lunedì 4 maggio 2015
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Murder in the first", il prestigio della firma
"C'è una firma prestigiosa dietro la nuova serie in onda su Premium Crime, «Murder in the first»: è quella di Steven Bochco, uno dei maestri della televisione americana (giovedì, 21.15).
Negli anni Ottanta, Bochco si è inventato un telefilm poliziesco come «Hill Street Blues» (in Italia è andato in onda con il titolo «Hill Street giorno e notte»), che ha rivoluzionato il racconto seriale televisivo all'insegna di nuove logiche, come il realismo, l'approfondimento psicologico dei personaggi, lo sviluppo di trame complesse e spesso anche crude. Con lui, il poliziesco televisivo ha smesso di essere semplice risoluzione di casi investigativi per vibrare di nuovi significati, con molti riferimenti alla società contemporanea e alle questioni aperte delle grandi metropoli. Ha seguito la stessa strada con «NYPD», un ritratto veritiero delle difficoltà che ogni giorno deve affrontare la polizia di una grande città come New York. «NYPD» è stata anche una delle prime serie a fare entrare nel racconto della fiction tv la tragedia dell'11 settembre, dedicando un episodio all'eroismo dei primi soccorritori e non dimenticando mai i traumi anche psicologici che seguirono a quei drammatici eventi. Con «Murder in the first», Bochco torna a fare quello che gli riesce meglio: è un poliziesco piuttosto tradizionale, che non propone un caso diverso in ogni episodio, ma segue alcune grosse indagini lungo tutto il corso della serie. Per ora abbiamo fatto conoscenza con la coppia di detective Terry English (Taye Diggs) e Hildy Mulligan (Kathleen Robertson), che investigano su due omicidi, tra loro legati e misteriosamente connessi a un giovane prodigio della Silicon Valley. Tra gli snodi dei casi investigativi fanno capolino le vite private dei due, che ovviamente sono molto incasinate: Mulligan deve gestire tutte le complicazioni legate al divorzio e la moglie di English è malata terminale. Difficile non distrarsi dalle indagini". (Aldo Grasso, 01.05.2015)
CORRIERE DELLA SERA
"Murder in the first", il prestigio della firma
"C'è una firma prestigiosa dietro la nuova serie in onda su Premium Crime, «Murder in the first»: è quella di Steven Bochco, uno dei maestri della televisione americana (giovedì, 21.15).
Negli anni Ottanta, Bochco si è inventato un telefilm poliziesco come «Hill Street Blues» (in Italia è andato in onda con il titolo «Hill Street giorno e notte»), che ha rivoluzionato il racconto seriale televisivo all'insegna di nuove logiche, come il realismo, l'approfondimento psicologico dei personaggi, lo sviluppo di trame complesse e spesso anche crude. Con lui, il poliziesco televisivo ha smesso di essere semplice risoluzione di casi investigativi per vibrare di nuovi significati, con molti riferimenti alla società contemporanea e alle questioni aperte delle grandi metropoli. Ha seguito la stessa strada con «NYPD», un ritratto veritiero delle difficoltà che ogni giorno deve affrontare la polizia di una grande città come New York. «NYPD» è stata anche una delle prime serie a fare entrare nel racconto della fiction tv la tragedia dell'11 settembre, dedicando un episodio all'eroismo dei primi soccorritori e non dimenticando mai i traumi anche psicologici che seguirono a quei drammatici eventi. Con «Murder in the first», Bochco torna a fare quello che gli riesce meglio: è un poliziesco piuttosto tradizionale, che non propone un caso diverso in ogni episodio, ma segue alcune grosse indagini lungo tutto il corso della serie. Per ora abbiamo fatto conoscenza con la coppia di detective Terry English (Taye Diggs) e Hildy Mulligan (Kathleen Robertson), che investigano su due omicidi, tra loro legati e misteriosamente connessi a un giovane prodigio della Silicon Valley. Tra gli snodi dei casi investigativi fanno capolino le vite private dei due, che ovviamente sono molto incasinate: Mulligan deve gestire tutte le complicazioni legate al divorzio e la moglie di English è malata terminale. Difficile non distrarsi dalle indagini". (Aldo Grasso, 01.05.2015)
sabato 2 maggio 2015
GOSSIP - Non c'è due senza tre! Anche Nicole Beharie di "Sleepy Hollow" nuda su "Allure" (dopo Laverne Cox di "OITNB" e Katheryn Winnick di "Vikings")
Nicole Beharie, 30, has experience being physical onscreen, whether in bed with Michael Fassbender in Shame or "fighting demons in the woods" in Sleepy Hollow. As for the latter: "It requires athleticism. As a woman, it's good to be able to handle your own shit."
How do you stay in shape for Sleepy Hollow?
"I run; I do a lot of dance classes; I swim; I really love lifting weights. I'll make myself do something every day, even when my heart's not in it."
What was the best part of the shoot?
"I just turned 30, and I was really nervous [about posing].... But I wanted to celebrate and accept my body in an artistic way."
Do you have a favorite body part?
"I love my bum. I have a good bum."
Nicole Beharie, 30, has experience being physical onscreen, whether in bed with Michael Fassbender in Shame or "fighting demons in the woods" in Sleepy Hollow. As for the latter: "It requires athleticism. As a woman, it's good to be able to handle your own shit."
How do you stay in shape for Sleepy Hollow?
"I run; I do a lot of dance classes; I swim; I really love lifting weights. I'll make myself do something every day, even when my heart's not in it."
What was the best part of the shoot?
"I just turned 30, and I was really nervous [about posing].... But I wanted to celebrate and accept my body in an artistic way."
Do you have a favorite body part?
"I love my bum. I have a good bum."
venerdì 1 maggio 2015
GOSSIP - La neo-single Hilary Duff di "Younger" (e "Lizzie McGuire") incontra al buio su Tinder come una sfigata qualsiasi! "Anche 9 ragazzi insieme!". E intanto conquista la cover di "Shape"...
Hilary Duff ("Lizzie McGuire", "Younger") just told the world that she’s on Tinder – and going on her first date tonight! “It’s true. I’m on Tinder,” the 27-year-old actress said on the radio earlier April 28. “I was sitting with my friends one night at the house and we were joking around. In my life, I have always had really serious boyfriends. I’ve always met people through work and I have never been on a blind date. What’s the worst that could happen?”. “The whole process is wildly addicting….[I'm] talking to probably about nine guys right now,” Hilary said.
“I have my first date tonight and I’m really, really nervous,” Hilary continued. “I think some people know. You only have your first name. Some people don’t know. I think some people act like they don’t know but they do. And a lot of people are like, ‘This is a joke, right?’”. She explained what she’s attracted to in a guy. “I think the first thing is obviously looks, which sounds super vain, but that is what you first go for: natural chemistry. Also what they say in their profile has to be funny. I don’t want to see a shirtless, mirror selfie. That is instantly a left. I don’t know. Someone who looks like they like to do fun things and someone who can make you laugh in their profile. My profile says: Let’s eat pizza. I’ve had a lot of convos because of that.”
And if the date goes south, she said, “Hopefully the bathroom window will be big enough to crawl out.” In all seriousness, she said, “I’m too nice…I’ll stick around.”
“We’re going bowling, so it can’t be too expensive. I like that. I’ve never dated just a total normie,” Hilary added.
Hilary Duff ("Lizzie McGuire", "Younger") just told the world that she’s on Tinder – and going on her first date tonight! “It’s true. I’m on Tinder,” the 27-year-old actress said on the radio earlier April 28. “I was sitting with my friends one night at the house and we were joking around. In my life, I have always had really serious boyfriends. I’ve always met people through work and I have never been on a blind date. What’s the worst that could happen?”. “The whole process is wildly addicting….[I'm] talking to probably about nine guys right now,” Hilary said.
“I have my first date tonight and I’m really, really nervous,” Hilary continued. “I think some people know. You only have your first name. Some people don’t know. I think some people act like they don’t know but they do. And a lot of people are like, ‘This is a joke, right?’”. She explained what she’s attracted to in a guy. “I think the first thing is obviously looks, which sounds super vain, but that is what you first go for: natural chemistry. Also what they say in their profile has to be funny. I don’t want to see a shirtless, mirror selfie. That is instantly a left. I don’t know. Someone who looks like they like to do fun things and someone who can make you laugh in their profile. My profile says: Let’s eat pizza. I’ve had a lot of convos because of that.”
And if the date goes south, she said, “Hopefully the bathroom window will be big enough to crawl out.” In all seriousness, she said, “I’m too nice…I’ll stick around.”
“We’re going bowling, so it can’t be too expensive. I like that. I’ve never dated just a total normie,” Hilary added.
giovedì 30 aprile 2015
NEWS - Tutti contro Netflix! Voci (attualmente smentite) di un fronte comune Sky+Mediaset in vista dell'avvento in autunno
Articolo tratto da "La Repubblica"
C'era un convitato di pietra a Villa San Martino che aleggiava sopra le teste dei due tycoon ritrovati, i sorridenti Rupert Murdoch e Silvio Berlusconi: si chiama Netflix. La società americana di produzione e distribuzione via internet di tv a pagamento, co-fondata nel 1997 da Reed Hastings, dichiara già oggi 62 milioni di abbonati nel mondo e sta aggredendo il mercato europeo. Nei prossimi tre anni vuole arrivare a 150 milioni di clienti ed è facile prevedere che i primi a farne le spese saranno proprio le pay tv esistenti, satellitari o sul digitale terrestre, di Murdoch e Berlusconi. I due sanno bene che negli Stati Uniti Netflix ha distrutto i business model delle pay tv, con prezzi nettamente più bassi e la possibilità di veicolare le serie in streaming su internet con costi di distribuzione bassissimi. È uno scenario inquietante ed è da questa consapevolezza che nasce l'incontro di Arcore, facilitato dai buoni uffici di Tarak Ben Ammar, l'imprenditore franco tunisino presente all'incontro, grande amico sia di Murdoch che di Berlusconi e da poco entrato anche nel cda di Vivendi su indicazione del maggiore azionista Vincent Bollorè. Murdoch è arrivato a Villa San Martino insieme al primogenito Lachlan, cioè colui che dovrà raccogliere le redini del colosso News Corp quando il padre (oggi 84 enne) non ci sarà più. A Villa San Martino, dopo due anni di assenza, ha trovato Berlusconi insieme al figlio Pier Silvio, già buon amico di Lachlan, ma senza i fratelli e senza il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri. Si è discusso della possibilità di far confluire Mediaset Premium, la pay tv del Biscione in perdita ma con due milioni di abbonati, sotto l'ombrello del colosso europeo Sky che ha recentemente inglobato le attività di Gran Bretagna, Germania e Italia all'interno di un unico contenitore con sede a Londra. Il ragionamento di Murdoch è molto semplice: l'unico modo per contrastare l'avanzata di Netflix in Europa è quello di consolidare le posizioni in anticipo.
Un gruppo Sky più grosso, diciamo da 30 milioni di abbonati (con Premium ne aggiungerebbe 2 ai 20 milioni già in casa) potrebbe avere le risorse per comprare più contenuti e produrre più serie televisive in modo da contrastare il nemico sul nascere. Perché una cosa è certa: la battaglia è sui contenuti, non sulle piattaforme di distribuzione. Murdoch lo sa da almeno due anni e non a caso con la sua News Corp voleva comprare Time Warner, proprio per competere ad ampio raggio sul terreno dei contenuti. L'affondo nonè riuscito ma nel frattempo con il riassetto di Sky ha portato parecchie risorse in capo alla Fox che verranno impiegate per produrre contenuti da veicolare sulle piattaforme "pay" del gruppo. A Bruxelles la Commissione Ue è consapevole di questi sviluppi e ora rende più facili le aggregazioni tra operatori dello stesso settore. Telefonica in Spagna con l'acquisto di Digital Plus è diventato l'unico operatore pay tv del paesee la stessa Sky ha avuto disco verde in breve tempo alla sua concentrazione. Dunque un acquisto di Mediaset Premium da parte di Sky con il Biscione che resta con una quota di minoranza è un'operazione che s'ha da fare e che a questo punto entrerà nel vivo con le discussioni tra Lachlan e Pier Silvio. D'altronde il tempo stringe, Netflix ha già un protocollo d'intenti firmato con Telecom Italia che sta cercando di espandere il più possibile la sua rete in banda larga e dunque l'ingresso ufficiale del colosso americano in terra italiana è questione di mesi. E sullo sfondo, con un portafoglio gonfio di cassa, si aggira la francese Vivendi, che sta studiando come muoversi al meglio in Europa ed entro giugno diventerà il socio di riferimento nella stessa Telecom Italia. Uno scenario in grande movimento che il pranzo di Arcore potrebbe aver accelerato ancora di più.
Articolo tratto da "La Repubblica"
C'era un convitato di pietra a Villa San Martino che aleggiava sopra le teste dei due tycoon ritrovati, i sorridenti Rupert Murdoch e Silvio Berlusconi: si chiama Netflix. La società americana di produzione e distribuzione via internet di tv a pagamento, co-fondata nel 1997 da Reed Hastings, dichiara già oggi 62 milioni di abbonati nel mondo e sta aggredendo il mercato europeo. Nei prossimi tre anni vuole arrivare a 150 milioni di clienti ed è facile prevedere che i primi a farne le spese saranno proprio le pay tv esistenti, satellitari o sul digitale terrestre, di Murdoch e Berlusconi. I due sanno bene che negli Stati Uniti Netflix ha distrutto i business model delle pay tv, con prezzi nettamente più bassi e la possibilità di veicolare le serie in streaming su internet con costi di distribuzione bassissimi. È uno scenario inquietante ed è da questa consapevolezza che nasce l'incontro di Arcore, facilitato dai buoni uffici di Tarak Ben Ammar, l'imprenditore franco tunisino presente all'incontro, grande amico sia di Murdoch che di Berlusconi e da poco entrato anche nel cda di Vivendi su indicazione del maggiore azionista Vincent Bollorè. Murdoch è arrivato a Villa San Martino insieme al primogenito Lachlan, cioè colui che dovrà raccogliere le redini del colosso News Corp quando il padre (oggi 84 enne) non ci sarà più. A Villa San Martino, dopo due anni di assenza, ha trovato Berlusconi insieme al figlio Pier Silvio, già buon amico di Lachlan, ma senza i fratelli e senza il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri. Si è discusso della possibilità di far confluire Mediaset Premium, la pay tv del Biscione in perdita ma con due milioni di abbonati, sotto l'ombrello del colosso europeo Sky che ha recentemente inglobato le attività di Gran Bretagna, Germania e Italia all'interno di un unico contenitore con sede a Londra. Il ragionamento di Murdoch è molto semplice: l'unico modo per contrastare l'avanzata di Netflix in Europa è quello di consolidare le posizioni in anticipo.
Un gruppo Sky più grosso, diciamo da 30 milioni di abbonati (con Premium ne aggiungerebbe 2 ai 20 milioni già in casa) potrebbe avere le risorse per comprare più contenuti e produrre più serie televisive in modo da contrastare il nemico sul nascere. Perché una cosa è certa: la battaglia è sui contenuti, non sulle piattaforme di distribuzione. Murdoch lo sa da almeno due anni e non a caso con la sua News Corp voleva comprare Time Warner, proprio per competere ad ampio raggio sul terreno dei contenuti. L'affondo nonè riuscito ma nel frattempo con il riassetto di Sky ha portato parecchie risorse in capo alla Fox che verranno impiegate per produrre contenuti da veicolare sulle piattaforme "pay" del gruppo. A Bruxelles la Commissione Ue è consapevole di questi sviluppi e ora rende più facili le aggregazioni tra operatori dello stesso settore. Telefonica in Spagna con l'acquisto di Digital Plus è diventato l'unico operatore pay tv del paesee la stessa Sky ha avuto disco verde in breve tempo alla sua concentrazione. Dunque un acquisto di Mediaset Premium da parte di Sky con il Biscione che resta con una quota di minoranza è un'operazione che s'ha da fare e che a questo punto entrerà nel vivo con le discussioni tra Lachlan e Pier Silvio. D'altronde il tempo stringe, Netflix ha già un protocollo d'intenti firmato con Telecom Italia che sta cercando di espandere il più possibile la sua rete in banda larga e dunque l'ingresso ufficiale del colosso americano in terra italiana è questione di mesi. E sullo sfondo, con un portafoglio gonfio di cassa, si aggira la francese Vivendi, che sta studiando come muoversi al meglio in Europa ed entro giugno diventerà il socio di riferimento nella stessa Telecom Italia. Uno scenario in grande movimento che il pranzo di Arcore potrebbe aver accelerato ancora di più.
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— AccademiaTelefilm (@AcademyTelefilm) 29 Aprile 2015
mercoledì 29 aprile 2015
NEWS - Fermi Tutti! "House of Cards" giù dal trono (di spade)! Non è più la serie più scaricata di Netflix: battuta da "Unbreakable Kimmy Schmidt" e, soprattutto, "Daredevil" (prima!)
News tratta da "Variety"
One of the media business’s best-kept secrets isn’t entirely confidential after all: Netflix audience ratings. Select content companies have been turning to San Diego-based Luth Research, which has assembled a sizable panel of Netflix subscribers in the U.S. as a means of determining the most popular programs on the streaming service. An analysis shared exclusively with Variety revealed the numbers for many of Netflix’s most recently launched original series — including which new shows already seem to be challenging “House of Cards” in popularity. “Daredevil,” the first of multiple superhero dramas coming to Netflix as part of a deal with Marvel, premiered April 10, and is seeing strong sampling, with an estimated 10.7% of subscribers watching at least one episode in its first 11 days on the streaming service.
By way of comparison, the third season of “House of Cards,” which premiered Feb. 27, attracted 6.5% of subs over its first 30 days of availability. New comedy “Unbreakable Kimmy Schmidt” also bettered “Cards” in its first month (7.3%), while new drama “Bloodline” appears to be a slow starter (2.4%).
Still, any way you look at it, “House of Cards” is clearly a big attraction for Netflix. When all three seasons of the show are taken into account, the program has been the most popular series on all of Netflix in March (6.4%). Its third season was also binge-viewed more than any of the other aforementioned originals, with nearly half of subs having watched at least three episodes in a single day in the first 30 days after release.
The data was drawn from a sample of 2,500 Netflix subscribers watching via computers, tablets or smartphones. There’s one caveat: Luth Research does not yet track Netflix viewing on TVs, whether Internet-connected sets or those linked to streaming-media players or gaming consoles. Because Netflix hasn’t offered much recent insight into its audience composition across devices, it’s not easy to conclude whether TV viewers watch different programming than those watching via other platforms.
But the data provides a rare glimpse into viewing patterns on Netflix, which has frustrated many in its refusal to divulge audience data. That’s proved problematic for producers creating original programming for Netflix and for the studios that pocket billions of dollars in licensing fees from the company.
Netflix declined comment regarding the Luth findings. While the streaming giant’s execs have credited the sophistication of their extensive user data with helping inform everything from their content-acquisition strategies to audience-recommendation-engine algorithms, the company has also long held firm on its disinclination to publicize any measurement findings. Because Netflix does not carry any advertising, the company professes not to care when a subscriber watches content.
Luth Research captured the viewing behavior with its ZQ Intelligence tool, which the company bills as an “industry-first” solution capable of extracting encrypted data within Netflix’s apps. Luth can drill down to viewing patterns on an episode by episode basis including audience demographics cross-indexed with user behaviors outside of Netflix.
ZQ Intelligence hasn’t been the only third-party research source to shed light on Netflix viewing patterns. Companies tracking broadband usage like Procera Networks have been able to calculate the consumption of specific programs, but Netflix has made adjustments to thwart such efforts.
With its focus on device-based Netflix consumption, Luth Research could prove a good complement for industry research giant Nielsen, which has pledged to offer measurement of subscription VOD services over connected TVs. However, that data isn’t expected to extend to Netflix original programming.
As with Nielsen data, the Luth numbers can provide an approximation of the audience size for a given series. For instance, if 10.7% of the 40.9 million domestic subs Netflix has watched at least one episode of “Daredevil,” that would mean nearly 4.4 million tuned in over the first 11 days. The 2.3% who tuned in first day of release? 940,000 viewers.
That’s far from an exact comparison to Nielsen ratings for particular episodes, but they can provide a ballpark sense of just how many are watching top shows on Netflix on a given night or over a given period.
Luth expects to add Amazon Prime–which also doesn’t disclose its audience data–to ZQ Intelligence later this year, according to Becky Wu, senior executive VP at the company. Luth began offering ZQ Intelligence in March and has data going back to the third quarter of 2013.
News tratta da "Variety"
One of the media business’s best-kept secrets isn’t entirely confidential after all: Netflix audience ratings. Select content companies have been turning to San Diego-based Luth Research, which has assembled a sizable panel of Netflix subscribers in the U.S. as a means of determining the most popular programs on the streaming service. An analysis shared exclusively with Variety revealed the numbers for many of Netflix’s most recently launched original series — including which new shows already seem to be challenging “House of Cards” in popularity. “Daredevil,” the first of multiple superhero dramas coming to Netflix as part of a deal with Marvel, premiered April 10, and is seeing strong sampling, with an estimated 10.7% of subscribers watching at least one episode in its first 11 days on the streaming service.
By way of comparison, the third season of “House of Cards,” which premiered Feb. 27, attracted 6.5% of subs over its first 30 days of availability. New comedy “Unbreakable Kimmy Schmidt” also bettered “Cards” in its first month (7.3%), while new drama “Bloodline” appears to be a slow starter (2.4%).
Still, any way you look at it, “House of Cards” is clearly a big attraction for Netflix. When all three seasons of the show are taken into account, the program has been the most popular series on all of Netflix in March (6.4%). Its third season was also binge-viewed more than any of the other aforementioned originals, with nearly half of subs having watched at least three episodes in a single day in the first 30 days after release.
The data was drawn from a sample of 2,500 Netflix subscribers watching via computers, tablets or smartphones. There’s one caveat: Luth Research does not yet track Netflix viewing on TVs, whether Internet-connected sets or those linked to streaming-media players or gaming consoles. Because Netflix hasn’t offered much recent insight into its audience composition across devices, it’s not easy to conclude whether TV viewers watch different programming than those watching via other platforms.
But the data provides a rare glimpse into viewing patterns on Netflix, which has frustrated many in its refusal to divulge audience data. That’s proved problematic for producers creating original programming for Netflix and for the studios that pocket billions of dollars in licensing fees from the company.
Netflix declined comment regarding the Luth findings. While the streaming giant’s execs have credited the sophistication of their extensive user data with helping inform everything from their content-acquisition strategies to audience-recommendation-engine algorithms, the company has also long held firm on its disinclination to publicize any measurement findings. Because Netflix does not carry any advertising, the company professes not to care when a subscriber watches content.
Luth Research captured the viewing behavior with its ZQ Intelligence tool, which the company bills as an “industry-first” solution capable of extracting encrypted data within Netflix’s apps. Luth can drill down to viewing patterns on an episode by episode basis including audience demographics cross-indexed with user behaviors outside of Netflix.
ZQ Intelligence hasn’t been the only third-party research source to shed light on Netflix viewing patterns. Companies tracking broadband usage like Procera Networks have been able to calculate the consumption of specific programs, but Netflix has made adjustments to thwart such efforts.
With its focus on device-based Netflix consumption, Luth Research could prove a good complement for industry research giant Nielsen, which has pledged to offer measurement of subscription VOD services over connected TVs. However, that data isn’t expected to extend to Netflix original programming.
As with Nielsen data, the Luth numbers can provide an approximation of the audience size for a given series. For instance, if 10.7% of the 40.9 million domestic subs Netflix has watched at least one episode of “Daredevil,” that would mean nearly 4.4 million tuned in over the first 11 days. The 2.3% who tuned in first day of release? 940,000 viewers.
That’s far from an exact comparison to Nielsen ratings for particular episodes, but they can provide a ballpark sense of just how many are watching top shows on Netflix on a given night or over a given period.
Luth expects to add Amazon Prime–which also doesn’t disclose its audience data–to ZQ Intelligence later this year, according to Becky Wu, senior executive VP at the company. Luth began offering ZQ Intelligence in March and has data going back to the third quarter of 2013.
Secondo Il Messaggero in edicola oggi, se @Netflix arrivasse in Italia #HouseOfCards potrebbe tornare da mamma (via da @SkyAtlanticHD).
— Leo Damerini (@LeoDamerini) 29 Aprile 2015
NEWS - La BBC non ci sta! Il network inglese combatte il boom di Netflix e Amazon on line
(ANSA) - LONDRA - La BBC diventa sempre piu' digitale, con l'aspirazione ad essere un "broadcaster internet-centrico", visto che sempre piu' persone nel Regno Unito e all'estero ne seguono i programmi online e non piu' attraverso le tradizionali televisioni e radio. "Dobbiamo adattare la nostra produzione e la nostra trasmissione al nostro pubblico giovane, che ci segue sempre piu' online e su dispositivi portatili", dice Matthew Postgate, Chief technology officer dell'azienda radiotelevisiva britannica, che lancia una sfida a providers come Netfix ed Amazon. "Nei prossimi cinque anni la mia policy sara' 'Internet first'", dice in un'intervista al 'Financial Times'. Uno dei tre canali in chiaro della Bbc, il terzo, quello dedicato ai giovani, lascera' la programmazione in chiaro per essere visibile solo on line, proprio per venire incontro al fatto che i giovani non guardano piu' la televisione in modo tradizionale ma lo fanno attraverso i pc ed i tablet.
(ANSA) - LONDRA - La BBC diventa sempre piu' digitale, con l'aspirazione ad essere un "broadcaster internet-centrico", visto che sempre piu' persone nel Regno Unito e all'estero ne seguono i programmi online e non piu' attraverso le tradizionali televisioni e radio. "Dobbiamo adattare la nostra produzione e la nostra trasmissione al nostro pubblico giovane, che ci segue sempre piu' online e su dispositivi portatili", dice Matthew Postgate, Chief technology officer dell'azienda radiotelevisiva britannica, che lancia una sfida a providers come Netfix ed Amazon. "Nei prossimi cinque anni la mia policy sara' 'Internet first'", dice in un'intervista al 'Financial Times'. Uno dei tre canali in chiaro della Bbc, il terzo, quello dedicato ai giovani, lascera' la programmazione in chiaro per essere visibile solo on line, proprio per venire incontro al fatto che i giovani non guardano piu' la televisione in modo tradizionale ma lo fanno attraverso i pc ed i tablet.
martedì 28 aprile 2015
GOSSIP - Brrrrrr, January in May! La Jones di "Mad Men" illumina la cover di "Marie Claire" UK confessando la sua "insicurezza d'attrice"January Jones dons a red lip on the cover of Marie Claire UK‘s May 2015 issue, out on newsstands now!
Here is what the Mad Men actress had to share with the mag:
On marriage: “I mean, if someone came along and was obsessed with marrying me, I would think about that. But growing up, all my family was married and never really got divorced, so marriage was a big deal, it was something you definitely did, so it’s not that I’m afraid of it.” she said before adding with a laugh, “I just don’t need the tax write-off.”
On the entertainment business: “I have yet to feel I can make a living from this. I still feel like they are going to find me out and I won’t be able to support my family in five or ten years. There is this insecurity, because this is the job where you put yourself out there to be judged, so we kind of ask for that insecurity.”
On taking placenta pills combat post-partum depression: “Whenever I felt down, I would take a placenta vitamin and feel better. I didn’t have a fork and knife and eat it like a steak, I took it with my vitamin C and B12. I don’t know if they were a placebo, but they made me feel better. People act like I’m doing some kind of witchcraft.”
For more on January, visit Marieclare.co.uk!
lunedì 27 aprile 2015
NEWS - Fiat Netflix! In attesa dello sbarco in Italia in autunno, il brand streaming rivoluziona il piccolo schermo: chi ha Netflix non guarda più la tv e batte ogni pirateria (una rivoluzione culturale che affonderà anche i pirati italiani?)
Articolo tratto da "Il Foglio"
Mercoledì sera Netflix, la compagnia americana che fornisce su abbonamento e via streaming film, serie tv e altri contenuti, ha presentato i suoi risultati trimestrali, e il numero dei nuovi abbonati ha superato tutte le aspettative. Quasi cinque milioni di nuovi utenti, che portano il totale degli abbonati a 62,3 milioni, un dato record sia per il mercato statunitense sia per quello internazionale. Subito dopo la notizia, Netflix ha avuto un boom di oltre il 12 per cento alla Borsa di New York, e l'entusiasmo degli investitori è segno che anche loro stanno iniziando a vedere nei dati di crescita un trend, e nel trend una speranza per il futuro di un mercato che sembrava in difficoltà: i numeri di Netflix e dei suoi molti concorrenti non sono più esperimenti isolati o episodi virtuosi, i dati sono consistenti, la gente sta davvero ricominciando a pagare per avere quello che negli ultimi dieci anni ha piratato. Dopo la trimestrale eccellente, ha notato Quartz, oggi Netflix ha un valore di mercato superiore a Cbs, una delle reti televisive americane con il numero totale di spettatori più alto (Netflix però è ancora lontanissima dai grandi conglomerati mediatici come Fox), e il report presentato agli investitori dice che nel primo trimestre del 2015 gli abbonati hanno guardato in totale 10 miliardi di ore di contenuti video. Sono quasi due ore al giorno per ciascun spettatore: chi ha Netflix non guarda più la televisione. I grandi gruppi dei media lo sanno, e negli ultimi mesi in America, in Europa e in parte anche in Italia il settore dei contenuti in streaming on demand si è affollato. I dominatori del mercato dello streaming americano, Netflix, Amazon e Hulu, oggi sono insidiati da nuovi player e da alcuni campioni tradizionali, come Hbo - che ha lanciato da poco un nuovo servizio di streaming - Sony e Dish. Apple, che secondo i rumors da tempo sta contrattando con le case di produzione, ha appena annunciato che farà un keynote a giugno, e molti indizi fanno pensare che Tim Cook punterà moltissimo su una nuova versione della sua Apple Tv. In Italia, oltre ai servizi di Mediaset e Sky, la Rai ha lanciato da poco una partnership con Google per proporre alcuni suoi programmi in streaming a pagamento. Così tra il boom di abbonati, i ricavi che soddisfano le aspettative e la concorrenza che aumenta, ormai ci sono molti dati per dire che il modello Netflix dello streaming su abbonamento è un successo anche a livello di tenuta economica - e che come molti dei servizi "disruptive", da Uber ad Airbnb, è un fattore fondamentale nella lotta alla pirateria, nell'emersione dell'economia sommersa, nella riduzione del mercato illegale. E' un cambiamento anzitutto culturale, l'idea che un servizio online possa essere pagato non è più vista come un'eresia, ma è anche un cambiamento di impostazione da parte di chi i servizi li eroga: Netflix è più comodo, completo e facile da usare (oltre che sicuro e legale) di qualsiasi contenuto piratato. E' un trend che si nota bene nel mercato musicale, dove da alcuni anni il successo dei servizi di streaming musicale come Spotify si accompagna a una diminuzione della pirateria. Il mercato illegale si sconfigge quando il servizio a pagamento è migliore di quello pirata. Pagare pochi euro al mese a Spotify o a Netflix è meglio che affogare il proprio computer con gigabyte di file illegali e rischiare multe esorbitanti. I consumatori se ne sono accorti. Per questo la situazione italiana è in parte preoccupante. In Italia il mercato dello streaming video è molto frammentato, i diritti dei contenuti più popolari sono già stati concessi ai player locali, e Netflix, per esempio, continua a rimandare il suo esordio italiano proprio per il timore che la sua offerta non sia sufficiente a battere, tra gli altri, anche la pirateria. (n.d.r.: anche se si vocifera di un imminente sbarco di Netflix in Italia in autunno)
Mercoledì sera Netflix, la compagnia americana che fornisce su abbonamento e via streaming film, serie tv e altri contenuti, ha presentato i suoi risultati trimestrali, e il numero dei nuovi abbonati ha superato tutte le aspettative. Quasi cinque milioni di nuovi utenti, che portano il totale degli abbonati a 62,3 milioni, un dato record sia per il mercato statunitense sia per quello internazionale. Subito dopo la notizia, Netflix ha avuto un boom di oltre il 12 per cento alla Borsa di New York, e l'entusiasmo degli investitori è segno che anche loro stanno iniziando a vedere nei dati di crescita un trend, e nel trend una speranza per il futuro di un mercato che sembrava in difficoltà: i numeri di Netflix e dei suoi molti concorrenti non sono più esperimenti isolati o episodi virtuosi, i dati sono consistenti, la gente sta davvero ricominciando a pagare per avere quello che negli ultimi dieci anni ha piratato. Dopo la trimestrale eccellente, ha notato Quartz, oggi Netflix ha un valore di mercato superiore a Cbs, una delle reti televisive americane con il numero totale di spettatori più alto (Netflix però è ancora lontanissima dai grandi conglomerati mediatici come Fox), e il report presentato agli investitori dice che nel primo trimestre del 2015 gli abbonati hanno guardato in totale 10 miliardi di ore di contenuti video. Sono quasi due ore al giorno per ciascun spettatore: chi ha Netflix non guarda più la televisione. I grandi gruppi dei media lo sanno, e negli ultimi mesi in America, in Europa e in parte anche in Italia il settore dei contenuti in streaming on demand si è affollato. I dominatori del mercato dello streaming americano, Netflix, Amazon e Hulu, oggi sono insidiati da nuovi player e da alcuni campioni tradizionali, come Hbo - che ha lanciato da poco un nuovo servizio di streaming - Sony e Dish. Apple, che secondo i rumors da tempo sta contrattando con le case di produzione, ha appena annunciato che farà un keynote a giugno, e molti indizi fanno pensare che Tim Cook punterà moltissimo su una nuova versione della sua Apple Tv. In Italia, oltre ai servizi di Mediaset e Sky, la Rai ha lanciato da poco una partnership con Google per proporre alcuni suoi programmi in streaming a pagamento. Così tra il boom di abbonati, i ricavi che soddisfano le aspettative e la concorrenza che aumenta, ormai ci sono molti dati per dire che il modello Netflix dello streaming su abbonamento è un successo anche a livello di tenuta economica - e che come molti dei servizi "disruptive", da Uber ad Airbnb, è un fattore fondamentale nella lotta alla pirateria, nell'emersione dell'economia sommersa, nella riduzione del mercato illegale. E' un cambiamento anzitutto culturale, l'idea che un servizio online possa essere pagato non è più vista come un'eresia, ma è anche un cambiamento di impostazione da parte di chi i servizi li eroga: Netflix è più comodo, completo e facile da usare (oltre che sicuro e legale) di qualsiasi contenuto piratato. E' un trend che si nota bene nel mercato musicale, dove da alcuni anni il successo dei servizi di streaming musicale come Spotify si accompagna a una diminuzione della pirateria. Il mercato illegale si sconfigge quando il servizio a pagamento è migliore di quello pirata. Pagare pochi euro al mese a Spotify o a Netflix è meglio che affogare il proprio computer con gigabyte di file illegali e rischiare multe esorbitanti. I consumatori se ne sono accorti. Per questo la situazione italiana è in parte preoccupante. In Italia il mercato dello streaming video è molto frammentato, i diritti dei contenuti più popolari sono già stati concessi ai player locali, e Netflix, per esempio, continua a rimandare il suo esordio italiano proprio per il timore che la sua offerta non sia sufficiente a battere, tra gli altri, anche la pirateria. (n.d.r.: anche se si vocifera di un imminente sbarco di Netflix in Italia in autunno)
domenica 26 aprile 2015
GOSSIP - "Senza vestiti mi sento più forte!". Oltre alla Cox di "OITNB", anche Katheryn Winnick di "Vikings" nuda su "Allure"
"I walked in nervous and vulnerable," says Katheryn Winnick, 37. And that's not a familiar feeling for the Vikings star, a third-degree black belt in Tae Kwon Do and licensed bodyguard. "There's a confidence that comes from knowing you can defend yourself," she says. In the end, "posing nude made me feel more free and empowered."
How did you prep for the shoot?
"I called my girlfriends and asked them to pose naked to show me what positions look good. I have a few crazy photos on my phone."
What's your nude comfort level at home?
"I'll do the dishes naked, learn my lines naked, walk around my house naked."
Have you ever been to a strip club?
"I used to go. There are incredible dancers there, and if it's in a classy way...I appreciated a woman's body when I was there."
Any parting words?
"Everybody should do this, in their home, hopefully with their significant other. If you can feel good in your own skin, why hide it?"
"I walked in nervous and vulnerable," says Katheryn Winnick, 37. And that's not a familiar feeling for the Vikings star, a third-degree black belt in Tae Kwon Do and licensed bodyguard. "There's a confidence that comes from knowing you can defend yourself," she says. In the end, "posing nude made me feel more free and empowered."
How did you prep for the shoot?
"I called my girlfriends and asked them to pose naked to show me what positions look good. I have a few crazy photos on my phone."
What's your nude comfort level at home?
"I'll do the dishes naked, learn my lines naked, walk around my house naked."
Have you ever been to a strip club?
"I used to go. There are incredible dancers there, and if it's in a classy way...I appreciated a woman's body when I was there."
Any parting words?
"Everybody should do this, in their home, hopefully with their significant other. If you can feel good in your own skin, why hide it?"
venerdì 24 aprile 2015
NEWS - Clamoroso al CibaLEA! La Michele di "Glee" si trasforma per "Scream Queens"
Well this is certainly a change from Glee. Star Lea Michele, who played Rachel Berry on the Fox hit for six seasons, will reunite with her Glee creators Ryan Murphy, Brad Falchuk and Ian Brennan for this fall’s horror comedy Scream Queens. The show follows a sorority, which includes Michele’s character, being stalked by a vicious killer. And, based on this exclusive first look at her character, Michele’s role is very different than the New Directions lead singer.
“Her name is Hester,” reveals Murphy. “She plays a girl with scoliosis and a neckbrace, whose nickname is Neckbrace—Emma’s character just calls her “Neckbrace.” It’s a real Eve Harrington part for Lea. This girl wants everything Chanel (Emma Roberts) has and will do anything to get it. Lea calls it her Charlize Theron Monster moment. We won’t let her put on any make up and she wears these horrible 1995 tracksuits. But there’s a great turn that happens half-way through the season with that character.”
Roberts says Michele is nailing the new role. “I can’t look at Lea in a scene because she makes me laugh,” admits Roberts. “She’s so funny. We’ll be doing a scene where I’ll be giving everyone my death glare and I’ll have to skip Lea because I’ll start cracking up. It’s been really fun to work with her because I was such a fan of Glee. Her and I have really hit it off.”
Scream Queens premieres this fall on Fox.
Well this is certainly a change from Glee. Star Lea Michele, who played Rachel Berry on the Fox hit for six seasons, will reunite with her Glee creators Ryan Murphy, Brad Falchuk and Ian Brennan for this fall’s horror comedy Scream Queens. The show follows a sorority, which includes Michele’s character, being stalked by a vicious killer. And, based on this exclusive first look at her character, Michele’s role is very different than the New Directions lead singer.
“Her name is Hester,” reveals Murphy. “She plays a girl with scoliosis and a neckbrace, whose nickname is Neckbrace—Emma’s character just calls her “Neckbrace.” It’s a real Eve Harrington part for Lea. This girl wants everything Chanel (Emma Roberts) has and will do anything to get it. Lea calls it her Charlize Theron Monster moment. We won’t let her put on any make up and she wears these horrible 1995 tracksuits. But there’s a great turn that happens half-way through the season with that character.”
Roberts says Michele is nailing the new role. “I can’t look at Lea in a scene because she makes me laugh,” admits Roberts. “She’s so funny. We’ll be doing a scene where I’ll be giving everyone my death glare and I’ll have to skip Lea because I’ll start cracking up. It’s been really fun to work with her because I was such a fan of Glee. Her and I have really hit it off.”
Scream Queens premieres this fall on Fox.
NEWS - Nessuno guardi Khaleesi! HBO ordina a un bar di Brooklyn di non trasmettere "Game of Thrones" e di far festa in costume
News tratta da "Uproxx"
HBO is apparently cracking down on non-subscribers watching Game of Thrones, in light of the massive leak of the first four episodes of Season 5. The network has sent a cease and desist to Videology — a popular Brooklyn bar and movie theater that also has a video rental service — which has been throwing Thrones screening parties for the past two seasons. The event has become so popular that fans even show up dressed in character. Videology’s co-owner spoke to Village Voice about the decision:
News tratta da "Uproxx"
HBO is apparently cracking down on non-subscribers watching Game of Thrones, in light of the massive leak of the first four episodes of Season 5. The network has sent a cease and desist to Videology — a popular Brooklyn bar and movie theater that also has a video rental service — which has been throwing Thrones screening parties for the past two seasons. The event has become so popular that fans even show up dressed in character. Videology’s co-owner spoke to Village Voice about the decision:
“They said that it’s not allowed to be shown in a public setting,” says the bar’s co-owner, James Leet. It’s the first time the bar has been asked not to screen a particular show.Yahoo! points out that this isn’t the first time HBO has done something like this; they sent out cease and desist orders back in 2002 when bars and restaurants were showing The Sopranos for fans. But nowadays, with the cult status of popular series and many people eschewing paying for cable service, viewing parties are becoming much more of a popular thing. In Philadelphia, there’s even a network in place to connect people with bars playing their favorite shows. What will HBO do, seek out every single corner dive that lets patrons watch Game of Thrones on Sunday nights? Seems like it might be more prudent to crack down on all of the *ahem* adults using their parent’s HBO Go streaming services.
“It’s hard for us not to show it, because our fans love it,” Leet says. “And there are probably a dozen bars within a three-block radius of us that will be showing it. For them to single us out and tell us that we can’t show it is very disappointing.”
“We’re sorry that our fans will not be able to see it in the future here,” he says. “We know they really enjoyed it, and we’re sorry we can’t do that for them anymore.”
giovedì 23 aprile 2015
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
In "Banshee" il male si insinua in un recinto protetto
"Vale la pena dare un'occhiata a «Banshee - La città del male», la serie americana che tra i suoi produttori esecutivi vanta una firma molto prestigiosa, quella di Alan Ball. Dopo la raffinata saga della famiglia di «sotterramorti» raccontata in «Six Feet Under» e dopo «True Blood», il fantasy popolato da vampiri e altre creature sovrannaturali, Ball è tornato alla tv con un telefilm realizzato per il canale Cinemax (legato al celebre HBO). «Banshee», di cui su Sky Atlantic è iniziata la seconda stagione, prende il nome da una minuscola cittadina dove tutti si conoscono e ai cui margini vive una piccola comunità Amish, un gruppo di protestanti di origine tedesca che vive di agricoltura e rifiuta il progresso tecnologico, basando la propria identità e la propria organizzazione sociale su indissolubili legami familiari (venerdì, ore 21.10). Il punto di partenza della serie è un furto d'identità: un misterioso ex detenuto esce di prigione e si spaccia per Lucas Hood, appena nominato sceriffo della città. Il suo obiettivo è ritrovare l'amante e complice Anastasia, che vive proprio a Banshee insieme alla nuova famiglia che si è costruita. Le cose non filano proprio lisce e presto la cittadina si rivela piena di lati oscuri e terribili segreti, soprattutto legati al boss criminale Kai Proctor, che Hood deve gestire. Va a finire che il male s'insinua anche nel recinto protetto della comunità Amish e nella riserva indiana che costituisce l'ambiente principale della seconda stagione. Se una delle tendenze più forti delle serie contemporanee è quella di puntare tutto sull'approfondimento psicologico dei personaggi, sull'evoluzione dei loro caratteri, «Banshee» segue una strada diversa: racconta la sua storia con uno stile visivo molto forte, sfacciato, e basa il suo fascino su colpi di scena continui e sequenze d'azione molto d'impatto. Tra i suoi creatori c'è anche il romanziere Jonathan Tropper". (Aldo Grasso, 20.04.2015)
CORRIERE DELLA SERA
In "Banshee" il male si insinua in un recinto protetto
"Vale la pena dare un'occhiata a «Banshee - La città del male», la serie americana che tra i suoi produttori esecutivi vanta una firma molto prestigiosa, quella di Alan Ball. Dopo la raffinata saga della famiglia di «sotterramorti» raccontata in «Six Feet Under» e dopo «True Blood», il fantasy popolato da vampiri e altre creature sovrannaturali, Ball è tornato alla tv con un telefilm realizzato per il canale Cinemax (legato al celebre HBO). «Banshee», di cui su Sky Atlantic è iniziata la seconda stagione, prende il nome da una minuscola cittadina dove tutti si conoscono e ai cui margini vive una piccola comunità Amish, un gruppo di protestanti di origine tedesca che vive di agricoltura e rifiuta il progresso tecnologico, basando la propria identità e la propria organizzazione sociale su indissolubili legami familiari (venerdì, ore 21.10). Il punto di partenza della serie è un furto d'identità: un misterioso ex detenuto esce di prigione e si spaccia per Lucas Hood, appena nominato sceriffo della città. Il suo obiettivo è ritrovare l'amante e complice Anastasia, che vive proprio a Banshee insieme alla nuova famiglia che si è costruita. Le cose non filano proprio lisce e presto la cittadina si rivela piena di lati oscuri e terribili segreti, soprattutto legati al boss criminale Kai Proctor, che Hood deve gestire. Va a finire che il male s'insinua anche nel recinto protetto della comunità Amish e nella riserva indiana che costituisce l'ambiente principale della seconda stagione. Se una delle tendenze più forti delle serie contemporanee è quella di puntare tutto sull'approfondimento psicologico dei personaggi, sull'evoluzione dei loro caratteri, «Banshee» segue una strada diversa: racconta la sua storia con uno stile visivo molto forte, sfacciato, e basa il suo fascino su colpi di scena continui e sequenze d'azione molto d'impatto. Tra i suoi creatori c'è anche il romanziere Jonathan Tropper". (Aldo Grasso, 20.04.2015)
NEWS - Bochco is the first! Da oggi su Premium Crime l'ultima invenzione del re dei polizieschi "NYPD"+"Hill Street Blues"
Per
le strade di San Francisco guidati dal Re dei polizieschi americani Steven Bochco, già firma di cult di
genere quali "NYPD" e “Hill Street Blues”. “Murder In The First” è la nuova
creazione del vincitore di ben 10 Emmy
Awards in carriera: è attesa su Premium
Crime in anteprima assoluta dal 23
aprile ogni giovedì in prima serata. Un
solo caso, lungo tutta una stagione, dalle indagini all’arresto e fino al
processo.Nella
sua costruzione, il serial ricorda un altro titolo-capolavoro di Bochco:
“Murder One” (1995). I detective Terry English (Taye Diggs) e Hildy Mulligan (Kathleen
Robertson) indagano su due casi di omicidio che si rivelano legati tra loro
e conducono ad un giovane prodigio della Silicon Valley. Nel corso
dell’indagine la moglie di English muore di malattia terminale e la divorziata
Mulligan ha problemi di gestione col figlio. Le piste da seguire si frappongono
con i problemi personali…La
serie co-ideata da Bochco con Eric Lodal, è già stata rinnovata per la 2° stagione. Originariamente “Murder In The First” era concepito come
un unico caso lungo 22 puntate, progetto poi convertito in due casi da 10
episodi l’uno. Bochco e Lodal sono altresì produttori esecutivi con Thomas
Schlamme (quest’ultimo regista del pilot). Courtney
Ford compare da guest-star in più di un episodio. Su “Variety” Brian Lowry ha commentato: “l’esercizio di stile di Bochco va seguito nei suoi rimandi anche alla
sua stessa storia televisiva, dove oltre a scoprire il colpevole si arriverà a
conoscere il movente e le circostanze dei delitti, una sorta di ribaltamento
della costruzione del caso alla ‘Colombo’ per il quale Bochco firmava le sue
prime sceneggiature”.
mercoledì 22 aprile 2015
NEWS - Aho, famolo americano! La Rai si dà ai remake italiani di serie tv Usa con "Parenthood" (che diventerà con titolo all'amatriciana "Tutto può succedere"!)(ANSA) - Primo remake di Rai1 da una serie tv americana. A produrlo sara' Cattleya. La serie family Parenthood, creata da Jason Katims, e' andata in onda sulla NBC dal 2010 al 2015, grazie all'accordo con la divisione Formats della NBC Universal. In Italia parte oggi su Mya la 6° stagione inedita. Le riprese della versione italiana, che si intitolera' Tutto puo' succedere, sono cominciate ieri a Roma. Nel cast: Pietro Sermonti, Maya Sansa, Ana Caterina Morariu, Alessandro Tiberi, Camilla Filippi, Fabio Ghidoni, Licia Maglietta e Giorgio Colangeli. Le 13 puntate da 100' verranno trasmesse in prima serata sull'ammiraglia Rai agli inizi del 2016. "Parenthood e' una serie family di grande qualita' - ha spiegato Eleonora Andreatta, direttore di Rai Fiction - che combina alla perfezione humour e sentimento. Sono entusiasta all'idea di poter trasferire queste sue tematiche multi-generazionali all'interno del panorama italiano contemporaneo". Per Riccardo Tozzi, presidente di Cattleya, "Parenthood e' stata una bellissima scoperta. Ce ne siamo subito innamorati e l'abbiamo ritenuta perfettamente adattabile alla realta' italiana, in cui da sempre il concetto di famiglia e le sue costanti dinamiche di odio-amore sono il principale motore sociale. Per questo - conclude Tozzi - abbiamo scelto dei bravi e giovani sceneggiatori, Filippo Gravino, Guido Iuculano e Michele Pellegrini, e due ottimi registi come Lucio Pellegrini e Alessandro Angelini che hanno gia' dimostrato di essere in sintonia con questo genere di tematiche". "Siamo felicissimi di lavorare con Rai e Cattleya su un progetto cosi' ambizioso che ci permette di combinare il genere drammatico alla commedia - ha aggiunto JoAnn Alfano, Executive Vice President, Scripted Programming, di NBC Universal International Television Production -. Con un fantastico team di scrittura, registi e cast gia' al lavoro, Tutto puo' succedere promette di essere divertente e toccante come la serie originale che l'ha ispirata".
lunedì 20 aprile 2015
NEWS - Habemus Netflix! Dall'autunno lo sbarco in Italia: monitorati i gusti degli italiani che s'imbucano abbonandosi in Usa. Allo studio serie tv italiane ad hoc. Sky pronta allo scontro s-fibra-nte. Unico nodo da sciogliere, con chi si sposerà Netflix (Telecom o Vodafone?)
Articolo tratto da "Affari e Finanza" de "La Repubblica"
La partita della fibra ottica - che chiama in campo il governo e Mediaset,
Sky e Telecom, Vodafone e Metroweb - deve fare i conti con un ostacolo
piccolo ma ben appuntito. Ora che la crisi economica vive la sua coda
avvelenata, le famiglie e le imprese non corrono certo ad abbonarsi
all'Internet veloce, laddove c'è. Risparmiano, si accontentano delle
velocità web disponibili, annusano l'aria per capire se questa benedetta
fibra assicuri per davvero i vantaggi promessi. Ed ecco allora i big
della telefonia giocare la carta che i "cugini" europei hanno già calato
da tempo: quella della tv. Lungo la fibra devono correre i contenuti
televisivi perché famiglie e imprese si decidano all'acquisto (come
dimostrano i trend stupefacenti della Francia). Succede così che Sky e
Telecom inizino la vendita dei programmi tv via web veloce. E l'offerta
ha 4 gambe perché tu compri in un colpo anche telefonia fissa, cellulare
e Internet a larghissima banda. Una nuova esca intanto prende già corpo
all'orizzonte, e si chiama Netflix, attesa qui da noi per l'autunno. La
tv via cavo americana è molto amata tra i giovani anche perché costa
poco. Nel Regno Unito, il primo mese è gratis mentre dal secondo si
pagano tra le 5,99 e le 8,99 sterline (a seconda della qualità del
segnale, se standard o in hd, e del numero di schermi casalinghi
collegati). In Italia, Netflix è contesa tra Telecom e Vodafone che già
lanciano la volata a chi annuncerà per primo le nozze. Nella trattativa
Telecom schiera due manager ben attrezzati. Sono Pietro Labriola, 48
anni, direttore della "Trasformazione del business", e Stefano De
Angelis, già Ceo della controllata argentina. Il dialogo va avanti,
anche se Netflix chiede forti garanzie (da precisare a contratto) sulla
qualità nella banda. Vodafone Italia tratta nell'ombra, forte della
benedizione del Grande Capo Vittorio Colao, che da ottobre si dice «in
love», innamorato di Netflix. Loro, gli americani, hanno cominciato a
includere Roma nei loro sempre più frequenti tour europei. L'inviato di
Netflix si chiama Darren Nielson, manager già alla Sony, ora
responsabile dell'Acquisizione Contenuti alla paytv. Tracce del suo
passaggio si trovano in Rai, al Leone Film Group di Andrea Leone (figlio
di Sergio) e presso alcuni produttori di grido. L'idea di Netflix è di
produrre anche delle serie in Italia, sul modello di quanto ha fatto in
Francia con Marseille (storia di un sindaco al potere da 25 anni che
ricorda Frank Underwood di House of Cards ). In attesa di firmare i
contratti italiani, Netflix monitora il sentiment, la disponibilità
delle nostre famiglie verso i suoi prodotti. Una preziosa bussola è
incarnata dagli "imbucati". Cioè dalle migliaia di connazionali che si
abbonano alla pay-tv americana malgrado la cosa sia vietata, al momento.
Nella realtà gli italiani aggirano ogni ostacolo. In prima battuta,
usano un servizio di "unlocator" che nasconde l'origine tricolore della
connessione Internet. Al momento di pagare, poi, appoggiano la carta di
credito a un sito americano perfezionando versamenti che altrimenti la
paytv rifiuterebbe. Netflix, che non ha ancora trasmesso un secondo in
Italia, già ne condiziona il mercato. Prendete la fusione tra Sky Italia
e Mediaset Premium,
che sembrava obbligata. Se la cosa non si è fatta, la colpa è anche di
Netflix. Ambasciatori di Sky Italia, prima ancora che la trattativa con Mediaset
entrasse nel vivo, hanno fatto tappa a Bruxelles per stimare il "costo
regolatorio" dell'operazione. Sky Italia ha cercato di capire quali
paletti l'Ue avrebbe imposto al nostro mercato prima di autorizzare la
nascita di una pay-tv solitaria, monopolista. Ora, l'Ue ha lasciato
intendere che avrebbe vietato a Sky-Premium
- cioè al nuovo soggetto unitario - la vendita di contenuti via fibra. E
questo paletto avrebbe avuto una durata fino a 10 anni. La linea
europea ha fatto correre un brivido lungo la schiena di Sky. Uscire dal
mercato della fibra, e dunque accantonare l'alleanza con Telecom,
avrebbe aperto un'autostrada a Netflix, di colpo priva di concorrenti
alle nostre latitudini. Sky, così, ha lasciato cadere la strada di Premium e accelerato l'intesa con Telecom per dire a Netflix che dovrà sudarsi ogni singolo abbonato, qui da noi.
domenica 19 aprile 2015
GOSSIP - Mai dire Maisie! La Williams di "GOT" sorprende sul nuovo "Dazed". Nelle foto ultra-art appare quasi carina e confessa: "la sessualità delle ragazze non è esplorata come dovrebbe, è un taboo"
Maisie Williams of "GOT" shows some attitude on the cover of Dazed‘s Spring/Summer 2015 issue, out on newsstands on Thursday (April 9)!
Here’s what the 17-year-old actress had to share with the mag:
On being a role model: “Whether I like it or not, I’ve become influential to people. I don’t wanna be liked just because I’m pretty. That’s f–king boring, and I’m not that. Lots of young people in the industry try to play it cool, but it just makes them look like arrogant dickheads. I’d much rather be liked because people realize that I’m standing up for myself.”
On her generation: “People think we’re f–king stupid and we don’t know anything about anything. It’s really degrading. I get a lot of adults who are like, ‘You don’t know sh-t,’ and it’s like, ‘You don’t know sh-t. You have no idea what it’s like to be 17 years old.’”
On sexuality: "Sexuality in girls isn’t really explored as much as it should be. We’re quite cool with talking about sexuality in women or boys and men, but not girls. Everyone gets freaked out – it’s quite a taboo thing for girls to wanna have sex. Everyone’s like, ‘Oooh, we can’t talk about that!’ I think, as a girl growing up with that taboo, you feel wrong for meeting boys and stuff.”
For more on Maisie, visit Dazeddigital.com!
Maisie Williams of "GOT" shows some attitude on the cover of Dazed‘s Spring/Summer 2015 issue, out on newsstands on Thursday (April 9)!
Here’s what the 17-year-old actress had to share with the mag:
On being a role model: “Whether I like it or not, I’ve become influential to people. I don’t wanna be liked just because I’m pretty. That’s f–king boring, and I’m not that. Lots of young people in the industry try to play it cool, but it just makes them look like arrogant dickheads. I’d much rather be liked because people realize that I’m standing up for myself.”
On her generation: “People think we’re f–king stupid and we don’t know anything about anything. It’s really degrading. I get a lot of adults who are like, ‘You don’t know sh-t,’ and it’s like, ‘You don’t know sh-t. You have no idea what it’s like to be 17 years old.’”
On sexuality: "Sexuality in girls isn’t really explored as much as it should be. We’re quite cool with talking about sexuality in women or boys and men, but not girls. Everyone gets freaked out – it’s quite a taboo thing for girls to wanna have sex. Everyone’s like, ‘Oooh, we can’t talk about that!’ I think, as a girl growing up with that taboo, you feel wrong for meeting boys and stuff.”
For more on Maisie, visit Dazeddigital.com!
sabato 18 aprile 2015
GOSSIP - Attenti al Cox! La trans di "OITNB" nuda su "Allure" (ma manca un pezzo!)
Laverne Cox of Orange Is The New Black sprawls out naked in this new image for Allure magazine’s Nudes feature in the May 2015 issue, on newsstands April 28. "Going through life, you try to cover and hide, but it doesn't really work," says the Orange Is the New Black star, 30, who at first turned down Allure's request to pose nude. "I said no initially, thought about it, and said no again," she says. "But I'm a black transgender woman. I felt this could be really powerful for the communities that I represent. Black women are not often told that we're beautiful unless we align with certain standards. Trans women certainly are not told we're beautiful. Seeing a black transgender woman embracing and loving everything about herself might be inspiring to some other folks. There's beauty in the things we think are imperfect. That sounds very cliché, but it's true." Cox wanted these pictures for herself, too: "I honestly just want to make myself happy most, and if other people like it, then that's great. If they don't, then I'm still happy."
Laverne Cox of Orange Is The New Black sprawls out naked in this new image for Allure magazine’s Nudes feature in the May 2015 issue, on newsstands April 28. "Going through life, you try to cover and hide, but it doesn't really work," says the Orange Is the New Black star, 30, who at first turned down Allure's request to pose nude. "I said no initially, thought about it, and said no again," she says. "But I'm a black transgender woman. I felt this could be really powerful for the communities that I represent. Black women are not often told that we're beautiful unless we align with certain standards. Trans women certainly are not told we're beautiful. Seeing a black transgender woman embracing and loving everything about herself might be inspiring to some other folks. There's beauty in the things we think are imperfect. That sounds very cliché, but it's true." Cox wanted these pictures for herself, too: "I honestly just want to make myself happy most, and if other people like it, then that's great. If they don't, then I'm still happy."
venerdì 17 aprile 2015
NEWS - E' tempo di Fabri(ca) Fibra! L'accordo Tim+Sky a 39 euro con nuovo decoder MySky che acchiappa anche il digitale terrestre (ma dal secondo anno sale a 59 euro!). Sky prevede con l'intesa di avere 300 mila abbonati in più in un anno. Il gigante-gigolò Telecom guarda anche a Mediaset e Netflix
Articolo di Claudio Plazzotta su "Italia Oggi"
Grazie all'intesa con Tim per l'offerta in fibra ottica, Sky avrà «accesso a oltre un milione di famiglie che ora non riesce a ricevere i nostri contenuti via satellite», dice Andrea Zappia, amministratore delegato della pay tv. Quindi un bel bacino potenziale che potrebbe allargare il parco clienti complessivo del broadcaster (si stimano 300 mila nuovi abbonati in 12 mesi), ormai plafonato da alcuni anni attorno a quota 4,7 milioni. «Per capire la rilevanza dell'accordo con Telecom», prosegue Zappia, «basti pensare che nel Regno Unito quasi il 20% delle famiglie ha un'offerta pay attraverso il cavo a banda larga». Certo, va anche detto che nel Regno Unito il 60% delle famiglie è abbonato alla pay tv, mentre l'Italia è ferma al 30%. Tuttavia «questa partnership (la cui durata è di cinque anni, ndr) è un esempio di come due grandi aziende leader che investono in innovazione possano creare insieme qualcosa che in Italia, fi no a poco tempo fa, non era possibile. Si stimola, così, la domanda, fi nora solo potenziale, di pay tv di qualità anche attraverso la banda larga ultraveloce. In Gran Bretagna e Francia», aggiunge Zappia, «il trend della pay tv è in sviluppo, ma per crescere bisogna innovare. L'esperienza televisiva sta diventando fl uida, la fruizione della tv, o meglio dei contenuti televisivi, è sempre più a ogni ora e ovunque tu sia. L'accordo con la fi bra di Telecom ci consente di prendere un pezzo di mercato che in Italia non esiste e di svilupparlo. Un mercato complementare a quello satellitare. Il tutto avrà un impatto benefico anche sulla catena del valore, perché si riverserà sullo sviluppo dei contenuti». Il numero uno di Sky Italia, smentendo nel frattempo ogni trattativa con Mediaset per i diritti della Champions league di calcio 2015-2018, si sofferma infine sul nuovo decoder My Sky, inserito nel pacchetto con Tim: «È infatti un abilitatore per ricevere tutto, anche il digitale terrestre, e senza bisogno di una digital key». Perciò il dibattito con Mediaset e Rai circa oscuramenti del segnale sul satellite, o sulle cifre che Sky dovrebbe versare loro per inserire i canali Rai o Mediaset nelle sue offerte, potrebbe fare un salto di livello. Di sicuro è necessario che la fibra ottica si diffonda rapidamente in Italia: «Il nostro obiettivo minimo è quello di arrivare, entro il 2017, al 75% di copertura. E non solo per i grandi centri urbani», spiega Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom Italia, «ma pure per i piccoli. Oggi il 4G ha una copertura dell'80%, e contiamo di arrivare al 95% entro il 2017». L'accordo con Sky non è esclusivo «e contenuti che arrivino da altri fornitori che decidano di farli passare sulla rete in fi bra di Telecom sono sempre i benvenuti», assicura Patuano. Vivendi, Mediaset Premium o Netflix, quindi, potrebbero entrare nella partita. Anche se sembra molto difficile. Come anticipato da ItaliaOggi del 19 marzo scorso, comunque, il prezzo base nuovi clienti fibra per Tim Sky, con la connessione Internet fissa e mobile, voce e contenuti tv (pacchetto intrattenimento di Sky) è di 39 euro al mese per il primo anno. Sempre nel primo anno, ciascun pacchetto Sky aggiuntivo (calcio, sport, cinema) costa altri 10 euro al mese. Dal secondo anno, invece, il costo del pacchetto base Tim Sky sale a 59 euro al mese (prezzo di cui si parlava su ItaliaOggi del 14 marzo scorso), con costi aggiuntivi a prezzi di listino per ciascun altro pacchetto Sky. Chi è invece già cliente Telecom fibra o adsl pagherà l'offerta Tim Sky 14 euro al mese per il primo anno, e 19,90 euro dal secondo.
Articolo di Claudio Plazzotta su "Italia Oggi"
Grazie all'intesa con Tim per l'offerta in fibra ottica, Sky avrà «accesso a oltre un milione di famiglie che ora non riesce a ricevere i nostri contenuti via satellite», dice Andrea Zappia, amministratore delegato della pay tv. Quindi un bel bacino potenziale che potrebbe allargare il parco clienti complessivo del broadcaster (si stimano 300 mila nuovi abbonati in 12 mesi), ormai plafonato da alcuni anni attorno a quota 4,7 milioni. «Per capire la rilevanza dell'accordo con Telecom», prosegue Zappia, «basti pensare che nel Regno Unito quasi il 20% delle famiglie ha un'offerta pay attraverso il cavo a banda larga». Certo, va anche detto che nel Regno Unito il 60% delle famiglie è abbonato alla pay tv, mentre l'Italia è ferma al 30%. Tuttavia «questa partnership (la cui durata è di cinque anni, ndr) è un esempio di come due grandi aziende leader che investono in innovazione possano creare insieme qualcosa che in Italia, fi no a poco tempo fa, non era possibile. Si stimola, così, la domanda, fi nora solo potenziale, di pay tv di qualità anche attraverso la banda larga ultraveloce. In Gran Bretagna e Francia», aggiunge Zappia, «il trend della pay tv è in sviluppo, ma per crescere bisogna innovare. L'esperienza televisiva sta diventando fl uida, la fruizione della tv, o meglio dei contenuti televisivi, è sempre più a ogni ora e ovunque tu sia. L'accordo con la fi bra di Telecom ci consente di prendere un pezzo di mercato che in Italia non esiste e di svilupparlo. Un mercato complementare a quello satellitare. Il tutto avrà un impatto benefico anche sulla catena del valore, perché si riverserà sullo sviluppo dei contenuti». Il numero uno di Sky Italia, smentendo nel frattempo ogni trattativa con Mediaset per i diritti della Champions league di calcio 2015-2018, si sofferma infine sul nuovo decoder My Sky, inserito nel pacchetto con Tim: «È infatti un abilitatore per ricevere tutto, anche il digitale terrestre, e senza bisogno di una digital key». Perciò il dibattito con Mediaset e Rai circa oscuramenti del segnale sul satellite, o sulle cifre che Sky dovrebbe versare loro per inserire i canali Rai o Mediaset nelle sue offerte, potrebbe fare un salto di livello. Di sicuro è necessario che la fibra ottica si diffonda rapidamente in Italia: «Il nostro obiettivo minimo è quello di arrivare, entro il 2017, al 75% di copertura. E non solo per i grandi centri urbani», spiega Marco Patuano, amministratore delegato di Telecom Italia, «ma pure per i piccoli. Oggi il 4G ha una copertura dell'80%, e contiamo di arrivare al 95% entro il 2017». L'accordo con Sky non è esclusivo «e contenuti che arrivino da altri fornitori che decidano di farli passare sulla rete in fi bra di Telecom sono sempre i benvenuti», assicura Patuano. Vivendi, Mediaset Premium o Netflix, quindi, potrebbero entrare nella partita. Anche se sembra molto difficile. Come anticipato da ItaliaOggi del 19 marzo scorso, comunque, il prezzo base nuovi clienti fibra per Tim Sky, con la connessione Internet fissa e mobile, voce e contenuti tv (pacchetto intrattenimento di Sky) è di 39 euro al mese per il primo anno. Sempre nel primo anno, ciascun pacchetto Sky aggiuntivo (calcio, sport, cinema) costa altri 10 euro al mese. Dal secondo anno, invece, il costo del pacchetto base Tim Sky sale a 59 euro al mese (prezzo di cui si parlava su ItaliaOggi del 14 marzo scorso), con costi aggiuntivi a prezzi di listino per ciascun altro pacchetto Sky. Chi è invece già cliente Telecom fibra o adsl pagherà l'offerta Tim Sky 14 euro al mese per il primo anno, e 19,90 euro dal secondo.
giovedì 16 aprile 2015
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Game of Thrones", grandioso fantasy riveduto e corretto
"Con virtuosa tempestività è iniziata anche da noi la quinta stagione di «Games of Thrones»: 12 aprile negli Usa, 13 aprile in Italia, v.o. con sottotitoli (Sky Atlantic, ore 22.10). La serie HBO «Game of Thrones» è stata creata da David Benioff and D. B. Weiss, adattando per il piccolo schermo la saga di romanzi fantasy Cronache del ghiaccio e del fuoco dello scrittore statunitense George R. R. Martin. Dal suo debutto nel 2011 ad oggi, «Game of Thrones» si è consacrato come fenomeno televisivo assoluto, tenendo costantemente il pubblico sulle corde con una sequela sensazionale di sviluppi improvvisi e inaspettati della trama. Impossibile in poche righe tentare di abbozzare la trama. A seguito delle inaspettate morti della quarta stagione, la quinta stagione si apre con un vuoto di potere che i protagonisti cercheranno di colmare. Le casate che si contendono il trono di spade, emblema dei sette regni, sono in lotta per la conquista del potere nelle scontornate terre di Westeros ed Essos...«Games of Thrones» è un grandioso racconto sul potere, capace di costruire un mondo complesso, ambiguo ma, nello stesso tempo, coerente, in cui tutti i sentimenti e i valori sono così estremi perché primordiali, non ancora intaccati dalla «civiltà»: il desiderio e l'odio, l'attrazione e l'ambizione, la lealtà e il tradimento, la giustizia e la vendetta. Cersei cerca in ogni modo di rimanere aggrappata al potere di Approdo del Re minacciato dal casato dei Tyrell e dall'ascesa di un nuovo gruppo religioso guidato dall'enigmatico High Sparrow, mentre il nano Tyrion, scappato dalla prigione, trova una nuova causa per cui combattere. «Games of Thrones» è fantasy, ma riveduto e corretto da un drammaturgo shakespeariano, con dialoghi da tragedia o da musical, è una complessa commistione di tristezza e umorismo che sembra provenire dalle misteriose lande del mondo delle saghe e dei poemi nordici". (Aldo Grasso, 15.04.2015)
CORRIERE DELLA SERA"Game of Thrones", grandioso fantasy riveduto e corretto
"Con virtuosa tempestività è iniziata anche da noi la quinta stagione di «Games of Thrones»: 12 aprile negli Usa, 13 aprile in Italia, v.o. con sottotitoli (Sky Atlantic, ore 22.10). La serie HBO «Game of Thrones» è stata creata da David Benioff and D. B. Weiss, adattando per il piccolo schermo la saga di romanzi fantasy Cronache del ghiaccio e del fuoco dello scrittore statunitense George R. R. Martin. Dal suo debutto nel 2011 ad oggi, «Game of Thrones» si è consacrato come fenomeno televisivo assoluto, tenendo costantemente il pubblico sulle corde con una sequela sensazionale di sviluppi improvvisi e inaspettati della trama. Impossibile in poche righe tentare di abbozzare la trama. A seguito delle inaspettate morti della quarta stagione, la quinta stagione si apre con un vuoto di potere che i protagonisti cercheranno di colmare. Le casate che si contendono il trono di spade, emblema dei sette regni, sono in lotta per la conquista del potere nelle scontornate terre di Westeros ed Essos...«Games of Thrones» è un grandioso racconto sul potere, capace di costruire un mondo complesso, ambiguo ma, nello stesso tempo, coerente, in cui tutti i sentimenti e i valori sono così estremi perché primordiali, non ancora intaccati dalla «civiltà»: il desiderio e l'odio, l'attrazione e l'ambizione, la lealtà e il tradimento, la giustizia e la vendetta. Cersei cerca in ogni modo di rimanere aggrappata al potere di Approdo del Re minacciato dal casato dei Tyrell e dall'ascesa di un nuovo gruppo religioso guidato dall'enigmatico High Sparrow, mentre il nano Tyrion, scappato dalla prigione, trova una nuova causa per cui combattere. «Games of Thrones» è fantasy, ma riveduto e corretto da un drammaturgo shakespeariano, con dialoghi da tragedia o da musical, è una complessa commistione di tristezza e umorismo che sembra provenire dalle misteriose lande del mondo delle saghe e dei poemi nordici". (Aldo Grasso, 15.04.2015)
Uh, @Netflix Adding Audio Description Tracks for Visually Impaired, Starting with ‘Marvel’s #Daredevil.
http://t.co/leD3sIdq3B via @Variety
— Leo Damerini (@LeoDamerini) 15 Aprile 2015
mercoledì 15 aprile 2015
NEWS - Sky+Telecom, accordo al via sulla banda (ultra)larga (Netflix è avvisata!)
L'obiettivo dei due neo-alleati è chiaro: Sky punta a portare i suoi canali a quel milione circa di famiglie che non sono in grado per problemi tecnici di montarsi una parabola sul tetto di casa. E nello stesso tempo incasserà una sorta di "canone" annuale dalla Telecom che si sarebbe impegnata a rilevare un certo numero di decoder da girare ai clienti. La società di tlc tricolore punta invece a usare il cavallo di Troia dei contenuti del network per spingere sugli abbonamenti in banda larga dove il valore aggiunto è maggiore. Telecom Italia non è vincolata a Sky da un contratto in esclusiva. Nei mesi scorsi, anzi, aveva avviato contatti per un'intesa di questo tipo con Mediaset Premium. Difficile però che l'asse con Cologno possa decollare in tempi brevi anche perché l'onere finanziario legato ai minimi garantiti a Murdoch (si parla di 120mila decoder acquistati l'anno per un valore commerciale vicino ai 70 milioni) sarebbe in questa fase sperimentale abbastanza oneroso.
Gli utenti che si abboneranno al nuovo servizio - nei primi 12 mesi si punta a 300mila persone - si vedranno installare in casa un modem a banda ultralarga assieme a un decoder di Sky dedicato a questa tecnologia. E con un'unica bolletta- la proposta commerciale verrà presentata giovedì - pagheranno fisso, mobile, internet e le trasmissioni di Sky scegliendo dal bouquet di offerte di Santa Giulia. La convergenza tra telefonia e televisioni è un fenomeno in rapidissima crescita su entrambe le sponde dell'Atlantico. I margini della tlc tradizionali si stanno assottigliando, le televisioni sono costrette a fare i conti con uno scenario strategico dove i consumi si stanno spostando dal video tradizionale alle nuove piattaforme hi-tech.
Unire le forze è un modo per avere le spalle più larghe senza perdere il treno delle tecnologie. AT&T negli Usa si è così acquistata Direct Tv. La spagnola Telefonica ha fatto shopping di canali (rilevando tra l'altro Digital Plus da Prisa e Mediaset) ed è entrata con l'11% - pagando 100 milioni - nella pay-tv del Biscione. British Telecom ha sfidato Sky facendo incetta di diritti sportivi con cui arricchire i suoi contenuti e le offerte. Vodafone siè comprata per 10 miliardi l'operatore spagnolo via cavo Ono.
Sul palcoscenico italiano, chiusa l'intesa tra Sky e Telecom, resta da sciogliere il nodo di cosa faranno su questo fronte Rai e Mediaset. Le tv a pagamento di casa Berlusconi sono da tempo a caccia di partner, anche per dividere gli oneri legati alla costosa acquisizione dei diritti per la Champions dal 2015 al 2018. Oltre a Telefonica, a Cologno hanno bussato Al Jazeera e Canal +, la rete televisiva controllata da Vivendi. Proprio quest'ultimo particolare aveva lasciato aperto uno spiraglio per un'alleanza con Telecom (antico sogno del Cavaliere): Vivendi entrerà presto con una quota dell'8,3% dei diritti di voto nel capitale dell'ex monopolio e il finanziere bretone Vincent Bolloré, legato da un'antica amicizia con Berlusconi, sta rafforzando il suo controllo sulla holding francese. La scelta di Marco Patuano di convolare a nozze con Murdoch sembra aver allontanato questa ipotesi. Ma sull'asse tra Parigi ed Arcore in molti si aspettano ugualmente rapidi sviluppi.
I PUNTI IN SINTESI DELL'OFFERTA SKY+TELECOM
1-L'OFFERTA L'accordo tra Telecom e Sky consentirà di pagare con la bolletta fisso, mobile, internet e la pay-tv
2-LA TECNOLOGIA Grazie al modem in banda ultra larga i programmi delle tv di Murdoch saranno ricevibili anche da chi non può montare parabole
3-I MEZZI TECNICI La convergenza sarà resa possibile montando un modem a banda ultralarga e un decoder dedicato di Santa Giulia
4-I VANTAGGI Sky potrà raggiungere clienti prima eslcusi dai suoi servizi, Telecom promuoverà l'offerta della banda larga
Articolo tratto da ""La Repubblica"
Sky e Telecom lanciano anche in Italia il risiko della convergenza tra tv, telefono e internet. La società di Rupert Murdoch e l'ex monopolio
delle tlc tricolori annunceranno dopodomani il decollo di un'offerta
congiunta dei servizi a banda ultralarga del gruppo di Marco Patuano
assieme ai contenuti della tv via satellite. Che, in questo caso,
arriverà nelle case attraverso la fibra ottica.L'obiettivo dei due neo-alleati è chiaro: Sky punta a portare i suoi canali a quel milione circa di famiglie che non sono in grado per problemi tecnici di montarsi una parabola sul tetto di casa. E nello stesso tempo incasserà una sorta di "canone" annuale dalla Telecom che si sarebbe impegnata a rilevare un certo numero di decoder da girare ai clienti. La società di tlc tricolore punta invece a usare il cavallo di Troia dei contenuti del network per spingere sugli abbonamenti in banda larga dove il valore aggiunto è maggiore. Telecom Italia non è vincolata a Sky da un contratto in esclusiva. Nei mesi scorsi, anzi, aveva avviato contatti per un'intesa di questo tipo con Mediaset Premium. Difficile però che l'asse con Cologno possa decollare in tempi brevi anche perché l'onere finanziario legato ai minimi garantiti a Murdoch (si parla di 120mila decoder acquistati l'anno per un valore commerciale vicino ai 70 milioni) sarebbe in questa fase sperimentale abbastanza oneroso.
Gli utenti che si abboneranno al nuovo servizio - nei primi 12 mesi si punta a 300mila persone - si vedranno installare in casa un modem a banda ultralarga assieme a un decoder di Sky dedicato a questa tecnologia. E con un'unica bolletta- la proposta commerciale verrà presentata giovedì - pagheranno fisso, mobile, internet e le trasmissioni di Sky scegliendo dal bouquet di offerte di Santa Giulia. La convergenza tra telefonia e televisioni è un fenomeno in rapidissima crescita su entrambe le sponde dell'Atlantico. I margini della tlc tradizionali si stanno assottigliando, le televisioni sono costrette a fare i conti con uno scenario strategico dove i consumi si stanno spostando dal video tradizionale alle nuove piattaforme hi-tech.
Unire le forze è un modo per avere le spalle più larghe senza perdere il treno delle tecnologie. AT&T negli Usa si è così acquistata Direct Tv. La spagnola Telefonica ha fatto shopping di canali (rilevando tra l'altro Digital Plus da Prisa e Mediaset) ed è entrata con l'11% - pagando 100 milioni - nella pay-tv del Biscione. British Telecom ha sfidato Sky facendo incetta di diritti sportivi con cui arricchire i suoi contenuti e le offerte. Vodafone siè comprata per 10 miliardi l'operatore spagnolo via cavo Ono.
Sul palcoscenico italiano, chiusa l'intesa tra Sky e Telecom, resta da sciogliere il nodo di cosa faranno su questo fronte Rai e Mediaset. Le tv a pagamento di casa Berlusconi sono da tempo a caccia di partner, anche per dividere gli oneri legati alla costosa acquisizione dei diritti per la Champions dal 2015 al 2018. Oltre a Telefonica, a Cologno hanno bussato Al Jazeera e Canal +, la rete televisiva controllata da Vivendi. Proprio quest'ultimo particolare aveva lasciato aperto uno spiraglio per un'alleanza con Telecom (antico sogno del Cavaliere): Vivendi entrerà presto con una quota dell'8,3% dei diritti di voto nel capitale dell'ex monopolio e il finanziere bretone Vincent Bolloré, legato da un'antica amicizia con Berlusconi, sta rafforzando il suo controllo sulla holding francese. La scelta di Marco Patuano di convolare a nozze con Murdoch sembra aver allontanato questa ipotesi. Ma sull'asse tra Parigi ed Arcore in molti si aspettano ugualmente rapidi sviluppi.
I PUNTI IN SINTESI DELL'OFFERTA SKY+TELECOM
1-L'OFFERTA L'accordo tra Telecom e Sky consentirà di pagare con la bolletta fisso, mobile, internet e la pay-tv
2-LA TECNOLOGIA Grazie al modem in banda ultra larga i programmi delle tv di Murdoch saranno ricevibili anche da chi non può montare parabole
3-I MEZZI TECNICI La convergenza sarà resa possibile montando un modem a banda ultralarga e un decoder dedicato di Santa Giulia
4-I VANTAGGI Sky potrà raggiungere clienti prima eslcusi dai suoi servizi, Telecom promuoverà l'offerta della banda larga
martedì 14 aprile 2015
Nella Top 5 dei programmi tv più twittati della settimana esce #1992LaSerie.
Si deduce che Miriam Leone nell'ultima puntata fosse vestita.
— Leo Damerini (@LeoDamerini) 13 Aprile 2015
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"The Originals", un agitarsi furioso senza idee
"La televisione è fatta di alti e bassi, di titoli di punta e grandi successi e di una programmazione minore, che serve più che altro a riempire tutti i molti spazi che rimangono liberi. Vale per l'Italia, e questo lo sappiamo bene. E vale per la blasonata tv statunitense: qui, concentrandoci sempre sulle serie più viste, più amate o più vicine all'ideale di «qualità», lasciamo spesso sullo sfondo i prodotti meno ambiziosi. È il caso di un titolo come The Originals, trasmesso negli Stati Uniti dal «network per giovani» The CW e in Italia dal canale femminile Mya (Mediaset Premium, domenica e giovedì, ore 21.15). La serie è uno spin-off di The Vampire Diaries , è giunta alla seconda stagione ed è già confermata per una terza. I tre fratelli Mikaelson, Klaus (Joseph Morgan), Elijah (Daniel Gillies) e Rebekah (Claire Holt, che però sparisce presto nella seconda stagione), sono vampiri originali, già presenti nella serie-madre, che si spostano a New Orleans e cercano di riconquistare il quartiere francese, da cui erano stati cacciati tempo prima e che ora è al centro di una guerra costante tra fazioni per ottenerne il controllo. Impossibile ricostruire in dettaglio la trama, che su questo canovaccio, il ritorno e la conquista, innesta un complesso intrico di relazioni tra vampiri, lupi mannari e streghe, di doppi giochi incrociati, di quiete prima della tempesta e scontri improvvisi.
La serie, creata da Julie Plec, sfodera tutto l'armamentario fantasy - ipnosi, incantesimi, sangue, paletti, anelli, pozioni, persino risurrezioni - e occhieggia in modo evidente a recenti fenomeni di romanzi e film young adult, come Twilight o Hunger Games : impossibile trovare un mostro che non sia anche di bell'aspetto. Nomi e categorie si accumulano a ogni puntata, i piani temporali si confondono, l'agire è sempre determinante: ma l'impressione è che si tratti di molto rumore per nulla, di un agitarsi furioso che copre il vuoto di idee". (Aldo Grasso, 11.04.2014)
CORRIERE DELLA SERA
"The Originals", un agitarsi furioso senza idee
"La televisione è fatta di alti e bassi, di titoli di punta e grandi successi e di una programmazione minore, che serve più che altro a riempire tutti i molti spazi che rimangono liberi. Vale per l'Italia, e questo lo sappiamo bene. E vale per la blasonata tv statunitense: qui, concentrandoci sempre sulle serie più viste, più amate o più vicine all'ideale di «qualità», lasciamo spesso sullo sfondo i prodotti meno ambiziosi. È il caso di un titolo come The Originals, trasmesso negli Stati Uniti dal «network per giovani» The CW e in Italia dal canale femminile Mya (Mediaset Premium, domenica e giovedì, ore 21.15). La serie è uno spin-off di The Vampire Diaries , è giunta alla seconda stagione ed è già confermata per una terza. I tre fratelli Mikaelson, Klaus (Joseph Morgan), Elijah (Daniel Gillies) e Rebekah (Claire Holt, che però sparisce presto nella seconda stagione), sono vampiri originali, già presenti nella serie-madre, che si spostano a New Orleans e cercano di riconquistare il quartiere francese, da cui erano stati cacciati tempo prima e che ora è al centro di una guerra costante tra fazioni per ottenerne il controllo. Impossibile ricostruire in dettaglio la trama, che su questo canovaccio, il ritorno e la conquista, innesta un complesso intrico di relazioni tra vampiri, lupi mannari e streghe, di doppi giochi incrociati, di quiete prima della tempesta e scontri improvvisi.
La serie, creata da Julie Plec, sfodera tutto l'armamentario fantasy - ipnosi, incantesimi, sangue, paletti, anelli, pozioni, persino risurrezioni - e occhieggia in modo evidente a recenti fenomeni di romanzi e film young adult, come Twilight o Hunger Games : impossibile trovare un mostro che non sia anche di bell'aspetto. Nomi e categorie si accumulano a ogni puntata, i piani temporali si confondono, l'agire è sempre determinante: ma l'impressione è che si tratti di molto rumore per nulla, di un agitarsi furioso che copre il vuoto di idee". (Aldo Grasso, 11.04.2014)
lunedì 13 aprile 2015
NEWS - Top Crime, che tris d'assi! "The Affair", "American Crime" e "Aquarius" sulla tv digitale Mediaset (free)
Top Crime è l’ultima nata tra le reti temetiche free di Mediaset ed ha ottenuto da subito grandi consensi: è terza rete in prime time tra le digitali terrestri gratuite. E’ la destinazione di chi apprezza le serie poliziesche e preferisce il racconto breve rispetto all’impegno di tempo richiesto da un classico film. Sette serate, sette diverse proposte. Novità in arrivo: oltre 100 ore di telefilm in prima visione tv assoluta. Tra questi:
“The Affair”: premiato con 2 Golden
Globes 2015 (“miglior serie drammatica” e “miglior attrice” Ruth Wilson),
il serial racconta di un umicidio tra le pieghe di una relazione extraconiugale
tra lo scrittore Noah (Dominic West)
e la cameriera Alison (Ruth Wilson).
Ruoli da comprimari per Joshua Jackson
(“Dawson’s Creek”, “Fringe”) e Maura
Tierney (“ER”), rispettivamente marito di Alison e moglie di Noah. La
particolarità della serie, una delle rivelazioni della stagione 2014-2015, sta
nella prospettiva in soggettiva dei due amanti nel ricostruire il loro…affair.
Ideatori sono l’israeliano Hagai Levi
(a lui si deve “BeTipul”, il format originale israeliano dal quale è stato
tratto il celebrato “In Treatment”) e Sarah
Treem (già produttrice di “In Treatment” USA e “House of Cards”). I due
attori protagonisti, West e Wilson, sono di origini britanniche. "Probabilmente non c'è niente di più banale di una relazione
extraconiugale. Parte del bagliore di ‘The Affair’ sta proprio nel
suo tessere un telaio sconcertante ed enigmatico
in maniera quasi esaperante attorno all'impulso meno misterioso del
mondo", questo il giudizio del “New
York Times” sulla serie già
confermata per la 2° stagione.
“American Crime”: dallo sceneggiatore John Ridley, vincitore dell’Oscar
per il film “12 anno schiavo”, la
storia di un processo (e di un crimine) che cambierà le vite di tutti coloro
che vengono coinvolti. Un omicidio avvenuto apparentemente per motivi razziali
scoperchia un sistema sociale, politico e giudiziario impensabile e
sorprendente, che trasuda sospetti e drammi in cui l’assassinio è forse il più
lieve dei mali. Felicity Huffman
(“Desperate Housewives”) e Timothy
Hutton (“Leverage”) spiccano tra i protagonisti. Ridley firma anche da
produttore e dirige le prime due puntate. Penelope Ann Miller compare da
guest-star in più di una puntata.
“Aquarius”: David Duchovny (“X-Files”,
“Californication”) nelle vesti del
detective che deve catturare Charles
Manson. Una delle scommesse
televisive del 2015 vede il protagonista Sam Hodiak investigare su uno dei
più leggendari serial-killer della storia prima del noto massacro che lo rese
tristemente celebre. Claire Holt
(“The Vampire Diaries”, “The Originals”, “Pretty Little Liars”) è la
protagonista femminile, nei panni di una detective che fatica a essere presa in
seria considerazione. Gethin Anthony
(“Game of Thrones”) è chiamato a interpretare Manson. Duchovny compare anche da
produttore esecutivo.
Top Crime è l’ultima nata tra le reti temetiche free di Mediaset ed ha ottenuto da subito grandi consensi: è terza rete in prime time tra le digitali terrestri gratuite. E’ la destinazione di chi apprezza le serie poliziesche e preferisce il racconto breve rispetto all’impegno di tempo richiesto da un classico film. Sette serate, sette diverse proposte. Novità in arrivo: oltre 100 ore di telefilm in prima visione tv assoluta. Tra questi:
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The Affair
GOSSIP - Keep Glamour and Kerry on! La Washington di "Scandal" da cover...
Kerry Washington makes looking good, look easy -- which is why she recently landed at the top of Vanity Fair's Best-Dressed List and now on the cover of Glamour's October 2013 issue.
However, the 36-year-old star revealed to the glossy that fashion used to be an afterthought before she took some time to fine tune her sartorial skills and develop "Red-Carpet Kerry." Well, she could have fooled us.
And speaking of skills, Kerry might not be the crisis management pro she so superbly plays on "Scandal," but she can definitely impart some sage advice on the fly. In a behind-the-scenes video from Glamour's cover shoot, the glossy gets Kerry to field some pressing issues sent in by readers.
And here's a look at Kerry's Glamour cover and one of our favorite photos from her feature. Head over to Glamour.com to see more!
Kerry Washington makes looking good, look easy -- which is why she recently landed at the top of Vanity Fair's Best-Dressed List and now on the cover of Glamour's October 2013 issue.
However, the 36-year-old star revealed to the glossy that fashion used to be an afterthought before she took some time to fine tune her sartorial skills and develop "Red-Carpet Kerry." Well, she could have fooled us.
And speaking of skills, Kerry might not be the crisis management pro she so superbly plays on "Scandal," but she can definitely impart some sage advice on the fly. In a behind-the-scenes video from Glamour's cover shoot, the glossy gets Kerry to field some pressing issues sent in by readers.
And here's a look at Kerry's Glamour cover and one of our favorite photos from her feature. Head over to Glamour.com to see more!
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"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm
Lick it or Leave it!
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