire che era diventato inguardabile già all’inizio della seconda. Vi anticipo: non sto mettendo a confronto Alessandro Borghi con Kevin Spacey. È che siamo così, dolcemente esterofili: quando guardiamo le cose nostre non ci va bene mai, vogliono avere ragione sia quelli che «c’è troppa poca monnezza per essere Roma» sia quelli che «dà una pessima immagine del nostro Paese», (ancora) non va bene Don Matteo ma non va bene manco una cosa girata meglio, scritta meglio, recitata meglio (io vedo un casting semplice semplice come quello dei tre protagonisti Borghi-Ferrara-Valdarnini e mi sembra comunque miracoloso) e che però vuole continuare ad essere popolare, appunto. No: il vostro sogno è passare da Don Matteo a The Wire nel giro di una stagione, anzi mezza, una stagione intera è troppo. Poi c’è un altro problema. E cioè che il racconto popolare ce lo scriviamo da soli tutti i giorni da anni, dunque la finzione, seppur verosimile, ci lascia sempre e comunque insoddisfatti. Con un sindaco (pardon: una sindaca) come Virginia Raggi che scrive tutti i giorni sceneggiature degne di un film di Dino Risi, quelle delle serie non saranno mai all’altezza. Lo capisco, succede anche a me. Eravamo l’unico Paese al mondo in cui gli stand-up dell’attualità politica andavano più veloci del loro possibile adattamento cinematografico, meno male che oggi di là è arrivato Trump. Di fronte a Virgy contro l’Atac, per citare giusto uno dei format di maggior successo, nessuno showrunner potrà mai inventare qualcosa di meglio". (Mattia Carzaniga)
sabato 14 ottobre 2017
giovedì 12 ottobre 2017
Variety
Le lezioni sbagliate di "Game of Thrones"
martedì 10 ottobre 2017
CORRIERE DELLA SERA
"Tin Star", racconto sopra le righe che stenta a decollare
"Lo sceriffo Worth si guarda allo specchio e scopre un altro da sé. Il classico caso di sdoppiamento, così caro alla letteratura ottocentesca, o c'è qualcosa d'altro, di non detto, che rimanda a un passato del protagonista che noi non conosciamo? 'Tin Star', la nuova serie creata da Rowan Joffé e prodotta dalla Kudos Film and Television, racconta la storia di Jim Worth (Tim Roth), un ex detective della polizia di Londra, con un passato da alcolista, che si trasferisce con la famiglia, per motivi non meglio specificati, nella cittadina di Little Big Bear sulle Montagne Rocciose canadesi. Accanto a lui la moglie Angela, interpretata da Genevieve O'Reilly (Sky Atlantic, martedì, 21.25). Dopo un anno di calma apparente, la vita di Jim e della piccola comunità viene stravolta dall'apertura di una raffineria di petrolio da parte di una società, la North Stream Oil, rappresentata dall'ambigua Miss Bradshaw (Christina Hendricks) e «protetta» da un truce capo della sicurezza. Sesso, droga, prostituzione, criminalità si affacciano dalle parti di Little Big Bear diventata, grazie o per colpa della raffineria, una zona molto più corrotta e complicata. Come succede in questi casi, parte della popolazione è favorevole ai nuovi insediamenti (portano lavoro e soldi) e parte, invece, pensa che l'ambiente vada salvaguardato. Non è una serie ambientalista alla «Erin Brockovich» o di denuncia sul global warming: certo lo sceriffo Worth non si lascia incantare dalle proposte di Miss Bradshaw, ma la parte più interessante del racconto è la lotta contro i suoi fantasmi del passato, i dettagli che a poco a poco compongono un quadro tutt'altro che rassicurante. A parte l'interpretazione di Tim Roth, il racconto è spesso sopra le righe e non sempre la tensione narrativa è all'altezza del protagonista, come se stentasse a raggiungere i modelli alti cui pretende di ispirarsi". (Aldo Grasso)
lunedì 9 ottobre 2017
Cosa o chi vorresti ci fosse nel prossimo #TelefilmFestival?
— Telefilm Festival (@TelefilmFest) 6 ottobre 2017
Digita #MyTelefilmFestival e esprimi un tuo desiderio/parere. pic.twitter.com/dbX2Yudg38
News tratta da "Il Messaggero"
Netflix, la popolare piattaforma tv on demand, modifice le tariffe. A partire dal 9 ottobre, fa sapere l'azienda, in Italia cambierà il prezzo del piano Standard (che permette di poter vedere Netflix su due dispositivi contemporaneamente, incluso l’Hd dove disponibile), che passerà da 9,99 a 10,99 euro al mese, e del piano Premium (che permette di vedere fino a quattro schermi contemporaneamente, Hd e Uhd incluse dove disponibili), che da 11.99 passerà a 13.99 euro al mese. Nessun cambiamento invece nel piano base da uno schermo, che resta di 7.99 euro al mese. Netflix giustifica questi aumenti di prezzo con l'aggiunta di contenuti esclusivi come serie tv e film e un catalogo sempre maggiore (negli ultimi 2 anni, specifica l'azienda, il numero di titoli disponibili in Italia è aumentato del 207%) e con l'introduzione di nuove funzionalità che permettono agli utenti di trovare i propri contenuti più facilmente.
domenica 8 ottobre 2017
sabato 7 ottobre 2017
LA REPUBBLICA
Sfondiamoci di "Suburra", ci si rivede lunedì!
"Uscita di venerdì, è di quelle da nuove modalità di fruizione. C'è il weekend davanti e su Netftix, da ieri appunto, ci sono i dieci episodi di Suburra. Chi può e ci tiene parecchio può chiudersi in casa e ripresentarsi lunedì. Ma non è tutto qui, visto che il momento è a suo modo storico: Suburra. La sede è la prima produzione italiana di Netflix (ma ci sono anche Cattleya e Rai Action). È stata presentata al Festival di Venezia (con le ovvie alzate di sopracciglio del cinema ufficiale) e, per via della medesima produzione (Cattleya) e del contraltare romano a quello di Napoli, è il lato Capitale di Gomorra. Rispetto al film di due anni fa - diretto da Stefano Sollima e tratto dal libro di Giancarlo De Cataldo e Carlo Boni i - siamo in epoca appena precedente. Quindi è un prequel, l'impianto resta (Roma e i suoi poteri criminal intrecciati con politica, Vatican , ecc.), cambiano quasi tutti gli attori, quelli di richiamo sono Claudia Gerini e Filippo Nigro, i registi sono Michele Placido (i primi due episodi), Andrea Motaioli e Giuseppe Capotondi. Si rispetta lo spirito incalzante da serie tv: thriller, con fasi ultrapalpitanti, e storie classiche a base soprattutto di giovani che vogliono prendere il posto dei padri cambiando (ma rie sono capaci?) l'impianto criminate di Roma e forse del mondo e renderlo ancora più redditizio, cinico, senza il minimo riguardo. L'inizio è devastante, senza sconti: il protagonista di una gigantesca serata orgiastica si rivela essere un altissimo prelato. Da k ricatti a tutti e tutti sono violenti mentre diventa indistinguibile il grumo sanguinolento su cui convergono i borgatari, i politici con gli appalti, i preti con le loro finanze, i Sinti che vogliono spazio. E il centro rimane il terzetto di virgulti (Numero 8, Spadino e Lele), appartenenti a razze diverse ma uniti da un destino cl cui conoscono solo i codici di base, quasi animaleschi. Suburra, quindi, per un salto in avanti nelle mike riflessioni sul futuro di cinema e serie tv, ma anche con la scorciatoia, facile quanto appagante, di una storia che ti travolge e che diventa naturale seguire fino in fondo. Ci si vede lunedì. (Antonio Dipollina)
In Italia, con tutti i problemi che ci sono, c’è chi ha pensato per 3 anni a una legge per limitare le #serietv americane. Davvero! (Ritwitta e fai sapere)https://t.co/7tae3EJHxH @LeoDamerini @dariofrance
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 6 ottobre 2017
venerdì 6 ottobre 2017
Articolo tratto da "la Repubblica"
Inserire il canone Rai nella bolletta della luce è stato un successo sul piano della lotta all'evasione. Nel 2016 lo hanno pagato il 41% delle famiglie in più. Assicurando un incasso aggiuntivo, rispetto al 2015, di oltre 420 milioni. Finito per due terzi alla Rai (280 milioni), il resto all' erario. I furbetti del canone si sono ridotti così dal 36% al 10%. Rimanendo comunque tantissimi. Superiori ai 2 milioni e mezzo, secondo quanto emerge dalla Relazione sull' evasione, commissionata dal ministero dell' economia al gruppo di lavoro guidato dall' ex presidente Istat, Enrico Giovannini. Ma non è l' unica sorpresa. Incrociando dati Istat e dell' Agenzia delle entrate, salta fuori che 446 mila e 730 famiglie con ogni probabilità hanno pagato i 100 euro del canone nel 2016 (quest' anno sceso a 90 euro). Ma non dovevano farlo. Semplicemente perché non hanno la tv. Da una parte quindi, gli incalliti dell' evasione che riescono ancora a farla franca, aggirando persino gli automatismi del prelievo in bolletta. Grazie per lo più alle seconde case affittate in nero, visto che il canone è dovuto una sola volta, per chi possiede diversi immobili. A patto però che le seconde e terze abitazioni non siano destinate ad attività redditizie, dunque tassabili, come un bed&breakfast. Perché in questo caso il canone si deve ripagare. Dall'altra parte, ci sono gli ignari. Non hanno nemmeno una tv e non dovrebbero versare alcunché alla Rai. Ma non sanno o hanno dimenticato che il possesso dell' apparecchio si presume per legge in presenza di un' utenza elettrica: se hai la luce, hai anche un televisore. In caso contrario, tocca a te farlo presente. Altrimenti scatta il prelievo automatico. Il modulo per la "dichiarazione di non possesso" si trova pure online. Eppure oltre 400 mila famiglie non ha potuto o saputo inviarla. Pagando nella bolletta elettrica un sovrappiù non dovuto.
giovedì 5 ottobre 2017
More details from Kim Cattrall‘s interview with Piers Morgan about her Sex and the City co-stars have been revealed. If you missed it, it all started when rumors spread that Kim was being extremely demanding over the possibility of doing a third Sex and the City film. It was then revealed that a third movie was not going to happen and the show’s star, Sarah Jessica Parker, said she was disappointed by the news. In her interview with Piers, Kim slammed Sarah Jessica, and now she’s opening up even more about her side of the story with regards to co-stars Cynthia Nixon, Kristin Davis, and Sarah Jessica.
mercoledì 4 ottobre 2017
Ricapitoliamo riforma tv #Franceschini.
— Lou Grant (@GrantLou) 3 ottobre 2017
1) 60% di titoli italiani/europei in tv stronca #serietv Usa e mette in ginocchio @NetflixIT, @SkyAtlanticHD, @foxtvit e #Italia1.
2) ma il #PD non era quello dello #IusSoli e dei direttori stranieri nei musei?https://t.co/DpTJiYXRQJ
News tratta da "Uproxx"+"Entertainment Weekly"
The Walking Dead is heading into its eighth season and its landmark 100th episode, still rolling strong and possibly pushing its cast to incredible lengths in order to tell the story of the world that follows the zombie apocalypse. While there’s a possible time jump coming this season, Andrew Lincoln things that only the start of the changes the series could bring about in its future and the next 100 episodes. In an interview with Entertainment Weekly, Lincoln details how he could see the show continuing on without Rick Grimes at some point. The magazine calls Lincoln the most “mentally, physically, and emotionally committed” actor you’d meet in his Walking Dead role, but that doesn’t mean the show hinges on him being around until the very end. Putting a period on the end of a performance is something Lincoln talks about during the chat:
“I think that there’s an innate feeling and certainly in me that I love doing a play or doing the film because you get to put a period on the end of it and you get to do it nightly, which is really exciting. TV is different. The format is different because it is about sort of a continuum. But, you know, there is a sense to me that really needs some… it sounds like I’m in a shrink’s head, but there is a completion thing that I think I deserve for doing it for so long. And also probably the audience would like some completion…“There’s only so many ways you can bend and stretch this and that. I’m not saying that the show would ever finish, but I certainly think that there’s an opportunity for the show to change at some point, and I think it should.”
“It’s beautifully set up for that — for the camera to be certainly his story, and then it just shifts off. If ever there was a landscape or an environment to do that, it’s our show. But whether or not that’s this season… well, you have to find out, don’t you?”
“Andy is the leader of this show and his dedication to the show is absolutely inspiring,” he says. “Everyone just looks up to him and he’s a huge part of this show. But we have a very strong ensemble, and there’s a lot of characters that could carry the show. The Walking Dead is a story very much about a world and a bunch of people inhabiting that world.”
martedì 3 ottobre 2017
Commento tratto dal "Corriere della Sera"
"Migliorerà il cinema (non ne sono sicuro), peggiorerà la tv (ne sono sicurissimo). A volte le buone intenzioni generano effetti perversi e questo temo sia l'esito ultimo del decreto per le quote tv. Che forse aveva un senso trent'anni fa, prima della rivoluzione digitale, ma che oggi pare solo una forma di protezionismo fuori tempo. I palinsesti tv, bene che vada, saranno riempiti da tutti quei film finanziati dallo Stato (sono tanti) che non riescono a essere distribuid nelle sale per quanto sono modesti. Nel corso degli anni Duemila, la serialità americana ha completamente trasformato lo scenario mediatico cancellando la distinzione fra cinema e tv, ha rotto confini geopolitici irridendo l'autarchia, ha indicato strade da percorrere. Che sono quelle di sviluppare al meglio i linguaggi e i modelli produttivi, di creare programmi «da vedere», rivedere e commentare, emblemi di una testualità che svolge oggi lo stesso ruolo della letteratura: sviluppare narrazioni complesse, rappresentare in modo articolato i grandi temi, coinvolgere a più livelli un pubblico popolare e insieme più colto. Questo bisognava chiedere al Servizio pubblico e ai film finanziati dalla Stato, pur sapendo che di Zalone ce n'è uno solo. In termini tecnici significa concentrarsi su un numero limitato di titoli sorretti però da grandi investimenti, da coinvolgimenti di personalità letterarie e cinematografiche nel ruolo di sceneggiatori e registi. L'Italia è pronta a questo salto, a entrare nella contemporaneità? Ci si salva con la qualità mai con la quantità: imporre in prima serata film e fiction italiane significa solo incentivare la modesta produzione attuale. Che, salvo rari e lodevoli casi, è regolarmente fermata alla frontiera di Chiasso". (Aldo Grasso)
ULTIMA ORA!
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 3 ottobre 2017
Il decreto #Franceschini che inibisce le #serietv Usa in Italia esteso anche a @Netflix, @PrimeVideoIT e on demand in genere. https://t.co/7tae3EJHxH
lunedì 2 ottobre 2017
ULTIMA ORA!
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 2 ottobre 2017
Il Consiglio dei Ministri ha dato via libera al decreto #Franceschini che inibisce le #serietv americane dalle TV italiane.https://t.co/7tae3EJHxH
A third Sex & the City movie is no longer on the table – and Kim Cattrall is the reason. The movie, which was greenlit by Warner Bros. and due to go into pre-production this month, has been shelved due to Kim‘s demands, according to DailyMailTV. Sarah Jessica Parker confirmed the cancellation in an interview with Extra on Thursday (September 28): ““It’s over…we’re not doing it. I’m disappointed. We had this beautiful, funny, heartbreaking, joyful, very relatable script and story. It’s not just disappointing that we don’t get to tell the story and have that experience, but more so for that audience that has been so vocal in wanting another movie.”
Sei d'accordo con la proposta di legge di Franceschini che limiterebbe le #serietv americane nei palinsesti italiani?https://t.co/B3URoJtuHc @LeoDamerini @dariofrance
— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 29 settembre 2017
venerdì 29 settembre 2017
Leggi QUI.
giovedì 28 settembre 2017
"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm
Lick it or Leave it!


































