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martedì 3 febbraio 2015

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"Boardwalk Empire", il maestoso finale di un eroe tragico senza redenzione
"«Siate onesti e leali ragazzi, in ogni vostra stagione, quando il bene è in tenzone con il male?». Si apre alla ricerca di una bussola morale la quinta e ultima stagione della maestosa «Boardwalk Empire» (Sky Atlantic, mercoledì, 21.10). Sul racconto aleggia un senso di malinconia e decadenza: il senso della fine (della serie, ma anche dell'impero che il gangster Nucky Thompson ha costruito ad Atlantic City) incombe. I primi episodi sono intessuti di molti flashback, che riportano all'infanzia di Nucky (Steve Buscemi): le origini umili, il travagliato rapporto con il padre violento, la morte tragica della sorella, l'ambizione bruciante e il desiderio di riscatto sociale. Il racconto dell'infanzia di Nucky parla della sua perdita dell'innocenza, ci spiega come la sua vita adulta sia stata il prodotto di spinte contrastanti, slanci verso il bene e irrimediabili tracolli verso il male. Ogni episodio vissuto da bambino è un simbolo, un peccato originale, e quelle che sembrano coincidenze diventano prefigurazioni del futuro. È come se questi flashback rileggessero le passate stagioni di «Boardwalk» inquadrandole in una cornice morale. Intanto nel «presente» (corre l'anno 1931), a New York si costruisce il Rockefeller Center ma sono ancora forti gli echi della grande depressione, mentre Nucky si trova a l'Havana per intessere rapporti con alcuni senatori americani e prepararsi a pilotare il «Paese più assetato della terra» fuori dal Proibizionismo a suon di rum Bacardi. Appare anche un giovane Joseph Kennedy, non molto schizzinoso nell'intessere rapporti con la mafia Usa. Terence Winter, l'autore della serie, è chiamato a un confronto obbligato con l'ambiguo finale della sua altra creatura, i «Soprano». L'attesa per il destino finale di Nucky è alta, l'eroe tragico non cerca mai redenzione ma il verdetto degli sceneggiatori sul personaggio dovrà arrivare, a sancire chi è colpevole e chi innocente". (Aldo Grasso, 22.01.2015)

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