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venerdì 6 marzo 2015

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"House of cards", apologia del matrimonio 
"Frank Underwood è tornato. Ci erano mancate le sue citazioni, la sua retorica manipolatrice, le sue doti da grande dissimulatore: sensi di colpa e rimpianti non sono tratti che appartengono al suo carattere e le cose non cambieranno certo ora che è diventato il 46esimo presidente degli Stati Uniti.Sky Atlantic ha mandato in onda le prime due puntate della terza stagione di «House of Cards», in contemporanea con la distribuzione della serie fatta da Netflix in America (venerdì, da mezzanotte). Come sempre, sono state un condensato di raffinati disegni politici, scavo psicologico, grande racconto: ogni strategia è di un'ammirevole insolenza. La scena si è aperta all'ospedale in cui Doug Stamper, l'ambiguo capo dello staff di Frank, viene ricoverato in precarie condizioni fisiche dopo esser stato aggredito sei mesi prima dalla prostituta Rachel. Il tutto viene fatto passare come incidente per evitare imbarazzi. È attraverso il punto di vista di Doug, ormai fuori dal «cerchio magico» di Frank, che ci immergiamo nelle acque agitate della presidenza Underwood: i repubblicani gli danno contro al Congresso sull'iniziativa «America Works» (una specie di Jobs Act) e la leadership del partito democratico non gli rende la vita facile. Per la prima volta vediamo Frank (Kevin Spacey) in seria difficoltà, l'eccitazione della conquista del potere sostituita dalle grane quotidiane del comando e dai voltafaccia dei suoi ex fedelissimi. «House of Cards» resta, al suo cuore, un grande apologo sul matrimonio. Uno dei temi più forti della nuova stagione sembra essere qualche possibile crepa nel rapporto tra Frank e la sua «anima nera», la moglie Claire (Robin Wright): cosa può succedere se la loro smania di potere non si muove più all'unisono ma verso obiettivi inconciliabili. Menzione speciale per il cameo di Stephen Colbert, che interpreta se stesso intervistando il presidente Underwood in una puntata del «Colbert Report»". (Aldo Grasso, 02.03.2015)

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