martedì 28 settembre 2010

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Boardwalk Empire", gli antenati dei Soprano conquistano l'America
"E' stata la première più seguita sul canale via cavo HBO dai tempi di Deadwood, la pluripremiata serie televisiva western ambientata nel 1870 nella omonima cittadina del South Dakota. Oltre sette milioni di spettatori si sono sintonizzati su HBO per seguire l' episodio pilota di Boardwalk Empire diretto da Martin Scorsese (secondo Variety costato intorno ai 20 milioni di dollari) tanto da indurre il network a confermare già una seconda stagione della serie. Per l' America orfana dei Sopranos - che ha chiuso i battenti nel 2007, dopo nove anni in cima alle classifiche degli ascolti - la trepidazione della vigilia è stata premiata. La storia, ambientata nell' America proibizionista del 1920, è stata scritta da Terrence Winter, uno degli autori della popolarissima serie dedicata ai mafiosi del New Jersey, che si è ispirato all' omonimo bestseller di Nelson Johnson. Il protagonista è Steve Buscemi (che nei Soprano interpretava il ruolo di Tony Blundetto, un cugino di Tony Soprano, che poi lo elimina). Buscemi veste i panni di Enoch «Nucky» Thompson, il tesoriere scaltro e corrotto della città che dietro la facciata di uomo retto e grande sostenitore della Women' s Temperance League (il comitato di donne patrocinatore della legge anti-alcol) mira al controllo totale del traffico illegale di alcol negli Stati Uniti. L' altro protagonista di Boardwalk Empire è Michael Pitt, il biondino lanciato da Bernardo Bertolucci con The Dreamers. Nel nuovo serial Pitt è Jimmy Darmody, uno studente di Princeton che abbandona gli studi per arruolarsi volontario nella prima guerra mondiale ma torna ferito e traumatizzato dal fronte per poi finire nella cerchia di Al Capone, allora poco più che ventenne, dando filo da torcere al suo mentore «Nucky». La tensione generazionale tra i due uomini è uno degli elementi portanti della serie. «Non sono i Soprano, ma certamente i loro antenati», ha scritto un critico. La chiave del successo, secondo gli addetti ai lavori, viene dal contributo fondamentale di Martin Scorsese. Oltre a dirigere il pilot, il regista italo-americano avrebbe deciso, in veste di direttore esecutivo, ogni aspetto delle altre puntate dello show. Influenzando i registi che hanno diretto dopo di lui, dal look al cast e dalle musiche al montaggio. «Crescendo negli anni 50 in America, anch' io ero affascinato dai ruggenti anni 20», ha dichiarato Scorsese, lamentandosi che quando lui era bambino, «gli unici protagonisti di innumerevoli film tv e per il grande schermo sulla criminalità organizzata erano sempre e solo Chicago e Las Vegas», mentre Atlantic City era stata «del tutto dimenticata». Il suo scopo, con Boardwalk Empire è proprio quello di rendere giustizia alla cittadina del New Jersey, ispiratrice nel 1980 dell' omonimo film di Louis Malle con Burt Lancaster. «Atlantic City era la capitale del gioco d' azzardo e una mecca dello showbiz - spiega Terrence Winter - Era Las Vegas, prima che Las Vegas fosse inventata». «E' una storia straordinaria, questa, che volevo assolutamente raccontare - gli fa eco Scorsese - e con dovizia di particolari». Il suo perfezionismo ha fatto ancora una volta centro tra i critici americani. L' 88 per cento si è detto entusiasta del serial, secondo Metacritic, l' influente sito web che misura il gradimento dello showbiz tra le maggiori testate Usa. «Dopo I Soprano, HBO ha tra le mani un altro hit che lo conferma padrone assoluto della domenica sera», affermano gli addetti ai lavori che definiscono la serie «indimenticabile» (Chicago Sun-Times) e «unico» (San Francisco Chronicle) o «storicamente impeccabile» (Los Angeles Times). E la catena di negozi Bloomingdale' s ha dedicato le vetrine alla saga. Ma non tutti applaudono. «I personaggi della serie non interagiscono con la stessa sfaccettata intensità che motivava gli eroi dei Soprano e The Wire, punta il dito la critica televisiva del New York Times Alessandra Stanley, «lo stile cinematografico di Scorsese nel primo episodio è efficace e unico come lo era in Quei bravi ragazzi e The Departed», notando però che «la violenza è scioccante e brutale». Nella prima puntata colpisce la scena di un uomo ucciso mentre un disco di Caruso gira sul grammofono insanguinato. Ma Scorsese difende le sue scelte artistiche. «L' America è da sempre affascinata alla figura del gangster come eroe tragico», teorizza il regista, 68 anni il prossimo 17 novembre. «Amiamo questi malviventi proprio perché fanno tutto ciò che non si deve fare. Anche se alla fine facciamo il tifo perché paghino il loro conto alla giustizia».
(Alessandra Farkas, 24.09.2010)

1 commento:

roar ha detto...

grande serie

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