venerdì 22 dicembre 2017

NEWS - Netflix, un 2017 da incorniciare! Nonostante la concorrenza sempre più agguerrita la piattaforma on demand è al top delle serie tv, delle critiche e della popolarità.
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giovedì 21 dicembre 2017

SONDAGGI - Arriva l'atteso finale di "Gomorra" 3. Il doppio dibattito/sondaggio è aperto: è fantasia o realtà? Ok programmazione di 2 puntate a settimana o meglio una o, addirittura, il box completo subito per "stare senza pensieri"? 


mercoledì 20 dicembre 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Netflix, consuntivo di anno tra alti (Usa) e a corrente alternata (Europa)
"Il semi-vuoto dicembrino che riserva la tv generalista è una buona occasione per dedicarsi alle serie originali di Netflix. Com'è noto, una delle strategie della piattaforma è stata quella di affiancare al ricco catalogo internazionale anche delle produzioni locali, per accompagnare il lancio nei diversi Paesi in cui il servizio è sbarcato. E il caso per esempio di «Suburra», la prima serie italiana, e di altre serie originali made in Europe presentate nei mesi scorsi. Netflix ha fatto grande rumore con i suoi titoli più celebri e riusciti, serie di alto prestigio nate in America e ispirate alla tradizione della serialità Usa più raffinata e complessa. Con l'Europa è stato un percorso più tortuoso, tra prodotti molto convincenti (vedi «The Crown») e altri più incerti, come «Marseille», prima serie francese dalle alte ambizioni ma dagli esiti più che incerti. Stesso ragionamento vale per «Le ragazze del centralino» («Las chicas del cable»), la prima serie originale spagnola che tornerà a breve con la sua seconda stagione. Nel 1928, quattro ragazze vengono assunte come operatrici della Compagnia dei Telefoni, primo gruppo telefonico nazionale: oltre alle vicissitudini lavorative, al tema della modernità che s'impone anche attraverso nuovi mezzi di comunicazione, si raccontano le loro vicende private, i tormenti sentimentali, il passato che non passa, sullo sfondo di un contesto sociale lontano dal garantire alle donne la piena possibilità di realizzare le proprie ambizioni. La serie sorprende per la sua lontananza dagli standard Netflix: è una specie di soap da tv generalista, tutta colpi di scena, effetti patinati, dialoghi «basic». In America, Netflix ha avuto buon gioco a tarare i suoi obiettivi sul modello delle serie più complesse e di alto livello. In Europa, un simile modello (a parte rare eccezioni) non è ancora la norma: più difficile dunque prendere le misure e realizzare prodotto di qualità". (Aldo Grasso)

martedì 19 dicembre 2017

NEWS - Achtung, compagni! Arriva il Natale e "le vie del Signore sono infinite"...occhio alla serie danese "Herrens Vejie" che mette in discussione la religione e ogni puntata è incentrata su un comandamento

Articolo tratto da "Avvenire"
"Il Cristianesimo qui non esiste più, ma perché si possa parlare di riaverlo bisogna spezzare il cuore di un poeta, e quel poeta sono io», scrive Seren Kierkegaard nel suo diario nel 1850. Nel qui dell'ora attuale, nella sua «piccola e irreligiosa Danimarca» che celebra il cinquecentenario luterano, da fine settembre una nuova serie televisiva dai temi squisitamente kierkegaardiani ha tenuto migliaia di spettatori incollati allo schermo per dieci domeniche: il suo creatore è lo stesso Adam Price, ateo regista di Borgen - Il potere (trasmessa in Italia da LaEffe tra 2013 e 2014), che dagli intrighi di palazzo stavolta si confronta con i grandi interrogativi dell'esistenza. La seconda stagione, già girata, verrà trasmessa il prossimo autunno, mentre in Francia saranno entrambe distribuite nel corso del 2018 con il titolo non pienamente indovinato di Ride upon the Storm. Herrens Veje - in italiano "Le vie del Signore" - ha per protagonista la famiglia Krogh, protestante da 250 anni: Johannes, pastore in lizza per diventare vescovo di Copenaghen, in tormentato dialogo con il crocifisso; la moglie Elisabeth, insegnante di letteratura alle prese con varie prove di coraggio; il figlio maggiore Christian, interessante Caino che alla teologia ha preferito studi di economia per rivalsa; e il figlio minore August, Abele in balia del dissidio tra colpa e innocenza, anch'egli pastore come il padre, ma via via senza una chiesa, non facendo lui parte di quella che Kierkegaard avrebbe definito «la cristianità stabilita». Il primo episodio si apre con un filmato amatoriale datato giugno 1995: August riprende con una telecamera un finto funerale officiato da Christian. 11 bambino sale di corsa le scale e trova il nonno, anch'egli pastore, che prega un qualcuno che non si vede di donargli una lingua tramite cui raggiungerlo, una via da percorrere affinché lo si trovi. Di quel delirio che ha visto - gli intima Johannes trovandolo spaventatissimo - non dovrà parlare con nessuno, perché non c'è niente di cui avere paura. Sono le stesse parole, e la stessa scena, con cui la decima puntata si chiude: una spirale che ruota attorno ad avvenimenti che accadono e su cui, spesso, si preferisce tacere. «L'uomo moderno ha bisogno di pensare o di sentire qualcosa che non si può misurare. La musica del caso. La poesia dell'istante. Il desiderio di chi si ama. L'affetto per un figlio. O l'aiuto che ricevi, all'improvviso, quando perdi qualsiasi certezza. In tutto questo io credo, e secondo questo credo io vivo la mia vita», recita Johannes a un dibattito a cui partecipa come candidato vescovo. A elezione avvenuta, lo si ritrova ad ubriacarsi pregando il Padre Nostro, attaccato alla bottiglia e alla perpetua. Una riflessione ponderata investe tutto, dalla Chiesa luteranapresentata a mo' di azienda che chiama i suoi fedeli ignari «consumatori» - ai concetti di segreto, colpa, silenzio demoniaco, rabbia, angoscia, disperazione, responsabilità, compassione, scelta, volontà. Parolechiave tutte kierkegaardiane, così come le vie del Signore percorribili, stadi sul cammino di una vita al cospetto e all'altezza di se stessa. Ogni episodio è lo svolgimento di un comandamento. Di sapore nietzschiano un commento pungente avanzato a Johannes dalla moglie, che quel cuore lo spezza dicendo: «Quando tu parli delle "tue" chiese, sono ancora le case di Dio?»".

lunedì 18 dicembre 2017

NEWS - Fermi tutti! Scattata la petizione per licenziare lo showrunner di "The Walking Dead", ma non per le pessime sceneggiature...

News tratta da "Uproxx"
This week, there have been a lot of The Walking Dead fans — and Star Wars fans, for that matter — who are unhappy that things did not go their way with their respective franchises. In the case of The Walking Dead, fans have gone further than to leave negative reviews on Rotten Tomatoes: One fan has actually launched an online petition to have The Walking Dead showrunner, Scott Gimple, fired from the series. The petition stems from Gimple’s decision in the midseason finale to kill off a popular character, Carl Grimes, who is not only still alive but a rising leader in Robert Kirkman’s source material. The character is not officially dead on the TV series, although Gimple left no doubt about his eventual fate. The decision upset some fans, as well as the actor who plays Carl, Chandler Riggs, and even his father. The petition, created at Change.org by a fan, Tyler Sigmon, has so far amassed 35,000 signatures (with a goal of 50,000). It asks that AMC fire Gimple not only for killing off Carl, but for the unfair treatment Sigmon feels Riggs received: 
Scott [Gimple] has decided to kill off the shows most pivotal character Carl Grimes, son of main character Rick Grimes. The entire show has been a lead up to showing Carl become the leader that his father is, maybe one day taking on the mantle himself. Actor Chandler Riggs even considered postponing his college education so he could work on the show after Gimple promised that he would be on the show for 3 more years. Chandlers dad, William Riggs, said in a facebook post, that was later pulled, that Gimple fired his son just 2 weeks before his 18th birthday even though he promised the actor 3 more years of working on the show. He goes on to say that he never trusted Gimple or AMC and that his son did, making it especially heartbreaking for him to be fired.
The petition is very unlikely to result in Gimple’s departure on the series. For one, all of season eight has already been shot, so there’s another eight episodes in the can that will give Gimple an opportunity either renew fans’ faith in his stewardship or leave them further disappointed. More importantly, I believe for a variety of reasons that killing off Carl Grimes will ultimately be better for the series in the long term, notwithstanding his role in the source material. Most importantly, and this goes for Star Wars, as well: Film and television makers have no duty to execute for entitled fans the exact vision they had for the series, just as entitled fans have no duty to continue watching a film or television franchise with which they have grown disillusioned. Certainly, fans have every right to complain about the direction a movie or television show takes, or even sign a petition. While showrunners and directors are certainly allowed to take those opinions into consideration, storylines should not ultimately be dictated by the fans.

domenica 17 dicembre 2017

NEWS - Washington, abbiamo un problema! Clooney al lavoro per una serie sul "Watergate" per Netflix

News tratta da "Vulture"
If you can’t get enough of the debate over how the current administration compares to President Nixon’s, Netflix might just have the show for you. According to The Hollywood Reporter, the streaming giant is considering green-lighting a mini-series about the Watergate scandal. George Clooney’s production company, Smokehouse Pictures, is developing the eight-episode series, with the actor serving as one of the executive producers. The Oscar-nominated Bridge of Spies scribe Matt Charman is set to write. Clooney, who has been mostly absent from the small screen during this golden age of television, seems to be doubling down on the limited-series game. Last month it was also announced that the former ER star will be directing and starring in a six-episode adaption of Joseph Heller’s 1961 novel Catch-22All this to say: Happy Holidays, moms everywhere.

sabato 16 dicembre 2017

venerdì 15 dicembre 2017

NEWS - Topolino è diventato Topolone. Disney si pappa Sky (compresa quella italiana) e rischia di far diventare Nonna Papera Netflix schierando le serie tv dei canali Fox, Hulu, FX, Marvel e chi più ne ha più ne metta...

Articolo tratto dal "Corriere della Sera"
Se fosse andato in porto il tentativo fatto anni fa da Murdoch di acquistare Time-Warner o se, più di recente, il governo Usa non avesse posto il veto all'acquisizione della stessa Time-Warner da parte di ATeT, avremmo assistito a operazioni di integrazione orizzontale o verticale enormi ma, comunque, tradizionali. II passaggio della Fox alla Disney ufficializzato ieri ha, invece, le stimmate di un'operazione diversa: fuori dagli schemi, se non, addirittura, rivoluzionaria. La notizia: la multinazionale californiana di Topolino e delle tv compra per 52 miliardi di dollari la 21st Century Fox con le sue attività cinematografiche e molti canali televisivi negli Usa (da FX a National Geographic), in Asia (l'indiana Star TV) e in Europa dove rileva il 39 per cento di Sky Europe di Murdoch: una società televisiva forte soprattutto in Gran Bretagna, Italia e Germania. Disney avrà anche il 3o per cento di Hulu: diventa, così, padrona di questo gigante dello streaming che controllerà con una quota del 6o per cento. Alla famiglia Murdoch, oltre alla società che fa capo alla NewsCorp nella quale sono confluiti i giornali (dal Wall Street Journal al Times di Londra, alle testate australiane), rimangono le reti Fox americane che trasmettono notizie e sport (Fox News, Fox Business, Fox Broadcasting) che confluiscono in una nuova società. Una soluzione che soddisfa il desiderio del vecchio Rupert di continuare a coltivare la passione della sua vita: l'informazione giornalistica, con l'influenza politica che ne deriva. E che serve anche ad evitare un'eccessiva concentrazioni di diritti sportivi (quelli di Fox più quelli di ESPN che è della Disney) sotto un'unica proprietà: si rischiava un veto dell'Antitrust. Messa così sembra una cessione: il vecchio guerriero stanco che, padrone di un gruppo potente ma che perde colpi davanti ai nuovi giganti digitali che lo surclassano per dimensioni degli investimenti cinematografici e gli tolgono fette del mercato tv con lo streaming, vende lasciando una ricca dote ai figli. Solo che questa, più che una cessione, è una fusione. La famiglia Murdoch non riceve denaro ma azioni Disney, diventando primo azionista industriale della multinazionale californiana. Alla fine dell'operazione dovrebbe arrivare a possedere una quota non molto inferiore al 5,9% detenuto dal fondo Vanguard, primo azionista Disney. E qui il romanzo dei destini personali — James Murdoch che, dopo qualche disaccordo gestionale col padre e col fratello Lachlan lascia il gruppo di famiglia per seguire i destini della 21st Centiry Fox, il 66enne Bob Iger, già quasi in pensione, richiamato per gestire questa complicata integrazione fino al 2021 — si mescola con la «rivoluzione permanente» del mondo dell entertainment che fa da sfondo a una fusione che ha, a sua volta, l'aspetto di un work in progress destinato a durare anni. L'accordo annunciato ieri diventerà operativo a metà del 2018 se supererà l'esame del governo Usa, ma poi ci saranno problemi regolatori anche negli altri continenti, mentre a Londra andrà avanti il takeover a suo tempo lanciato da Murdoch sul rimanente 61% del capitale di Sky: ma la nuova società dovrà forse ripartire da zero nel tentativo di scalata. Insomma, una «fusione dinamica» per curare le debo- lezze dei due gruppi che darà loro più forza nello streaming mentre Disney sarà più presente in Asia e in Europa, con un contatto con gli utenti diretto: non più mediato attraverso le piattaforme di terzi. Ma anche un'operazione di cui oggi nessuno può prevedere con esattezza lo sbocco finale, tra possibili interventi dei regolatori e rapida evoluzione delle tecnologie e del business.

giovedì 14 dicembre 2017

GOSSIP - Statuette al Brie. L'interprete di "Glow" festeggia la doppia nomination ai Golden Globes+SAG Awards con la cover di "Nylon"
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mercoledì 13 dicembre 2017

NEWS - Fermi tutti! "Gomorra" è un atto di denuncia realistico (e quindi a rischio emulazione) o fantasy privo di fondamento (e quindi inattaccabile dalle censure e dalle critiche)? Il dibattito è aperto
Articolo di Giovanni Belardelli sul "Corriere della Sera"
"Con l'arrivo in tv della terza serie di Gomorra sono tornate le polemiche. La fiction — si è detto — fornisce una rappresentazione indulgente se non addirittura positiva della camorra, con il rischio di indurre i giovani all'emulazione. A questa o altre critiche si è risposto evocando il pericolo della censura (un po' a sproposito, direi, perché criticare e censurare sono cose diversissime), secondo uno schema di discussione a ruoli fissi già sperimentato in passato. Eppure il successo internazionale di Gomorra dovrebbe indurre a porre la questione in modo meno superficiale. Anzitutto, sgombriamo il campo da un falso problema, la mancata presenza di protagonisti positivi, che non si può pretendere da una fiction come Gomorra, che si fonda sul presupposto di una rappresentazione crudamente realistica del male. Ma il problema è proprio questo: siamo sicuri che la rappresentazione della camorra fornita dalla serie tv (per il libro di Saviano o il film di Garrone il discorso sarebbe diverso) sia realistica? O non è vero piuttosto che la vita concreta del camorrista è più squallida di quanto non appaia dalle puntate di Gomorra? Quella del camorrista è la vita di uno che non può neppure andarsi a prendere un gelato o portare i figli a fare un bagno al mare, è un'esistenza disgraziata, ha osservato Salvatore Striano, aspirante camorrista da ragazzino e poi diventato attore e scrittore di successo. La rappresentazione fornita dalla fiction, invece, è quella di vite «fino all'ultimo respiro», veloci e violente come un videogioco; è una rappresentazione che rischia di far diventare Ciro l'Immortale e Genny Savastano, oltretutto impersonati da due attori bravissimi, dei modelli per tanti ragazzini napoletani e non solo. La rappresentazione della realtà fornita da Gomorra è inverosimile anche per un altro aspetto: la completa assenza di qualunque figura o istituzione riconducibile allo Stato. A un cittadino qualunque può capitare d'essere fermato per un controllo o anche soltanto di vedere un poliziotto camminare per strada. Nel mondo di Gomorra no: si può andare più volte in auto da Roma a Napoli con la assoluta certezza di non fare incontri del genere; si può trasportare qualche chilo di droga o un cadavere nell'auto sapendo che nessuno ci fermerà mai. La geografia urbana di Gomorra è abitata infatti solo da camorristi. In una delle puntate della nuova serie si vede — fatto quasi incredibile — un'aula di tribunale. Ma è impossibile ricordare qualunque particolare sulla corte: la scena serviva solo a mostrare per qualche secondo una testimone che ritrattava, indotta da minacce e denaro, l'accusa di omicidio formulata contro la camorrista Scianel. Lo Stato qui compare per un attimo, il minimo indispensabile ai fini del meccanismo narrativo di una vicenda che si svolge — proprio a causa di questa totale assenza — non nel mondo reale, sia pure reinventato come avviene in ogni fiction, ma in un mondo largamente immaginario. Un mondo dominato soltanto dal crimine e dalla guerra, con alleanze tra gruppi camorristici che continuamente si disfano e si formano; senza che nessuna autorità non dico intervenga a contrastare questa situazione, ma neppure tenga aperta, con la sua esistenza, questa possibilità. Una simile condizione di totale assenza dello Stato configurerebbe un mondo fantasy più che la realtà; non fosse che questo mondo, invece che essere collocato in qualche Terra di Mezzo o in qualche staterello immaginario come per le operette di un tempo, assume poi la concretissima ambientazione di Napoli o di Secondigliano. Ma dunque, se le cose stanno così, se Gomorra non fornisce una rappresentazione effettiva, per quanto crudele, della realtà, viene meno anche ciò che i suoi ideatori e realizzatori continuamente rivendicano: cioè il fatto che la serie rappresenti un «fortissimo atto di denuncia», come ha dichiarato Marco D'Amore/Ciro l'Immortale a questo giornale. Peraltro sarebbe anche legittimo qualche dubbio sul fatto che rappresentare crudamente e senza un qualche distacco critico la realtà possa mai costituire un atto di denuncia. In che senso potrebbe essere considerata una denuncia della pedofilia una serie tv che raccontasse, dall'interno e senza alcun personaggio positivo, le vicende di un gruppo di «turisti sessuali» in Thailandia? Dopodiché, certo, Gomorra è un successo internazionale. Ma che in tanti Paesi ritengano che questa sia una rappresentazione realistica dell'Italia o di una sua parte è qualcosa che forse dovrebbe farci riflettere.

martedì 12 dicembre 2017

NEWS - Golden Globes 2018, le nomination e le scelte di Telefilm Cult (in verde)


Miglior serie tv drammatica
The Crown
Game of Thrones
The Handmaid’s Tale
Stranger Things
This is Us
Miglior serie tv di genere comedy
Black-ish
The Marvelous Mrs. Maisel
Master of None
SMILF
Will & Grace
Miglior miniserie o film per la tv
Big Little Lies
Fargo
Feud: Bette and Joan
The Sinner
Top of the Lake: China Girl
Miglior attore in una serie tv drammatica
Sterling K. Brown, This is Us
Freddie Highmore, The Good Doctor
Bob Odenkirk, Better Call Saul
Liev Schreiber, Ray Donovan
Jason Bateman, Ozark
Miglior attrice in una serie tv drammatica
Caitriona Balfe, Outlander
Claire Foy, The Crown
Maggie Gyllenhaal, The Deuce
Katherine Langford, Tredici
Elisabeth Moss, The Handmaid’s Tale
Miglior attore in una serie tv comedy o musical
Anthony Anderson, Black-ish
Aziz Ansari Master of None
Kevin Bacon, I Love Dick
William H. Macy, Shameless
Eric McCormack, Will & Grace
Miglior attrice in una serie tv comedy o musical
Pamela Adlon, Better Things
Alison Brie, Glow
Issa Rae, Insecure
Rachel Brosnahan, The Marvelous Mrs. Maisel
Frankie Shaw, SMILF
Miglior attore in una miniserie o in un film per la tv
Robert De Niro, The Wizard of Lies
Jude Law, The Young Pope
Kyle MacLachlan, Twin Peaks
Ewan McGregor, Fargo
Geoffrey Rush, Genius
Miglior attrice in una miniserie o in un film per la tv
Jessica Biel, The Sinner
Nicole Kidman, Big Little Lies
Jessica Lange, Feud: Bette and Joan
Susan Sarandon, Feud: Bette and Joan
Reese Witherspoon, Big Little Lies
Miglior attore non protagonista in una serie o film per la tv
Alfred Molina, Feud
Alexander Skarsgard, Big Little Lies
David Thewlis, Fargo
David Harbour, Stranger Things
Christian Slater, Mr. Robot
Miglior attrice non protagonista per una serie o film per la tv
Laura Dern, Big Little Lies
Ann Dowd, The Handmaid’s Tale
Chrissy Metz, This is Us
Michelle Pfeiffer, The Wizard of Lies
Shailene Woodley, Big Little Lies

domenica 10 dicembre 2017

venerdì 8 dicembre 2017

NEWS - Achtung, compagni! Domenica 10 dicembre una valanga di gadget, cimeli e memorabilia seriali al "Bagagliaio" di Milano (Novegro). Padiglione C, Posto 35. Imperdibile: pezzi unici, occasione unica!
Domenica 10 dicembre c'è un'occasione unica e irripetibile per tutti gli amanti delle serie tv. Al "Bagagliaio" di Milano (Parco Esposizioni di Novegro) c'è una svendita di gadget, cimeli e memorabilia seriali da collezione cult.
Siete fan di "Game Of Thrones", "Breaking Bad", "The Walking Dead", "The Vampire Diaries", "Pretty Little Liars", "The Big Bang Theory", "Doctor Who", "Sex and the City", "Lost", "Blindspot", ""Downton Abbey", "Sons of Anarchy", "Buffy", "Battlestar Galactica", "Desperate Housewives", "Gotham", "Dexter"...e in generale delle serie tv? Bene, allora correte! Troverete pane per i vostri denti affamati! Gadget, cimeli, memorabilia delle vostre serie tv preferite. L'apertura cancelli è dalle ore 8.30 (costo ingresso: 3 euro). Be there!

giovedì 7 dicembre 2017

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Irriconoscibile Blake! La Lively di "Gossip Girl" adotta look inedito per il suo prossimo film
Blake Lively has been busy filming her new film The Rhythm Section, and is rocking a totally new look for the movie. Last month, the 30-year-old actress was seen filming and looked unrecognizable. Now, she’s wearing a black short wig on the set of the film on Sunday (December 3) in Dublin, Ireland. If you missed it, Blake‘s husband Ryan Reynolds took to social media to comment on his wife’s on-set look last month.

mercoledì 6 dicembre 2017

NEWS - A(m)mazon, che botta! Lo scandalo Weinstein costa alla piattaforma di Jeff Bezos 2 milioni di dollari per le serie cancellate

News tratta da "Deadline"
The nuclear cloud that has enveloped the Weinstein Company after the explosive revelations of decades of alleged sexual harassment and sexual assault by Harvey Weinstein just got thicker by more than $2 million in a fraud and breach of contract lawsuit“TWC had lured Plaintiffs into a trap,” producers Scott Lambert and Alexandra Milchan say of the company’s role in the now-shuttered David O. Russell series that was set to be played by Amazon Studios on its streaming service. “Unknown to Plaintiffs, TWC’s former co-chairman, Harvey Weinstein, had engaged in multiple acts of sexual misconduct. This misconduct — which TWC knew very well, but concealed from Plaintiffs — was effectively a ticking time bomb.” A bomb that blew up after the October 5 New York Times exposé on Weinstein’s behavior and about 80 women that have come forward since. Having put in nearly all the financing, Amazon pulled the plug on October 13 when the Jeff Bezos-led company decided that it “no longer plans on moving forward” with the 20-episode, two-season order for the series starring Robert De Niro and Julianne Moore and directed by Russell. While then still going ahead with The Romanoffs series Matthew Weiner, who now also is accused of sexual harassment, Amazon’s action led the two actors and The Fighter director asserting that “out of respect for all those affected we have decided together that it is best to not move forward with this show.” And, with agreed-upon backend profits, credits, relocation costs, $50,000-an-episode fee each and $250,000 development fee about to disappear, that’s where industry vets Lambert and Milchan’s professional world crashed down. “In October 2017, the time bomb exploded with the revelation of Weinstein’s sordid history of sex abuse,” the EMJAG Production execs add in their complaint (read it here). “The Project was one of its casualties, as Amazon, seeking to distance itself from Weinstein, withdrew from the Project. TWC then withheld the compensation that it had promised to pay to Plaintiffs.” In sum, after “several years” developing what was supposed to be a $160 million-budgeted two-season series, Lambert and Milchan have been left with nothing for getting caught in a toxic situation they had nothing to do with.“Plaintiffs negotiated with TWC under the belief that they were dealing with a reputable company,” notes the fairly restrained suit of their fraud claim. “During the time of the negotiations and at the time that they entered into the Contract, they had no knowledge of Weinstein’s history of sexual misconduct,” it adds of the two producers who dealt extensively with TWC exec David Glasser and even moved to NYC for the series. “Had they known of his sordid history, they would not have entered into the Contract, as it would have exposed TWC’s appearance of reputability to be a sham.”An alleged sham situation that the producers represented by Freedman+Taitelman LLP now want the unstable TWC to pay up for throwing them under Harvey’s bus, so to speak. The four-claim complaint for “damages well in excess of $2,000,000,” was filed Friday in Los Angeles Superior Court. Facing several lawsuits arising from the vile situation, a potential battle with Michael Moore and making it past the holiday, TWC did not respond to request for comment on the civil lawsuit. It will have to reply in court, eventually.

martedì 5 dicembre 2017

GOSSIP - Sotto il lenzuolo con Joel! Kinnaman coperto strategicamente da uno scampoletto nel trailer di "Altered Carbon"
A teaser trailer for Joel Kinnaman‘s upcoming series Altered Carbon has been released and he is seen covering up with just a sheet to stay modest! The 38-year-old actor stars in the new series based on the book of the same name, set in a future where the human mind can now be digitized and downloaded into a “cortical stack” and placed into new bodies, called sleeves. Altered Carbon follows Envoy soldier Takeshi Kovacs (Kinnaman), who is brought back to life centuries later to investigate the attempted murder of Laurens Bancroft (James Purefoy), the wealthiest man on Earth. As the investigation progresses, Kovacs comes to learn that his past isn’t nearly as buried as he thought. The series will debut on Netflix on February 2.
NEWS - Ius primae Netflix. In America il mercato tv si basa sulla concorrenza, in Italia (grazie a Franceschini e alla sua legge capestro che obbliga a trasmettere il 60% di serie tv italiane dal 2018) sull'assistenza obbligata

Articolo tratto da "Il Foglio"
"L'America contrasta i big digitali con la concorrenza, l'Italia con l'assistenza. Gli operatori tradizionali si trovano, e da tempo, spiazzati dalle iniziative dei protagonisti del consumo digitale. Negli Stati Uniti la più grande catena di distribuzione di farmaci, la Cvs Healt, ha annunciato l'intenzione di acquistare Aetna, terza compagnia di assicurazione sanitaria americana, per69 miliardi di dollari. Il matrimonio è una mossa per contrastare l'arrembaggio di Amazon all'industria farmaceutica dopo aver ottenuto licenze per la vendita all'ingrosso di farmaci in alcuni stati americani. Nel settore dell'intrattenimento, dopo un mese di stallo, la 21st Century Fox di Rupert Murdoch ha ripreso le trattative con Disney per cedere studi televisivi, canali via cavo, e parte del business internazionale come una quota di Sky in Europa. La combinazione Fox-Disney deriva dalla volontà di raggiungere un'offerta di contenuti in grado di competere con società come Amazon e Netflix che hanno costruito popolari piattaforme globali per servizi di trasmissione in streaming. Se in America la risposta alle trasformazioni dei big digitali in vari settori è in chiave concorrenziale, in Italia invece è assistenziale per sostenere l'industria cinematografica nazionale, o parte di essa. In una recente intervista il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha proposto di "obbligare" un operatore privato come Netflix a dare più visibilità alle produzioni italiane e "costringere anche tutte le piattaforme online a valorizzare prodotti italiani, su home page, menu, banner". Bisogna pensare che così Netflix dovrà obbedire alla Cinecittà "sovrana", a prescindere dalle preferenze dei suoi utenti? Una prerogativa che ricorda l'obbligo per la sposa novella di un servo di giacere col signore feudale la prima notte di nozze".

lunedì 4 dicembre 2017

NEWS - Achtung, compagni! Quel gran genio del Ministro Franceschini insiste nella sua campagna contro le serie tv straniere: "obbligheremo Netflix e Amazon a investire, trasmettere e pubblicizzare serie tv italiane, così come lo dovranno fare le tv tradizionali! In Francia ha funzionato. Serve a migliorare la nostra qualità...". Primo: qualcuno gli spieghi che Netflix e Amazon, e pure Sky, non sono come le tv tradizionali (e che così provocherà solo una cosa: l'aumento prezzi degli abbonamenti ). Due: non siamo la Francia e non basta una legge-capestro taglia&incolla. Tre: ricordiamoci di Franceschini quando si andrà a votare

Dall'intervista di Dario Franceschini a "La Stampa"
«Anche Netflix o altre piattaforme come Amazon Prime avranno gli stessi obblighi, compatibilmente a una programmazione senza fasce orarie. Stiamo pensando a meccanismi per assicurare la visibilità di serie e film italiani. Il modello è quello che ha permesso di risollevare il cinema francese. Il sistema delle quote esisteva già ma non venivano applicate le sanzioni. Era prevedibile che le tv protestassero. Ma adesso dovranno rispettare i nuovi obblighi, soprattutto nel prime time, la fascia oraria più importante. Non se la possono cavare mandando un film italiano alle due di notte. Netflix avrà quote di programmazione e obblighi di investimento come le tv tradizionali. Stiamo lavorando su diverse ipotesi per costringere anche tutte le piattaforme online a valorizzare prodotti italiani, su home page, menu, banner. Sono rimasto allibito nel leggere che avremmo danneggiato la raccolta pubblicitaria o anche che cinema e fiction italiani non sono in grado di reggere la concorrenza. Il tax credit al cinema e l'obbligo di trasmissione e di investimento servono appunto a migliorare la qualità. Abbiamo creato una moratoria per il 2018. Così avranno il tempo di produrre film e serie tv che possono reggere il prime time».

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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Lick it or Leave it!

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