venerdì 26 ottobre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Tra sentenze e doppie sfide, "I Medici" è un inno al...Unesco
"'Goditi il vino della giovinezza, è un coppa che si beve una volta sola'. 'A volte è necessario fare del male per fare del bene'. La sentenziosità di certe battute, che assurgono a regola di vita, è anche il sintomo dell'ambizione, del respiro internazionale de I Medici, alla sua seconda stagione (Rai1, martedl, ore 21,25). Firenze, anno di grazia 1469. Piero de' Medici (Julian Sands) resta ferito in un agguato, Lorenzo (Daniel Sharman) deve farsi carico delle responsabilità di famiglia: non solo assume il controllo della banca, che negli ultimi anni ha attraversato una crisi, ma affronta anche i nemici di sempre della sua famiglia, i Pazzi, guidati da Jacopo (Sean Bean), deciso ad approfittare di questa situazione per prendere il controllo di Firenze (la grande rivalità delle famiglie culmina con la famosa congiura dei Pazzi del 1478). Per Lorenzo (bello come il vero Magnifico non è mai stato) inizia una doppia sfida: difendere la propria famiglia dagli attacchi dei Pazzi e fare in modo che Firenze resti al centro del mondo, sia economicamente che culturalmente. Dal punto di vista politico Lorenzo dimostra una notevole abilità diplomatica e politica che gli permette di consolidare il suo potere sia in Firenze sia in relazione agli altri stati italiani. Rafforza il prestigio della sua città e fa diventare la Signoria di Firenze lo stato moderatore delle contese fra i vari potentati della penisola. La serie, creata da Frank Spotnitz e Nicholas Meyer, sembra trovare ora una maggior spigliatezza in un contesto storico e artistico che più ricco non si può (anche se una certa ridondanza risulta necessaria per capire tutte le connessioni). Inutile chiedere al racconto la fedeltà storica: meglio viverlo come un grande inno al patrimonio dell'Unesco (Volterra, Sabbioneta, Montepulciano, Pienza, Tivoli...) e al mecenatismo del Rinascimento". (Aldo Grasso)

lunedì 22 ottobre 2018

NEWS - Netflix, +7 milioni di nuovi iscritti nell'ultimo trimestre (ben oltre le previsioni), +15% in Borsa e sempre più "generalista" e "da avere". Di contro: share frammentato e investimenti altissimi (3 miliardi nel 2018)

Articolo tratto da "Il Foglio"
Nelle ultime settimane c'è stata molta attesa intorno ai risultati trimestrali di Netflix, pubblicati martedì notte: tutti pensavano che avrebbe fatto un tonfo e che sarebbe cominciato un momento di crisi per l'azienda di streaming di Reed Hastings, visto che le ultime trimestrali erano andate così cosi e il numero di nuovi abbonati si andava assottigliando sempre di più. Al contrario, Netflix ha battuto le previsioni degli analisti, aggiungendo 6,96 milioni di nuovi iscritti nel terzo trimestre dell'anno, molti di più dei 5 milioni previsti. Di questi, 1,09 milioni di nuovi iscritti arriva dal maturo mercato americano, che tutti pensavano fosse ormai saturo. I mercati sono stati cosi deliziati dalla sorpresa che il titolo di Netflix è salito del 15 per cento, trascinando al rialzo buona parte della Borsa americana. Netflix ha ormai raggiunto uno stadio avanzato della sua strategia di produzione di contenuti, nella quale ha speso miliardi di dollari (è prevista una spesa di tre miliardi per il 2018 e una altrettanto grande per l'anno successivo, poi dovrebbe calare). L'azienda ha fatto il passaggio definitivo da "servizio di streaming che distribuisce in gran parte contenuti altrui" a "casa di produzione vincitrice di premi internazionali con annesso un servizio di streaming", e un dato in particolare contenuto nella lettera agli azionisti sembra confermare il successo della strategia: nel totale delle ore che gli spettatori trascorrono a guardare contenuti video su Netflix, anche i titoli di maggior successo ammontano soltanto a una "percentuale molto inferiore al dieci per cento". "La nostra crescita non è attribuibile in nessun trimestre a un contenuto specifico", si legge nella lettera, e questo significa: anche i successi più fenomenali, le serie di cui tutti parlano, quelle incensate dalla critica e dal pubblico, quelle che sembra che tutti abbiano visto, da "House of Cards" a "Stranger Things", in realtà fanno un 4-5 per cento dello "share" totale di Netflix.
Questa è una notizia notevole per l'azienda, perché significa che Netflix è diventato un operatore generalista. Il suo successo non dipende da pochi titoli di eccezionale qualità - come può essere per Hbo, che ha già il problema di trovare un sostituto a "Game of Thrones" - ma dalla marea di contenuti, spesso frivoli, che Netflix riversa in massa sulla sua piattaforma e che la rendono ancora più generalista di un mezzo come la televisione: mentre in tv è normale che un programma faccia il 10-15 per cento di share, su Netflix lo share è eccezionalmente frammentato, perché tutti guardano tutto, lo spettatore trangugia i contenuti più disparati, e non abbandona la piattaforma quando è finita la stagione della sua serie preferita. Questo non significa che le serie di alta qualità non servano più, anzi. Il giornalista Derek Thompson, nel suo libro recente "Hit Makers", spiega che gli operatori come Netflix dipendono grandemente da quei titoli che definiscono il servizio come un "qualcosa da avere" anche se magari al momento in programmazione non c'è niente che ci interessi. Tutti sanno che Netflix produce serie e film di qualità, e si abbonano (o mantengono il loro abbonamento) perché si fidano del fatto che Netflix continuerà a sfornare una serie di cui tutti parleranno e che sarà da vedere. In attesa della suddetta serie, però, divorano i documentari sul cibo, i cartoni animati, i film scadenti, le vecchie sitcom, i reality, trasformandosi nel pubblico più variegato della storia. Il fatto che Netflix non abbia un prodotto di punta testimonia la sua forza davanti agli spettatori, ed è un monito per gli operatori tradizionali: più che concentrarsi sui prodotti della fascia più alta e orchestrare boicottaggi molto pubblici durante i grandi festival del cinema, dovrebbero preoccuparsi per il fatto che Netflix va fortissimo dappertutto, anche nei settori più popolari, dai reality ai cartoni animati.

sabato 20 ottobre 2018

GOSSIP - Sofia, come sei generosa! La Vergara si (s)veste per beneficenza 
Stella McCartney’s annual lingerie campaign for National Breast Cancer Month stars actress Sofia Vergara. The ‘Modern Family’ star poses in the ‘Rose Romancing’ lace bralette as well as a knit coverup. Priced for $145 for a bra and $110 for briefs, proceeds from the sale will go towards breast cancer treatment centers and charities. Take a closer look at the lingerie below, and shop the line at StellaMCartney.com.

venerdì 19 ottobre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Magnum PI", reboot da vedere all'aperitivo dimenticando l'originale
"Il paradosso del reboot (il riavvio, il rilancio di una serie attraverso nuovi protagonisti) è che si riprende qualcosa che appartiene ancora all'immaginario diffuso («raccontala ancora» è la richiesta che i bambini fanno a ogni favola), ma che esigerebbe l'oblio dell'esperienza precedente. Dopo Hawaii Five-O e MacGyver il canale generalista americano Cbs ha sfornato il remake (rifacimento) di un altro telefilm degli anni 8o, Magnum PI (Fox, martedì, ore 21.15). La reazione di molte critiche uscite negli Usa è stata unanime: il precedente era meglio. Per forza di cose: allora c'erano la forza e l'ingenuità della prima volta. La nuova serie ricalca fedelmente le vicende andate in onda negli Usa tra il 1980 e il 1988 (da noi ha debuttato nel 1982 su Canale 5). Siamo sempre alle Hawaii, ci sono sempre le «fiammeggianti» Ferrari e la polizia locale continua a non essere proprio contenta delle indagini alternative. Il nuovo Magnum PI (Private Investigator) è anche lui ospite di uno scrittore facoltoso (ricco perché vende bestseller le cui storie di guerra sono racconti di Magnum), ma veste in maniera più sobria di Tom Selleck. L'interprete, Jay Hernandez, è di origini latine, non ha fatto la guerra del Vietnam ma è stato in Afghanistan ed è leggermente meno spavaldo del suo predecessore. Il cambiamento più significativo riguarda il personaggio di Higgins, il manager della tenuta dello scrittore Robin Masters: ora è una bella donna (Perdita Weeks) con un passato nei servizi segreti britannici. Ovviamente i rapporti fra Magnum e Higgins rappresentano una «corposa» sottotrama. Nella fedeltà all'originale — il caso si risolve sempre al termine di ogni puntata — e nell'esibizione di paesaggi esotici e festaioli, Magnum PI è la classica serie di «scarico» (da vedersi prima di cena, quasi una camera di compensazione dopo il lavoro)". (Aldo Grasso)

giovedì 18 ottobre 2018

mercoledì 17 ottobre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
Che noia i Romanoff! 
Una volta le serie erano belle perché meno lente di certi film...
"Ma che fate, vi accanite? Non basta che Damien Chazelle nasconda nel ripostiglio le scarpe bicolori da tip tap per dedicarsi a Neil Armstrong con "First Man", la storia del primo astronauta che mise piede sulla luna (ci sono andati, sicuro, anche se i manifesti del film, alla Mostra di Venezia, lanciavano "l'impresa impossibile", schiacciando l'occhio ai negazionisti). Ora fa i dispetti anche Matthew Weiner, dedicando una serie ai Romanoff (su Amazon, gli episodi 1 e 2 dal 12 ottobre, gli altri sei di venerdì in venerdì: nulla è più nuovo, ormai, della cara vecchia somministrazione settimanale). I Romanoff - e le fantasie sulla piccola Anastasia la figlia dello Zar, sopravvissuta alla fucilazione bolscevica - stanno abbastanza in fondo perfino nella lista delle cose che NON ci interessano, e invece sembrano vantare schiere di appassionati. Ci fanno sbadigliare più delle virtù del silenzio, più dell'oro perduto di Benito Mussolini (chi lo sa? magari Antonio Scurati conosce il ripostiglio segreto, lo svelerà nell'ultima riga dell'ultimo volume della trilogia "M. Il figlio del secolo"), più del linguaggio dei delfini, più dei libri che sulla fascetta promettono "un'intensa scrittura femminile". Però Matthew Weiner è Matthew Weiner. Ha scritto per "I Soprano", ha avuto la sua storia di mezzo insuccesso "Mad Men" non la voleva nessuno, finì alla AMC che non aveva mai prodotto una serie. E' stato accusato di comportamenti inappropriati, per aver detto a una donna che lavorava con lui "dovresti farti vedere nuda" (i garantisti attendevano l'entrata in campo di Cristiano Ronaldo, per disquisire di sottigliezze giuridiche). Ha rivelato la magia del Carrousel che proiettava le diapositive, la difficoltà di pubblicizzare i fagioli, la destrezza dei ragazzini capaci di preparare un Tom Collins con la ciliegina. Una bella apertura di credito l'aveva, nonostante i Romanoff - colpa della maledetta convinzione che gli showrunner bravi rendono interessante qualsiasi cosa. E nonostante la notizia che aveva girato gli episodi in paesi diversi: quando i discendenti dello Zar di tutte le Russie si disperdono hanno il mondo intero a disposizione. Oltre ad Anastasia, potrebbe essere sopravvissuto il fratello Alessio, che scatena meno fantasie (un guantino dello zar fa la sua apparizione nel romanzo di Rosa Matteucci "Tutta mio padre"). Quindi abbiamo guardato le prime due puntate, sperando che si ripetesse il miracolo di "Mad Men". Durata un'ora e mezza. Così da far dire - è una mania - "l'ho pensato come un film, va visto come un film". Idea bizzarra: le serie erano belle perché erano meno noiose di certi film. Se adesso fate le serie noiose, a episodi lunghi come un film, forse ci ripensiamo. Se poi la lentezza finisce per diventare un merito, e come tale viene celebrata, va a finire che torniamo la sera a leggere i romanzi dell'Ottocento, loro sì che sapevano come si fa. "The Violet Hour", ambientato a Parigi, racconta una ricca aristocratica di nome Anastasia. La mattina sventola il croissant davanti alla musulmana con il velo che si prende cura di lei: "Lo vedi? Questo lo abbiamo inventato dopo avervi sconfitto a Vienna". In "The Royal We", racconta un doppio adulterio. Il marito in città - con la scusa di far parte di una giuria popolare". La moglie in crociera, dove son tutti discendenti dei Romanoff. Unica zampata: la famiglia dello Zar Nicola messa in scena dai nani, con il nano Rasputin che insegue Anastasia. Per colonna sonora, la "Danza delle spade" di Khachaturian". (Mariarosa Mancuso)

lunedì 15 ottobre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

LA VERITA'
Sentite questa: "Skam" Italia vittima di ossessioni porno gay patologiche
"Ah che bella, l'adolescenza. Lo scorso 5 ottobre, su Timvision, piattaforma televisiva on demand di Tim, è iniziata la seconda serie di Skam Italia, fortunato remake dell'originale produzione norvegese. Skam, che in norvegese significa «vergogna», era ambientato in un liceo della Oslo «bene»; il remake italiano, ideato, diretto e sceneggiato da Ludovico Bessegato, si svolge in un istituto superiore di Roma. Protagonista un gruppo di adolescenti, alle prese con avventure, problemi, esperienze e disagi caratteristici di questa età. La formula della serie è assai originale: ogni giorno va online una clip di due minuti circa, che messe uno dopo l'altra formano l'episodio completo, che va in onda ogni settimana. Tra i protagonisti della prima serie, che ha avuto un buon successo di audience, c'era anche Martino, forse gay, forse no. Tra i temi affrontati dalla serie, infatti, ci sono anche bullismo, cyberbullismo, omosessualità. Argomenti delicati, importanti, terni di grande impatto sul pubblico di adolescenti che si è appassionato e continuerà ad appassionarsi alle avventure dei protagonisti di Skam Italia. Al termine dell'edizione precedente, la protagonista, Eva, lascia il fidanzato perché è convinta di piacere a Martino, ma scopre che il suo compagno di scuola frequenta siti per gay. Per «spoilerare» le prossime puntate di Skam Italia 2 basta andarsi a rileggere la trama della versione norvegese: Isak, il personaggio della serie originale al quale è ispirato quello di Martino (protagonista principale della seconda edizione italiana) è gay e vive le difficoltà ad accettare il proprio orientamento sessuale finché si innamora di Even e decide di fare outing. Tra le clip già online, una merita di essere commentata, perché, ci sarà consentito dirlo senza passare per pericolosi oscurantisti, ci sembra di pessimo gusto a dir poco. È ambientata su una spiaggia, e il protagonista, Martino, seduto sul bagnasciuga, osserva i suoi amici giocare a racchettoni, tuffarsi, divertirsi intorno a lui. Martino, mentre in sottofondo possiamo ascoltare una canzone che definire struggente è poco, si guarda intorno con sguardo smarrito, e la telecamera indugia sui costumi e sui muscoli dei ragazzi che si divertono sulla spiaggia. L'apoteosi, è il finale: uno dei giovani spruzza della crema solare addosso ai compagni, il fiotto sfugge al controllo e finisce per colpire il protagonista della clip, che si ritrova, nella ultima inquadratura, tutto impiastricciato di liquido bianco e cremoso: capelli, guancia, torace, spalla. Ora, due sono le possibilità: o chi scrive è vittima di una vera e propria ossessione, a livelli patologici, e vede sesso ovunque, oppure ci troviamo di fronte a un doppio senso esplicito, molto esplicito, e (ci sia consentito) di pessimo gusto". (Carlo Tarallo)

sabato 13 ottobre 2018

GOSSIP - Shonda su onda. La Rhimes si arrampica sui vetri su "Elle" sul motivo per il quale è passata a Netflix a suon di dollari: "ho avuto una visione e loro l'hanno accolta" (aka: non per soldi ma per denaro, poche balle...)
Shonda Rhimes looks radiant on the cover of one of Elle‘s eight Women in Hollywood covers, on newsstands October 23. Here is what the television producer – who is behind shows like Grey’s Anatomy and Scandal – had to share with the mag:
On her deal with Netflix: “I keep hearing about how I got lured away, as if somebody wagged a piece of candy in front of me. But really, it was me deciding I had a vision, and [Netflix’s chief content officer] Ted Sarandos shared that vision. I wanted to be able to decide what kind of shows we were going to make and how we were going to make them. So to have that kind of power has been an amazing experience so far. It’s also a little bit like Christmas because there’s a very ‘Yes, we can’ attitude. Almost so much that we have to be careful what we ask for, like, ‘Don’t ask for the moon, because they will build you the moon.’”.

venerdì 12 ottobre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Romolo+Giuly", inno alla Roma Decadence
"Non essendo romano, fino a poco tempo fa non conoscevo il Pigneto, meglio non conoscevo la «filosofia» del Pigneto. Poi mi hanno spiegato che una volta il Pigneto era una zona non tanto bella di Roma che comprendeva la «Casilina», la «Prenestina», la «Tangenziale». Poi, come ha scritto Andrea Minuz, «una borgata romana si è trasformata in una periferia industriale, poi in quartiere multietnico, poi in zona bohémien, poi in luogo di tendenza e infine in esercizio letterario nazionale su cui, prima o poi, si buttano tutti, anche se ci avvertono che "è impossibile cogliere l'essenza del Pigneto"». Questa premessa era necessaria per capire Romolo+Giuly, la miniserie in 8 episodi da 30 minuti l'uno prodotta da Fox Italia e Wildside, in onda su Fox (canale 112 di Sky). In apparenza l'eterno scontro fra Montecchi e Capuleti altro non è che lo scontro fra Roma nord (il fighettismo de' noantri del Pigneto) e Roma sud (il coattismo storico della periferia borgatara). Al posto di Romeo c'è l'insicuro Romolo Montacchi, interpretato da Alessandro D'Ambrosi (anche coautore con il regista Michele Bertini Malgarini e Giulio Carrieri), e di Giulietta, la sensibile Giuly Copulati (Beatrice Arnera). Lo spirito è quello di Boris, unico grimaldello per superare i confini territoriali del Sacro Gra (il Grande Raccordo Anulare); così sono stati ingaggiati Giorgio Mastrota, che interpreta il capo di una setta massonica il cui scopo è realizzare una Roma milanese senza romani («il milanese è perfetto per eliminare i terroni») e Fortunato Cerlino, il grande Don Pietro Savastano di Gomorra. Difficile che i mondi di Romolo e Giuly possano integrarsi, specie se lui deve farle l'esegesi di 'sti cazzi. L'unico in grado di riunire le due anime di Roma è il fantasma di Antonello Venditti con la sua poetica amorosa, risospinta da una profonda romanità! Un inno alla Roma Decadence". (Aldo Grasso)

giovedì 11 ottobre 2018

NEWS - Occhio alle serie tv di DPlay in "Walter Presents", sorta di Netflix free e full con titoli europei non privi di curiosità
Articolo di Antonio Dipollina su "La Repubblica"
La febbre da serie tv non ha limiti, parliamo dell'offerta. Per esempio all'insegna del gratuito, per differenziarsi dai servizi streamig in pay, quelli di Discovery Channel si sono inventati Walter Presents. O meglio lo ha inventato Walter Iuzzolino. Viene da Genova, ma da tempo staziona in Inghilterra, per esempio a Channel Four, creando format assai pop e immergendosi nelle acque della fiction Internazionale. Con ordine: bisogna partire dal sito Dplay, gratuito, che ospita la produzione dei van canali Discovery, da Crozza in giù. Nella sezione Walter Presents sono già a disposizione alcune serie, soprattutto francesi, quasi sempre in originale con sottotitoli italiani. Si tratta di fiction di successo trasmesse dalla tv in chiaro dei vari Paesi. L'operazione è libera, con fruizione full, ovvero tutti gli episodi a disposizione, e senza spendere nulla si vive una sensazione alla Netflix o Amazon Video, e si può andare di maratona. A patto di essere interessati al genere e soprattutto di credere alle fiction europee, popolai nei rispettivi Paesi, come se fossero qualcosa anche di casa nostra. Vedi il caso francese. Due esempi su tutti. In primo è Spin. Gli uomini dell'ombra, thriller politico in onda su France 2, ambizioso tentativo di andare in scia a House of Cards, ma con avvio shock - kamikaze uccide il presidente francese - salvo scoprire che il terrorismo c'entra almeno quanto c'entrano micidiali trame di potere, tra ricatti incrociati e scheletri, neppure troppo metaforici, nell'armadio. L'altro esempio è Spiral, proposta anche in chiaro sul Canale 9. Si va indietro nel tempo: la fiction è partita nel 2005. E un noir che inizia con il delitto di una ragazza dell'Est Europa Anche qui, trame e intrecci giudiziario-politici. Dplay, forse per vezzo, forse per parodia o chissà, imita nella grafica del sito quella di Netflix: l'intenzione di farne una versione free, quasi rugged e comunque insolita, diventa, a quel punto, plateale.

mercoledì 10 ottobre 2018

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Ma che, davero? Anche Carlo Verdone si dà alle serie tv! "Almeno una la dovrò fare..."

News tratta da "Il Giornale"

Carlo Verdone si dedicherà a una serie tv. Anche se non ha intenzione di trascurare il cinema. «Ho scritto cinque soggetti, ma dobbiamo essere d'accordo anche con il produttore. Il momento per il cinema italiano è talmente difficile che bisogna stare molto attenti, i risultati di questo inizio di stagione per il nostro cinema sono stati terribili». Così Carlo Verdone ieri a I lunatici su Radio2. «E cambiato tutto - ha aggiuntoma senza la sala cinematografica si perde molta poesia. Sta cambiando la fruizione del prodotto, io lavorerò ancora un po'... Probabilmente farò una incursione con una serie televisiva. Almeno una la dovrò fare. Me lo chiede il produttore e mi rendo conto anche io che con i tempi che corrono bisogna mettersi in gioco anche con cose del genere».

martedì 9 ottobre 2018

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
"Romolo+Giuly" fa ripiombare le serie tv italiane nel campanilismo con citazioni forzate
"Siamo moderni, giriamo le serie, ma ricaschiamo sempre nell'Italia dei campanili. Mezzo campanile: Roma nord schierata contro Roma sud (vale anche il contrario). Trascinando nella mischia William Shakespeare e soprattutto Baz Luhrmann, che nel 1996 aveva ambientato nella californiana Verona Beach il suo "Romeo+Giulietta" con Leonardo DiCaprio e Claire Danes. Gli innamorati divisi dalla rivalità familiare sono romanamente ribattezzati "Romolo+Giuly". Lui un Montacchi, ha per genitore il re della monnezza. Lei una Copulati, erede dei palazzinari che allignano al nord. La seconda metà del titolo, che allude a una guerra mondiale italiana, svela che nella vicenda entrano anche Milano e Napoli: altrettanto caricaturali, fungono da esca per gli spettatori non romani. "Romolo+Giuly" è prodotta da Fox (e su Fox va in onda, otto puntate). Con l'intenzione di ripetere il successo di `Boris", la serie che sfotteva i prodotti audiovisivi italiani scritti male e recitati peggio (la parola "fiction" andrebbe risparmiata, in questi casi: meglio il giro di parole). Ma "Boris" era a suo modo universale, le brutte sceneggiature, gli attori mediocri, i registi incapaci, le troupe svogliate si trovano dappertutto, anche dove il cinema e la tv sono migliori dei corrispettivi nostrani. Roma nord contro Roma sud resta una nicchia, di recente invenzione comica. Complice un video virale su YouTube, e un episodio pilota premiato nel 2016 al Roma Web Fest. Giocavano in casa, con spettatori che alle frasi "La breccia di Corso Francia" o "le sirene di Ponte Milvio" o "le miniere di cocaina di Vigna Clara" già ridono (chi a suo tempo spiegò che il tragico è universale, mentre il comico è geolocalizzato aveva in mente cose così). La busta con la nebbia padana potrebbe essere Totò - e già un po' allarghiamo l'orizzonte. Il regista Paolo Sorrentino, odiato a Napoli perché "La grande bellezza" l'ha girato a Roma, è tormentone cinefilo, e un po' generazionale. Totalmente generazionale è il pupazzo T'ciù, che conosce in carcere il televenditore Giorgio Mastrota (nella parte di se stesso): se non eravate davanti alla tv quando andava in onda "Bim Bum Bam", e quindi niente sapete del pupazzo Uan, lasciate ogni speranza. Si inoltrano nelle campagne padane per avere alleati, ma rifiutano di dare la caccia ai "negher" - finché pietoso non arriva il traduttore simultaneo: "Caccia ai terroni" (un avvocato di Crotone con toga e valigetta scappa inseguito dai forconi). Togli di qui e leva di là, resta la guerra tra i coatti che se vogliono andare dallo psicoanalista devono spacciarlo per personal trainer (la professione lì è fuorilegge) e i fighetti che trattano le filippine come animali domestici ("ti ho regalato un cucciolo", dice la mamma di Giuly alla figlia che va sposa, dopo aver firmato gli accordi prematrimoniali). Come da copione, tre Montacchi travestiti si infiltrano a Roma nord, dopo aver superato con l'inganno il check-point. Sullo sfondo, il Ponte della Musica, o Ponte Veltroni (di nuovo, ridono solo i romani). A una festa - nel castello dei Copulati che sopra lo stemma di famiglia ha il cartiglio "Coca Progresso Figa" - Romolo incontra Giuly, e si innamorano. Lo spettatore un po' si diverte e un po' si annoia. La trama la sappiamo - anche se qui la fanno partire dai Garibaldini. Citazioni e rimandi alla lunga sono forzati: Leonardo DiCaprio e Claire Danes amoreggiavano in piscina; Romolo sbaciucchia Giuly dietro la boccia del pesce rosso di Boris". (Mariarosa Mancuso)

lunedì 8 ottobre 2018

GOSSIP - Tremate, tremate, le Streghe svalvolate son tornate! Dopo i deliri di Rose McGowan anche Alyssa Milano si reinventa come paladina rivoluzionaria (a tavola)
Alyssa Milano is speaking out for change. The 45-year-old actress and activist attended and spoke at the inaugural year of the Actions For Change Food & Music Festival on Sunday (September 30) in Parkland, Fla. The event was founded to help soothe and heal the community of Parkland and its residents, following the horrific mass shooting at Marjory Stoneman Douglas High School in February. The festival included appearances from entertainers, artists, chefs, restaurateurs and mixologists from around the country. It’s also the culmination and grand finale of a week-long series of over 80 concerts across America to end gun violence. “I had the honor of attending the #ActionsForChange festival in Parkland. I love this community. I love these people. I’ve seen the future in these young leaders. It’s all going to be ok. #MSDStrong,” Alyssa wrote on Instagram.

domenica 7 ottobre 2018

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm

Lick it or Leave it!

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