NEWS - Dopo gli scandali sessuali, Bill Cosby torna in tv tra pochi giorni (a grande richiesta)!
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sabato 17 dicembre 2016
venerdì 16 dicembre 2016
NEWS - Achtung, compagni! Tra 10 anni vedremo solo serie tv su internet. Il modello Netflix è diventato il mantra (e Vivendi lo sa...)
Articolo tratto da "la Repubblica"
«Guardare la serie tv o il film preferito quando si vuole e su qualsiasi schermo. Ecco il modello che sta vincendo. Il sorpasso sul palinsesto tradizionale in Italia è vicino e nel 2020 sarà un fatto in tutto il mondo». Aurelio Severino, direttore della divisione Tv e Media di Ericsson, racconta cosi la svolta. Una svolta certificata nell'ultimo rapporto sulla fruizione dei video, fra conferme e sorprese come il calo dello share di YouTube. Per le reti della multinazionale svedese passa il 40 per cento del traffico mobile del pianeta: due miliardi e mezzo di utenti. Ma l'analisi sulla tv parte da un campione rappresentativo più ristretto, "appena" un miliardo e 100 milioni di persone con 26 milioni di italiani dai 16 ai 69 anni. «Le generazioni più giovani sono già passate all'on demand, attraverso lo schermo dello smartphone», continua Severino. «Quel che mi ha colpito? Mai come quest'anno abbiamo notato un'attitudine diversa non solo per fasce di età: c'è chi guarda solo su mobile, chi usa i servizi streaming, chi guarda la tv tradizionale e chi passa dall'uno all'altra. Per restare rilevanti i network devono raggiungere tutti. Non è un'operazione semplice».
Il modello Netflix è diventato patrimonio comune: abbonamento mensile, app universale, catalogo più o meno vasto e tante produzioni originali. Ma quel che più conta è che le differenze fra colossi del Web e network cominciano ad esser sfumate. Mentre si attende l'arrivo in Italia di Amazon Prime Video nel giro di poche settimane — simile a Netflix, ma negli Usa sta trattando i diritti per trasmettere perfino lo sport — l'altro ieri Sky ha cominciato ad usare un sistema per personalizzare le pubblicità. Se abiti in una certa città, AdSmart sceglie réclame diverse rispetto a chi abita altrove. Metodo Google, che lo fa dal 2009. Netflix invece, frequentata dal 17 per cento del popolo dell'on demand (primo dato sull'Italia a un anno dal suo arrivo), ha preso a pubblicare gli episodi di alcune serie una volta alla settimana, alla vecchia maniera. YouTube? Si è messa anche lei a produrre serie e da questa estate ha stretto accordi fra gli altri con Lionsgate. Forse perché oltre i teenager non riesce ad andare. Anzi, la sua fetta di mercato cala da noi. E intanto nel 2016, su scala mondiale, il 20 per cento di chi guarda la tv su smartphone ha cominciato ad usare servizi a pagamento. Non era mai successo prima. Si vede che il telefonino non è solo il regno di youtuber come Favij e dei Live di Facebook.
«In dieci anni tutta la tv verrà distribuita attraverso Internet. Il duello non sarà più fra il "nuovo venuto dal Web e i colossi della "vecchia" televisione», commenta Andrea Rangone del Politecnico di Milano, per anni a capo dell'osservatorio Internet Media, »ma fra chi ha i contenuti migliori, serie tv in primis, per i quali noi telespettatori siamo disposti a pagare, e chi invece continuerà a trasmette gratuitamente contando solo sulla pubblicità». Che oggi è in mano ai network tradizionali: 186 miliardi di dollari contro i 17 miliardi dei video online stile YouTube. Insomma, se musica e stampa sono stati fagocitati da Silicon Valley, qui la partita è aperta. E per competere bisogna avere i cosiddetti contenuti "premium", poco importa che si chiamino Il trono di spade o in altro modo. «La domanda del secolo? Chi alla fine prevarrà», conclude Rangone. Su una cosa però non ci sono dubbi: l'offerta sta già lievitando e noi guardiamo sempre più video, soprattutto in Italia dove siamo passati da 29 ore a settimana a 36. Nel resto del mondo sono meno teledipendenti. Ma questa non è esattamente una novità.
Articolo tratto da "la Repubblica"
«Guardare la serie tv o il film preferito quando si vuole e su qualsiasi schermo. Ecco il modello che sta vincendo. Il sorpasso sul palinsesto tradizionale in Italia è vicino e nel 2020 sarà un fatto in tutto il mondo». Aurelio Severino, direttore della divisione Tv e Media di Ericsson, racconta cosi la svolta. Una svolta certificata nell'ultimo rapporto sulla fruizione dei video, fra conferme e sorprese come il calo dello share di YouTube. Per le reti della multinazionale svedese passa il 40 per cento del traffico mobile del pianeta: due miliardi e mezzo di utenti. Ma l'analisi sulla tv parte da un campione rappresentativo più ristretto, "appena" un miliardo e 100 milioni di persone con 26 milioni di italiani dai 16 ai 69 anni. «Le generazioni più giovani sono già passate all'on demand, attraverso lo schermo dello smartphone», continua Severino. «Quel che mi ha colpito? Mai come quest'anno abbiamo notato un'attitudine diversa non solo per fasce di età: c'è chi guarda solo su mobile, chi usa i servizi streaming, chi guarda la tv tradizionale e chi passa dall'uno all'altra. Per restare rilevanti i network devono raggiungere tutti. Non è un'operazione semplice».
Il modello Netflix è diventato patrimonio comune: abbonamento mensile, app universale, catalogo più o meno vasto e tante produzioni originali. Ma quel che più conta è che le differenze fra colossi del Web e network cominciano ad esser sfumate. Mentre si attende l'arrivo in Italia di Amazon Prime Video nel giro di poche settimane — simile a Netflix, ma negli Usa sta trattando i diritti per trasmettere perfino lo sport — l'altro ieri Sky ha cominciato ad usare un sistema per personalizzare le pubblicità. Se abiti in una certa città, AdSmart sceglie réclame diverse rispetto a chi abita altrove. Metodo Google, che lo fa dal 2009. Netflix invece, frequentata dal 17 per cento del popolo dell'on demand (primo dato sull'Italia a un anno dal suo arrivo), ha preso a pubblicare gli episodi di alcune serie una volta alla settimana, alla vecchia maniera. YouTube? Si è messa anche lei a produrre serie e da questa estate ha stretto accordi fra gli altri con Lionsgate. Forse perché oltre i teenager non riesce ad andare. Anzi, la sua fetta di mercato cala da noi. E intanto nel 2016, su scala mondiale, il 20 per cento di chi guarda la tv su smartphone ha cominciato ad usare servizi a pagamento. Non era mai successo prima. Si vede che il telefonino non è solo il regno di youtuber come Favij e dei Live di Facebook.
«In dieci anni tutta la tv verrà distribuita attraverso Internet. Il duello non sarà più fra il "nuovo venuto dal Web e i colossi della "vecchia" televisione», commenta Andrea Rangone del Politecnico di Milano, per anni a capo dell'osservatorio Internet Media, »ma fra chi ha i contenuti migliori, serie tv in primis, per i quali noi telespettatori siamo disposti a pagare, e chi invece continuerà a trasmette gratuitamente contando solo sulla pubblicità». Che oggi è in mano ai network tradizionali: 186 miliardi di dollari contro i 17 miliardi dei video online stile YouTube. Insomma, se musica e stampa sono stati fagocitati da Silicon Valley, qui la partita è aperta. E per competere bisogna avere i cosiddetti contenuti "premium", poco importa che si chiamino Il trono di spade o in altro modo. «La domanda del secolo? Chi alla fine prevarrà», conclude Rangone. Su una cosa però non ci sono dubbi: l'offerta sta già lievitando e noi guardiamo sempre più video, soprattutto in Italia dove siamo passati da 29 ore a settimana a 36. Nel resto del mondo sono meno teledipendenti. Ma questa non è esattamente una novità.
giovedì 15 dicembre 2016
NEWS - Auditel come il governo Gentiloni, ci prendono in giro! Che fine ha fatto la rilevazione ascolti tv su tutti i device che doveva partire in autunno 2017? "Non prima del 2018"! Ormai il 55% degli italiani preferisce contenuti on demand (che Auditel non monitora)
Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
Auditel si prepara alla svolta "2.0", con la misurazione delle audience su tutti i device, non solo sulla tv tradizionale. Civorrà il 2018 e quindi si tratta di una faccenda né breve né indolore in una fase in cui i second screen sta prendendo piede. I broadcaster poi - Sky su tutti, ma non solo - mostrano più di qualche sofferenza per un vestito (quello degli ascolti lineari) che sta sempre più stretto. A quanto però risulta al Sole 24 Ore, in due consigli svolti a ottobre e novembre Auditel ha posto le basi per partire con l'operazione che porterà la società a un approdo ormai necessario. Che sia una scelta non più differibile lo dice l'esperienza e lo dicono i numeri. È evidente che la visione di prodotto tv attraverso smartphone e tablet è in crescita. Nei giorni scorsi sono stati diffusi i risultati dell'annuale analisi di Ericsson - TV e Media Report 2016 - che per l'Italia fa riferimento a un campione di oltre mille persone, tra 16 e i 69 anni, rappresentativo di 26 milioni di italiani. Gli intervistati hanno una connessione a banda larga e guardano contenuti televisivi almeno una volta a settimana. Si tratta dunque di una platea che rispecchia la parte tecnologicamente più evoluta di utenti tv. Al netto di ciò i risultati sono però incontrovertibili. Uno su tutti: il 55% di intervistati dichiara infatti di preferire l'on-demand rispetto alla tv lineare, un dato aumentato rispetto al 2005 (quando era i1 45%). La macchina Auditel per la misurazi one delle audience attraverso tutti i device è così partita. Perché ciò accada i broadcaster dovranno prevedere già al segnale - che si tratti di tv o siti web o piattaforme on demand - un tag che sarà letto poi dai device nelle mani del campione. Volendo quindi semplificare al massimo gli aspetti tecnici, ad Auditel arriveranno informazioni specifiche e molto precise riguardo ai programmi visualizzati. Declinare queste informazioni in dati per età o genere sarà possibile con il nuovo campione che vedrà unire alle 5.700 famiglie del campione cambiato nell'ultimo anno (dopo lo scandalo dell'email che ha svelato il campione a ottobre 2015, portando anche a uno stop dell'attività di Auditel e impattando sul cambio di presidente) il "superpanel" con 1400 nuove famiglie. I risultati del superpanel non sono ancora pubblici e con ogni probabilità non lo saranno almeno per la prima parte del 2017. La mole di dati in arrivo dai broadcaster sarà utilizzata incrociandola con i responsi dal campione. Per sapere chi materialmente farà queste elaborazioni occorrerà però verificare l'esito di una gara fra i tre principali player di questo mercato: Nielsen, Comscore o Gfk. Potrebbe essere una sola la società incaricata, ma anche tutte e tre per singole parti. Nel frattempo è arrivato a defmizione un altro progetto che vede impegnata Auditel: la ricerca di base comune con Audiweb. L'intesa fra le due società sarebbe già stata sostanzialmente finalizzata.
mercoledì 14 dicembre 2016
NEWS - Nei migliori 25 programmi della tv italiana di tutti i tempi, secondo "Rolling Stone" in edicola, c'è anche "1992"! ("Gomorra" 2°)
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martedì 13 dicembre 2016
NEWS - Golden Globes, le nomination e le scelte di Telefilm Cult (in rosso)
Miglior serie TV drammatica
Miglior serie TV drammatica
The Crown
Game of Thrones
Stranger Things
This Is Us
Westworld
Game of Thrones
Stranger Things
This Is Us
Westworld
Miglior serie comedy o musicale
Atlanta
Black-ish
Mozart in the Jungle
Transparent
Veep
Atlanta
Black-ish
Mozart in the Jungle
Transparent
Veep
Miglior film TV o miniserie
American Crime
The Dresser
The Night Manager
The Night Of
People v. O.J. Simpson
American Crime
The Dresser
The Night Manager
The Night Of
People v. O.J. Simpson
Miglior attore in una serie TV drammatica
Rami Malek, Mr. Robot
Bob Odenkirk, Better Call Saul
Matthew Rhys, The Americans
Liev Schreiber, Ray Donovan
Billy Bob Thornton, Goliath
Rami Malek, Mr. Robot
Bob Odenkirk, Better Call Saul
Matthew Rhys, The Americans
Liev Schreiber, Ray Donovan
Billy Bob Thornton, Goliath
Miglior attore in una serie TV commedia o musicale
Anthony Anderson, Blackish
Gael Garcia Bernal, Mozart in the Jungle
Donald Glover, Atlanta
Nick Nolte, Graves
Jeffrey Tambor, Transparent
Anthony Anderson, Blackish
Gael Garcia Bernal, Mozart in the Jungle
Donald Glover, Atlanta
Nick Nolte, Graves
Jeffrey Tambor, Transparent
Miglior attore in una miniserie
Riz Ahmed, The Night Of
Bryan Cranston, All the Way
Tom Hiddleston, The Night Manager
Courtney B. Vance, The People v. O.J.: American Crime Story
John Turturro, The Night Of
Riz Ahmed, The Night Of
Bryan Cranston, All the Way
Tom Hiddleston, The Night Manager
Courtney B. Vance, The People v. O.J.: American Crime Story
John Turturro, The Night Of
Miglior attore non protagonista in una serie, film TV o miniserie
Sterling K. Brown, People v O.J. Simpson
Hugh Laurie, The Night Manager
John Lithgow, The Crown
Christian Slater, Mr. Robot
John Travolta, People v. O.J. Simpson
Sterling K. Brown, People v O.J. Simpson
Hugh Laurie, The Night Manager
John Lithgow, The Crown
Christian Slater, Mr. Robot
John Travolta, People v. O.J. Simpson
Miglior attrice in una serie TV drammatica
Caitriona Balfe, Outlander
Claire Foy, The Crown
Keri Russell, The Americans
Winona Ryder, Stranger Things
Evan Rachel Wood, Westworld
Caitriona Balfe, Outlander
Claire Foy, The Crown
Keri Russell, The Americans
Winona Ryder, Stranger Things
Evan Rachel Wood, Westworld
Miglior attrice non protagonista in una serie, film TV o miniserie
Olivia Coleman, The Night Manager
Lena Headey, Game of Thrones
Chrissy Metz, This Is Us
Mandy Moore, This Is Us
Thandie Newton, Westworld
Olivia Coleman, The Night Manager
Lena Headey, Game of Thrones
Chrissy Metz, This Is Us
Mandy Moore, This Is Us
Thandie Newton, Westworld
Miglior attrice in un film tv o miniserie
Felicity Huffman, American Crime
Riley Keough, The Girlfriend Experience
Sarah Paulson, People v. O.J. Simpson
Charlotte Rampling, London Spy
Kerry Washington, Confirmation
Felicity Huffman, American Crime
Riley Keough, The Girlfriend Experience
Sarah Paulson, People v. O.J. Simpson
Charlotte Rampling, London Spy
Kerry Washington, Confirmation
Miglior attrice in una serie tv comedy o musicale
Rachel Bloom, Crazy Ex-Girlfriend
Julia Louis-Dreyfus, Veep
Sarah Jessica Parker, Divorce
Issa Ree, Insecure
Gina Rodriguez, Jane the Virgin
Tracee Ellis Ross, black-ish
Rachel Bloom, Crazy Ex-Girlfriend
Julia Louis-Dreyfus, Veep
Sarah Jessica Parker, Divorce
Issa Ree, Insecure
Gina Rodriguez, Jane the Virgin
Tracee Ellis Ross, black-ish
lunedì 12 dicembre 2016
GOSSIP - Una delle "Pretty Little Liars" si è sposata! Scopri con chi e i dettagli della cerimonia
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domenica 11 dicembre 2016
venerdì 9 dicembre 2016
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"This is us", la serie che tende a commuovere (ma non quanto la più spontanea "Parenthood")
"Su Fox Life è iniziata da poco 'This is Us', una nuova serie tv che in America ha fatto commuovere e discutere (lunedì ore 22.00). Al centro della storia ci sono le vite di alcuni personaggi, disseminati in varie città americane: piano piano, mentre la trama si dipana, si scopriranno tutti legati da intrecci e nodi profondi, che il racconto disvela con alcuni efficaci colpi di scena. Ci sono Jack (Milo Ventimiglia) e Rebecca (Mandy Moore), una giovane coppia in attesa di tre gemelli. E poi ci sono Kevin, Kate e Randall: ognuno di loro è mosso dall'insoddisfazione ed è in cerca di un cambiamento. Kate è una donna obesa che deve dimagrire (la grande fiction prende spunti dalla tv «ordinaria», del dimagrimento e della trasformazione), Kevin è un attore alle prime armi che vorrebbe essere considerato non solo per il suo bell'aspetto, Randall vuole chiudere i conti con il passato e trovare finalmente il suo padre biologico, che lo ha abbandonato da piccolissimo. Senza rivelare troppo della trama e dei trucchi di scrittura che Dan Fogelman, il creatore della serie, s'inventa per tenere legati fra loro questi quattro quadri narrativi principali, si può dire che «This is us» è un ritratto del matrimonio, delle relazioni tra genitori, figli e fratelli, tutto molto carico di significato. È una riflessione su un'appartenenza che definisce in profondità l'essere umano, quella alla famiglia. In America va in onda su NBC, il canale che ha trasmesso «Parenthood», una delle serie più belle degli ultimi anni, ugualmente centrata sulla famiglia: il confronto è inevitabile. Dove in «Parenthood» la scrittura per quanto raffinata riusciva sempre a sembrare spontanea nel rappresentare i sentimenti e le psicologie dei personaggi della famiglia Braverman, 'This is us' dà l'impressione a tratti di essere troppo «chirurgico», calcolato nel cercare e suscitare l'emozione e la commozione di chi guarda". (Aldo Grasso, 07.12.2016)
CORRIERE DELLA SERA
"This is us", la serie che tende a commuovere (ma non quanto la più spontanea "Parenthood")
"Su Fox Life è iniziata da poco 'This is Us', una nuova serie tv che in America ha fatto commuovere e discutere (lunedì ore 22.00). Al centro della storia ci sono le vite di alcuni personaggi, disseminati in varie città americane: piano piano, mentre la trama si dipana, si scopriranno tutti legati da intrecci e nodi profondi, che il racconto disvela con alcuni efficaci colpi di scena. Ci sono Jack (Milo Ventimiglia) e Rebecca (Mandy Moore), una giovane coppia in attesa di tre gemelli. E poi ci sono Kevin, Kate e Randall: ognuno di loro è mosso dall'insoddisfazione ed è in cerca di un cambiamento. Kate è una donna obesa che deve dimagrire (la grande fiction prende spunti dalla tv «ordinaria», del dimagrimento e della trasformazione), Kevin è un attore alle prime armi che vorrebbe essere considerato non solo per il suo bell'aspetto, Randall vuole chiudere i conti con il passato e trovare finalmente il suo padre biologico, che lo ha abbandonato da piccolissimo. Senza rivelare troppo della trama e dei trucchi di scrittura che Dan Fogelman, il creatore della serie, s'inventa per tenere legati fra loro questi quattro quadri narrativi principali, si può dire che «This is us» è un ritratto del matrimonio, delle relazioni tra genitori, figli e fratelli, tutto molto carico di significato. È una riflessione su un'appartenenza che definisce in profondità l'essere umano, quella alla famiglia. In America va in onda su NBC, il canale che ha trasmesso «Parenthood», una delle serie più belle degli ultimi anni, ugualmente centrata sulla famiglia: il confronto è inevitabile. Dove in «Parenthood» la scrittura per quanto raffinata riusciva sempre a sembrare spontanea nel rappresentare i sentimenti e le psicologie dei personaggi della famiglia Braverman, 'This is us' dà l'impressione a tratti di essere troppo «chirurgico», calcolato nel cercare e suscitare l'emozione e la commozione di chi guarda". (Aldo Grasso, 07.12.2016)
mercoledì 7 dicembre 2016
NEWS - JJ Abrams+Meryl Streep, coppia d'assi ad alto budget che nessun network vuole (per ora)
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lunedì 5 dicembre 2016
NEWS - Più che letale è Arma Fetale. Confronto da grande a piccolo schermo sulle origini della saga con Gibson-Glover (da stasera su Italia 1)
Era il 1987 quando un giovane Mel Gibson vestiva, per la prima volta, i panni del poliziotto Martin Riggs nell’action-movie “Arma Letale”. Il film consacrò definitivamente la popolarità dell’attore americano e diede vita a una saga cinematografica che diventò un vero e proprio cult. Due delle pellicole conquistarono persino una nomination agli Oscar. Ventinove anni dopo il primo film, “Lethal Weapon” diventa una serie tv che, per la prima volta, verrà trasmessa da Italia 1 quasi in contemporanea con gli Stati Uniti, da lunedì 5 dicembre in prima serata e in prima tv assoluta. In “Lethal Weapon” il giovane attore Clayne Crawford prende il posto di Mel Gibson. Per rendere la serie più attuale, Martin Riggs non è più un veterano del Vietnam, come nella pellicola originale, bensì un ex Navy Seal. Al suo fianco, è il plurinominato agli Emmy Awards, Damon Wayans, a interpretare il poliziotto più maturo e prudente Roger Murtaugh, ruolo che fu negli anni Ottanta del celebre Danny Glover. Nel cast anche la star di “Fast and Furious”Jordana Brewster nel ruolo di Maureen "Mo" Cahill, negoziatrice e terapista del dipartimento di polizia di Los Angeles. Guest star Hilarie Burton nei panni di un'investigatrice che lavora con la DEA, l'antidroga. Azione, dramma, amicizia e humour sono solo alcuni degli ingredienti della sceneggiatura firmata, tra gli altri, dall’ideatore Matt Miller, già produttore esecutivo di “Chuck” e “Forever”. Due episodi della serie sono diretti dal regista, produttore cinematografico e sceneggiatore statunitense, McG, noto per pellicole d’azione come “Charlie’s Angeles” e il sequel “Charlie's Angels - Più che mai”. In patria, i primi episodi della serie hanno ottenuto ottimi risultati d'ascolto – con una media di oltre 7 milioni di telespettatori -, tanto che la rete americana che trasmette la serie prodotta da Warner Bros ha ordinato la realizzazione di 5 puntate in più: “Lethal Weapon” ha, così, una prima stagione di 18 episodi. Per Entertainment Weekly “il pilot rappresenta tutto quello che è piaciuto della pellicola cult ‘Arma letale’ oltre a Danny Glover e Mel Gibson”. Tv Line ha invece affermato che “il cast funziona davvero, in larga parte perché Crawford è, non a caso, due volte più bravo di come probabilmente avrebbe bisogno di essere”.
Era il 1987 quando un giovane Mel Gibson vestiva, per la prima volta, i panni del poliziotto Martin Riggs nell’action-movie “Arma Letale”. Il film consacrò definitivamente la popolarità dell’attore americano e diede vita a una saga cinematografica che diventò un vero e proprio cult. Due delle pellicole conquistarono persino una nomination agli Oscar. Ventinove anni dopo il primo film, “Lethal Weapon” diventa una serie tv che, per la prima volta, verrà trasmessa da Italia 1 quasi in contemporanea con gli Stati Uniti, da lunedì 5 dicembre in prima serata e in prima tv assoluta. In “Lethal Weapon” il giovane attore Clayne Crawford prende il posto di Mel Gibson. Per rendere la serie più attuale, Martin Riggs non è più un veterano del Vietnam, come nella pellicola originale, bensì un ex Navy Seal. Al suo fianco, è il plurinominato agli Emmy Awards, Damon Wayans, a interpretare il poliziotto più maturo e prudente Roger Murtaugh, ruolo che fu negli anni Ottanta del celebre Danny Glover. Nel cast anche la star di “Fast and Furious”Jordana Brewster nel ruolo di Maureen "Mo" Cahill, negoziatrice e terapista del dipartimento di polizia di Los Angeles. Guest star Hilarie Burton nei panni di un'investigatrice che lavora con la DEA, l'antidroga. Azione, dramma, amicizia e humour sono solo alcuni degli ingredienti della sceneggiatura firmata, tra gli altri, dall’ideatore Matt Miller, già produttore esecutivo di “Chuck” e “Forever”. Due episodi della serie sono diretti dal regista, produttore cinematografico e sceneggiatore statunitense, McG, noto per pellicole d’azione come “Charlie’s Angeles” e il sequel “Charlie's Angels - Più che mai”. In patria, i primi episodi della serie hanno ottenuto ottimi risultati d'ascolto – con una media di oltre 7 milioni di telespettatori -, tanto che la rete americana che trasmette la serie prodotta da Warner Bros ha ordinato la realizzazione di 5 puntate in più: “Lethal Weapon” ha, così, una prima stagione di 18 episodi. Per Entertainment Weekly “il pilot rappresenta tutto quello che è piaciuto della pellicola cult ‘Arma letale’ oltre a Danny Glover e Mel Gibson”. Tv Line ha invece affermato che “il cast funziona davvero, in larga parte perché Crawford è, non a caso, due volte più bravo di come probabilmente avrebbe bisogno di essere”.
NEWS - Clamoroso al Cibali! Negan, un'altra stagione e mezza per rivitalizzare "The Walking Dead"
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sabato 3 dicembre 2016
PICCOLO GRANDE SCHERMO - Clamoroso al Cibali! "The Walking Dead" destinato a diventare un film!
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venerdì 2 dicembre 2016
GOSSIP - The Big Boob Theory. Kaley Cuoco: "mi sono rifatta il seno per me stessa"!
Kaley Cuoco shows off her amazing abs on the cover of Women’s Health magazine’s December 2016 issue. Here’s what the 30-year-old Big Bang Theory star had to share…
On plastic surgery: “Years ago, I had my nose done. And my boobs – best thing I ever did. Recently I had a filler in a line in my neck I’ve had since I was 12. As much as you want to love your inner self…I’m sorry, you also want to look good. I don’t think you should do it for a man or anyone else, but if it makes you feel confident, that’s amazing.”
On how horseback riding helped her through tough times: “For a month straight I would talk to my horse and just bawl. Finally I went out and the crying didn’t come. I was like ‘I think I actually got through this.”
On finding success in Hollywood: “I don’t think success comes over night. I’ve been doing this for over twenty years and it’s been a long road. If you really want it you’ve got to go for it, but that’s for anything…it takes a lot of work and a lot of drive and a lot of patience.”
Kaley Cuoco shows off her amazing abs on the cover of Women’s Health magazine’s December 2016 issue. Here’s what the 30-year-old Big Bang Theory star had to share…
On plastic surgery: “Years ago, I had my nose done. And my boobs – best thing I ever did. Recently I had a filler in a line in my neck I’ve had since I was 12. As much as you want to love your inner self…I’m sorry, you also want to look good. I don’t think you should do it for a man or anyone else, but if it makes you feel confident, that’s amazing.”
On how horseback riding helped her through tough times: “For a month straight I would talk to my horse and just bawl. Finally I went out and the crying didn’t come. I was like ‘I think I actually got through this.”
On finding success in Hollywood: “I don’t think success comes over night. I’ve been doing this for over twenty years and it’s been a long road. If you really want it you’ve got to go for it, but that’s for anything…it takes a lot of work and a lot of drive and a lot of patience.”
mercoledì 30 novembre 2016
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
In "The Night Of" tensione narrativa alle stelle
"Che angoscia! Chi volge gli occhi al fondo di un abisso è preso dalla vertigine; difficile staccarsi da un tale, terribile incantesimo. 'The Night Of' è una serie in otto episodi, una delle migliori della stagione (Sky Atlantic, venerdì, 21.15). Prodotta da Hbo, è stata scritta (alla sceneggiatura ha collaborato Richard Price) e diretta da Steve Zaillan (è lo sceneggiatore di Schindler's List). Ispirata al drama inglese «Criminal Justice» di Peter Moffat, era stata pensata per il grande James Gandolfini, scomparso nel 2013 (qui figura, comunque, come produttore esecutivo). 'The Night Of' narra la storia di Nasir Khan, detto Naz (interpretato da Riz Ahmed), uno studente universitario di origine pakistana, che vive coi suoi genitori nel Queens. Una sera, Nasir prende il taxi del padre senza il permesso per andare a una festa e dà un passaggio ad una giovane donna, Andrea, che lo scambia per il reale tassista. Dopo una notte insieme a base di sesso e droga, Nasir si risveglia trovando Andrea pugnalata a morte (un vero massacro) nell'appartamento di lei, senza il minimo ricordo di cosa sia accaduto. Incastrato dall'arma del delitto e da diverse testimonianze, più o meno casuali, Nasir si affida all'aiuto di un avvocato caduto in disgrazia, Jack Stone (interpretato da John Turturro), per dimostrare nel processo la sua innocenza. La prima puntata non lascia dubbi: Naz è innocente. Ma questo è solo il punto di partenza, un progressivo slittamento dal legal drama al racconto della durezza della vita carceraria. E l'inquietudine nasce proprio da quelle atmosfere rese immortali da Kafka: uno dei principi che regolano il lavoro della giustizia è che resta remota la possibilità di uno sbaglio. Meglio: errori se ne commettono, ma chi può dire alla fin fine che sia davvero un errore? Di qui l'angoscia, resa concreta dalla fotografia e dalla tensione narrativa". (Aldo Grasso, 27.11.2016)
CORRIERE DELLA SERA
In "The Night Of" tensione narrativa alle stelle
"Che angoscia! Chi volge gli occhi al fondo di un abisso è preso dalla vertigine; difficile staccarsi da un tale, terribile incantesimo. 'The Night Of' è una serie in otto episodi, una delle migliori della stagione (Sky Atlantic, venerdì, 21.15). Prodotta da Hbo, è stata scritta (alla sceneggiatura ha collaborato Richard Price) e diretta da Steve Zaillan (è lo sceneggiatore di Schindler's List). Ispirata al drama inglese «Criminal Justice» di Peter Moffat, era stata pensata per il grande James Gandolfini, scomparso nel 2013 (qui figura, comunque, come produttore esecutivo). 'The Night Of' narra la storia di Nasir Khan, detto Naz (interpretato da Riz Ahmed), uno studente universitario di origine pakistana, che vive coi suoi genitori nel Queens. Una sera, Nasir prende il taxi del padre senza il permesso per andare a una festa e dà un passaggio ad una giovane donna, Andrea, che lo scambia per il reale tassista. Dopo una notte insieme a base di sesso e droga, Nasir si risveglia trovando Andrea pugnalata a morte (un vero massacro) nell'appartamento di lei, senza il minimo ricordo di cosa sia accaduto. Incastrato dall'arma del delitto e da diverse testimonianze, più o meno casuali, Nasir si affida all'aiuto di un avvocato caduto in disgrazia, Jack Stone (interpretato da John Turturro), per dimostrare nel processo la sua innocenza. La prima puntata non lascia dubbi: Naz è innocente. Ma questo è solo il punto di partenza, un progressivo slittamento dal legal drama al racconto della durezza della vita carceraria. E l'inquietudine nasce proprio da quelle atmosfere rese immortali da Kafka: uno dei principi che regolano il lavoro della giustizia è che resta remota la possibilità di uno sbaglio. Meglio: errori se ne commettono, ma chi può dire alla fin fine che sia davvero un errore? Di qui l'angoscia, resa concreta dalla fotografia e dalla tensione narrativa". (Aldo Grasso, 27.11.2016)
lunedì 28 novembre 2016
Al grido internazionale di "Setting a new standard" e, in italiano, "10 minuti non ti porteranno mai così lontano", è stata presentata stamattina alla Fonderia Napoleonica di Milano - location che suggerisce imprese "rivoluzionarie" - la app Studio+, nata dalla joint venture tra TIM e Vivendi. In soldoni: serie tv originali realizzate appositamente per smartphone e tablet (ma visibili anche su pc e Mac, volendo, come da abbonati non TIM) in qualità HD sia video che audio, anche in modalità off-line in download. Inquadrature più strette, sceneggiature più dinamiche, lungo serie di 10 episodi da 10 minuti l'uno; ogni settimana una serie nuova disponibile, in 5 lingue diverse (con sottotitoli). Una piccola grande rivoluzione salutata da Dominique Delport, Presidente di Vivendi Content con "We love density" lungo "un prodotto di alta qualità ad uso esclusivo, storie affascinanti e di grande divertimento facilmente fruibili". Gli ha fatto eco Daniela Biscarini, Responsabile Multimedia Entertainment & Consumer Digital Services di TIM, secondo la quale "ormai i giovani guardano le serie tv sulla rete mobile sdraiati sul divano, accanto alla tv".
Tra le 15 serie in arrivo, battenti bandiere francese, italiana, inglese, marocchina, danese, canadese, thailandese, belga, brasiliana e americana, si spazia dall'horror al crime, dall'avventura al drama e sci-fi. Al momento non trova spazio la comedy. Titolo di punta è il thriller danese "Kill Skills": un killer francese fugge in Danimarca dopo che la figlia di un boss malavitoso israeliano è morta per overdose al fianco dell'assassino su commissione. Caterina Murino è la protagonista della francese "Deep", girata sulla vita in apnea di Sofia per ritornare a galla nella vita dopo la perdita del fratello gemello sommozzatore. Guest star Ornella Muti. Spazio anche alle rivolte degli animali in "Urban Jungle" (UK), il claustrofobico "Madame Hollywood" (Canada), il thailandese "Brutal" sullo sfondo dei combattimenti clandestini, il belga catastrofico "Amnesia", il super-eroico americano "Superhuman" e il bollente brasiliano "Red Season".
Nel comunicato stampa si legge: "L'accordo tra TIM e Studio+ sottolinea come la realizzazione di sinergie tra operatori di telecomunicazione e produttori di contenuti premium (n.d.r.: non Premium!) rappresenti il nuovo percorso per lo sviluppo di modelli inediti di intrattenimento che permetteranno di raggiungere una nuova generazione di spettatori, offrendo produzioni digitali originali e di alto livello".
L'offerta Studio+ è proposta in esclusiva ai clienti TIM a 3,99 euro al mese con il primo mese gratis.
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domenica 27 novembre 2016
GOSSIP - Stranger Covers! Una copertina per due con i volti-rivelazione della stagione
Millie Bobby Brown glances at the camera on the cover of Dazed magazine’s Winter 2016 issue, available now. Here’s what the 12-year-old Stranger Things actress and her co-star Finn Wolfhard had to share with the mag:
Millie Bobby Brown glances at the camera on the cover of Dazed magazine’s Winter 2016 issue, available now. Here’s what the 12-year-old Stranger Things actress and her co-star Finn Wolfhard had to share with the mag:
Millie, on what she would tell her character Eleven: “Don’t give up, that’s it. She’s always trying to give up, but she can’t. But maybe one day she will! You never know.”
Finn, on auditioning for the show from his bedroom: “I did it sick from bed. Just on my phone, then I emailed it. Matt and Ross [Duffer] loved it, and they made me do it again. Finally, I came to LA and met them.”
Millie, on meeting Winona Ryder: “She’s incredible, ultra-professional and a really good friend. I met her in the production office and we were all having lunch and she just came in and was like, ‘I was told that I look like you!’ We’d sneak away to her trailer to eat cheese and crackers and gossip.”
Finn, on what’d he wants to see in season two: “I’d love to see myself a little heartbroken. You know, because Elle’s been gone for a year, so I’d love to see him [have to] conquer being a little sad, a little depressed.”
venerdì 25 novembre 2016
L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
There is just one more week to go until the new Gilmore Girls episodes debut on Netflix and this fun cover for Entertainment Weekly is getting us so excited! The main cast members, including Lauren Graham and Alexis Bledel, pose in Brady Bunch style photos and the result is too cute. Also featured are Rory’s three guys – Jared Padalecki, Milo Ventimiglia and Matt Czuchry – as well as Kelly Bishop, Scott Patterson, and Keiko Agena. In the issue, Lauren talks about the change of pace in season seven when a new showrunner took over and Lorelai’s signature dialogue was different. “I was in a scene in that seventh season and I thought, ‘Something feels so odd to me,’” she said. “And it was I was in a scene with two other people and I wasn’t talking. I thought, ‘I’ve never had this before.’”
mercoledì 23 novembre 2016
NEWS - Vivendi non sta a guardare e lancia serie tv in esclusiva sul mobile in accordo con Tim (Premium è avvisata!)
Articolo tratto da "Italia Oggi"
Le tensioni tra Mediaset e Vivendi non riguardano solo l'acquisizione di Premium da parte del gruppo francese. Ma anche e soprattutto, dice Marco Giordani, cfo di Mediaset, a.d. di Rti e presidente di Premium, il progetto che Mediaset aveva con Vivendi per la realizzazione di un polo produttivo di contenuti europei, di una sorta di Over the top alternativo ai vari Netfiix ecc. E in attesa che gli screzi si appianino, il gruppo Vivendi va per la sua strada e il 28 novembre presenta a Milano Studio+, il nuovo servizio di Vivendi che mette a disposizione serie fruibili esclusivamente da mobile. Studio+ sarà operativo dal 4 dicembre, tramite un abbonamento sottoscrivibile attraverso Tim, con dieci nuove serie di 5-10 minuti a episodio, prodotte esclusivamente per mobile. All'incontro del 28 novembre interverranno il responsabile contenuti di Vivendi, Dominique Delport, il ceo di Studio+ , Gilles Galaud, e Daniela Biscarini, responsabile entertainment di Tim. Intanto, ieri, Vivendi ha reso noto con una nota di aver collocato obbligazioni per un valore di 600 milioni di euro, per «beneficiare delle condizioni di mercato ancora favorevoli in un contesto volatile». L'obbligazione della durata di sette anni è stata collocata presso investitori istituzionali. Vivendi allunga così, ha precisato la stessa società francese, la durata media del suo debito obbligazionario a 4,5 anni.
Articolo tratto da "Italia Oggi"
Le tensioni tra Mediaset e Vivendi non riguardano solo l'acquisizione di Premium da parte del gruppo francese. Ma anche e soprattutto, dice Marco Giordani, cfo di Mediaset, a.d. di Rti e presidente di Premium, il progetto che Mediaset aveva con Vivendi per la realizzazione di un polo produttivo di contenuti europei, di una sorta di Over the top alternativo ai vari Netfiix ecc. E in attesa che gli screzi si appianino, il gruppo Vivendi va per la sua strada e il 28 novembre presenta a Milano Studio+, il nuovo servizio di Vivendi che mette a disposizione serie fruibili esclusivamente da mobile. Studio+ sarà operativo dal 4 dicembre, tramite un abbonamento sottoscrivibile attraverso Tim, con dieci nuove serie di 5-10 minuti a episodio, prodotte esclusivamente per mobile. All'incontro del 28 novembre interverranno il responsabile contenuti di Vivendi, Dominique Delport, il ceo di Studio+ , Gilles Galaud, e Daniela Biscarini, responsabile entertainment di Tim. Intanto, ieri, Vivendi ha reso noto con una nota di aver collocato obbligazioni per un valore di 600 milioni di euro, per «beneficiare delle condizioni di mercato ancora favorevoli in un contesto volatile». L'obbligazione della durata di sette anni è stata collocata presso investitori istituzionali. Vivendi allunga così, ha precisato la stessa società francese, la durata media del suo debito obbligazionario a 4,5 anni.
martedì 22 novembre 2016
CORRIERE DELLA SERA
"The Young Pope", una anti-serie dal compiacimento fastidioso
"Ho visto anche l'ultima puntata di «The Young Pope», non me ne sono persa una (Sky Cinema). Dovessi però dire il motivo sarei in seria difficoltà. In questi casi si ricorre alla scappatoia del guilty pleasure, quella sorta di attrazione fatale che si prova davanti alle opere sublimemente ridicole. Ma si può liquidare così una serie tanto divisiva? L'aspetto più affascinante è che uno, ogni volta, si chiede dove Paolo Sorrentino voglia andare a parare. Non è una serie, ma un'antiserie (sarà interessante osservare come verrà recepita all'estero). Non è un racconto (non c'è trama o, almeno, è flebile), ma, volutamente un antiracconto. Costruire una narrazione in dieci puntate basandosi solo sui dialoghi («The Young Pope» è un lungo film che non tiene minimamente conto degli espedienti narrativi della serialità) è opera o di un pazzo odi un genio. Per questo, i due aspetti più controversi sono il «realismo magico» di Sorrentino (altrimenti detto «sorrentinismo») e i dialoghi. Indubbiamente, a differenza di molti, Sorrentino ha uno stile raffinato e incontestabile (ci vuole coraggio, se non si è Aldo Busi, a inserire canguri nell'inquadratura o a far fumare il Santo Padre). E, tanto per fare un esempio, la sequenza in cui il Papa e i pochi astanti ascoltano un disco di Nada è un gioiello espressivo di rara efficacia. Ma Sorrentino ama rispecchiarsi in se stesso, con un compiacimento fastidioso ed esagerato che raggiunge punte acuminate di comicità involontaria. Quanto ai dialoghi, sembra che Sorrentino si diverta a creare un universo linguistico dal tepore torbido e ossessivo dove i protagonisti affrontano i massimi sistemi (Dio, l'Anticristo, la teologia, l'eterodossia, la politica, il sesso, il tradimento...) come se fossero venditori ambulanti — logorroici, petulanti e sottilmente sadici — di aforismi o citazioni colte. E vero che non tutti sono abbandonati da genitori yuppie (come Pio XIII), ma non bisogna approfittarsene". (Aldo Grasso, 21.11.2016)
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