sabato 26 marzo 2016
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Il Binge-Watching, la nuova malattia del nostro tempo (ovvero: la depressione da Netflix)
"Ero avvilito, mi sentivo abbandonato », confessava a dicembre sul New York Times Matthew Schneier. «L'episodio successivo sarebbe stato l'ultimo, poi nulla fino alla nuova stagione. Ammesso che ci fosse». Sui social se ne lamentano da mesi, ci sono perfino i gruppi di sostegno. Ora, dalla scienza arriva la conferma. È il malessere da binge-watching, quello che assale dopo un'abbuffata di serie tv. La nuova malattia del nostro tempo, la sensazione di tristezza e svuotamento dopo una maratona. La depressione, insomma, da Netflix. II servizio che rende disponibili tutte le puntate insieme ha cambiato la fruizione di W. II dizionario Collins ha eletto «binge-watch» parola del 2oi,5. E a differenza del binge-eating (l'alimentazione incontrollata), il binge-watching fa figo. Si adeguano gli altri: Sky ha lanciato Sky Box Sets, versione on demand del vecchio cofanetto. L'allyou-can-eat della tv. Senza porzioni consigliate. Ma per gli esperti il binge scatena ansia, nervosismo. Addirittura dipendenza. Se ai tempi di Friends guardare una serie era un momento circoscritto, oggi con l'autoplay che annuncia il nuovo episodio in 1,3 secondi, solo i più disciplinati sanno dire no. Ho il bilancio aziendale da finire, ma vado avanti fino all'indomani. Non ho più autocontrollo». II risultato è alienazione. E quando arrivi all'ultima puntata e la stagione successiva è ancora da filmare, scattano spleen e solitudine. Netflix tutto questo lo sa. Ci gioca, in uno spot su una ragazza inconsolabile, monitora l'episodio della prima stagione dopo il quale i170% degli utenti è accalappiato. «La pazienza è la virtù dei forti», gongola, cattivissimo, Beau Willimon, produttore di House of Cards. Quando arriva la seconda di Jessica Jones? (Costanza Rizzacasa d'Orsogna)
CORRIERE DELLA SERA
Il Binge-Watching, la nuova malattia del nostro tempo (ovvero: la depressione da Netflix)
"Ero avvilito, mi sentivo abbandonato », confessava a dicembre sul New York Times Matthew Schneier. «L'episodio successivo sarebbe stato l'ultimo, poi nulla fino alla nuova stagione. Ammesso che ci fosse». Sui social se ne lamentano da mesi, ci sono perfino i gruppi di sostegno. Ora, dalla scienza arriva la conferma. È il malessere da binge-watching, quello che assale dopo un'abbuffata di serie tv. La nuova malattia del nostro tempo, la sensazione di tristezza e svuotamento dopo una maratona. La depressione, insomma, da Netflix. II servizio che rende disponibili tutte le puntate insieme ha cambiato la fruizione di W. II dizionario Collins ha eletto «binge-watch» parola del 2oi,5. E a differenza del binge-eating (l'alimentazione incontrollata), il binge-watching fa figo. Si adeguano gli altri: Sky ha lanciato Sky Box Sets, versione on demand del vecchio cofanetto. L'allyou-can-eat della tv. Senza porzioni consigliate. Ma per gli esperti il binge scatena ansia, nervosismo. Addirittura dipendenza. Se ai tempi di Friends guardare una serie era un momento circoscritto, oggi con l'autoplay che annuncia il nuovo episodio in 1,3 secondi, solo i più disciplinati sanno dire no. Ho il bilancio aziendale da finire, ma vado avanti fino all'indomani. Non ho più autocontrollo». II risultato è alienazione. E quando arrivi all'ultima puntata e la stagione successiva è ancora da filmare, scattano spleen e solitudine. Netflix tutto questo lo sa. Ci gioca, in uno spot su una ragazza inconsolabile, monitora l'episodio della prima stagione dopo il quale i170% degli utenti è accalappiato. «La pazienza è la virtù dei forti», gongola, cattivissimo, Beau Willimon, produttore di House of Cards. Quando arriva la seconda di Jessica Jones? (Costanza Rizzacasa d'Orsogna)
giovedì 24 marzo 2016
mercoledì 23 marzo 2016
TWITTER-JAM - #PrayForBrussels
🙏🏾 #Brussels— kerry washington (@kerrywashington) 22 marzo 2016
Terrible news from Brussels. Praying for the victims and their families. Horrible.— Courteney Cox (@CourteneyCox) 22 marzo 2016
I was supposed to be in the Beautiful city of Brussels soon...My heart is with you all.So terrible https://t.co/9c2SdYioGU— Ian Somerhalder (@iansomerhalder) 22 marzo 2016
Our hearts today are full of grief, but tomorrow let them not be full of hate. That is what terror demands, and we … pic.twitter.com/yqpnbBkTbP— George Takei (@GeorgeTakei) 22 marzo 2016
I have no words for these senseless attacks. Only love for the people who have to endure them. We need to make a shift as a whole& love more
— Sarah Hyland (@Sarah_Hyland) 22 marzo 2016
Spread love, not hate. #Brussels #prayfortheworld 🌏 https://t.co/NcMpoN61pY
— Shay Mitchell (@shaymitch) 22 marzo 2016
My thoughts, love and prayers go out to Belgium and Turkey ❤️ #prayfortheworld #Brussels #Turkey
— Ashley Benson (@AshBenzo) 22 marzo 2016
Thoughts & prayers with the people of Brussels. Another tragic reminder that humanity must reunite.
— Jesse Tyler Ferguson (@jessetyler) 22 marzo 2016
Devastating news this morning. Heartbreaking. 😔 #PrayForBrussels
— Jaimie Alexander (@JaimieAlexander) 22 marzo 2016
martedì 22 marzo 2016
NEWS - Clamoroso al Cibali! Il finale di "The Walking Dead" 6 durerà 90 minuti (iddio ce ne scampi! già é dura resistere a 60...)
The season 6 finale of The Walking Dead promises to be a brutal one if stars Andrew Lincoln and Lauren Cohan are to be believed. And now that brutality will be extended an extra 30 minutes.
Much like last year’s finale, this year’s season ender, airing April 3 on AMC, will now be 90 minutes long instead of the standard 60. That could allow more time for the introduction of Negan — the most notorious villain from The Walking Dead comic book who will be played by Jeffrey Dean Morgan. (It will no doubt allow more time for extra commercials as well). Whether everyone makes it out alive is another matter altogether, but the extended runtime guarantees everyone will have an extra half-hour to fret over who lives and who dies.
The season 6 finale of The Walking Dead promises to be a brutal one if stars Andrew Lincoln and Lauren Cohan are to be believed. And now that brutality will be extended an extra 30 minutes.
Much like last year’s finale, this year’s season ender, airing April 3 on AMC, will now be 90 minutes long instead of the standard 60. That could allow more time for the introduction of Negan — the most notorious villain from The Walking Dead comic book who will be played by Jeffrey Dean Morgan. (It will no doubt allow more time for extra commercials as well). Whether everyone makes it out alive is another matter altogether, but the extended runtime guarantees everyone will have an extra half-hour to fret over who lives and who dies.
GOSSIP - Petto in fuori! Tom Hopper di "Black Sails" rivela di essersi allenato..."fino alla morte"
Tom Hopper from Starz’s Black Sails
shows off his crazy ripped shirtless
body on the cover of Men’s Health
magazine’s April 2016 issue. The 31-year-old British actor posed in the
shirtless workout feature with his co-stars. Here’s what they shared….
Tom, on training for the pirate-show:
“I honestly felt like I was going to die, and it was where I first experienced
what [my trainer] calls ‘going dark.’ Now I’ve become used to this fear of the
dark, and even begun to crave it—it has made me stronger physically and
mentally, and I’ve learned that you should never give up, to keep fighting, no
matter what your mind is telling you.”
Luke, on wanting to quit his training:
“In that first row, I went into complete panic mode—I was ready to quit the job
I had just signed up for, even though it was the best opportunity I’d ever
had.”
Tom, on fitness tips he gives to friends:
“I tell them to hammer it for 15 or 20 minutes instead of doing an hour on a
treadmill, to do group workouts, and not to let people talk to you during your
intense tests. This isn’t a Hollywood secret. It’s a simple formula that relies
on hard work and a willingness to go deep.”
For more from the guys, visit MensHealth.com.
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lunedì 21 marzo 2016
GOSSIP - Stephanie Corneliussen, la top model più desiderata dalla tv Usa, da "Mr. Robot" a "Legends of Tomorrow"
Segnatevi questo nome (e soprattutto il cognome, che essendo di orgini nordiche, ispira già alla pronuncia bellezza da tutti i pori): Stephanie Corneliussen. E’ attualmente l’attrice con passato (e presente) da modella più inseguita dal piccolo schermo a “stelle e strisce”. E’ di pochi giorni fa la notizia che l’attrice-modella danese – è di Copenhagen – è stata promossa a presenza fissa nella 2° stagione di “Mr. Robot” (la 1° inedita in anteprima su Premium Stories ogni giovedì o su Premium Play ad libitum), dopo essere apparsa in 7 puntate su 10 nella prima stagione. E non è tutto: gli americani la fermano per strada anche per la sua interpretazione di Valentina Vostok in “Legends of Tomorrow” (in arrivo su Premium Action in anteprima assoluta), anche conosciuta col nome da super-eroina di Negative Woman, un ex tenente russa che acquisisce super-poteri “per caso”.Corneliussen ha ottenuto una laurea in grafica e design – oltre che essersi diplomata in balletto in patria – prima del suo trasferimento a Los Angeles avvenuto nel 2011. Dopo aver posato per “GQ”, “Vogue” e pure “Playboy”, dopo essere stata testimonial di campagne per Armani, Lexus
e Nikon, la nostrasi è fatta notare in alcuni momenti di “American Horror Story” e nel film tv della HBO “Hello Ladies”, nominato agli Emmy Awards. Quelli in “Mr. Robot” e “Legends of Tomorrow” sono i suoi primi ruoli da protagonista ricorrente. Ma la domanda sorge spontanea anche per una super(modella)eroina come lei: riuscirà a gestire l’impegno di due set contemporanei?
Segnatevi questo nome (e soprattutto il cognome, che essendo di orgini nordiche, ispira già alla pronuncia bellezza da tutti i pori): Stephanie Corneliussen. E’ attualmente l’attrice con passato (e presente) da modella più inseguita dal piccolo schermo a “stelle e strisce”. E’ di pochi giorni fa la notizia che l’attrice-modella danese – è di Copenhagen – è stata promossa a presenza fissa nella 2° stagione di “Mr. Robot” (la 1° inedita in anteprima su Premium Stories ogni giovedì o su Premium Play ad libitum), dopo essere apparsa in 7 puntate su 10 nella prima stagione. E non è tutto: gli americani la fermano per strada anche per la sua interpretazione di Valentina Vostok in “Legends of Tomorrow” (in arrivo su Premium Action in anteprima assoluta), anche conosciuta col nome da super-eroina di Negative Woman, un ex tenente russa che acquisisce super-poteri “per caso”.Corneliussen ha ottenuto una laurea in grafica e design – oltre che essersi diplomata in balletto in patria – prima del suo trasferimento a Los Angeles avvenuto nel 2011. Dopo aver posato per “GQ”, “Vogue” e pure “Playboy”, dopo essere stata testimonial di campagne per Armani, Lexus
e Nikon, la nostrasi è fatta notare in alcuni momenti di “American Horror Story” e nel film tv della HBO “Hello Ladies”, nominato agli Emmy Awards. Quelli in “Mr. Robot” e “Legends of Tomorrow” sono i suoi primi ruoli da protagonista ricorrente. Ma la domanda sorge spontanea anche per una super(modella)eroina come lei: riuscirà a gestire l’impegno di due set contemporanei?
venerdì 18 marzo 2016
So what can you
tell us about the experience of being the leading actress of a sitcom now,
being in television?
ANNA FARIS: I am loving
it. This is, in a lot of ways, the most
satisfying job I've ever had. And I love
the family that the ‑‑ the TV family that we have. I love my cast members. I love the idea that I get to potentially
play a character for an extended period of time. I love it that I don't ‑‑ my character
dates a little bit, but I don't really have a love interest; that my struggle
is one of trying to be a better mom, a better person, and – because for so
long, I think ‑‑ from, like, until you're ‑‑ from, like, 20 to 40 or
maybe longer, most of the roles you have in film, there's ‑‑ revolves
around some kind of love interest.
That's either the goal, or that's ‑‑ you know, you want the guy, or
you have to keep the guy, or you're rolling your eyes at the guy and you want
him to change because he's being such a child or ‑‑ So it's so liberating to not ‑‑ and that's just one of so many
things, but I'm really ‑‑ I'm really loving this. I drive to work every day, and I'm just so
thankful and happy. And so I'm hoping
good things.
Does it feel like
an upside‑down world where film has become a space where predictability has
become a big issue for character and sitcom, which once upon a time we might
have actually thought was exactly that, is now a space where there's some quite
fun and risky things happening?
ANNA FARIS: It's
definitely ‑‑ it is a changing environment, isn't it? And I don't know ‑‑ this is my first
time in TV, so I'm so unfamiliar with how everything works. I'm kind of a moron with that stuff. But I ‑‑ I find this character and the
fact that she gets to evolve as we ‑‑ and we get ‑‑ you know, we're
all still finding who she is, what her past is.
And I find that experience just so rewarding. And you don't get that in film. And I do think finding ‑‑ I think that
for a long time ‑‑ maybe it's ‑‑ maybe it's starting to shift, but
female characters in film, like the kind of roles that I would be up for ‑‑
I'm getting older now, so I'm not necessarily up for them ‑‑ but
were ‑‑ the fear, it always felt like, is the audience going to like this
person? Are the men going to fall in
love with her, and are the women going to want her to be their best
friend? It was always the mantra, I felt
like, of filmmakers in my world ‑‑ in terms of comedy and romantic comedy
I'm talking about ‑‑ that you end up with a very watered‑down, to me, kind
of bland character. So this is ‑‑
this is opposite of that. Does that kind
of sort of ‑‑
Anna, does it
become harder or easier to discuss heavy issues, like in this show, through
comedy? Like alcoholism and single
mother?
ANNA FARIS: I find ‑‑ I
mean, I love it that we deal with these issues.
I love it so much. It's
terrifying. We just had an episode air
about breast cancer. And it's one of
those things, like how ‑‑ how do we deal with breast cancer with ‑‑
but I just ‑‑ I love it that ‑‑ I feel like we're a comedy ‑‑ and
I know this is important to Chuck ‑‑ that has a lot of deep emotional
moments. And I'm hoping that our
audience in turn will become emotionally invested with us and care about our
journey as opposed to dealing with issues of, like, you know, I don't know, the
laundromat's closed or whatever. I mean,
not to knock ‑‑ I love ‑‑ I love everything out there, but ‑‑ But it's very satisfying as an actor, for me, and I hope that our
audience agrees that ‑‑
You probably could have played her without being a mother, but how has the approach to her changed with ‑‑
ANNA FARIS: I feel slightly
more qualified. But I think ‑‑ I'm still learning with my kids on the show
because I have a little baby. So
that's ‑‑ it's a different deal.
But even hanging out with Sadie, who plays ‑‑ Sadie Calvano, who
plays my teenage daughter, during the first few episodes, I was like, I have
not been around a 16‑year‑old in a really long time. And so I think I'm still finding my footing with Christy being a
mom. And I find it ‑‑ it's two very
different worlds. And I think that maybe
that's okay because I think Christy, being newly sober, is still finding
herself as a mom. Like we're dealing
with sort of the storyline of my daughter's pregnancy. And I asked the writers, you know, "Why
isn't my character more mad?," you know.
Like "You're making the same mistake that I made. You're making the same mistake that Bonnie
made. Your dreams, whatever you had,
everything is going to shift now."
And I think that the explanation of why my character isn't more mad is
because she's ‑‑ and who knows?
Maybe in the next episode, I'll get furious. I don't know. But I think that right now she's struggling with so much guilt. So I think she has to, like, swallow a lot of
her anger and try to mend the ‑‑ repair the damage that she's done as a
mom, or at least that she feels that she's done.
What has surprised
you the most about doing television?
ANNA FARIS: Oh, gosh. I think ‑‑ I think how satisfying it is;
how much, as an actor, I feel like I've grown, I think. I think you tend to look at the television
world as, like, maybe not as ‑‑ maybe not as satisfying as the film world,
or maybe you're not playing ‑‑ maybe you're playing, I don't know,
characters that ‑‑ or maybe the journey isn't ‑‑ the vision isn't as
grand or something. I don't know. But I think, for me, this is ‑‑ this has
just been ‑‑ it's been amazing. I
love that ‑‑ shooting in front of a live audience is amazing because I
grew up doing theater, and so it taps into my love for that. But the best part is they laugh at
everything. I mean, they're the most generous ‑‑ I mean, they want to
be there, and they're so generous. And
so you can sort of do no wrong. So it's
kind of the best audience you could have. So I'm just loving it.
giovedì 17 marzo 2016
NEWS - Clamoroso al Cibalesbo! Nel reboot di "Xena" la protagonista sarà finalmente fidanzata con Gabrielle (bando alle censure, baby)
News tratta da "Mic.com"
News tratta da "Mic.com"
The '90s fantasy action series Xena: Warrior Princess,
which ran from 1995 to 2001, developed a cult following — and many fans
suspected that Xena, played by Lucy Lawless and her BFF/sidekick
Gabrielle, played by Renee O'Connor, were more than just friends, although the two were never officially together in the show. But with a reboot of the series on the horizon, it seems that Xena's sexual orientation will finally be explored, and she and Gabrielle may finally have a chance to actually have a romantic relationship.
Javier Grillo-Marxuach, who is reportedly signed-on to write the pilot for a Xena reboot from NBC, wrote on Tumblr, "There is no reason to bring back Xena if
it is not there for the purpose of fully exploring a relationship that
could only be shown subtextually in first-run syndication in the 1990s.
It will also express my view of the world — which is only further
informed by what is happening right now — and is not too difficult to
know what that is if you do some digging," reported Vanity Fair on Sunday.
The Xena reboot has been rumored since at least August, when NBC Entertainment chairman Bob Greenblatt told the Hollywood Reporter "Yes, we're in the early stages of developing a new take on Xena." So far, it's unclear whether or not Lawless and O'Connor
will reprise their roles as Xena and Gabrielle, but for the sake of all
the devoted shippers out there, we hope they do.
mercoledì 16 marzo 2016
Record di sempre su Premium Play con le due serie tv più
attese dal pubblico italiano: “Mr.Robot” e “Bosch”. E nel mese di febbraio il
servizio Premium di streaming on demand ha battuto anche il record complessivo:
16 milioni di contenuti visti dagli abbonati Premium, in media oltre mezzo
milione ogni sera.
Questi i dettagli. Oltre 210 mila visualizzazioni - record
di sempre - in modalità on demand (un clic e il contenuto parte in qualsiasi
momento) per i primi episodi della serie evento “Mr.Robot” vincitrice di due Golden Globe. Ascolti che si sommano a
quelli classici racconti sul canale Premium Stories su cui la serie va in onda
ogni giovedì in prima serata. Il gradimento e la comodità della piattaforma non lineare
Premium sono confermati anche dai risultati di “Bosch”, l’altro titolo
cult di stagione in onda ogni mercoledì sul canale Premium Crime: la serie
tratta dai best seller di Michael Connelly ha registrato in pochi giorni oltre
55 mila visioni on demand aggiuntive. L’esclusiva assoluta Premium dei due titoli più attesi dal
pubblico italiano ha accelerato ulteriormente una modalità di consumo
televisivo, quello “non lineare”, dedicato al pubblico più evoluto: finora Play
ha infatti registrato più di 300 milioni di visioni. Il servizio offre 8.000
titoli anche in HD tra film, serie tv, sport, intrattenimento ed è compreso
nell’abbonamento senza costi aggiuntivi. La visione può avvenire sia sul
televisore sia in mobilità. L’app per fruizione su tablet e smartphone
(disponibile per i device Apple, Android e Windows) ha superato i 2,5 milioni
di download. Interessante anche il consumo medio di ogni abbonato
Premium: 15 scelte on demand al mese, praticamente una serata televisiva su due
è trascorsa selezionando un titolo in streaming su Premium Play. Il dato è in
crescita mese dopo mese e a febbraio è stato toccato il numero record di oltre
16 milioni di contenuti visti on demand dai clienti Premium.
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Il cedimento al maniersimo e alla soap di "House of Cards"
"E' tornata la serie «House of Cards» con tutto il suo carico di ambiguità, con le sue lezioni sul potere, con le sue riflessioni sulla grandezza e la debolezza dell'essere umano condensate in aforismi memorabili. Avevamo lasciato Frank Underwood (Kevin Spacey) in una posizione precaria, esposto come di consueto ai rovesci della fortuna e alle macchinazioni della politica: raggiunto l'agognato obiettivo della presidenza grazie a un tecnicismo, gli resta il compito più difficile, quello di confermare l'incarico attraverso le urne elettorali. L'attesa per la partenza della serie era alta anche perché Netflix ha puntato negli scorsi mesi su una promozione molto interessante, fatta di spot per la campagna elettorale di Underwood che strizzavano inevitabilmente l'occhio a quello che stava succedendo nell'arena politica reale, con il confronto tra Clinton e Trump. I primi due episodi, trasmessi in Italia da Sky Atlantic, hanno confermato che il tema portante della serie è, in fondo, il matrimonio (venerdì scorso gli episodi in lingua originale, mercoledì alle 21.10 doppiati in italiano). Cosa può succedere se Claire (Robin Wright), anima nera della power couple Underwood, volta le spalle a Frank, desiderosa di perseguire la sua propria carriera politica, forse anche di riaffermare il suo privilegio di nascita a scapito del marito (è figlia di una ricca dinastia texana, mentre Frank è di umili origini)? L'impressione è che il racconto di questa stagione abbia in diversi punti ceduto volentieri al manierismo, eccedendo nel sovraccaricare e virare in chiave soap alcuni aspetti. Ma restano alcune perle, alcuni momenti di grande raffinatezza narrativa. Come il confronto serrato tra Frank e la suocera che non ha mai approvato la provenienza popolare del genero, figlio di un coltivatore di pesche, che il presidente chiude così: «Sono rimasto spazzatura bianca, ma questa spazzatura ora vive alla Casa Bianca»". (Aldo Grasso, 08.03.2016)
CORRIERE DELLA SERA
Il cedimento al maniersimo e alla soap di "House of Cards"
"E' tornata la serie «House of Cards» con tutto il suo carico di ambiguità, con le sue lezioni sul potere, con le sue riflessioni sulla grandezza e la debolezza dell'essere umano condensate in aforismi memorabili. Avevamo lasciato Frank Underwood (Kevin Spacey) in una posizione precaria, esposto come di consueto ai rovesci della fortuna e alle macchinazioni della politica: raggiunto l'agognato obiettivo della presidenza grazie a un tecnicismo, gli resta il compito più difficile, quello di confermare l'incarico attraverso le urne elettorali. L'attesa per la partenza della serie era alta anche perché Netflix ha puntato negli scorsi mesi su una promozione molto interessante, fatta di spot per la campagna elettorale di Underwood che strizzavano inevitabilmente l'occhio a quello che stava succedendo nell'arena politica reale, con il confronto tra Clinton e Trump. I primi due episodi, trasmessi in Italia da Sky Atlantic, hanno confermato che il tema portante della serie è, in fondo, il matrimonio (venerdì scorso gli episodi in lingua originale, mercoledì alle 21.10 doppiati in italiano). Cosa può succedere se Claire (Robin Wright), anima nera della power couple Underwood, volta le spalle a Frank, desiderosa di perseguire la sua propria carriera politica, forse anche di riaffermare il suo privilegio di nascita a scapito del marito (è figlia di una ricca dinastia texana, mentre Frank è di umili origini)? L'impressione è che il racconto di questa stagione abbia in diversi punti ceduto volentieri al manierismo, eccedendo nel sovraccaricare e virare in chiave soap alcuni aspetti. Ma restano alcune perle, alcuni momenti di grande raffinatezza narrativa. Come il confronto serrato tra Frank e la suocera che non ha mai approvato la provenienza popolare del genero, figlio di un coltivatore di pesche, che il presidente chiude così: «Sono rimasto spazzatura bianca, ma questa spazzatura ora vive alla Casa Bianca»". (Aldo Grasso, 08.03.2016)
martedì 15 marzo 2016
NEWS - TIM in tackle nell'on demand con serie tv in
anteprima (una inedita al mese): "American Crime" e
"Humans" tra i titoli in arrivo
Milano, 15 mar. (AdnKronos) - Un nuovo decoder android, oltre mezzo milione di clienti attivi, 25 milioni di fruizioni in un anno con una crescita di +130% e una nuova serie inedita e in esclusiva al mese. Tim lancia la sfida ed irrompe in modo sempre più deciso nel mercato on demand. "In un settore in enorme espansione come quello dell'on demand -spiega Daniela Biscarini, responsabile multimedia entertainment Tim- in cui oltre 4 milioni di italiani nel 2015 hanno avuto accesso ad un contenuto di origine televisiva attraverso il web (+27% rispetto al 2014), TimVision ha conqistato un ruolo di primissimo piano". Nel 2015 le fruizioni di TimVision sul cinema sono aumentate del 153%, quelle sulle serie tv del 197%, quelle sui prodotti kid e junior del +188%. Un'offerta, quella di TimVision che comprende 8.000 titoli in un unico abbonamento, hd incluso, nessuna interruzione pubblicitaria, nessun consumo giga in mobilità su rete Tim. "Entro l'estate -annuncia Giovanni Brunelli, responsabile TimVision- arriverà una grande novità: il nostro nuovo decoder android, 4k, di ultimissima generazione, che permetterà di vedere sia i contenuti TimVision sia quelli delle piattaforme con cui Tim ha stretto accordi". Dal punto di vista dei contenuti, il menù è ricco di novità, annuncia Aldo Romersa, responsabile contenuti TimVision: "Avremo una serie inedita al mese in anteprima assoluta tra cui 'The Royals 2' con Elizabeth Hurley, 'Vikings 4', 'American Crime' con Timothy Hutton e Felicity Huffman, 'Humans' con William Hurt. Avremo film mai visti in tv come 'Cop Car' con Kevin Bacon e 'A qualsiasi prezzo' con Zac Efron e consolideremo l'offerta dedicata ai più giovani con l'entrata di brand che non sono mai stati sulla piattaforma come Gormiti, Digimon, Hamtaro e Sissi". A completare l'offerta multimedia di Tim, il college pack speciale insegnanti, rivolto ai docenti, che prevede un pacchetto completo dedicato all'aggiornamento digitale composto da un device, connettività mobile 4G e contenuti per la formazione scolastica, specificatamente dedicato agli insegnanti che possono usufruire del bonus di 500 euro previsto dalla Carta del Docente del Miur.
Milano, 15 mar. (AdnKronos) - Un nuovo decoder android, oltre mezzo milione di clienti attivi, 25 milioni di fruizioni in un anno con una crescita di +130% e una nuova serie inedita e in esclusiva al mese. Tim lancia la sfida ed irrompe in modo sempre più deciso nel mercato on demand. "In un settore in enorme espansione come quello dell'on demand -spiega Daniela Biscarini, responsabile multimedia entertainment Tim- in cui oltre 4 milioni di italiani nel 2015 hanno avuto accesso ad un contenuto di origine televisiva attraverso il web (+27% rispetto al 2014), TimVision ha conqistato un ruolo di primissimo piano". Nel 2015 le fruizioni di TimVision sul cinema sono aumentate del 153%, quelle sulle serie tv del 197%, quelle sui prodotti kid e junior del +188%. Un'offerta, quella di TimVision che comprende 8.000 titoli in un unico abbonamento, hd incluso, nessuna interruzione pubblicitaria, nessun consumo giga in mobilità su rete Tim. "Entro l'estate -annuncia Giovanni Brunelli, responsabile TimVision- arriverà una grande novità: il nostro nuovo decoder android, 4k, di ultimissima generazione, che permetterà di vedere sia i contenuti TimVision sia quelli delle piattaforme con cui Tim ha stretto accordi". Dal punto di vista dei contenuti, il menù è ricco di novità, annuncia Aldo Romersa, responsabile contenuti TimVision: "Avremo una serie inedita al mese in anteprima assoluta tra cui 'The Royals 2' con Elizabeth Hurley, 'Vikings 4', 'American Crime' con Timothy Hutton e Felicity Huffman, 'Humans' con William Hurt. Avremo film mai visti in tv come 'Cop Car' con Kevin Bacon e 'A qualsiasi prezzo' con Zac Efron e consolideremo l'offerta dedicata ai più giovani con l'entrata di brand che non sono mai stati sulla piattaforma come Gormiti, Digimon, Hamtaro e Sissi". A completare l'offerta multimedia di Tim, il college pack speciale insegnanti, rivolto ai docenti, che prevede un pacchetto completo dedicato all'aggiornamento digitale composto da un device, connettività mobile 4G e contenuti per la formazione scolastica, specificatamente dedicato agli insegnanti che possono usufruire del bonus di 500 euro previsto dalla Carta del Docente del Miur.
NEWS - Auditel, fatti da parte. Nielsen pronta a lanciare la "total audience" (tutti i device e ogni piattaforma, non solo la tv)
Articolo tratto da "Italia Oggi"
Prima
c'era la misurazione degli ascolti televisivi tradizionali, poi è
arrivata quella degli utenti online, ma separate. Alla fine, però, si
arriverà a un'unica audience, la total audience, perché chi guarda X
Factor o l'Isola dei famosi ormai lo può fare in modi diversi e non
soltanto davanti al piccolo schermo. Una partita su cui sta scommettendo
Nielsen, che negli Stati Uniti ha già preparato l'impianto per la total
audience. Entro quest'anno, spiega in questa intervista Megan Clarken,
presidente product leadership di Nielsen che a livello internazionale si
occupa del progetto, la società di ricerche di mercato porterà anche in
Italia tutte le componenti della total audience, anche se il lancio
effettivo dipenderà dalle mosse di Auditel ed eventualmente di Audiweb.
La partita perciò sarà su più fronti: Nielsen sta rilanciando per
restare la società di riferimento nella rilevazione delle audience ma
avrà la minaccia di nuovi concorrenti e in un momento in cui nel nostro
Paese deve affrontare sfide e grattacapi: la gara Audiweb di cui finora è
stato fornitore, l'ampliamento del panel Auditel ma soprattutto il
problema nato proprio con la fuoriuscita di dati sui panelisti lo
scorso ottobre e che ha portato la rilevazione a essere sorvegliata
speciale.
D. Cosa misurerà la total audience?
R. Gli attuali rating (la misurazione degli ascolti, ndr) rispecchiano sempre meno l'audience effettiva dei programmi. Si limitano a una serie di regole definite dall'industria, alcune vecchie di 10 anni, si misurano gli ascolti in un determinato periodo o su un dispositivo specifico. Oggi le audience guardano i programmi in qualsiasi momento e in qualsiasi tipo di dispositivo. Proprio per questo Nielsen ha ampliato le sue misurazioni su tutti i device e piattaforme e su tutti i modelli pubblicitari.
D. Si parla solo della tv?
R. No. La total audience si focalizza sul tipo di contenuti: video, audio, testo o display. Chiunque compete per la raccolta potrà usare lo stesso linguaggio paragonabile quando vende la propria pubblicità. Così che Yahoo, per esempio, potrà usare lo stesso linguaggio di Sky quando parla di audience sui video.
D. Quindi si misurano i singoli contenuti laddove vengono guardati?
R. Questo è il primo elemento della total audience: la misurazione del consumo dei media nelle diverse piattaforme e con i diversi device e attraverso i differenti modelli di advertising: tradizionale lineare, digitale dinamica, modelli su abbonamento senza pubblicità. Tutto in modo raffrontabile. E la misurazione delle pubblicità sarà separata dalla misurazione dei contenuti.
D. Perché?
R. Nel corso del tempo ci saranno sempre meno relazioni tra programmi e advertising. La pubblicità che vedo io non è la stessa che vede lei guardando lo stesso contenuto online o anche con la televisione nei dispositivi che lo consentono. Così da una parte produciamo il cosiddetto Total content rating per i contenuti e dall'altra un Total ad rating per la pubblicità. 11 primo serve per pianificare, il secondo per misurare post acquisto le inserzioni.
D. La rilevazione della tv lineare è la stessa?
R. Si, i rating televisivi tradizionali restano gli stessi: da 1 fino 35 giorni abbiamo i risultati per la tv tradizionale, mentre per il digitale andiamo anche oltre nella misurazione, teoricamente all'infinito.
D. Due anni per il progetto, ora a che punto siete?
R. Abbiamo completato la creazione dell'architettura della total audience, l'infrastruttura. La fase successiva è misurare il digitale dei broadcaster, per fare questo gli editori devono incorporare il nostro software.
D. Il lancio commerciale?
R. Negli Usa gli operatori devono appunto adottare il software e abituarsi ai dati. L'ideale per noi è che nel 2017 i dati abbiano portato a un'evoluzione dell'attuale sistema di rating. Nell'internazionale proseguiamo per gradi e lavoriamo con i joint industry committee (Auditel e Audiweb in Italia, ndr) in ciascun mercato, per fornire i dati rispettando i loro requisiti.
D. In Italia cosa accadrà?
R. Abbiamo molti dei pezzi che possono fornire la total audience. Porteremo il Digital content rating a fine anno e potremmo mettere insieme questi pezzi. Anche qui però lavoriamo in stretta collaborazione con i joint industry committee per fornire i servizi così come richiedono. Riconosciamo che sul mercato italiano ci sono gli stessi problemi di frammentazione della visione sui dispositivi digitali.
D. Come è possibile mettere insieme il lineare col digitale?
R. Per il digitale semplicemente catturiamo le visioni con i tag inseriti nei contenuti (etichette digitali, ndr): sappiamo quale video è stato visto e l'identificativo del dispositivo attraverso cui è stato visto. Poi mandiamo questo identificativo al nostro partner di terze parti, Facebook negli Usa e nella maggior parte degli altri mercati. Facebook ci invia dati sull'età e sul sesso del possessore del dispositivo che noi correggiamo grazie ai panel del mercato tv e digitale. Da li possiamo allineare l'audience in base a quanto estrapoliamo anche dal panel.
D. Il panel è considerato un metodo vecchio e per giunta i problemi in Italia hanno riguardato proprio il panel. Non si prescinde?
R. Il panel viene usato per correggere le problematiche dei big data. Per esempio Facebook non ha bambini e quindi il panel fornisce i dati dei bambini. Non è in grado di identificare se il device è dato a un altro membro della famiglia per guardare un video. Per esempio, Facebook ci dice che un determinato device è usato da un uomo di 35 anni, ma non vede i dati sull'esposizione media, noi ci accorgiamo che quel programma era Spongebob Squarepants: quell'utente era in realtà una ragazzina di 10 anni e non un uomo di 35.
D. Però così vi legate a un grande player della rete. La critica è che non c'è indipendenza.
R. La nostra relazione con Facebook è semplicemente un abbinamento di dati: età-sesso. Ciò su cui noi ci concentriamo è di assicurarci di utilizzare dei provider che ci aiutino a fornire i dati di più elevata qualità per il mercato.
D. Non siete gli unici, però, a muovervi sulla total audience. Anche Comscore negli Usa ha annunciato di lavorarci e in Italia si sta espandendo.
R. Crediamo che il mercato richieda misurazioni indipendenti e noi attualmente siamo l'unico provider indipendente. Poi per fare la total audience devi avere accesso o essere il fornitore di misurazioni line-rari tradizionali (quelle televisive, ndr), altrimenti conosci solo un lato, il digitale. E importante per noi fornire la total audience in mercati in cui abbiamo accesso o forniamo il servizio di misurazione lineare. Ecco perché il mercato italiano è adatto a questa misurazione di Nielsen.
Articolo tratto da "Italia Oggi"
Prima
c'era la misurazione degli ascolti televisivi tradizionali, poi è
arrivata quella degli utenti online, ma separate. Alla fine, però, si
arriverà a un'unica audience, la total audience, perché chi guarda X
Factor o l'Isola dei famosi ormai lo può fare in modi diversi e non
soltanto davanti al piccolo schermo. Una partita su cui sta scommettendo
Nielsen, che negli Stati Uniti ha già preparato l'impianto per la total
audience. Entro quest'anno, spiega in questa intervista Megan Clarken,
presidente product leadership di Nielsen che a livello internazionale si
occupa del progetto, la società di ricerche di mercato porterà anche in
Italia tutte le componenti della total audience, anche se il lancio
effettivo dipenderà dalle mosse di Auditel ed eventualmente di Audiweb.
La partita perciò sarà su più fronti: Nielsen sta rilanciando per
restare la società di riferimento nella rilevazione delle audience ma
avrà la minaccia di nuovi concorrenti e in un momento in cui nel nostro
Paese deve affrontare sfide e grattacapi: la gara Audiweb di cui finora è
stato fornitore, l'ampliamento del panel Auditel ma soprattutto il
problema nato proprio con la fuoriuscita di dati sui panelisti lo
scorso ottobre e che ha portato la rilevazione a essere sorvegliata
speciale.D. Cosa misurerà la total audience?
R. Gli attuali rating (la misurazione degli ascolti, ndr) rispecchiano sempre meno l'audience effettiva dei programmi. Si limitano a una serie di regole definite dall'industria, alcune vecchie di 10 anni, si misurano gli ascolti in un determinato periodo o su un dispositivo specifico. Oggi le audience guardano i programmi in qualsiasi momento e in qualsiasi tipo di dispositivo. Proprio per questo Nielsen ha ampliato le sue misurazioni su tutti i device e piattaforme e su tutti i modelli pubblicitari.
D. Si parla solo della tv?
R. No. La total audience si focalizza sul tipo di contenuti: video, audio, testo o display. Chiunque compete per la raccolta potrà usare lo stesso linguaggio paragonabile quando vende la propria pubblicità. Così che Yahoo, per esempio, potrà usare lo stesso linguaggio di Sky quando parla di audience sui video.
D. Quindi si misurano i singoli contenuti laddove vengono guardati?
R. Questo è il primo elemento della total audience: la misurazione del consumo dei media nelle diverse piattaforme e con i diversi device e attraverso i differenti modelli di advertising: tradizionale lineare, digitale dinamica, modelli su abbonamento senza pubblicità. Tutto in modo raffrontabile. E la misurazione delle pubblicità sarà separata dalla misurazione dei contenuti.
D. Perché?
R. Nel corso del tempo ci saranno sempre meno relazioni tra programmi e advertising. La pubblicità che vedo io non è la stessa che vede lei guardando lo stesso contenuto online o anche con la televisione nei dispositivi che lo consentono. Così da una parte produciamo il cosiddetto Total content rating per i contenuti e dall'altra un Total ad rating per la pubblicità. 11 primo serve per pianificare, il secondo per misurare post acquisto le inserzioni.
D. La rilevazione della tv lineare è la stessa?
R. Si, i rating televisivi tradizionali restano gli stessi: da 1 fino 35 giorni abbiamo i risultati per la tv tradizionale, mentre per il digitale andiamo anche oltre nella misurazione, teoricamente all'infinito.
D. Due anni per il progetto, ora a che punto siete?
R. Abbiamo completato la creazione dell'architettura della total audience, l'infrastruttura. La fase successiva è misurare il digitale dei broadcaster, per fare questo gli editori devono incorporare il nostro software.
D. Il lancio commerciale?
R. Negli Usa gli operatori devono appunto adottare il software e abituarsi ai dati. L'ideale per noi è che nel 2017 i dati abbiano portato a un'evoluzione dell'attuale sistema di rating. Nell'internazionale proseguiamo per gradi e lavoriamo con i joint industry committee (Auditel e Audiweb in Italia, ndr) in ciascun mercato, per fornire i dati rispettando i loro requisiti.
D. In Italia cosa accadrà?
R. Abbiamo molti dei pezzi che possono fornire la total audience. Porteremo il Digital content rating a fine anno e potremmo mettere insieme questi pezzi. Anche qui però lavoriamo in stretta collaborazione con i joint industry committee per fornire i servizi così come richiedono. Riconosciamo che sul mercato italiano ci sono gli stessi problemi di frammentazione della visione sui dispositivi digitali.
D. Come è possibile mettere insieme il lineare col digitale?
R. Per il digitale semplicemente catturiamo le visioni con i tag inseriti nei contenuti (etichette digitali, ndr): sappiamo quale video è stato visto e l'identificativo del dispositivo attraverso cui è stato visto. Poi mandiamo questo identificativo al nostro partner di terze parti, Facebook negli Usa e nella maggior parte degli altri mercati. Facebook ci invia dati sull'età e sul sesso del possessore del dispositivo che noi correggiamo grazie ai panel del mercato tv e digitale. Da li possiamo allineare l'audience in base a quanto estrapoliamo anche dal panel.
D. Il panel è considerato un metodo vecchio e per giunta i problemi in Italia hanno riguardato proprio il panel. Non si prescinde?
R. Il panel viene usato per correggere le problematiche dei big data. Per esempio Facebook non ha bambini e quindi il panel fornisce i dati dei bambini. Non è in grado di identificare se il device è dato a un altro membro della famiglia per guardare un video. Per esempio, Facebook ci dice che un determinato device è usato da un uomo di 35 anni, ma non vede i dati sull'esposizione media, noi ci accorgiamo che quel programma era Spongebob Squarepants: quell'utente era in realtà una ragazzina di 10 anni e non un uomo di 35.
D. Però così vi legate a un grande player della rete. La critica è che non c'è indipendenza.
R. La nostra relazione con Facebook è semplicemente un abbinamento di dati: età-sesso. Ciò su cui noi ci concentriamo è di assicurarci di utilizzare dei provider che ci aiutino a fornire i dati di più elevata qualità per il mercato.
D. Non siete gli unici, però, a muovervi sulla total audience. Anche Comscore negli Usa ha annunciato di lavorarci e in Italia si sta espandendo.
R. Crediamo che il mercato richieda misurazioni indipendenti e noi attualmente siamo l'unico provider indipendente. Poi per fare la total audience devi avere accesso o essere il fornitore di misurazioni line-rari tradizionali (quelle televisive, ndr), altrimenti conosci solo un lato, il digitale. E importante per noi fornire la total audience in mercati in cui abbiamo accesso o forniamo il servizio di misurazione lineare. Ecco perché il mercato italiano è adatto a questa misurazione di Nielsen.
lunedì 14 marzo 2016
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Allegiance", temi pericolosamente avvincenti che meritavano di più
“Alex O'Connor è un analista della Cia specializzato in questioni russe. Il giovane agente scopre un segreto sconcertante sulla sua famiglia: i suoi genitori, Mark e Katya erano delle spie dell'ex regime sovietico. Disgraziatamente, sotto ricatto, la madre Katya riceve l'incarico di trasformare suo figlio in una spia infiltrata nella Cia. «Allegiance» è un rifacimento dell'israeliano ‘The Gordin Cell’ che ha debuttato negli Stati Uniti il 5 febbraio 2015 (ancora una volta Israele si offre come fucina linguistica). La serie non è piaciuta molto al pubblico e si è conclusa dopo 13 puntate (Mediaset Premium Stories). Peccato, perché i temi di cui tratta sono pericolosamente avvincenti: Katya (Hope Davis) e Mark O'Connor (Scott Cohen) sono una coppia all'apparenza tranquilla e senza segreti. In realtà Katya è una spia russa ritiratasi dall'attività; suo padre, generale del Kgb, l'ha reclutata all'età di 17 anni. Mark è un uomo d'affari americano assoldato in segreto da Katya per attività spionistiche sovietiche. I due hanno tre figli: Alex O'Connor (Gavin Stenhouse) lavora per la Cia, Natalie (Margarita Levieva) è impiegata da quando ha 20 anni presso il Svr (Sluzhba Vneshney Rrazvedki), il servizio segreto russo, e la piccola Sarah (Alexandra Peters). Il confronto con ‘The Americans’ è immediato. Ma quello che ‘The Americans’ racconta non è un semplice scontro di sistemi politici o economici, capitalismo contro comunismo al tempo della guerra fredda: è un conflitto più profondo e radicale, che riguarda piccole e grandi cose, dai ruoli di uomo e donna nel matrimonio, alla femminilità, dai doveri dei figli ai compiti dei genitori. Il doppio binario della spy story viaggia in perfetta armonia. La debolezza di «Allegiance» sta forse nel fatto che il racconto spionistico spesso soccombe sotto il peso del family drama. Rispetto a ‘The Americans’ è più prevedibile, anche se il racconto resta pur sempre trascinante”. (Aldo Grasso, 12.03.2016)
CORRIERE DELLA SERA"Allegiance", temi pericolosamente avvincenti che meritavano di più
“Alex O'Connor è un analista della Cia specializzato in questioni russe. Il giovane agente scopre un segreto sconcertante sulla sua famiglia: i suoi genitori, Mark e Katya erano delle spie dell'ex regime sovietico. Disgraziatamente, sotto ricatto, la madre Katya riceve l'incarico di trasformare suo figlio in una spia infiltrata nella Cia. «Allegiance» è un rifacimento dell'israeliano ‘The Gordin Cell’ che ha debuttato negli Stati Uniti il 5 febbraio 2015 (ancora una volta Israele si offre come fucina linguistica). La serie non è piaciuta molto al pubblico e si è conclusa dopo 13 puntate (Mediaset Premium Stories). Peccato, perché i temi di cui tratta sono pericolosamente avvincenti: Katya (Hope Davis) e Mark O'Connor (Scott Cohen) sono una coppia all'apparenza tranquilla e senza segreti. In realtà Katya è una spia russa ritiratasi dall'attività; suo padre, generale del Kgb, l'ha reclutata all'età di 17 anni. Mark è un uomo d'affari americano assoldato in segreto da Katya per attività spionistiche sovietiche. I due hanno tre figli: Alex O'Connor (Gavin Stenhouse) lavora per la Cia, Natalie (Margarita Levieva) è impiegata da quando ha 20 anni presso il Svr (Sluzhba Vneshney Rrazvedki), il servizio segreto russo, e la piccola Sarah (Alexandra Peters). Il confronto con ‘The Americans’ è immediato. Ma quello che ‘The Americans’ racconta non è un semplice scontro di sistemi politici o economici, capitalismo contro comunismo al tempo della guerra fredda: è un conflitto più profondo e radicale, che riguarda piccole e grandi cose, dai ruoli di uomo e donna nel matrimonio, alla femminilità, dai doveri dei figli ai compiti dei genitori. Il doppio binario della spy story viaggia in perfetta armonia. La debolezza di «Allegiance» sta forse nel fatto che il racconto spionistico spesso soccombe sotto il peso del family drama. Rispetto a ‘The Americans’ è più prevedibile, anche se il racconto resta pur sempre trascinante”. (Aldo Grasso, 12.03.2016)
venerdì 11 marzo 2016
News tratta da "Uproxx"
Adult coloring books are all the rage these days, which used to make me feel a little sad for society … until I got one of my own and spent a week with a box of pencil crayons coloring all the things in the official Game of Thrones coloring book. Now that I’m hip to the craze, I’ve been eagerly awaiting more adaptations of my favorite shows into a form I can mindlessly scribble on when the real world gets a little too frustrating.
And now, the coloring book many have been waiting for has finally been announced: Insight Editions will be releasing a Walking Dead coloring book later this year. Made by the mad scientists who put together The Walking Dead‘s ridiculously elaborate pop-up book, this coloring book will be 96 pages of walker-killing, gun-wielding glory with tons of memorable scenes and moments from across the six seasons of the TV show.
That should keep you burning through your drawing supplies for a while. The only downside: It’s not scheduled to come out until Sept. 20. Until then, may I suggest the Breaking Bad coloring book, or the Dr. Who coloring book? A Walking Dead coloring book based on the comic and not the show is also set to drop May 10. And just a pro tip for those without Amazon Prime, you can always find a couple of pages of stuff to print out using Google search, your favorite geeky passion, and “coloring pages.”
Or you could just print out this page of The Walking Dead‘s coloring book and start there. Just be warned: It’s addictive, and may make your family wonder if you’ve mentally snapped and regressed back to kindergarten. Shut up, mom! You don’t understand any of my hobbies!
NEWS - Spazio, ultima eredità! Il figlio buzzicone di Gene Roddenberry, il papà di "Star Trek", produrrà il reboot di Bryan Fuller
News tratta da "Variety"
Like galactically minded father, like son: Eugene Wesley “Rod” Roddenberry Jr. has signed on to executive-produce CBS’ Star Trek reboot, TVLine has learned.Roddenberry Jr., president of Roddenberry Entertainment, will join fellow EPs Alex Kurtzman, Heather Kadin and showrunner Bryan Fuller for the Eye Network’s new take on his father’s classic space-exploration series.
Star Trek will launch on CBS in early 2017; subsequent episodes will then be available exclusively on CBS All Access, the network’s on-demand and live streaming service.
Roddenberry Entertainment chief operating officer Trevor Roth also has boarded the series as an executive producer.
“Gene Roddenberry, the Great Bird of the Galaxy, left a finely feathered nest for all who love ‘Star Trek’ to enjoy,” Fuller said in a statement. “And it is only fitting that Rod Roddenberry and Roddenberry
Entertainment join our new Trek adventure to ensure that his father’s legacy of hope for the future and infinite diversity in infinite combinations runs through our tales as Gene Roddenberry intended.”
Roddenberry Jr. voiced his excitement about the series via statement, as well. “Moral dilemmas, human issues, complex characters and a genuine sense of optimism: These are the cornerstones of Star Trek and are what have made it such an influential and beloved franchise for the last 50 years.” He added: “While I will always be humbled by its legacy and the legions of fans who are its guardians, it’s a genuine honor to be joining a team of imaginative and incredibly capable individuals whose endeavor it is to uphold the tenets of Star Trek’s legacy while bringing it to audiences in a new era and on a contemporary platform.”
News tratta da "Variety"
Like galactically minded father, like son: Eugene Wesley “Rod” Roddenberry Jr. has signed on to executive-produce CBS’ Star Trek reboot, TVLine has learned.Roddenberry Jr., president of Roddenberry Entertainment, will join fellow EPs Alex Kurtzman, Heather Kadin and showrunner Bryan Fuller for the Eye Network’s new take on his father’s classic space-exploration series.
Star Trek will launch on CBS in early 2017; subsequent episodes will then be available exclusively on CBS All Access, the network’s on-demand and live streaming service.
Roddenberry Entertainment chief operating officer Trevor Roth also has boarded the series as an executive producer.
“Gene Roddenberry, the Great Bird of the Galaxy, left a finely feathered nest for all who love ‘Star Trek’ to enjoy,” Fuller said in a statement. “And it is only fitting that Rod Roddenberry and Roddenberry
Entertainment join our new Trek adventure to ensure that his father’s legacy of hope for the future and infinite diversity in infinite combinations runs through our tales as Gene Roddenberry intended.”
Roddenberry Jr. voiced his excitement about the series via statement, as well. “Moral dilemmas, human issues, complex characters and a genuine sense of optimism: These are the cornerstones of Star Trek and are what have made it such an influential and beloved franchise for the last 50 years.” He added: “While I will always be humbled by its legacy and the legions of fans who are its guardians, it’s a genuine honor to be joining a team of imaginative and incredibly capable individuals whose endeavor it is to uphold the tenets of Star Trek’s legacy while bringing it to audiences in a new era and on a contemporary platform.”
mercoledì 9 marzo 2016
NEWS - Clamoroso al Cibali! Netflix ammazza la tv: è la causa del 50% della fuga dal piccolo schermo Usa. Nel 2020 prevista una crescita del 14%...
News tratta da "Uproxx"
Netflix is leaving an indelible mark on the TV biz — and while the streaming giant isn’t dealing a fatal blow to the industry, it is seriously cutting into traditional television ratings. In 2015, Netflix accounted for about half of the overall 3% decline in TV viewing time among U.S. audiences, according to a new study by Michael Nathanson of MoffettNathanson. The analyst calculated that based on an estimate that Netflix’s domestic subs streamed 29 billion hours of video last year (Netflix said members worldwide watched 42.5 billion hours in 2015). That would represent 6% of total American live-plus-7 TV viewing reported by Nielsen (up from 4.4% in 2014).
Moreover, Nathanson predicts Netflix’s total streaming hours as a percentage of TV viewing will continue to rise to about 14% by 2020. “Currently, Netflix is a source of industry pain, but not necessarily a cause of industry death,” he wrote in the note.
Executives at media conglomerates are now viewing Netflix as a growing threat. Time Warner CEO Jeff Bewkes, who once compared Netflix to the “Albanian army,” last fall said that the company may pull back on licensing TV content to SVOD services.
But not all TV networks are suffering from the rise of Netflix and
other streaming-video services, Nathanson noted. Total viewing of
networks from Time Warner, Scripps Networks Interactive, AMC Networks
and Discovery Communications rose in 2015. A+E Networks’ viewing hours
declined 15%, Viacom fell 13%, and NBCUniversal and Disney each dropped
5% overall.
In comparing TV viewing of Netflix vs. non-Netflix households, broadcast networks took the biggest hit in 2015. CBS viewing among Netflix subs was 42% lower than non-subs, with Fox at -35%, ABC at -32% and NBC at -27%, according to Nathanson’s analysis.
Meanwhile, viewing time of Disney’s networks last year was 11% higher in Netflix homes versus non-Netflix homes. Viacom saw a “modest” 5% year-over-year drop in Netflix homes; in that case, “it is unclear if this is as a result of viewership which has already been negatively impacted by SVOD services in prior years, or if the company’s younger-skewing viewers are switching back and forth more easily to watch both linear television and SVOD services,” Nathanson wrote.
Based on viewing time, Netflix in 2015 was bigger than smaller cable programmers like A+E and AMC, but not as large as the seven biggest conglomerates (NBCUniversal, Disney, Viacom, Time Warner, 21st Century Fox, Discovery and CBS).
One caveat on the analysis: Nielsen’s Live+7 excludes online and mobile viewing on TV networks’ sites and apps. But Nielsen hours-viewed numbers adjust for co-viewing, whereas Netflix’s reported data is per household. According to Nathanson, that means Netflix per-person viewing is underrepresented relative to Nielsen Live+7; thus, the analyst assumes the two factors largely cancel each other out.
Other studies have compared Netflix’s viewing to traditional TV. The service was on track to attract a larger 24-hour audience than each of the major broadcast networks (ABC, CBS, Fox and NBC) some time in 2016, per an analysis last summer by FBR Capital Markets.
As of the end of 2015, Netflix reported 74.76 million streaming customers worldwide, including 44.74 million in the U.S.
One big challenge for Netflix now will be increasing its reach among older consumers, according to Nathanson, an age group that watches more traditional TV than younger demos. SVOD penetration among those 35-44 is 60%, then tapers off to 54% for the 45-54 cohort, 37% for 55-64 and 23% for those 65-plus.
Nathanson’s note Thursday, “Is Netflix Killing TV?,” is an update to one the analyst published last April.
News tratta da "Uproxx"
Netflix is leaving an indelible mark on the TV biz — and while the streaming giant isn’t dealing a fatal blow to the industry, it is seriously cutting into traditional television ratings. In 2015, Netflix accounted for about half of the overall 3% decline in TV viewing time among U.S. audiences, according to a new study by Michael Nathanson of MoffettNathanson. The analyst calculated that based on an estimate that Netflix’s domestic subs streamed 29 billion hours of video last year (Netflix said members worldwide watched 42.5 billion hours in 2015). That would represent 6% of total American live-plus-7 TV viewing reported by Nielsen (up from 4.4% in 2014).
Moreover, Nathanson predicts Netflix’s total streaming hours as a percentage of TV viewing will continue to rise to about 14% by 2020. “Currently, Netflix is a source of industry pain, but not necessarily a cause of industry death,” he wrote in the note.
Executives at media conglomerates are now viewing Netflix as a growing threat. Time Warner CEO Jeff Bewkes, who once compared Netflix to the “Albanian army,” last fall said that the company may pull back on licensing TV content to SVOD services.
In comparing TV viewing of Netflix vs. non-Netflix households, broadcast networks took the biggest hit in 2015. CBS viewing among Netflix subs was 42% lower than non-subs, with Fox at -35%, ABC at -32% and NBC at -27%, according to Nathanson’s analysis.
Meanwhile, viewing time of Disney’s networks last year was 11% higher in Netflix homes versus non-Netflix homes. Viacom saw a “modest” 5% year-over-year drop in Netflix homes; in that case, “it is unclear if this is as a result of viewership which has already been negatively impacted by SVOD services in prior years, or if the company’s younger-skewing viewers are switching back and forth more easily to watch both linear television and SVOD services,” Nathanson wrote.
Based on viewing time, Netflix in 2015 was bigger than smaller cable programmers like A+E and AMC, but not as large as the seven biggest conglomerates (NBCUniversal, Disney, Viacom, Time Warner, 21st Century Fox, Discovery and CBS).
One caveat on the analysis: Nielsen’s Live+7 excludes online and mobile viewing on TV networks’ sites and apps. But Nielsen hours-viewed numbers adjust for co-viewing, whereas Netflix’s reported data is per household. According to Nathanson, that means Netflix per-person viewing is underrepresented relative to Nielsen Live+7; thus, the analyst assumes the two factors largely cancel each other out.
Other studies have compared Netflix’s viewing to traditional TV. The service was on track to attract a larger 24-hour audience than each of the major broadcast networks (ABC, CBS, Fox and NBC) some time in 2016, per an analysis last summer by FBR Capital Markets.
As of the end of 2015, Netflix reported 74.76 million streaming customers worldwide, including 44.74 million in the U.S.
One big challenge for Netflix now will be increasing its reach among older consumers, according to Nathanson, an age group that watches more traditional TV than younger demos. SVOD penetration among those 35-44 is 60%, then tapers off to 54% for the 45-54 cohort, 37% for 55-64 and 23% for those 65-plus.
Nathanson’s note Thursday, “Is Netflix Killing TV?,” is an update to one the analyst published last April.
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