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venerdì 7 luglio 2017
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"The Americans", lezione di etica politica sotto l'effetto Trump
"L'effetto «The Donald» sulle serie amricane, ecco un bel motivo da approfondire. Da quando Donald Trump ha conquistato la Casa Bianca, direttamente o indirettamente, gli sceneggiatori hanno dovuto tener conto di questa presenza piuttosto ingombrante. A cominciare da 'House of Cards', testo fondamentale per capire l'antropologia dell'America. Paradossalmente, al presidente Frank Underwood vengono rivolte accuse che oggi sono attribuite a The Donald (forse Underwood celava storture poi esplose alla luce del sole). In 'Veep', alla Casa Bianca siede una donna, una consumata gaffeuse che ha il dono di mettersi in situazioni imbarazzanti, attorniata da uno staff ancora più incompetente di lei (le previsioni erano per Hillary Clinton, ma l'immaginazione non ha limiti). Anche 'The Americans', la serie incentrata sulla vita di una coppia di agenti del Kgb, Elizabeth (Keri Russell) e Philip Jennings (Matthew Rhys) infiltrati sotto copertura negli Stati Uniti nei primi anni'8o, quando sotto la presidenza di Ronald Reagan si raggiunse il momento di massima tensione diplomatica della Guerra Fredda, subisce l'effetto «The Donald» (Fox). 'The Americans' di Joe Weisberg è giunta alla quinta stagione e gli interessi per seguirla sono ancora molti: il clima della Guerra Fredda, la vita sotto falsa identità, il rapporto con i figli che si stanno sempre di più integrando e assorbendo i valori dell'America, soprattutto la crisi d'identità. Se i due agenti, legati da un matrimonio forzato di copertura, devono ora svolgere una terribile incombenza (gli Usa allevano parassiti capaci di distruggere i granai dell'Urss), il rapporto fra Trump e Putin suggerisce nuove chiavi di lettura, difficili da rimuovere. Vecchia legge interpretativa: se cambia il punto di vista cambia anche il testo. Putin, a parte, 'The Americans' è una robusta lezione di etica politica". (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
"The Americans", lezione di etica politica sotto l'effetto Trump
"L'effetto «The Donald» sulle serie amricane, ecco un bel motivo da approfondire. Da quando Donald Trump ha conquistato la Casa Bianca, direttamente o indirettamente, gli sceneggiatori hanno dovuto tener conto di questa presenza piuttosto ingombrante. A cominciare da 'House of Cards', testo fondamentale per capire l'antropologia dell'America. Paradossalmente, al presidente Frank Underwood vengono rivolte accuse che oggi sono attribuite a The Donald (forse Underwood celava storture poi esplose alla luce del sole). In 'Veep', alla Casa Bianca siede una donna, una consumata gaffeuse che ha il dono di mettersi in situazioni imbarazzanti, attorniata da uno staff ancora più incompetente di lei (le previsioni erano per Hillary Clinton, ma l'immaginazione non ha limiti). Anche 'The Americans', la serie incentrata sulla vita di una coppia di agenti del Kgb, Elizabeth (Keri Russell) e Philip Jennings (Matthew Rhys) infiltrati sotto copertura negli Stati Uniti nei primi anni'8o, quando sotto la presidenza di Ronald Reagan si raggiunse il momento di massima tensione diplomatica della Guerra Fredda, subisce l'effetto «The Donald» (Fox). 'The Americans' di Joe Weisberg è giunta alla quinta stagione e gli interessi per seguirla sono ancora molti: il clima della Guerra Fredda, la vita sotto falsa identità, il rapporto con i figli che si stanno sempre di più integrando e assorbendo i valori dell'America, soprattutto la crisi d'identità. Se i due agenti, legati da un matrimonio forzato di copertura, devono ora svolgere una terribile incombenza (gli Usa allevano parassiti capaci di distruggere i granai dell'Urss), il rapporto fra Trump e Putin suggerisce nuove chiavi di lettura, difficili da rimuovere. Vecchia legge interpretativa: se cambia il punto di vista cambia anche il testo. Putin, a parte, 'The Americans' è una robusta lezione di etica politica". (Aldo Grasso)
giovedì 6 luglio 2017
NEWS - Welcome back! Il promo del ritorno di "Will&Grace"!
News tratta da "Uproxx"
There’s never been a more inviting time to take a show out of suspended animation and give it the “revival” treatment. Among the latest crop of television programs returning after a long-ass hiatus is the new go-around of the sitcom Will & Grace. Going off of the promo dropped on the 4th of July, it feels like we’re in for a total throwback.The promo, which we have nestled above because we believe in patriotic video releases, has the core four (Eric McCormack, Debra Messing, Sean Hayes and Megan Mullally) smiling and doing the ol’ slow motion hug treatment. Essentially, it looks like the sort of commercial you’d see during Will & Grace‘s Must See TV heyday. Look! There’s playful poses by names, Karen slapping Jack and some supportive grimacing (I think?) as Grace dances with glee. You could have sandwiched this slice of video between a 15 second spot for Inside Schwartz and a 30 second clip for Good Morning Miami and I would be none the wiser. If this bonus run is about a ritual slaughter cult it sure as sugar isn’t tipping its hand in advance. Will & Grace, which initially waved goodbye in 2006, will return for a 12-episode run for the 2017-18 season. The debut episode for this limited series engagement is set to premiere on September 28.
News tratta da "Uproxx"
There’s never been a more inviting time to take a show out of suspended animation and give it the “revival” treatment. Among the latest crop of television programs returning after a long-ass hiatus is the new go-around of the sitcom Will & Grace. Going off of the promo dropped on the 4th of July, it feels like we’re in for a total throwback.The promo, which we have nestled above because we believe in patriotic video releases, has the core four (Eric McCormack, Debra Messing, Sean Hayes and Megan Mullally) smiling and doing the ol’ slow motion hug treatment. Essentially, it looks like the sort of commercial you’d see during Will & Grace‘s Must See TV heyday. Look! There’s playful poses by names, Karen slapping Jack and some supportive grimacing (I think?) as Grace dances with glee. You could have sandwiched this slice of video between a 15 second spot for Inside Schwartz and a 30 second clip for Good Morning Miami and I would be none the wiser. If this bonus run is about a ritual slaughter cult it sure as sugar isn’t tipping its hand in advance. Will & Grace, which initially waved goodbye in 2006, will return for a 12-episode run for the 2017-18 season. The debut episode for this limited series engagement is set to premiere on September 28.
GOSSIP - Lucy Lawless, in vacanza a Lucca, fuori di...Xena! "Italiani, non fate i terroristi!" (forse intendeva razzisti...)
News tratta da Repubblica.it
Vede un episodio di razzismo e lo racconta indignata su Facebook. L'attrice neozelandese Lucy Lawless, protagonista della serie tv 'Xena, principessa guerriera', in vacanza a Lucca, ha postato su Facebook il racconto di un episodio di razzismo di alcuni ragazzi italiani nei confronti di un immigrato a cui avrebbe assistito e di come sia intervenuta. "Stavo camminando per le strade di Lucca dietro a sei ragazzi ben vestiti sui 18-19 anni. Intanto, un giovane di colore era a bordo della sua bicicletta - scrive l'attrice - Uno dei ragazzi italiani ha iniziato a fare il verso dello scimpanzé e a battere le mani forte sopra la sua testa. E a urlare 'Gabon'. Un altro ragazzo si è aggregato e poi un terzo, urlando e applaudendo minacciosamente. Gli altri ragazzi ridevano ma non si sono uniti". "Veramente orribile", racconta la Lawless di aver detto loro in italiano. "Se fossi stata più pronta e se avessi parlato meglio l'italiano - scrive ancora su Facebook - avrei spiegato loro con calma che in passato gli italiani stessi erano stati immigrati in altri paesi e che il loro atteggiamento di stasera è una forma di terrorismo".
News tratta da Repubblica.it
Vede un episodio di razzismo e lo racconta indignata su Facebook. L'attrice neozelandese Lucy Lawless, protagonista della serie tv 'Xena, principessa guerriera', in vacanza a Lucca, ha postato su Facebook il racconto di un episodio di razzismo di alcuni ragazzi italiani nei confronti di un immigrato a cui avrebbe assistito e di come sia intervenuta. "Stavo camminando per le strade di Lucca dietro a sei ragazzi ben vestiti sui 18-19 anni. Intanto, un giovane di colore era a bordo della sua bicicletta - scrive l'attrice - Uno dei ragazzi italiani ha iniziato a fare il verso dello scimpanzé e a battere le mani forte sopra la sua testa. E a urlare 'Gabon'. Un altro ragazzo si è aggregato e poi un terzo, urlando e applaudendo minacciosamente. Gli altri ragazzi ridevano ma non si sono uniti". "Veramente orribile", racconta la Lawless di aver detto loro in italiano. "Se fossi stata più pronta e se avessi parlato meglio l'italiano - scrive ancora su Facebook - avrei spiegato loro con calma che in passato gli italiani stessi erano stati immigrati in altri paesi e che il loro atteggiamento di stasera è una forma di terrorismo".
mercoledì 5 luglio 2017
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
In "Glow" racconto femminile a due livelli come in "OITNB"
"«La maggiore virtù del catch è di essere uno spettacolo eccessivo. Vi troviamo un'enfasi che doveva essere quella dei teatri antichi. (...) Certe persone credono che sia uno sport ignobile. Il catch non è uno sport, è uno spettacolo». Si potrebbe andare avanti a lungo a citare il celebre saggio che Roland Barthes ha dedicato in Miti d'oggi al wrestling (all'epoca chiamato catch, termine che è rimasto anche nella traduzione italiana). Oltre sessant'anni dopo essere stato scritto, rimane ancora lo strumento più utile e affascinante per capire questo spettacolone dal vivo, che in America è parte integrante della cultura pop, anche televisiva. Così importante che Netflix gli ha dedicato una delle serie più interessanti della stagione, «Glow». Ambientata nei tardi anni 8o, che tornano protagonisti dopo «Stranger Things», è ispirata alla storia di «Gorgeous Ladies of Wrestling», un programma televisivo a basso costo, l'equivalente tv di un b-movie, che vedeva protagoniste un gruppo di donne lottatrici. La serie Netflix racconta il dietro le quinte della produzione dello show: dal casting delle protagoniste (tutte attrici di belle speranze senza nessuna esperienza nel campo), alle velleità artistiche del regista, che si considera un autore, al ruolo del produttore belloccio pieno di soldi, fino alla ricerca del tipo che ciascuna lottatrice dovrà interpretare, con costumi e mosse. Come in tutte le serie più riuscite, il racconto si gioca su un doppio livello: da un lato c'è il fascino per gli anni 8o, il culto per una certa Hollywood minore, colorata e camp. Dall'altro quello dei ritratti delle protagoniste, ciascuna con la sua storia che l'ha portata fino al ring di «Glow» per ragioni molto diverse. Il cast femminile è corale e molto diversificato, il pensiero corre subito a «Orange Is the New Black», uno dei primi successi di Netflix la cui produttrice Jenji Kohan è coinvolta anche in «Glow»". (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
In "Glow" racconto femminile a due livelli come in "OITNB"
"«La maggiore virtù del catch è di essere uno spettacolo eccessivo. Vi troviamo un'enfasi che doveva essere quella dei teatri antichi. (...) Certe persone credono che sia uno sport ignobile. Il catch non è uno sport, è uno spettacolo». Si potrebbe andare avanti a lungo a citare il celebre saggio che Roland Barthes ha dedicato in Miti d'oggi al wrestling (all'epoca chiamato catch, termine che è rimasto anche nella traduzione italiana). Oltre sessant'anni dopo essere stato scritto, rimane ancora lo strumento più utile e affascinante per capire questo spettacolone dal vivo, che in America è parte integrante della cultura pop, anche televisiva. Così importante che Netflix gli ha dedicato una delle serie più interessanti della stagione, «Glow». Ambientata nei tardi anni 8o, che tornano protagonisti dopo «Stranger Things», è ispirata alla storia di «Gorgeous Ladies of Wrestling», un programma televisivo a basso costo, l'equivalente tv di un b-movie, che vedeva protagoniste un gruppo di donne lottatrici. La serie Netflix racconta il dietro le quinte della produzione dello show: dal casting delle protagoniste (tutte attrici di belle speranze senza nessuna esperienza nel campo), alle velleità artistiche del regista, che si considera un autore, al ruolo del produttore belloccio pieno di soldi, fino alla ricerca del tipo che ciascuna lottatrice dovrà interpretare, con costumi e mosse. Come in tutte le serie più riuscite, il racconto si gioca su un doppio livello: da un lato c'è il fascino per gli anni 8o, il culto per una certa Hollywood minore, colorata e camp. Dall'altro quello dei ritratti delle protagoniste, ciascuna con la sua storia che l'ha portata fino al ring di «Glow» per ragioni molto diverse. Il cast femminile è corale e molto diversificato, il pensiero corre subito a «Orange Is the New Black», uno dei primi successi di Netflix la cui produttrice Jenji Kohan è coinvolta anche in «Glow»". (Aldo Grasso)
martedì 4 luglio 2017
GOSSIP - Game of Blows! Sophie Turner ha imparato il sesso orale grazie a "GOT": "leggendo il copione sono rimasta a...bocca aperta"!
News tratta da "Complex"+"The Sunday Times"
News tratta da "Complex"+"The Sunday Times"
Even for a nude-friendly network like HBO, the sex scenes on Game of Thrones are plentiful. There are entire plot lines revolving around relationships with prostitutes, and the consequences of the sexuality of powerful men. So if the show opened up your eyes a little bit, you're probably not the only one. In fact, you happen to share that trait with a member of the Game of Thrones cast! When Sophie Turner began preparing for her role as Sansa Stark, she was still a young teenager finding her way through the world. Now 21 years old and mainstay in the Game of Thrones universe, she can admit just how naive she was when she started. “I’d be doing a read-through and we’d be talking about very graphic stuff. The first time I ever found out about oral sex was from reading the script," she told The Sunday Times. "I was like … ‘Wow! People do that? That’s fascinating!' I guess that was my sex education. Being on Game of Thrones.” That doesn't mean she stayed naive for long. Being a star on the biggest show on cable put her alongside some beloved characters of both sexes, and she claims once her friends saw her on screen with some good-looking co-stars, they immediately asked her to set them up. “I felt like a pimp," she says of showing off her friends to her male counterparts. But she says it wasn't until she got older and was no longer seen as the "little sister" of the group that they started paying any attention to her and her friends. Turner also opened up about the subject of sexual assault, which has appeared frequently on screen in Game of Thrones and has been a subject of intense debate among viewers. Her character was a victim of sexual assault on the show, and while she says she pondered whether it was right to show after blow back from fans, ultimately she feels it's important to keep the conversation going. “The more we talk about sexual assault the better, and screw the people who are saying we shouldn’t be putting this on TV and screw the people who are saying they’re going to boycott the show because of it," she said. "This sort of thing used to happen and it continues to happen now, and if we treat it as such a taboo and precious subject, then how are people going to have the strength to come out and feel comfortable saying that this has happened to them?” For someone who had to go through such a public coming-of-age, that's a remarkably mature view of the whole thing. Even if she had a lot to learn when she first arrived on set, Turner sounds like she has learned a lot about herself and how she views the world since she started filming Game of Thrones, so maybe it shouldn't be a surprise that her character has transformed into a genuine badass.
lunedì 3 luglio 2017
SGUARDO FETISH - E poi ci ritroveremo a bere al Khaleesi bar...Tutti a Washington al bancone del pub aperto in onore di "Game of Thrones"!
News tratta da "Uproxx"
Your night doesn’t have to be dark and full of terrors anymore. There’s a Game Of Thrones Pop Up Bar in Washington, DC where you can while away the hot summer nights with stiff drinks, Iron thrones, dragons, and plenty of poisoning and inscest. (Okay, maybe not the last two.) To celebrate the new season of Game Of Thrones (finally) arriving this July, the genius behind the Drinks Company — formerly of the Super Mario Bros. and Stranger Things pop up bars — have given us not one, but three massive bars paying loving homage to all things Westeros and Essos. This GIF sums up our feelings on the matter fairly succinctly. Brace yourself because it gets better. The bar features a deep cocktail list and everything is show-themed. Bar manager Paul Taylor explained, “We began by thinking about what these fictional characters from Game of Thrones would drink, what cocktails would epitomize them and what moments should be represented.” The menu highlights include a simple mix of tequila and grapefruit named Shame, a milk punch variation called Milk Of The Poppy, a Scotch-based delight called The North Remembers, and a daiquiri take named after the Dothraki … The Dothraquiri. The bar serves Ommegang’s new Bend The Knee on tap, in case cocktails aren’t your thing. There’s a small wine list to round out the bar menu with a Pinot Noir, Sauvignon Blanc, Brut Rose, and a Hopvine Cider. Drinks Company CEO Angie Fetherston knows the deep love the world has for the flagship HBO series and that’s a driving force behind their latest choice. “The three-eyed raven picked us,” Fetherston declared on their website. She continues,”This PUB is our love letter to the Seven Kingdoms and we cannot wait to share it with fellow fans.” This may be the year to take your summer vacation to Washington, DC. The bar is situated in a 3,000 square foot space in Northwest DC. It’s divided into several areas of the Seven Kingdoms. Specifically the North, the Red Keep, Mereen, the House of Black and White, and the Throne Room where you can don a massive fur jacket and mount the throne to make all your Insta-dreams come true. Well…getting drunk and taking selfies on the Iron Throne does sound like a good way to spend an evening.
News tratta da "Uproxx"
Your night doesn’t have to be dark and full of terrors anymore. There’s a Game Of Thrones Pop Up Bar in Washington, DC where you can while away the hot summer nights with stiff drinks, Iron thrones, dragons, and plenty of poisoning and inscest. (Okay, maybe not the last two.) To celebrate the new season of Game Of Thrones (finally) arriving this July, the genius behind the Drinks Company — formerly of the Super Mario Bros. and Stranger Things pop up bars — have given us not one, but three massive bars paying loving homage to all things Westeros and Essos. This GIF sums up our feelings on the matter fairly succinctly. Brace yourself because it gets better. The bar features a deep cocktail list and everything is show-themed. Bar manager Paul Taylor explained, “We began by thinking about what these fictional characters from Game of Thrones would drink, what cocktails would epitomize them and what moments should be represented.” The menu highlights include a simple mix of tequila and grapefruit named Shame, a milk punch variation called Milk Of The Poppy, a Scotch-based delight called The North Remembers, and a daiquiri take named after the Dothraki … The Dothraquiri. The bar serves Ommegang’s new Bend The Knee on tap, in case cocktails aren’t your thing. There’s a small wine list to round out the bar menu with a Pinot Noir, Sauvignon Blanc, Brut Rose, and a Hopvine Cider. Drinks Company CEO Angie Fetherston knows the deep love the world has for the flagship HBO series and that’s a driving force behind their latest choice. “The three-eyed raven picked us,” Fetherston declared on their website. She continues,”This PUB is our love letter to the Seven Kingdoms and we cannot wait to share it with fellow fans.” This may be the year to take your summer vacation to Washington, DC. The bar is situated in a 3,000 square foot space in Northwest DC. It’s divided into several areas of the Seven Kingdoms. Specifically the North, the Red Keep, Mereen, the House of Black and White, and the Throne Room where you can don a massive fur jacket and mount the throne to make all your Insta-dreams come true. Well…getting drunk and taking selfies on the Iron Throne does sound like a good way to spend an evening.
sabato 1 luglio 2017
NEWS - Naomi Watts debutta in "Gypsy" su Netflix e afferma: "il mio personaggio, tra panico e distruzione, ricorda Betty di Mulholland Drive di Lynch. E a quest'ultimo devo tutto..."
Intervista tratta da "La Repubblica"
Intervista tratta da "La Repubblica"
Dal poster di Gypsy Naomi Watts incarna i colori pastello del volto di Betty in Mulholland Drive. La biondina scesa all'aeroporto di L.A. per diventare una stella nel film di David Lynch ha preso un'altra strada. Una nuova identità. Nella serie creata da Lisa Rubin, ora disponibile su Netflix, Naomi è Jean Holloway, terapeuta di Manhattan sposata con un avvocato (Billy Crudup), madre di una bambina. La loro casa dei sogni si trova in Connecticut ed è piena di cabine armadio ma a Jean i cartelli stradali e il caffè della mattina cominciano a dar noia. Così inventa un alter ego, Diane — giornalista single, "zingara" della psiche — che usa per manipolare i pazienti. Tra flirt, lesbismo e bourbon, nel mirino di Jean entrano un barista ossessivo-compulsivo e la sua ex. «È un personaggio vicino a Betty di Mulholland Drive», ci racconta la Watts, abito floreale coi boccioli cremisi, in un hotel di Nolita. «Dopo quasi vent' anni dal film di Lynch a cui devo gran parte della mia carriera da attrice, mi interessa esplorare il tema della dualità, del chi siamo quando nessuno ci vede e ci ascolta. Jean/Diane comincia a intessere rapporti pericolosi con le persone in cura. Parecchie donne della mia età arrivano a un punto in cui tutto appare "abbastanza". Un marito, dei figli, un bicchiere di vino... Poi subentrano panico ed autodistruzione». 48 anni, due nomination all'Oscar, Naomi guarda alla separazione dal marito (Liev Schreiber, un altro borderline in tv con Ray Donovan) e dice: «Sto attenta a tutto quello che perdo per strada, alle persone che lascio indietro e potrei non trovare più. Non mi spaventa invecchiare, però. Non volto le spalle al tempo». Qualche rimpianto? «Poteva esserlo The Ring, il remake horror del nipponico Ringu di Hideo Nakata. Quando il mio agente chiamò per propormelo gli dissi di no inizialmente e che sarebbe stato un fiasco. Chi poteva immaginare quel successo... Mio figlio più piccolo è un patito del terrore. Cerco di tenerlo alla larga dai mostri ma quando gli chiedono quale sia il film più spaventoso di tutti i tempi, lui, fiero, risponde: The Ring! Conosce la trama a memoria pur non avendolo visto per intero».
Secondo il New York Times, la perdizione di Naomi Watts in Gypsy somiglia a un mix di serie gettonate come The Affair, In Treatment e Big Little Lies ma senza nuance. Eppure, nel pedigree di Gypsy, compare un altro elemento caldo: la regista e produttrice esecutiva Sam Taylor-Johnson, già al timone di Cinquanta sfumature di grigio (circa mezzo miliardo di dollari d'incasso ). A David Lynch la legano un certo gusto estetico e la meditazione trascendentale; i suoi modelli sono Jane Campion e Kathryn Bigelow. Abbandonata dai genitori, è diventata un'esponente del movimento degli Young British Artists e ha composto un video ritratto di David Beckham per la National Portrait Gallery, insieme a un lavoro chiamato Crying Men che includeva Paul Newman e Robin Williams. «Jean Holloway non è l'equivalente di Anastasia Steele, protagonista del romanzo erotico di E. L. James», dice la regista con accanto il marito, la star Aaron Johnson, per cui ha perso la testa quando lui aveva diciott'anni e lei 42. «Naomi interpreta una donna forte, indipendente, dotata di un proprio senso del potere. La vita periferica e la famiglia se la mangiano viva. È tempo per Jean di godersi il sesso». «La serie è un ammonimento. Per liberare le fantasie più torbide c'è un prezzo da pagare» continua Watts. «Sedete comodi, guardate me, ma non mettevi nei guai. Io faccio da cavia». Il viaggio nell'identità di una donna, a cui non basta avere tutto ciò che desidera, ha conquistato Naomi: «Il mio mestiere è pura caccia di identità. Girare Gypsy con un team composto da sole donne, nella città dove abito con i miei figli, New York, è stato fantastico. Al pari della parte che mi ha offerto Lynch in Twin Peaks—Il ritorno. Sono la moglie di un uomo che ha l'aspetto dell'Agente Cooper ma potrebbe non esserlo. Mi piace andare a trovare David a casa, vederlo fumare, ascoltare le sue idee mentre dipinge. Siamo rimasti in contatto dal primo film insieme e abbiamo ancora tanto da dirci».
Secondo il New York Times, la perdizione di Naomi Watts in Gypsy somiglia a un mix di serie gettonate come The Affair, In Treatment e Big Little Lies ma senza nuance. Eppure, nel pedigree di Gypsy, compare un altro elemento caldo: la regista e produttrice esecutiva Sam Taylor-Johnson, già al timone di Cinquanta sfumature di grigio (circa mezzo miliardo di dollari d'incasso ). A David Lynch la legano un certo gusto estetico e la meditazione trascendentale; i suoi modelli sono Jane Campion e Kathryn Bigelow. Abbandonata dai genitori, è diventata un'esponente del movimento degli Young British Artists e ha composto un video ritratto di David Beckham per la National Portrait Gallery, insieme a un lavoro chiamato Crying Men che includeva Paul Newman e Robin Williams. «Jean Holloway non è l'equivalente di Anastasia Steele, protagonista del romanzo erotico di E. L. James», dice la regista con accanto il marito, la star Aaron Johnson, per cui ha perso la testa quando lui aveva diciott'anni e lei 42. «Naomi interpreta una donna forte, indipendente, dotata di un proprio senso del potere. La vita periferica e la famiglia se la mangiano viva. È tempo per Jean di godersi il sesso». «La serie è un ammonimento. Per liberare le fantasie più torbide c'è un prezzo da pagare» continua Watts. «Sedete comodi, guardate me, ma non mettevi nei guai. Io faccio da cavia». Il viaggio nell'identità di una donna, a cui non basta avere tutto ciò che desidera, ha conquistato Naomi: «Il mio mestiere è pura caccia di identità. Girare Gypsy con un team composto da sole donne, nella città dove abito con i miei figli, New York, è stato fantastico. Al pari della parte che mi ha offerto Lynch in Twin Peaks—Il ritorno. Sono la moglie di un uomo che ha l'aspetto dell'Agente Cooper ma potrebbe non esserlo. Mi piace andare a trovare David a casa, vederlo fumare, ascoltare le sue idee mentre dipinge. Siamo rimasti in contatto dal primo film insieme e abbiamo ancora tanto da dirci».
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venerdì 30 giugno 2017
NEWS - Scully, abbiamo un problema! Gillian Anderson protesta per il predominio maschile tra gli autori/registi di "X-Files" ("solo 2 episodi su 2017 diretti da donne", di cui uno da lei!). Braccia incrociate per la nuova stagione?
News tratta da "Uproxx"
No show in the ’90s freaked me out quite like The X-Files. The opening theme music alone could send me fleeing from the room lest the synthesized whistling worm its way into my brain and induce nightmares. But cowering in the kitchen with the sound muted was worth it to watch Dana Scully (Gillian Anderson) and Fox Mulder (David Duchovny) seek out the truth, no matter how weird. Of course, everything old is new again. The X-Files returned last year in a limited run that met with mixed reviews. But it was a ratings success, so it’s no surprise really that Fox announced months ago they were picking the series up for an 11th season. With the popularity of Stranger Things and the resurgence of Twin Peaks, it seems audiences are hungry for more creepy nostalgic throwbacks. But unfortunately for Fox, that nostalgia for the bygone days of the late 20th century doesn’t apply when it concerns behind the scenes hiring practices. When Indiewire reported the writers’ room for the 11th season of The X-Files would be all men, the internet promptly raked The X-Files over the coals.
News tratta da "Uproxx"
No show in the ’90s freaked me out quite like The X-Files. The opening theme music alone could send me fleeing from the room lest the synthesized whistling worm its way into my brain and induce nightmares. But cowering in the kitchen with the sound muted was worth it to watch Dana Scully (Gillian Anderson) and Fox Mulder (David Duchovny) seek out the truth, no matter how weird. Of course, everything old is new again. The X-Files returned last year in a limited run that met with mixed reviews. But it was a ratings success, so it’s no surprise really that Fox announced months ago they were picking the series up for an 11th season. With the popularity of Stranger Things and the resurgence of Twin Peaks, it seems audiences are hungry for more creepy nostalgic throwbacks. But unfortunately for Fox, that nostalgia for the bygone days of the late 20th century doesn’t apply when it concerns behind the scenes hiring practices. When Indiewire reported the writers’ room for the 11th season of The X-Files would be all men, the internet promptly raked The X-Files over the coals.
Fans of the show were disappointed, but not surprised. As Nerdist pointed out, The X-Files have always had a bad reputation of being a boys’ club. Out of 202 episodes, only six women ever got a writing credit on the show, including Gillian Anderson. Two more women were included when writing the 2016 revival, which looked to be a step in the right direction until the recent news. Now the press surrounding The X-Files writers’ room has crescendoed, with star Gillian Anderson weighing in. Those two female directors? Michelle MacLaren (Game of Thrones, Breaking Bad) and Gillian Anderson. Now, I’m not saying Fox has a PR problem with The X-Files right now. I’m just saying that when your lead — who has publicly fought for the right to be paid as much as her male counterpart — wades into the equality fray, maybe it’s time to reevaluate how you hire your writers and directors.And 2 out of 207 eps directed by women. I too look forward to the day when the numbers are different. #TheFutureisFemale https://t.co/38SVdTfCR1— Gillian Anderson (@GillianA) 29 giugno 2017
giovedì 29 giugno 2017
Sorry Game of Thrones fans, Emilia Clarke won’t be participating in any kind of spinoff series. The 30-year-old actress confirmed the news while talking about the final seasons in her new cover story for Rolling Stone. “Spoiler alert—I normally don’t spend very much time in Belfast, but this last season I spent a little more time there,” Emilia said. “It’s a really interesting season in terms of some loose ends that have been tied, some really satisfying plot points, some things where you’re like, ‘Oh, my God. I forgot about that!’ Rumors are going to be confirmed or denied.” “I mean, I have no doubt there’ll be prequels and sequels and who knows what else. But I am doing one more season,” she said. Game of Thrones premieres July 16 at 9 p.m. on HBO.
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
LA STAMPA
"Goliath" regge su un Billy Bob Thornton da Emmy
"Ci sono serie tv che si reggono sulla scrittura, altre, molto più rare (e, spesso, molto più costose), che trovano nella regia il loro punto di forza. E poi ci sono serie come Goliath, legal drama disponibile su Prime Video, che riescono ad appassionare il pubblico grazie al loro cast. Nel caso di Goliath, il cast, che pure può vantare nomi eccellenti, si riduce ad un uomo solo; si riduce a Billy Bob Thornton, attore, cantante, paroliere, scrittore (ha vinto un Oscar per la migliore sceneggiatura non originale con SlingBlade) e musicista. E lui, con la sua faccia, la sua voce, la sua capacità di riempire e di stare sullo schermo, che rende questa serie, una delle più chiacchierate per i prossimi Emmy Awards, una buona serie. La storia è una di quelle già viste e già sentite: avvocato non più di successo si ritrova a vivere solo e sconsolato in un appartamento di periferia, a bere e a ubriacarsi quasi ogni sera, divorziato, triste, con una figlia adolescente, e combattuto dal senso di colpa. A un certo punto gli si presenta la possibilità di redimersi. Contro di lui, però, c'è il suo vecchio studio, lo stesso che ha contribuito a fondare; c'è il suo vecchio socio in affari, misterioso ed ennesimo cliché, e c'è la sua ex. Qui Thornton dà il meglio di sé. La trama è una miscela di complottismo e di riscatto. Ci sono i colpi di scena, c'è un sali e scendi di toni, di musiche, di narrazione. C'è una bella location, e ci sono anche richiami all'attualità. Ma tutto, alla fine, si riduce al volto di Thornton, al suo personaggio, a Billy McBride, al suo modo di essere contemporaneamente un vincente e un perdente. Nel marasma di scene annacquate e unite fiaccamente tra loro, restano pochi momenti indimenticabili, dotati di una forza rara, grezza, che riescono ad andare oltre il formato seriale, e a diventare qualcos'altro. In questa serie, sono i momenti che Billy passa al bar, da solo oppure in compagnia, mentre fa le parole crociate, parla con la barista, si infiamma la gola con un vecchio liquore; sono queste scene, frame sporcate da una penombra eccessiva e - va detto - da una fotografia non all'altezza, che catturano l'attenzione dello spettatore. In Goliath la qualità è un ingrediente fondamentale, un ingrediente ricercatissimo e, per questo, elargito con parsimonia. E la qualità della recitazione, della bravura di Thornton di sapere stare al gioco, di rendere l'incredibile credibile. Ed è la qualità di un racconto che riesce a regalare al pubblico un personaggio a cui potersi affezionare". (Gianmaria Tammaro)
LA STAMPA
"Goliath" regge su un Billy Bob Thornton da Emmy
"Ci sono serie tv che si reggono sulla scrittura, altre, molto più rare (e, spesso, molto più costose), che trovano nella regia il loro punto di forza. E poi ci sono serie come Goliath, legal drama disponibile su Prime Video, che riescono ad appassionare il pubblico grazie al loro cast. Nel caso di Goliath, il cast, che pure può vantare nomi eccellenti, si riduce ad un uomo solo; si riduce a Billy Bob Thornton, attore, cantante, paroliere, scrittore (ha vinto un Oscar per la migliore sceneggiatura non originale con SlingBlade) e musicista. E lui, con la sua faccia, la sua voce, la sua capacità di riempire e di stare sullo schermo, che rende questa serie, una delle più chiacchierate per i prossimi Emmy Awards, una buona serie. La storia è una di quelle già viste e già sentite: avvocato non più di successo si ritrova a vivere solo e sconsolato in un appartamento di periferia, a bere e a ubriacarsi quasi ogni sera, divorziato, triste, con una figlia adolescente, e combattuto dal senso di colpa. A un certo punto gli si presenta la possibilità di redimersi. Contro di lui, però, c'è il suo vecchio studio, lo stesso che ha contribuito a fondare; c'è il suo vecchio socio in affari, misterioso ed ennesimo cliché, e c'è la sua ex. Qui Thornton dà il meglio di sé. La trama è una miscela di complottismo e di riscatto. Ci sono i colpi di scena, c'è un sali e scendi di toni, di musiche, di narrazione. C'è una bella location, e ci sono anche richiami all'attualità. Ma tutto, alla fine, si riduce al volto di Thornton, al suo personaggio, a Billy McBride, al suo modo di essere contemporaneamente un vincente e un perdente. Nel marasma di scene annacquate e unite fiaccamente tra loro, restano pochi momenti indimenticabili, dotati di una forza rara, grezza, che riescono ad andare oltre il formato seriale, e a diventare qualcos'altro. In questa serie, sono i momenti che Billy passa al bar, da solo oppure in compagnia, mentre fa le parole crociate, parla con la barista, si infiamma la gola con un vecchio liquore; sono queste scene, frame sporcate da una penombra eccessiva e - va detto - da una fotografia non all'altezza, che catturano l'attenzione dello spettatore. In Goliath la qualità è un ingrediente fondamentale, un ingrediente ricercatissimo e, per questo, elargito con parsimonia. E la qualità della recitazione, della bravura di Thornton di sapere stare al gioco, di rendere l'incredibile credibile. Ed è la qualità di un racconto che riesce a regalare al pubblico un personaggio a cui potersi affezionare". (Gianmaria Tammaro)
mercoledì 28 giugno 2017
NEWS - Al via le riprese di "Das Boot", serie originale Sky con Lizzy Caplan di "Masters of Sex" ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale
Prenderanno il via ad agosto le riprese di "Das Boot", la nuova serie originale Sky che debutterà nell’autunno 2018 in contemporanea nei 5 paesi in cui Sky è presente, per una potenziale platea di 22 milioni di utenti, ma anche in altri territori in Europa e nel mondo. La serie è prodotta da Sky Deutschland con Bavaria Fernsehproduktion e Sonar Entertainment e diretta da Andreas Prochaska (The Dark Valley, A Day for a Miracle). Le riprese inizieranno il 31 agosto e dureranno 104 giorni. La produzione internazionale toccherà diverse location a partire da La Rochelle (Francia), fino a Praga, Malta e Monaco. La serie in otto episodi è il sequel dell’omonimo romanzo di Lothar-Günther Buchheim e del film di grandissimo successo del 1981, che ottenne sei nomination agli Oscar nel 1983. Il fil rouge dell’intera serie - ambientata nel corso della Seconda Guerra Mondiale così come il libro e il film - è il fanatismo cieco che spinge i giovani a una guerra senza senso, raccontato dalla prospettiva dei soldati tedeschi, un tema purtroppo ancora di grande attualità. Questa nuova produzione TV, a differenza del libro e del film, riporterà anche il punto di vista di alcuni personaggi della resistenza francese. La storia è infatti ambientata nel 1942, quando le battaglie degli U-boot (sommergibili, abbreviazione di Unterseeboot) sono sempre più frequenti e sanguinose. Mentre un equipaggio di giovani marinai viene spedito in mare per una pericolosa missione di combattimento, la Resistenza insorge nel porto di La Rochelle. Il racconto è arricchito con le scene dei combattimenti Alleati sulla terraferma e in mare. Nel cast di livello internazionale, attori del calibro di Lizzy Caplan (Masters of Sex), August Wittgenstein (The Crown), Vicky Krieps (Colonia Dignidad), Jonathan Zaccaϊ (Robin Hood), Leonard Scheicher (Finsterworld), Robert Stadlober (Summer Storm), Franz Dinda (The Cloud) e Stefan Konarske (The Young Karl Marx). Moritz Polter e Oliver Vogel, produttori esecutivi per la Bavaria Fernsehproduktion, hanno commentato: «Pochi progetti televisivi generano un’attesa come quella per il sequel di Das Boot – quindi i preparativi per la produzione sono stati molto impegnativi e dettagliati, ma al tempo stesso molto gratificanti considerata la qualità dello sforzo creativo che siamo riusciti a mettere insieme. Ora non vediamo l’ora di dare inizio a un nuovo capitolo a bordo dell’U-612 a La Rochelle e nelle altre location in tutta Europa con un cast di fama internazionale, co-protagonisti di altissimo livello e l’acclamato regista Andreas Prochaska».
Carsten Schmidt, Amministratore Delegato di Sky Deutschland, ha aggiunto: «È fantastico riuscire ad iniziare le riprese soltanto a un anno di distanza dall’annuncio del progetto. La storia di Das Boot è unica e si inserisce perfettamente nel solco delle migliori produzioni originali Sky», da Babylon Berlin a Gomorra e The Young Pope.
«In un momento storico in cui la parola ‘classico’ è troppo spesso abusata e banalizzata, Das Boot rientra invece perfettamente nella descrizione», ha dichiarato Jenna Santoianni, EVP, Television Series della Sonar Entertainment. «Il film e il libro a cui è ispirato hanno entrambi riscosso un enorme successo. Questa nuova produzione, che conta su un’eccellente sceneggiatura, un cast e una troupe di fama internazionale, location mozzafiato, sarà il perfetto sequel di quell’opera straordinaria da cui trae origine».
martedì 27 giugno 2017
GOSSIP - Faccelo vedè! Alexander Skarsgard in vacanza a Capri rischia di mettere in mostra il suo Big (o little) lie...
Alexander Skarsgard puts his muscular physique on display while hanging out on a yacht with friends on Sunday (June 25) in Capri, Italy. The 40-year-old actor was looking a bit sunburned after vacationing on the island for the past few days. He was seen showing off his ripped body in a pair of short shorts at the pool earlier in the weekend. Alex is expected to get an Emmy nomination when they are announced in a couple weeks. He has been earning a ton of buzz for his work in Big Little Lies and you can look for him to get a nomination in the Outstanding Supporting Actor in a Limited Series or a Movie category.
Alexander Skarsgard puts his muscular physique on display while hanging out on a yacht with friends on Sunday (June 25) in Capri, Italy. The 40-year-old actor was looking a bit sunburned after vacationing on the island for the past few days. He was seen showing off his ripped body in a pair of short shorts at the pool earlier in the weekend. Alex is expected to get an Emmy nomination when they are announced in a couple weeks. He has been earning a ton of buzz for his work in Big Little Lies and you can look for him to get a nomination in the Outstanding Supporting Actor in a Limited Series or a Movie category.
lunedì 26 giugno 2017
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
Analogie tra "Veep" e "House of Cards" nell'era Trump
"Quando il produttore Armando Iannucci si è inventato, ormai cinque anni fa, la serie tv Veep, una raffinata presa in giro dell'incompetenza nella politica americana, forse non immaginava che la realtà l'avrebbe da lì a poco messo di fronte a uno scenario più scioccante di quello descritto dalla fiction. L'immaginaria Veep (vicepresidente USA) in questione è Selina Meyer, interpretata magistralmente da Julia Louis-Dreyfus. E la prima donna a rivestire questo ruolo ma soprattutto è una consumata gaffeuse, ha il dono di mettersi continuamente in situazioni imbarazzanti, dalle piccole cose ai grandi temi ed è attorniata da uno staff ancora più incompetente di lei. Su Sky Atlantic è in onda in questo periodo la sesta stagione della serie: nel frattempo, David Mandel ha preso il posto di Iannucci come showrunner, mantenendo intatte la qualità della scrittura e l'ottima gestione del cast. Nella quinta stagione, avevamo lasciato Selina sconfitta alle elezioni presidenziali, dopo che per meno di un anno aveva esercitato la funzione di presidente non eletto. Ora la vediamo alle prese con la necessità di reinventarsi nel suo ruolo di «ex presidente», passando per tutte le classiche fasi del cursus honorurm: conferenze, libro biografico, impegno umanitario, costruzione di una biblioteca a suo nome. Il tutto è affrontato con il suo personale approccio alla vita e alla politica: molte ambizioni e poca consapevolezza dei suoi mediocri mezzi. Grazie alla loro capacità di mantenere un dialogo costante con l'attualità, le serie USA stanno già facendo i conti con l'era Trump. Si è visto negli ultimi episodi di House of Cards, con l'ombra di The Donald proiettata su Underwood, si vede in Veep, dove la questione è più complessa a causa del genere comico: se la realtà supera l'immaginazione della serie, il rischio è che la sferzata satirica dello show ne esca depotenziata". (Aldo Grasso)
CORRIERE DELLA SERA
Analogie tra "Veep" e "House of Cards" nell'era Trump
"Quando il produttore Armando Iannucci si è inventato, ormai cinque anni fa, la serie tv Veep, una raffinata presa in giro dell'incompetenza nella politica americana, forse non immaginava che la realtà l'avrebbe da lì a poco messo di fronte a uno scenario più scioccante di quello descritto dalla fiction. L'immaginaria Veep (vicepresidente USA) in questione è Selina Meyer, interpretata magistralmente da Julia Louis-Dreyfus. E la prima donna a rivestire questo ruolo ma soprattutto è una consumata gaffeuse, ha il dono di mettersi continuamente in situazioni imbarazzanti, dalle piccole cose ai grandi temi ed è attorniata da uno staff ancora più incompetente di lei. Su Sky Atlantic è in onda in questo periodo la sesta stagione della serie: nel frattempo, David Mandel ha preso il posto di Iannucci come showrunner, mantenendo intatte la qualità della scrittura e l'ottima gestione del cast. Nella quinta stagione, avevamo lasciato Selina sconfitta alle elezioni presidenziali, dopo che per meno di un anno aveva esercitato la funzione di presidente non eletto. Ora la vediamo alle prese con la necessità di reinventarsi nel suo ruolo di «ex presidente», passando per tutte le classiche fasi del cursus honorurm: conferenze, libro biografico, impegno umanitario, costruzione di una biblioteca a suo nome. Il tutto è affrontato con il suo personale approccio alla vita e alla politica: molte ambizioni e poca consapevolezza dei suoi mediocri mezzi. Grazie alla loro capacità di mantenere un dialogo costante con l'attualità, le serie USA stanno già facendo i conti con l'era Trump. Si è visto negli ultimi episodi di House of Cards, con l'ombra di The Donald proiettata su Underwood, si vede in Veep, dove la questione è più complessa a causa del genere comico: se la realtà supera l'immaginazione della serie, il rischio è che la sferzata satirica dello show ne esca depotenziata". (Aldo Grasso)
domenica 25 giugno 2017
NEWS - Altro che "Non uccidere", Domenico Diele uccide. Arrestato il protagonista di "1992"-"1993" per omicidio stradale sotto l'effetto di sostanze stupefacenti e con patente ritirata
News tratta da "Il Fatto Quotidiano"
News tratta da "Il Fatto Quotidiano"
È l’attore Domenico Diele l’uomo di 32 anni che la notte scorsa ha investito e ucciso una donna di 48 anni all’uscita autostradale di Montecorvino Pugliano, nel Salernitano. L’attore, senese di origini, ma trapiantato da tempo a Roma, si trovava in zona per le riprese del film Una vita spericolata del regista Marco Ponti. Volto emergente del cinema e della fiction, ha recitato in diverse pellicole, tra cui Acab, e in numerose serie di successo della tv, come Don Matteo, 1992, 1993 e Non uccidere. Diele non avrebbe potuto guidare la sua Audi A3, perché gli era stata sospesa la patente per un precedente problema di utilizzo di stupefacenti. Invece era al volante, ancora sotto l’effetto di cannabinoidi e oppiacei. E ha tamponato uno scooter, uccidendo la conducente. È tutto accaduto attorno alle 2 della notte tra venerdì e sabato notte. La macchina ha fatto sbalzare la moto a quasi 200 metri di distanza dal punto dell’impatto. Gli agenti della Polizia stradale di Eboli lo hanno arrestato con l’accusa di omicidio stradale aggravato, in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto. L’attore, infatti, portato all’ospedale di Salerno per gli accertamenti di rito, è risultato positivo a diversi stupefacenti. E durante i controlli è appunto emerso che non avrebbe potuto guidare perché la patente gli era stata ritirata, sempre per uso di droghe. La salma della donna, 48 anni, impiegata in uno studio legale salernitano, è stata riconsegnata ai familiari dopo che il medico legale ha effettuato l’esame esterno. La morte è avvenuta quasi nell’immediatezza dell’impatto con l’asfalto. I primi soccorritori giunti sul posto riferiscono di averlo visto sconvolto mentre non si dava pace per l’accaduto. “Che ho fatto, che ho fatto” le sue parole. Sembra che Diele stesse tornando da una festa che si era tenuta a Matera quando, erano circa le 2, con la sua auto ha tamponato lo scooter sulla cui sella c’era Ilaria Dilillo, salernitana di 48 anni, che rientrava a casa dopo aver trascorso una serata con amici.
venerdì 23 giugno 2017
NEWS - Una Grande Mela per tutti. Approvata agevolazione economica per le serie tv che ingaggiano donne e persone di colore (e minoranze in genere) di New York
News tratta da "Variety"
New York’s state Assembly and Senate have passed a bill backed by the DGA and WGA East that would create a tax incentive program for TV shows that hire women and people of color in top writing and directing positions. The bill will now head to New York Gov. Andrew Cuomo to sign. Cuomo has been a strong supporter of New York’s entertainment community and tax incentive programs to grow the volume of production in the Empire State. The next big hurdle will be getting $5 million set aside in the state’s budget to fund the credit. WGA East and DGA leaders hailed state Senator Marisol Alcantara and Assemblyman Marcos Crespo for guiding the bill through their respective chambers. The bill is the first of its kind in the nation in linking a tax incentive to a diversity hiring program. “People in the TV industry have understood for years that enhancing the diversity of writing and directing improves the stories that appear on screen,” said Lowell Peterson, executive director of the Writers Guild of America, East. “The missing link for policymakers has been putting money at the point of hire, and this legislation is an important step in that direction.” Neil Dudich, Eastern exec director of the DGA, said the bill was an effort to address the persistence of “imbalanced hiring practices” in TV. Despite the enormous growth of series in production, DGA and WGA stats still show a relatively low rate of participation in high-level TV production jobs by women and minorities. “By encouraging studios, networks and producers to discover the talented New York TV directors and writers that are out there in abundance, this bill can be a meaningful step forward in establishing a level playing field for all,” Dudich said.
New York’s state Assembly and Senate have passed a bill backed by the DGA and WGA East that would create a tax incentive program for TV shows that hire women and people of color in top writing and directing positions. The bill will now head to New York Gov. Andrew Cuomo to sign. Cuomo has been a strong supporter of New York’s entertainment community and tax incentive programs to grow the volume of production in the Empire State. The next big hurdle will be getting $5 million set aside in the state’s budget to fund the credit. WGA East and DGA leaders hailed state Senator Marisol Alcantara and Assemblyman Marcos Crespo for guiding the bill through their respective chambers. The bill is the first of its kind in the nation in linking a tax incentive to a diversity hiring program. “People in the TV industry have understood for years that enhancing the diversity of writing and directing improves the stories that appear on screen,” said Lowell Peterson, executive director of the Writers Guild of America, East. “The missing link for policymakers has been putting money at the point of hire, and this legislation is an important step in that direction.” Neil Dudich, Eastern exec director of the DGA, said the bill was an effort to address the persistence of “imbalanced hiring practices” in TV. Despite the enormous growth of series in production, DGA and WGA stats still show a relatively low rate of participation in high-level TV production jobs by women and minorities. “By encouraging studios, networks and producers to discover the talented New York TV directors and writers that are out there in abundance, this bill can be a meaningful step forward in establishing a level playing field for all,” Dudich said.
giovedì 22 giugno 2017
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Udite, udite! E' giunta l'ora del film di "Downton Abbey" (prossimo anno...che con questo caldo sembrerà un secolo)
News tratta da "TvLine"
News tratta da "TvLine"
Less than two years after the Crawleys bade farewell to their international audience, a plan is in motion to reopen the doors of Downton Abbey. “There’s a movie in the works,” Michael Edelstein, president at NBCUniversal International Studios, told the Associated Press this week at the opening of Downton Abbey: The Exhibition in Singapore. “It’s been in the works for some time. We are working on getting the script right, and then we’ve got to figure out how to get the [cast] together. … But we’re hopeful to make a movie sometime next year.” But getting the original stars back together could be easier said than done. When asked about the movie’s prospects, Sophie McShera (who played cook Daisy Mason) told the AP, “We have no idea if it’s happening … but we would all love to be part of the film if it was to happen.” Laura Carmichael (aka Lady Edith) also quipped, “Tell my agent, because we’re still waiting to know [if the movie is coming together]. We’re hoping that will happen soon.” Many cast members from the British import, which aired Stateside on PBS from Jan. 2011 to March 2016, have already gone on to other projects since the show wrapped production: Michelle Dockery (aka Lady Mary Crawley) is now stirring up trouble on TNT’s Good Behavior; Dan Stevens (the late, great Matthew Crawley) is headlining FX’s Legion; and Brendan Coyle (John Bates) is cleaning up on the Esquire Network’s Spotless.
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