GOSSIP - Clamoroso al Cibal-esbo! Michelle Williams e Busy Philipps sono "innamorate" (galeotto fu il set di "Dawson's Creek")
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martedì 10 gennaio 2017
lunedì 9 gennaio 2017
NEWS - Golden Globes, tutti i vincitori
Miglior serie Tv drammatica
The Crown
Game of Thrones
Stranger Things
This Is Us
Westworld
Miglior serie Tv drammatica
The Crown
Game of Thrones
Stranger Things
This Is Us
Westworld
Miglior serie comedy o musicale
Atlanta
Black-ish
Mozart in the Jungle
Transparent
Veep
Atlanta
Black-ish
Mozart in the Jungle
Transparent
Veep
Miglior film TV o miniserie
American Crime
The Dresser
The Night Manager
The Night Of
People v. O.J. Simpson
American Crime
The Dresser
The Night Manager
The Night Of
People v. O.J. Simpson
Miglior attore in una serie TV drammatica
Rami Malek, Mr. Robot
Bob Odenkirk, Better Call Saul
Matthew Rhys, The Americans
Liev Schreiber, Ray Donovan
Billy Bob Thornton, Goliath
Rami Malek, Mr. Robot
Bob Odenkirk, Better Call Saul
Matthew Rhys, The Americans
Liev Schreiber, Ray Donovan
Billy Bob Thornton, Goliath
Miglior attore in una serie TV commedia o musicale
Anthony Anderson, Blackish
Gael Garcia Bernal, Mozart in the Jungle
Donald Glover, Atlanta
Nick Nolte, Graves
Jeffrey Tambor, Transparent
Anthony Anderson, Blackish
Gael Garcia Bernal, Mozart in the Jungle
Donald Glover, Atlanta
Nick Nolte, Graves
Jeffrey Tambor, Transparent
Miglior attore in una miniserie
Riz Ahmed, The Night Of
Bryan Cranston, All the Way
Tom Hiddleston, The Night Manager
Courtney B. Vance, The People v. O.J.: American Crime Story
John Turturro, The Night Of
Riz Ahmed, The Night Of
Bryan Cranston, All the Way
Tom Hiddleston, The Night Manager
Courtney B. Vance, The People v. O.J.: American Crime Story
John Turturro, The Night Of
Miglior attore non protagonista in una serie, film TV o miniserie
Sterling K. Brown, People v O.J. Simpson
Hugh Laurie, The Night Manager
John Lithgow, The Crown
Christian Slater, Mr. Robot
John Travolta, People v. O.J. Simpson
Sterling K. Brown, People v O.J. Simpson
Hugh Laurie, The Night Manager
John Lithgow, The Crown
Christian Slater, Mr. Robot
John Travolta, People v. O.J. Simpson
Miglior attrice in una serie TV drammatica
Caitriona Balfe, Outlander
Claire Foy, The Crown
Keri Russell, The Americans
Winona Ryder, Stranger Things
Evan Rachel Wood, Westworld
Caitriona Balfe, Outlander
Claire Foy, The Crown
Keri Russell, The Americans
Winona Ryder, Stranger Things
Evan Rachel Wood, Westworld
Miglior attrice non protagonista in una serie, film TV o miniserie
Olivia Colman, The Night Manager
Lena Headey, Game of Thrones
Chrissy Metz, This Is Us
Mandy Moore, This Is Us
Thandie Newton, Westworld
Olivia Colman, The Night Manager
Lena Headey, Game of Thrones
Chrissy Metz, This Is Us
Mandy Moore, This Is Us
Thandie Newton, Westworld
Miglior attrice in un film tv o miniserie
Felicity Huffman, American Crime
Riley Keough, The Girlfriend Experience
Sarah Paulson, People v. O.J. Simpson
Charlotte Rampling, London Spy
Kerry Washington, Confirmation
Felicity Huffman, American Crime
Riley Keough, The Girlfriend Experience
Sarah Paulson, People v. O.J. Simpson
Charlotte Rampling, London Spy
Kerry Washington, Confirmation
Miglior attrice in una serie tv comedy o musicale
Rachel Bloom, Crazy Ex-Girlfriend
Julia Louis-Dreyfus, Veep
Sarah Jessica Parker, Divorce
Issa Ree, Insecure
Gina Rodriguez, Jane the Virgin
Tracee Ellis Ross, black-ish
Rachel Bloom, Crazy Ex-Girlfriend
Julia Louis-Dreyfus, Veep
Sarah Jessica Parker, Divorce
Issa Ree, Insecure
Gina Rodriguez, Jane the Virgin
Tracee Ellis Ross, black-ish
venerdì 6 gennaio 2017
giovedì 5 gennaio 2017
NEWS - Clamoroso al Cibali! "Game of Thrones" ha perso il trono di titolo tv più scaricato del mondo!
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mercoledì 4 gennaio 2017
NEWS - A dieta dopo le Feste! Ecco come non ingrassare guardando le serie tv...
Articolo di Mariarosa Mancuso per "Il Foglio"
A furia di vedere serie tv temete di ritrovarvi con "un culo che fa provincia"? (copyright Mario Moniceli in "Parenti serpenti": lo dice Miriam Leone alla figlia adolescente strappandole il gelato di mano). Andrà peggio, molto peggio. Il British Journal of Sports Medicine ha stabilito che ogni ora di televisione guardata dopo i 25 anni toglie venti minuti di vita. Pare di ricordare che neppure le sigarette avessero effetti tanto devastanti. Prima dei 25 anni restiamo con il dubbio: forse i bambini che ne hanno vista fin dall'asilo alla maggiore età neppure arrivano. Oppure sono vaccinati e possono guardarla a oltranza. Servono lumi, da chi sa. L'ha scritto il British Journal of Sports Medicine — dimenticando le statistiche sui malanni da jogging e le soporifere conversazioni di chi non ha la tv e comunque le serie non le guarderebbe. Com'è naturale — in questo mondo votato alla prevenzione (soprattutto di accidenti che mai succederanno) — subito arrivano le contromosse. Per evitare danni bisogna mangiare acini d'uva ghiacciati, suggerisce Jeff Wilser su Vulture. Sono lo spuntino perfetto, ingannano la mente convinta di star mangiando un gelato. Più difficile, ammette l'articolista, farsi venire voglia di carote crude mentre si guarda una puntata sanguinaria di "Game of Thrones". Bisogna fare pause, come al lavoro. Tappa che segue all'ergonomia da scrivania, scavalcata dai contorcimenti per guardare i Black Mirror anche quando sarebbe vietato (alle anteprime importanti il cellulare viene imbustato, per liberarlo dalla morsa servono unghie ad artiglio). Oppure proibitivo, per esempio sotto l'ombrellone. Dove però è più facile seguire la regola del venti-venti-venti. Ogni venti minuti bisognerebbe staccare gli occhi dallo schermo, fissare qualcosa distante venti piedi (diciamo sei metri, non basta la parete di fronte) per almeno venti secondi. Poi si può riprendere con l'episodio della serie messo in pausa. "Binge Better" è il titolo dell'articolo. Come dire "Ingozzati meglio" (di immagini, si intende). Chi lo ha scritto evidentemente non sa, o finge di non sapere, che il Binge Watching incatena un episodio dietro l'altro, saltando per fare prima i titoli di coda. Anche i titoli di testa a volte si possono saltare, quando arrivano dopo la prima scena e sono uno spettacolo a sé come in "The Affair" o in "True Detective": sublimi, ma dopo tre o quattro episodi incatenati non è un delitto andare avanti veloci. L'indigestione programmata — decidi prima quanti episodi vuoi vedere — va molto vicino a una contraddizione in termini. Riduci l'illuminazione dello schermo. Bevi molta acqua (fa bene a tutto, finché qualcuno scoprirà che fa malissimo). Ultimo consiglio: prendi in considerazione l'acquisto di un televisore, come quello che i genitori hanno in salotto. Già, perché i consigli salutistici sono gentilmente forniti a chi le serie le guarda sul computer, sul cellulare, sul tablet. Non vogliamo sapere cosa i medici sportivi britannici pensino di "Binging With Babish", dove "Binging" riconduce al cibo e Babish omaggia Oliver Babish, cicciottello consigliere alla Casa Bianca nella serie "West Wing" di Aaron Sorkin. Il corso di cucina più seriale che c'è: rifa e insegna i piatti delle serie televisive. Il pollo fritto che Louis C. K. — in "Louie" — porta alla festa sbagliata. Il gigantesco sandwich del Giorno del Ringraziamento preparato da Monica in "Friends". La crostata alle ciliegie divorata dall'agente speciale Dale Cooper in "Twin Peaks".
Articolo di Mariarosa Mancuso per "Il Foglio"
A furia di vedere serie tv temete di ritrovarvi con "un culo che fa provincia"? (copyright Mario Moniceli in "Parenti serpenti": lo dice Miriam Leone alla figlia adolescente strappandole il gelato di mano). Andrà peggio, molto peggio. Il British Journal of Sports Medicine ha stabilito che ogni ora di televisione guardata dopo i 25 anni toglie venti minuti di vita. Pare di ricordare che neppure le sigarette avessero effetti tanto devastanti. Prima dei 25 anni restiamo con il dubbio: forse i bambini che ne hanno vista fin dall'asilo alla maggiore età neppure arrivano. Oppure sono vaccinati e possono guardarla a oltranza. Servono lumi, da chi sa. L'ha scritto il British Journal of Sports Medicine — dimenticando le statistiche sui malanni da jogging e le soporifere conversazioni di chi non ha la tv e comunque le serie non le guarderebbe. Com'è naturale — in questo mondo votato alla prevenzione (soprattutto di accidenti che mai succederanno) — subito arrivano le contromosse. Per evitare danni bisogna mangiare acini d'uva ghiacciati, suggerisce Jeff Wilser su Vulture. Sono lo spuntino perfetto, ingannano la mente convinta di star mangiando un gelato. Più difficile, ammette l'articolista, farsi venire voglia di carote crude mentre si guarda una puntata sanguinaria di "Game of Thrones". Bisogna fare pause, come al lavoro. Tappa che segue all'ergonomia da scrivania, scavalcata dai contorcimenti per guardare i Black Mirror anche quando sarebbe vietato (alle anteprime importanti il cellulare viene imbustato, per liberarlo dalla morsa servono unghie ad artiglio). Oppure proibitivo, per esempio sotto l'ombrellone. Dove però è più facile seguire la regola del venti-venti-venti. Ogni venti minuti bisognerebbe staccare gli occhi dallo schermo, fissare qualcosa distante venti piedi (diciamo sei metri, non basta la parete di fronte) per almeno venti secondi. Poi si può riprendere con l'episodio della serie messo in pausa. "Binge Better" è il titolo dell'articolo. Come dire "Ingozzati meglio" (di immagini, si intende). Chi lo ha scritto evidentemente non sa, o finge di non sapere, che il Binge Watching incatena un episodio dietro l'altro, saltando per fare prima i titoli di coda. Anche i titoli di testa a volte si possono saltare, quando arrivano dopo la prima scena e sono uno spettacolo a sé come in "The Affair" o in "True Detective": sublimi, ma dopo tre o quattro episodi incatenati non è un delitto andare avanti veloci. L'indigestione programmata — decidi prima quanti episodi vuoi vedere — va molto vicino a una contraddizione in termini. Riduci l'illuminazione dello schermo. Bevi molta acqua (fa bene a tutto, finché qualcuno scoprirà che fa malissimo). Ultimo consiglio: prendi in considerazione l'acquisto di un televisore, come quello che i genitori hanno in salotto. Già, perché i consigli salutistici sono gentilmente forniti a chi le serie le guarda sul computer, sul cellulare, sul tablet. Non vogliamo sapere cosa i medici sportivi britannici pensino di "Binging With Babish", dove "Binging" riconduce al cibo e Babish omaggia Oliver Babish, cicciottello consigliere alla Casa Bianca nella serie "West Wing" di Aaron Sorkin. Il corso di cucina più seriale che c'è: rifa e insegna i piatti delle serie televisive. Il pollo fritto che Louis C. K. — in "Louie" — porta alla festa sbagliata. Il gigantesco sandwich del Giorno del Ringraziamento preparato da Monica in "Friends". La crostata alle ciliegie divorata dall'agente speciale Dale Cooper in "Twin Peaks".
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martedì 3 gennaio 2017
GOSSIP - Oh, Gina! La Rodriguez di "Jane the virgin" conquista la cover di "Marie Claire" e si dichiara vergine ai pregiudizi ("accetto solo ruoli che nobilitano i latino-americani e piuttosto rinuncio ai soldi")
Gina Rodriguez is simply stunning on the cover of Marie Claire‘s January 2017 issue. Here’s what the 32-year-old Jane the Virgin star had to share:
On knowing she wanted to act and getting her start: “My path wasn’t laid out for me in my family or my culture, because there are so few of us in the industry. That’s how my whole career happened. Your eyes are open; you don’t know what the next answer is going to be, but you’re open. And you take every opportunity that comes your way.”
On turning down roles that perpetuated stereotypes: “I decided I was going to take roles that progressed the image of Latinos in the industry, and I was going to choose those roles over money. I wanted to make sure I was contributing positively and not allowing limitations to dampen my experiences and my journey.”
On loving herself: “I’m currently working on accepting love. I’m constantly working on the part of myself that doesn’t feel like ‘enough.’ This relationship has been possible because, for the past six months, I have vowed to work on loving myself. I want to know that I don’t need another to be full. So that whenever another person, an endorsement, or a project comes into play, they are an addition, not filling a need for value or fulfillment or worth or love. Because if I do that, I will forever be hungry.”
For more from Gina, visit MarieClaire.com.
Gina Rodriguez is simply stunning on the cover of Marie Claire‘s January 2017 issue. Here’s what the 32-year-old Jane the Virgin star had to share:
On knowing she wanted to act and getting her start: “My path wasn’t laid out for me in my family or my culture, because there are so few of us in the industry. That’s how my whole career happened. Your eyes are open; you don’t know what the next answer is going to be, but you’re open. And you take every opportunity that comes your way.”
On turning down roles that perpetuated stereotypes: “I decided I was going to take roles that progressed the image of Latinos in the industry, and I was going to choose those roles over money. I wanted to make sure I was contributing positively and not allowing limitations to dampen my experiences and my journey.”
On loving herself: “I’m currently working on accepting love. I’m constantly working on the part of myself that doesn’t feel like ‘enough.’ This relationship has been possible because, for the past six months, I have vowed to work on loving myself. I want to know that I don’t need another to be full. So that whenever another person, an endorsement, or a project comes into play, they are an addition, not filling a need for value or fulfillment or worth or love. Because if I do that, I will forever be hungry.”
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domenica 1 gennaio 2017
NEWS - Welcome 2017! Le serie tv più attese del nuovo anno in Italia sono queste (elenco remix)
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venerdì 30 dicembre 2016
NEWS - Achtung, compagni! Ecco le serie tv più attese del 2017 in Italia
Articolo tratto da "La Stampa"
Se il 2015 è stato l'anno del lancio, il 2016 è stato l'anno del successo. Non si conoscono i numeri - non sono stati diffusi - ma Netflix è riuscita a ritagliarsi un posto al sole anche in Italia, stravolgendo il mercato. Ed è solo l'inizio. La produzione e la distribuzione delle serie tv è aumentata. Anche la Rai ha dovuto mettersi al passo: prima, un anno fa, con Non uccidere, esperimento riuscito a metà; poi, quest'inverno, con I Medici, kolossal magari criticabile dal punto di vista qualitativo ma non da quello quantitativo, e Rocco Schiavone. Sky non è rimasta a guardare e ha prodotto una delle «serie tv più attese del 2017» negli Stati Uniti, parola di Time: The Young Pope. Insomma: le serie tv, da futuro sono diventate realtà. Sono il nuovo modo di raccontare storie nell'audiovisivo.
E l'anno prossimo sarà così, ugualmente: si produce tanto, si produce anche con più attenzione. Innanzitutto, portando avanti serie di successo: il 2 gennaio, distribuita da Netflix, arriverà la quarta stagione di Sherlock, un episodio a settimana in contemporanea con il Regno Unito; poi toccherà a Twin Peaks di David Lynch con la nuova stagione, in Italia distribuita in primavera da Sky; e quindi a Il Trono di Spade, a Gomorra 3, arrivo previsto in autunno, alla terza stagione di Fargo e alle nuove puntate di House of Cards, sempre mandate in onda da Sky.
Non mancheranno le novità. Tra le serie più attese, vanno sicuramente segnalate Taboo di e con Tom Hardy, che qui in Italia non ha ancora una data d'uscita né un canale; Roadies, creata da Cameron Crowe e ispirata al suo film Quasi famosi, dal 30 gennaio su Mediaset Premium; Una serie di sfortunati eventi, ispirata ai libri di Lemony Snicket, che farà il suo esordio su Netflix il 13 gennaio; Legion, serie tv sui mutanti della Marvel che andrà in onda a febbraio su Fox; Big Little Lies, con Nicole Kidman, che farà il suo esordio il 13 marzo su Sky Atlantic; Iron Fist, nuova serie originale Netflix su uno dei supereroi di Casa Marvel, il quarto (su quattro) dei «Difensori», rilasciata il 17 marzo; e le due nuove produzioni di Sky Europa: Riviera e Britannia. E questa è solo la prima metà del 2017.
In cantiere ci sono tantissimi progetti, alcuni ancora in corso di scrittura, altri arrivati quasi alla fine della lavorazione. C'è la chiacchierata serie tv ispirata alla saga letteraria de L'amica geniale di Elena Ferrante, che verrà prodotta da Wildside (e di cui, a oggi, ancora non si conosce il broadcaster). C'è 1993, il sequel di 1992, con Stefano Accorsi e Miriam Leone, che dovrebbe andare in onda nella prima metà del 2017; c'è In Treatment, di cui solo pochi giorni fa è stato annunciato il nuovo cast (insieme a Sergio Castellitto, anche Giovanna Mezzogiorno e Giulia Michelini). E poi c'è Suburra, la prima produzione originale di Netflix in Italia: non sarà un sequel del film diretto da Sollima, ma nel cast sono stati confermati alcuni degli attori che abbiamo già visto al cinema, come Alessandro Borghi.
Non bisogna dimenticare che, a partire da dicembre di quest'anno, in Italia è arrivata anche Amazon Video, con le sue serie originali: a oggi, non sono state ancora rese disponibili Crisis in Six Scenes di Woody Allen, o Fleabag. La sensazione, comunque, è che anche il mercato italiano - con tutte le sue limitazioni, e i suoi rallentamenti - si stia sempre più avvicinando a quello internazionale. Buona parte del merito va riconosciuta a Sky, che in questi anni, in una progressione piuttosto veloce, è diventata leader delle produzioni made in Italy di qualità; e pure alla direzione della Rai, che ha stretto più di un accordo con Netflix per la diffusione delle proprie serie.
Articolo tratto da "La Stampa"
Se il 2015 è stato l'anno del lancio, il 2016 è stato l'anno del successo. Non si conoscono i numeri - non sono stati diffusi - ma Netflix è riuscita a ritagliarsi un posto al sole anche in Italia, stravolgendo il mercato. Ed è solo l'inizio. La produzione e la distribuzione delle serie tv è aumentata. Anche la Rai ha dovuto mettersi al passo: prima, un anno fa, con Non uccidere, esperimento riuscito a metà; poi, quest'inverno, con I Medici, kolossal magari criticabile dal punto di vista qualitativo ma non da quello quantitativo, e Rocco Schiavone. Sky non è rimasta a guardare e ha prodotto una delle «serie tv più attese del 2017» negli Stati Uniti, parola di Time: The Young Pope. Insomma: le serie tv, da futuro sono diventate realtà. Sono il nuovo modo di raccontare storie nell'audiovisivo.
E l'anno prossimo sarà così, ugualmente: si produce tanto, si produce anche con più attenzione. Innanzitutto, portando avanti serie di successo: il 2 gennaio, distribuita da Netflix, arriverà la quarta stagione di Sherlock, un episodio a settimana in contemporanea con il Regno Unito; poi toccherà a Twin Peaks di David Lynch con la nuova stagione, in Italia distribuita in primavera da Sky; e quindi a Il Trono di Spade, a Gomorra 3, arrivo previsto in autunno, alla terza stagione di Fargo e alle nuove puntate di House of Cards, sempre mandate in onda da Sky.
Non mancheranno le novità. Tra le serie più attese, vanno sicuramente segnalate Taboo di e con Tom Hardy, che qui in Italia non ha ancora una data d'uscita né un canale; Roadies, creata da Cameron Crowe e ispirata al suo film Quasi famosi, dal 30 gennaio su Mediaset Premium; Una serie di sfortunati eventi, ispirata ai libri di Lemony Snicket, che farà il suo esordio su Netflix il 13 gennaio; Legion, serie tv sui mutanti della Marvel che andrà in onda a febbraio su Fox; Big Little Lies, con Nicole Kidman, che farà il suo esordio il 13 marzo su Sky Atlantic; Iron Fist, nuova serie originale Netflix su uno dei supereroi di Casa Marvel, il quarto (su quattro) dei «Difensori», rilasciata il 17 marzo; e le due nuove produzioni di Sky Europa: Riviera e Britannia. E questa è solo la prima metà del 2017.
In cantiere ci sono tantissimi progetti, alcuni ancora in corso di scrittura, altri arrivati quasi alla fine della lavorazione. C'è la chiacchierata serie tv ispirata alla saga letteraria de L'amica geniale di Elena Ferrante, che verrà prodotta da Wildside (e di cui, a oggi, ancora non si conosce il broadcaster). C'è 1993, il sequel di 1992, con Stefano Accorsi e Miriam Leone, che dovrebbe andare in onda nella prima metà del 2017; c'è In Treatment, di cui solo pochi giorni fa è stato annunciato il nuovo cast (insieme a Sergio Castellitto, anche Giovanna Mezzogiorno e Giulia Michelini). E poi c'è Suburra, la prima produzione originale di Netflix in Italia: non sarà un sequel del film diretto da Sollima, ma nel cast sono stati confermati alcuni degli attori che abbiamo già visto al cinema, come Alessandro Borghi.
Non bisogna dimenticare che, a partire da dicembre di quest'anno, in Italia è arrivata anche Amazon Video, con le sue serie originali: a oggi, non sono state ancora rese disponibili Crisis in Six Scenes di Woody Allen, o Fleabag. La sensazione, comunque, è che anche il mercato italiano - con tutte le sue limitazioni, e i suoi rallentamenti - si stia sempre più avvicinando a quello internazionale. Buona parte del merito va riconosciuta a Sky, che in questi anni, in una progressione piuttosto veloce, è diventata leader delle produzioni made in Italy di qualità; e pure alla direzione della Rai, che ha stretto più di un accordo con Netflix per la diffusione delle proprie serie.
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giovedì 29 dicembre 2016
NEWS - Never forget! Quell'episodio di "30 Rock" con Carrie Fisher, tra i capitoli più divertenti della storia tv sul femminismo
News tratta da "Decider"
Tina Fey’s quirky comedy did so many things right, but it was almost always at its best when it was tackling the complexities of feminism. It’s through this lens that the “Rosemary’s Baby” episode of 30 Rock really shines. The Season Two episode marked one of the turning points of the series. After the comedy’s notoriously rough first season, “Rosemary’s Baby” was one of first episodes that cemented the show’s equally quirky and insightful tone. The main plot of Episode Four hinges on Liz Lemon (Tina Fey). When Liz’s idol, the legendary comedy writer Rosemary Howard (Carrie Fisher), comes to the set of The Girlie Show, Liz is faced with the sobering choice that so often defines her character — should she abandon her show and job to stand up for feminism and art, or should she embrace the world she has created? Fisher’s character was the perfect blend of relatable for mainstream audiences and in-the-know for comedy fans, a line 30 Rock walked so well so often. Between jokes about Saturday Night Live’s era of “Not Ready for Primetime Players” to her many Laugh-In references, Rosemary was the perfect mixture of fearless and funny you would expect from a failed 1970s female comedy writer. Fisher played the role beautifully, capturing the character’s natural hilarity — both when audiences were supposed to laugh at and with her — as well as her intensity. However, they say you should never meet your heroes, and that was certainly the case for Liz. In Tina Fey’s always capable hands, this episode put an interesting feminist angle on the argument between embracing corporate America or pure art. Rosemary was the perfect too-wired and idealistic blend you would expect from a fallen comedy idol — just a little too hungry, jaded, and arrogant. The casting of Fisher was also a genius decision for the show, as Fisher’s iconic role as Princess Leia has been established as being one of Liz Lemon’s personal pop culture heroes. Not only that, but casting the actress responsible for one of the most confusing and empowering sci-fi roles in history — a badass rebel princess who was sexualized for years — took a dig at Star Wars’ confusing history with women. It was a smart role that was performed brilliantly by a too-often underrated actor. “Rosemary’s Baby” shows a side of Fisher that was rarely embraced but is unapologetically amazing to watch. The episode gave a just smart enough, meta nod to her cinematic past while highlighting both her comedic and dramatic acting chops. It also gave birth to one of the greatest 30 Rock lines in history, “Never go with a hippie to a second location.” Carrie Fisher’s guest appearance on 30 Rock, which she rightfully received an Emmy nomination for, was one of the funniest episodes of this very funny series as well as one of the first episodes that showed us how special this quirky gem really was. Thank you for your many contributions to pop culture, Carrie Fisher. You will be missed.
News tratta da "Decider"
Tina Fey’s quirky comedy did so many things right, but it was almost always at its best when it was tackling the complexities of feminism. It’s through this lens that the “Rosemary’s Baby” episode of 30 Rock really shines. The Season Two episode marked one of the turning points of the series. After the comedy’s notoriously rough first season, “Rosemary’s Baby” was one of first episodes that cemented the show’s equally quirky and insightful tone. The main plot of Episode Four hinges on Liz Lemon (Tina Fey). When Liz’s idol, the legendary comedy writer Rosemary Howard (Carrie Fisher), comes to the set of The Girlie Show, Liz is faced with the sobering choice that so often defines her character — should she abandon her show and job to stand up for feminism and art, or should she embrace the world she has created? Fisher’s character was the perfect blend of relatable for mainstream audiences and in-the-know for comedy fans, a line 30 Rock walked so well so often. Between jokes about Saturday Night Live’s era of “Not Ready for Primetime Players” to her many Laugh-In references, Rosemary was the perfect mixture of fearless and funny you would expect from a failed 1970s female comedy writer. Fisher played the role beautifully, capturing the character’s natural hilarity — both when audiences were supposed to laugh at and with her — as well as her intensity. However, they say you should never meet your heroes, and that was certainly the case for Liz. In Tina Fey’s always capable hands, this episode put an interesting feminist angle on the argument between embracing corporate America or pure art. Rosemary was the perfect too-wired and idealistic blend you would expect from a fallen comedy idol — just a little too hungry, jaded, and arrogant. The casting of Fisher was also a genius decision for the show, as Fisher’s iconic role as Princess Leia has been established as being one of Liz Lemon’s personal pop culture heroes. Not only that, but casting the actress responsible for one of the most confusing and empowering sci-fi roles in history — a badass rebel princess who was sexualized for years — took a dig at Star Wars’ confusing history with women. It was a smart role that was performed brilliantly by a too-often underrated actor. “Rosemary’s Baby” shows a side of Fisher that was rarely embraced but is unapologetically amazing to watch. The episode gave a just smart enough, meta nod to her cinematic past while highlighting both her comedic and dramatic acting chops. It also gave birth to one of the greatest 30 Rock lines in history, “Never go with a hippie to a second location.” Carrie Fisher’s guest appearance on 30 Rock, which she rightfully received an Emmy nomination for, was one of the funniest episodes of this very funny series as well as one of the first episodes that showed us how special this quirky gem really was. Thank you for your many contributions to pop culture, Carrie Fisher. You will be missed.
martedì 27 dicembre 2016
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sabato 24 dicembre 2016
venerdì 23 dicembre 2016
NEWS - Regalo di Natale! La 4° stagione di "Hannibal" se pò fà...(Bryan Fuller master chef del Cenone di ritorno)
News tratta da "Uproxx"
When Hannibal ended on an all too literal cliffhanger at the end of its third season, fans never quite gave up hope that Mads Mikkelson’s Hannibal Lector and Hugh Dancy’s Will Graham would return to their screens again eventually. As is the case with most of Fuller’s shows, it was cut unceremoniously short, and the devoted group of supporters — in this case “Fannibals” — have continued to obsess over the details long after it was gone. Hannibal was breathtaking, violent, and cerebral, and a true rarity on network television.
Well, showrunner Bryan Fuller is here to put a little bit of wind in your sails. The American Gods mastermind recently sat down with Shock Waves podcast to discuss what could still be for the cult show. At the very least, he clarifies whether or not our leads would survive that fall.
News tratta da "Uproxx"
When Hannibal ended on an all too literal cliffhanger at the end of its third season, fans never quite gave up hope that Mads Mikkelson’s Hannibal Lector and Hugh Dancy’s Will Graham would return to their screens again eventually. As is the case with most of Fuller’s shows, it was cut unceremoniously short, and the devoted group of supporters — in this case “Fannibals” — have continued to obsess over the details long after it was gone. Hannibal was breathtaking, violent, and cerebral, and a true rarity on network television.
Well, showrunner Bryan Fuller is here to put a little bit of wind in your sails. The American Gods mastermind recently sat down with Shock Waves podcast to discuss what could still be for the cult show. At the very least, he clarifies whether or not our leads would survive that fall.
“There weren’t going to be any bodies found floating in that lagoon. And the whole point of showing Gillian Anderson sitting at a table with two additional place settings and her leg on the table was there was a big splash and dinner guests are coming.”
According to Fuller, he would like to tackle Silence Of The Lambs in a potential fourth season, and the rights for that novel revert back in August of 2017. Still, Fuller makes it clear that this is not an attempt to “fix” the film, but merely an opportunity to expand.
“I think the film adaptation is a perfect film, but there’s a lot of interesting nooks and crannies to explore in a television series. I hope we get to tell the story.”
Fuller explains that a “6 to 8 episode miniseries here and there” would be ideal for the cast and creative team, which sounds perfect to me. The show’s entire run is currently streaming on Amazon Prime, so how about throwing some money at them as penance for cancelling Good Girls Revolt?
giovedì 22 dicembre 2016
NEWS - Achtung, compagni! "Il servo del popolo" è la serie-rivelazione dell'anno e batte bandiera ucraina: acquistata da Netflix e già formattata da Fox
News tratta da "Il Foglio"
Vassily Petrovich Goloborodko era un tranquillo insegnante di storia a Kiev: 31 anni, un divorzio e un caratteraccio che un giorno lo fa esplodere in classe in un furioso monologo pieno di parolacce contro le fatiche e le ingiustizie della vita in Ucraina. I suoi allievi lo filmano con il telefonino, lo mettono su YouTube e Vassily si sveglia con il primo ministro che suona alla sua porta: "Buongiorno signor presidente". Vassily, un ragazzo dalla faccia pulita che gira in bicicletta, scopre tante cose nuove: la sua nuova residenza, talmente enorme e lussuosa che la scambia per un museo (le riprese sono state fatte a Mezhigorye, l'ex "dacia" di Viktor Yanukovich, il cui lusso è stato mostrato al pubblico dopo la fuga dell'ex presidente, come simbolo della fine di un'epoca di corruzione). Viene circondato da ministri viscidi, che gli consigliano di dichiarare il default per non ripagare i debiti: "Ma dopo nessuno ci presterà più un soldo?", si meraviglia e si sente rispondere "Il dopo' non ci preoccuperà più". Gli spin doctor gli consigliano di annunciare in tv l'imminente caduta di un enorme meteorite per cacciare dalla piazza la gente che protesta contro le nuove tasse sull'alcol: "Cancellate il meteorite, avete capito?", urla l'esasperato Vassily, per poi far precipitare il governo nello sconcerto ordinando di gestire la crisi invece di ricorrere a trucchi mediatici. La serie tv "Il servo del popolo", che racconta le avventure del presidente per caso, è la prima vera success story dell'Ucraina tre anni dopo la rivoluzione sul Maidan. Il mix di satira politica e comicità tradizionale, con un cast di splendidi caratteristi (im-perdibile Stanislav Boklan nel ruolo del primo ministro logorato dal potere) e un ritmo incalzante, ha stracciato i record di ascolti. La fiction è stata venduta a Netflix, e il formato è stato acquistato dalla Fox. Un successo strepitoso, costruito con pochi mezzi dai comici di Kvartal 95, che lavorano per la tv dell'oligarca Igor Kolomoysky, in rotta con il presidente Petro Poroshenko, oligarca del cioccolato. Ma Vladimir Zelensky, che interpreta Vassily, sostiene che sono indipendenti dalla politica: i politici, gli oligarchi e i deputati vengono tutti derisi senza pietà, e sono molto riconoscibili. La sceneggiatura copia direttamente dai tg, omettendo solo la guerra con la Russia, e i nazionalisti hanno criticato "Il servo del popolo" perché girato in russo. Come il nostrano "Benvenuto presidente!", è denuncia mista a fantascienza: Vassily licenzia i governatori corrotti, fa arrestare in diretta il primo ministro, impone di rispettare la legge ("Ma che fa, ci sta minacciando?", è la reazione dei politici), grida nell'aula della Rada la disperazione del popolo che "non ha da mangiare, e ha paura di girare per strada". Ma i creatori della serie sperano che insegni anche un modello di comportamento positivo: l'onestà e il buon senso del giovane presidente rendono gli intrighi e le ruberie dei potenti comiche e stupide, rompendo la tradizione sovietica di subire senza poter cambiare nulla. "Sarebbe bello se il 90 per cento degli spettatori dicessero: anch'io voglio cambiare le cose", sogna Viktor Saryakin, che interpreta il padre di Goloborodko. Il trailer del "Servo del popolo 2" — che esce il 24 dicembre nelle sale preannunciando la seconda stagione della serie — però anticipa che i tentativi del rottamatore ucraino incontreranno una strenua resistenza. Dopo che la Rada boccia all'unanimità le sue riforme — in una carrellata di facce da deputati che da sola vale un premio — il presidente afferra due mitragliatrici e apre il fuoco contro i banchi. Il "sogno di milioni di spettatori", commenta il popolare sito di news Tsn.
News tratta da "Il Foglio"
Vassily Petrovich Goloborodko era un tranquillo insegnante di storia a Kiev: 31 anni, un divorzio e un caratteraccio che un giorno lo fa esplodere in classe in un furioso monologo pieno di parolacce contro le fatiche e le ingiustizie della vita in Ucraina. I suoi allievi lo filmano con il telefonino, lo mettono su YouTube e Vassily si sveglia con il primo ministro che suona alla sua porta: "Buongiorno signor presidente". Vassily, un ragazzo dalla faccia pulita che gira in bicicletta, scopre tante cose nuove: la sua nuova residenza, talmente enorme e lussuosa che la scambia per un museo (le riprese sono state fatte a Mezhigorye, l'ex "dacia" di Viktor Yanukovich, il cui lusso è stato mostrato al pubblico dopo la fuga dell'ex presidente, come simbolo della fine di un'epoca di corruzione). Viene circondato da ministri viscidi, che gli consigliano di dichiarare il default per non ripagare i debiti: "Ma dopo nessuno ci presterà più un soldo?", si meraviglia e si sente rispondere "Il dopo' non ci preoccuperà più". Gli spin doctor gli consigliano di annunciare in tv l'imminente caduta di un enorme meteorite per cacciare dalla piazza la gente che protesta contro le nuove tasse sull'alcol: "Cancellate il meteorite, avete capito?", urla l'esasperato Vassily, per poi far precipitare il governo nello sconcerto ordinando di gestire la crisi invece di ricorrere a trucchi mediatici. La serie tv "Il servo del popolo", che racconta le avventure del presidente per caso, è la prima vera success story dell'Ucraina tre anni dopo la rivoluzione sul Maidan. Il mix di satira politica e comicità tradizionale, con un cast di splendidi caratteristi (im-perdibile Stanislav Boklan nel ruolo del primo ministro logorato dal potere) e un ritmo incalzante, ha stracciato i record di ascolti. La fiction è stata venduta a Netflix, e il formato è stato acquistato dalla Fox. Un successo strepitoso, costruito con pochi mezzi dai comici di Kvartal 95, che lavorano per la tv dell'oligarca Igor Kolomoysky, in rotta con il presidente Petro Poroshenko, oligarca del cioccolato. Ma Vladimir Zelensky, che interpreta Vassily, sostiene che sono indipendenti dalla politica: i politici, gli oligarchi e i deputati vengono tutti derisi senza pietà, e sono molto riconoscibili. La sceneggiatura copia direttamente dai tg, omettendo solo la guerra con la Russia, e i nazionalisti hanno criticato "Il servo del popolo" perché girato in russo. Come il nostrano "Benvenuto presidente!", è denuncia mista a fantascienza: Vassily licenzia i governatori corrotti, fa arrestare in diretta il primo ministro, impone di rispettare la legge ("Ma che fa, ci sta minacciando?", è la reazione dei politici), grida nell'aula della Rada la disperazione del popolo che "non ha da mangiare, e ha paura di girare per strada". Ma i creatori della serie sperano che insegni anche un modello di comportamento positivo: l'onestà e il buon senso del giovane presidente rendono gli intrighi e le ruberie dei potenti comiche e stupide, rompendo la tradizione sovietica di subire senza poter cambiare nulla. "Sarebbe bello se il 90 per cento degli spettatori dicessero: anch'io voglio cambiare le cose", sogna Viktor Saryakin, che interpreta il padre di Goloborodko. Il trailer del "Servo del popolo 2" — che esce il 24 dicembre nelle sale preannunciando la seconda stagione della serie — però anticipa che i tentativi del rottamatore ucraino incontreranno una strenua resistenza. Dopo che la Rada boccia all'unanimità le sue riforme — in una carrellata di facce da deputati che da sola vale un premio — il presidente afferra due mitragliatrici e apre il fuoco contro i banchi. Il "sogno di milioni di spettatori", commenta il popolare sito di news Tsn.
mercoledì 21 dicembre 2016
NEWS - Clamoroso al Cibali! "Scrubs" potrebbe tornare...(grazie a "Una mamma per amica")!
News tratta da "Uproxx"
You might know Zach Braff from that movie where Alfred the Butler, God, and Argo F*ck Yourself rob a bank, or that other film where Natalie Portman is the president of the Shins’ fan club, but he also starred on this show called Scrubs that people seem to like. The medical-comedy ran for nine seasons — the last two of which aren’t as strong as the first seven, but they did introduce us to Eliza Coupe (Happy Endings) and Kerry Bishé (Halt and Catch Fire), for which I’m forever thankful — but because no show is truly “over,” not when Fuller House is a thing that exists, Braff isn’t saying no to a reunion. During a recent question-and-answer session with fans on Twitter, via the Huffington Post, Braff said, “You never know about making more Scrubs episodes, it’s something we all talk about, especially now that all these people are going back and doing Netflix versions of their shows. I am very jealous of all this Gilmore Girls attention and Full House.” He added, “We talk about it every now and then. So you never know, it could happen. I’d do it.”
News tratta da "Uproxx"
You might know Zach Braff from that movie where Alfred the Butler, God, and Argo F*ck Yourself rob a bank, or that other film where Natalie Portman is the president of the Shins’ fan club, but he also starred on this show called Scrubs that people seem to like. The medical-comedy ran for nine seasons — the last two of which aren’t as strong as the first seven, but they did introduce us to Eliza Coupe (Happy Endings) and Kerry Bishé (Halt and Catch Fire), for which I’m forever thankful — but because no show is truly “over,” not when Fuller House is a thing that exists, Braff isn’t saying no to a reunion. During a recent question-and-answer session with fans on Twitter, via the Huffington Post, Braff said, “You never know about making more Scrubs episodes, it’s something we all talk about, especially now that all these people are going back and doing Netflix versions of their shows. I am very jealous of all this Gilmore Girls attention and Full House.” He added, “We talk about it every now and then. So you never know, it could happen. I’d do it.”
martedì 20 dicembre 2016
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Più che Mr. Robot, Mr. Reboot! Sam Esmail porterà sul grande schermo il culto di "Metropolis" di Fritz Lang
News tratta da "Collider"
Mr. Robot creator Sam Esmail is bringing his high-tech hijinks to a classic sci-fi property with a TV miniseries adaptation of the iconic 1927 film Metropolis. THR reports that the writer-director is in early development on the TV retelling of Fritz Lang‘s revered film, which centered on a pair of star-crossed lovers in a classist futuristic society.
News tratta da "Collider"
Mr. Robot creator Sam Esmail is bringing his high-tech hijinks to a classic sci-fi property with a TV miniseries adaptation of the iconic 1927 film Metropolis. THR reports that the writer-director is in early development on the TV retelling of Fritz Lang‘s revered film, which centered on a pair of star-crossed lovers in a classist futuristic society.
Esmail is prepping the series with Universal Cable Productions (where he has an overall deal), where he will Executive Produce alongside Anonymous Content’s Chad Hamilton. Esmail’s exact role in the miniseries is still being negotiated. Should Esmail want to keep his attention focused on Mr. Robot (he single-handedly wrote and directed every episode of the critical darling’s second season), he’ll have the time. The report states that UCP’s current plan is to launch the Metropolis miniseries in two to three years, which would give him time to conclude Mr. Robot‘s planned four to five season run.
Despite its current status as one of the most celebrated silent films of all time,Lang’s Metropolis was critically panned when it first arrived in theaters. At the time of release, the German film was one of the most expensive movies ever made thanks to its epic scope and groundbreaking visual effects. That precedent certainly conjures up all kinds of exciting possibilities for Esmail’s take on the material considering how far visual effects have come in the near-100 years since the film’s release, and I’m excited to see how much Esmail will harken back to Lang’s visionary aesthetic and how he will integrate it into a new vision of a futuristic society. Whatever he envisions, he’ll have the budget, as UCP is reportedly willing to throw down $10 million an episode.
Whatever he envisions, he’ll have the budget, as UCP is reportedly willing to throw down $10 million an episode. While the studio usually prioritizes NBCUniversal owned networks (of which Mr. Robot’s home network USA is one), but Metropolis comes with no in-house mandate and will likely be shopped around to other cable and streaming networks. Wherever it lands, it’s exciting that Esmail and his team are getting the time and budget to truly craft the series into something special.Like the original film, the small-screen adaptation will take place in a future society where wealthy industrialists rule the vast city from high-rise tower complexes, while a lower class of underground-dwelling workers toil constantly to operate the machines that provide its power. Risking everything they know, two star crossed lovers from opposite sides of the divide must find a way to bring down the whole system.
However, the main story focus right now is figuring out how to adapt the film into an episodic format. The writer’s room will reportedly be very small, with only two or three scribes in the mix who currently more focused on cracking the concept than breaking scripts.
Esmail is currently in production on Mr. Robot Season 3, which is slated to return to USA in 2017.lunedì 19 dicembre 2016
NEWS - Tutti a casa! Sony produrrà i reboot dei cult di Norman Lear "I Jefferson", "Arcibaldo", "Maude" e "Good Times"
News tratta da "Variety"
The miniseries project is a separate idea from the possible
very early stages of rebooting
several classic sitcoms from TV
legend Norman Lear as
miniseries — including
“All in the Family,” “The
Jeffersons,” and “Good Times”
—Variety has learned
exclusively. The idea currently
being discussed by Lear and
Sony executives would be to
have new actors recreate
classic episodes of the shows,
working from the original scripts, and package them as short,
six-episode anthologies.
The scripts would be
treated similar to plays
being mounted in new productions.
“There is some talk about doing some of the
original shows, redoing them with today’s stars,”
Lear told Variety. “There is a possibility that
we’ll do ‘All in the Family,’ ‘Maude,’
‘The Jeffersons,’ “Good Times.'”
Discussions about remaking more of Lear’s
catalogue come as Sony gears up for the premiere of the new
“One Day at a Time,” which re-imagines Lear’s ’80s sitcom
about a single mother raising two children. The new series,
which premieres on Netflix Jan. 6, focuses on a Latino family with
exclusively. The idea currently
being discussed by Lear and
Sony executives would be to
have new actors recreate
classic episodes of the shows,
working from the original scripts, and package them as short,
six-episode anthologies.
The scripts would be
treated similar to plays
being mounted in new productions.
“There is some talk about doing some of the
original shows, redoing them with today’s stars,”
Lear told Variety. “There is a possibility that
we’ll do ‘All in the Family,’ ‘Maude,’
‘The Jeffersons,’ “Good Times.'”
Discussions about remaking more of Lear’s
catalogue come as Sony gears up for the premiere of the new
“One Day at a Time,” which re-imagines Lear’s ’80s sitcom
about a single mother raising two children. The new series,
which premieres on Netflix Jan. 6, focuses on a Latino family with
a female Army veteran at its center. Lear serves as executive
producer on the new “One Day at a Time,”
producer on the new “One Day at a Time,”
with original scripts coming from the show’s writing staff and
showrunners Gloria Calderon-Kellett and Mike Royce, with
contributions from Lear.
Sony has been in discussions with Lear about the miniseries-reboot
concept since before development began on “One Day at a Time.”
That series was developed specifically for Netflix, and was never
shopped to other buyers. No network or streaming service is yet
attached to the miniseries projects.
“All in the Family” reboot that Lear discussed two years ago at a
Paley Center event, which would have seen the show revived with
new characters, possibly Latino. That idea was set aside in favor
of the new “One Day at a Time.”
“We’re exploring it,” Glenn Adilman, executive vice president
of comedy development for Sony toldVariety. “It’s sort of tricky to
figure out what the business of that is and what that would be and
how it would work. But its something we’re trying to figure out.”
Adilman added, “It’s tricky for a lot of reasons, and it’s something
we’re exploring.”
Sony controls most of Lear’s TV library through its 1985
acquisition of the producer’s Embassy Communications.
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"The Walking Dead", la 7° stagione la peggiore e diventa caso da manuale
"Con un lungo episodio finale di mezza stagione, da noi in Italia su Fox, finisce in pausa per qualche mese The Walking Dead. La settima stagione è stata finora la peggiore sotto il profilo delle critiche, delle reazioni dei fans e inevitabilmente anche dei numeri, scesi a livello del momento nero nel 2013. La serie che fino a ieri è stato il più imprevedibile e straordinario successo degli anni Dieci, ha perso negli Usa sei milioni di spettatori in pochi episodi, più di un terzo rispetto alla prima puntata, e anche nel resto del mondo è arretrata parecchio. Una ripresa in grande stile è sempre possibile, e unottava stagione di i6 episodi è già in preparazione. Quasi undici milioni di americani che si sono riuniti ancora a fine novembre per TWD in diretta "lineare", vanno considerati comunque un'eccezione, se paragonati al milione e 800 mila del secondo telefilm nella classifica delle tv via cavo, che è pur sempre un kolossal, già amato anche dalla critica, come Westworld di HBO, o dal milione e 40o mila del più facile Shameless di Showtime. Al provvisorio finale gli autori e AMC hanno messo un titolo che si può leggere come una metafora dell'impasse televisivo della serie: Hearts Still Beating, Cuori che battono ancora. Già, è proprio il battito di TWD che sembra un po' spento, langue sotto il tallone di Negan» e scivola nel «torture porre», ha scritto Kevin Fitzpatrick di Scveencrush. A TWD non ha funzionato nemmeno il trucchetto "d'allungare il bando", ovvero di tirare avanti in termini di tempo, come fanno le tv in Italia con i programmi di punta, che è snaturante. Su questa prima parte della settima stagione di TWD, AMC s'è giocata la battaglia con episodi che vengono chiamati "Extended Run Time": dilatando le lunghezze da 60 a 70 o 80 e persino 90 minuti, si stravolge la natura stessa del racconto, saltano alcune regole di costruzione e mutano per ritmo e intensità anche i "cliffhangers", i preziosi agganci di suspense. L'altra lezione riguarda le esagerazioni del marketing, e si è vista già tutta dopo il primo episodio imperniato sul nuovo cattivo Negan, con in mano la sanguinante mazza con filo spinato, icone della sterminata campagna promozionale, rivelatasi, alla fine, controproducente. il troppo stoppia, come si dice, anche allo zombie. Snaturato dall'aspettativa eccessiva e da un salto di genere e da un allungamento di narrazione, The Walking Dead 7/I è già un caso da manuale, che la dice lunga su quanto siano da prendere sul serio — anche Mika ne sa qualcosa — il linguaggio specifico della Tv e i meccanismi della comunicazione". (Paolo Martini)
CORRIERE DELLA SERA
"The Walking Dead", la 7° stagione la peggiore e diventa caso da manuale
"Con un lungo episodio finale di mezza stagione, da noi in Italia su Fox, finisce in pausa per qualche mese The Walking Dead. La settima stagione è stata finora la peggiore sotto il profilo delle critiche, delle reazioni dei fans e inevitabilmente anche dei numeri, scesi a livello del momento nero nel 2013. La serie che fino a ieri è stato il più imprevedibile e straordinario successo degli anni Dieci, ha perso negli Usa sei milioni di spettatori in pochi episodi, più di un terzo rispetto alla prima puntata, e anche nel resto del mondo è arretrata parecchio. Una ripresa in grande stile è sempre possibile, e unottava stagione di i6 episodi è già in preparazione. Quasi undici milioni di americani che si sono riuniti ancora a fine novembre per TWD in diretta "lineare", vanno considerati comunque un'eccezione, se paragonati al milione e 800 mila del secondo telefilm nella classifica delle tv via cavo, che è pur sempre un kolossal, già amato anche dalla critica, come Westworld di HBO, o dal milione e 40o mila del più facile Shameless di Showtime. Al provvisorio finale gli autori e AMC hanno messo un titolo che si può leggere come una metafora dell'impasse televisivo della serie: Hearts Still Beating, Cuori che battono ancora. Già, è proprio il battito di TWD che sembra un po' spento, langue sotto il tallone di Negan» e scivola nel «torture porre», ha scritto Kevin Fitzpatrick di Scveencrush. A TWD non ha funzionato nemmeno il trucchetto "d'allungare il bando", ovvero di tirare avanti in termini di tempo, come fanno le tv in Italia con i programmi di punta, che è snaturante. Su questa prima parte della settima stagione di TWD, AMC s'è giocata la battaglia con episodi che vengono chiamati "Extended Run Time": dilatando le lunghezze da 60 a 70 o 80 e persino 90 minuti, si stravolge la natura stessa del racconto, saltano alcune regole di costruzione e mutano per ritmo e intensità anche i "cliffhangers", i preziosi agganci di suspense. L'altra lezione riguarda le esagerazioni del marketing, e si è vista già tutta dopo il primo episodio imperniato sul nuovo cattivo Negan, con in mano la sanguinante mazza con filo spinato, icone della sterminata campagna promozionale, rivelatasi, alla fine, controproducente. il troppo stoppia, come si dice, anche allo zombie. Snaturato dall'aspettativa eccessiva e da un salto di genere e da un allungamento di narrazione, The Walking Dead 7/I è già un caso da manuale, che la dice lunga su quanto siano da prendere sul serio — anche Mika ne sa qualcosa — il linguaggio specifico della Tv e i meccanismi della comunicazione". (Paolo Martini)
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Anche Julia Roberts si dà alle serie tv (grazie a un best-seller...)
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Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm
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