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martedì 22 novembre 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"The Young Pope", una anti-serie dal compiacimento fastidioso
"Ho visto anche l'ultima puntata di «The Young Pope», non me ne sono persa una (Sky Cinema). Dovessi però dire il motivo sarei in seria difficoltà. In questi casi si ricorre alla scappatoia del guilty pleasure, quella sorta di attrazione fatale che si prova davanti alle opere sublimemente ridicole. Ma si può liquidare così una serie tanto divisiva? L'aspetto più affascinante è che uno, ogni volta, si chiede dove Paolo Sorrentino voglia andare a parare. Non è una serie, ma un'antiserie (sarà interessante osservare come verrà recepita all'estero). Non è un racconto (non c'è trama o, almeno, è flebile), ma, volutamente un antiracconto. Costruire una narrazione in dieci puntate basandosi solo sui dialoghi («The Young Pope» è un lungo film che non tiene minimamente conto degli espedienti narrativi della serialità) è opera o di un pazzo odi un genio. Per questo, i due aspetti più controversi sono il «realismo magico» di Sorrentino (altrimenti detto «sorrentinismo») e i dialoghi. Indubbiamente, a differenza di molti, Sorrentino ha uno stile raffinato e incontestabile (ci vuole coraggio, se non si è Aldo Busi, a inserire canguri nell'inquadratura o a far fumare il Santo Padre). E, tanto per fare un esempio, la sequenza in cui il Papa e i pochi astanti ascoltano un disco di Nada è un gioiello espressivo di rara efficacia. Ma Sorrentino ama rispecchiarsi in se stesso, con un compiacimento fastidioso ed esagerato che raggiunge punte acuminate di comicità involontaria. Quanto ai dialoghi, sembra che Sorrentino si diverta a creare un universo linguistico dal tepore torbido e ossessivo dove i protagonisti affrontano i massimi sistemi (Dio, l'Anticristo, la teologia, l'eterodossia, la politica, il sesso, il tradimento...) come se fossero venditori ambulanti — logorroici, petulanti e sottilmente sadici — di aforismi o citazioni colte. E vero che non tutti sono abbandonati da genitori yuppie (come Pio XIII), ma non bisogna approfittarsene". (Aldo Grasso, 21.11.2016)

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