sabato 6 agosto 2016

venerdì 5 agosto 2016

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO 
"Stranger Things", macchina del tempo per nostalgici e per millenial che non hanno mai visto "Stand by me"
"La scena imperdibile sta all'inizio del secondo episodio. Una ragazzina piuttosto male in arnese - capelli rapati a zero, un numero tatuato sull'avambraccio - viene accolta in casa da un ragazzino e da due compagnucci che assieme a lui passano i pomeriggi a giocare quella mania d'altri tempi che fu "Dungeons e Dragons". Ha addosso solo una maglietta arancione - una divisa, non è chiaro di quale istituzione - quindi le offrono una tuta. Lei fa la mossa di cambiarsi, i tre in preda al terrore indicano il bagno e pretendono pure la porta chiusa. Siamo nel territorio di Stephen King, geniale osservatore del momento preadolescenziale in cui i maschi preferiscono stare tra loro, le ragazze sono d'impiccio. Dura poco, lo racconta bene anche Wes Anderson in "Moonrise Kingdom - Una fuga d'amore". Susy e Sam, entrambi dodicenni anche se lei ha gli occhi truccati come Françoise Hardy e lui il cappello di Davy Crockett, scappano insieme. Lui sa che deve darle il primo bacio, si fa così, e pure con la lingua. Lo fa, e poi sputa. In "Inside Out" di Pete Docter, è l'allarme rosso che scatta nella testa: "Aiuto, una ragazza!" (per l'antologia delle scene non basta lo spazio della rubrica, usiamo l'ultima digressione per ricordare che nel romanzo "Mr Mercedes" King raccontava un'auto assassina lanciata su una folla di poveracci in fila per un lavoro). Gli ultimi - per ora - a inoltrarsi nel territorio si chiamano Matt e Ross Duffer, con la serie "Stranger Things" (gli otto episodi della prima stagione sono su Netflix). Per via di "Stand By Me", il regno di Stephen King è presidiato in egual misura da Steven Spielberg, che in proprio contribuisce con "E. T.". Tra i due sì è solidamente inserito J. J. Abrams con "Super 8", prodotto appunto da Spielberg che ne approfitta per dar la sua benedizione (o passare le consegne). Vuol dire che la prima bicicletta con le ruotine entra in scena cinque minuti dopo i titoli di testa (assieme alla prima madre divorziata). E' la serie di cui si chiacchiera, segno che i nostalgici degli anni Ottanta sono una legione, tra spettatori e critici (va aggiunta agli entusiasti una manciata di millennial che si stupiscono di ogni cosa e reagiscono di conseguenza). Gente che a sentire "Demogorgon" prova la stessa reazione di Marcel Proust davanti a una madeleine (è il Principe dei Demoni nel gioco "Dungeons e Dragons", attendiamo un bell'editoriale sul tema "i nostri mostri erano migliori dei vostri Pokémon"). Figuriamoci che succede a vedere un telefono da muro di bakelite giallina, con il filo attorcigliato e il disco con le lettere, oltre che con i numeri. I ragazzini giocatori erano in realtà quattro, altrettanti nerd maltrattati dai bulli - allora essere nerd non era figo come pare oggi che abbiamo visto "The Big Bang Theory". Uno di loro scompare tornando a casa dopo un partitone. Siamo in una cittadina dell'Indiana, L'anno è il 1983, nel prologo (lo chiamiamo così perché i titoli di testa somigliano a copertine di Stephen King e gli episodi sembrano intitolati come capitoli) uno scienziato passa un momentaccio. Nel laboratorio le luci si accendono e si spengono. Lo sceriffo dorme in canottiera sul divano (segno sicuro di un'altra famiglia che non ha funzionato benissimo). E sì, certo, di nascosto dagli adulti si parla con il walkie talkie. Per farsi un giro negli anni Ottanta, "Stranger Things" è una perfetta macchina del tempo, c'è pure Wynona Ryder pettinata come l'operaia Meryl Streep in "Silkwood". Talmente esagerata - e priva di ironia - da sconfinare nella caricatura". (Mariarosa Mancuso, 27.07.2016)

giovedì 4 agosto 2016

SGUARDO FETISH - Buffy l'AmmazzaPastelli! In arrivo l'album da colorare (per adulti) della cacciatrice di vampiri

News tratta da "Entertainment Weekly"
Drop your Mr. Pointy and pick up some crayons: A “Buffy the Vampire Slayer” adult coloring book is on the way. Dark Horse Books, the publisher behind the upcoming Serenity and Avatar: The Last Airbender adult coloring books, is bringing Buffy the Vampire Slayer universe to the coloring book world, offering Whedonites 45 intricately detailed original illustrations that incorporate moments from the entire series. The pages will feature the “Scooby Gang,” as well as the baddies, including The Master, Glory, Drusilla, and the Trio. The original art was created by Buffy Season 8, 9, and 10 comic book artists Karl Moline, Rebekah Isaacs, Georges Jeanty, Yishan Li, Steve Morris, and Newsha Ghasemi. The “Buffy the Vampire Slayer Adult Coloring Book” is available now for pre-order with an expected release date of Jan. 17, 2017.

mercoledì 3 agosto 2016

NEWS - E adesso Netflix s'inventa Flixtape, le playlist a tema

News tratta da "Vulture" 
Netflix knows it's your favorite place to procrastinate. To help you kill more time,  it's added a new feature: Flixtape, a playlist function that will enable you to make Netflix-TV-and-movie "mixtapes" — because you don't need to do errands or clean your house, you need to make an "Every Show I Liked in 1999" playlist. (Start with Buffy, proceed with The West Wing ...). If you're looking for inspiration, Netflix has some premade Flixtapes all lined up for you. The "Besties or Frenemies" playlist contains eps of Pretty Little Liars, Unbreakable Kimmy Schmidt, New Girl, and wild-card 1997 film Good Burger, while the "Summertimes" playlist features Wet Hot American Summer: First Day of Camp, Moonrise Kingdom, Grease, and, ahem, High School Musical 2.
Before you commence your Flixtape-ing, remember John Cusack's High Fidelity mixtape advice: “The making of a good compilation tape is a very subtle art. Many dos and don'ts. First of all, you’re using someone else’s poetry to express how you feel. This is a delicate thing.” Truer words were never spoken.


lunedì 1 agosto 2016

NEWS - Netflix, è passata la moda? Abbonati in fuga, il titolo crolla...Finirà come Blockbuster?

Articolo tratto da "Italia Oggi"
Netflix piange: incrementa assai meno del previsto il numero dei suoi abbonati e crolla in Borsa. Battuta d'arresto o esplosione di una bolla? E poi: questa crisi è una buona o una cattiva notizia? Per molti versi buona, anzi ottima. Vediamo perché. Netflix, la tv online più celebre e temuta (dai network televisivi tradizionali) del mondo, si è imposta, con 87 milioni di abbonati, grazie a una semplicità di accesso e di ricerca, unita a una vastità di scelte e a un'economicità di prezzo, senza precedenti. Ma il vero boom, la web-tv su cavo l'ha ottenuto meritoriamente indovinando alcune «fiction» che l'hanno consacrata e fatta amare. E qui, direbbe Totò, casca l'asino. I successi imperniati sulla creatività hanno il difetto di essere effimeri e reversibili, perché tale è la natura umana: oggi ci piace l'operetta, e ci andiamo tutti pazzi, domani passa la moda, arriva quella del rock'n roll e l'operetta resta un gusto di pochi. La Metro Goldwin Mayer era la numero uno ed è fallita... Questo gioco dei cicli emotivi fa parte dei nostri archetipi e guai, guai seri, se le tecnologie lo distruggessero: la nostra creatività, che ci distingue dalle bestie, finirebbe tritata da un algoritmo, e non da esso potenziata come lo fu dalla macchina per scrivere o dalla cinepresa. Quindi? Semplice: le serie di maggior cassetta di Netflix «tirano meno», perché tutte le mode passano; e i giocherelli digitali graditi agli abbonati non sono la «killer application» (la «trovata assassina», per usare il solito gergo da fessi) che si pensava. Tutto qui: ed è qui anche la buona notizia, che la creatività fa ancora e sempre la differenza. Piccolo-grande corollario: potersi scegliere in pace, tra infinite opzioni, ciò che si preferisce vedere è bello. Ma non è l'unico modo gradevole di vivere. Scegliere costa fatica, innanzitutto. E limita l'esplorazione almeno quanto appare agevolarla, perché fatalmente si tende a scegliere cose note o almeno fantasticate, ma l'ignoto si tende a scartarlo. I vecchi palinsesti televisivi prescrittivi (alle 20 il tg, alle 20,30 la satira, eccetera) sembrano stantii, ma sono confortevoli, come tutte le abitudini. «Arto', fa' caldo, sto' stanca, vedi che fanno su Raiuno», è e rimarrà un'esigenza anti-scelta. Quindi Netflix non sarà il cianuro dei network televisivi tradizionali, li affiancherà senza soppiantarli. Ce lo ricordiamo Blockbuster? Sottocasa, migliaia di film da scegliere e affittare per poco, e ti compravi pure i pop-corn. E' durato dieci anni. E del resto, per finire con un sacrilegio, anche al colosso Sky, re delle comode tv a pagamento, se togli il calcio e il porno quanto business resta?

venerdì 29 luglio 2016

NEWS - Fantastic duo! Supergirl adotta tutor-Superman con il volto (di pietra) di Tyler Hoechlin. La prima immagine (super---photoshoppata)!

News tratta da "TvLine"
Talk about a dynamic duo.
Warner Bros. has released the first photo of newly-christened Superman Tyler Hoechlin alongside onscreen cousin, Supergirl‘s Melissa Benoist, and there’s no denying that they make a pretty (sorry!) super pair. Over the weekend at Comic-Con, Hoechlin told TVLine that he was “looking forward” to slipping into the Man of Steel’s iconic tights and cape (designed here by Supergirl’s costume guru Kiersten Ronning), adding that the whole experience has been “definitely surreal and probably hasn’t sunk in yet, but it will be fun”. Hoechlin will make his debut as Supes in Supergirl‘s Season 2 premiere on Monday, October 10 at 8/7c on The CW.

giovedì 28 luglio 2016

NEWS - "It's fucking Negan's world now": Jeffrey Dean Morgan lancia l'epiteto dalla copertina già cult di "Entertainment Weekly"! Daje Negan, uccidili tutti (ne bastano un paio, al massimo...) 
The Walking Dead‘s Negan is front and center on the cover of Entertainment Weekly‘s new issue. Jeffrey Dean Morgan – the actor playing the villainous Negan – opened up about the upcoming season in a very Negan-esque way: “It’s a reset on The Walking Dead world. It’s f—ing Negan’s world now". "What you’re going to see in the first half of this season is Negan wreaking havoc,” Jeffrey added. “And some of your characters that you’ve grown to love are not going to be on the show anymore, and it’s going to end badly for them. It’s going to be a whole new beginning for The Walking Dead. Really, we’ve taken the show and just flipped it upside down. It’s a different show now. It’s going to have a different feeling. You’re going to see your favorite characters in a position that they’ve never been in before, which is super vulnerable and victimized”.

mercoledì 27 luglio 2016

NEWS - "Con Vivendi accordo per Premium è vincolante. Se i francesi volevano negoziare non scrivevano una lettera": parla Marco Giordani, direttore finanziario Mediaset sulla retromarcia di Vivendi su acquisizione Premium

Intervista a Marco Giordani, direttore finanziario Mediaset, pubblicata da "MF"
"Un fulmine a ciel sereno». Con queste parole Marco Giordani, direttore finanziario di Mediaset, ha commentato in un'intervista a Class Tv la decisione di Vivendi di non rispettare il contratto vincolante siglato con Mediaset su Premium. Ma promette che il business plan della pay tv non cambierà. 
Domanda. Qual è la vostra posizione di fronte alla lettera di Vivendi del 21 giugno e a quella di due giorni fa in cui si comunica questa scelta? 
Risposta. L'accordo dell'8 aprile tra Mediaset e Vivendi è vincolante ed è stato preceduto da lunghi mesi di trattative durante i quali la società francese ha potuto aver accesso ai numeri chiave di Premium e chiarire ogni dubbio. Ma soprattutto è un accordo che non prevede modifiche. 
D. de Puyfontaine e Vivendi hanno detto in due comunicati che dall'analisi dei risultati di Premium sono emerse differenze significative rispetto alle verifiche effettuate, motivo per cui il gruppo ha inviato una proposta per trovare un nuovo accordo e proseguire le trattative. 
R. Vivendi i numeri di Premium li ha visti prima di firmare l'accordo dell'8 di aprile. Se poi tra quella data e il 21 giugno le loro valutazioni sono cambiate, visto che i numeri non sono mutati, se non marginalmente, questo non dipende da noi, anche perché non abbiamo mai ricevuto un claim formale da parte del gruppo francese che faccia riferimento al contratto firmato. Hanno semplicemente cambiato idea. Se veramente Vivendi fosse stata così scontenta dei numeri di Premium non le avrebbe attribuito un valore addirittura più alto in sede di trattativa. Il problema, quindi, non sono i numeri. 
D. Fininvest parla di scorrettezza di eccezionale gravità da parte dei francesi e li accusa di voler scalare Mediaset in modo surrettizio. II piano di Vivendi poteva essere questo sin dall'inizio?  
R. Nell'accordo dell'8 aprile non si parlava solo di Premium, ma di molti altri progetti, come i contenuti a livello europeo o la creazione di una piattaforma over the top sempre a livello europeo. In questi quattro mesi non c'è mai stato da parte di Vivendi alcun tipo di offerta o proposta, mentre noi di Mediaset stiamo finalizzando il progetto da sottoporre a loro in questi due anni. Proprio per questo la lettera ci ha colti di sorpresa, anche perché comunque ci saremmo aspettati un approccio diverso. Dal 1 di luglio ci sono delle norme molto stringenti sul market abuse ed è evidente che una lettera come quella di due giorni fa non poteva non essere comunicata al mercato. Se volevano negoziare non scrivevano una lettera. 
D. Ci sono stati contatti tra Mediaset e Vivendi tra 1'8 aprile, il 21 giugno e il 25 luglio?
R. Certo. Vivendi aveva preso anche delle decisioni su Premium non previste nei nostri piani, che ci hanno portati a rinnovare alcuni contratti con dei canali distribuiti da Premium. Da giugno, però, i rappresentanti di Vivendi hanno incominciato a essere sempre meno attivi e, in termini contrattuali, a non adempiere ai loro obblighi. 
D. Ad esempio? 
R. Non hanno rispettato i tempi per comunicare il passaggio di controllo all'autorità europea. Avevano l'obbligo di incontrare la Uefa per comunicare il change of control e si sono rifiutati di farlo per ben due volte, creandoci degli imbarazzi. Premium va gestita giorno per giorno, ma Vivendi ci ha fatto rimanere in stallo per lungo tempo. Queste mancanze contrattuali sono state comunicate al gruppo francese venerdì scorso e la risposta è stata la lettera di due giorni fa. A partire dal cda di domani ci difenderemo e torneremo a occuparci di Premium come facevamo prima, realizzando un business plan che è tuttora in piedi. 
D. Il contratto dell'8 aprile prevede penali per chi decide di uscire?  
R. No, perché non si prevedeva di uscire. C'era la volontà assoluta di chiudere da parte di entrambi. D. È possibile trovare un accordo?  
R. Anzitutto dovremo portare in cda la lettera di Vivendi che cambia radicalmente le carte in tavola. Sarà poi il consiglio a prendere le decisioni più opportune a tutela della società. Margini ci sono, ma Vivendi deve proporci un accordo equivalente a quello siglato ad aprile. 
D. Di certo si rischia una fase di stallo e di battaglia legale a scapito del business industriale di Premium. 
R. Il contratto ci imponeva una gestione molto più amministrativa, che ha comportato dei rallentamenti. Ma la politica commerciale di Premium è già nei negozi, con la Champions League che parte tra un mese e una composizione di squadre italiane che ci soddisfa.

martedì 26 luglio 2016

NEWS - Clamorosissimo al Cibalissimo! Quell'accordo non s'ha (più) da fare! Vivendi fa retromarsh nell'acquisizione Premium 
(ANSA) - Dietrofront di Vivendi sull'acquisto del 100% di Mediaset Premium, e il titolo del Biscione crolla in borsa. Mediaset ha fatto sapere che il gruppo francese intende ora 'acquistare solo il 20% del capitale di Mediaset Premium', invece che il 100% come stipulato, e 'non intende comunque onorare il contratto'. A Mediaset - che fa sapere di essere pronta a far valere i propri diritti - replica il gruppo di Bollore', parlando di 'divergenze significative' di valutazione su Premium e informa di aver fatto una nuova proposta per trovare un accordo su Premium. Titolo Mediaset soffre in Borsa. "Non vogliamo il controllo". Lo ha detto l'amministratore delegato di Vivendi Arnaud De Puyfontaine in una conferenza stampa a Milano. L'Ad non ha voluto commentare o precisare i termini delle trattative con Mediaset ma ha ribadito che "l'obiettivo non cambia, e' quello di creare un grande gruppo; cambia il modo per raggiungerlo". "Stiamo discutendo - ha aggiunto - e vogliamo una soluzione che sia soddisfacente per entrambi". Fininvest denuncia "l'eccezionale gravita' e l'assoluta scorrettezza del comportamento di Vivendi" sulla vicenda Mediaset Premium. Lo afferma in un comunicato la societa' cui fa capo il 34,738% di Mediaset. "L'atteggiamento di Vivendi - prosegue Fininvest - lascia chiaramente intuire che il suo vero, non dichiarato obiettivo fosse in realta' quello di costituirsi in modo surrettizio e inaccettabile una posizione di estremo rilievo nell'azionariato di Mediaset". "Non c'e' nessuna negoziazione in corso tra Mediaset e Vivendi". Lo si legge in una nuova nota di Mediaset in cui il Gruppo precisa che "la negoziazione e' gia' avvenuta e si e' conclusa con il contratto regolarmente firmato tra le parti l'8 aprile 2016". Mediaset aggiunge che "l'analisi dei risultati di Premium e' ovviamente avvenuta prima della firma, come accade prima di ogni assunzione di impegni". Infine Mediaset conferma "di non aver mai ricevuto alcuna contestazione formale sulla validita' o i contenuti del contratto".
TELEFILM ART - Foto, grafica e visioni al confine con la Pop Art

lunedì 25 luglio 2016

NEWS - Clamoroso al Cibali! Sky perderà il 36% di valore nei prossimi 5 anni, la concorrenza della neonata Vivendi-Premium e Netflix destinata a erodere quote di mercato

Articolo di Claudio Plazzotta su "Italia Oggi"
Bank of America Merrill Lynch ha prodotto un interessante report sul mondo Sky plc, con attenzione al mercato britannico, tedesco e italiano. Il tutto confezionando il documento con una certa creatività, come una serie tv all'interno di un Box set di Sky, con tanto di «prima stagione», 13 episodi (all'Italia è dedicato il 13esimo), gran finale ed «episodio bonus». Eloquente il titolo affibbiato alla serie: The boiling frog, ovvero la rana in bollitura, che fa riferimento a una situazione in cui piccoli cambiamenti (come quelli cui è sottoposta una rana immersa in acqua tiepida in una pentola sul fuoco) possono però portare gradualmente a una situazione di crisi (nel caso della rana, alla bollitura e di conseguenza alla morte). Per la banca d'affari, quindi, il gruppo Sky, in Europa, si troverebbe in un contesto di lento declino, magari impercettibile ma inesorabile, e destinato a erodere drasticamente le quote di mercato e i margini. Quanto all'Italia, è presto detto: per Merrill Lynch la società guidata dall'amministratore delegato Andrea Zappia perderà il 36% del valore nei prossimi cinque anni, passando da 2,5 miliardi di sterline del 2014 (importo versato a Fox da Sky per l'acquisto di Sky Italia) a 1,6 mld nel 2020. I motivi di questo deprezzamento sono molti. Di sicuro il mercato degli abbonati alla pay tv in senso largo crescerà in Italia, passando dai circa 7 milioni di clienti nel 2016 ai 9,5 milioni del 2020. Cambierà, però, la composizione: se nel 2016, in base alle stime di Merrill Lynch, ci sono 4,775 mln di abbonati Sky, 2,255 mln di abbonati Mediaset Premium (escluse le pre-pagate) e 182 mila abbonati ad altre offerte, nel 2020 gli abbonati di Sky cresceranno a 5,164 milioni, ma soprattutto grazie alle offerte di Now Tv (la pay tv in streaming), quelli di Mediaset Premium a 3,240 milioni e gli «altri» esploderanno a 1,386 milioni. In sostanza tutta la crescita sarà intercettata dalle offerte di pay tv in streaming, un modello di business che, secondo la banca d'affari, rappresenta il futuro della cosiddetta tv a pagamento. Il miglioramento delle infrastrutture di rete, banda larga, fibra in Italia ha infatti rimosso le barriere all'ingresso per tanti soggetti. E Sky, dice il report, dovrà confrontarsi con nuovi competitor: sia Discovery, sia le offerte in Ott come Netflix o Vivendi-Mediaset. E, in particolare, queste offerte hanno «business models più efficienti poiché lavorano in stretta sinergia con le Telco. Vivendi sta per acquisire Mediaset Premium, che era un competitor debole per Sky Italia. Ma con Vivendi diventerà probabilmente un competitor molto più forte, con vantaggi nella distribuzione, nei contenuti, nel marketing, facendo forte leva sulla base di clienti di Telecom Italia», di cui Vivendi è il principale azionista. L'ingresso di Vivendi nel mercato della pay tv in Italia determinerà «per Sky una quota di mercato più bassa e costi più alti per l'acquisto dei diritti tv». In effetti, secondo le analisi di Bank of America Merrill Lynch, la quota di mercato di Sky Italia passerà dal 70% del 2014, al 68% del 2016, fino al 54% del 2020, mentre Mediaset Premium salirà dal 32% del 2016 al 34% del 2020. Concentrandoci su Sky, gli abbonati tv alle offerte non sportive resteranno stabili: 1,125 milioni nel 2016 come nel 2020. Quelli alle offerte sportive, invece, caleranno dell'1,4% passando da 3,5 milioni del 2016 a 3,449 milioni del 2020. Il boom ci sarà, invece, per gli abbonati a Now Tv: dai 150 mila del 2016 ai 590 mila del 2020.Non ci sarà un grande sviluppo dei ricavi pubblicitari di Sky Italia, che secondo Merrill Lynch rimarranno piatti: 234 milioni di euro nel 2016 come nel 2020. Per determinare la crescita, quindi, Sky dovrà lavorare su due fronti: spingere su Now Tv, che passerà dai 17 min di ricavi 2016 ai 79 milioni del 2020; aumentare i prezzi degli abbonamenti, in particolar modo per i pacchetti dello sport. L'arpu (ricavi medi mensili per abbonato) tra il 2016 e il 2020 salirà infatti da 35 a 37 euro per le offerte non sportive, da 45 a 50 euro per quelle sportive, e da 11 a 13 euro per Now tv. Con queste dinamiche, si potrà affrontare bene anche il probabile aumento dei costi per l'acquisto dei diritti sportivi in tv. Merrill Lynch prevede che i costi Sky per la Serie A di calcio passeranno dagli attuali 572 milioni all'anno a 681 min ( 19%), e quelli della Formula Uno da 77 a 100 min ( 30%). E così anche l'ebit di Sky Italia verrà tutelato: 72 milioni di euro nel 2016, e poi 115 nel 2017, e, ancora 121 milioni nel 2018, fino ai 146 milioni del 2020.

venerdì 22 luglio 2016

TELEFILM ART - Foto, grafica e visioni al confine con la Pop Art
NBC’s new super series Powerless has unveiled their Comic-Con poster – which reveals a brand new cast member! In the first comedy series set in the universe of DC Comics, Vanessa Hudgens plays Emily, a spunky young insurance adjuster specializing in regular-people coverage against damage caused by the crime-fighting superheroes. It’s when she stands up to one of these larger-than-life figures (after an epic battle messes with her commute) that she accidentally becomes a cult “hero” in her own right… even if it’s just to her group of lovably quirky co-workers. Now, while she navigates her normal, everyday life against an explosive backdrop, Emily might just discover that being a hero doesn’t always require superpowers. Undateable star Ron Funches has joined the cast as Ron, an IT guy who works at RetCon Insurance Co. Ron is a sweet and innocent guy who, unlike his co-workers, has not lost his childlike enthusiasm for all things superhero. Alan Tudyk, Danny Pudi and Christina Kirk also star. Ben Queen will write and executive-produce with director Michael Patrick Jann. The poster, designed by DC artist Neal Adams, will be available at the WB booth at Comic-Con. Powerless will debut midseason on NBC.

giovedì 21 luglio 2016

NEWS - Allarme Netflix! Rallenta la crescita, abbonati in fuga dopo l'aumento prezzi, profitto negativo fuori dagli Usa (-173 milioni) e il titolo crolla in Borsa (-14%)

Articolo tratto da "Il Sole 24 ore"
«Stiamo crescendo, ma non così velocemente come ci saremmo aspettati o come avremmo voluto». Già nelle prime righe della lettera agli azionisti si riporta quello che è il fardello che pesa sui conti del secondo trimestre (e sull’andamento del titolo arrivato a perdere l'altroieri fino al 14%) per Netflix. Il gigante californiano è rimasto sotto le attese nel capitolo abbonati. Motivo? C’è un churn (un tasso di abbandono) «cresciuto in maniera inaspettata». Fra un trimestre e l’altro dovevano essere 500mila in più gli abbonati sul mercato Usa e invece fra nuovi e abbandoni il saldo si è fermato a 160mila. Allo stesso modo fuori dagli States si attendevano 2 milioni di abbonati in più, ma il saldo è stato di 1,5 milioni. Maggiore concorrenza certo. Negli Usa per esempio c’è da fare i conti con Cbs Access, Hulu, Amazon Prime Video, Seeso, Youtube Red. Ma secondo la società californiana non è questo ad aver inciso. Piuttosto sarà la tv lineare a risentirne. Pesa invece la fine del “grandfathering price“: prezzi di favore lanciati nel 2014 negli Usa e scaduti ad aprile. Gli abbonati storici dovranno quindi mettere mano al portafogli, con due dollari in più al mese rispetto ai 7,99 pagati finora, per usufruire del servizio Hd. In tutti i modi, anche se qualcuno scappa «si avranno più risorse per gli investimenti», si legge nella nota Netflix che punta a 6090 milioni di utenti un Usa. Fuori dal mercato domestico anche Canada, Uk-Irlanda, Latin America e Paesi nordici hanno sperimentato questa novità di prezzo. Il risultato è stata una crescita complessiva, su base trimestrale, di poco inferiore agli 1,7 milioni di utenti a giugno, contro i 2,5 milioni attesi e i 3,3 milioni di utenti in più registrati nel secondo trimestre del 2015. Per il prossimo trimestre l’azienda prevede 300mila nuovi utenti negli Usa e 2 milioni nel resto del mondo. I contenuti non sembrano essere un problema visto che 17 delle sue serie originali, documentari, film e commedie speciali hanno ricevuto 54 nomination ai Primetime Emmy. Dal punto di vista dei conti invece i ricavi del trimestre (e del semestre) hanno dimensioni monstre collocandosi poco al di sotto dei 2 miliardi di dollari nel trimestre e 4 nei sei mesi, ma con profitti operativi di appena 70 milioni di dollari che scendono a 41 come risultato netto nel trimestre e a 68,4 milioni nel semestre. E questo a fronte di debiti a lungo termine per 2,4 miliardi di dollari. Sui profitti il contributo è positivo dagli Usa, ma negativo sull’internazionale (-173 milioni nel semestre e -69 milioni solo nel secondo trimestre) dove la società conferma la svolta dal 2017. Crescere oltreconfine è del resto una conditio sine qua non, che però ancora si scontra anche con barriere linguistiche, anche se Netflix conferma di voler produrre serie e film originali in lingua non inglese. Netflix è ormai presente in oltre 190 Paesi. Non in Cina, opzione «da esplorare», ma dove ancora tante sono le «difficoltà regolatorie». Tant’è che «il servizio di streaming di Disney, lanciato in collaborazione con Alibaba, è stato chiuso».

mercoledì 20 luglio 2016

NEWS - Tara! Tara! Tara! La medaglia d'oro di pattinaggio Lipinski produce serie tv a tema per Hulu

News tratta da "Entertainment Weekly"
Yes, the Summer Olympics are just weeks away, but if ice is your thing, and the 2018’s Winter Games are too long a wait, Hulu’s new drama series has your figure skating fix. Olympic figure skating gold medalist Tara Lipinski — who glided her way to victory as the youngest winner of a ladies’ figure skating individual event at the 1998 Winter Games in Nagano, Japan — is sharpening her blades to produce a new figure skating drama series on Hulu, a source confirms to EW. As first reported by Deadline, the show, produced by Michael Shamberg (Into The Badlands) and written by Jonathan Igla (Mad Men, Masters of Sex), will take audiences’ attention away from the glitz and glamor of the rink and go behind-the-scenes for a glimpse into the world of competitive figure skating. Hulu is developing a script for the untitled series, which will delve into what it takes to reach the career height of Olympic figure skating champion. The drama will focus on a group of men and women in their teens and 20s and reveal the challenges and dedication that go into making a champion.

martedì 19 luglio 2016

NEWS - Netflix, tanto rumore per nulla! E' il sito di streaming preferito in Italia, ma nessun tsunami (il meno strombazzato Infinity insegue a soli 8 punti di percentuale...)

Articolo tratto dal "Corriere Economia"
Tanto rumore per nulla, avrebbe detto Shakespeare. Forse scomodare il Bardo è eccessivo, ma nel panorama della tv on demand sembra proprio questa la tendenza quando si parla di Netflix. Quando a ottobre era stato annunciato lo sbarco anche in Italia della creatura di Reed Hastings, il fermento mediatico, ma non solo, era stato alto: «Seppellirà i concorrenti», «con la libreria e i contenuti che ha, renderà obsoleto qualsiasi altro competitor». E invece...E invece a distanza di nove mesi, complice anche la casa madre americana che comunica con il contagocce qualunque dato relativo ai singoli Paesi, non sembra che lo tsunami Netflix abbia avuto particolari effetti sui numeri degli utenti. O meglio, un effetto l' ha avuto: ha fatto capire ai competitor le potenzialità della tv on demand e la diffusione ormai inarrestabile dello streaming. Oltre alla necessità di sviluppare il piano della banda larga capillarmente a tutto il Paese. Puntare sull' innovazione è sempre stata una delle strategie di Netflix che ha preventivato per tutto l' arco dell'anno 800 milioni di investimenti in tecnologia e sviluppo, a fronte dei 5 miliardi previsti per le nuove produzioni. Una cifra che, al momento dell' annuncio, aveva fatto infuriare gli azionisti che rimproverano al patron margini non all' altezza del fatturato da 2 miliardi. Resta il fatto che le produzioni originali di Netflix sono difficili da eguagliare, forti anche della solida base economica alle spalle. Titoli come House of Cards e Orange is the new black sono ormai serie cult. E date le premesse, per le nostrane Sky e Mediaset è complesso riuscire eguagliare, almeno in termini di produzione il «cugino ricco». Secondo uno studio condotto dall' istituto di ricerca Nextplora, Netflix è il sito di streaming a pagamento preferito in Italia. Stando all'indagine, nell'ultimo anno il 15% degli internauti ha usufruito di contenuti sui siti di streaming a pagamento. E tra questi, la preferenza del 48% va a Netflix, il 40% a Infinity e il 37% a Skyonline, da poche settimana diventata Now Tv. Il network guidato da Zappia, infatti, ha trovato il modo di controbattere, sia a livello di contenuti, investendo 40 milioni di euro in due nuove produzioni originali: The young Pope e Diabolik, (forte del successo di Romanzo Criminale e Gomorra, tra i pochi prodotti made in Italy esportati con successo anche all' estero). Sia rivoluzionando la sua Internet tv, trasformandola in Now tv, per l' appunto, un brand già operativo nel Regno Unito che ricalca quindi il progetto di integrazione delle tre Sky: Italia, Germania e Uk. Obiettivo: una navigazione e un' interfaccia più fruibile e immediata e un' offerta più ricca. Novità anche in casa Mediaset, in attesa del via libera dell'Antitrust che dovrà dare l'ok alla cessione di Premium a Vivendi. «La due diligence è stata fatta, tutto è a posto - aveva detto a inizio mese l' amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi durante la presentazione dei palinsesti -. È difficile dire se il closing sarà anticipato o no». Grazie a questa operazione Mediaset diventerà il secondo azionista industriale di Vivendi e Premium farà parte del gruppo francese. Nell'accordo è anche compresa la creazione di un «polo paneuropeo» di produzione e distribuzione di programmi televisivi, un progetto molto complicato di cui però si parlerà non prima della primavera del 2017. E della nuova piattaforma dovrebbe far parte anche Infinity. Ma, precisano da Cologno, il servizio di streaming resta in Mediaset: «Ci teniamo molto, è l' attività più vicina a quello che pensiamo sarà il futuro - è stato il commento di Pier Silvio Berlusconi - ha più di 600mila utenti, siamo leader in Italia e siamo soddisfatti, ma è un business ancora molto piccolo, questo riguarda sia noi sia Netflix». Ma la battaglia degli ascolti (e della pubblicità) non sarà solo online: anche i canali generalisti si stanno preparando per un autunno impegnativo. La7 in primis, dato che deve fare i conti con la presenza di due ingombranti vicini: Sky sul tasto 8 e Discovery sul 9. Due canali in via di definizione, ma che stanno cominciando a ritagliarsi una precisa identità anche a livello di contenuti. Per il gruppo di Urbano Cairo l'obiettivo sarà non solo spingere sugli ascolti, ma rafforzare la raccolta pubblicitaria con previsioni per fine semestre di una crescita del 2,5%.
Forte dei numeri registrati nei primi sei mesi, con uno share complessivo in aumento del 15% rispetto all' anno precedente, Discovery Italia si prepara a farsi largo tra le emittenti grazie ai suoi 13 canali tra digitale, satellite free e pay. Un portfolio completato con l' acquisto del tasto 9 dal gruppo editoriale L'Espresso, su cui l' emittente guidata dall' amministratore delegato Marinella Soldi punta molto. Lo scorso anno poi, il gruppo ha acquisito, con un investimento da 1,3 miliardi, i diritti di trasmissione delle Olimpiadi per l' Europa dal 2018 al 2024. Non bisogna dimenticare che a livello pubblicitario, la pare del leone la fanno ancora i canali generalisti. In particolare la Rai di Antonio Campo Dall'Orto che può contare sul 22% della torta degli investimenti pubblicitari destinati al piccolo schermo, e un 13,6% dell' intero mercato.

lunedì 18 luglio 2016

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Primo ciak bagnato! Iniziate le riprese (in acqua) del remake de "Il Club delle prime mogli" con la "buff-a"Alyson Hannigan 
Alyson Hannigan gets some help from her friends after almost drowning for a scene in the television remake of the movie The First Wives Club on Friday (July 15) in Malibu, Calif. The actress was joined for the scene by her co-stars Megan Hilty and Vanessa Lachey. The upcoming remake is being made by TV Land. It is “set in present-day San Francisco and the story revolves around three women – friends and classmates in the ’90s – who reconnect after their close friend from college dies in a freak accident. When they discover that they are all at a romantic crossroads, they band together to tackle divorce, relationships and life’s other annoying challenges,” according to Deadline.

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