venerdì 12 luglio 2013

NEWS - Clamoroso al Cibalwho! Udite udite: a metà degli anni '80 per lanciare il Dottore in Usa era stato scelto per interpretarlo Michael Jackson!

Notizia tratta dall'"Huffington Post" 
Michael Jackson was almost "Doctor Who."
In a new book, "Now On The Big Screen: The Unofficial and Unauthorized Guide to 'Doctor Who' At The Cinema," author Charles Norton reveals that the King of Pop was at the top of Paramount Pictures' list when the studio was looking to bring "Doctor Who" to the US big screen in the late '80s, The Times of London was the first to report.
Though The Guardian called it "one of the weirdest casting decisions of all times," Jackson, who had recently appeared in "Moonwalker," was reportedly "quite keen" on the idea, according to Radio Times. "If he hadn’t come through [Bill] Cosby was considered the ideal replacement," the site reports.
It's hard to know what the late Jackson thought of "Doctor Who," but it's clear his daughter is a fan. When current Time Lord Matt Smith announced he'd be leaving the show, the 15-year-old girl tweeted:
"Doctor Who" is still looking to replace Smith, but details have recently come to light about John Hurt, who appeared in the Season 7 finale as an a unidentified incarnation of The Doctor. Fans have been scratching their heads as to how he will fit in the the Time Lord's timeline, but details recently emerged: Hurt will play a "dark Doctor."
"There was a gap between Paul McGann playing the Doctor [in the 1996 TV movie] and Christopher Eccleston, when we didn’t see a regeneration, [when the series was revived in 2005] and John Hurt will fit into that gap. He is a past Doctor, not a future Doctor," costume designer Howard Burden allegedly told Prince Charles and Camilla while giving them the royal tour of the BBC studios, according to The Mirror.

mercoledì 10 luglio 2013

NEWS - Clamoroso al Ciballister! "Il Trono di spade" non è quello immaginato da George R(ompic...) Martin!
L'Iron Throne al centro de "Il Trono di spade" non è affatto quello scaturito dall'immaginazione del suo architetto principe, George R. Martin. Non si capisce il motivo per cui l'ideatore della saga letteraria tradotta su HBO si sia accorto della discrepanza solo ora, ma sul suo blog ha vergato le principali differenze senza inviarle con un corvo messaggero.
Ecco le righe in originale.
The HBO throne has become iconic. And well it might. It's a terrific design, and it has served the show very well. There are replicas and paperweights of it in three different sizes. Everyone knows it. I love it. I have all those replicas right here, sitting on my shelves.

And yet, and yet... it's still not right. It's not the Iron Throne I see when I'm working on THE WINDS OF WINTER. It's not the Iron Throne I want my readers to see. The way the throne is described in the books... HUGE, hulking, black and twisted, with the steep iron stairs in front, the high seat from which the king looks DOWN on everyone in the court... my throne is a hunched beast looming over the throne room, ugly and assymetric...

The HBO throne is none of those things. It's big, yes, but not nearly as big as the one described in the novels. And for good reason. We have a huge throne room set in Belfast, but not nearly huge enough to hold the Iron Throne as I painted it. For that we'd need something much bigger, more like the interior of St. Paul's Cathedral or Westminster Abbey, and no set has that much room. The Book Version of the Iron Throne would not even fit through the doors of the Paint Hall.

Ma c'è di più. Secondo Martin il trono della discordia si avvicinerebbe assai ai disegni di Marc Simonetti che illustrano questo post. Tanto per non lasciare nulla all'immaginazione e scalfire il culto della serie tv dell'HBO...

martedì 9 luglio 2013

sabato 6 luglio 2013

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai giornali italiani e stranieri

GQ
"Hannibal" non è mai stato così fashionista (uccide più una pochette che una forchetta)!
 
 
 

venerdì 5 luglio 2013

NEWS – Sarah Rafferty, una giocatrice di hockey mancata in “Suits” 
La rossa Sarah Rafferty di "Suits" ha avuto un’illuminazione degna di “Sliding Doors”. Quando era adolescente, l’insegnante di teatro le chiese di saltare una partita di hockey della squadra del college dove era una grande promessa, dall’alto dei suoi 1.72 metri di altezza, per sostituire all’ultimo minuto una compagna di classe nella recita del “Riccardo III”. Una folgorazione. Poi una sfilza di passaggi in serie tv di grido (da “Streghe” a “Six feet under”, da “Bones” a “CSI: Miami”), per approdare infine al primo ruolo ricorrente in “Suits” (Italia 1, in prima tv free dal 10 luglio ogni mercoledì in seconda serata), dove interpreta Donna Paulsen, legata a doppia mandata – personale e professionale – all’avvocato protagonista Harvey Specter (Gabriel Macht). Un’unione che travalica il set: Rafferty è amica del cuore di Macht da oltre 20 anni. (News tratta dalla Newsletter di Qui Mediaset)

giovedì 4 luglio 2013

L'EDICOLA DI LOU - Ci mette tutti nel Sackhoff: stasera sceriffa in "Longmire" su Retequattro, in tiro su "Regard Magazine"

mercoledì 3 luglio 2013

ANTEPRIMA - "Hannibal" su Italia 1 a settembre, "Believe" su Mediaset Premium


Anticipazioni dai palinsesti Mediaset. "Hannibal" su Italia 1 da settembre (poi "The Following"). Su Mediaset Premium "Believe" di J.J. Abrams, "Mom" di Chuck Lorre, il remake di "Ironside", "The Originals" (spin-off di "TVD"), "Chicago Fire".

lunedì 1 luglio 2013

venerdì 28 giugno 2013

PICCOLO GRANDE SCHERMO - Cavalca, cavalca mio cowboy...Johnny Depp al cinema nel film tratto dalla serie cult "Il Cavaliere solitario" 
(ANSA) - ROMA - Metti un po' di orgoglio pellerossa in un attore che, come Johnny Depp, ha origini Cherokee; metti poi un mito della cultura americana come 'Il Cavaliere solitario' (nato in radio nel '33 e divenuto famoso grazie a una serie tv degli anni Cinquanta), aggiungi infine tanti soldi, 250 milioni di budget, e crei cosi' il fenomeno 'The Lone Ranger' l'atteso film Disney di Gore Verbinski in uscita in tutto il mondo il 3 luglio. La serie tv cult Usa degli anni Trenta che aveva protagonisti poi il ranger (Clayton Moore) e il pellerossa Tonto (Jay Silverheels) aveva pero' un vizio di forma: Tonto, come appunto indica il nome, non era affatto smart e comunque sfigurava rispetto al Ranger e cosi', in questa nuova edizione riveduta e corretta di 'The Lone Ranger', la situazione si ribalta, o quasi. ''Quando da ragazzino guardavo la serie televisiva di 'The Lone Ranger' mi chiedevo sempre perche' il ranger dice cosa fare a Tonto?'' ha detto in un'intervista lo stesso Depp che nel film, oltre a interpretare Tonto e' anche produttore esecutivo. Cosi', nel segno che Tonto non e' affatto un selvaggio, troviamo al suo fianco il ranger John Reid (Armie Hammer), uno che si trasforma da uomo di legge in leggendario giustiziere, che, al contrario di quello che accadeva in tv, va a scuola di vita dal pellerossa. Insomma la situazione si ribalta in questo film che spiazza comunque anche il piu' fedele fan della coppia perche' il racconto e' del tutto inedito, una sorta di prequel in cui si assiste al nascere di questa divertente coppia di fuorilegge per amore della giustizia. Ora il Johnny Depp che si vede nei panni di Tonto, oltre a riscattare la popolazione pellerossa, da sfoggio di ironia surreale che ricorda anche troppo il pirata Jack Sparrow (non a caso dietro l'operazione c'e' il produttore re mida Jerry Bruckheimer). Un discorso a parte i panni vestiti da Tonto e voluti dallo stesso Depp. Se per Jack Sparrow l'ispirazione e' stata Keith Richards, questa volta Depp ha guardato a un quadro. Ed esattamente a 'I Am Crow' di Kirby Sattler.  Ovvero il dipinto di un guerriero indiano con alcune strisce verticali dipinte sul volto. ''La prima volta che l'ho osservato con attenzione ho avuto l'impressione di vedere quattro diverse 'sezioni' o 'anime' di quell'uomo - ha detto Depp in un'intervista -. Dietro di lui c'e' un corvo che vola. A prima vista mi era sembrato che fosse proprio appoggiato sul suo capo, cosi' ho deciso che come spirito guida mi sarei messo un uccello in testa. E lo consiglio a tutti, e' una cosa da provare. E' straordinario girare con un volatile come copricapo''. Nel cast del film, che racconta con grandi effetti speciali l'epopea western e la nascita dell'america con lo sviluppo delle ferrovie, troviamo: Tom Wilkinson, William Fichtner, Butch Cavendish, James Badge Dale, Ruth Wilson e Helena Bonham Carter.

mercoledì 26 giugno 2013

ESCLUSIVISSIMA - Clamoroso al Cibali! Eric Szmanda di "CSI" s'è fatto Dita Von Teese (a cappella)
Eric Szmanda di "CSI - Scena del crimine" ha uno scheletro burlesque nell'armadio. L'attore ha infatti partecipato ai cori della canzone "Disintegration" cantata dalla sexy-diva con il duo iper-cult inglese dei Monarchy, da poco uscita su iTunes e già nelle playlist e nelle radio che contano (si veda video sotto). A rivelarlo, sono stati gli stessi Monarchy - Andrew Armstrong e Ra Black - via twitter. Definita dal "Guardian" la "band dell'anno" al debutto nel 2009, i Monarchy si son fatti conoscere, oltre che per due album di musica elettronica di gran pregio, per essere stato il primo gruppo al mondo ad aver eseguito un concerto a Cap Canaveral per essere trasmesso dalla NASA nello spazio: l'evento ha richiamato la stampa specializzata di tutto il mondo. Il duo è anche rinomato per eseguire remix riempi-pista di star del calibro di Lady Gaga, Jamiroquai e Kylie Minogue. La collaborazione con Dita Von Teese ha i toni della leggenda: alla viglia del Capodanno dell'anno scorso, la regina dello strip-tease avrebbe chiamato i Monarchy pregandoli di passare l'ultimo dell'anno insieme a Parigi. Chissà che non abbia fatto parte della combriccola anche Eric Szmanda...

lunedì 24 giugno 2013

NEWS - Emmy per Emmy, è la volta buona!
Questa volta potrebbe essere la volta buona. Secondo voci ben informate, Emmy potrebbe associare il suo nome al premio omonimo. Nomen omen: Rossum, interprete di Fiona in “Shameless” (su La5 la prima stagione in 1° tv free ogni lunedì in seconda serata), sarebbe tra le favorite per aggiudicarsi il prossimo Emmy Award quale miglior attrice. A quanto si vocifera, sarebbe anche un modo per porre rimedio alla mancanza di riconoscimenti che contano nei confronti di una serie che, seppure tratta da un’originale inglese – e si sa quanto l’Accademia preposta a stilare le nominations storca il naso verso prodotti non Usa DOC - ha saputo lungo le stagioni sviluppare un profilo qualitativo eccelso. Emmy Rossum – oltre alle già note capacità di William H. Macy – in testa. Nel frattempo l’attrice che sembra legare la sua carriera all’omonimia – è stata citata tra le candidate ad intepretare la protagonista femminile di “50 Shades of Grey”: il suo secondo nome dopo Emanuelle è Grey! – è sul set del film dramedy “Comet”, mentre sono di prossima uscita nelle sale “You’re not You” – sul tema dell’eutanasia – al fianco del Premio Oscar Hilary Swank e Julian MacMahon (“Nip/Tuck”), nonché il thriller “Way Down South”. Tra un ciak e l’altro, Emmy ha già vinto il suo premio di stile: vedi qui. (Notizia tratta dalla Newsletter settimanale di QuiMediaset)

sabato 22 giugno 2013

venerdì 21 giugno 2013

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, commenti e cover sui telefilm dai media italiani e stranieri

CORRIERE DELLA SERA
Addio a Gandolfini, il Soprano della depressione
"Non possiamo che ricordarlo così, nelle vesti di Tony Soprano. Ma non è solo un modo di dire, se pensiamo ai braccialetti di pesante oro giallo, al grosso anello al mignolo, alle polo fantasia Wal-Mart che Tony indossava in alternativa ai completi, all'accappatoio con la «S» ricamata, a tutto l'arredamento borghese della villetta con piscina in cui viveva con la sua dolce Carmela. James Gandolfini era Tony Soprano e lo sarà per sempre. Al cinema era stato un buon caratterista (che poi è l'ossatura dei buoni film), aveva interpretato numerosi film anche da coprotagonista, ultimamente in Zero Dark Thirty di Kathryn Bigelow aveva sostenuto il ruolo dell'ex capo della Cia, Leon Panetta. Ma Gandolfini era e sarà sempre Tony Soprano, un personaggio di insolita complessità, diviso tra le sue due «famiglie», un uomo apparentemente normale che è contemporaneamente uno spietato boss mafioso. Anche in televisione a volte succedono miracoli e The Sopranos (Hbo, 1999) è stato uno di questi: la serialità televisiva ha dimostrato di saper raccontare la realtà più del cinema e della letteratura (e comunque ha perso ogni complesso di inferiorità nei loro confronti, facendo sfoggio di invidiabili modalità narrative) e un personaggio, un mafioso di terza generazione, si è magicamente identificato nel suo interprete. Ai personaggi famosi della letteratura possiamo dare tanti volti, a Tony Soprano no. Tony va in analisi perché stressato: è svenuto per un attacco di panico. Alla dottoressa che lo interroga e cerca di sciogliere il suo garbuglio interiore confida: «Non lo so... È bello lanciarsi nelle cose quando accadono agli inizi e io sono arrivato un po' troppo tardi, questo è chiaro. Ma da un po' di tempo, ho la sensazione di arrivare sempre quando tutto sta finendo e il meglio è già passato. Se ripenso a mio padre, lui non è mai arrivato in alto come me ma in un certo senso gli è andata meglio di me. Aveva gente su cui contare, gente di sani principi, gente con le palle. Oggigiorno che c'è rimasto?». Anche la mafia, dunque, non è più quella di una volta, gli antichi modelli cui si ispira la mettono in crisi; basta un'anatra intravista nella piscina di casa per squassare una psiche e indurla al Prozac. Se oggi possiamo dire che Tony Soprano è uno dei grandi protagonisti del nostro immaginario tragico il merito è certo dell'autore David Chase, ma James Gandolfini ha fatto il resto, con un repertorio di sfumature psicologiche da grandissimo attore. L'epopea di Tony Soprano è anche il più grande affresco su una delle grandi malattie della modernità, la depressione. Un boss mafioso, l'ultimo erede delle famiglie che spadroneggiano nel New Jersey, diventa un caso clinico, un fragile depresso che ogni settimana deve incontrare una psicoterapeuta. L'impero del male si sta sfaldando, i padri storici rincoglioniscono in qualche casa di riposo, la polizia ha in mano elementi per incastrare la «famiglia», altre bande si fanno avanti... È complesso il mondo di Tony: una moglie tradita, vampate di rimorsi, amici traditori, figli ribelli, figliocci con scarse capacità malavitose, madri possessive, soldi sporchi, omicidi e furti, regolamenti di conti, doppie e triple morali, sensi di colpa, riavvicinamenti e rotture. Gandolfini è stato bravissimo a caricarsi sulle spalle questo universo in decomposizione e a restituircelo con ironia e consapevolezza. Tony è l'inconscio, James è il conscio. Nella memoria Tony e James sono inseparabili (come i pappagallini, i lovebirds, di Hitchcock) e hanno un compito molto arduo: raccontare la complessità che si nasconde dietro l'uomo medio americano. Anche se delinquente patentato, Tony è un uomo medio in tutto e per tutto. Qualcuno l'ha paragonato a Emma Bovary: come lei, Tony è un'affascinante miscela di cultura popolare, ambizione e sottomissione agli impulsi e agli appetiti che la società non sanziona. Ma che volto ha Emma Bovary? Non lo sapremo mai. Sappiamo invece che Gandolfini è stato capace di dare profondità alla distanza che corre tra l'esercizio fisico della violenza organizzata e la cupa instabilità della depressione. Tony si trova con una figlia che ha studiato alla Columbia, si è laureata in legge, e, come sottolinea sprezzantemente il padre, farà «l'avvocato dei neri»; si trova con un figlio, irresoluto e «ipersensibile», che vorrebbe firmare per l'esercito, finire in Afghanistan e poi, eventualmente, arruolarsi nella Cia. Una certa comicità sinistra si sprigiona dalla cupezza: ormai Tony si costringe a pulire tristemente la sua piscina per scaricare la tensione, o forse soltanto per risparmiare sul giardiniere. James Gandolfini ci ha insegnato che anche in televisione si può aspirare al meglio e di questo gli saremo eternamente grati". (Aldo Grasso, 21.06.2013)

giovedì 20 giugno 2013

TWITTER-JAM - Le star telefilmiche ricordano James Gandolfini











NEWS - I tre acuti di Tony Soprano: 3 scene cult per ricordare la memorabile interpretazione di James Gandolfini
NEWS - Ciao Tony!

"Il trivial game + divertente dell'anno" (Lucca Comics)

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