martedì 12 settembre 2017

GOSSIP - Priyanka(zzata) nera! Meghan Markle di "Suits" conquista la cover di "Vanity Fair" e la protagonista di "Quantico" fa la Boldrini scagliandosi contro la scelta di averle dedicata la cover per essere la fidanzata del Principe Harry. E intanto la Markle si mette in posa...
Priyanka Chopra had something to say about Meghan Markle‘s Vanity Fair cover story, which was released earlier this month and featured so many questions about boyfriend Prince HarryIf you don’t know, Priyanka and Meghan have been friends for years, and Priyanka wanted to stick up for her pal as more than “just a plus one.” “I don’t [know] if I will get into trouble for this, but I have an opinion. I mean, she’s on the cover of Vanity Fair. It would have been nice to write about her not just her boyfriend. I’m just saying. I mean, she’s an actor, she’s an activist, she’s a philanthropist. I mean, she does so much more,” Priyanka told ET. “It’s just a little sexist. Look, I’m a feminist and I love boys, okay… The only thing I’m saying is that there needs to be a certain sense of equality where a woman is not just a plus one, you know. It’s nice to be your own identity too.” If you didn’t know, this isn’t the first time Priyanka has stood by Meghan‘s side!

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NEWS - Si ricomincia per il Roth della cuffia! Da oggi al via la nuova stagione seriale dei network italiani: Sky Atlantic cala l'asso "Tin Star" con l'interprete di "Lie to me" e il due "di poppe" Christina Hendricks di "Mad Men"
In esclusiva per l’Italia, da stasera 12 settembre alle 21.15 arriva su Sky Atlantic HD"Tin Star", la nuova produzione originale Sky prodotta da Kudos, i creatori di Broadchurch e Humans. La serie, un intenso e provocatorio crime drama in dieci episodi ambientato nelle Montagne Rocciose canadesi, è stata scritta da Rowan Joffé (28 settimane dopoBefore I go to sleep, Texas Rising) ed è interpretata dal vincitore del premio Bafta Tim Roth (La leggenda del pianista sull’oceanoThe hateful eight, Lie to me) e da Christina Hendricks (The Neon Demon), vincitrice del Critics Choice Television Award per il suo ruolo in Mad Men che le è valso anche sei nomination all’Emmy Primetime Award. Al centro del racconto, una storia di vendetta che ridefinisce il concetto di rispetto della legge. Dopo aver iniziato una nuova vita con la sua adorata moglie e i suoi figli nella pace e nella tranquillità di Little Big Bear, una remota e amena località sulle Montagne Rocciose, il capo della polizia Jim Worth (Tim Roth) sente di aver finalmente trovato quello che stava cercando, lontano dai fantasmi a cui aveva a lungo provato a sfuggire nella sua vita precedente di agente sotto copertura a Londra. Tuttavia, l’agognata serenità non durerà a lungo. L’apertura di una raffineria da parte della compagnia petrolifera guidata dalla misteriosa Miss Bradshaw (Christina Hendricks), infatti, rischia di travolgere sotto un’ondata di droga, prostituzione e criminalità organizzata l’apparentemente idilliaca comunità rurale di Little Big Bear e gli stessi affetti di Jim, perché è in questo contesto che si consumerà l’omicidio di un membro della sua famiglia. La sua ossessiva ricerca della verità dietro questo misterioso assassinio sarà il fil rouge di una storia sull’amore, la corruzione, il dolore e la natura dirompente del desiderio di vendetta. Mentre inquietanti dettagli del suo passato iniziano a venire a galla, Jim intraprenderà una battaglia personale contro i suoi demoni in grado di distruggere anche la vita delle persone che ama di più. Nel cast, accanto ai due protagonisti, anche Genevieve O'Reilly che interpreta Angela, la moglie di Jim, Christopher Heyerdahl (The Twilight Saga, Gotham, Hell on wheels) e Kevin Hanchard (Rogue, The Expanse, Blue Mountain State).

lunedì 11 settembre 2017

GOSSIP - Game of ThrONEs! Quei furbacchiONEs di Dolce&Gabbana hanno scelto la coppia-meraviglia di "GOT" Kit Harington+Emilia Clarke quali testimonial della loro nuova Eau de Toilette
Dolce & Gabbana taps ‘Game of Thrones’ stars Emilia Clarke and Kit Harington to star in the campaign for their Eau de Toilette, The One. Photographed by Luca and Alessandro Morelli, the actors join locals in Naples, Italy, at colorful party scenes. The classic scent belongs to the oriental floral family for women. The scent sings with notes of Madonna lily, peach, plum and vanilla.

venerdì 8 settembre 2017

SGUARDO FETISH - Marie+Claire+Sophie! La Turner di "GOT" conquista un'altra cover da collezione (nonostante un paio di calzature da vomito degne di "The Exorcist"!)

mercoledì 6 settembre 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
"The Bold Type", tra "Desperate Housewives" e "Sex and the City" nell'era social
"Problema: come sottoporre a stalking l'ex fidanzato che non sta su Facebook né su altri social media? Segue inchiesta, affidata a una giornalista di Scarlet appena promossa (ha appunto un ex fidanzato non reperibile online, gli articoli vengono meglio con un po' di vita vissuta). La testata è di fantasia, la direttrice no: fuori dalla tv si chiama Joanna Coles, ex direttrice di Cosmopolitan ora nel board di Snapchat. Figura anche tra i produttori della serie "The Bold Type" (sulla tv via cavo Freeform, dieci episodi dall'11 luglio scorso). L'ha scritta Sarah Watson — di "Parenthood", in Italia andò sulle reti Mediaset — con un occhio di riguardo verso la signora. E anche verso Snapchat, viene subito chiarito che non serve solo a mandare scatti smutandati. Inutile aspettarsi "Il Diavolo veste Prada". In "The Bold Type", il magazine è diretto con polso fermo e cortesia, le isterie non hanno cittadinanza, i capricci neppure, le ragazze di talento sono promosse prima di chiederlo, tutti i maschi sono neri. Le prime venti idee — snocciolate il primo giorno del nuovo incarico — sono respinte. Ma tutte le altre sono accettate senza fatica, e tutti gli articoli molto complimentati. "Come sottoporre a stalking l'ex fidanzato che non sta sui social media" vale appunto come una delle idee premiate (il magazine in precedenza si è dichiarato femminista ma discreto, qualsiasi cosa significhi: qui serve per rassicurare un'artista lesbica e mussulmana a non ritirare l'intervista rilasciata). "Alla sua età non stare su Facebook è sospetto", recita la diagnosi, fatta con lo stesso tono con cui le amiche usavano mettere in guardia dai corteggiatori non ragazzini "che mai si erano sposati". Facciamo come le donne facevano nei decenni passati, suggerisce un genietto alla riunione di redazione. Parte il pedinamento, in macchina con l'autista del giornale patinato. Per fare, si faceva benissimo anche senza i social media. Lo certifica l'ultimo film di Francesca Comencini "Amori che non sanno stare al mondo", visto qualche giorno fa al Locarno Festival senza che nessuno avesse da obiettare al personaggio di Lucia Mascino. Una pazza del tipo già satireggiato da Franca Valeri nello sketch "non mi telefona, non mi rivolge la parola, quindi è perdutamente innamorato di me" (anche nella variante: "E' sparito, non riesce a dimenticarmi"). All'inizio sembra un cinismo raro nel cinema italiano, ma non dura: la buona è lei, il personaggio di lui si sono dimenticati di scriverlo. "The Bold Type" sta per "ragazze toste" (nel gergo tipografico sono i caratteri in grassetto). La giornalista Jane, la responsabile dei social media Kit, la perfetta assistente Sutton. Elegantissime e allegre mentre nel board siedono antipatici signori che si scandalizzano alla parola "punami" (sta per "pussy", lo dicono le ragazze asiatiche, era già la parola prediletta da Sacha Baron Cohen con la tuta gialla del suo doppio Ali G.). Già si sprecano i paragoni con "Sex and The City". Si capisce che la serie va venduta al meglio, ma siamo lontanissimi. Siamo invece nel pieno della "peak tv". Il dramma della televisione che dai "Soprano" in poi ha trascinato critici e pubblico. Si moltiplicano le piattaforme che richiedono prodotti sempre nuovi. Sciaguratamente il talento non cresce in proporzione — anche il passaggio dal cinema alla tv ha esaurito la sua forza propulsiva. "The Bold Type" audacemente imita la voce fuori campo delle "Desperate Housewives", ma resta prigioniero delle sue carinerie". (Mariarosa Mancuso)

lunedì 4 settembre 2017

NEWS - Shonda La-Land! Ecco cosa porta in dote la Rhimes nello storico approdo a Netflix

Articolo tratto da "Il Foglio"
"Cosa porta in dote Shonda Rhimes a Netflix, traslocando dalla Abc con le sue armi e suoi bagagli? Leggi: lo smisurato talento e la casa di produzione ShondaLand, che ha come logo un cuore circondato da un ottovolante. L'ultima volta che abbiamo sentito un nome proprio attaccato a "land" - dopo Disneyland si intende, e la Abc appartiene proprio al gruppo Disney - era per identificare il territorio dove Graham Greene ambienta i suoi romanzi: consoli ubriaconi, venditori di aspirapolvere arruolati come agenti segreti, personaggi annegati nella colpa come i cetrioli nell'aceto. "Greeneland", appunto. A una donna nera di 35 anni - tanti ne aveva quando fondò la società di produzione - serve un bella dose di sfacciataggine per dichiarare: con le mie parole ho fabbricato un universo che non c'era, e di quell'universo sarò la regina incontrastata. Da ragazzina sognava di essere Toni Morrison, e quando finalmente da grande incontrò il premio Nobel, scopri che la scrittrice di "Amatissima" voleva parlare soltanto di "Grey's Anatomy". Come accadde nell'altro celebre incontro tra un premio Nobel e un lavoratore dello spettacolo: Groucho Marx andò a cena con T. S. Eliot dopo aver ripassato per bene "La terra desolata", e scopri che il poeta sapeva a memoria "anche le battute dei miei film che avevo dimenticato". Shonda Rhimes guadagnava dieci milioni di dollari all'anno: ben spesi, si calcola che abbia fatto guadagnare all'emittente due miliardi di dollari negli ultimi quindici anni. La cifra del nuovo accordo non è ancora resa nota, né da lei né da Ted Sarandos, Chief content officer che sta facendo per Netflix una campagna acquisti senza precedenti. Senza precedenti è anche il passaggio di una showrunner dalla televisione generalista - non una tv via cavo, che punta sugli abbonati e può osare in termini di contenuti - a una piattaforma che distribuisce contenuti in streaming. Alla Abc Shonda Rhimes aveva conquistato lo spazio che in gergo ormai si chiama Tgit. Sta per "Thank God It's Tuesday": al giovedì era programmata "Grey's Anatomy" (da 14 stagioni), seguita da "Scandal", prima serie con una protagonista nera - e verrebbe voglia di aggiungere ricca e di successo - dagli anni Settanta (sei stagioni, la settima a ottobre). Dal 2014 i giovedì a Shondaland si completano con "How To Get Away With Murder", condensato per l'hashtag in #HTGAWM. Un legal thriller, con studenti della facoltà di Legge allenati - non si trova altro termine: li interroga a bruciapelo, li fa gareggiare tra loro sullo stesso caso - da Annalise Keating (l'attrice è Viola Davis). Una brillante avvocatessa nera che si trova implicata in un delitto: nel campus a Philadelphia circola una sua foto con la scritta "killer". Serve per misurare la distanza da Perry Mason, che non poteva essere neppure sospettato. E dal cinema che arranca, a Natale vedremo "Delitto sull'Orient Express" diretto da Kenneth Branagh che dopo essersi dilettato con Shakespeare ripiega su Agata Christie. Se la annunciano come "la più importante showrunner donna e nera", lei fa cancellare "donna" e "nera" (in effetti, non se ne vedono tanti altri all'orizzonte). Le serie già avviate resteranno alla Abc, con Netflix il futuro è da inventare. C'è da immaginare - per esempio - come il binge watching (tutte le puntate di una serie rilasciate in un sol colpo) potrà conciliarsi con il seguito che Shonda Rhimes ha sui social. Vedere una serie ogni giovedì, tutti insieme, fa comunità e produce tweet. Vederlo da soli, nelle dosi che uno preferisce, non produce lo stesso effetto". (Mariarosa Mancuso)

domenica 3 settembre 2017

venerdì 1 settembre 2017

GOSSIP - E' Dart Fener? No, è Katherine Langford dall'oltretomba di "13" su "Harper's Bazaar"!
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mercoledì 30 agosto 2017

NEWS - Achtung, compagne! E se il dietrofront del reboot di "Xena" fosse dipeso dalla trama lesbo troppo centrale?

Articolo tratto da "Il Foglio"
"E' ufficiale: Xena, principessa guerriera non diventerà un reboot. Niente revival, prequel, sequel. "Non c'è ragione di far rivivere Xena se non per raccontare una relazione che negli anni Novanta poteva trasparire solo in modo implicito", aveva detto qualche mese fa l'autore Javier Grillo Marxuach (Lost, The 100), spiegando le "incompatibilità artistiche" che lo avevano spinto ad abbandonare il progetto e riferendosi alla relazione lesbica di Xena e la sua amica Olimpia. La Nbc Entertainement aveva provato a tenere unita la produzione, ma invano: mercoledì la presidente Jennifer Salke ha reso nota la defezione, senza escludere che in futuro le cose possano cambiare. Il soggetto pervenuto era, secondo Salke, "insufficiente". Espunto l'amore tra Xena e Olimpia, quindi, gli autori arrivati dopo Marxuach non hanno saputo dar sangue alle nuove avventure della principessa guerriera che, negli anni Novanta (precisamente, dal 1995 al 2001, 137 episodi replicati e idolatrati per oltre un decennio), ha appassionato il mondo, infervorato i classicisti, anticipato l'anti canone della principessa che salva anziché farsi salvare e non lo fa da crocerossina, ma da guerriera. Xena l'amazzone, l'arciera, l'amica/nemica degli dèi, la prima favola per bambine ribelli, quando le bambine ribelli non erano un target, né la clientela di un brand e (almeno in Italia) guardavano Xena su Italia 1 e Canale 5, dopo Candy Candy. Xena, the warriorprincess nacque come spin off della serie Hercules (biblico, no?) e, in pochissimo tempo, non solo la pensionò, ma ne fece antiquariato: è di citazioni di Xena che sono piene le sceneggiature dei telefilm coevi più di successo, è lei a sedere nell'Olimpo delle icone di quegli anni, fu lei a tramandare la mitologia greca (anche se con parecchie imprecisioni) ai millennial ed è lei che è arrivata fino a noi, intatta e indocile. Qualche mese fa, mentre il successo del film Wonder Woman, al cinema, entusiasmava per la sua intonazione perfetta di femminile a femminismo, in molti ricordavano che la prima, vera, insostituibile amazzone, eroina femminile, femminista, femmina era Xena e che i tempi per scongelarla fossero ormai maturi. La Wonder Woman che abbiamo visto al cinema portava i segni del femminismo rabbonito per farsi universale, #genderfree e pol. corr., assieme a quelli di una scrittura dei supereroi che, negli ultimi anni, degli stessi ha voluto sottolineare limiti, debolezze, umanità. Xena, invece, era implacabile. Non si sarebbe mai sognata di andare in battaglia urlando "Credo nell'amore", di mostrarsi vulnerabile, di rivelarsi accomodante, sorridente, addomesticabile. I fan che, negli ultimi due anni, hanno chiesto che l'attrice protagonista rimanesse Lucy Lawless, ambientalista e attivista per i diritti Igbt, avevano sete di questo e non di un Harmony omosessuale con sfondo fantasy mitologico. La Nbc non ha censurato l'esplicitazione del rapporto lesbico tra Xena e Olimpia, quanto l'idea, che era di Marxuach, di farne la trama e il senso del reboot e forzando Xena nei panni di un'amante. Nel telefilm originale, gli autori scelsero di velare i gusti sessuali di Xena non solo perché erano gli anni Novanta e non si riteneva ancora che l'emancipazione passasse per la rappresentazione (anzi, un briciolo di lucidità consentiva di intravvedere, in quel processo, il pericolo di omologazione), ma pure perché l'ambiguità arricchiva il personaggio e consentiva l'impermeabilità del suo destino alle questioni di cuore, avendo Xena un compito preciso: salvare il mondo. Furono i fan a decidere che Xena era lesbica, a pronunciare la parola definitiva di quella che, in linguaggio tecnico, si chiama "fan fiction" (la storia scritta/riscritta dai fan). A quei fan, Marxuach voleva offrire un pacchetto, una Xena incatenata a un target: gli è stato impedito. Quando si dice un lieto fine".

martedì 29 agosto 2017

GOSSIP - Tutti in coda al rientro dalle vacanze sulla via Emilia! La Clarke di "GOT" si fa immortalare da Terry Richardson per il "Vogue" cinese
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lunedì 28 agosto 2017

NEWS - Tutti contro Netflix! Oltre a Apple e Amazon, all'attacco anche Facebook, Google e Snapchat. Con un rischio: "troppe serie tv disorientano"...

Articolo tratto da "Il Fatto Quotidiano"
"Chiederselo con le parole del Wall Street Journal: Netflix potrà sopravvivere al nuovo mondo che ha creato? La risposta: dipende da come uscirà dalla guerra dello streaming che rischia di polverizzare il mercato e cambiarne i connotati. Apple, la società che fabbrica gli iPhone, ha annunciato di essere pronta a investire un miliardo di dollari per produrre contenuti televisivi da vendere sulla sua piattaforma di streaming: serie televisive "di alto livello", almeno una decina, con costi tra i 2 milioni di dollari (comedy) e i 5 milioni (drama) a puntata. L'azienda di Cupertino entra nel mercato dell'intrattenimento e sfida, seppur con un budget minore (ne12013, anno della sua fondazione, Netflix aveva investito almeno il doppio), i big dello streaming tv. Amazon inclusa.
L'annuncio arriva dopo una lunga serie di colpetti assestati all'azienda di Hastings e Sarandos per provare a toglierle l'egemonia: a inizio agosto, la Disney ha annunciato che dal 2019 si staccherà da Netflix. Una rottura che dovrebbe riguardare solo il mercato americano e che non dovrebbe modificare gli accordi extra Usa né la collaborazione con la Marvel Tv, divisione della Walt Disney Company specializzata nelle serie ispirate ai fumetti. L'accordo con la Disney risale al 2012. Ora, la società di Topolino vuole mettersi in proprio e distribuire da sola i contenuti dopo l'acquisizione dell'azienda specializzata in tecnologia di streaming, BAMTech. Per correre ai ripari, Netflix ha acquisito la casa di fumetti Millaworld. Sempre agosto, sempre annunci. Stavolta tocca a Facebook. Il social network di Mark Zuckerberg, che conta su una platea di quasi due miliardi di utenti (leggi 'potenziali spettatori'), conferma le voci diffuse da qualche settimana: il lancio di Watch, una piattaforma per gli show che dovrebbe attrarre produttori di contenuti ed editori. Anche qui episodi, anche in questo caso la possibilità pergli utenti di personalizzare la propria scelta e i programmi cuciti sui loro gusti grazie ai big data. Non è chiaro se si tratterà di un servizio a pagamento, ma di sicuro risponde all'obiettivo del social network di diventare Internet', di trattenere gli utenti sulle proprie pagine. E poi, YouTubeTv, il servizio di Google con 40 canali in abbonamento (partito in c inque c ittà americane), gl i investimenti di Amazon, il debutto di Snapchat nella produzione di una serie tv e in pillole di informazione. Insomma, c'è un cambiamento: gli investimenti non sono più sulla tecnologia video - che pur, a parità di offerta, diventerà una discriminante - ma sulla produzione. "Le piattaforme di video in streaming erano destinate a mettere la scelta nelle mani dello spettatore - scrive Marc C Scott, docente di nuovi media per la Victoria University australiana -. Gli spettatori avrebbero potuto guardare il contenuto che volevano, quando volevano. Ma la crescente frammentazione del mercato on demand rischia di confonderli più di prima". A fine 2016, si annunciavano 500 sceneggiature per il 2017, il doppio rispetto al 2010. E si spendono oltre 26 miliardi per produrre i contenuti. L'analisi di Scott conferma le previsioni degli esperti: l'offerta diventerà eccessiva. Troppe serie tv, troppi servizi, spesa enorme.
Il concetto è questo: gli abbonamenti sono accessibili (in media tra i 10 e i 15 euro al mese) ma per accedere ai contenuti originali prodotti dalle diverse aziende bisognerà sottoscriverne più di uno. "Potremmo arrivare - si chiede Scott a un punto in cui i servizi di sottoscrizione in bundle o aggregati diventeranno una scelta più fattibile?". Intanto, Netflix prova a non perdere la partita. Si parla di un debito di 20 miliardi di dollari ma, ha spiegato l'azienda a La Stampa, si dividerebbe in debito effettivo e in obbligazionisui contenuti. "Il vero debito - spiegano a Gian Maria Tammaro - è di circa 4,8 miliardi di dollari. Le obbligazioni, a circa 15 miliardi". E servono per le licenze. "Più produciamo, più persone si abbonano", dicono. Solo che ora iniziano a farlo anche gli altri".

sabato 26 agosto 2017

GOSSIP - Fine Agosto col Bennet che ti voglio! La protagonista di "Agents of SHIELD" ammicca per Eric Ray Davidson...
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venerdì 25 agosto 2017

GOSSIP - Da "Glee" a Bob Dylan. Dianna Agron debutta nel cabaret a New York cantando hit del premio Nobel, dei Doors e dei Kinks
Dianna Agron is set to make her debut as a cabaret singer with a week of performances at the Cafe Carlyle in New York City next month! The 31-year-old former Glee actress will perform at the acclaimed venue from September 19 through 23. Dianna has a super cool plan for the set list to fit the lower register of her voice. She will be singing songs typically performed by men, such as Bob Dylan, The Doors, The Kinks, and The Zombies. Dianna is no stranger to the stage after performing on two nationwide concert tours for GleeGet your tickets to see Dianna now on TicketWeb.com!

martedì 22 agosto 2017

SGUARDO FETISH - "Carpool Karaoke" omaggia "Game Of Thrones" per la puntata di stasera con l'inseparabile coppia Maisie Williams-Sophie Turner!
Carpool Karaoke: The Series is getting the Game of Thrones treatment! In the newly released video for the upcoming episode, the show’s regular intro was replaced by an animated sequence based off of the mega-popular HBO series. In the upcoming episode, GoT stars Sophie Turner and Maisie Williams get behind the wheel and have some fun as they drive around together. Sophie and Maisie‘s episode of Carpool Karaoke: The Series airs on Tuesday, August 22 on Apple Music. Watch the intro for the upcoming episode below!

lunedì 21 agosto 2017

GOSSIP - American Horror Reunion for Cher! Il cast di "AHS: Cult" tutto insieme al concerto della cantante mummificata (è la promozione cross-over, bellezza!)
The cast of American Horror Story: Cult enjoyed a weekend off from work in Vegas! The cast – including Colton HaynesBillie LourdSarah PaulsonBilly EichnerAdina PorterAlison PillLeslie Grossman, and Cheyenne Jackson – headed out to Vegas on Saturday (August 19) to attend Cher‘s show at the Monte Carlo Resort and Casino’s Park Theater. Joining the AHS castmates at the show included Colton‘s fiance Jeff LeathamCheyenne‘s husband Jason Landau, and Cher‘s son Chaz BonoAfter the show, the cast went VIP to meet Cher herself before partying it up in Sin City until morning. American Horror Story: Cult premieres on September 5 on FX.

domenica 20 agosto 2017

GOSSIP - Nina Dobrev: "dopo l'addio a 'TVD' ho avuto paura di non lavorare più!". E per non rischiare diventa direttrice di "Harper's Bazaar" di settembre
We’re obsessed with harper by Harper’s BAZAAR‘s latest cover, which features Nina Dobrev. The 28-year-old actress served as guest editor for the September issue, on newsstands August 22. Here’s what she had to share with the mag:
On her shocking departure from the hit CW series The Vampire Diaries in 2015: “That was the plan from the get-go. If anything, the fact that [leaving] terrified me drove me even more. I needed to feel that fear of ‘Oh, my God, what if I never get a job again?’ That just made me want to work five times as hard to make sure that didn’t happen.”
On her roles since then: “The things I want to do aren’t necessarily the things that are expected of me. I don’t want to play a teenager anymore. I want to play adult roles and be challenged and work with great filmmakers and tell incredible stories, and that has meant being really picky.”
On living an adventurous life: “My rule of thumb is, I’ll try anything once. I have a healthy—or possibly unhealthy—obsession with trying things for the first time. Nobody imagines me to be by myself backpacking, so they just think, ‘It can’t be her.’”
On how her modest background helped shape her political views: “I come from an immigrant family, and I think it’s unacceptable to treat anyone like that,” of Donald Trump’s “build the wall” rhetoric. “Hopefully he’ll get impeached. Or indicted. Or both. He just doesn’t act like a president. He acts like a reality star on a terrible, horrible show that should never be aired. And he’s responsible for incredibly important decisions for the country that I live in, so my opinion does matter whether or not I had a chance to vote.”

sabato 19 agosto 2017

GOSSIP - Meglio la Rica (Costa) che Rick! Norman Reedus e Diane Kruger beccati in spiaggia assieme (lui ha i capelli che sembrano più puliti quando li ha fradici che asciutti...)
Diane Kruger and Norman Reedus are going strong as a couple and they were spotted spending time together on the beach in Costa RicaThe 41-year-old actress was seen wearing a bikini while joining Norman, 48, on Thursday (August 17). The hot couple was also seen on the beach last week and you can see those photos here as well. Diane and Norman have been enjoying their tropical vacation after being apart while filming their respective projects, the film JT Leroy in Canada and the TV series The Walking Dead in Atlanta.

venerdì 18 agosto 2017

NEWS - Cogli la prima Mela! Apple si lancia all'attacco di Netflix sulle serie tv con 1 miliardo di budget
News tratta dal "Corriere della Sera"
Apple sfida Netflix. Un miliardo per produrre serie tv lanciandosi nel sempre più affollato mondo dello streaming. E non vuole soltanto distribuire ma anche mettersi dietro la telecamera. Per sfidare Netflix (e Amazon), secondo il Wall Street Journal, Cupertino nel 2018 riserverà un budget di un miliardo di dollari per la produzione di film e serie tv. Poco in confronto ai suoi ricavi, pari a 260 miliardi nel 2016. Molto se si pensa che la Time Warner (che ha creato serie di successo come Game of Thrones o Westworld) l'anno scorso per il suo canale Hbo ha speso circa la metà. Non si sa ancora quale sarà il canale di trasmissione ma le intenzioni di Apple di scendere in campo sono chiare: lo ha annunciato più volte il vicepresidente Eddy Cue. E un'anticipazione l'abbiamo vista a giugno, con il lancio del reality show «Planet of the Apps» su Apple Music. La Mela, comunque, si muove in ritardo. Serviranno titoli di tutto rispetto per poter sfondare sul piccolo schermo digitale.

giovedì 17 agosto 2017

GOSSIP - La "strana coppia" di "Broad City": "ecco come Trump ha influenzato la comedy"
Abbi Jacobson and Ilana Glazer of "Broad City" are on the cover of Nylon magazine’s August Denim Issue, on newsstands! Here’s what the comedy duo had to share with the mag:
Ilana, on how Trump effected Broad City this season: “This season is infused with what they’re feeling—and what we’re feeling—which is something along the stages of grief: denial, anger, bargaining, depression, and acceptance.”
Abby, on Broad City’s success: “I love this product we’ve made and I’m so happy to put it out in the world.”
Ilana, on people who criticize others for being political on social media: “I don’t care. Yass. Unfollow. Kill it.”
For more from the comedians, visit Nylon.com
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martedì 15 agosto 2017

NEWS - Shonda Rhimes lascia ABC per Netflix? Ecco perché i grandi showrunner mollano i network generalisti

Articolo tratto da "Vulture"
For networks and their affiliated studios, finding a way to hold on to top-tier talent used to be a relatively simple proposition. Big producer threatening to jump to another company? Back up a Brinks truck. And if money alone wasn’t the only concern, offer the talent more “creative freedom,” usually by guaranteeing a certain number of “straight-to-series” projects so her ideas won’t have to go through the usual (and often demoralizing) pilot process. As important as both those factors remain in talent negotiations, Shonda Rhimes’s just-announced decision to sign with Netflix and leave ABC/Disney points to a bleak new reality for old-school broadcasters trying to hold on to big names. For some Hollywood creatives, particularly those at the peak of their careers, offers of big bucks and promises of creative autonomy aren’t enough to overcome the view that network television is now the least attractive medium in which to work. Rhimes didn’t leave just leave ABC. She left network TVAs financially lucrative as broadcast remains, the trade-offs seem increasingly not worth it for showrunners such as Rhimes, who chafe at its many downsides. Instead of making anywhere from 8 to 13 episodes per year, broadcast producers often have to churn out two dozen episodes each season. Content restrictions mandated by advertisers and the government give creators less storytelling freedom. Shorter and shorter episodic lengths, the result of networks trying to squeeze in even more commercials, mean stories often need to be rushed. Talking to The Wall Street Journal about her decision, Rhimes strongly hinted that these fundamental differences between making a show for a broadcaster and for a streamer such as Netflix drove her to depart. “I’m thrilled by the idea of a world where I’m not caught in the necessary grind of network television,” she told the newspaper. Keep in mind, Rhimes already had about as much creative freedom as any producer currently working in linear TV today enjoys. She had basically stopped taking most (if not all) notes from her bosses at the network and studio. Even after her drama The Catch had clearly failed to connect with audiences, ABC ordered a second season of the show and gave Rhimes time to overhaul the premise. (It still didn’t work.) Still, even if her superstar status understandably forced ABC to give Rhimes more room to make shows the way she wanted to, she was still mostly making shows by network TV rules.
By contrast, streaming networks in general offer producers a completely different creative playground. Netflix lets Masters of None’s Aziz Ansari and Alan Yang imagine a comedy in which every episode feels like a new, mini–independent film. Amazon gives Jill Soloway the freedom to tell a story like that at the heart of Transparentan idea that wouldn’t make it past the pitch stage at a broadcaster. And the all-episodes-at-once model pioneered by Netflix gives creators the opportunity to engage audiences in immersive viewing experiences designed to be digested over the course of a few days rather than via the relatively glacial pace of a weekly release. Linear networks such as HBO and FX obviously offer some of the same freedoms as a Netflix, and even broadcasters have pushed their own boundaries to allow for creative innovation (think ABC’s own American Crime). A streamer like Netflix, however, offers all of these innovations, in addition to a global reach unmatched by linear networks and a deep, deep pocketbook with which to fund creators’ visions. For a few years now, the stark differences between the network and Netflix models of television have made it more difficult for broadcasters to attract top names. Networks struggle like never before to find interesting and well-known actors in their shows each pilot season because so many stars now want to work on streaming shows. As one exec told Vulture last year, “The talent wants to go to the fancy-schmancy new kids on the block.” (And if a streaming series isn’t an option, a premium or basic cable show often comes before broadcast these days.) The Rhimes deal shows how streaming fever may now be spreading beyond younger, fresher talent to creators who are already successful veterans in the network world. While this is clearly a problem for broadcasters, particularly a struggling network such as ABC, it’s also important to not assume it spells doom for linear TV. There are still plenty of talented producers willing — even eager — to work in a medium where even the least successful series reaches far more viewers than most cable shows and the likely audience for streaming shows. Plus, networks have proven time and again they’re able to adapt to new threats. Basic cable was supposed to spell the end for broadcast; it didn’t. HBO’s late-1990s golden age (Sex and the City, The Sopranos) was seen by some as a sign great writers would never again work for one of the Big Four, but then some relative unknowns named J.J. Abrams, Damon Lindelof, Marc Cherry, and, yes, Shonda Rhimes created Lost, Desperate Housewives, and Grey’s Anatomyall of which premiered in the same 2004–05 season.
Things are far tougher for broadcasters than they were even ten years ago, of course. Younger viewers in particular have nearly given up watching scripted shows via linear television. Advertisers are moving their money elsewhere. But plenty of folks still do have a nightly TV habit, and like the Big Three automakers who’ve managed to (mostly) stay afloat despite decades of foreign threats, broadcasters have proven themselves exceedingly resourceful over the years. Pundits have predicted the death of network TV forever, but so far, network TV has always found a way to survive.

lunedì 14 agosto 2017

TELEFILM ART - Nostalgia canaglia! Per le repliche di "Stranger Things" Netflix omaggia i poster di due cult come "Stand by me" e "Nightmare"

News tratta da "Uproxx"
Stranger Things isn’t back until October, just in time to turn your Halloween into a big Netflix viewing party, but that doesn’t mean the streamer isn’t trying to do something special in the lead up to the premiere. The folks at the show’s official Twitter account are working on #StrangerThursdays, a re-watch of the first season that comes complete with some live tweeting and a new poster each week that acts as a take on one of the films that influenced the show. So far they have hit the frist two episodes from the show, giving us two fine posters to gawk at that are based on the classic posters from Stand By Me and A Nightmare On Elm Street.The plans seems to be that a new poster will be revealed for each episode, sending up one of the ’80s films that were noted to be major influences on the show back when it first premiered. The Stand By Me parallels were apparent from the start, with Stephen King even giving his stamp of approval to the show and saying he loves it. The Nightmare influences might be a little more a stretch, but the basic ideas are still there. Terror, evil, and the supernatural have invaded a small town, the adults seem worthless, and it is up to the children to put a stop to it before it’s all too late. That might be a stretch, but the show does a good job sending up the classic poster for the film and you can’t fault that.

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