lunedì 16 novembre 2020
mercoledì 11 novembre 2020
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
Occhio e mani negli slip con "Love&Anarchy", la prima serie di Netflix che prende in giro Netflix
IL FOGLIO
"Non si capisce da quale impiccio dell'algoritmo Netflix sia uscito l'accoppiamento. I surrealisti (ben prima di Franco Battiato e Manlio Sgalambro) avevano celebrato "l'incontro casuale di un ombrello e di una macchina da cucire sul tavolo operatorio". Avendo peraltro a loro volta rubacchiato la frase. Nei libri funziona così ma non provateci a casa, per rimpolpare il manoscritto rimasto a metà e ora ritirato fuori: a seconda ondata, secondo capitolo. Qui siamo oltre. Moriamo dalla voglia di sapere quale incrocio di categorie non ancora battuto, o quale insoddisfatto e capriccioso abbonato, abbiano spinto Netflix a produrre la serie "Love e Anarchy". Svedese, creata da Lisa Langseth che l'ha diretta assieme a Alex Haridi. Da una parte una bella bionda, specializzata nel rinnovamento di aziende decotte, che ogni momento avvia un porno sullo smartphone, e si sbottona i pantaloni, neanche fosse la versione 2.0 di Alexander Portnoy (scusa, Philiph Roth, era per capirci). Dall'altra una piccola casa editrice che tiene ancora i contratti in polverosi classificatori, guai a mandarli per email. Dacci dentro oggi e dacci dentro domani, Sofia la consulente aziendale si fa beccare con le mani nelle mutande in ufficio, e prontamente il tecnico informatico registra l'accaduto. Lei si era lamentata per il rumore del trapano, ora lui ha l'occasione per rendere la pariglia. Vendicarsi, ricattare, chiedere prestazioni sessuali? No, siamo in Svezia, e del sesso facile devono averne abbastanza (lui peraltro non si risparmia, facendogli occhi dolci a tutte le fanciulle che incontra, e prontamente lo seguono nello sgabuzzino, nel sottoscala, nel primo angolo buio). Vuole un invito al ristorante, e promette che cancellerà il video. Gli sviluppi non vanno svelati, sappiate però che le otto puntate hanno uno deciso piglio femminista (con un marito e due figli a casa) e un debole per i film di Ruben Östlund: il regista di "The Square", Palma d'oro a Cannes qualche anno fa. Era una satira non sull'arte contemporanea, ma sul nostro atteggiamento davanti all'arte contemporanea: se c'è un ricattino, volentieri cediamo. Aveva diretto anche "Forza maggiore", un maschio che alla vista di una valanga afferra il cellulare e abbandona moglie e figli sulla terrazza al sole. E qui siamo già più in tema, il marito pubblicitario ha il fascino di una saponetta. L'altra metà — casa editrice che vuole stare al passo con i tempi -è molto più divertente e crudele (resta sempre il mistero sull'unico spettatore interessato a entrambi gli elementi della storia). Nei corridoi, arriva il Venerato Maestro che spedisce autoscatti osceni alla giovane scrittrice femminista (e chissà chi, subito dopo, risponde facendo circolare uno scatto che somiglia a "L'origine del mondo"). L'attrice Lena Endre — quella vera, l'abbiamo vista in "Millennium" — scrive un libro su Ingmar Bergman, e non lo vogliono pubblicare in mancanza di particolari piccanti (niente è peggio dei raffinati editori d'arte e cultura che all'improvviso decidono di buttarsi sul commerciale). Sempre per salvare i bilanci, cedono i diritti cinematografici del gioiello di famiglia — un serissimo romanzo sulla Seconda Guerra Mondiale intitolato "Il treno" — a una piattaforma streaming che si chiama Stream Us. E che ne ricaverà un film d'azione, con esplosione finale. Bisogna dirlo alla scrittrice prima dell'anteprima, è vecchia e lo choc potrebbe ucciderla. "Love e Anarchy" — il titolo del romanzo tentato in gioventù dalla bionda consulente, si parla di editori e subito spuntano i mano- scritti — ha almeno un record. E' la prima serie Netflix che prende in giro Netflix". (Mariarosa Mancuso)giovedì 29 ottobre 2020
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
DAGOSPIA
Scacco matto alla qualità! Non perdetevi "La regina degli scacchi" su Netflix
"Non perdetevi per nulla al mondo “La regina degli scacchi”, bellissima miniserie in dieci puntate appena uscita su Netflix, scritta e diretta da Scott Frank, sceneggiatore di “Logan”, ”Wolverine”, “Minority Report”, regista di “Godless”, tratta da un bellissimo romanzo del 1983 di Walter Tevis, quello de “Lo Spaccone”, interpretato da una incredibile ragazzina dai capelli rossi e gli occhi spalancati, Anya Taylor-Joy, oltre che da Thomas Brodie Sangster, Marielle Heller, Bill Camp. La storia è quella di Beth Harmon, orfanella che ha visto la madre, mal sposata e genio matematico, uccidersi di fronte ai suoi occhi in auto, e che poi, finita in un istituto, si è consolata con gli scacchi e con dosi massicce di tranquillanti che hanno affinato le sue già incredibili capacità di gioco. Finita adottata da una sfigatissima coppia del Kentucky, col marito che se ne va a Denvers mollando tutti e la moglie che affoga la tristezza nell’alcool e nelle pillole, trova una via d’uscita diventando giovanissima una campionessa di scacchi e recuperando così proprio la matrigna come sua manager. Ossessionata dagli scacchi e dalle partite e chiusa dentro quel mondo di mosse e contromosse, Beth ha con il mondo maschile un rapporto complesso, diviso tra curiosità e rivalsa rispetto a come ha visto i mariti del tempo, siamo negli anni ’60, trattare le mogli. E capisce che il legame tra le donne, l’alcool e le droghe nasce proprio dalla loro disperata condizione di sottomissione. Il tutto è raccontato mentre Beth sta giocando la partita della sua vita a Parigi nel 1967. Scott Frank e la sua giovane protagonista, Anya Taylor-Joy, costruiscono il personaggio della campionessa di scacchi non solo come un piccolo fenomeno chiuso in se stesso e nei processi matematici della sua ossessione, ma ne fanno una specie di ribelle femminista che trova nel gioco la sua via d’uscita all’orrore quotidiano. Ma, come nel celebre “Lo spaccone”, il romanzo pù famoso di Walter Tevis, alla fine le partite, lì di biliardo qui di scacchi, se riuscite a capirle, e i vari campioni sono la polpa del racconto. Lo trovate su Netflix". (Marco Giusti)
lunedì 19 ottobre 2020
mercoledì 14 ottobre 2020
GOSSIP - Creek out of L.A.! James Van Der Beek fugge da Los Angeles in Texas dopo una serie di sfighe che altro che il Covid!
James Van Der Beek and his family are enjoying their new life in Texas. At the end of September, the 43-year-old Dawson’s Creek actor revealed that he, wife Kimberly, and their five kids – Olivia, 10, Joshua, 8, Annabel, 6, Emilia, 4, and Gwendolyn, 2 – were moving out of Los Angeles for a new “big adventure” in Texas. In a new Instagram post, James is opening up about his family’s decision to move.
“And… we’ve landed. In the last ten months, we’ve had two late-term pregnancy losses, each of which put @vanderkimberly in the hospital, we spent Christmas break thinking she had a tumor (the doctor was wrong, thank god), I was prematurely booted off a reality dancing show I was favored to win in front of the whole world, and my mom died,” James wrote along with a few photos checking out the nature with his kids. “And a shut-down,” James continued. “All of that led to some drastic changes in our lives, and dreams, and priorities… and landed us here. Overflowing with profound gratitude today.”
martedì 13 ottobre 2020
La vera domanda è: perché nessuno ha ancora iniziato a produrre una #serietv ambientata nell'era #coronavirus?#COVID19 #lockdown
— Leo Damerini (@LeoDamerini) October 13, 2020
venerdì 9 ottobre 2020
Un delicato racconto di formazione sui misteri dell’adolescenza, ambientato in un piccolo scorcio d’America in Italia ma che potrebbe svolgersi ovunque. In onda su Sky Atlantic e in streaming su NOW TV venerdì 9 ottobre alle 21.15, primi due episodi per We are who we are, la prima serie del candidato all’Oscar Luca Guadagnino, che esordisce alla regia di un progetto per la TV con questa serie targata Sky e HBO e prodotta da Lorenzo Mieli per The Apartment e da Wildside, entrambe del gruppo Fremantle, con Small Forward. Stasera, invece, dalle 19.30 sul canale Youtube di Sky incontro con Luca Guadagnino, che intervistato da Akim Zejjari risponderà in diretta alle domande dei fan in compagnia di due ospiti d’eccezione: i protagonisti di We Are Who We Are, Jack Dylan Grazer e Jordan Seamón. L’incontro rimarrà ovviamente disponibile sul canale Youtube di Sky. Il primo episodio si apre con l’arrivo in Italia di uno dei protagonisti, il quattordicenne Fraser (Jack Dylan Grazer). Dopo che Sarah (Chloë Sevigny), una delle sue due madri, viene promossa a Colonnello in una base militare statunitense in Veneto, il ragazzo si trasferisce con la famiglia in Italia da New York. Mentre esplora la nuova realtà entra in contatto con dei ragazzi: è subito incuriosito da una di loro, la misteriosa Caitlin (Jordan Kristine Seamón). La sera stessa del primo incontro, Fraser incrocia Caitlin in abiti maschili e decide di seguirla in un bar dove la osserva flirtare con una ragazza italiana. Nel secondo episodio, Caitlin discute dei suoi problemi con il fidanzato Sam (Ben Taylor). La ragazza si accorge poco dopo di avere le sue prime mestruazioni, evento che vive con grande turbamento. Tornata a casa, ne parla con il padre (Scott Mescudi), ma il loro rapporto sembra raffreddarsi a causa della sua femminilità emergente. Caitlin, che si è accorta della presenza di Fraser nel bar, nei giorni seguenti evita il ragazzo, ma lui le fa capire che la supporta facendole recapitare a casa un regalo: dei vestiti da uomo.
lunedì 28 settembre 2020
martedì 22 settembre 2020
NEWS - HBO regina dei PandEmmys, Netflix resta a guardare in streaming
Articolo di Mariarosa Mancuso su "Il Foglio"
Hbo batte Netflix. Agli Emmy lo streaming perde colpi a vantaggio della tv via cavo. Vedere alla voce "Euphoria" o "Watchmen". Niente red carpet. Poltrone vuote, al massimo qualche sagoma cartonata ("Per non sembrare un raduno di sostenitori di Donald Trump", ha spiegato il maestro di cerimonie Jimmy Kimmel, in prestito dallo show "Jimmy Kimmel Live!"). Attori, attrici, registi, produttori collegati via Zoom dal salotto di casa, per i ringraziamenti (non tutti presentabili, intendiamo i salotti). Signore e signori, ecco a voi i PandEmmys! - sono sempre parole del bravo presentatore: la prima importante cerimonia di premiazione virtuale, distanziata e disinfettata, fino alle schede con i nomi dei premiati. Gli Oscar della tv, si usa dire. Anche se la tv non è più quella di una volta, con le piattaforme streaming che ci hanno salvati quando eravamo chiusi in casa. Netflix, per esempio, aveva 160 nomination, tra artistiche e tecniche. Ha portato a casa solo due statuette importanti: Dulia Garner attrice non protagonista per "Ozark" e Maria Schrader per la regia di "Unorthodox". Non è andata meglio alle altre piattaforme, che negli anni scorsi avevano trionfato con "La fantastica signora Maisel" (Amazon) e "Handmaid's Tale" (Hulu). Ha fatto man bassa di premi Hbo, la tv via cavo che inventò lo slogan "It's not tv, it's Hbo". Forse per tradizione, o forse per barriere d'entrata più rigide rispetto alla concorrenza streaming, è ancora la sigla che produce le serie o miniserie migliori. "Euphoria", per esempio: molto liberamente ispirata a una serie israeliana con lo stesso titolo, ha fatto vincere alla protagonista Zendaya l'Emmy come migliore attrice drammatica. La più giovane nella storia del premio, battendo Jennifer Aniston, Olivia Colman, Laura Linney. Ha ringraziato circondata da uno stuolo di sostenitori.
Regina King - diventata regista con "Una notte a Miami", presentato pochi giorni fa alla Mostra di Venezia - ha vinto per la miniserie "Watchmen" di Damon Lindelof, tratta con qualche libertà dai fumetti di Alan Moore e Dave Gibbons (per gli spettatori italiani, su Sky Atlantic e Sky on demand). Altro record: è il primo Emmy a premiare una storia disegnata, che dopo il film girato da Zack Snyder nel 2009, è stata adattata ai tempi anticipando il movimento Black lives matters. Regina King - ovvero Sister Night, che a Tusla combatte i razzisti - indossava una maglietta con il volto di Breonna Taylor, uccisa a Louisville dai poliziotti che perquisivano casa sua. Targata Hbo anche "Succession" (sempre Sky Atlantic e Sky on demand). La strepitosa serie scritta da Jesse Armstrong con un occhio a Shakespeare e al suo "Re Lear". Un miliardario a capo di un impero mediatico, padre di tre figli, sceglie il suo erede tra crudeltà, tradimenti, giochi doppi e tripli, mentre i giornali, le televisioni, perfino i parchi divertimenti cambiano. Sono tutti bravissimi, speriamo che i 7 Emmy siano propizi all'arrivo della terza stagione. "Schitt's Creek" ha vinto tutti i premi importanti nella categoria "serie comica": attrice protagonista e non protagonista, attore protagonista e non protagonista, regia sceneggiatura. Schitt's cosa? E' una serie di produzione canadese, già alla sesta stagione, rilanciata da Netflix. Non in Italia però, restiamo alla periferia dell'impero. Gli showrunner si chiamano Eugene Levy e Daniel Levy, padre e figlio (Eugene era il genitore con i sopracciglioni neri in "American Pie", scena pecoreccia con la torta di mele appena sfornata). La serie preferita dalla comunità Lgbt d'America, per la tranquillità con cui racconta una romantica relazione tra due giovanotti.
lunedì 21 settembre 2020
NEWS - Watch-Emmy! La serie HBO e la sorprendente "Schitt's Creek" dominano le premiazioni seriali dell'edizione Covid
Miglior serie drammatica
Better Call Saul
The Crown
The Handmaid’s Tale
Killing Eve
The Mandalorian
Ozark
Stranger Things
Succession
Miglior serie comica
Curb Your Enthusiasm
Dead to Me
The Good Place
Insecure
The Kominsky Method
The Marvelous Mrs. Maisel
Schitt’s Creek
What We Do in the Shadows
Miglior miniserie
Little Fires Everywhere
Mrs. America
Unbelievable
Unorthodox
Watchmen
Miglior attrice in una serie drammatica
Jennifer Aniston (The Morning Show)
Olivia Colman (The Crown)
Jodie Comer (Killing Eve)
Laura Linney (Ozark)
Sandra Oh (Killing Eve)
Zendaya (Euphoria)
Miglior attore in una serie drammatica
Jason Bateman (Ozark)
Sterling K. Brown (This Is Us)
Steve Carell (The Morning Show)
Brian Cox (Succession)
Billy Porter (Pose)
Jeremy Strong (Succession)
Miglior attrice in una serie comica
Christina Applegate (Dead to Me)
Rachel Brosnahan (The Marvelous Mrs. Maisel)
Linda Cardellini (Dead to Me)
Catherine O’Hara (Schitt’s Creek)
Issa Rae (Insecure)
Tracee Ellis Ross (Black-ish)
Miglior attore in una serie comica
Anthony Anderson (Black-ish)
Don Cheadle (Black Monday)
Ted Danson (The Good Place)
Michael Douglas (The Kominsky Method)
Eugene Levy (Schitt’s Creek)
Ramy Youssef (Ramy)
Miglior attrice in una miniserie
Cate Blanchett (Mrs. America)
Shira Haas (Unorthodox)
Regina King (Watchmen)
Octavia Spencer (Self Made)
Kerry Washington (Little Fires Everywhere)
Miglior attore in una miniserie
Jeremy Irons (Watchmen)
Hugh Jackman (Bad Education)
Paul Mescal (Normal People)
Jeremy Pope (Hollywood)
Mark Ruffalo (I Know This Much Is True)
Miglior attrice non protagonista in una serie drammatica
Laura Dern (Big Little Lies)
Meryl Streep (Big Little Lies)
Helena Bonham Carter (The Crown)
Samira Wiley (The Handmaid’s Tale)
Fiona Shaw (Killing Eve)
Julia Garner (Ozark)
Sarah Snook (Succession)
Thandie Newton (Westworld)
Miglior attore non protagonista in una serie drammatica
Giancarlo Esposito (Better Call Saul)
Bradley Whitford (The Handmaid’s Tale)
Billy Crudup (The Morning Show)
Mark Duplass (The Morning Show)
Nicholas Braun (Succession)
Kieran Culkin (Succession)
Matthew Macfadyen (Succession)
Jeffrey Wright (Westworld)
Miglior attrice non protagonista in una serie comica
Betty Gilpin (Glow)
D’Arcy Carden (The Good Place)
Yvonne Orji (Insecure)
Alex Borstein (The Marvelous Mrs. Maisel)
Marin Hinkle (The Marvelous Mrs. Maisel)
Kate McKinnon (Saturday Night Live)
Cecily Strong (Saturday Night Live)
Annie Murphy (Schitt’s Creek)
Miglior attore non protagonista in una serie comica
Andre Braugher (Brooklyn Nine-Nine)
William Jackson Harper (The Good Place)
Alan Arkin (The Kominsky Method)
Sterling K. Brown (The Marvelous Mrs. Maisel)
Tony Shalhoub (The Marvelous Mrs. Maisel)
Mahershala Ali (Ramy)
Kenan Thompson (Saturday Night Live)
Daniel Levy (Schitt’s Creek)
Miglior attrice non protagonista in una miniserie
Holland Taylor (Hollywood)
Uzo Aduba (Mrs. America)
Margo Martindale (Mrs. America)
Tracey Ullman (Mrs. America)
Toni Collette (Unbelievable)
Jean Smart (Watchmen)
Miglior attore non protagonista in una miniserie
Dylan McDermott (Hollywood)
Jim Parsons (Hollywood)
Tituss Burgess (Unbreakable Kimmy Schmidt: Kimmy vs. The Reverend)
Yahya Abdul-Mateen II (Watchmen)
Jovan Adepo (Watchmen)
Louis Gossett Jr. (Watchmen)
giovedì 3 settembre 2020
Pippi Calzelunghe ha compiuto 50 anni (la serie debuttava in Italia il 6 settembre del 1970 mentre sono passati 75 dall'uscita del libro). Per festeggiare le lentiggini più famose della tv, DeA Junior (Sky 623) proporrà una maratona: tutti gli episodi condensati in un fine settimana, quello del 5 e 6 settembre (dalle 13.05. Da lunedì 7 l'appuntamento sarà giornaliero). «Pippi non smette di piacere e so che negli anni ha fatto del bene a tanti bambini» racconta Inger Nilsson, che assieme al mito del suo personaggio è diventata grande. Oggi ha 61 anni e fa ancora l'attrice: «Mi divido tra teatro e tv, anche se in passato diversi registi mi hanno detto che non potevano scegliermi: per tutti ero Pippi. Lei, confessa, all'epoca si sentiva più simile alla mite Annika, l'amichetta del suo personaggio. «Pippi è un simbolo: insegna a non aver paura, ad essere se stessi e a lottare per quello in cui si crede. Per certi versi ricorda Greta Thunberg: anche lei è svedese, ha le trecce e non ha paura ad affrontare gli adulti». In Inghilterra stanno girando una nuova versione della serie. «Sono felice ma spero resti intatto il messaggio».
mercoledì 2 settembre 2020
Sarà l'attrice australiana Elizabeth Debicki a interpretare il ruolo di Lady Diana nelle ultime due stagioni (la quinta e la sesta) della serie Netfiix The Crown. Lo ha annunciato la produzione della fortunata serie British sulla famiglia reale, secondo quanto riferisce il sito della Bbc, spiegando che la star australiana prenderà il posto di Emma Corrin. Debicki si unisce a Jonathan Pryce e Imelda Staunton a completare il cast per le ultime due stagioni della serie. «Lo spirito della principessa Diana, le sue parole e le sue azioni vivono nel cuore di tanti - ha detto l'elegante attrice - E un vero privilegio e un onore per me entrare a far parte di questa serie magistrale, che mi ha assolutamente affascinato fin dal primo episodio». Le ultime due stagioni della serie Netfiix sulla Corona britannica racconteranno la rottura del matrimonio della principessa Diana e del principe Carlo e la tragica morte di Lady D nel 1997, un momento che mise in crisi la famiglia reale.
martedì 1 settembre 2020
giovedì 13 agosto 2020
Articolo tratto da "Italia Oggi"
Un colpo di spugna per il marchio Fox anche negli studi di produzione televisivi, dopo che la stessa cosa era già avvenuta in quelli cinematografici, tutti passati alla Disney nel marzo dello scorso anno. L'ultima mossa ha riguardato la 20th Century Fox Television che diventerà semplicemente 20th Television, mentre la Fox 21 Television Studios cambierà totalmente diventando Touchstone Television. Quest'ultimo è un brand noto al grande pubblico perché Disney lo ha utilizzato per molto tempo fino al 2007 per poi cambiare nome in Abc Studios. Dalle prossime stagioni dei Simpson, dei Griffin, American Dad, e di tutte le altre famose produzioni tv di questi studios, compariranno quindi i nuovi brand, un cambio epocale vista la storia di questi marchi. Soprattutto quelli cinematografici, già modificati a gennaio: la 20th Century Fox è diventata 20th Century Studios, mentre Fox Searchlight Pictures è rimasta semplicemente Searchlight Pictures. Sembra che il taglio della parola Fox fosse parte dell'accordo di vendita, una clausola voluta da Rupert Murdoch per evitare confusione soprattutto negli Usa, dove il magnate con la New Fox ha mantenuto la proprietà dei canali sportivi, di Fox News e Fox Business. D'altronde alla stessa Disney non spiacerà scostarsi da un marchio che è fortemente legato al suo proprietario e che sempre negli Usa ha un forte connotato politico. Nella Penisola già Italia Oggi aveva dato la notizia della chiusura nel novembre scorso della 20th Century Fox Italy, la casa di distribuzione cinematografica arrivata a Roma nella primavera del 1968. E recente invece l'incorporazione di Fox Networks Group Italy (l'ex Fox International Channels Italy) in The Walt Disney Company Italia: in pratica la società sotto la quale erano operati i canali televisivi è finita direttamente dentro la controllante. Si tratta in questo caso di operazioni di razionalizzazione, ma il risultato comunque è che anche nel nostro Paese il marchio Fox è quasi sparito. Restano i due canali trasmessi su Sky, Fox e Fox Crime, dopo un ridimensionamento partito sempre alla fine dello scorso anno che ha visto la chiusura di Fox Animation, Fox Comedy e questo giugno di Fox Life. Da vedere quindi se anche per questi ultimi due canali il futuro non riserverà un rebranding. L'acquisizione della 21St Century Fox da parte di Disney si è conclusa nel marzo 2019 dopo trattative durate parecchi mesi, un affare da 71,3 miliardi di dollari (62,8 miliardi di euro). Gli asset passati al gigante dell'intrattenimento americano hanno riguardato le attività di produzione cinematografica, tra le quali appunto la 20th Century Fox e Fox Searchlight Pictures e le società di produzione televisiva 20th Century Fox Television, FX Productions e Fox21. Disney aveva acquisito inoltre FX Networks, National Geographic Partners, Fox Sports Regional Networks (venduta poi per i limiti antitrust), i canali internazionali di Fox Networks, Star India e le partecipazioni in Hulu e Endemol tra le altre. Come detto nella nuova Fox Corporation Murdoch ha invece tenuti alcuni pezzi della vecchia Fox Corp. ovvero Fox News, Fox Sports e Fox Broadcasting.
venerdì 7 agosto 2020
"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)
Il GIOCO DEI TELEFILM di Leopoldo Damerini e Fabrizio Margaria, nei migliori negozi di giocattoli: un viaggio lungo 750 domande divise per epoche e difficoltà. Sfida i tuoi amici/parenti/partner/amanti e diventa Telefilm Master. Disegni originali by Silver. Regolamento di Luca Borsa. E' un gioco Ghenos Games. http://www.facebook.com/GiocoDeiTelefilm. https://twitter.com/GiocoTelefilm
Lick it or Leave it!










