sabato 17 dicembre 2011

Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!

Stracult della settimana? Homeland, il nuovo drama-thriller targato Showtime, che si fa carico di raccogliere l’eredità (e i fan) di 24. E non è un caso che lo show, ispirato alla seri e israeliana Hatufim, vanti alla produzione Howard Gordon e Alex Gansa, sceneggiatori e produttori proprio della serie con Kiefer Sutherland. Stavolta però, non c’è nessun Jack Bauer a salvare il mondo, ma un personaggio che è quasi il suo opposto: Carrie Mathison (Claire Danes), una donna profondamente insicura ed emotivamente instabile. La sua storia inizia in Iraq, in seguito a un’operazione non autorizzata che la porta a scoprire che un soldato americano milita fra le fila di Al-Qaeda: qualche mese dopo, durante un raid della Delta Force, viene ritrovato in un bunker Nicholas Brody (Damian Lewis, Life), sergente dei marines, prigioniero dei terroristi dal 2003. Possibile che sia lui la talpa di cui era venuta a conoscenza Carrie? Insieme al suo mentore, Saul Berenson (Mandy Patinkin), la donna comincerà una lunga battaglia per scoprire quali e quanti segreti nasconda il sergente Brody e sventare un presunto attacco terroristico sul suolo americano. Grazie a una regia adrenalinica quanto basta, una caratterizzazione dei personaggi azzeccata e una sceneggiatura senza sbavature, la tv sembra finalmente aver trovato un “nuovo” 24: slegato dai vincoli temporali di Jack Bauer e soci, Homeland può permettersi infatti di giocare con gli spettatori regalando colpi di scena e cambi di prospettiva tanto avvincenti quanto credibili.

Stracotto definitivamente, senza riserve né speranze, e soprattutto senza ombra di dubbio, Gossip Girl: lo show della CW, giunto a metà della quinta stagione, dimostra col passare del tempo, di essere arrivato definitivamente al capolinea. Non c’è capo né coda nella serie: ogni storyline risulta ormai slegata dalle altre, senza un filo logico che crei continuità e con un plot spesso assurdo.Situazioni paradossali e surreali, ai limiti del ridicolo, riempiono puntate noiose e interminabili, totalmente prive senso e ragion d’essere. Le storie d’amore frivole e superficiali di Serena (Blake Lively) esasperano lo spettatore, le sue moine irritanti da gatta morta danno il colpo di grazia; i capricci di Blair (Leighton Meester) e la sua infinita e tediosa relazione con Chuck (Ed Westwick) non divertono né emozionano più, e anche i pettegolezzi della blogger che dà il nome alla serie, sono privi di ogni logica. Non c’è più nulla da raccontare, niente con cui sorprendere o coinvolgere il pubblico: Gossip Girl segue il triste esempio di altri teen-drama, su tutti One Tree Hill, che all’ennesima stagione priva di contenuti, farebbero meglio a chiudere i battenti anziché trascinarsi avanti miseramente cancellando ciò che di buono avevano costruito nel corso degli anni.

venerdì 16 dicembre 2011

NEWS - Golden Globes, le nomination e le scelte di Telefilm Cult (in rosso)
Sulle esclusioni eccellenti, date un occhio alla pagina Facebook dell'Accademia dei Telefilm qui: http://www.facebook.com/home.php#!/groups/180864228656010/

Best Television Series - Drama
American Horror Story

Boardwalk Empire
Boss
Game Of Thrones
Homeland

Best Performance by an Actress In A Television Series - Drama
Claire Danes – Homeland
Mireille Enos – The Killing
Julianna Margulies – Ther Good Wife
Madeleine Stowe – Revenge
Callie Thorne – Necessary Roughness

Best Performance by an Actor In A Television Series - Drama
Steve Buscemi – Boardwalk Empire
Bryan Cranston – Breaking Bad
Kelsey Grammer – Boss
Jeremy Irons – The Borgias
Damian Lewis – Homeland

Best Television Series - Comedy Or Musical
Enlightened
Episodes
Glee
Modern Family
New Girl

Best Performance by an Actress In A Television Series - Comedy Or Musical
Laura Dern – Enlightened
Zooey Deschanel – New Girl
Tina Fey – 30 Rock
Laura Linney – The Big C
Amy Poehler – Parks And Recreation

Best Performance by an Actor In A Television Series - Comedy Or Musical
Alec Baldwin – 30 Rock

David Duchovny – Californication
Johnny Galecki – The Big Bang Theory
Thomas Jane – Hung
Matt LeBlanc – Episodes

giovedì 15 dicembre 2011

NEWS - Happy Glee-x-max! Esce la cover della mitica "Do they know it's Christmas?", il ricavato ai poveri e agli affamati (ma la versione del 1984 è un'altra roba...!). Negli anni'80 quella canzone segnò la fine di un'epoca: la musica che sposava l'impegno perse la sua forza propulsiva e innovativa...Sarà così anche per "Glee"? (toccatevi gli zebedei!)
La buona azione di Natale può essere quella di regalare/comprare la versione della mitica "Do they know it's Christmas?" realizzata dal cast di "Glee" il cui ricavato andrà al 100% per la battaglia contro la fame e la povertà nel mondo. Un'iniziativa da plauso senz'altro, anche se la versione e il mood dell'iniziativa del 1984 era un'altra cosa...! Vuoi mettere Tony Hadley, Simon Le Bon, George Michael, Bono, Sting, Boy George, Paul Young, Paul Weller...pure le Bananarama! Di fatto, la canzone scritta da Midge Ure e Bob Geldof, che diede poi vita al Live Aid, segnò la fine di un'epoca (almeno musicale e creativa). Quando quella musica così innovativa d'inizio '80 (fosse essa synth-pop, new romantic, post-punk, chi più ne ha più ne metta...) venne a patti con l'impegno, la sua forza propulsiva scomparve. Basta guardare Bono nelle vesti di "santone", per capire la fine, o come Bob Geldof lodi l'iniziativa di "Glee" pur sottolineando "quanto quella canzone fosse efficace e riuscita"...Si spera che non avvenga tal fine ingloriosa anche per "Glee", che non affoghi nel buonismo, per quella legge di Murphy (Ryan) che sembra riversare tutta la sua fervida anima dark in altri territori ("American Horror Story").

NEWS - Auditel: "si può barare". Clamoroso al Cibali! Tv Blog intervista una ex famiglia che aveva la macchinetta rileva-ascolti in casa. "Si può alzare o abbassare il numero di spettatori per simpatia..."

Articolo tratto da Tv Blog.it

Di Auditel in questi giorni si fa un gran parlare. Dalle polemiche per i ritardi del venerdì causa dato di Santoro, alla pubblicazione dei dati sul target commerciale, alla stangata da parte dell’Antitrust per abuso di posizione dominante. TvBlog, che si occupa di dati Auditel dall’ottobre 2006 attraverso un post preso ad esempio un po’ ovunque nella rete, è riuscita ad intervistare in esclusiva una ex famiglia Auditel, proprio una persona che fino a circa due anni fa era in possesso della scatoletta, il cosiddetto meter, per rilevare l’ascolto di ogni singola trasmissione. Ne è uscita un’intervista chiarificatrice che vi proponiamo in due parti, mantenendo l’assoluto anonimato della persona da noi contattata (M.F.) pur avendo la prova confutata (le foto sono state fornite da lui) del suo operato.

Come è entrato a far parte del panel delle famiglie Auditel?
“Nel gennaio 2008 la nostra famiglia venne contattata telefonicamente e mia madre mi chiese, dopo aver parlato con questa signora, se volessimo accettare. Essendo io un appassionato di televisione, piuttosto di sentire una cosa raccontata o viverla su un libro, ho accettato di buon grado. La telefonata da parte di Auditel fu casuale, non avevamo partecipato a nessun tipo di concorso, ammesso ci fossero, nè tantomeno avevamo chiesto di entrare nel panel. Per me è stato un fulmine a ciel sereno, addirittura ero pure dubbioso che esistessero queste fantomatiche famiglie Auditel e ho accettato per pura curiosità”.

Per quanto tempo è durato il vostro utilizzo del meter?
“Due anni pieni, dal 2008 al 2010″.

Dal momento in cui avete accettato, qual è stata la procedura che è stata attuata per installare la macchinetta infernale sui vostri televisori?
“E’ venuto un tecnico della zona per effettuare il lavoro e ci ha installato il famigerato meter”.

Solo su un televisore come si è letto da qualche parte o su tutti i televisori della casa?
“Questa è una panzana scritta dalla Gisotti nel suo libro. I meter vengono installati su tutti i televisori esistenti nella casa e non solo su uno. Aggiungo inoltre che noi avevamo un televisore di scorta che tenevamo in mansarda e che usavamo per il balcone quando ci capitava di mangiare fuori che non avevamo segnalato, altrimenti ci avrebbero meterizzato pure quello. Sarebbe stato per noi un peso chiamare il tecnico per un televisore che utilizzavamo solo d’estate, far installare il meter e poi disinstallarlo in inverno quando lo riportavamo in mansarda”.

Ma se è così però vuole dirmi che quel dato qualora guardaste la tv non era rilevato. Non è la dimostrazione che la rilevazione Auditel fosse in un certo monca e falsata?
“In effetti così potrebbe sembrare anche se, dopo un tot. di tempo in cui per esempio mio padre non veniva rilevato dal sistema perchè lui stesso non si registrava attraverso il telecomando e guardava la tv su quell’apparecchio temporaneo, Auditel ci contattava per capire cosa stesse succedendo. Una cosa che dimostra quanto stessero attenti a che tutto venisse fatto nei minimi termini, ma che ritengo sbagliata obbligandoci di fatto a cambiare il nostro stile di vita in base a questa macchinetta”.

Ci spiega esattamente come funzionava una giornata tipo dal momento in cui accendeva il televisore in relazione a quanto doveva fare per far rilevare dal meter il dato?
“Il meter, una volta che accendevi la tv si attivava e quindi automaticamente rilevava il canale che stavamo guardando. A quel punto sull’apparecchio compariva una scritta scorrevole dove si chiedeva ‘Chi è presente?‘, che rimaneva tale fino a quando non ti registravi come persona. Siccome l’Auditel è nato principalmente per gli investitori pubblicitari e per dire chi guarda quel determinato programma, era obbligatorio registrarsi”.

In che modo avveniva la registrazione?
“Quando veniva portato a casa l’accessorio dal tecnico, veniva anche chiesto quanti fossero i componenti della famiglia, nel mio caso 4. A quel punto, veniva personalizzato il telecomando in A, B, C e D dove A è il capofamiglia, B il coniuge, C il primogenito e D il secondo figlio. Gli ospiti da questo computo erano tenuti fuori e venivano inseriti di volta in volta selezionando sul telecomando se si trattasse di M (maschio) o F (femmina) e quanti ce ne fossero davanti al televisore in quel momento. Tutto questo veniva memorizzato per una giornata intera, salvo che non si spegnesse il televisore, in qual caso tutto veniva azzerato”.

In sostanza mi sta confermando quello che era stato già rilevato nell’intervista di Alessandra Comazzi un anno fa ad un’altra famiglia Auditel secondo la quale, sugli ospiti si poteva barare perchè di fatto non c’è nessun controllo. E’ così?
E’ possibile barare, perchè se sei da solo e vuoi segnalare che in realtà ci sono 5 persone nessuno ti vieta di farlo. Certo, considerato che questa va vissuta come un’indagine statistica, sarebbe opportuno essere corretti affinchè sia il più possibile veritiera. Se per esempio uno adora Santoro e vuole alzargli l’ascolto, può tranquillamente dire di avere più ospiti rispetto a quelli che effettivamente ci sono in casa, questo sì. Se ieri avessi avuto ancora il meter, avrei forse alzato l’ascolto della trasmissione di Nuzzi, Gli Intoccabili che ho trovato meravigliosa”.

A lei è mai capitato di barare?
“Essendo come le dicevo un appassionato e uno che ogni giorno consultava alle 10.00 di mattina anche su TvBlog i dati Auditel, ho cercato di essere il più possibile corretto e così ho chiesto di fare a tutti i componenti della mia famiglia. Se posso essere sincero, non amando particolarmente la Buona Domenica di Paola Perego, spesso mi capitava di registrare meno persone di quante ce ne fossero. Non mi è mai capitato invece di aumentare a dismisura gli ospiti in base alle mie simpatie. Certo che, essendo 5.200 famiglie, se bara solo una, il dato non cambia poi di molto”.

Fino a quanti ospiti si potevano aggiungere in una singola trasmissione?
“Non c’era un vero e proprio limite, forse fino a 10 ma volendo uno poteva anche dire di aver creato un proprio gruppo di ascolto per quel determinato programma. Era indispensabile non metterne meno di 1, però non c’era limite a quante persone potessero essere davanti alla televisione in quel momento. Ovviamente, nel mio caso essendo uno dei primi critici di Auditel, cercavo di essere corretto, cosa che non posso dire con certezza delle altre famiglie che possiedono il meter e magari guardano la televisione avendo convinzioni ideologiche e/o politiche che possono far falsare il dato”.

Di fatto però tutto questo per voi era un lavoraccio. Ogni volta dovevate segnalare chi fosse davanti alla tv, ogni volta che andavate per esempio in bagno dovevate registrarlo. Non avete mai pensato di mollare?
“Preciso sin da subito che siamo stati noi a chiedere ad Auditel dopo 2 anni che ci togliessero dal panel. Abbiamo fatto tutto in maniera regolare per oltre un anno e mezzo, rilevando anche quando per esempio mia madre guardava un programma su un televisore in un’altra stanza e poi entrava in un’altra guardando lo stesso programma insieme a mio padre, togliendosi quindi dal precedente. Io stesso segnalavo anche quando andavo in bagno, solo che ad un certo punto, diventato il tutto troppo pesante, abbiamo chiesto di toglierci”.

Avete mai subito pressioni durante il periodo in cui siete stati famiglia Auditel?
“Nessuna pressione, nè da pubblicitari, nè tantomeno in cambio di un ritorno economico. Spesso capitava che Auditel ci chiamasse ma solo per controllare che tutto venisse fatto nell’assoluta regolarità, nessuno ci ha mai detto cosa dovessimo guardare e con quante persone”.

Sono cambiate le vostre abitudini da quando siete diventati famiglia Auditel? Il meter ha condizionato la vostra vita anche dopo, del tipo che accendete più a lungo la televisione, state più attenti ecc.?
“Direi di no. Succedeva che la mattina accendessi la televisione solo come audio per esempio su Omnibus e alcune volte non mi registrassi per pigrizia. Anche dopo l’utilizzo comunque non è nè diminuto nè aumentato il nostro utilizzo dell’apparecchio televisivo”.

Tutto questo lavoro per Auditel cosa comportava per voi in termini economici? Si è parlato di leggende secondo cui venivano offerte forniture annuali, regali costosissimi e altro…
“C’era un regalo di benvenuto del valore economico di 20 euro che credo di non aver mai preso. C’era un catalogo dal quale scegliere dei premi, ma cose tipo aspirabriciole, utensili di cucina e altro. Dopo ogni anno di uso del meter, si poteva chiedere un premio che in base al tempo, aumentava di valore. Si andava all’Ipod alla radiosveglia. Niente di costoso, era un modo per ringraziarci del disturbo e anche del consumo elettrico del meter”.

Qui il link all'articolo di Michele Biondi: http://www.tvblog.it/post/30665/intervista-famiglia-auditel-meter-dati-auditel-polemiche. Prossimamente la seconda parte dell'intervista-shock.

mercoledì 14 dicembre 2011

NEWS - Ultima ora! Clamoroso al Cibali: Chris Meloni entra nel cast fisso di "True Blood"
Clamoroso a Bon Temps (più che al Cibali)! Christopher Meloni di "L&O: SVU" entra nel cast di "True Blood". Ma non in un cameo o da guest-star, quanto nel ruolo di "regular". Secondo il sito di TvLine, Meloni irromperà in scena nei panni di un vampiro che, a dire dell'ideatore Alan Ball, "terrà nelle sue mani il destino di Eric e Bill". Nell'attesa, scoliamoci una pinta di Tru Blood, vah!
NEWS - Tg Telefilm in streaming live oggi (mercoledì) per festeggiare l’ultima puntata del 2011!
Telefilm dipendenti e malati di serialità accorrete! Oggi, mercoledì 14 dicembre, dalle ore 10.30 il Tg Telefilm di Bonsai TV festeggia la fine del 2011 trasmettendo in streaming live (
WWW.YOUTUBE.COM/BONSAITV) il making of dell’ultima puntata dell’anno. Senza tagli, senza arrangiamenti, senza censure la diretta vi catapulterà nel cuore della taping session settimanale di Tg Telefilm in compagnia di Manuel Masi e di un preannunciato (ed enigmatico) Babbo Natale per scoprire insieme, per la prima volta “live”, curiosità, segreti e retroscena delle serie tv più attese, nel primo telegiornale completamente dedicato ai telefilm.
La diciassettesima puntata sarà poi trasmessa lunedì 19 dicembre solo su www.youtube.com/bonsaitv.

martedì 13 dicembre 2011

GOSSIP - Happy Chris-mas! L'istrionico Colfer si traveste da Paggio Natale (chissà cosa tirerà fuori a San Valentino...!)

A rieccolo! Chris Colfer di "Glee" non finisce di stupire nei suoi 100 travestimenti che posta su Twitter e così, in occasione della festa pre-natalizia di Naya Rivera, si è inventato il costumino di Paggio Natale. Già si era dato da fare ad Halloween (si veda il Post del 1 novembre scorso), non osiamo immaginare in che veste farà capolino a San Valentino o per Pasqua...Noi speriamo in Ovetto Kinder!

lunedì 12 dicembre 2011

QUIZ - Chi è la Miss Natalizia dei telefilm?
Arriva il Natale e lei si adegua indossando un giubottino rosso Christmas abbinato a un paio di pantaloni della tuta inguardabili e una borsettina che se ti capita in testa è peggio di Zidane con Materazzi. Chi è la Miss più Natalizia dei telefilm di questa metà di dicembre, capace di render attonito il presunto cameriere con tovagliolo che gli esce dalle pudenda?

domenica 11 dicembre 2011

NEWS - Una "New Girl" sotto l'Albero! Zooey Deschanel sorprende con un album di canzoni natalizie

Articolo tratto da Billboard.com

As Zooey Deschanel winds down a hectic 2011 that included a successful sitcom launch, scattered film appearances and a Christmas album as one-half of She & Him, the singer/actress tells Billboard.com that she is already in the preliminary stages of putting together the folk-pop duo's next full-length.
"I've been writing a lot," says Deschanel, "so hopefully we'll be in the studio pretty soon." Instead of diving into the proper follow-up to 2010's "Volume Two" this year, Deschanel and guitarist/producer M. Ward took a detour and decided to issue "
A Very She & Him Christmas," a 12-track holiday covers album released in October on Merge Records. Since its release, the album has sold 128,000 copies, according to Nielsen SoundScan.

"We just do what we want, really," says Deschanel, who tracked "A Very She & Him Christmas" over a six-day span with Ward. "There's no grand plan for our career, or something. The wonderful thing is that we're on an amazing indie label that's super artist-friendly, and gives us the room to do our thing. This is just something we've been wanting to do for a long time, and actually we wanted to get one out last year, but it was too hard to get together. So we ended up getting in the studio in April and got it done."


sabato 10 dicembre 2011

Stracult e Stracotti …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù.Parola di Stargirl!

Stracult della settimana? Senza dubbio l’irresistibile New Girl, la single-camera comedy della Fox ideata da Liz Meriwether (Amici, Amanti E…) e interpretata dalla favolosa Zooey Deschanel (500 Days of Summer) nel ruolo della protagonista Jess Day. In New Girl, Zooey, occhi da cerbiatto e sorriso caloroso, veste i panni di una ragazza romantica, ingenua e sognatrice, che in seguito o alla brusca rottura con il fidanzato, decide di cambiare casa e stravolgere le sue abitudini di vita, per ripartire da zero e ricominciare tutto daccapo. Jess adora Dirty Dancing e i film d’amore a lieto fine, è stravagante e un pizzico petulante, e come Amélie Poulain,è una ragazza diversa dalle altre, con un senso dell’umorismo tutto suo e un modo di fare a dir poco bizzarro.
 Solare, credulona e fin troppo onesta e sincera, si ritrova all’improvviso, e per la prima nella sua vita, a dividere l’appartamento con tre ragazzi scapestrati e disordinati, diversissimi tra loro. Nonostante all’apparenza sembri la classica sitcom che ruota intorno a un gruppo di amici, tra gag divertenti e buoni sentimenti ma poco da raccontare, New Girl si appoggia sul sex appeal e l’ironia della Deschanel per dar vita a una serie irresistibilmente coinvolgente, vagamente cinica e indubbiamente ben scritta, caratterizzata da battute taglienti, ricorrenti flashback narrativi e un cast giovane e frizzante.


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Stracotto, nonostante le ottime premesse, il Revenge con Emily VanCamp (Everwood, Brothers&Sisters), nel ruolo di Emily Thorne, all’anagrafe Amanda Clarke, un’orfana, una reietta affamata di vendetta, cresciuta in un riformatorio e oggi finalmente libera di architettare il diabolico piano che ha in mente per avere la sua rivalsa su in passato, ha incastrato ingiustamente suo padre, portandoglielo via. Moderna rivisitazione de Il Conte di Montecristo di Alexander Dumas, lo show creato da Mike Kelley (Providence, Swingtown) vede la VanCamp impegnata in un personaggio dai risvolti tarantiniani più che dumaniani, che promette bene per poi deludere dopo una manciata di puntate appena. Ottimo il plot alla base di Revenge, inadeguato però lo sviluppo: nonostante l’idea di ambientare la storia nel patinato e dorato mondo degli Hamptons (reso ancor più intenso dall’effetto chromakey utilizzato) sia innovativa e originale, alla fine dei conti, convince ben poco, poiché inadatto alla piega che si vorrebbe conferire alla trama. A metà strada tra le “luxury” soap alla Beautiful e i teendrama stile Gossip Girl e The O.C., la serie è poco pretenziosa se si vuol trascorrere una serata poco impegnativa, ma cade presto nell’ovvietà, risultando alla lunga noiosa e alquanto superficiale. I complotti e gli intrighi che dovrebbero condurre le redini della serie, risultano fin troppo forzati e marcati in alcuni punti, utili sono a sbrogliare la matassa ma incapaci di creare pathos e coinvolgimento aldilà dello schermo. E una serie dai risvolti mistery, senza questi elementi, è pari a zero.

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giovedì 8 dicembre 2011

LA VITA E' UNA COSA SERIAL - Le web-series mettono a nudo Angeli e Conigliette
Gli Angeli e le Conigliette banchettano insieme all'Inferno. La scena varrebbe la pena di essere guardata e sicuramente avrebbe più audience dei rispettivi "Charlie's Angels" e "Playboy Club". La reboot(tanata) e il vintage non hanno funzionato e hanno creato le due prime vittime illustri di questo inizio stagione. Quasi in contemporanea con la loro dipartita, è stata lanciata la web-series "Dragon Age: Redemption", l'attesa web-series di 6 episodi di 10 minuti fortemente voluta, ideata, scritta ed interpretata da Felicia Day, già dietro l'esperimento on line di "The Guild". Ambientata nell’immenso mondo fantasy di Dragon Age, la serie videoludica creata da Bioware ed Electronic arts disegna una nuova (super) eroina a metà strada tra Elektra e Max Guevara di "Dark Angel". Sarà lei a scaldare l'autunno extra-televisivo? Sicuramente è una delle scommesse più interessanti di questo stantio avvio di stagione dove "American Horror Story" di Ryan Murphy è la svisata più fuori dagli schemi, una specie di "Famiglia Addams" passata sotto i bisturi dei due chirurghi di "Nip/Tuck". E se "Dragon Age" forse non sfigurerebbe in versione extra-large su un network tv, anche in Italia le web-series divampano dopo l'apri-pista "Freaks". Successore di quest'ultima è senz'altro "Mind - The Series", se non altro per il mistero che le unisce, seppur evidenzi una propria peculiarità addirittura più matura rispetto ai predecessori, senza mai scadere nel compiacimento e dando l'idea di una "naturalezza ricercata" assai rara per una serie sul web. Complimenti agli ideatori Damiano Ciano (sceneggiatore), Piergiorgio Seidita (regista) ed Emma Marino (attrice), dal quale incontro è nato il progetto con l'idea di "mettere in gioco le rispettive competenze". Colpisce anche "Flep the series" di Riccardo Riande, sit-com con al centro uno stagista addetto alle fotocopie che comunica con la macchina con la quale lavora manco fosse "Supercar". Aldilà del valore della serie, colpisce quell'attualità - la scena dello stagista precario preso in giro dall'assunto a tempo indeterminato è fenomenale - che le serie tv classiche disdegnano. Hanno ancora senso i vari "Distretto di Polizia" senza parlare dei black-block a Roma durante la sfilata degli "Indignati", i "Don Matteo" senza l'accenno allo scandalo pedofilia nella Chiesa, i "RIS" senza il mea culpa per indagini scientifiche che nella realtà non hanno scoperto alcun colpevole nei delitti eccellenti...Sul web invece emerge un fil rouge che unisce tutti coloro che si cimentano in produzioni lontane dall'Auditel a tutti i costi: la voglia di mettersi in gioco, la scommessa, tentare nuovi linguaggi, il confronto diretto con il pubblico senza intromissioni. E magari anche intercettare la realtà senza volerla per forza raccontare, inglobare, decifrare, catalogare. A quello ci pensa già la tv generalista, che a furia di mettersi le orecchie da coniglietta appare come una maschera di Carnevale in pieno autunno...
(Articolo di Leo Damerini pubblicato su "Telefilm Magazine" di Dicembre - @leodamerini)

martedì 6 dicembre 2011

NEWS - Auditel a processo (finalmente)! Avvantaggia Rai e Mediaset, gonfierebbe i dati di alcuni canali e include nei dati famiglie che non hanno la tv
Provate a digitare su Google le parole 'auditel e polemiche', e finirete travolti da decine e decine di risultati. Sono anni che questo arbitro del piccolo schermo attira su di se' dubbi e contestazioni. Alcuni esperti del settore, nel titolare i loro libri inchiesta, ci sono andati giu' di brutto. Come Roberta Gisotti, autrice de 'La favola dell'Auditel'. Fino ad ora, pero', l'Auditel ha sempre salvato le penne. Fino ad ora, nessuno ha mai potuto certificare gli errori del giudice della tv, che nel suo sito puo' ancora fregiarsi di parole come 'super partes' o 'indipendenza'. Fino ad ora, appunto. Ora e' in arrivo una dura condanna formale, la prima ad investire l'Auditel con tanta chiarezza. A firmarla sara' l'Autorita' Antitrust, sentinella della corretta concorrenza sui mercati. Spinta da un esposto di Sky, partito nell'autunno del 2009, l'Antitrust ha avviato un 'processo' all'Auditel che arriva adesso alla fine del suo percorso, dopo due lunghi anni. Nelle ultime settimane, l'Antitrust ha scritto una bozza di provvedimento, quindi lo ha trasmesso ad una seconda Autorita' (il Garante per le Telecomunicazioni) perche' esprimesse un parere. Il Garante per le Tlc ha dato il suo parere giovedi' scorso. Ed ora l'Antitrust potra' ufficializzare la sua condanna. Nella sua bozza di provvedimento (dal punto 215 al 217), l'Antitrust elenca i peccati dell'Auditel. 'Tra la seconda meta' del 2009 e l'ottobre del 2010' questo soggetto non ha pubblicato i dati di ascolto 'per ciascun canale e per ciascuna piattaforma trasmissiva', come invece avrebbe dovuto.
In questo modo l'Auditel 'non ha permesso di cogliere l'impatto - sulle performance delle diverse piattaforme trasmissive - delle profonde trasformazioni che stanno interessando il settore tv'. In quel periodo di tempo, quindi, le scelte di Auditel hanno 'ostacolato lo sviluppo di nuove offerte da parte delle emittenti televisive gia' operanti' e non hanno certo favorito 'l'ingresso' di nuovi editori 'sul mercato'. Se ne deduce che l'Auditel 'ha avvantaggiato le maggiori emittenti generaliste', come Rai e Mediaset, che sono i 'principali azionisti di Auditel' stessa. L'Antitrust contesta, poi, 'l'errata attribuzione dei risultati della sua rilevazione anche alle famiglie italiane che non hanno un televisore'. Pratica 'che ha avuto inizio nella prima meta' dell'anno 2008 ed e' ancora in corso'. 'La produzione di dati di ascolto che sovrastimano la performance solo di alcuni canali (ed in maggiore proporzione quella dei canali piu' seguiti) costituisce un comportamento abusivo'. E' idoneo infatti a 'produrre effetti di natura discriminatoria e pregiudizievole nei confronti' delle emittenti attive sul mercato, 'il cui corretto funzionamento non puo' prescindere da una valutazione veritiera dell'audience tv'. I comportamenti di Auditel 'costituiscono violazioni gravi della disciplina a tutela della concorrenza'. Azioni ancora piu' gravi perche' l'Auditel opera 'in posizione dominante nel mercato della rilevazione degli ascolti televisivi in Italia'. Su questa bozza di provvedimento dell'Antitrust, il secondo Garante (quello per le Tlc) ha espresso un parere (solo consultivo e non vincolante). In questo parere, il Garante per le Tlc quasi 'assolve' l'Auditel per aver rinviato la diffusione dei dati 'canale per canale e piattaforma per piattaforma'. Questo rinvio puo' essere avvenuto in buona fede perche' Auditel era preoccupata di disporre di campioni statistici significativi per poi divulgare dati 'attendibili'. Il Garante per le Tlc considera grave invece - proprio come l'Antitrust - il fatto che 'l'Auditel abbia incluso nell'elaborazione dei suoi dati anche quei cittadini' che non hanno un televisore in casa. Questo 'errore metodologico' penalizza Sky perche' gli ascolti della pay-tv sono riferiti invece ai soli italiani 'dotati di televisore' ed abbonati. Il parere del Garante Tlc, dunque, e' piu' cauto e problematico rispetto alle tesi dell'Antitrust. Troppo cauto per 3 degli 8 componenti del Garante Tlc (sono D'Angelo, Lauria e Sortino) che hanno votato contro. I tre componenti chiedono, per ora invano, che il problema Auditel sia affrontato in modo deciso, frontale, una volta e per sempre. Come puo' essere equidistante un soggetto come Auditel - domandano - che Rai controlla al 33 e Mediaset al 26,67 per cento?".
(Articolo tratto da il Velino.it e "La Repubblica")
NEWS - Ultima ora (via @telefilmcult): "Nikita" sposta i tacchi al 22 dicembre. Al suo posto dal 12 la seconda di "White Collar"
Spostamenti pre-natalizi in casa Mediaset. L'annunciata partenza di "Nikita" il 12 dicembre su Italia 1 è stata spostata al 22 dello stesso mese (sarà felice Babbo Natale!). Al suo posto, il 12, in seconda serata, toccherà alla seconda stagione, inedita in chiaro, di "White Collar". News dal Biscione anche per i fans di "Lie to me": Retequattro trasmetterà la seconda stagione in prima tv in chiaro dal 13 dicembre, in prima serata.

lunedì 5 dicembre 2011

NEWS - Tg Telefilm: i telefilm perdono "Dr. House" ma acquistano Ewan McGregor. E sotto l'Albero tutti a chiedere a Babbo Natale la tutina dell'Uomo di Lattice di "Americ Horror Story" (mai più senza!)
Dopo 170 episodi, il verdetto. "Dr. House" finisce qui, parola di Hugh Laurie. L’attore dietro il “mito claudicante” è al centro del Tg Telefilm di Bonsai TV che svela i prossimi passi della sua carriera: niente più televisione, niente più serialità, solo teatro, come autore e regista. Unica concessione al piccolo schermo? Il cimentarsi nella produzione di format televisivi…
Per la rubrica "Coming Next", colpaccio HBO: Ewan McGregor è stato scritturato per "The Corrections". L’attore scozzese, protagonista di "Trainspotting" e di "Moulin Rouge!" interpreterà il secondogenito di una famiglia disfunzionale, costantemente in bilico tra nevrosi, egoismi, malattie e stranezze assortite.
Inoltre bocciatura clamorosa per "Dexter" nella classifica "Top&Flop"e salvezza meritata per "Hung" dove tutti i nodi stanno venendo finalmente al pettine.
In più, come ogni settimana, curiosità, segreti e retroscena delle serie tv più attese, nel primo telegiornale completamente dedicato ai telefilm, presentato da Manuel Masi e giunto alla seconda stagione.

Tg Telefilm è realizzato da Bonsai TV. Ogni lunedì solo su www.youtube.com/bonsaitv.

Se hai perso le puntate precedenti, riveditele qui: http://www.youtube.com/show/tgtelefilm?s=1.

sabato 3 dicembre 2011

Stracult e Stracotti - …ovvero la serie che questa settimana va su e quella che inevitabilmente va giù. Parola di Stargirl!

L’attesa, per tutti i fan di The Walking Dead, stavolta sarà davvero lunga:
bisognerà infatti aspettare fino al 14 febbraio per i nuovi episodi della seconda stagione. La settima puntata, forse la migliore di questa prima parte, sigla infatti la fine della prima metà della season 2, e per sapere cosa accadrà ora a Rick, Shane e compagnia bella, ci toccherà aspettare (e soffrire) un bel po’. Del resto però, la maggior parte di noi è abituata a restare col fiato sospeso se in passato ha seguito serie come Lost, Dexter e Breaking Bad, solo per citarne alcune che hanno suscitato e suscitano ancora grande pathos e suspense. Approfittando della lunga pausa, questa settimana, per la rubrica Stracult&Stracotti, anziché parlarvi del telefilm top e di quello down, abbiamo deciso di analizzare i punti di forza e i punti deboli della serie della Amc, per tirare le somme e fare il punto della situazione.

Decisamente top questo inizio stagione, capace di toccare le corde giuste e impeccabile nell’affrontare tematiche scottanti e mettere lo spettatore di fronte a una scelta, a mio avviso decisiva: schierarsi dalla parte di Rick o di Shane? Ora che le posizioni dei protagonisti sono chiare e ben delineate, non si tratta di una semplice preferenza del personaggio, quanto di un’intera visione del mondo. Scegliere se appoggiare l’uno o l’altro, significa optare per decisioni eticamente corrette ma rischiose, oppure meramente ciniche ma determinanti per sopravvivere. E voi da che parte state?
Episodi molto discorsivi e introspettivi hanno caratterizzato la serie in questi mesi, arricchendola notevolmente dal punto di vista della psicologia dei personaggi, e suscitando così maggior coinvolgimento da parte del pubblico, per mettere invece da parte la “guerra” con gli Erranti, utili per adesso soltanto a creare impatto visivo nel saltar fuori all’improvviso e regalare allo spettatore il tanto agognato salto sulla poltrona. The Walking Dead regala colpi di scena indimenticabili, emozioni che spaziano dalla paura vera a una genuina commozione, e genera una dipendenza cronica, grazie anche a una regia e a una fotografia a dir poco eccellenti, e a un cast compatto e omogeneo difficile da trovare in altre serie.

Nota dolente della prima metà di stagione, senza dubbio la lentezza che la contraddistingue, poiché non giova affatto all’evolvere della trama, malgrado sia una lentezza voluta, considerando le tematiche affrontate e il perenne conflitto vita-morte. Diciamocelo chiaramente: da quando Rick & Co. hanno varcato la soglia della fattoria, succede poco e niente! Nonostante ciò contribuisca a un’accurata e approfondita analisi di ogni singolo protagonista e implichi una maggior concentrazione sui rapporti di forza tra i personaggi, comporta però un rallentamento notevole della storyline principale, statica per tutta questa prima parte. Stracotti anche gli zombie nella seconda stagione: per ora se ne sono visti pochissimi, e nessuno autenticamente pericoloso. Nessuno, al di là di quelli incontrati da Otis e Shane, o la famiglia segregata nel fienile, sembra aver un ruolo attivo e risolutivo, e anche nel caso di quest’ultimi, vengono sterminati nel giro di pochi minuti.

A voi il giudizio… The Walking Dead: stracult o stracotto?



giovedì 1 dicembre 2011

NEWS - Altre Anteprimizie! "Person of Interest" da maggio su Premium Crime, la terza di "Vampire Diaries" da settembre su Mya
Altre anticipazioni sventolano sul pennone di Cologno Monzese. "Person of Interest" di J.J. Abrams andrà in onda su Premium Crime da maggio (si parla del 4). Un'aggiunta anche dalle parti di Mya: la terza stagione di "Vampire Diaries" è attesa a settembre. Come al solito, stay tuned!

mercoledì 30 novembre 2011

NEWS - Anteprimizie,"Alcatraz" di Abrams dal 30 gennaio su Premium Crime! A maggio Mya cala il tris: "2 Broke Girls", "Hart of Dixie" e "Suburgatory". "The Secret Circle" a settembre (sempre su Mya), "Smash" dal 19 febbraio. "Homeland" da febbraio su FoxCrime
E' stata decisa la data della partenza di "Alcatraz" di J.J. Abrams su Premium Crime: lunedì 30 gennaio. Nel frattempo Mya si candida ad essere il network più agguerrito, in termini telefilmici, sul fronte Mediaset (Premium). A settembre è in scaletta, il 4, "The Secret Circle", mentre già a maggio spara a raffica un tris di titoli da tenere d'occhio: "2 Broke Girls" e "Suburgatory" (entrambe il 4 maggio) e "Hart of Dixie" (31 maggio). Sempre il 31, parte l'ottava stagione di "One Tree Hill". Prima, a gennaio, sfilano "Covert Affairs" 2 (il 9), "Pretty Little Liars" 2 (il 17) e "Gossip Girl" 5 (il 24). "Smash" è al momento in palinsesto, sempre su Mya, il 19 febbraio 2012.
Sul fronte Sky, "Homeland" andrà in onda da febbraio su FoxCrime; sempre lo stesso mese toccherà alla settima di "Criminal Minds". Sullo stesso canale, la sesta stagione di "Dexter" inizierà dal 26 gennaio. Per chi volesse assistere alle anteprime di questo tris di serie ad alto tasso thriller, potrà gustarle in anteprima tra le nevi del Courmayeur Noir in Festival, dal 5 all'11 dicembre.

martedì 29 novembre 2011

NEWS - Ultima ora! "Smash" di Steven Spielberg da febbraio (la data del 12, detta in un primo tempo, è improbabile) su Mya
E' ufficiale, Mya si è aggiudicata la messa in onda di "Smash", una delle serie più attese della stagione, quella che qualche critico ha già etichettato come l'anti-Glee. La trasmissione è fissata per febbraio (probabilmente non il 12 come pubblicato in un primo tempo, forse la settimana dopo...). Sogni e aspirazioni di successo alla "Saranno famosi" con la firma di Steven Spielberg. Tra i protagonisti di punta, l'ex Grace Debra Messing, Anjelica Huston e l'esordiente Katharine McPhee (occhio a quest'ultima, a star is born...).


Vedi il maxi-trailer

lunedì 28 novembre 2011


NEWS - Alza la bandiera, Jennifer! La nipote di Missoni tiene alto il nome dell'Italia nei telefilm Usa (e nessuno ne parla, a parte il Tg Telefilm)
Si chiama Jennifer Goldie Diamante e di cognome fa Missoni. Nomen omen, verrebbe da dire, visto che è la nipote dello stilista Ottavio Missoni. Tuttavia la ragazza nata e cresciuta a Varese e poi espatriata in America si è fatta largo con le proprie braccia e le sue lunghissime gambe. Fin da ragazzina ha dimostrato un interesse spasmodico per l'equitazione e il pattinaggio su ghiaccio, gareggiando in entrambe le attività a livello agonistico, mentre l'esercizio fisico delle lezioni di danza jazz ha modellato il suo corpo fino alla perfezione. Dopo un passato da modella - è stata tra l'altro testimonial per due anni del profumo di Missoni - ha iniziato a 17 anni una carriera d'attrice attualmente in piena ascesa: da "Law&Order" a "Damages", da "Army Wives" al remake di "Melrose Place", da "Medium" a "Fringe", fino a "Royal Pains", "Gossip Girl" e "White Collar", i molteplici cameo seriali di Jennifer stanno tenendo alta la bandiera italiana a Hollywood (altro che Elisabetta Canalis!). Per chi non lo sapesse, è l'attrice italiana più intervistata sui tappeti rossi che contano nelle ultime stagioni (dagli Emmy Awards ai Golden Globes). Nel 2012 sarà curioso vedere l'attrice di buonissima famiglia al cinema in "Inferno", il film biografico incentrato sulla figura della pornostar Linda Lovelace, la protagonista del cult "Gola profonda". Al suo fianco nella pellicola, ci saranno Malin Akerman (nella parte dell'attrice a luci rosse al centro della pellicola) e l'ex pornostar Sasha Grey. Ad aprire le porte di Hollywood alla bella Jennifer, però, oltre al fascino indiscusso, è stata anche la perfetta conoscenza della lingua inglese imparata insieme al francese presso la Scuola Europea di Varese. Chapeau!

domenica 27 novembre 2011

L'EDICOLA DI LOU - Stralci e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri

Articolo tratto da "La Lettura", inserto culturale del CORRIERE DELLA SERA, del 25.11.2011


Se esce ancora un libro o un articolo che si piange addosso per la morte del romanzo, giuro che sottopongo l’autore alla cura Ludovico, quella di Arancia meccanica. Salvo che, al posto delle immagini di violenza e della Nona di Beethoven, gli proietto, con l’aiuto di mollette che lo costringano a tenere gli occhi ben aperti, Mad Men o The Wire. Va bene, diamo per scontata la morte del romanzo, la fine della letteratura e lo svuotamento del più borghese e cristallizzato tra i generi. A un patto, però. Se l’editoria, specie quella italiana, risulta infatuata di falsi romanzi non è colpa della forma-romanzo. Sì, forse non ci sono più i romanzi di una volta (come le mezze stagioni e i prati della periferia), quelle grandi narrazioni che rispecchiavano e insieme criticavano la società, ma se continuiamo a cercare qualcosa in cui l’autore, attraverso dei personaggi, prende in esame alcuni grandi temi dell’esistenza, beh, allora forse è venuto il momento di dare un’occhiata non solo ai libri ma anche ad altre forme narrative, ad altri media. Tipo la serialità americana.

Quanto a scrittura, al romanzo si chiede di darsi per intero in ciascuno dei suoi frammenti, in ciascuna delle sue manifestazioni; sul supporto cartaceo o su quello schermico ciò che muta è il linguaggio, non la forma-romanzo. Tempo fa, Jonathan Franzen dichiarava che le serie tv «stanno rimpiazzando il bisogno che veniva soddisfatto da un certo tipo di realismo del XIX secolo. Quando leggi Dickens ottieni gli stessi effetti narrativi che ti danno le serie tv…».

In un celebre discorso, Milan Kundera sosteneva che il bene più prezioso della cultura europea — il suo rispetto per l’individuo, il suo rispetto per il pensiero originale — è deposto «come in uno scrigno d’argento nella storia del romanzo, nella saggezza del romanzo». Dobbiamo purtroppo prendere atto che questa saggezza non appartiene più all’Europa, da tempo si è trasferita altrove, in contrade che credono ancora ai sogni, anche a quelli culturali.

La mossa di Franzen

Quando è uscito l’ultimo romanzo di Franzen, Libertà, a proposito delle non poche polemiche suscitate dal libro, Francesco Pacifico, intervistato da Mariarosa Mancuso alla radio svizzera, ha fatto un’osservazione molto importante: Franzen manda indietro l’orologio del genere romanzo per vincere la battaglia contro la nuova grande forma d’arte del nostro tempo, la serialità televisiva di alta qualità, che ha già capolavori assodati in Six Feet Under, Sopranos, Mad Men eThe Wire, opere di sorprendente complessità, varietà e generosità narrativa, umana e tematica, e al contempo di largo consumo.

La forma-romanzo, dunque, non è morta ma migra verso nuovi e differenti media. Si tratta di un processo che possiamo osservare in tutta la sua vitalità oggi che il mondo della comunicazione è al centro di un profondo e radicale cambiamento. I media si ibridano, si fondono e, insieme con loro, cambiano i modi di distribuire e consumare i contenuti. Com’è noto, si tratta del fenomeno della convergenza, che tecnicamente sta a significare l’unione di più mezzi di comunicazione, un amalgama reso possibile dalla tecnologia digitale. La convergenza non è solo un processo tecnologico, o scandito dalla tecnologia, è anche un cambiamento antropologico, un’attitudine culturale che incoraggia gli utenti a creare connessioni tra diversi testi, a usare le tecnologie sempre meno come strumenti per comunicare e sempre più come nuovi territori da scoprire, e i media non come semplici protesi, ma piuttosto come ambienti in cui siamo immersi e in cui viviamo la nostra esperienza quotidiana.

La convergenza è una tendenza al meticciato che coinvolge sia le tecnologie e i device che i linguaggi e le forme testuali: anche quelle più consolidate e archetipiche come il romanzo si modellano e si plasmano intorno a nuovi «contenitori». La serialità televisiva, certo. Ma anche altri media presentano tracce evidenti della persistenza di un modello narrativo che trova nuova linfa in forme che non ti aspetti: per esempio, molti dei videogame più recenti e di successo sono modellati sul canonico «viaggio dell’eroe» che Joseph Campbell ha identificato come la formula narrativa alla base di molta letteratura.

L’aspetto più curioso è che molti scrittori stanno iniziando a confrontarsi con la tv, o almeno con il suo genere più «nobile». Negli Stati Uniti, il dibattito è in corso ormai da tempo. Gary Shteyngart, l’autore di uno dei romanzi più discussi e letti degli ultimi tempi in America, Super Sad True Love Story, intervistato da «The Atlantic» ha parlato del grande cambiamento che la narrativa contemporanea sta attraversando e di quanto pesi il confronto con la tv: «Canali come Hbo e Showtime stanno conquistando tutti. La tipologia di artifici narrativi che sono sempre apparsi in forma di romanzo, ora compaiono in serie come The Wire e Breaking Bad. Queste serie innescano la “spinta narrativa” che chiediamo, ci insegnano diversi mondi e diversi modi di vivere. Ma, allo stesso tempo, non richiedono un’immersione testuale totale. Siedi semplicemente lì e lasci che tutte queste cose accadano sullo schermo». Nomini brand come Hbo e Showtime e, a proposito di tendenze culturali, pensi a cosa un tempo erano Einaudi e Adelphi.

Che la contaminazione tra letteratura e serialità televisiva di qualità sia un processo innescato in modo irreversibile è ormai evidente da altri numerosi segnali: lo stesso Franzen sta lavorando a un adattamento tv de Le correzioni; una delle serie più belle degli ultimi anni, prodotta da Hbo, è Bored to Death, letteralmente «annoiati a morte» ideata e sviluppata dallo scrittore Jonathan Ames a partire da un suo racconto. Alla rivista «Link. Idee per la televisione», Ames ha spiegato: «Come romanziere sono abituato a fare il direttore della fotografia, il costumista, l’editor, persino l’Hbo: prendo tutte le decisioni da solo. A dire il vero non trovo che sia così differente dallo scrivere un romanzo. Ogni puntata, in un certo senso, è come un capitolo: non vedi ancora dove andrai di preciso con il capitolo successivo, e non sai neppure se ti sarà permesso di arrivare fino alla fine».

Insomma, tra il romanziere e la figura dello showrunner il velo di separatezza sembra essere sempre più sottile, tanto che il processo vale anche all’opposto: grandi executive producer seriali come Aaron Sorkin, J.J. Abrams, Matthew Weiner e David Simon si sono guadagnati sul campo la qualifica di «autore», un tempo prerogativa esclusiva dei territori «nobili» della letteratura edel cinema. Se mai la serialità ha fatto giustizia di quella Nozione d’Autore che ha contribuito a creare non pochi equivoci, specie in Italia. Il valore della scrittura è generato da una sorta di qualità plurale che tiene a bada il narcisismo autoriale, le manie di grandezza del singolo scrittore. La serialità è un misto di creatività individuale e progetto industriale, di invenzione e ripetizione, di originalità e rimandi. Rivela nuove dinamiche della scrittura, nuovi ritmi imposti dalla produzione e nuove attenzioni al pubblico.

Da alcuni anni, da quando è apparsa una delle prime serie di culto come Star Trek, e poi da Weeds a Lost, da Bored to Death a Breaking Bad, i telefilm raccontano storie affascinanti per parlare anche d’altro. Le immagini non vogliono soltanto dire quello che mostrano, ma vibrano in continuazione, rimandano a un mondo dissimulato, ad alcuni significati inesauribili, a un altrove che non conosciamo e che promettono di farci perlustrare. La sensazione è che gli strumenti narrativi dei telefilm americani lavorino per un linguaggio sciolto da ogni vincolo di obbedienza ideologica o sociale, si abbandonino al puro gusto di narrare.

Educazione sentimentale

Il dato più significativo per cogliere la persistenza della forma-romanzo e la sua rigenerazione attraverso nuove sembianze mediali è forse questo: non solo le serie tv sono ricolme di citazioni attinte a piene mani dalla grande letteratura, dal grande cinema, dal grande teatro, ma allo stesso tempo trasudano strutture narrative, tecniche figurative, procedimenti «rubati» a modelli alti, a forme di racconto più antiche. È difficile che un ragazzo si accosti ancora alla grande narrativa ottocentesca. Ma è molto probabile che in alcune serie trovi orme di soluzioni linguistiche tratte da quegli autori (ben conosciuti dagli sceneggiatori). Succede, insomma, che l’educazione sentimentale degli adolescenti di tutto il mondo si formi ora sui «teen drama »: non più sul romanzo ma sul telefilm di formazione. Nelle forme espressive della serialità televisiva, la cultura americana ha trovato lo spazio ideale per dare forma di racconto a una visione del mondo, per restituire un’immagine della società dispiegata attraverso un impianto narrativo che renda ragione della sua complessità. È quello che in Italia spesso non si riesce a fare, perché il racconto del Paese è stato demandato ai generi televisivi più bassi, prigionieri di un’estetica e di una cultura che dal neorealismo in avanti (a parte poche eccezioni) ha rinunciato alla possibilità di «pensare in grande».


Aldo Grasso

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