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giovedì 31 marzo 2016

NEWS - Non ci Negan(o) nulla! Secondo Andrew Lincoln di "TWD" l'entrata in scena di Negan "sarà la migliore mai scritta" (sulla scorta di quanto visto prima, ci vuol poco!)

Articoli tratti da "Entertainment Weekly" 
AMC released a trailer for the season 6 finale of The Walking Dead which featured the tantalizing first frames of footage of Jeffrey Dean Morgan as Negan. As ominous as those frames were, they only showed the infamous comic book villain from the back along with a close up of his barbed-wire covered baseball bat Lucille.
Now, however, the network has followed that up with the first still image of the charismatic bully (as described by showrunner Scott M. Gimple). Once again, we don’t see Negan’s face, but he is armed and ready with Lucille. (Gulp!)
Check out the image for yourself. And then brace yourself for Sunday. Any guesses as to who may be on the receiving end of said bat?
Ask The Walking Dead star Andrew Lincoln what sort of character fans should brace themselves for with the arrival of Negan on Sunday’s season 6 finale, and all he can do is laugh.
“You know …” he begins, before laughing again. “Just get ready, man. Just get ready.” Lincoln shares that exec producer Greg Nicotero, who directed the episode, has called it “the best one yet,” and Lincoln seems to agree, especially when it comes to  the introduction of his soon-to-be-on-screen nemesis. “I read the script and I went, ‘This is the greatest entrance ever written". 
Of course, that dramatic entrance may have lead to a little jealousy among the cast when it comes to Negan actor Jeffrey Dean Morgan. “All of the guys were going, ‘Aw, man. I wish I had gotten this guy!’ ” says Lincoln with a laugh. “It’s incredible. Although it’s also kind of unbearable. Norman and I were like, ‘Ugh, all the girls on set are gonna love him.’ “
Yes, then more laughing. Followed by a more serious appreciation: “He’s just the coolest guy and everybody loves him,” says Lincoln of Morgan. “Jeffrey’s such a great guy and I’ve been a huge admirer of his since he played the Comedian [in Watchmen] and everything else he’s done. We’re going to have a lot of fun. Honestly, we are so thrilled to have him. We’re lucky people.”
Lincoln knows that comic book fans have been eagerly awaiting Negan’s arrival and says they will not be disappointed. “We’ve been talking about this guy for a long time. It’s probably the most important casting since Rick, really. Everybody needs a hero, but I think they probably need a really good baddie even more. Negan’s incredibly charismatic. In this deranged society, there is a kind of logic to the way that he is running the place. He runs a tight ship, I’ll tell you that much. I’m actually very impressed. I doff my cap to this man!”
And as for the 90-minute finale itself? “It’s an incredibly brilliant and well constructed and tense final episode,” says Lincoln. “It’s really dark, man. It’s really dark.” Consider yourself warned.

4 commenti:

nanni ha detto...

ormai questa serie ha poco da dire, sempre peggio, personaggi sempre più scollati e sempre meno gruppo, non riescono più a fare un racconto corale puntando sui singoli e riempiendo di action una sceneggiatura che fa acqua da tutte le parti...oltretutto pure inverosimile per molti aspetti. La boccio totalmente.

Anonimo ha detto...

Per il mercato internazionale Fox International Channels aveva a disposizione la versione da 45 minuti che è stata trasmessa (e che è stata l’unica doppiata in italiano): quella più lunga (poco più di 60 minuti netti, con gli spot pubblicitari 90 minuti) è stata usata solo per la trasmissione USA sul canale cavo AMC.

parkymeter ha detto...

La ripetitività di TWD dipende principalmente da due fattori: in primo luogo, i protagonisti sono tutti buoni, senza un minimo di sfaccettature, e combattono contro persone sempre cattivissime. Shane era l’unico personaggio con un minimo di conflitto interiore che lo portava a fare cose non sempre giuste, e non a caso il declino del mio interesse verso questa serie è coinciso con la sua morte.

A mio parere il maggior punto di forza delle migliori serie tv è nella scrittura di personaggi molto complessi, la cui psicologia si evolve al punto che dopo un po’ lo spettatore non è più così sicuro di voler fare il tifo per loro (Walter White ne è solo l’esempio più lampante). Se giri 60 episodi in cui i protagonisti non cambiano mai – fatta eccezione per un paio di botte di matto di Rick senza grosse conseguenze – stai deliberatamente scegliendo di non sfruttare il massimo vantaggio che una serie tv ti concede, ovvero l’ampio respiro del suo orizzonte temporale rispetto a quello, più ristretto, di un film. Se poi la serie tv tratta di zombi – storicamente uno dei generi più a rischio monotonia – quest’assenza di sviluppo diviene una colpa ancora più grave.

Il secondo fattore che ha reso TWD una serie paurosamente noiosa è il fatto che non c’è nessuna evoluzione sul contesto in cui i personaggi si muovono. L’ammontare di informazioni a nostra disposizione sull’epidemia che ha causato l’invasione di zombi è esattamente lo stesso dal primo episodio della prima stagione, fatto salvo un piccolo colpo di scena – tutto sommato poco rilevante – alla fine della seconda (“siamo già tutti infetti”) e qualche generica e sbrigativa allusione al Progetto Genoma da parte di Eugene all’inizio della quinta, poi rivelatosi un bluff. Nell’economia di un film di un’ora e mezza possiamo accettare di vivere nell’ignoranza, ma se in 60 episodi non mi riveli nulla né introduci uno sconvolgimento anche minimo, mi viene il sospetto che tu mi stia prendendo in giro.

Proprio questa storia della presa in giro mi porta a un’ultima riflessione. Qualche tempo fa con i miei amici affrontavo una discussione interessante: fra 500 anni, cosa si studierà a scuola dell’arte contemporanea? Uno di loro aveva giustamente osservato che, dati per scontati Roth e Gabriel García Márquez, probabilmente la sceneggiatura avrà un peso crescente, perché diversi prodotti per cinema e tv hanno alzato parecchio la qualità media degli script, che poco hanno da invidiare a molte opere letterarie. E alcune serie televisive (e.g.: Game of Thrones, Fargo) hanno fatto di questa componente il loro punto di forza.

Però a volte mi chiedo se il successo delle serie tv dipenda dal fatto che siano scritte bene, o dal loro essere concepite per dare dipendenza. Prendiamo il caso più emblematico: Lost. Con le sue dinamiche a catena (scoperta di un pezzo di mistero per ogni puntata, che poi apre la porta a un mistero ancora più grande lasciato in sospeso per la prossima), la creazione di J. J. Abrams ha letteralmente truffato una generazione, inchiodandola a un televisore a osservare estasiata una serie in cui nella prima stagione tutto ciò che succedeva era l’apertura di una botola. Passavi anni a dire ai tuoi amici che se non guardavano Lost erano degli idioti, e ci voleva circa un’ottantina di episodi prima che ti rendessi conto che in realtà l’idiota eri tu.

La questione è che con l’impressionante evoluzione delle tv series è anche nato il genere di serie tv “di maniera”, che catalizzano l’attenzione più per la curiosità che il pubblico prova verso il prossimo episodio che per la qualità con cui sono realizzate. E ho il sentore che TWD faccia proprio parte di questa categoria.

Anonimo ha detto...

Scusa parkymeter ma prima di scrivere cazzate su questa serie tv guardala meglio che mi sembra che la guardi ( se la guardi tutt'ora) con gli occhi chiusi.

1. Non è una serie tv noiosa anzi ci sono molti colpi finali, molta azione sugli zombie e su esseri umani cattivi, molto amore su alcuni protagonisti.

2. Vorrei proprio vedere te in quella situazione che ti trovi un zombie davanti vorrei vedere cosa cavolo fai!

3. I protagonisti devono ogni giorno soppravivvere con gli zombie che cercano di mangiarli.

Soppravivvere con alcuni essere umani che in quella situazione perdono la testa e commettono molti crimini, cioè uccidono persone vive non zombie.

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