martedì 25 febbraio 2020

NEWS - Coronavirus, tutto già (pre)visto nella serie cult "I Sopravvissuti" (1975)! 

Articolo tratto da LaRepubblica.it
Nel 1975 usciva in Gran Bretagna la serie televisiva della Bbc 'Survivors' ("I Sopravvissuti"), che raccontava di un gruppo di sopravvissuti a una misteriosa pandemia scatenata da un virus fuoriuscito accidentalmente da un laboratorio cinese. La serie arrivò anche in Italia qualche anno dopo e ogni puntata cominciava con questa sigla, che riassumeva l'antefatto della storia, con l'organismo patogeno fuori controllo che si diffonde in tutto il mondo tramite spostamenti aerei. Sigla che in queste settimane di diffusione del Coronavirus è tornata di attualità sui social, in quanto molti vi ravvisano somiglianze con quanto sta accadendo ora.

venerdì 14 febbraio 2020

NEWS - Mettetevi le cuffie! Arriva la serie tv tratta da "Alta fedeltà" di Hornby 

News tratta dal "Corriere della Sera"
Venticinque anni dopo l'uscita del romanzo, 20 dopo l'uscita del film, Alta fedeltà di Nick Hornby diventa una serie tv. Sceneggiata da Sarah Kucserka e Veronica West, la serie che debutta in queste ore negli Usa sulla piattaforma Hulu — presenta alcuni cambiamenti rispetto alla trama del libro (1995, pubblicato in Italia da Guanda net 1996), dedicato all'ossessione per la musica: protagonista non è più un maschio bianco sui trent'anni ma una sua coetanea, Robin. di origine mista e bisessuale, interpretata da Zoe Kravitz. E se il libro era ambientato a Londra e il film di Stephen Frears (interpretato fra gli altri da John Cusack, Jack Black, Joan Cusack, Tim Robbins, Catherine Zeta Jones e Lisa Bonet, che è madre di Zoe Kravitz) a Chicago, la serie tv si svolge a Brooklyn. 

lunedì 3 febbraio 2020

NEWS - Clamoroso al Cibali! Sky in trattativa per portare Disney+ sulla propria piattaforma: dopo l'accordo con Netflix, meglio aggregare che perire nella concorrenza...

News tratta dal "Corriere Economia"
Il mercato delle piattaforme streaming attacca e le pay reagiscono. Sky, in particolare. Che a fronte del rischio di perdere abbonamenti ha deciso di cambiare pelle. 0 meglio, di aggiungere alla sua natura di produttore e distributore, quella di aggregatore. E così, dopo aver messo Netflix a disposizione dei propri clienti, su Sky Q il gruppo sarebbe in trattativa con Disney per aggiungere anche la piattaforma streaming Disney+ alla propria offerta. L'operazione, ancora in fase di negoziazione, dovrebbe riguardare per il momento il Regno Unito per poi coinvolgere tutti i Paesi in cui Sky e presente, Italia compresa. Come per Netflix, anche per Disney+ (che arriverà sul nostro mercato il prossimo 24 marzo, indipendentemente dall'accordo con Sky) l'obiettivo è quello di presentare agli utenti i contenuti nell'interfaccia iniziale senza distinzioni grafiche tra Sky, Netflix e Disney e di valorizzare i singoli contenuti senza «concorrenza». Il vantaggio per Sky è evidente: diventerebbe un contenitore di eccellenza in grado di offrire una serie di contenuti a sconto. Oltre ai propri, avrebbe tutta la library di Netflix e l'immenso archivio di Disney (che significa Star Wars, Marvel e Pixar), intercettando una buona fetta di pubblico non disposto a pagare più di un abbonamento al mese. Ma anche Disney ne guadagnerebbe: con la decisione di creare la propria piattaforma streaming, il gruppo guidato da Bob Iger ha tolto i propri canali dalle pay tv (senza escludere comunque la possibilità di accordi di licenza con le stesse pay), disintermediando la catena distributiva dei propri contenuti. L'accordo con Sky le permetterebbe di ampliare la propria base clienti. In particolare in Italia gli abbonamenti delle pay sono circa 4,5 milioni (concentrati in Sky), quelli degli Ott (Netflix, Amazon Prime, Apple tv, Infinity, Tim Vision, Dazn) sono circa 6. Di questi 10,5 milioni, circa 8 sono le famiglie e 2 milioni sono quelle che oltre a un abbonamento Sky, hanno sottoscritto l'abbonamento a una Ott. Disney insomma rischia di trovare un mercato se non saturo, quanto meno già strutturato. «Allearsi» con Sky significa pescare anche in questo bacino. Senza pestarsi i piedi a vicenda. I modelli possono convivere tra loro: sia il modello Netflix che fa da produttore e distributore e che, anzi, si è prepotentemente inserito nella produzione di contenuti propri, come confermato dalla partecipazione massiva ai Golden Globes e agli Oscar. Sia il modello Disney che prova a monetizzare fino in fondo la propria enorme produzione e library. Sia il modello aggregatore di Sky. «È in corso una fase di proliferazione degli Ott sotto la spinta dei grandi produttori di contenuti — afferma Claudio Campanini, amministratore delegato di Kearney Italia —. Attaccati da Netflix, hanno deciso di raggiungere direttamente il consumatore facendo leva su marchi molto presenti nella mente del consumatore come Disney. Questo cambierà la modalità di ricerca e fruizione dei contenuti e creerà nuove esigenze nei consumatori».

lunedì 27 gennaio 2020

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Steven Soderbergh diviso tra film e serie tv per HBO

News tratta da "Collider"
Remember when Steven Soderbergh retired from filmmaking? Neither do I… because it never happened! Seriously, this guy works more in a year than some filmmakers work in a decade. He can’t help himself. He’s just wired that way. And today we learned that the great Soderbergh, the industry’s other Steven, has signed a three-year deal to continue making films and television shows — not just for HBO, but its sister streamer, HBO Max. First up is the previously announced feature Let Them All Talk Oscar winners Meryl Streep and Dianne Wiest, as well as Oscar nominees Candice Bergen and Lucas Hedges, as well as Crazy Rich Asians star Gemma Chan. Streep plays a celebrated author who takes a journey with some old friends to have some fun and heal old wounds, and the film will launch on HBO Max later this year. “This arrangement grew out of talks Michael Sugar and I were having with Sarah Aubrey during the negotiations for Let Them All Talk, and there were four things tractor-beaming me toward this deal: One, I have a history with both HBO and Warner Bros.; two, my definition of a good product, a good process, and a good working culture is shared by the WarnerMedia family; three, the wide range of potential outlets aligns with my range of interests, and four: I get to witness and participate in the building of something new at a very large scale. Oh, and there is a financial aspect, so that’s probably five,” Soderbergh said in a statement. “Steven is a groundbreaking filmmaker who not only tells unique, irresistible stories, but is also a master of so many genres,” said Sarah Aubrey, head of original content for HBO Max. “In many ways, he is the anti-algorithm — constantly surprising, never predictable — and his career is living proof that one gifted filmmaker can impact our culture again and again. I can’t wait for the projects that we’re working on together to premiere on HBO Max.” “From Behind the Candelabra, to The Knick and Mosaic, we know first-hand that Steven Soderbergh’s creative genius knows no bounds,” said HBO president Casey Bloys. “An indefatigable innovator, we couldn’t be more excited to continue our relationship with Steven and provide a home for his future projects.” Soderbergh made his two most recent films, High Flying Bird and The Laundromat, for Netflix, and I’ve heard the streamer may also wind up with his next project, the 1950s crime drama Kill Switch starring Don Cheadle, Sebastian Stan and Josh Brolin. To read more about that project, which starts filming next month in Detroit, click here.

giovedì 23 gennaio 2020

NEWS - Netflix, frena la crescita in Usa per la concorrenza ma centra gli obiettivi nel resto del mondo: fatturato +31%, 167 milioni di abbonati totali. Più produzioni originali nel 2020 per contrastare Disney&Co.

Articolo tratto da "Italia Oggi"
Netflix archivia l'ultimo trimestre dell'anno con quasi 8,8 milioni di nuovi abbonati nel mondo, superando ancora una volta le attese del mercato, proprio quelle stime che invece prevedevano fino a pochi giorni fa un calo nelle sottoscrizioni. In realtà, la piattaforma di video streaming on demand non ha raggiunto gli obiettivi degli analisti nel mercato domestico americano (423 mila utenti contro gli attesi 600 mila) ma li ha più che centrati negli altri paesi (8,3 milioni contro 7 min). In tutto, il pubblico del colosso guidato dall'a.d. Reed Hastings tocca adesso quota 167 milioni, di cui più di 60 min negli Usa. Quindi, al momento, gli affari procedono e lo confermano anche i risultati degli ultimi tre mesi ma Netflix inizia a sentire la pressione della concorrenza e per l'inizio di quest'anno non solo rimane più cauta nelle previsioni ma, soprattutto, ha deciso di spingere ulteriormente sui contenuti originali, diversificandoli di più per genere, formato e anche device su cui seguirli.
A conferma, il fatturato è cresciuto del 31% sui 5,5 miliardi di dollari (5 mld di euro) rispetto allo stesso periodo del 2018, il margine operativo a 459 milioni di dollari (414 min di euro) dai precedenti 216 min e l'utile netto fino alla soglia dei 587 milioni (529,4 min di euro) da 134 min. Però, per il primo trimestre del 2020, la piattaforma video si aspetta di coinvolgere in primis un numero più ristretto di spettatori: 7 milioni. Anche sul fronte dei ricavi, di conseguenza, si attende che la crescita sia intorno al 26,8%, dato tra i più bassi dei periodi precedenti. Al momento, comunque, hanno precisato dalla società californiana, continuano a crescere i ricavi per singolo utente (+12% al netto delle variabili valutarie) e si potrà ancora aumentare la spesa in produzioni originali, dai 19 miliardi di dollari (17 mld di euro) nel 2019 verso i 35 miliardi (31,6 mld di euro) entro il 2025, sempre facendo ricorso al mercato, ha chiarito Hasting, e sempre senza inserire inserzioni pubblicitarie in palinsesto. Semmai, siccome il mercato domestico Usa non esaurisce il business aziendale, la piattaforma punta su paesi emergenti come Malaysia e Indonesia, attraverso offerte esclusivamente mobile come già successo in India. I risultati positivi, a giudizio di Netflix, ci sono stati sia dal punto di vista dei nuovi abbonati sia da quello della loro fidelizzazione. Invece, in Europa come negli Stati Uniti, dove la concorrenza è maggiore, si arricchisce il catalogo con nuove produzioni (come Messiah, Killer Inside), seconde stagioni di titoli di successo (da Sex Education a Narcos ed Elite) e persino diversificando tra serie con pochi episodi, documentari e film molti lunghi.
Ce la farà Netflix ad arginare i colpi di Disney+ (costo: 6,99 curo al mese), Hbo Max (in arrivo a maggio) e Peacock di Nbc (peraltro gratis, seppur on air inizialmente solo negli Usa)? Hasting continua a ripetere che non teme la concorrenza ma è verosimile che il suo prezzo medio (10 euro al mese) e il suo recente aumento incideranno nella decisione di acquisto di una famiglia che, magari, è abituata ad abbonarsi a più di una piattaforma. Senza trascurare il paventato divieto di condividere gli abbonamenti tra utenti o famiglie diverse.

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