lunedì 25 maggio 2015

NEWS - A banda armata! Nel crogiuolo di interessi e sviluppo della banda larga ci si mette anche il Governo (Renzi in primis). Analisi delle parti coinvolte, dei rispettivi rendiconti e degli ostacoli da abbattere
Articolo di Stefano Cingolani su "Il Foglio"
Che cosa può fare Vodafone per l'Italia?". Quando Matteo Renzi ha sentito queste parole uscire come farfalle policrome dalle labbra di Vittorio Colao, s'è convinto che era il momento di dare un colpo d'acceleratore. Finora aveva ascoltato solo rampogne, ramanzine, lamentele e proteste. Tanti no, non si può, o al massimo dei forse. Mai una disponibilità così completa. Il capo del governo aveva invitato a pranzo il big boss di Vodafone, gesto inusuale per un presidente del consiglio che si alimenta a pizze come faceva Bill Clinton ai bei tempi, prima di Monica Lewinsky. Da cosa nasce cosa e martedì scorso Colao parlando a Londra ha annunciato: "Vogliamo essere attori della partita sulla banda larga". Larga? Di più, extralarge, o magari addirittura extra extra. Venghino, venghino alla fiera delle telecomunicazioni: Matteo Renzi ha esteso gli inviti, ormai ci sono più bancarelle che all'Expo: Telecom Italia, Vivendi, Mediaset, Sky, la Rai, Cassa depositi e prestiti, Fondo strategico italiano, Metroweb, Terna, Ferrovie dello stato, Acea, A2A, la russa Wind (con Infostrada ha la seconda rete telefonica fissa) che si sta per fondere con la cinese Hutchison Whampoa (3G), Enel arrivata per ultima, ma certo non la meno importante e quello che molti considerano il vero asso nella manica: l'inglese Vodafone, guidata da un italiano che piace molto, anche perché è il manager tricolore che ha la posizione più elevata nel giro degli affari globali, cioè Vittorio Colao. Sembra un caos creativo, anche se è meno caotico di quel che si possa immaginare.
Perché da una parte c'è un triangolo magico formato da Vincent Bolloré, Rupert Murdoch e Silvio Berlusconi, al cui ortocentro si colloca Telecom Italia. Dalla parte opposta tutti gli altri per ora in ordine sparso, ma in via di aggregazione grazie alla regia di Palazzo Chigi. A meno che qualcuno non faccia il salto della trincea, cosa sempre possibile nel bizzarro gioco della banda XXL. Tutto comincia in Telecom Italia, anche se la storia non è destinata a finire lì. Tra poco più di una settimana il gruppo francese Vivendi di cui Vincent Bolloré è presidente e principale azionista (con il 14,5 per cento), avrà fisicamente in mano l'8,3 per cento dei diritti di voto di Telecom Italia ereditati vendendo a Telefonica la compagnia brasiliana Gvt. La partecipazione grazie alla quale si sostituisce agli spagnoli, se l'è trovata un po' per caso, ma l'uomo d'affari bretone conosce bene l'Italia dove è ormai un personaggio di primo piano: entrato in Mediobanca nel 2001 e poi nelle Assicurazioni Generali, oggi è il principale socio della banca d'affari fondata da Enrico Cuccia, alla pari con Unicredit. Proprio dalle stanze di via Filodrammatici è venuto l'input a usare la leva di Telecom Italia per un progetto più ampio che arriva fino a Mediaset. Gli analisti della banca scrivono che "Mediaset rappresenta una interessante opzione strategica per Vivendi (che tra l'altro controlla Canal Plus, ndr.), infatti consentirebbe ai francesi di entrare nel mercato dei contenuti italiano o spagnolo con un accordo in contanti o carta contro carta senza spendere troppo". Dunque, si stanno già facendo i conti, non siamo solo alle beate intenzioni.
Bolloré ha detto di voler costruire un gruppo nei media in grado di sfidare il tedesco Bertelsmann. Quanto alla tv di Silvio Berlusconi, potrebbe avere un socio strategico che la faccia uscire dallo stallo. Tra Berlusconi e Bolloré ci sono ottimi rapporti mediati da Tarak Ben Ammar, il quale è al centro di un vero e proprio trivio: siede infatti nei consigli di amministrazione di Vivendi, di Mediobanca e di Telecom Italia. Ma una operazione del genere ha un potente impatto politico (sono società private, tuttavia in questo campo il regolatore pubblico è più potente dell'azionista). Perché mai, dunque, il governo dovrebbe consentirla? Non esiste, almeno ufficialmente, un Nazareno degli affari. A questo punto entra in campo Telecom Italia. La merce di scambio, infatti, potrebbe essere la partecipazione senza se e senza ma al progetto banda extralarge al quale Renzi tiene in modo particolare, come bandiera della modernizzazione e segno del proprio attivismo decisionista. Ben Ammar precisa che Mediaset non è in vendita e Telecom deve distribuire non produrre contenuti. Ma l'obiettivo in questo momento è costringere Telecom a far cadere la strenua difesa della propria posizione dominante nella rete fissa. Poi tutto sarà in movimento. Per avviare un motore che si è bloccato dopo molte false partenze (secondo alcuni si era già ingrippato nel 1997, quando è stata mal privatizzata Telecom Italia) il governo ha in mano una società piccola, ma avanguardista come Metroweb creata da Fastweb e dall'azienda elettrica milanese, che possiede l'unica ampia rete a fibra ottica oggi esistente (concentrata a Milano) ed è controllata dalla Cassa depositi e prestiti presieduta da Franco Bassanini e amministrata da Giovanni Gorno Tempini. Il governo ha proposto a Telecom di mettersi insieme, però l'ex monopolista telefonico vuole la maggioranza che Bassanini non intende cedere. Su questo ostacolo, davvero non da poco, si sta fermi da tempo. Ma il pie' veloce Renzi è stanco di aspettare, anche perché, nel frattempo, gli altri giocatori si muovono. Se Mediaset si è lanciata all'assalto delle torri di trasmissione Rai, allora nulla è più al sicuro. La stessa Telecom annuncia con gesto di sfida che vuole cablare da sola 400 comuni spiazzando la concorrenza e irritando ancor più Bassanini. Palazzo Chigi le prova tutte. Tira fuori un provvedimento legislativo che obbliga di passare alla fibra ottica entro il 2020. Apriti cielo. In questo modo l'intera rete in rame che Telecom possiede e ha difeso con le unghie e con i denti, non vale più nulla. Sarebbe meglio svenderla ai romeni. L'azienda mette all'opera tutte le sue armi e schiera in prima fila il Corriere della Sera contro "l'esproprio statalista". Il progetto viene ritoccato, edulcorato, però l'obiettivo resta. E i vertici del gruppo telefonico cominciano a capire che una battaglia di pura resistenza è destinata a fallire. Anche perché nel frattempo spunta l'Enel portando con sé una lunghissima catena di distribuzione. Gli uffici dell'amministratore delegato Francesco Starace, il 14 aprile inviano all'Agcom una missiva in cui si sottolinea che "Enel possiede una infrastruttura esistente, costituita da reti di tipo aereo e cabine di distribuzione in grado di ospitare cavi in fibra ottica". Grazie a una recente normativa infatti il cavo della banda larga potrà essere "steso" anche sui tralicci elettrici con la cosiddetta "posa aerea". Una opzione che supera le difficoltà degli scavi e ne riduce i costi. Ma soprattutto consente di raggiungere - come si sottolinea nella lettera all'Agcom - le zone di montagna e le campagne più isolate (i cosiddetti Cluster C e D), oltre a collegare direttamente gli edifici e gli appartamenti con la tecnologia FTTB (fiber to the building) e FTTH (fiber to the home). Per le grandi aree urbane (Cluster A e B) Enel punta ad accordi con alcune delle municipalizzate che detengono la rete elettrica (visto che in sette città, come Roma, Milano, Torino e Genova non è presente), ma anche con Metroweb. Un ritorno al telefono come ai tempi di Tatò quando possedeva Infostrada e Wind? No, è la risposta, "il contributo di Enel sarà sinergico con le reti già esistenti". Chi paga? La società ha provveduto alla sostituzione dei tradizionali contatori elettromeccanici con quelli elettronici che consentono la lettura dei consumi in tempo reale e la gestione a distanza dei contratti. Secondo dati ufficiali, sono 32 milioni i contatori elettrici della clientela al dettaglio. Ma ulteriori investimenti e sostituzioni potrebbero essere legati alla posa della fibra ottica nell'ambito del progetto da 6,5 miliardi illustrato per sommi capi dal governo. Enel ha ancora 38 miliardi di debiti sul groppone (su 76 miliardi di ricavi) e cerca di ridurli vendendo le partecipazioni all'estero, in Slovenia o nella stessa Spagna dove ha già collocato sul mercato il 22 per cento dell'azienda elettrica Endesa. Le disponibilità di cassa, dunque, sono limitate mentre al contrario Vivendi e Vodafone sono molto liquide. E chi guida la danza? Ciascuno comanda sulla propria rete? O esiste un centro della complessa ragnatela? L'idea del governo è di affidare alla Cdp questo ruolo attraverso una società ad hoc alla quale partecipino tutti gli operatori. Come nel gioco dell'oca, torniamo alla casella di partenza, cioè là dove eravamo una decina di anni fa, quando si discuteva di creare una società che mettesse insieme quel che hanno in mano gli operatori nel fisso e nel mobile, scorporando da Telecom Italia la rete in rame e dagli altri i ripetitori dei telefonini. Il tavolo, al quale partecipavano tanti (troppi) commensali, saltò di fronte alle due domande cruciali: chi comanda e chi paga. Franco Bernabè gestiva una Telecom oberata di debiti e paralizzata da Telefonica (un azionista passivo, anche se il più rilevante), quindi scelse di tenere per sé l'asset materiale più importante e di maggior valore, la rete in rame. Quanto valga il vasto agglomerato di file e cabine non è chiaro. Si è detto "almeno 15 miliardi", ma Bassanini ha messo in discussione le cifre scritte nei bilanci di Telecom allarmando persino la Consob. Una cosa è certa: oggi in Italia senza quella rete non si va da nessuna parte. L'Enel da sola non è in grado di cambiare il campo di gioco, anche se è uno sfidante di rilievo, tanto che Giuseppe Recchi, presidente di Telecom, mercoledì scorso, durante l'assemblea degli azionisti, ha fatto un'avance proponendo di "lavorare insieme, unire le forze". Le aziende elettriche possono depositare i cavi e portarli fino ai contatori, ma a girare la chiavetta è sempre chi offre il servizio. E qui arriva il pezzo da novanta: Colao. Vittorio, nomen omen, con il suo metro e 92 centimetri, sta ritto su una montagna di denaro: 130 miliardi di dollari pagati da Verizon per il 45 per cento posseduto da Vodafone nella compagnia telefonica. In cinque anni dal suo arrivo al comando, ha arricchito gli azionisti che si spartiscono qualcosa come 60 miliardi di dollari (lui l'anno scorso ha guadagnato 3,4 milioni di sterline). Nato a Brescia nel 1961, da ragazzo sognava una carriera militare. Il padre, del resto, era un carabiniere, e Vittorio per un breve periodo ha fatto l'ufficiale nell'Arma. La madre, invece, è nobile, la contessa Pellizzari di San Girolamo, chiamata Popi dagli intimi. Dopo l'immancabile Bocconi, il master a Harvard e un passaggio all'Eni, ecco McKinsey che lascia impronte indelebili nei suoi pupilli che oggi, anche grazie a Yoram Gutgeld stanno rimpolpando le fila delle teste d'uovo renziane. La prova del fuoco, dopo spostamenti vari, tra i quali Mondadori quando era direttore Corrado Passera (altro McKinsey boy), è in Omnitel, la mutazione di Olivetti realizzata da Carlo De Benedetti con Elserino Piol. La società esplode con i telefonini, viene venduta a Mannesmann al massimo del suo valore, e poi passa a Vodafone. Proprio Colao è l'artefice dell'operazione che gli assicura un posto di riguardo nel gruppo britannico, dopo una infelice parentesi alla Rcs dove si mise contro una parte degli azionisti, Paolo Mieli e i giornalisti dei quali diceva che "sono un investimento da mettere a miglior reddito". Un'uscita tanto snob quanto ingenua. Non che l'universo mediatico e politico non attragga anche Colao. Un giorno ha confessato a un amico che il suo sogno è fare il ministro degli Esteri italiano. Renzi lo ha corteggiato a lungo. Per lui pensava all'Eni, certo che non avrebbe accettato nulla di meno. Adesso la stessa Vodafone sta cercando una nuova dimensione. E il futuro corre non sulle onde sonore, ma sul filo. Anche le nuove applicazioni o la tv sul telefonino richiedono un salto nella velocità di trasmissione con tecnologie legate alle reti, all'insegna di una sempre maggiore convergenza tra fisso e mobile, tra materiale e immateriale. Insomma, ci vuole un contenitore più capiente per trasportare contenuti più pesanti e variegati. Dopo l'uscita dall'America, è l'America a voler entrare in Vodafone. Zio Sam indossa le vesti di John Malone, tra i pionieri della tv via cavo e oggi uno dei maggiori operatori con Liberty Global, presente in 12 paesi. Si parla con sempre maggiore insistenza di una megafusione europea e l'ultima intervista del magnate all'agenzia Bloomberg ha riacceso la fantasia degli operatori di borsa che già gustano un succulento boccone. Cosa farebbe Colao in questo caso? Resta con una posizione diversa? O torna, buon profeta in patria, magari alla guida del grande progetto al quale Renzi tiene tanto e che riporterebbe l'Italia in quella posizione rilevante nelle telecomunicazioni, via via appannata e poi perduta negli ultimi quindici anni. Renzi, dunque, si è messo una nuova freccia in faretra. Può usarla o tenerla di riserva, può andare a segno o fuori bersaglio, però a questo punto non è più lui con le spalle al muro. Banda larga, tv via cavo, Colao, Malone. Minacce serie per il futuro di Telecom Italia e anche per il ruolo che Vivendi vuole interpretare. Bolloré non starà a guardare.
Nei giorni scorsi si è limitato a sondare gli azionisti e ha messo in allerta l'amico Tarak. Poi è partito per la California, là dove si danno le carte per il grande gioco. Finora ha detto che in Telecom vuole restare come socio di riferimento, si tratta di un investimento industriale e non di breve periodo. Eppure Vivendi sta uscendo dalla telefonia, possibile che faccia eccezione per l'Italia? Ecco perché prende quota l'idea che sia piuttosto una merce nell'albergo del libero scambio. Al ritorno da Los Angeles forse Bolloré manderà segnali più chiari. Non ha molto tempo. E' in arrivo Netflix che vuol produrre una serie tipo "House of Cards" in Italia come già ha fatto in Francia, e sta arroventando il clima. Colao ne è innamorato. Sky la teme e ha rafforzato i legami con Telecom accantonando il progetto di fusione con Mediaset Premium che avrebbe incontrato troppi ostacoli da parte dei regolatori sia a Roma sia a Bruxelles. Già la sola intesa commerciale sui campionati di calcio ha scatenato reazioni agguerrite e l'immancabile magistratura. Il ballo Excelsior, insomma, è cominciato.

domenica 24 maggio 2015

GOSSIP - Il Nick che si copre il dick! Wechsler di "Revenge" nudo per beneficenza su "Cosmo" UK
Revenge's Nick Wechsler is baring all in the June issue of UK Cosmopolitan to raise awareness for Cancer Research UK. What a gent.
For Nick though, stripping was the easy part, he told us:
"It's actually easier for me to do a photoshoot with my clothes off than it is to play Jack in Revenge sometimes. I'm the weirdest choice for the role. I'm a goofy, insecure guy, but I have to act cool. I find it easier just being me – even if I have to take my shirt off!"
The tough part for Nick is talking about the real reason raising awareness of Cancer Research is so important to him...
"I've never really spoken much about it, but cancer is something that has affected my life, so I'm pleased to do this shoot for Cancer Research UK. I lost a brother over 20 years ago when I was 14 and he was 24. He was only diagnosed when doctors X-rayed his torso after a motorcycle accident, and found advanced cancer."
Nick is determined to encourage young men and everyone to be aware of their body and go for regular health checks - especially if they are worried about anything or see any changes. "I think sometimes men feel ill, but we just don't like to go to the doctor because it's not macho or whatever. If doing this can raise some awareness of that issue, then that's great," he said.
Great job Nick.

sabato 23 maggio 2015

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Fermate l'Enterprise, voglio scendere! Per "Star Trek Beyond" chiesta da Paramount una sceneggiatura meno "trekkie" e più...western!

Articolo tratto da SlashFilm.com
Ask different people to define what Star Trek means to them and you’re likely to get a huge range of answers. Some may say it’s a science-based show. Others may consider it a rousing adventure. Then there are people who might feel it’s a bit goofy, or an amalgamation of all of those things. That final answer is probably the closest thing to the truth because over the course of numerous movies and TV shows, Star Trek has been many different things.
For the upcoming Star Trek 3, titled Star Trek Beyond, co-writer and co-star Simon Pegg recently said the studio felt an early script for the movie was “a little bit too Star Trek-y.” That suggests the studio wants something that’s less “Star Trek-y.” What exactly does that mean? We’ll explore what that means for the Star Trek 3 plot below.
Pegg was talking to Radio Times Magazine (via Trek Movie) about Star Trek Beyond when he said the following:
They had a script for Star Trek that wasn’t really working for them. I think the studio was worried that it might have been a little bit too Star Trek-y.
That’s most likely the script Roberto Orci, who was originally going to direct the film, was doing. Orci is a hardcore Trek fan who was rumored to have gone very deep into the sci-fi bones of the franchise. Pegg himself doesn’t go into specifics about what he means but does add this:
Avengers Assemble, which is a pretty nerdy, comic-book, supposedly niche thing, made $1.5 dollars. Star Trek: Into Darkness made half a billion, which is still brilliant. But it means that, according to the studio, there’s still $1 billion worth of box office that don’t go and see Star Trek. And they want to know why.
How does the studio want to tackle that? By making it less “Star Trek-y.” According to Pegg that might mean to “make a western or a thriller or a heist movie, then populate that with Star Trek characters so it’s more inclusive to an audience that might be a little bit reticent.”
To a layman who only knows Star Trek from a few movies and general pop culture feeling about the franchise, this may sound odd. Star Trek as a western? Or in a heist plot? But Trek experts, such as Devin Faraci at Birth Movies Death, point out that Paramount’s idea of “Too Star Trek-y” might be completely wrong:
I read that last bit and I say to myself… oh, they just want to make it like the original Star Trek TV show. A show that was pitched as Wagon Train To The Stars, a space western. A show that had episodes where Kirk and Spock found themselves on a planet ruled by 1930s mafioso, a show where the spirit of Jack the Ripper took over Scotty and a show where one of the greatest episodes is a submarine battle story. They had episodes that were courtroom dramas and episodes that were love stories. To me that is Star Trek  – a bunch of different genres and story types into which the Trek characters are inserted.
So maybe the problem is that Paramount doesn’t even know what Star Trek is. Maybe if they do make a film that’s a bit more fun and crazy and out there, something further away from the general stoic perception of Trek, that will be the thing that strikes a chord with audiences.
Star Trek Beyond, directed by Justin Lin, will be released July 8, 2016.

venerdì 22 maggio 2015

GOSSIP -"Si può essere femministe ed essere femminili": parola della "New Girl" Zooey Deschanel sul nuovo "Cosmo" 
Zooey Deschanel of "New Girl" shows off her amazing blue eyes on the cover of Cosmopolitan‘s June 2015 issue, on newsstands May 12. Here’s what the 35-year-old pregnant actress had to share with the mag:
On worrying about her post-baby body: “Haven’t we all seen those pictures of a sexy new mom in a bikini after one month? I will not be that person. I’ve always gone my own course and never been someone who had the need to be super skinny. I like a healthy look. I don’t buy into that skinny-is-better mentality. I just eat healthy and work out and don’t worry about my weight too much. Actresses aren’t models, and most of them never wanted to be.”
On women in TV: “It’s a good time for women on TV. We can be funny in our own way…and funny doesn’t mean just one thing. Funny isn’t just one-liners. It’s big personalities and individualism.”
On wanting to be asked more than “what are you wearing?”: “I’m all for people asking actresses more intelligent questions. Just because you’re wearing a nice dress doesn’t mean you don’t have any ideas. It’s a shame to reduce smart, talented women to clothes models. But you can be a feminist and femmy. I don’t see how those things contradict each other.”
For more from Zooey, visit Cosmopolitan.com.

giovedì 21 maggio 2015

NEWS - Sky attack! Da oggi disponibile il SOLT (Sky On Line Tv), il dispostivo per vedere in streaming i titoli di Sky. Netflix è avvisata...
Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
Andrea Zappia, amministratore delegato di Sky Italia, risponde al Sole 24 Orea margine della presentazione di "Sky Online Tv Box": un piccolo dispositivo in grado di trasformare in una smart tv qualsiasi televisore dotato di un ingresso Hdmi. Il che, tradotto in pratica, vuol dire la possibilità di guardare sulla tv di casa Sky Online-e quindi i programmi Sky - in streaming e senza vincoli di abbonamento. Una presentazione che avviene all'indomani dello scoppio del bailamme attorno all'assegnazione dei diritti tv per i campionati di serie A per il 2015-18 (si vedano altri articoli a pagina 11) che rischia «di oscurare un passaggio che rappresenta l'elemento che completa la strategia di Sky», presente su satellite, ma anche con l'Iptv - con l'offerta da poco lanciata con Telecom-e ora con la internet tv (basta connettere questo box alla rete internet di casa tramite cavo Ethernet o Wi-fi e collegarlo, appunto, alla porta Hdmi). Una partita, questa della internet tv, non da poco dal momento che si parla con sempre maggiore insistenza dell'arrivo di Netflix in Italia. «Siamo convinti - spiega Zappia -di poter essere il player numero in questo mercato in Italia. Da oggi abbiamo l'interfaccia, alla quale aggiungiamo la freschezza dei nostri contenuti. E ricordo che abbiamo 4 dei principali studios in esclusiva: Disney, 21st Century Fox, Paramount, Sony». Sky Online è stato lanciato ad aprile dello scorso anno come piattaforma di videostreaming, inserita in un mercato in cuia competere ci sono soprattutto Infinity (Mediaset), Timvision e Chili Tv (che però non ha un'offerta a sottoscrizione, ma Tvod, cioè si paga solo per ciò che si vede). Con lo "streaming box" presentato ieri l'offerta di Sky Online (finora disponibile solo su pc, tablet, console e su alcuni modelli di smart tv), arriva in pratica su tutte le tv vendute da una decina di anni. E nell'interfaccia ci sono app "partner" fra cui Spotify, Facebook, Vevo, Vimeoe Red Bull Tv. Bocche cucite sui numeri di clienti attesi («siamo quotati») come sui rumors che vedrebbero Sky in trattativa con Viacom- editore di Mtv - per acquisire il canale numero 8o in trattativa con Mediaset per una partnership su Premium («non commentiamo le indiscrezioni» viene ripetuto come un mantra). Noti invece i prezzi: "box" in vendita da oggi a 49,99 euro con un mese di cinema e intrattenimento e la possibilità di avere un secondo mese a 1 euro. L'offerta parte da 9,99 euro al mese (per i canali di intrattenimento) a 14,99 al mese (per il cinema). A questi si possono unire singoli eventi, anche sportivi, in pay per view a 4,99 euro. Insomma, prezzi inferiori a quelli che paga un abbonato all'offerta classica (l'Arpu media è di 43 euro). In casa Sky però si esclude il problema "cannibalizzazione". «Stiamo parlando- dice Zappia- di un differente target. Ci sono oggi in Italia 1,5 milioni di persone che guardano la tv via streaming, persone che puntano ai contenuti, ma magari non a un'esperienza così ampia come quella che offriamo all'abbonato tradizionale». Si punta quindi a coloro i quali non hanno voglia di legarsia un abbonamento per aggiungere clienti ai 4,746 milioni di abbonati al 31 marzo 2015. Numeri in crescita da due trimestri, anche se Sky in Italia è ancora leggermente sotto al dato di marzo 2014 (4,751 milioni). E all'orizzonte c'è la nuova stagione in cui la Champions League sarà esclusiva Mediaset. «È chiaro che avremmo preferito averla la Champions League. Ma nella nostra offerta c'è tutta la SerieA con 1 partita su 3 in esclusiva, l'esclusiva completa di Serie B, Premier League, Europa League, Bundesliga, Euro Qualifiers. E poi F1, MotoGp, Rwc, Nba, il grande tennis, il golf e altro ancora». Insomma, «ognuno va per la sua strada. Non è mai stato in discussione un accordo (sulla Champions League, ndr. )».
NEWS - Clamoroso al Cibali! "Fear the Walking Dead" non avrà zombi (o quantomeno "non ancora" tali)! "Sarà una serie sull'ansia, l'attesa e la depressione"...
News tratta da "Uproxx" e "Tv Line"
As AMC heads toward its summer premiere of Fear the Walking Dead, everyone involved in the series has been quick to remind us that it’s “very different” from the original The Walking Dead. No, it’s not the same thing at all, they keep telling us, as though reading from AMC scripted talking points.
But the truth is that it is quite a bit different. Yes, it takes place in the same universe, and yes, the events in the prequel happen while Rick is in his coma (at least, in the beginning), but Fear the Walking Dead is hitting upon different emotional terrain. Remember how grief stricken Morgan was that he had to kill his wife in the pilot? Or how upset Hershel was about killing all the walkers in his barn, because he was still under the misconception that they were people? Take that and multiply it by 10.
That’s the emotional basis of Fear the Walking Dead. There’s more uncertainty about the infection. There’s more uncertainty about what becomes of the infected, and because they still look very human, it’s far more difficult to kill them because it doesn’t feel like killing a zombie. It feels like killing your wife.
Fear the Walking Dead sounds like it’s going to be a lot more depressing, according to showrunner Dave Erickson in an interview with TVLine:
It’ll differ in so many ways … [It’s about] the anxiety and anticipation. We don’t go, for lack of a better term, full-zombie. There’s a bit more of a slow-burn to the story. We don’t get to a point where we’re actually in a full-blown apocalypse until much later in the show. [Fellow EP] Robert [Kirkman] wanted to really dwell on what it’s like to [commit] a violent act — especially in our world, because it’s so early, and our walkers are fresher and far more human. It’s [emotionally] difficult to kill them, even when somebody’s coming after you… In terms of emotional tension, when we put one of our characters through a moment where they have to commit some brutality to defend themselves or others, they’ll suffer for it.
Basically, Erickson says, Fear the Walking Dead is about this family in Los Angeles slowly coming to realize “what Rick came to realize in the [Walking Dead] pilot; these people are not people anymore.” Expect to see a lot of people being forced to kill their loved ones or, worse, refuse to kill their loved ones and succumb to their infections. It sounds harrowing, and brutal, and hopeless.
I can’t wait!
What you should not expect, according to Erickson, is faster zombies (though, they may have some more physical strength since they’re earlier in the decaying process). There are also no plans to do any crossover episodes with The Walking Dead because, as Erickson says, “Geography is an obstacle, and frankly somewhere down the road it will become an even greater obstacle.” Likewise, the series will not deal with the government’s efforts to contain the virus, or explore the origins of it. That will remain a mystery.

mercoledì 20 maggio 2015

L'EDICOLA DI LOU - Una super-copertina per tre! "Variety" dedica la cover alla super-coppia Flash+Supergirl e al loro papà tv (Greg Berlanti)
Grant Gustin and Melissa Benoist become The Flash and Supergirl, respectively, for the new cover of Variety magazine, alongside their powerhouse producer Greg Berlanti.
Here’s what the 42-year-old TV producer had to share with the mag:
On finding Melissa: “The most important decision you can make as a showrunner when you’re doing a pilot is who’s in it, and who’s directing it. If we had not found her, I would have said, ‘I don’t want to make this.’”
On making new shows: “I don’t want to do more just to do more it if it’s not good…The first thing I’m thinking about in the morning, and the last thing I’m thinking about at night, are usually the newer ones, because you haven’t figured out the algorithm yet. From the moment the shows get picked up until we have an episode that’s as good as the pilot, I’m usually stressed about how we can do it again.”
On how he juggles multiple projects: “Honestly, I’m so reliant on others. It’s the long-term relationships I’ve had that allow me to do multiple things, because you have a shorthand with these people.”
NEWS - Scr-EMMA Queen! La Roberts protagonista assoluta del maxi-trailer della nuova serie di Ryan Murphy (mette pure in ombra Jamie Hal-Lee-Ween Curtis!)

martedì 19 maggio 2015

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Un Big Bang al cinema! Parsons e Galecki si danno all’horror, Cuoco al dramma, Helberg con Stephen Frears e Meryl Streep. Nayyar diventa impegnato. Unica fedele alla comedy Melissa Rauch 
A proposito di "The Big Bang Theory", in onda con l’8° stagione inedita su Joi dal 19 maggio, si segnalano i salti al cinema di alcuni protagonisti del titolo seriale più popolare del mondo. Johnny Galecki lo si vedrà nei prossimi mesi nella commedia fantastica “The Master Cleanse”, al fianco di Anjelica Huston, e nell’horror “Rings” del maestro del genere Javier Gutiérrez, girato tra Madrid e Los Angeles, sequel attesissimo della saga di “The Ring”. Jim Parsons sarà sul grande schermo nel 2016 anch’egli in un horror: in “Visions” una donna incinta inizia a vivere visioni terrificanti. Al fianco di Parsons, uno stuolo di attrici del calibro di Eva Longoria, Isla Fisher, Gillian Jacobs. Kaley Cuoco si lancerà nel dramma di “Burning Bodhi”, storia di una donna che scopre la morte del suo migliore amico su Facebook e si reca nella di lui citadina natale in New Mexico soverchiando segreti e rancori mai sopiti. Simon Helberg affiancherà Meryl Streep (e Hugh Grant) in “Florence Foster Jenkins” di Stephen Frears, ovvero l’ascesa di una ereditiera di New York che decide di diventare una cantante lirica nonostante una terribile voce. Kunal Nayyar sarà impegnato sul set di “Food”, thriller sociale sulle modificazioni genetiche con il Taylor Kinney di “Chicago Fire” (Premium Action). L’unico volto di “TBBT” a perseguire la strada della comedy sarà Melissa Rauch: l’attende “Flock of Dudes” con Bill D’Elia e Hannah Simone, il tentativo di una trentenne di diventare adulta separandosi dai suoi amici (salvo ovviamente pentirsene).

lunedì 18 maggio 2015


GOSSIP - Fatevi il sangue amaro! Nel nuovo video di Taylor Swift che sancisce la sua conversione dal country al hip-hop, stuolo di star telefilmiche (Lena Dunham e Mariska Hargitay le mejo)
Taylor Swift‘s celeb-packed “Bad Blood” music video just opened the 2015 Billboard Music Awards and it is so epic! The video features a ton of the 25-year-old entertainer’s BFFs including Ellen Pompeo ("Grey's Anatomy"), Jessica Alba ("Dark Angel")Lena Dunham ("Girls"),  Mariska Hargitay ("SVU").
Joseph Kahn, who directed Taylor‘s “Blank Space” video, also directed the “Bad Blood” vid.
Taylor has been teasing posters for her video for weeks and we can’t believe the video is finally here!


GOSSIP - Oh my GOT (2)! Emilia Clarke bisex: "vorrei fare qualcosa di sessuale insieme a Channing Tatum e Jenna Dewan!" 
Emilia Clarke is the lady in red on the cover of Harper’s Bazaar magazine’s June 2015 issue, out on newsstands on May 26! Here’s what the 28-year-old actress had to share:
On working with Arnold Schwarzenegger for the upcoming Terminator: “It never gets old. He was so much fun. I expected this massive ego to turn up, but he is this charming, sweet, kind man. He got really excited to film the scenes.”
On the final epic scene from season 1 of Game of Thrones, when she rises from the ashes, naked, with dragon hatchlings on her shoulders: “The crew was a few cliffs over, so it’s me, four or five extras, and Iain Glen [Ser Jorah Mormont]. Iain does this thing where he lifts his head up and his face goes, ‘Ahh naked lady.’ But because they were filming so far away, what he said was ‘Great tits, love.’ I’m like, ‘The camera’s not on you, can you stop commenting on how great you think these breasts are?’”
On meeting famous Game of Thrones fans: “I was at a Golden Globes after party and Channing f–king Tatum came up to me, and his stunning missus, Jenna Dewan. And they said, ‘We call each other “moon of my life” and “my sun and stars”’ and all that. And I was like, ‘I cannot contain this. Please, can we all have something sexual together? You’re both beautiful, even just a hug,’”
For more on Emilia, visit Harpersbazaar.com!

sabato 16 maggio 2015

GOSSIP - Nina, che Self...control! La Dobrev che non ti aspetti: "felice che Ian si sia sposato, eravamo amici e lo siamo tutt'ora"
Nina Dobrev shows off her figure in a skin tight outfit on the cover of Self magazine’s June 2015 issue, on newsstands May 26. Here’s what the 26-year-old actress had to share with the mag:
On leaving The Vampire Diaries: “I’ve loved working on this show. It’s been such a crazy, awesome adventure, and I’ve been surrounded by so many people who I consider family. I know this is a new exciting step in the right direction for me, but it’s going to be so strange not to be with them.”
On preparing to audition for roles: “I’m ready to put up that fight again. I’m excited to put up that fight.”
On a roadtrip she’s taking before getting ready to hit the pavement: “There are no hotel reservations, no real plans. Just six people, three vehicles, two in each car.”
Nina Dobrev has nothing, but wonderful things to say about ex Ian Somerhalder, who just married Nikki Reed! “I’ve said this before, that we didn’t break up because anything bad happened or because there wasn’t love or friendship,” the 26-year-old actress shared to E! News. “I love him and the friendship is still strong and I think he’s great and I care about him. And that didn’t change. Yes, we’re professional and that’s fine. We were friends long before we dated and we still are now.
She added about Ian‘s wedding, “When I heard about the wedding, I thought it was beautiful. They look happy and I am happy, and so I don’t see why there should be a problem with that… Of course, we’re on a teen drama show, everyone’s going to look for drama…I just ignore it.”

venerdì 15 maggio 2015

NEWS - Netflix, achtung! Sempre più voci di alleanza tra Sky e Mediaset in vista dello sbarco ("rischiamo di essere spazzati via in 5 anni")
(ANSA) - Le indiscrezioni sul recente incontro ad Arcore tra Rupert Murdoch e Silvio Berlusconi riferiscono che l'argomento all'ordine del giorno e' stata la possibile vendita di Premium, la pay tv del gruppo Mediaset, a Sky, la tv satellitare del magnate australiano. E certamente il confronto e' in corso, con possibilita' di alleanze sui contenuti. Ma la trasferta di Murdoch ha una motivazione di fondo. La volonta' e' di verificare la possibilita' di fare fronte comune contro il vero nemico di entrambi: Netflix, la public company americana che in pochi anni e' diventata un vero colosso puntando sulla televisione on demand, su richiesta, un mercato in continua espansione molto diverso dai palinsesti tradizionali, basato anche sull'offerta di produzioni originali. Tra quelle di maggior successo, per esempio, e' House of cards, che accende i riflettori sulle lotte dietro le quinte alla Casa Bianca. Netflix e' gia' sbarcata nel Regno Unito e in buona parte dei Paesi europei, con piani di forte crescita. L'allarme di Murdoch a Berlusconi e' stato senza giri di parole: attenzione, e' stato il senso del suo pensiero, perche' il rischio, tra cinque anni, e' di essere spazzati via. Un allarme, quello di Murdoch, che per Berlusconi e' stato soltanto l'ultima conferma. In Italia, per il momento, il gruppo americano non e' ancora entrato, anche se le sue serie televisive stanno acquistando notorieta'. Soprattutto tra i giovani e nelle grandi citta' i canali televisivi generalisti sono in netto calo di ascolti, mentre cresce l'abitudine alla tv on demand. Ma la crescita di Netflix sul mercato italiano, a partire dall'esordio previsto per fine anno e su cui sono in corso trattative con l'amministratore delegato di Telecom Italia, Marco Patuano, e' condizionato alla costruzione di una rete nazionale in cavi di fibra ottica superveloce, che ancora manca. Per questo lo scontro in corso tra Cdp (Cassa depositi e prestiti), d'intesa con il governo, e Telecom Italia va letto tenendo conto della variabile televisiva. Cdp punta a recuperare i ritardi dell'Italia rispetto agli obiettivi europei della banda larga rendendola disponibile ad oltre meta' degli italiani, come spiega il documento sulle "linee guida del progetto nazionale della fibra", presentato nel marzo scorso a Telecom Italia. La proposta di piano lascia alla societa' un ruolo chiave ma non esclusivo e, soprattutto, condizionato agli investimenti che verranno effettivamente realizzati. Il progetto, in aprile, e' stato bocciato da Telecom, che ha controproposto la firma di una lettera d'intenti con accordi diversi. Le principali differenze sono tre: il controllo da subito delle operazioni arrivando poi al 100% di proprieta' della nuova rete, una copertura del territorio molto meno estesa, la previsione di arrivare con la fibra ottica soltanto alla base degli stabili e non nei singoli appartamenti (mantenendo cosi' l'ultimo tratto della rete in rame, di cui Telecom ha l'esclusiva e che ha tutto l'interesse a valorizzare per piu' tempo possibile). La rottura e' stata inevitabile, con il presidente di Telecom Italia, Giuseppe Recchi, e la maggioranza del consiglio di amministrazione che hanno isolato la posizione di Patuano, piu' disponibile alla trattativa con Cdp e con il governo. In consiglio il confronto sulla linea da seguire nei negoziati con Cdp, tenuto strettamente riservato, risulta avere avuto toni serrati. Da segnalare il pieno appoggio a Patuano del consigliere francese Jean Paul Fitoussi, mentre altri hanno sostenuto la linea dura. Spicca, tra loro, Tarak Ben Ammar, l'imprenditore tunisino che, per una volta, e' venuto meno al ruolo che ama di piu', quello di mediatore. Proprio Tarak va tenuto d'occhio perche' ha un ruolo determinante nei rapporti con il finanziere bretone Vincent Bollore', presidente di Vivendi, leader nei media e nei contenuti, che sta subentrando agli spagnoli di Telefonica come azionista di riferimento dell'azionariato di Telecom Italia. Patuano ha scommesso su un assetto azionario da public company. La realta' e' che Vivendi e i francesi si annunciano come protagonisti. Il passo successivo e' che, nel nome della convergenza tra contenuti e tlc, potrebbero favorire la grande alleanza tra Telecom e un gruppo molto vicino da sempre a Tarak: Mediaset e le sue televisioni. Tarak, che si divide tra Parigi, Roma e Milano, e' un grande amico di Silvio Berlusconi ed e' stato anche consigliere di amministrazione Mediaset. Netflix, con massima soddisfazione per Murdoch, puo' aspettare.

giovedì 14 maggio 2015

NEWS - Fox attack! Possibilità: "i titoli di Fox Crime e Fox Life su Mediaset Premium come 2° finestra". Progetto: "al via autoproduzioni italiane seriali". Netflix: "non fa paura e spinge all'on demand". Parla il CEO di Fox International Channels

Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
«In Italia affrontiamo quotidianamente la concorrenza di oltre 70 canali in chiaro. Che diventino settanta più Netflix deve preoccuparmi?». Argentino, Hernan Lopez come numero uno mondiale di Fox International Channels siede su un business di 3 miliardi di dollari grazie a canali che raggiungono una platea di 2 miliardi di spettatori nel mondo. Il presidente e ceo di Fox International Channels nei giorni scorsi è stato in Italia, a Roma, per l'anteprima mondiale della serie tv targata Fox, Wayward Pines. «Da oggi, giovedì sarà trasmesso in contemporanea in 126 Paesi. E questo la dice lunga sulla forza e la capacità di un'azienda come la nostra». In Italia il gruppo- di proprietà di quella 21st Century Fox nata dallo split delle attività di intrattenimento della galassia Murdoch - ha un business che «sul fatturato totale pesa a una cifra percentuale, ma significativa» e ha 11 canali televisivi satellitari distribuiti da Sky Italia con Fox Sports distribuito anche in Mediaset Premium. Ma dalla prossima stagione il canale sarà in esclusiva sulla piattaforma Sky. È la prova che Fox è parte in causa nella battaglia fra Sky e quella Mediaset colpevole di avere vinto i diritti della Champions league per il 2015-18? È solo il risultato di trattative di mercato. Sky è nostro partner per quanto riguarda la distribuzione di contenuti ed è stato il nostro partner in esclusiva per molti anni. Fino a quando non abbiamo deciso di lanciare Fox Sports. Questo tipo di contratto andava verso la scadenza (a giugno, ndr.) e la controparte Sky ci ha fatto una proposta economica che ci ha portato a optare per un'offerta in esclusiva. È possibile la distribuzione attraverso Mediaset Premium di vostri canali come FoxLife o FoxCrime? I canali sono e restano esclusiva Sky. I prodotti, non i canali, potrebbero essere eventualmente disponibile in una seconda finestra. In Italia sta per sbarcare Netflix. Che impatto avrà sulle vostre scelte strategiche? Il lancio di Netflix ha avuto un effetto molto importante su aziende come la nostra soprattutto nella misura in cui ci ha spinti verso l'on demand per una maggiore offerta di nostri contenuti. Siamo però pronti a competere. Quindi avete intenzione di potenziare l'on demand, magari con una vostra piattaforma? In molti Paesi noi abbiamo una nostra piattaforma: Fox Play. Non in Italia, dal momento che operiamo in esclusiva con Sky che ha una sua piattaforma. E se una delle motivazioni alla base della creazione di Fox Play è stata quella di avere un unico punto di accesso ai contenuti Fox, la presenza di una piattaforma Sky in questo senso riduce la nostra esigenza. Nel mondo siete presenti nel free-to-air in Finlandia e Turchia. Avete intenzione di replicare in altri mercati europei? Siamo alla ricerca di opportunità, ma anche rigorosi nelle nostre scelte. Per potere avere successo nel free-to-air devi avere la scala necessaria in termini di vendita di contenuti pubblicitari, di produzione di contenuti e titolarità dei diritti. Quindi una nostra scelta nel free-to-air potrebbe avvenire solo considerando questi fattori.
C'è grande fermento negli Usa nel settore televisivo. Voi puntate a qualche acquisizione? Come dicevo, siamo alla ricerca di opportunità. Ma non vedo grandi opportunità in giro. Tendenzialmente però siamo soprattutto costruttori dei nostri asset in termini di contenuti. Oggi peraltro siamo arrivati a una situazione, in termini dimensionali e di struttura, tale da consentirci di fare produzioni in casa, come avviene in Usa, Messico e Colombia. Ma proprio sul fronte delle produzioni vogliamo aumentare il nostro impegno nel vostro Paese. Quindi un centro di produzione vostro in Italia? Non dico questo. Però l'italiano è una delle sei lingue che riteniamo strategiche insieme con inglese, spagnolo, portoghese, mandarino e turco. E quindi produrremo di più, puntando su contenuti originali, appoggiandoci su case di produzione locali. E abbiamo anche un altro progetto. Quale? Vogliamo espanderci nel licensing e nel merchandising. Quale messaggio si sentirebbe di lanciare al mercato televisivo italiano? Gli operatori dovrebbero lavorare di più insieme per riaccendere l'interesse da parte della comunità degli inserzionisti. Dall'esterno si percepisce abbastanza l'anomalia di un mercato pubblicitario in calo pur a fronte di una tv che in Italia è viva, presente, vegeta.
GOSSIP - (S)coppia col bacio! In attesa del reboot di "X-Files", Duchovny e Anderson si baciano sul palco di NY, cantando in duetto Neil Young
The "X-Files" reboot is happening next January, so David Duchovny and Gillian Anderson will be spending a lot of time together. But we didn't expect them to sing and kiss on stage.
On Tuesday night, Duchovny played a show in New York City to celebrate the release of his debut album, "Hell or Highwater." The actor-singer-songwriter-author-director was joined on stage by Anderson in what may be the most adorable reunion ever.
Per Anderson's request, the two sang Neil Young's "Helpless" for the encore. Agent Mulder whispered into Agent Scully's ear during the performance, then kissed her at the end, imploding "X-Files" hearts across the galaxy.
SGUARDO FETISH - Oh my GOT (1)! Emilia Clarke svela che Jay Z ha regalato a Beyonce un uovo originale di "Game Of Thrones"
News tratta da "Uproxx"
The gift-buying process is so integral to a relationship that screwing it up can end a union just like that. In fact, when you’re together long enough that you just aren’t breaking up no matter what, most folks put a cap on gifts so when we do screw it up it’s just stupid, and not expensive as well.
I’m guessing it doesn’t work like that for the billion-dollar Carters, because Jay Z and Beyonce have enough money to buy each other just about anything, and judging by this story they do just that.
Everybody’s favorite mother of dragons, Emilia Clarke, covers the June/July issue of Harper’s Bazaar, and in it she lets go a juicy nugget about Hov and B: they’re Game Of Thrones dorks just like the rest of us. So much so that Jay actually purchased one of the original and official dragon eggs from the show for Bey, eggs that Clarke says are “really, really, really expensive and they are really f*cking heavy and serious works of art”. So, if you’re ever fortunate enough to set foot in Jay Z and Beyonce’s home, and are bold enough to kick your feet up on their coffee table, that might be a dragon egg sitting next to your shoes. Like, the real deal.

mercoledì 13 maggio 2015

GOSSIP - Social is the new fuck! Taylor Schilling di "OITNB" si ribella al presenzialismo narcisistico on line
Taylor Schilling does double denim on the cover of Elle Canada‘s June 2015 issue.
Here’s what the 30-year-old Orange is the New Black actress had to share with the mag:
On the state of online culture: “There is something so sad about going online and seeing almost everyone shouting ‘Notice me, notice me!’ Which is such a human desire—to be acknowledged. But me responding to that with some sort of ‘You’re noticed, you’re seen’ only perpetuates the loneliness. Because I’m not seeing you; I’m not noticing you. And whoever you are, you so deserve to be noticed and valued. I feel lucky to have not grown up with the Internet because it forced me to get out, struggle and be so messy.”
On feeling pressures to share more on social media: “It has almost become a defiant thing at this point because I do not believe this celebrity Kim Kardashian culture is what I signed up for. I’d rather create something honest than try to create something for a social-media account. Besides, my brain is just way too fragile for both. [Laughs] I am susceptible to what people think; I think we all are. So it’s just easier for me to not engage with it too much.”
On when life hands you what you needs: “Right before Orange happened, I was in a period of fully questioning myself, and I came to the conclusion that either I’m going to like what I do or I’d be happy doing low-rent theatre in New York City. That bone-deep acceptance of your life – whatever it looks like – is when doors start to open and an opportunity presents itself.”
For more from Taylor, visit ElleCanada.com.

martedì 12 maggio 2015

NEWS - Netflix sotto l'Albero! A Natale 2015 il possibile sbarco in Italia (a 7,99 euro mensili). Accordi con Telecom (per la fibra) e produttori (per serie tv italiane stile "Orange" o "House")
Articolo tratto da DailyNet
Una giornata come tante altre. Errore: è il 25 dicembre, ti svegli e subito vai a curiosare sotto l'albero. E cosa trovi? Netflix. L'ormai mitico servizio di streaming agognato dagli internauti aprirà la versione italiana del suo catalogo di film e serie tv a 7,99 euro al mese proprio durante il periodo delle festività natalizie. La febbre, già innalzatasi a livelli esagerati qualche settimana orsono, quando si era parlato di un debutto autunnale, pare stia raggiungendo livelli oltre la classica guardia. I contatti con Telecom Italia sono stati confermati e si parla di accordi con i produttori italiani. Tutto questo mentre in Francia, dove Netflix ha aperto appena lo scorso settembre, fanno scalpore gli 8 milioni che il gruppo Usa ha impegnato per produrre con Gaumont la serie "Marseille", una fiction politica sulla linea di House of Cards e che sarà messa online entro l'anno con quello che è ormai il classico stile Netflix, cioè tutte le puntate assieme contemporaneamente. Un accordo analogo potrebbe arrivare presto con un altro produttore. Netflix esalta ma fa anche paura. A terrorizzare è l'uso di banda. "Negli Usa Netflix consuma più di un terzo del traffico internet in download nelle ore di picco, e fa registrare il più alto volume tra tutti i servizi video a banda larga. I suoi più diretti concorrenti, ITunes e Amazon, sono molto lontani, con quote rispettivamente di 2,8 e 2,6%, mentre YouTube consuma il 14% della banda disponibile", ha spiegato ad Affari e Finanza Augusto Preta, direttore di It Media Consulting che, a fine mese, pubblicherà il rapporto Il video on demand in Europa. Netflix ha portato benefici alle major e alle telco, da cui la società compra traffico. A pagare il conto, almeno a prima vista, sono state le pay tv: Netflix erode la cassa delle grandi piattaforme, ovvero Hbo di Warner, Fox di News Corp negli Usa e poi, attraversando l'Atlantico, Sky e man mano che entra nei vari mercati tutti gli altri, Canal Plus di Vivendi, Premium di Mediaset, Movistar di Telefonica.

lunedì 11 maggio 2015

ESCLUSIVA - Donal Logue intervistato da "Telefilm Cult" per la ripresa di "Gotham" su Premium Action stasera: "Io, da 'Sons of Anarchy' a Batman, duro per forza..."
In occasione della trasmissione degli episodi inediti di "Gotham", dal 11 maggio su Premium Action (ogni lunedì in prima serata), Telefilm Cult ha intervistato in esclusiva Donal Logue, interprete del detective Harvey Bullock. 

How does it feel to be part of the DC Universe?
For me, it’s massive. To get a thumbprint on a world that’s very important to a lot of people is huge. Prior to Gotham, my only experience of Harvey Bullock was in Batman: The Animated Series. My kids would watch that show as we drove up to our house in Oregon, so I was familiar with that version of the character – but I wanted to make it my own. It’s exciting to take your place on the shelf among all the other people who have had a play in this world. It’s really exciting.

What’s the atmosphere like on the set of Gotham?
It’s fantastic. Right now, we’re in the middle of production, so we’re finding the rhythms and strides of the show. Every episode has been a blast. So far, I feel like it’s a really, really strong series.

Has the show been strong since the very first episode?
It’s interesting because if you watch the pilot for a series – for example, The Sopranos – it takes a while to find a rhythm for a show. I think we found a rhythm pretty quickly. To be honest, we always thought the pilot was strong.

Most people know about Batman and Gotham City, but how difficult is it to describe the show without giving away any spoilers?
I’ve never been on a show before where you didn’t have to pitch the idea to the audience. When you work on something like [Donal’s previous television show] Terriers, where the title isn’t really implicit of what the show is about, you have to generate all of that information and you pitch it in interviews. You don’t have to pitch Gotham. It’s in the nomenclature.

What attracted you to the show?
For me, I was always drawn by it – but not because I’m necessarily into fantasy and the super hero aspect of the show; I’ve always liked it because it has a Raymond Chandler and James Ellroy quality to it. I always like the noir-ish part of American society, the American urban underbelly. It feels like Gotham can be used as a descriptive term for the seedier side of any big metropolitan centre. That’s what drew me to the show, and that’s what we’re playing up with the show. It feels a bit like the movie Chinatown. It feels like my character is Jake Gittes in that movie. Jim Gordon comes along and he’s really idealistic, but he’s partnered with Harvey Bullock, a guy who’s been through it all. Maybe he’s got one bit of goodness left in him, though. It takes a guy like Jim Gordon to bring that back out in Harvey Bullock.

You’ve played a lot of tough characters on a variety of shows including Vikings and Sons Of Anarchy. Are you looking forward to being the tough guy again in Gotham?
Yes, I am. Lee Toric in Sons Of Anarchy was probably a little tougher than Harvey Bullock in Gotham – but it’s great. It’s interesting because a television critic explained that our new show is really violent and not for young fans. I replied, “Violent? Compared to what? Vikings and Sons Of Anarchy? Come on!” To be honest, my kids watched The Lord Of The Rings when they were two years old and they loved it.
How would you describe Harvey Bullock?
Harvey is an old school detective who’s been around the block a lot. He’s a legend. I think he’s well liked among the police department because he’ll defend the blue line. I wouldn’t say that he’s unethical; I just say that he’s the willow and not the oak. He’s pragmatic. Just like with police work in general, sometimes you have to cut a scumbag a break to be a confidential informant to get bigger bad people. He’s actually crossed that line a bit. He actually has relationships with people in the criminal underworld, but he’s trying to survive – and maybe he’s trying to get to his pension. When a guy like Jim Gordon shows up and starts saying, “No, there’s a right and there’s a wrong.” Harvey thinks, ‘Good luck!’ However, Jim Gordon wakes something up inside of Harvey Bullock. I think it maybe makes Harvey want to be the cop that he once was.

Will the show delve into the back-story of Harvey Bullock?
Absolutely. In fact, I just found out some little tidbits about his back-story. We’re getting to that pretty soon in the show, which is exciting.

How much did you know about the back-story of Harvey when you signed up for the role?
I had a good long talk with [Gotham creator] Bruno Heller about the character when we first met. Bruno is brilliant. I can’t articulate the show the way that he can, but he made it so plain and clear to me. Sometimes you don’t have to try that hard to work out a character. When you have to work really hard to try and figure out a character, it’s not always necessarily the best thing. Harvey Bullock was a much easier cloak to put on than Donovan in Copper or King Horik in Vikings. It felt pretty easy and it felt like it made sense.

Vikings, Copper and Gotham are three very specific and different time periods. Are you suffering from whiplash from all these different characters and ideas?

No. As an actor, you get used to change. When you’re doing summer repertoire theatre and you have a Joe Orton comedy in rep but you’re also rehearsing a Sam Sheppard play during the day, you have to get used to it. It was much more intense when I was doing Copper and Sons Of Anarchy at the same time, which is where I was literally travelling between two cities for work. I’d spend one day on Copper, and the next day on Sons Of Anarchy. That was tough. During the shooting of the Gotham pilot, I was doing two massive episodes of Law & Order. That was a challenge, too. However, I think that if you need something done, give it to a busy man. You’re more on point when it’s challenging. I seem to thrive in that environment more than one where there isn’t much pressure at all.

What’s the strength of doing a prequel series as opposed to diving right into the middle of the mythology of Batman?
I’ll mention the work of Don DeLillo to answer this question. Don DeLillo’s fiction was always strongest when he took an event where we know what happened, but he invents possible scenarios that lead up to the event. Take the Kennedy assassination as an example. We all know what happened there. We know the events of that day, but Don DeLillo’s novel brings up new ideas. You already have tent pole moments to hang from, which is what we have on the show. We know that at some point Batman is Batman. The Penguin doesn’t fight the moniker of The Penguin. He learns to embrace it and become it. We know we’re going to get to that point in the show, but how do you build any suspense when you know the outcomes? You create moments where the audience thinks, ‘If only for that, we wouldn’t have had all of this. What if?’ If Hitler had been accepted to art school in Vienna, what if? That’s part of the fun of it.

What do you think of Oswald Cobblepot [aka The Penguin] in Gotham?
We have to start strong, and the critical piece of the puzzle was who was going to play Oswald Cobblepot. That’s the actor Robin Lord Taylor, who I’ve known for a long time, since he was very young. He’s perfect. If he wasn’t fantastic, I think maybe the whole show wouldn’t work, but we got the right man for the job. He’s amazing. It seems like we’re very Oswald Cobblepot heavy right now, which is a good thing.

There’s been a recent explosion of DC adaptations on television in 2014. Do you think that’s helpful to Gotham?
Absolutely. I think high tide floats all boats. I think comics in general have always been the most natural fit for television because they are constantly evolving storylines. They are literally storyboarded the way a Director Of Photography would storyboard them; they are all drawn out with bits of dialogue attached to them. It’s harder to adapt novels because there’s so much internal dialogue, but comics are really cinematic. I think there’s room for everybody.

domenica 10 maggio 2015

GOSSIP - Po(r)ker! E sono 4: dopo Laverne Cox ("OITNB"), Katheryn Winnick ("Vikings") e Nicole Beharie ("Sleepy Hollow") tocca a Jordan Brewster di "Dallas" su "Allure"
"There's a strength to the portrait that I'm really proud of," says the Furious 7 and "Dallas" star. No kidding. Brewster, 35, runs six days a week, meditates twice a day, and mixes in "some weird Cirque du Soleil–type acrobatic work," she says. "Having to wear those tight outfits in the [Fast and Furious] franchise has helped me keep fitness a part of my life."
Have those Fast and Furious workouts changed your body?
"My legs used to be my least-favorite body part, but now they're really strong and muscular."
Did you tell your husband that you'd be posing nude?
"I asked if he had any reservations. He said, 'Just don't do full frontal.' He'll be pleasantly surprised."
Why now?
"I'm having more fun posing nude or being in a bikini or doing love scenes than I ever did before because it hit me: This is fleeting, and in a couple of years I won't be able to do this, so just enjoy it."
Do you walk differently when naked?
"It depends whether someone is watching."
Were you raised in a household where nudity was no big deal?
"I was raised in Brazil for part of my life, where people are pretty open about their bodies, so yeah. The bikinis are kind of nonexistent, so you might as well be naked."

giovedì 7 maggio 2015

GOSSIP - (T)umorismo on line! Kaley Cuoco di "TBBT" contatta malata terminale di cancro tredicenne: "un onore condividere un momento con lei"
Ha da poco ricevuto la “stella” sulla Walk of Fame per la popolarità raggiunta con la sit-com sbanca-ascolti “The Big Bang Theory” (in onda su Joi con le puntate inedite dell’8° stagione dal 19 maggio), ma forse nessun riconoscimento vale come quello realizzato ieri. Kaley Cuoco si è collegata tramite FaceTime con Nicole, malata terminale di cancro tredicenne da sempre fan dell’attrice e della sit-com. Venuta a conoscenza su Instagram della passione di Nicole, Cuoco ha contattato la famiglia per raggiungere la ragazza. Una volta avuto l’entusiastico assenso, l’attrice è rimasta in piedi fino a tardi in quanto si trovava in Gran Bretagna, riuscendo a connettersi in video e voce con la fan. "Sono davvero io!", ha esordito Cuoco riferendosi alla leggera sfumatura rosa dei suoi capelli solitamente biondi. Appena ho sentito la storia di Nicole e la sua passione per ‘The Big Bang Theory’ ho voluto contattarla – ha spiegato Cuoco a ‘US Weekly’ - Se posso aiutare in qualche modo non mi sottraggo. Mi sento onorata di aver condiviso questo meraviglioso momento”. Un momento che potrebbe addirittura ripetersi, in quanto Cuoco si è fatta promotrice della storia di Nicole sul set della sit-com e adesso anche gli altri membri del cast potrebbero videochiamare la ragazza nei prossimi giorni.

mercoledì 6 maggio 2015

NEWS - Mediaset-te-te! Accordo da Big Bang con Warner (fino al 2020) e Universal (2018) per l'esclusiva delle serie tv su tutte le piattaforme

Articolo tratto da "Il Sole 24 Ore"
Mediaset lancia la sua sfida sui contenuti grazie a due accordi in esclusiva per l'Italia con due major: Warner Bros e NbcUniversal. Ad annunciarlo è stato l'amministratore delegato di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi, ieri durante l'edizione serale del Tg5. Un annuncio che arriva dopo che il neo ad unico del gruppo tv di Cologno aveva anticipato - la settimana scorsa a margine dell'assemblea dei soci- che erano in corso manovre sul tema dei contenutie che risultati di rilievo sarebbero stati comunicatia breve. Ieri dunque l'annuncio che in fondo rispondea un'esigenza evidenziata dalle stesse perplessità di chi, a ragione, riteneva i diritti della Champions League - che Mediaset avrà in esclusiva per il 2015-2018 - non sufficienti a sostenere da soli il nuovo corso di Premium. «L'accordo che oggi abbiamo comunicato- afferma Pier Silvio Berlusconi, contattato dal Sole 24 Ore - ha un'importante innovazione visto che l'esclusiva riguarda anche tutte le modalità di visione e le piattaforme: canali free, canali pay, ma anche on-demand e streaming». Insomma, «parliamo di un accordo strategico della massima importanza e che riconosce la nostra centralità per due delle più importanti major al mondo». Bocche cucite sulla parte economica, Mediaset ha reso noto che l'accordo con Warner è fino al 2020 e con Universal fino al 2018. In ballo ci sono circa 1000 ore annue di prodotto inedito, oltre a 2.500 ore di film che non saranno compresi in nessun'altra offerta né televisiva né via web. Cinema e serie tv, dunque, con contenuti che annoverano per esempio "American Sniper", "Interstellar", "Cinquanta sfumature di grigio", per stare ai titoli citati ieri nel servizio del Tg5. Tra le serie televisive, le due major detengono invece titoli come "The Big Bang Theory", "The Mentalist", "The Flash", "Arrow", "Suits", "Chicago Fire"...«Dal nostro punto di vista - aggiunge Pier Silvio Berlusconi - gli elementi importanti sono due. Da una parte il fatto che questo accordo ha evidenziato una centralità di Mediaset. Dall'altra c'è il rafforzamento di Premium, ma non solo, visto che Mediaset avrà contenuti in esclusiva per tutte le piattaforme». Fra queste c'è da considerare anche il satellite. E qui si aprono inevitabilmente due scenari. O la rivendita alla pay tv satellitare (leggi Sky), oppure il lancio di un'offerta satellitare diretta da parte di Premium (porta, questa, lasciata aperta dallo stesso Pier Silvio Berlusconi al termine dell'assemblea degli azionisti). A ogni modo, l'accordo in esclusiva per on demand e streamingè un punto distintivo dell'accordo che in altri termini esisteva già fra Mediaset e le due major. Dall'altra parte, con lo step annunciato ieri Mediaset sembra lanciare un messaggio anche ai partner, che si tratti di eventuali soci in Premium (per ora c'è solo Telefonica all'11%), o di telco alle quali l'ad Mediaset ha chiarito di volere un accordo "non solo commerciale".
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Due "Suits" al cinema. Film in arrivo per la coppia Adams-Markle
Patrick J. Adams di “Suits” (4° stagione inedita su Joi ogni mercoledì) sarà protagonista del film dramedy “Car Dogs”, in uscita a breve in America. L’attore interpreta un concessionario di automobili che deve vendere 35 macchine in un giorno solo. Sempre dal cast di “Suits”, spicca il volo sul grande schermo anche la bella Meghan Markle, al cinema dal 1 maggio con il film di stretta attualità “Anti-Social”. L’attrice sarà al centro di un triangolo isoscele con due fratelli votati alla ribellione e all’anarchia, nonché alle rapine, per le strade di Londra. La critica è arrivata a scrivere che si tratta del “miglior gangster-movie inglese dell’ultima decade”. Non resta che verificare…

martedì 5 maggio 2015

GOSSIP -  Beata lei! "Voglio lavorare solo dove mi diverto": Emilia Clarke dixit su "Vogue" UK 
Emilia Clarke shines bright on the cover of British Vogue magazine’s May 2015 issue.
Here’s what the 28-year-old Game of Thrones star had to share with the mag:
On returning for another season of GoT: “I went back to Game of Thrones and it was like coming home. Just the smell of the hotel in Belfast made me feel safe. I told myself, forget the big game plan; all I want is to do jobs that make me happy.”
On her first reaction to Game of Thrones: “When I first read the scripts, I was on holiday with my family. I told my dad, you’re not going to be able to watch the first five episodes.”
For more from Emilia, visit Vogue.co.uk.

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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