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martedì 29 marzo 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Fear the Walking Dead", racconto epico sulle paure globali
"Paramount Channel sta proponendo «Fear the Walking Dead», spin offe prequel della celebre serie «The Walking Dead» (canale 27 del dtt, giovedì, 2L10). Nella Città degli Angeli, dove le persone vanno per sfuggire ai propri segreti e seppellire il proprio passato, un'epidemia misteriosa minaccia di distruggere la fragile stabilità che i protagonisti sono riusciti a crearsi. Lo scenario è ancora apocalittico, l'avanzata degli zombi pare inarrestabile. «Fear the Walking Dead» è creata da Robert Kirkman e Dave Erickson per la Amc. Anch'essa è basata sul fumetto omonimo di Robert Kirkman, Tony Moore e Charlie Adlard: è il classico prodotto «di genere» che strizza l'occhio agli appassionati della graphic novel da cui è tratto. Ma è anche un grande racconto epico, una narrazione popolare e raffinata allo stesso tempo, in cui sentimenti e pulsioni prendono forma narrativa. Per dirci cosa? Che dobbiamo temere i morti viventi? Che la fine del fondo procede? Che perle famiglie Manawa e Salazar il destino è segnato? Citando «Game of Thrones» il politologo francese Dominique Moïsi ci ricorda che «l'inverno sta avanzando», ovunque. Nel suo recente La géopolitique des séries, ou le triomphe de la peur (Stock, 2016), Misi sostiene che le serie americane raccontano, meglio di ogni altra forma espressiva, la globalizzazione della paura. Per esempio, «Game of Thrones» «esprime la fascinazione per il caos, la paura di fronte al ritorno della barbarie, il Medioevo di ieri che evoca il Medio Oriente di oggi». Anche una serie come «Fear the Walking Dead» contribuisce ad arricchire il catalogo delle paure del mondo, qualunque spavento incarnino gli zombi. Traduce il nostro sconcerto di fronte a un mondo complesso e ansiogeno. Moïsi è perentorio: «Sappiamo che i terroristi dell'Isis sono molto connessi a Internet e possiamo domandarci se non si ispirino alle serie per atterrire l'opinione pubblica mondiale»". (Aldo Grasso, 26.03.2016)

1 commento:

bea ha detto...

serie molto banale rispetto all'originale, davvero pessima

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