venerdì 13 giugno 2014

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefiom dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
"Masters of Sex", un ritratto di psicologie
"Masters of Sex è un gioco di parole fra «master» (maestro) e Masters William, il ginecologo statunitense che con la psicologa Virginia Johnson redasse il primo studio approfondito sul sesso, un lavoro durato 11 anni e sfociato nel famoso libro La risposta sessuale umana (1966), scritto in freddo linguaggio medico e pubblicizzato solamente fra gli addetti ai lavori, ma che divenne subito un best seller. Era la prima volta che la medicina si occupava non del dolore ma del piacere.Ispirata al romanzo biografico di Thomas Maier, Masters of Sex: The Life and Times of William Masters and Virginia Johnson , scritta da Michelle Ashford e interpretata da Michael Sheen e Lizzy Caplan, la serie racconta gli anni ardimentosi delle ricerche (su cui incombeva l'interdetto della depravazione) e la tortuosa vicenda sentimentale dei due (Sky Atlantic, lunedì, ore 21,10). Dato l'argomento, la serie poteva scadere nel racconto pruriginoso, in una sorta di pornografia «scientifica» giustificata dal camice bianco. Se le prime due puntate appaiono eccessivamente didascaliche, la serie prende quota dal momento in cui le psicologie dei singoli vengono meglio individuate e descritte. William è un uomo complesso, mosso da una grande intuizione (esplorare la sfera più privata dell'uomo) che si ritorce spesso contro di lui, prigioniero com'è di una cultura maschilista. Più sfumata e complessa la figura di Virginia Johnson, figura di donna indipendente, emancipata, anche se deve fare i conti con i suoi fallimenti privati e due figli da crescere. Come spesso succede nelle serie americane, la ricostruzione è impeccabile (persino la fotografia ricorda i film hollywoodiani degli anni 50, con gli immancabili letti separati, come imponeva il Codice Hays) e la scrittura riesce a dispiegarsi in molti registri". (Aldo Grasso, 11.06.2014)

giovedì 12 giugno 2014

NEWS - E comunque Fonzie-Renzie ha gli #happydays nel cuore (e negli hashtag)

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Dopo "Fargo" e "True Detective", rivalutate William Friedkin! MGM studia le versioni serial dei suoi film "Killer Joe" e "Vivere a morire a L.A."

Articolo tratto da SlashFilm.com
It seems so long ago, but 2011 was the beginning of the McConaissance, when Matthew McConaughey‘s rep was re-invigorated with the release and/or festival debuts of The Lincoln Lawyer, Bernie, and Killer Joe. The last one, from director William Friedkin, may end up having the longest legs, as it is one of two Friedkin films being used as the inspiration for a new TV series. If it took a path similar to, say, Fargo, we’d watch a Killer Joe TV series in a hot minute.
Speaking to Movies.com, William Friedkin said that there are two different TV series in development based on his past work. MGM is trying to develop a television series on ‘To Live and Die in L.A.’ It won’t be that story at all, but it will be that vibe. They’re also trying to do a series on ‘Killer Joe.’ A Dallas detective who is a hired killer. It will not be the same story, but it will be very edgy, not unlike Fargo. The director said that he has script approvals for the possible To Live and Die series, but doesn’t know if he’ll direct an episode.
Friedkin is out on the promo trail for the restoration of his 1977 film Sorcerer, and that gives him a lot of opportunity to talk about stuff like this. He expands upon the idea of working in television, rather than film.
The only thing I’m interested in now is long form, which is what you’d call television …I don’t want to make a feature film, because I don’t want to make a movie about a guy in a mask and a spandex suit flying around and saving the world. I don’t want to see that movie, so why would I make it? And if you do make a serious film today, the chances are it won’t have a bright future in theaters. It could maybe take on an afterlife in home video and cable.
Here are the trailers for each original film.

mercoledì 11 giugno 2014

GOSSIP - Sia quel che Sia! Al "Late Night" Lena Dunham parruccata bionca canta in playback la splendida "Chandelier" della popstar, che l'aspetta sul letto a castello. Pieno espressionismo tedesco tra cartonati coi buchi e carta igienica a rotoli
Lena Dunham performs a lyrical dance while lip-syncing to Sia‘s “Chandelier” during an appearance on Late Night with Seth Meyers on Monday evening (June 9) in New York City.
The 38-year-old singer and hit-maker was lying face down on a bed during her performance while the 28-year-old Girls star, who wore a short blonde wig, danced around with toilet paper and other various props. Sia never once showed her face during the performance! At the end of the song, Lena and Sia ended up spooning on the bed. Watch the performance below.

martedì 10 giugno 2014

NEWS - "La Signora in giallo" crea mostri! Madre e figlio tentano l'omicidio della ricca zia imitando il telefilm con Angela Lansbury (meno male che non hanno mai visto "I Soprano" o "Breaking Bad"...)

Articolo tratto da "La Stampa" 
"Lo spunto è arrivato da un episodio della serie «La signora in giallo», dove i protagonisti avvelenavano l’anziano parente con il topicida per ricevere l’eredità. Alla fine «giustizia ha trionfato». Ma Elisabetta Martini, 62 anni, e il figlio Marco Coggiola, di 36, hanno creduto di aver imparato i segreti per il delitto perfetto. Sbagliavano. Sono stati arrestati dagli investigatori della Squadra Mobile (diretta da Luigi Silipo), che hanno addirittura filmato il tentativo di uccidere la zia P. M., di 97 anni, ricoverata nella casa di riposo «Villa dei Tigli», a Cavour. Elisabetta (difesa da Monica Commisso) è figlia della sorella dell’anziana diventata bersaglio del tentato omicidio, sventato dalla polizia. E Marco (avvocato Giuseppe Caprioli) è suo figlio. I due vivono con la pensione di reversibilità del marito di Elisabetta, morto da tempo. Hanno cercato di incrementare le entrate con un allevamento di cani. Ironia della sorte, la razza era il volpino. Ma gli affari non pare vadano molto bene. Tanto che già tre anni fa Elisabetta è finita nei guai. All’epoca era «amministratrice di sostegno» dei beni dell’anziana zia, ma «dimenticò» di pagare oltre 30 mila euro della retta per il soggiorno nella casa di cura. Il giudice civile le tolse il «portafogli» e la denunciò. Risultato: sei mesi «patteggiati» per appropriazione indebita. Da quel momento, i beni dell’anziana sono gestiti dall’avvocato Roberto Buffa, su incarico del giudice civile.
Il telefilm ha ispirato Marco, che ha rilanciato l’idea alla madre. E lei ha accettato: «Ho deciso di uccidere mia zia 3-4 mesi fa, con il veleno per topi. Lei parlava spesso di “volerla fare finita”. Poi, ho pensato che avrei potuto ripianare i debiti con la vendita del suo appartamento» ha raccontato Elisabetta ai pm Anna Maria Loreto e Francesco Pelosi. Versione confermata davanti al giudice per le indagini preliminari Gianluca Robaldo. L’anziana è proprietaria di un alloggio con garage e in banca ha oltre mezzo milione di euro. «L’idea era di somministrare il veleno un po’ per volta, in modo da simulare una morte per cause naturali» ha confessato Elisabetta. La prima volta risale a metà marzo. «Avevo inserito il veleno in una siringa e ho introdotto» il topicida «nel caffè e ho dato la tazza a mia zia». L’anziana faticava a deglutire e così «ho dovuto aiutarla io a bere» ha spiegato Elisabetta.
Lo stesso è avvenuto il 27 marzo, con tanto di ricovero in ospedale a Pinerolo. Sembrava l’effetto di un sovradosaggio di farmaci e l’anziana è stata rimandata in casa di cura. Altra siringata di veleno nel caffè il 3 aprile e nuovo ricovero in ospedale. Questa volta, però, il dirigente medico della casa di riposo ha intuito che i valori degli esami del sangue erano incompatibili con le condizioni generali e con le terapie dell’anziana. I medici dell’ospedale di Pinerolo hanno inviato campioni di sangue per un esame tossicologico a un centro specializzato di Pavia. Risultato: tracce di «Difenacoum», principio attivo dei topicidi. La segnalazione è rimbalzata all’avvocato Buffa e da lui al giudice tutelare, alla procura e agli agenti della Omicidi, coordinati da Luigi Mitola. 
La trappola per madre e figlio è scattata dopo un mese e mezzo di intercettazioni telefoniche, ma anche ambientali, con una «cimice» nella camera dell’anziana. In varie occasioni, i poliziotti hanno visto i movimenti sospetti di madre e figlio: lei vicino al letto, lui accanto alla porta a fare da «palo», con gesti e ammiccamenti per far capire quando era il momento di agire. 
Più volte hanno desistito e gli agenti hanno deciso di non intervenire.
Il momento propizio è arrivato alle 16 del 3 giugno, quando i due allevatori di volpini sono andati in clinica per somministrare l’ennesima dose di veleno. Questa volta, avevano scelto di mescolare il topicida a una gelatina di frutta. Elisabetta titubava, ma il figlio l’ha rassicurata «Dai, che cosa vuoi che succeda?». Nella stanza accanto, erano appostati gli agenti della Squadra Mobile. The end.
NEWS - La rivincita di "House of Cards" su "Orange Is The New Black": è la più piratata tra le due (ma nessuna batte "Game of Thrones")

Articolo tratto da "Variety"
If piracy is a gauge of popularity, Netflix’s “Orange Is the New Black” second season is not as big a hit as “House of Cards” — and neither series holds a candle to HBO’s “Game of Thrones,” the world’s most-pirated TV show.
In the first two days of its release, “OITNB” season 2 episodes were being illegally downloaded by 55,668 individuals over peer-to-peer networks in the four biggest markets for piracy (U.S., Canada, U.K. and Australia), according to piracy-tracking firm Excipio. That’s up more than tenfold from 3,850 pirates for the first two days of the initial season of “Orange Is the new Black” last July, which is to be expected because the series didn’t build buzz for itself until later in its run.
Still, “OITNB” was outperformed by the sophomore debut of Netflix’s other notable original series, “House of Cards,” which was pirated by 90,841 people in the same four countries in the two days following its Feb. 14, 2014, premiere, Excipio data showed.

And neither Netflix series matches “Game of Thrones”: 1.17 million unique Internet addresses worldwide were downloading torrents of the HBO swords-and-dragons drama within 15 hours of the season 4 premiere episode appearing online, according to Excipio.
Netflix doesn’t disclose viewing figures, and piracy does not always align with how popular content is via legitimate channels. An analysis of social-media data last week indicated “OITNB” season 2 was garnering far more buzz than “Cards” 2.0, although it’s worth noting social chatter does not always translate into viewership.
Netflix execs have suggested that total “Orange Is the New Black” first-season viewership was tracking higher than season 1 of “House of Cards.” It’s possible that “Orange” is proving more popular in the U.S. than “Cards,” which may play better overseas; the majority of Netflix’s customers today are in the States.
HBO’s “GoT” wears the piracy crown partly because to get the premium cabler, consumers must have cable TV service, and also because new “Thrones” segments are not available immediately outside the U.S. On the other hand, Netflix is not currently available in Australia, which may spur disproportionately higher piracy Down Under of the company’s original series relative to the U.S., Canada and U.K.

Netflix has previously said that it takes “antipiracy measures similar to those that other content providers take.” The company also has disclosed that it monitors piracy to help determine what content will be popular in a given region, and Netflix also claims that piracy has dropped dramatically after it launches in a given country.
According to Germany-based Excipio, Netflix is not one of its clients.

lunedì 9 giugno 2014

NEWS - Tutto quello che avreste voluto chiedere sul sesso in una serie tv. Da stasera "Masters of Sex": "più che sulla sessualità è un telefilm sulla famiglia"

Articolo di Renato Franco per il "Corriere della Sera"
"Il sesso come scienza. Non solo osservare nel corso di 11 anni oltre 10 mila atti sessuali compiuti da circa 700 volontari. Ma anche misurarne le reazioni fisiologiche e documentarle con foto e filmati. Fu un lavoro monumentale quello del ginecologo William Masters (1915-2001) e della sua assistente e poi moglie Virginia Johnson (1925-2013) che sconvolse i perbenisti anni 50. Il risultato scientifico più rilevante fu quello di sdoganare l’orgasmo femminile e renderlo rilevante quanto quello maschile; il risultato televisivo è la serie «Masters of Sex». A interpretare i protagonisti ci sono il 45enne gallese Michael Sheen e la 31enne americana Lizzy Caplan. Si parla molto di sesso, ma inevitabilmente anche di amore perché — a volersele fare — ci sono domande senza tempo: cos’è l’intimità? Qual è la natura del desiderio? Che cosa sono l’attrazione e l’amore?
«Questa serie è un’esplorazione sulla sfida di essere intimo con qualcun altro — spiega Sheen —. Ossia sulla difficoltà di essere fisicamente, emotivamente e psicologicamente vulnerabili nei confronti di qualcun altro. E il sesso e l’amore sono solo una parte di questa sfida». Sheen dà il volto a un personaggio ambivalente, esperto di sesso, ma conoscitore superficiale di donne, distaccato nei rapporti umani. Ambizioso, ma anche trattenuto.

«Masters è un uomo che ha bisogno di avere tutto sotto controllo, ma allo stesso tempo è alla disperata ricerca di come perdere questo controllo, anche se lo nasconde a se stesso. Lui è un uomo che ha costruito il suo mondo per fare quello che deve fare, ma a scapito di seppellire una parte essenziale di se stesso. Quando incontra Virginia, lei inizia a parlare a quella parte sepolta e il suo mondo inizia a implodere».

In onda da stasera, ogni lunedì, alle 21.10 su Sky Atlantic (canale 110 della piattaforma a pagamento), «Masters of Sex» non lesina — e non potrebbe visto l’argomento — scene di sesso in cui prevale l’aspetto scientifico, freddo e anestetizzato (non sempre) su quello pruriginoso. I recensori americani hanno approvato: su 49 giudizi — ha calcolato il sito Rotten Tomatoes — il 90% sono stati favorevoli con una media voto di 8,4 su 10. Al centro del racconto c’è non solo l’evoluzione delle ricerche di Masters &  Johnson ma anche l’incrocio delle loro vite private. Lui era sposato con una donna con cui non riusciva a stabilire una relazione sessuale e affettiva, lei aveva due matrimoni alle spalle e due figli come risultato, una donna indipendente ed emancipata per i canoni dell’epoca. Così la ricerca da scientifica diventò personale: iniziarono una relazione che si concluse in matrimonio nel 1971. Del resto una serie sulla sessualità non può che essere anche una serie sulla famiglia che in fondo è il prodotto sociale del sesso".
NEWS - Meglio in prigione che alla Casa Bianca! "Orange Is The New Black" supera in popolarità "House of Cards" nel derby Netflix
Nel derby tra serie d’alta qualità targate Netflix, “Orange Is The New Black” (da settembre su Mya) batte “House of Cards” (SkyAtlantic) 2 a 1. La prima ha infatti doppiato la seconda in termini di popolarità. Lo rende noto una ricerca pubblicata dal prestigioso “Variety” che ha preso in considerazione i dati di Twitter, Facebook e Wikipedia.
 I followers di “OITNB”” sono risultati 1.400.000 (più della metà di quelli di “House of Cards”), mentre gli hashtag riguardo le prigioniere in tuta arancione sono arrivati, nei primi tre giorni della 2° stagione, alla cifra di 124.000, 3.5 volte di più rispetto alla serie che ruota attorno alla Casa Bianca (33.000). “Orange” batte “House” anche su Facebook, nettamente in testa sia per numero di “mi piace” che di PTA (People Talking About). L’unica roccaforte mantenuta da “House of Cards” riguarda Wikipedia dove il traffico calcola 609.000 contatti rispetto ai 408.000 (ma in crescita) di “OITNB”. Dati che rispecchiano anche l’audience: in un confronto tra le due serie, gli ascolti americani hanno visto prevalere “Orange”. I suddetti dati di supremazia popolare della serie in arrivo su Mya con la 1° e 2° stagione una dopo l’altra – secondo alcune voci – avrebbero convinto i vertici di Netflix a spostare le fiches della promozione e del marketing su “Orange” rispetto a “House of Cards”, fino a qualche tempo fa immagine-simbolo del popolare servizio streaming americano.

sabato 7 giugno 2014

GOSSIP/L'EDICOLA DI LOU - "Pretty Little Liars", poker bikinato in piscina con tuffi nel photoshop

L’estate si avvicina sempre più e ha i volti (e i corpi) delle protagoniste (sexy) di “Pretty Little Liars” (la 4° stagione inedita in onda su Mya ogni mercoledì; la 5° inedita da settembre). Dopo la cover di “Complex” dedicata alla bikinata Ashley Benson (vedi QUI) è la volta di “GQ” (Usa) che raggruppa il poker di fanciulle al completo a bordo piscina in shorts e mini-bikini, a prendersi gioco di un malcapitato modello al quale tentano di tirar via l’asciugamano. Anche se verrebbe da chiedersi come mai Troian Bellisario, Lucy Hale, Shay Mitchell e la stessa Benson calzino tacchi a spillo a bordo di una - si presuppone – scivolosa piscina, la diatriba che è scoppiata sul web è un’altra: come mai le attrici che si son sempre dichiarate contrarie all’uso eccessivo di photoshop sono capitolate alla “chirurgia digitale”? Troian Bellisario è diventata portavoce delle quattro e su Instagram ha risposto alle critiche postando una foto non modificata del backstage: “Avete visto alcuni scatti di GQ e molte persone hanno detto che siamo state photoshoppate…CERTO CHE SÌ! Questo è un tipo di photoshoot molto specifico. E sembrare perfette era ovviamente quello che cercavano di fare. Fantastico, basta che sappiamo il come l’abbiamo raggiunto e che non è reale". L’attrice che in passato ha rivelato di aver sofferto di disordini alimentari ha aggiunto: “questa industria sembra investire più sulla perfezione che sul difetto. Ma i difetti e l’individualità, per me, sono ciò che rende un essere umano interessante (sfortunatamente i difetti non fanno vendere prodotti o riviste)". E ha concluso: "Voglio dire, photoshoppate o no, lavoro con tre delle più belle donne sul pianeta".

venerdì 6 giugno 2014

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Mad Woman! Amy Poehler di "Parks and Rec" alla corte di Matt Weiner al cinema
Amy Poehler di “Parks and Recreation” (la 6° stagione inedita su Joi dal 5 agosto) – sitcom per la quale si è già aggiudicata un Golden Globe e 2 Critics’ Choice Awards – sarà protagonista del nuovo ed atteso film di Matthew Weiner, ideatore di “Mad Men” e sceneggiatore de “I Soprano”. La pellicola, intitolata “Are You There”, verterà sull’amicizia perduta (tema autobiografico riferito a Weiner: i suoi amici, a suo dire, scomparvero tutti quando iniziò a scrivere “I Soprano”). Co-protagonisti al fianco di Poehler saranno Zach Galifianakis e Owen Wilson. Il film ha avuto vita complicata: 8 anni per finire la sceneggiatura, due periodi di riprese diversi (durante le pause di “Mad Men”), vari ripensamenti di montaggio e tagli dopo la presentazione al Toronto Film Festival nel 2013. Si vocifera che l’uscita nelle sale americane possa essere il 22 agosto, anche se la dicitura sulla locandina uscita questa settimana “Coming Soon” non non assicura la garanzia assoluta.

giovedì 5 giugno 2014

mercoledì 4 giugno 2014

NEWS - Lesbica all'arancio! La sconvolgente-coinvolgente presa di coscienza di Lauren Morelli, che si è scoperta gay mentre scriveva la sceneggiatura di "Orange Is The New Black"

La confessione di Lauren Morelli a "PolicyMic"
"I was underdressed the day we shot Larry's pivotal phone call with Piper for the first season of Orange is the New Black. It was 9 degrees on Fifth Avenue, and I wore New Balances and a pair of wool socks — but I sucked it up because this was the climax of their season-long arc: A scene where both characters are finally forced to be honest after months of lying to each other. It was a scene I'd written with words shamelessly borrowed from my own life, and as I watched Jason Biggs repeat "I don't know if you can," after Piper begs him to let her fix her mistakes, the world around me swirled in a dizzying blur of life imitating art. Or vice versa — it's hard to say sometimes. By the end of the day I mostly was trying not to cry, and I also couldn't feel my feet.
In any story worth telling, there's conflict. And so, while it certainly would have been disorienting to begin to question my sexuality after three decades of knowing myself, it was particularly blinding because I'd gotten married only a few months before. It was the sort of wedding that makes you believe in absolute partnership and the strength that can come from facing obstacles, like the life-threatening illness that my new husband had battled for the majority of our relationship. But he was healthy again, so we danced under strings of Christmas lights and drank fancy cocktails that were served in mason jars, all while being surrounded by the friends and family who had held us up over the previous six years.
Which is why it's now a punch in the gut every time I have to say, "I'm getting divorced because I'm gay." It's a sentence I've said approximately 5,223 times in the last six months. For those of you keeping track, I'm definitely not exaggerating and I'm not prone to hyperbole, ever.
Often, after I make the declaration in as casual a voice as I can manage, the next question is, "Did you know?" It's a question that I dread because I always hear the implied "How could you not know?"
The thing is, even when you find yourself in a minority, there's always a majority. If I was really gay, I would have known when I was younger. There was a prescribed narrative, and everything about my own story challenged the accepted one.
Five months after my wedding, I flew to New York to start production on my first episode of Orange, and from that moment on my life fell into a parallel rhythm with Piper's story in a way that went from interesting to terrifying in a matter of months.
"You're so gay!" people exclaimed gleefully and often in the writers’ room those first few months. It was my first professional writing job, and I quickly discovered that the writers' room was a remarkably intimate place: We shared details of fights with our significant others or childhood family secrets that might be cloaked in shame otherwise, and at the end of the day, all of it could be distilled into material that made the show richer.
As we started to shape our characters and debate fictional Piper's "true" sexuality that first season, we engaged in long discussions about sex, gender and our own experiences. I eagerly shared details of innocent, "above-the-waist" flirtations with girls when I'd been younger. I'd even excitedly blurted out, "I would totally sleep with her," about an actress who had auditioned for Alex (now played brilliantly by Laura Prepon, who shares the role with a pair of glasses). I went to therapy that night and casually mentioned that perhaps I was higher on the Kinsey Scale than I previously thought.
The sound stage for Orange, where we proudly employ what has to be at least 64% of lesbians in the New York City metro area, is not a place where you can shy away from women or sexuality. And if you're trying to, Lea Delaria (Big Boo) will nip it in the bud by inviting you to sit on her lap.
Accordingly, I was nervous about the first love scene I'd written for Alex and Piper. I'd loved writing it, loved watching a tenderness emerge in their relationship where passion always seemed to be the ruling principle, but by that time, I was so deep in my own self-doubt that I constantly felt like a fraud. I was sure it was bleeding into my writing. How could it not? I was married to a man, but I wasn't straight.
"I heart you."
"I heart you? Is that like 'I love you' for pussies?"
As I watched Taylor Schilling and Laura film the scene, one of our producers (as it happened, a gay woman) tapped me on the shoulder. She pointed at the screen and gave me a thumb's up. It was a small gesture, but my first step toward feeling accepted and quietly accepting myself. In Piper and Alex, I'd found a mouthpiece for my own desires and a glimmer of what my future could look like.
Outside of small victories on the show, I continued to spiral downward. I felt like my life was being rewritten without my permission. I'd checked all my boxes! I was happily married and loved my job!
Things were finally great, for fuck's sake.
I realized I was gay in fall 2012, one of my first days on the set. It wasn't so much one thing, but the sum of many small details: how uncomfortable I felt around groups of lesbians or how I considered myself (shrug) a "not very sexual person." When considered alone, these seemed like little quirks that made me me. Wanting to read a book instead of have sex is a perfectly reasonable preference to have, right?
But on set, these small moments came into sharp relief, and I found myself answering to an endless stream of cast members who peppered me with questions like a gaggle of kindergartners curious about their new teacher. "Are you dating anyone?" "You're married?" "To a man?" "But you used to kiss girls?" "Do you miss it?"
I was finally forced to consider a question that had never, ever occurred to me before: Holy shit, am I gay?
Despite being 31 years old, having lived in extremely liberal cities for 13 years of my life and considering myself an educated individual, over the last year I:

1. Googled "How do you know if you're a lesbian?" There had to be, like, a quiz or something, right?

2. Wondered if it was my birth control. I'd just switched to an IUD, could it be affecting whom I was attracted to? Really. That was a thing I thought and even went as far as mentioning it to my therapist, who has a doctorate in sexual identity and did a very good job patiently explaining that, no, birth control couldn't change essential sexual preference.

3. Wanted to die. If being gay meant losing the person I loved most in the world, if it meant coming out to my parents and tearing open the most vulnerable, soft parts of myself and showing them to everyone I knew, I would rather be dead. I was suicidal in a way that I hadn't been since eighth grade, when I took a bunch of Tylenol and went to sleep. The next morning I woke up feeling refreshed from the great sleep and excited that I could tell my friends about how depressed I was.
It feels important to say these things in a public way, to record them where they are easily accessible because if I could think and feel them while working in the world's most supportive environment, surrounded by people in the LGBT community, where being a minority of any sort is joyfully celebrated, I can only venture to imagine the pain, confusion and fear that might have existed otherwise.

I attended the GLAAD awards recently, where I had the privilege of witnessing Ellen Page present Laverne Cox with the Stephen F. Kolzak Award. GLAAD's president, Sarah Kate Ellis, also spoke that evening, and encouraged the room to live their lives openly and with love, in full view of any opposition that might exist.

Mourning the end of my marriage and the identity that I'd known for my entire life, I hadn't yet stopped to consider that I was now a part of this community. I'd been qualifying my own gayness as if it somehow counted less or might be judged if I embraced it fully. 
After lugging around a basket full of shame and guilt for the last year, there was a lightness that came with realizing that I could choose to replace my negative framing with honesty and grace.
I am now out to my family, my friends and most of my co-workers on Orange (and now to you, dear reader). Now, when I am in the writers' room or on set, I no longer feel like I am stuck in the middle of two truths. I belong because my own narrative fits in alongside the fictional stories that we are telling on the show: stories of people finding themselves, of difficult paths and of redemption.  

I won't spoil anything for you, but I am tremendously proud of my own contributions to season 2 of Orange is the New Black. It was in the writers' room that I came into myself, surrounded by unconditional love and teasing when I needed it (like when I was so depressed that I wore a hoodie and a baseball cap for too many days in a row and someone asked me if I was trying to be an undercover cop).
I went through it all on set: I fell in love with a woman, and I watched my life play out on screen. And now, as we are gearing up for the release of season 2, it feels liberating and appropriate to live my life in front of you.
I am not perfect. I would rather be comfortable than brave. I also wouldn’t mind your approval because that always feels nice.
And yet. This is my story, which is messy and nuanced and a constantly moving target, but one I'm grateful for. I encourage you to embrace your own narrative, whatever that may be. It will be worth the effort. I promise".

martedì 3 giugno 2014

NEWS - Dieci ragazze per me posson bastare! Al via da stasera "Orphan Black", il serial che viaggia ai confini della scienza 
Dieci ragazze possono bastare per spostare più in là i confini della scienza e dell’immaginario. Arriva su Premium Action dal 3 giugno la serie-evento “Orphan Black”, eletta dal prestigioso “Entertainment Weekly”, con tanto di copertina celebrativa, “tra le migliori 3 serie della stagione, vero e proprio ‘cult clone thriller’”. L’appuntamento è per ogni martedì in prima serata. L’inglese Sarah Manning (Tatiana Maslany) è una ragazza orfana con precedenti penali che vive allo sbando. Un giorno alla fermata del treno vede una coetanea che dopo averla notata si getta sotto un convoglio in transito. La suicida era fisicamente identica a Sarah, tanto che quest’ultima decide di rubare la borsa della vittima e assumerne l’identità. D’ora in avanti sarà la (defunta) Elisabeth Childs, detective della polizia. Con il passare del tempo, Sarah-Elisabeth scopre che esistono altri cloni simili a loro sparsi per il mondo e che qualcuno vuole ucciderli tutti…Tra di loro spiccano Alison Hendrix, tranquilla madre di periferia con due figli adottivi e la bisessuale Cosima Niehaus, studente dibiologia che collabora con Sara-Elisabeth e Alison per scoprire chi le voglia morte. Le altre 7 che vengono alla luce sono: l’ucraina Helena, killer instabile mossa da fanatismo religioso; la tedesca Katja Obinger, finita uccisa da Helena; la misteriosa Rachel Duncan, definita la “proclone”; l’americana Jennifer Fitzsimmons, istruttrice di nuoto che soffre di difficoltà respiratorie comuni anche a Katja e Cosima; l’italiana Arianna Giordano, l’austriaca Janika Zingler e la francese Danielle Fournier, già decedute quando gli avvenimenti della serie prendono il via. Tra i non cloni si fanno notare: Felix (Jordan Gavaris), fratello gay e confidente di Sarah; Paul Dierden (Dylan Bruce), ex fidanzato di Elisabeth in realtà “osservatore” dei cloni; Arthur “Art” Bell (Kevin Hanchard), detective collega di Elisabeth; Vic (Michael Mando), ex fidanzato di Sarah; Siobhan Sadler (Maria Doyle Kennedy), detta “Mrs. S”, tutrice legale di Kira, la figlia di Sarah. La sorprendentemente, camaleontica e quasi esordiente Tatiana Maslany, di origini canadesi, ha conosciuto una popolarità clamorosa con la serie, diventando icona di stile sui più importanti magazine Oltreoceano e British. Per la sua interpretazione Maslany si è aggiudicata i prestigiosi Television Critic Award e Critic’s Choice Award. Per interpretare 10 diversi ruoli e cambiare ogni volta look, trucco e personalità, l’attrice si è aiutata sul set ascoltando 10 differenti stili musicali, dal rock classico al metal, dal chill-out alla classica; per interpretare Cosima è ricorsa a una playlist intitolata “Rave Dance”. Ai provini Maslany ha destato l’attenzione dei produttori presentandosi con i roller-blade ai piedi e conoscendo alla perfezione tutte le battute senza bisogno del copione (tanto da fare la sparring-partner con le altre candidate). Le riprese delle scene in cui compaiono più cloni sono state eseguite con l’utilizzo di carrelli in grado di memorizzare il movimento di una telecamera, capaci di replicare perfettamente le riprese per aggiungere i vari cloni. “E’ il sogno di ogni attrice interpretare una decina di personaggi tutti insieme in una serie tv – commenta Tatiana Maslany – oltretutto in una che non assomiglia a nessuna altra in televisione. Non è solo sci-fi, non è solo thriller, non è solo drammatica. C’è anche quel sense of humor che io adoro. Interpreto donne che denotano ciascuna un differente punto di vista, ciascuna ha uno stile di vita diverso, ciascuna affronta le difficoltà e i pericoli con stato d’animo, ora di paura ora di coraggio. E ognuna di loro…cammina in modo diverso!”. La serie è ideata da Graeme Manson e John Fawcett.
Il telefilm è già stato rinnovato per una seconda stagione, dove le cloni protagoniste diventeranno 11. Oltre a Manson e Fawcett, i produttori esecutivi sono David Fortier e Ivan Schneeberg. La colonna sonora è composta da Trevor Yuile. Le riprese sono avvenute in Canada, a Toronto e dintorni. Il nome di Cosima è un omaggio alla consulente scientifica della serie, Cosima Herter. L’ideatore Manson ha dichiarato di voler produrre ben 8 stagioni della serie (quasi una per ogni clone) e, non contento, anche un film per le sale. Su Twitter l’hashtag #CloneClub è spesso tra i trend topic, mentre su Tumblr il tag “Orphan Black” è cresciuto del 300% in 10 settimane. I fans, come i cloni, sono tra noi…

lunedì 2 giugno 2014

GOSSIP - Con Ashley Benson l'estate diventa "hot" (ma solo in foto):  "non bevo e non mi drogo, sono un modello per gli adolescenti" (capito Miley?) 
L’estate sta arrivando, parafrasando i Righeira, e la sempre più lanciata Ashley Benson di “Pretty Little Liars” (la 4° stagione inedita su Mya ogni mercoledì, la 5° da settembre) conquista la copertina di “Complex” in bikini stile “Baywatch” nonché un servizio interno iper-colorato che inneggia alla spensieratezza della calda stagione. La bionda attrice, nell’intervista a corollario, ricorda l’episodio più memorabile da quando è diventata famosa grazie a “PLL”: “sono andata in una spa insieme a una mia amica e ci stavamo facendo una doccia quando a un tratto mi sento battere sulla spalla…mi giro, completamente nuda, e una ragazza di 16 anni mi fa: ‘posso chiederti di fare un selfie con me?’. Io sorpresa argomentai: ‘ma sono completamente nuda…!’. E lei: ‘va bene lo stesso!’…”.
Spazio anche alla responsabilità di essere un idolo tra gli adolescenti (n.d.r.: “Pretty Little Liars” è il programma televisivo più twittato del mondo, con il record di 1 milione e 900 mila tweet superato a marzo scorso!): “Odio andare in giro per i club. Il weekend ideale per me è una cena con gli amici, al massimo un bicchiere di vino a casa mentre si guarda un film in compagnia. Non ho bisogno di droghe o altro. Siamo un punto di riferimento per i ragazzi che spesso ci imitano, non dobbiamo dare il cattivo esempio”. Al massimo qualche indicazione di tendenza del beachwear estivo, come nel caso della cover di “Complex" (vedi QUI).

sabato 31 maggio 2014

venerdì 30 maggio 2014

NEWS - Time of the Trans! La protagonista transgender di "OITNB" conquista la prestigiosa cover del periodico Usa 
Non solo Conchita Wurst. Il mondo dello show-business e non solo si sta accorgendo sempre maggiormente del mondo transgender e la riprova è nelle edicole da ieri.La copertina del prestigioso “TIME” è dedicata a Laverne Cox, trans protagonista della serie-shock “Orange Is The New Black”, ambientata in un carcere femminile e in arrivo in Italia a settembre su Mya in prima serata. Si tratta della prima volta che una transgender (vera) è protagonista di una serie tv nei panni di una trans.

Come se non bastasse, la stessa Cox è stata candidata questa settimana ai Critic’s Choice Awards – gli Oscar dei critici americani – quale “miglior attrice non protagonista”.
"Un anno dopo la sentenza della Corte Suprema che ha legalizzato i matrimoni tra persone dello stesso sesso, un altro movimento sociale sfida gli stereotipi radicati nella società": così il magazine americano presenta, sul suo sito, il servizio sulla Cox, protagonista della serie più chiaccherata dell’anno dove non mancano scene crude e di lesbismo. 
Attrice, produttrice televisiva, sostenitrice (e icona) del movimento LGBT, Cox, originaria dell’Alabama, ha confidato a “TIME”: "Mi sono sentita una donna per la prima volta in terza elementare. La maestra all'epoca disse a mia madre: 'Signora suo figlio finirà a New Orleans vestito da donna'. I tempi sono cambiati. Oggi rispetto a quando sono cresciuta io puoi sentirti meno solo grazie a Internet. E penso che anche sui media le giovani trans possano trovare più modelli a cui accostarsi rispetto al passato". New Black, targata
“Orange Is The New Black” è uno dei titoli seriali di cui la stampa americana si è occupata maggiormente nell’ultima stagione – sia per i temi affrontati che per l’alta qualità di messa in scena – non da ultima l’ultima copertina del prestigioso “Entertainment Weekly” in edicola che lo definisce letteralmente “strangest, kinkiest and most surprising hit on tv”.

mercoledì 28 maggio 2014

NEWS - C'è poco da ridere! La prossima stagione sarà all'insegna del drama (meno sit-com per tutti)

Articolo di Brian Lowry per "Variety"
Desperate times call for desperate scheduling. And in the case of network comedy, that means breaking with longstanding traditions in seeking to invigorate a signature TV genre that is struggling mightily to find its place in the DVR age. The upcoming 2014-15 season was unveiled during last week’s network upfront presentations, coming on the heels of a year where much pre-season buzz surrounded a glut of high-profile comedies and big names — Michael J. Fox! Robin Williams! — gracing TV with their presence. Many critics glommed onto new shows with “Comedy’s back” abandon, enthusing over half-hours like “Enlisted,” “The Crazy Ones,” “Brooklyn Nine-Nine” and “About a Boy.”
While the last two will be back, the pile-up of canceled comedies resembled the carnage in a summer blockbuster. NBC finally got around to pulling the plug on “Community,” and announced a closing run of “Parks and Recreation,” shows whose media footprint always far surpassed their Nielsen resumes.
The real jaw-dropping takeaway from the aggregated lineups, however, is how decades of tradition were discarded, largely because the challenge in launching new comedies has become so formidable.
Toward that end, NBC will shift a drama, “The Blacklist,” to anchor its Thursday lineup at midseason, and kick off the fall with reality competition “The Biggest Loser” in the 8 p.m. hour — the first time the Peacock will be comedy-free to open the night in more than three decades. (NBC did move “The Apprentice” into its 9 p.m. slot during Jeff Zucker’s tenure, generally seen as a Hail Mary pass after years of squandered sitcom development.)
Fox, meanwhile, will break up its longtime Animation Domination block, pairing “The Simpsons” and “Family Guy” on Sunday with two live-action sitcoms, “Brooklyn Nine-Nine” and the new “Mulaney,” respectively.
CBS felt compelled to shrink its comedy footprint by an hour, and thanks to its acquisition of Thursday-night football, will get through a chunk of the fall airing only two sitcoms.
During his network’s upfront, ABC entertainment chief Paul Lee described passion as a must-have ingredient for program survival in the modern age, saying of successful shows, “It’s about what you love — what you seek out.”
Sitcoms have still managed to form love connections. But with a few ostentatious exceptions — CBS’ “The Big Bang Theory” and to a lesser degree ABC’s “Modern Family” — those bonds have been with smaller audiences, to whom such shows can speak in a more particular way. Other than those Emmy-nominated network hits, the roster of cable award contenders, like “Girls,” “Veep” and “Louie,” draw crowds that would get them canceled between the first and second commercial breaks by any broadcaster.
Echoing Lee, Fox counterpart Kevin Reilly discussed the need for new shows to make noise in order to get noticed. But comedies generally struggle to conjure the kind of noise-making concepts that dramas or reality shows can, which is why new sitcoms have traditionally relied on an existing hit to help lead people into the tent. “Strong lead-ins still matter,” CBS entertainment president Nina Tassler says.
In success, of course, there’s still nothing quite so lucrative as a wildly popular comedy — and even in this day and age, “Big Bang” is a supernova of profits for Warner Bros. Television.
Amid the din of channels crying for attention, however, the sound emanating from such hits, along with the experience of widely shared laughter, looks to be slowly but steadily fading. And if that trend can’t be reversed, sitcoms as a genre could really be the biggest loser.

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