martedì 10 marzo 2020
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"The Outsider", ultima perla della serialità "prestige"
"Da diversi anni, il modello di serialità tv di ci ha abituato a prodotti capaci di mescolare piani di racconto articolati e stimolare letture interpretative su più livelli. E un marchio di fabbrica consolidato al quale non pare sottrarsi nemmeno «The Outsider», l'ultima serie del broadcaster statunitense (Sky Atlantic). Adattamento dell'omonimo romanzo di Stephen King, «The Outsider» è un viaggio che dagli schemi classici del crime del fantasy-horror muove verso terreni d'indagine e introspezione sempre più sofisticati e complessi. Merito naturalmente del testo originale di un maestro del genere, ma anche del lavoro di Richard Price (uno degli artefici di «The Wire» per intenderci) come show-runner e di un cast equilibrato nel quale spicca Ben Mendelsohn nel ruolo del detective Ralph Anderson. L'innesco è quello classico di un poliziesco dalle tinte fosche: il ritrovamento del corpo di un bambino di undici anni orrendamente martoriato nei pressi di Cherokee City in Georgia. Le prove sembrano condurre a Terry Maitland (Jason Bateman), coach della squadra giovanile locale di baseball. II detective Anderson, che ha perso un figlio giocatore nella stessa squadra anni prima, arresta platealmente l'amico Terry, ma con il passare del tempo e l'emergere di nuovi dettagli comincia a mostrare segni di incertezza. E improvvisamente, nata come ordinaria detective story, la serie prende sentieri via via differenti, mentre una strana e oscura presenza si aggira nei luoghi della famiglia Maitland e la piccola figlia di Terry convive con visioni inspiegabili e irrazionali. «The Outsider» è solo l'ultimo tassello di una serialità cosiddetta «prestige» dove alle qualità estetiche del racconto e della sua resa si aggiungono elementi produttivi di alto proñlo. II risultato è una serie che muta continuamente faccia e a ogni evidenza costringe a rimettere tutto in discussione". (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
"The Outsider", ultima perla della serialità "prestige"
"Da diversi anni, il modello di serialità tv di ci ha abituato a prodotti capaci di mescolare piani di racconto articolati e stimolare letture interpretative su più livelli. E un marchio di fabbrica consolidato al quale non pare sottrarsi nemmeno «The Outsider», l'ultima serie del broadcaster statunitense (Sky Atlantic). Adattamento dell'omonimo romanzo di Stephen King, «The Outsider» è un viaggio che dagli schemi classici del crime del fantasy-horror muove verso terreni d'indagine e introspezione sempre più sofisticati e complessi. Merito naturalmente del testo originale di un maestro del genere, ma anche del lavoro di Richard Price (uno degli artefici di «The Wire» per intenderci) come show-runner e di un cast equilibrato nel quale spicca Ben Mendelsohn nel ruolo del detective Ralph Anderson. L'innesco è quello classico di un poliziesco dalle tinte fosche: il ritrovamento del corpo di un bambino di undici anni orrendamente martoriato nei pressi di Cherokee City in Georgia. Le prove sembrano condurre a Terry Maitland (Jason Bateman), coach della squadra giovanile locale di baseball. II detective Anderson, che ha perso un figlio giocatore nella stessa squadra anni prima, arresta platealmente l'amico Terry, ma con il passare del tempo e l'emergere di nuovi dettagli comincia a mostrare segni di incertezza. E improvvisamente, nata come ordinaria detective story, la serie prende sentieri via via differenti, mentre una strana e oscura presenza si aggira nei luoghi della famiglia Maitland e la piccola figlia di Terry convive con visioni inspiegabili e irrazionali. «The Outsider» è solo l'ultimo tassello di una serialità cosiddetta «prestige» dove alle qualità estetiche del racconto e della sua resa si aggiungono elementi produttivi di alto proñlo. II risultato è una serie che muta continuamente faccia e a ogni evidenza costringe a rimettere tutto in discussione". (Aldo Grasso)
domenica 8 marzo 2020
NEWS - CoronaVirus, allarme sul serial! Le produzioni fermano le registrazioni, pericolo di ritardi e cancellazioni
Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
Il Coronavirus colpisce anche il piccolo schermo. E la Tv al tempo del Covid-19 rischia di uscire molto impoverita da questo contagio, con contraccolpi per gli spettatori, che possono trovarsi senza molti degli appuntamenti di intrattenimento live che scandiscono i palinsesti, ma anche per le società di produzione, quelle che rappresentano l'impalcatura della tv italiana e che lanciano l'allarme: «Entro pochi giorni oltre la metà delle produzioni di intrattenimento sarà colpita dall'emergenza sanitaria. E anche sulla serlailtà gli effetti non tarderanno ad arrivare». Giancarlo Leone, presidente di Apa, l'associazione che raggruppa le società grandi e piccole di produttori audiovisivi indipendenti - Endemol, Magnolia, Banijay, Fremantle, Lux, Cattleya, Palomar, solo per citarne alcune - mette in guardia da un contraccolpo «già visibile» agli aficionados di quel simulacro familiare che, pur se uscito dai confini del televisore allargandosi a tablet, smartphone e vari device, rimane pur sempre un punto centrale nella vita degli italiani godendo in questi giorni, fra scuole chiuse e smart working, di ascolti in crescita. Un esempio? "La Corrida", il varietà condotto da Carlo Conti su Rai1, è la prima vittima: slittata a data da destinarsi. L'elenco è però lungo fra programmi che rischiano di saltare, altri che andranno in onda senza pubblico, e altri ancora conproduzioni che stanno ritardando in attesa di capire meglio l'evoluzione. Il problema è anche sulla serialità. «In questo caso - dice Leone - gli effetti si vedranno più in là, visto che le serie trasmesse sono state prodotte e consegnate fino a maggio. Ma quelle in partenza e in via di completamento rischiano». È evidente che le società di produzione sono in allarme. Studi vuoti e palinsesti in bilico che i broadcaster potrebbero trovarsi a rattoppare qua e là con film, serie e intrattenimento d'archivio, vogliono dire anche, lato produzione, un contraccolpo «che rischia di essere fortissimo». Per dare un'idea, il comparto del cinema e dell'audiovisivo ha unvalore della produzione che, stando agli ultimi report, si aggira sul miliardo di euro, dando lavoro a ioomila addetti: 250 milioni per il cinema; 370 milioni per la serialità; Sao perl'intrattenimento; 6o dadocumentari e animazione. In questo quadro, un episodio di coronavirus su un set o in un albergo che ospita le troupe può mandare all'ariaillavoro. E per leprotluzioni seriali che in generale oscillano f ra i 4 ai la milioni di euro di investimento, tutto questo rappresenta un sostanziale disincentivo a partire. Dal mondo della produzione tv arriva così un allarme rosso, che potrebbe sostanziarsi nella perdita di commesse anche dall'estero visto che colossi come Netflix o Amazon hanno scommesso su produzioni locali. «In questa situazione - aggiunge Leone - riteniamo che si debbatenere inmassima considerazione l'allarme che stiamo lanciando». In tal senso, pur nella consapevolezza che il problema è esogeno, «qualcosa per affrontarlo si potrebbe fare. Penso ad esempio alla possibilità di derogare alla disciplina dello split payment cui sono sottoposti committenti come la Rai o Tim con la sua Timvision». L'ideaè quella dí permettere aqueste sodetàdiversarel'Iva ai fornitori (le società di produzione) invece che direttamente all'Erario. In questo modo le società di produzione avrebbero risorse in più per affrontare il momento critico. «Penso perb anche a interventi assicurativi a garanzia dei blocchi di produzione. Un soggetto pubblico come Sace o Simestpotrebbe supplire in una fase in cui questi tipi di copertura assicurativa da parte deiprivati non sono offerti». Essenziale sarà non perdere tempo. «L'emergenza va presa di petto. È l'unico modo e noi non possiamo che muoverci in stretta collaborazione con il Mibact che è il luogo ideale, con collaboratori e competenze necessarie per affrontare questa fase».
Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
Il Coronavirus colpisce anche il piccolo schermo. E la Tv al tempo del Covid-19 rischia di uscire molto impoverita da questo contagio, con contraccolpi per gli spettatori, che possono trovarsi senza molti degli appuntamenti di intrattenimento live che scandiscono i palinsesti, ma anche per le società di produzione, quelle che rappresentano l'impalcatura della tv italiana e che lanciano l'allarme: «Entro pochi giorni oltre la metà delle produzioni di intrattenimento sarà colpita dall'emergenza sanitaria. E anche sulla serlailtà gli effetti non tarderanno ad arrivare». Giancarlo Leone, presidente di Apa, l'associazione che raggruppa le società grandi e piccole di produttori audiovisivi indipendenti - Endemol, Magnolia, Banijay, Fremantle, Lux, Cattleya, Palomar, solo per citarne alcune - mette in guardia da un contraccolpo «già visibile» agli aficionados di quel simulacro familiare che, pur se uscito dai confini del televisore allargandosi a tablet, smartphone e vari device, rimane pur sempre un punto centrale nella vita degli italiani godendo in questi giorni, fra scuole chiuse e smart working, di ascolti in crescita. Un esempio? "La Corrida", il varietà condotto da Carlo Conti su Rai1, è la prima vittima: slittata a data da destinarsi. L'elenco è però lungo fra programmi che rischiano di saltare, altri che andranno in onda senza pubblico, e altri ancora conproduzioni che stanno ritardando in attesa di capire meglio l'evoluzione. Il problema è anche sulla serialità. «In questo caso - dice Leone - gli effetti si vedranno più in là, visto che le serie trasmesse sono state prodotte e consegnate fino a maggio. Ma quelle in partenza e in via di completamento rischiano». È evidente che le società di produzione sono in allarme. Studi vuoti e palinsesti in bilico che i broadcaster potrebbero trovarsi a rattoppare qua e là con film, serie e intrattenimento d'archivio, vogliono dire anche, lato produzione, un contraccolpo «che rischia di essere fortissimo». Per dare un'idea, il comparto del cinema e dell'audiovisivo ha unvalore della produzione che, stando agli ultimi report, si aggira sul miliardo di euro, dando lavoro a ioomila addetti: 250 milioni per il cinema; 370 milioni per la serialità; Sao perl'intrattenimento; 6o dadocumentari e animazione. In questo quadro, un episodio di coronavirus su un set o in un albergo che ospita le troupe può mandare all'ariaillavoro. E per leprotluzioni seriali che in generale oscillano f ra i 4 ai la milioni di euro di investimento, tutto questo rappresenta un sostanziale disincentivo a partire. Dal mondo della produzione tv arriva così un allarme rosso, che potrebbe sostanziarsi nella perdita di commesse anche dall'estero visto che colossi come Netflix o Amazon hanno scommesso su produzioni locali. «In questa situazione - aggiunge Leone - riteniamo che si debbatenere inmassima considerazione l'allarme che stiamo lanciando». In tal senso, pur nella consapevolezza che il problema è esogeno, «qualcosa per affrontarlo si potrebbe fare. Penso ad esempio alla possibilità di derogare alla disciplina dello split payment cui sono sottoposti committenti come la Rai o Tim con la sua Timvision». L'ideaè quella dí permettere aqueste sodetàdiversarel'Iva ai fornitori (le società di produzione) invece che direttamente all'Erario. In questo modo le società di produzione avrebbero risorse in più per affrontare il momento critico. «Penso perb anche a interventi assicurativi a garanzia dei blocchi di produzione. Un soggetto pubblico come Sace o Simestpotrebbe supplire in una fase in cui questi tipi di copertura assicurativa da parte deiprivati non sono offerti». Essenziale sarà non perdere tempo. «L'emergenza va presa di petto. È l'unico modo e noi non possiamo che muoverci in stretta collaborazione con il Mibact che è il luogo ideale, con collaboratori e competenze necessarie per affrontare questa fase».
giovedì 5 marzo 2020
lunedì 2 marzo 2020
martedì 25 febbraio 2020
NEWS - Coronavirus, tutto già (pre)visto nella serie cult "I Sopravvissuti" (1975)!
Articolo tratto da LaRepubblica.it
Nel 1975 usciva in Gran Bretagna la serie televisiva della Bbc 'Survivors' ("I Sopravvissuti"), che raccontava di un gruppo di sopravvissuti a una misteriosa pandemia scatenata da un virus fuoriuscito accidentalmente da un laboratorio cinese. La serie arrivò anche in Italia qualche anno dopo e ogni puntata cominciava con questa sigla, che riassumeva l'antefatto della storia, con l'organismo patogeno fuori controllo che si diffonde in tutto il mondo tramite spostamenti aerei. Sigla che in queste settimane di diffusione del Coronavirus è tornata di attualità sui social, in quanto molti vi ravvisano somiglianze con quanto sta accadendo ora.
Articolo tratto da LaRepubblica.it
Nel 1975 usciva in Gran Bretagna la serie televisiva della Bbc 'Survivors' ("I Sopravvissuti"), che raccontava di un gruppo di sopravvissuti a una misteriosa pandemia scatenata da un virus fuoriuscito accidentalmente da un laboratorio cinese. La serie arrivò anche in Italia qualche anno dopo e ogni puntata cominciava con questa sigla, che riassumeva l'antefatto della storia, con l'organismo patogeno fuori controllo che si diffonde in tutto il mondo tramite spostamenti aerei. Sigla che in queste settimane di diffusione del Coronavirus è tornata di attualità sui social, in quanto molti vi ravvisano somiglianze con quanto sta accadendo ora.
venerdì 21 febbraio 2020
martedì 18 febbraio 2020
lunedì 17 febbraio 2020
venerdì 14 febbraio 2020
NEWS - Mettetevi le cuffie! Arriva la serie tv tratta da "Alta fedeltà" di Hornby
News tratta dal "Corriere della Sera"
Venticinque anni dopo l'uscita del romanzo, 20 dopo l'uscita del film, Alta fedeltà di Nick Hornby diventa una serie tv. Sceneggiata da Sarah Kucserka e Veronica West, la serie che debutta in queste ore negli Usa sulla piattaforma Hulu — presenta alcuni cambiamenti rispetto alla trama del libro (1995, pubblicato in Italia da Guanda net 1996), dedicato all'ossessione per la musica: protagonista non è più un maschio bianco sui trent'anni ma una sua coetanea, Robin. di origine mista e bisessuale, interpretata da Zoe Kravitz. E se il libro era ambientato a Londra e il film di Stephen Frears (interpretato fra gli altri da John Cusack, Jack Black, Joan Cusack, Tim Robbins, Catherine Zeta Jones e Lisa Bonet, che è madre di Zoe Kravitz) a Chicago, la serie tv si svolge a Brooklyn.
News tratta dal "Corriere della Sera"
Venticinque anni dopo l'uscita del romanzo, 20 dopo l'uscita del film, Alta fedeltà di Nick Hornby diventa una serie tv. Sceneggiata da Sarah Kucserka e Veronica West, la serie che debutta in queste ore negli Usa sulla piattaforma Hulu — presenta alcuni cambiamenti rispetto alla trama del libro (1995, pubblicato in Italia da Guanda net 1996), dedicato all'ossessione per la musica: protagonista non è più un maschio bianco sui trent'anni ma una sua coetanea, Robin. di origine mista e bisessuale, interpretata da Zoe Kravitz. E se il libro era ambientato a Londra e il film di Stephen Frears (interpretato fra gli altri da John Cusack, Jack Black, Joan Cusack, Tim Robbins, Catherine Zeta Jones e Lisa Bonet, che è madre di Zoe Kravitz) a Chicago, la serie tv si svolge a Brooklyn.
lunedì 10 febbraio 2020
domenica 9 febbraio 2020
mercoledì 5 febbraio 2020
lunedì 3 febbraio 2020
NEWS - Clamoroso al Cibali! Sky in trattativa per portare Disney+ sulla propria piattaforma: dopo l'accordo con Netflix, meglio aggregare che perire nella concorrenza...
News tratta dal "Corriere Economia"
Il mercato delle piattaforme streaming attacca e le pay reagiscono. Sky, in particolare. Che a fronte del rischio di perdere abbonamenti ha deciso di cambiare pelle. 0 meglio, di aggiungere alla sua natura di produttore e distributore, quella di aggregatore. E così, dopo aver messo Netflix a disposizione dei propri clienti, su Sky Q il gruppo sarebbe in trattativa con Disney per aggiungere anche la piattaforma streaming Disney+ alla propria offerta. L'operazione, ancora in fase di negoziazione, dovrebbe riguardare per il momento il Regno Unito per poi coinvolgere tutti i Paesi in cui Sky e presente, Italia compresa. Come per Netflix, anche per Disney+ (che arriverà sul nostro mercato il prossimo 24 marzo, indipendentemente dall'accordo con Sky) l'obiettivo è quello di presentare agli utenti i contenuti nell'interfaccia iniziale senza distinzioni grafiche tra Sky, Netflix e Disney e di valorizzare i singoli contenuti senza «concorrenza». Il vantaggio per Sky è evidente: diventerebbe un contenitore di eccellenza in grado di offrire una serie di contenuti a sconto. Oltre ai propri, avrebbe tutta la library di Netflix e l'immenso archivio di Disney (che significa Star Wars, Marvel e Pixar), intercettando una buona fetta di pubblico non disposto a pagare più di un abbonamento al mese. Ma anche Disney ne guadagnerebbe: con la decisione di creare la propria piattaforma streaming, il gruppo guidato da Bob Iger ha tolto i propri canali dalle pay tv (senza escludere comunque la possibilità di accordi di licenza con le stesse pay), disintermediando la catena distributiva dei propri contenuti. L'accordo con Sky le permetterebbe di ampliare la propria base clienti. In particolare in Italia gli abbonamenti delle pay sono circa 4,5 milioni (concentrati in Sky), quelli degli Ott (Netflix, Amazon Prime, Apple tv, Infinity, Tim Vision, Dazn) sono circa 6. Di questi 10,5 milioni, circa 8 sono le famiglie e 2 milioni sono quelle che oltre a un abbonamento Sky, hanno sottoscritto l'abbonamento a una Ott. Disney insomma rischia di trovare un mercato se non saturo, quanto meno già strutturato. «Allearsi» con Sky significa pescare anche in questo bacino. Senza pestarsi i piedi a vicenda. I modelli possono convivere tra loro: sia il modello Netflix che fa da produttore e distributore e che, anzi, si è prepotentemente inserito nella produzione di contenuti propri, come confermato dalla partecipazione massiva ai Golden Globes e agli Oscar. Sia il modello Disney che prova a monetizzare fino in fondo la propria enorme produzione e library. Sia il modello aggregatore di Sky. «È in corso una fase di proliferazione degli Ott sotto la spinta dei grandi produttori di contenuti — afferma Claudio Campanini, amministratore delegato di Kearney Italia —. Attaccati da Netflix, hanno deciso di raggiungere direttamente il consumatore facendo leva su marchi molto presenti nella mente del consumatore come Disney. Questo cambierà la modalità di ricerca e fruizione dei contenuti e creerà nuove esigenze nei consumatori».
News tratta dal "Corriere Economia"Il mercato delle piattaforme streaming attacca e le pay reagiscono. Sky, in particolare. Che a fronte del rischio di perdere abbonamenti ha deciso di cambiare pelle. 0 meglio, di aggiungere alla sua natura di produttore e distributore, quella di aggregatore. E così, dopo aver messo Netflix a disposizione dei propri clienti, su Sky Q il gruppo sarebbe in trattativa con Disney per aggiungere anche la piattaforma streaming Disney+ alla propria offerta. L'operazione, ancora in fase di negoziazione, dovrebbe riguardare per il momento il Regno Unito per poi coinvolgere tutti i Paesi in cui Sky e presente, Italia compresa. Come per Netflix, anche per Disney+ (che arriverà sul nostro mercato il prossimo 24 marzo, indipendentemente dall'accordo con Sky) l'obiettivo è quello di presentare agli utenti i contenuti nell'interfaccia iniziale senza distinzioni grafiche tra Sky, Netflix e Disney e di valorizzare i singoli contenuti senza «concorrenza». Il vantaggio per Sky è evidente: diventerebbe un contenitore di eccellenza in grado di offrire una serie di contenuti a sconto. Oltre ai propri, avrebbe tutta la library di Netflix e l'immenso archivio di Disney (che significa Star Wars, Marvel e Pixar), intercettando una buona fetta di pubblico non disposto a pagare più di un abbonamento al mese. Ma anche Disney ne guadagnerebbe: con la decisione di creare la propria piattaforma streaming, il gruppo guidato da Bob Iger ha tolto i propri canali dalle pay tv (senza escludere comunque la possibilità di accordi di licenza con le stesse pay), disintermediando la catena distributiva dei propri contenuti. L'accordo con Sky le permetterebbe di ampliare la propria base clienti. In particolare in Italia gli abbonamenti delle pay sono circa 4,5 milioni (concentrati in Sky), quelli degli Ott (Netflix, Amazon Prime, Apple tv, Infinity, Tim Vision, Dazn) sono circa 6. Di questi 10,5 milioni, circa 8 sono le famiglie e 2 milioni sono quelle che oltre a un abbonamento Sky, hanno sottoscritto l'abbonamento a una Ott. Disney insomma rischia di trovare un mercato se non saturo, quanto meno già strutturato. «Allearsi» con Sky significa pescare anche in questo bacino. Senza pestarsi i piedi a vicenda. I modelli possono convivere tra loro: sia il modello Netflix che fa da produttore e distributore e che, anzi, si è prepotentemente inserito nella produzione di contenuti propri, come confermato dalla partecipazione massiva ai Golden Globes e agli Oscar. Sia il modello Disney che prova a monetizzare fino in fondo la propria enorme produzione e library. Sia il modello aggregatore di Sky. «È in corso una fase di proliferazione degli Ott sotto la spinta dei grandi produttori di contenuti — afferma Claudio Campanini, amministratore delegato di Kearney Italia —. Attaccati da Netflix, hanno deciso di raggiungere direttamente il consumatore facendo leva su marchi molto presenti nella mente del consumatore come Disney. Questo cambierà la modalità di ricerca e fruizione dei contenuti e creerà nuove esigenze nei consumatori».
lunedì 27 gennaio 2020
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Steven Soderbergh diviso tra film e serie tv per HBO
News tratta da "Collider"
Remember when Steven Soderbergh retired from filmmaking? Neither do I… because it never happened! Seriously, this guy works more in a year than some filmmakers work in a decade. He can’t help himself. He’s just wired that way. And today we learned that the great Soderbergh, the industry’s other Steven, has signed a three-year deal to continue making films and television shows — not just for HBO, but its sister streamer, HBO Max. First up is the previously announced feature Let Them All Talk Oscar winners Meryl Streep and Dianne Wiest, as well as Oscar nominees Candice Bergen and Lucas Hedges, as well as Crazy Rich Asians star Gemma Chan. Streep plays a celebrated author who takes a journey with some old friends to have some fun and heal old wounds, and the film will launch on HBO Max later this year. “This arrangement grew out of talks Michael Sugar and I were having with Sarah Aubrey during the negotiations for Let Them All Talk, and there were four things tractor-beaming me toward this deal: One, I have a history with both HBO and Warner Bros.; two, my definition of a good product, a good process, and a good working culture is shared by the WarnerMedia family; three, the wide range of potential outlets aligns with my range of interests, and four: I get to witness and participate in the building of something new at a very large scale. Oh, and there is a financial aspect, so that’s probably five,” Soderbergh said in a statement. “Steven is a groundbreaking filmmaker who not only tells unique, irresistible stories, but is also a master of so many genres,” said Sarah Aubrey, head of original content for HBO Max. “In many ways, he is the anti-algorithm — constantly surprising, never predictable — and his career is living proof that one gifted filmmaker can impact our culture again and again. I can’t wait for the projects that we’re working on together to premiere on HBO Max.” “From Behind the Candelabra, to The Knick and Mosaic, we know first-hand that Steven Soderbergh’s creative genius knows no bounds,” said HBO president Casey Bloys. “An indefatigable innovator, we couldn’t be more excited to continue our relationship with Steven and provide a home for his future projects.” Soderbergh made his two most recent films, High Flying Bird and The Laundromat, for Netflix, and I’ve heard the streamer may also wind up with his next project, the 1950s crime drama Kill Switch starring Don Cheadle, Sebastian Stan and Josh Brolin. To read more about that project, which starts filming next month in Detroit, click here.
News tratta da "Collider"
Remember when Steven Soderbergh retired from filmmaking? Neither do I… because it never happened! Seriously, this guy works more in a year than some filmmakers work in a decade. He can’t help himself. He’s just wired that way. And today we learned that the great Soderbergh, the industry’s other Steven, has signed a three-year deal to continue making films and television shows — not just for HBO, but its sister streamer, HBO Max. First up is the previously announced feature Let Them All Talk Oscar winners Meryl Streep and Dianne Wiest, as well as Oscar nominees Candice Bergen and Lucas Hedges, as well as Crazy Rich Asians star Gemma Chan. Streep plays a celebrated author who takes a journey with some old friends to have some fun and heal old wounds, and the film will launch on HBO Max later this year. “This arrangement grew out of talks Michael Sugar and I were having with Sarah Aubrey during the negotiations for Let Them All Talk, and there were four things tractor-beaming me toward this deal: One, I have a history with both HBO and Warner Bros.; two, my definition of a good product, a good process, and a good working culture is shared by the WarnerMedia family; three, the wide range of potential outlets aligns with my range of interests, and four: I get to witness and participate in the building of something new at a very large scale. Oh, and there is a financial aspect, so that’s probably five,” Soderbergh said in a statement. “Steven is a groundbreaking filmmaker who not only tells unique, irresistible stories, but is also a master of so many genres,” said Sarah Aubrey, head of original content for HBO Max. “In many ways, he is the anti-algorithm — constantly surprising, never predictable — and his career is living proof that one gifted filmmaker can impact our culture again and again. I can’t wait for the projects that we’re working on together to premiere on HBO Max.” “From Behind the Candelabra, to The Knick and Mosaic, we know first-hand that Steven Soderbergh’s creative genius knows no bounds,” said HBO president Casey Bloys. “An indefatigable innovator, we couldn’t be more excited to continue our relationship with Steven and provide a home for his future projects.” Soderbergh made his two most recent films, High Flying Bird and The Laundromat, for Netflix, and I’ve heard the streamer may also wind up with his next project, the 1950s crime drama Kill Switch starring Don Cheadle, Sebastian Stan and Josh Brolin. To read more about that project, which starts filming next month in Detroit, click here.
venerdì 24 gennaio 2020
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