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lunedì 27 luglio 2015

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
I clichè di "Rush", alla larga da "House" e "The Knick"
"E' arrivato un nuovo personaggio ad arricchire la galleria di medici che le serie televisive americane hanno raccontato lungo il corso degli anni, a partire dal mitico dottor Kildare in avanti. È il protagonista della serie «Rush»: un giovane medico, il primo del suo corso alla scuola di medicina di Harvard, dotato di una mente brillante a servizio di una personalità particolare (Fox, lunedì, ore 21.00). William Rush è un narciso a cui piacciono moltc gli eccessi di ogni tipo, ha un debole neanche troppo nascosto per il lusso, per le belle donne, per i drink e le droghe che esaltano o calmano, a seconda della smania del momento. Dato che il carattere di un uomo è il suo destino, Rush interrompe presto la carriera di medico ospedaliero al pronto soccorso, poco coerente con il suo stile di vita, per dedicarsi a un'attività tanto più redditizia quanto più moralmente ambigua. Inizia infatti a fornire consulenza medica privata, a domicilio, per aiutare clienti molto danarosi che si trovano In situazioni parecchio equivoche, che richiedono particolare discrezione. Di norma, l'hanno combinata grossa e non vogliono che la cosa riceva pubblicità. Nella nuova attività di Rush, 11 giuramento di Ippocrate viene sostituito da altri, molto più pragmatici voti: «Curo chi paga, in contanti, in anticipo». L'atto terapeutico, di solito ispirato agli alti ideali dell'aiutare e guarire, si trasforma in mero strumento per fare cassa. La serie presenta non pochi cliché ed è lontana anni luce dalla complessità di esempi che hanno cambiato profondamente il modo di rappresentare la medicina, diventato molto più cinico e spregiudicato, da «House» al recente «The Knick». Ma è testimonianza di un'evoluzione nel genere del «medical drama», di una tendenza a ragionare con insistenza sulla figura dell'antieroe che rappresenta uno dei filoni più interessanti della televisione americana contemporanea". (Aldo Grasso, 27.07.2015)

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