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giovedì 12 febbraio 2015

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
Se "The Walking Dead" incontra Spinoza
"Colpiti negli affetti più cari, persa anche l'ultima illusione di poter sconfiggere l'epidemia di febbre zombie grazie a uno scienziato rivelatosi un mentitore, ai sopravvissuti di «The Walking Dead» non resta che vagare alla ricerca di un provvisorio riparo dall'aggressività famelica dei «non morti» e dalla follia che sembra essersi impadronita di molti umani. La ripresa della serie dopo la pausa invernale ha spinto molto sul versante dell'emozione: le scene d'azione sono sempre superbe e potenti, da kolossal televisivo dei giorni nostri, ma il nuovo episodio, intitolato «Non è finita», ha rappresentato quasi una pausa riflessiva, pervaso com'era da un afflato di spiritualità (Fox, lunedì, ore 21). Alcuni protagonisti importanti e molto positivi sono usciti di scena in modo tragico, il gruppo guidato da Rick Grimes ha perso alcune delle sue colonne portanti, mentre altri personaggi sono entrati in azione: se resteranno o saranno presto abbandonati al loro destino nessuno può ancora dirlo. Nel procedere del racconto, tra attacchi delle creature guidate da una cieca fame e fughe disperate, a fronteggiarsi sono due sentimenti contrapposti, la tentazione di arrendersi e il desiderio di andare avanti, una sorta di spinoziano «conatus sese conservandi» (la propensione all'autoconservazione) che indirizza i sopravvissuti verso Washington, la capitale, o quel che ne resta. Non si cerca più una terra promessa ma solo un luogo dove sia rimasto qualcosa di intatto. La serie, che è il vero fenomeno tv del momento come testimoniano gli ascolti molto alti negli Usa e nel resto del mondo, è stata oggetto di molte letture simboliche: gli zombie sono stati variamente metaforizzati, l'apocalisse in cui sono immersi i personaggi è stata paragonata alle tragedie della storia umana, recente e passata. La domanda di fondo è sempre una: si può preservare un'umanità nella più cupa tragedia? Cosa resta quando tutto sembra perduto?". (Aldo Grasso, 11.02.2015)

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